Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede

Jan 05 2012

Predisposizioni genetiche

Alcuni giorni fa, navigando alla ricerca di notizie, mi sono imbattuto in un articolo decisamente «curioso», che riportava i risultati di studi scientifici, condotti dall’università di Edimburgo e della Ludwig Maximilians University di Monaco di Baviera, relativi ad una presunta predisposizione genetica alla pigrizia – o meglio, alla durata della permanenza tra le coperte. Sembrerebbe infatti che una particolare variante del gene ABCC9, presente in un cittadino europeo su cinque, determini una maggiore necessità fisiologica di riposo. A corredo della ricerca, come d’altronde spesso succede in questi casi, venivano forniti alcuni nomi di personaggi illustri che manifestavano tale caratteristica (forse per far sentire meno «solo» il moderno cittadino che si riconosce in questa condizione).

Ricerca indubbiamente «simpatica», ma riflettevo su come, ai nostri giorni, si ricerchi sempre più la causa di ogni nostra stranezza perseguendo forzatamente strade scientifiche, che diano un significato «logico» a quelle che sono le nostre tare. Nulla di troppo nuovo, in effetti, se pensiamo che, alla fine del 1800, Cesare Lombroso si basava su criteri morfologici (e, quindi, in un certo senso legati alla genetica) per stabilire chi potesse manifestare inclinazioni criminali. Insomma, sembra che ad un certo punto della sua storia, l’uomo abbia cercato di allontanare da sé il concetto del giusto e dello sbagliato: non può riuscirci nella pratica (perchè se una persona è “affetta” da un dato problema, quella è la realtà dei fatti), dunque passa ad attribuirne la causa a qualcosa di irresistibile, al «codice segreto» della natura. E se è «naturale», perchè scritto nei geni, ecco che ci si sgrava comodamente del senso di colpa, perchè le devianze, le inclinazioni malsane, gli atteggiamenti errati, saranno da attribuire alla conformazione di nascita dell’individuo, e non a decisioni o tendenze maturate nel tempo, magari sotto l’influsso di modelli comportamentali, subìti o osservati.
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Jan 04 2012

Concordanza Strong su Android

Segnaliamo oggi una nostra recente produzione, utile per tutti coloro che dispongono di un dispositivo Android, e desiderano avere con sé uno strumento di rapida consultazione della concordanza Strong (al momento, soltanto per quanto concerne la lingua ebraica). Diversamente dalle altre app di questo genere, con la nostra è possibile visualizzare la resa ebraica di ogni singolo termine, nonché eseguire ricerche per termine ed anche inserendo direttamente la traslitterazione ebraica delle parole ricercate.

Di semplice utilizzo e grande rapidità, questo programma si rivelerà utilissimo a coloro che studiano l’Antico Testamento nella lingua originale, ma anche a chi desidera più semplicemente approfondire la propria conoscenza della lingua ebraica.

Download: https://market.android.com/details?id=em.software.strongc

A seguire alcuni screenshots del programma
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Dec 31 2011

Tempo di bilanci

“Signore, sono indegno di tutta la benevolenza che hai usato verso il tuo servo”
(Genesi, 32:10)

Con questa frase, Giacobbe riconosce la sua posizione davanti alla misericordia di Dio, attraverso la quale egli ha potuto sperimentarne la bontà e la protezione, anche quando il patriarca cercò di ottenere vantaggi servendosi perfino dell’inganno per giungere ai suoi scopi.

Giacobbe si sentiva indegno della grazia di Dio – ed in effetti lo era. Un simile esempio non può che portare ad una riflessione: se siamo credenti, qual è la nostra posizione rispetto alla bontà di Dio che possiamo sperimentare ogni giorno? Riusciamo a scorgere la sua mano in ogni situazione, oppure preferiamo chiuderci ed illuderci di poter raggiungere alcunchè senza la sua benedizione?

In questa ultima notte dell’anno (o prima giornata, per chi ci leggerà domattina), invitiamo ogni lettore a fermarsi a pensare all’anno passato, per meditare su quelle attività che sono state gestite lasciandole veramente in mano a Dio, e quelle che invece si è deciso di portare avanti con le proprie forze. La sfida che vogliamo proporre per l’anno a venire, è che nella vita di ciascuno possano diventare sempre più numerose le prime, e sempre più rare le seconde. Che Dio ci benedica e ci guidi in questo percorso non facile, ma che conduce ad un porto sicuro.

                                         

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Dec 19 2011

Corea del Nord, morto Kim Jong-Il

Da Porte Aperte Italia:

Kim Jong-Il è morto sabato scorso per complicazioni cardiache. Il successore Kim Jong-Un, nonché terzogenito del defunto dittatore, assieme ai vertici nordcoreani hanno decretato 12 giorni di lutto nazionale. Le borse asiatiche alla notizia hanno registrano un segno negativo, poiché si teme per la stabilità politica della regione. E i motivi ci sono. Il paese è stato progressivamente e sconsideratamente trascinato verso il baratro. Parte della popolazione è alla fame o in condizioni pessime. Il successore non sembra essere all’altezza, anzi sembra essere una copia del defunto padre, dittatore folle che ha destinato il popolo nordcoreano alla rovina. Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone sono in fibrillazione e nelle sale dei comandi militari si rispolverano piani di difesa da possibili colpi di testa del neo-dittatore.
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Dec 06 2011

Sfida quotidiana

L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene. Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità. Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi.
(Romani 12:9-16)

Per ogni versetto occorrerebbe scrivere un tema introspettivo ed esortativo.

In questo momento mi colpisce molto il versetto 12 che esorta ad essere allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione e perserveranti nella preghiera.

Allegra nella speranza… questo mi dice di aggrapparmi alle promesse di Dio per la mia vita anche quando ancora non ne vedo la realizzazione.

Paziente nella tribolazione… questo aspetto è difficilissimo da vivere in quanto la tribolazione (interiore o fisica) è uno stato che produce insicurezza, sofferenza, spesso rabbia. Eppure è possibile volgere lo sguardo a Dio anche quando si sta soffrendo e quando non si vede via d’uscita.

Perseveranti nella preghiera… secondo me quest’ultima frase è a colplemento delle prime due in quanto la preghiera è un dialogo (non un monologo) con Dio e attraverso un rapporto vero con Dio si può ricevere la forza di essere allegri mentre si aspetta e ancor più si può avere la capacità di pazientare durante i vari problemi che la vita ci riserva.

Leggere la Bibbia ogni giorno e ritagliarsi dei momenti individuali di comunione con Dio sono un aspetto fondamentale ma in questo brano si parla di vita cristiana che non può sussistere senza l’appartenenza ad una comunità cristiana fondata sulla Bibbia. Essere cristiani significa anche percorrere il tragitto della vita amando e relazionandosi con altre persone che hanno riposto la loro fiducia (fede) in Gesù Cristo per amare ed essere amati, accogliere ed essere accolti, comprendere ed essere compresi, non giudicare e non essere giudicati, cadere ed essere rialzati per poi rialzare a nostra volta.

La comunione fraterna è una forza in questa società egoista ed individualista.

                                         

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Dec 01 2011

Dio ti ama

Il recente suicidio dell’allenatore della nazionale di calcio del Galles, Gary Speed, è l’ennesimo caso che porta alla riflessione su uno dei mali più subdoli e – ahimé – sempre più comuni nella nostra epoca, ossia la depressione, con tutte le sue cause e problematiche correlate. All’indomani del decesso di Speed, cinque giocatori inglesi si sono rivolti a specialisti, ed in effetti sono molti i casi registrati di campioni che attraversano fasi particolarmente buie senza riuscire ad uscirne, non soltanto nel calcio: ogni disciplina che, in qualche modo, prova l’individuo al limite delle proprie capacità, per rimanere competitivo e dimostrare un determinato livello, trova spesso nell’esaurimento il proprio contrappasso. Diversi giudicano tali problematiche come qualcosa di poco conto, adducendo motivazioni legate al tenore di vita degli sportivi più famosi, che – dato il loro benessere – non li metterebbero in condizione di sperimentare quelli che sono davvero i problemi della quotidianità.

Tuttavia, sebbene per certi versi questo possa essere vero, si deve sempre tenere conto che dietro all’immagine del personaggio c’è la fragilità della persona, con i suoi punti di forza e di debolezza, e che – solitamente – è proprio in questi ultimi che l’umanità si trova inevitabilmente accomunata. Pensiamo allo sportivo, al professionista in genere, con i ritmi che ne caratterizzano le giornate, le pressioni per essere sempre al top, fornendo un’immagine di sé che faccia trasparire costantemente sicurezza, anche quando questa non è presente.
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Nov 22 2011

SoloVangelo sbarca su Android

Vista la rapida e crescente diffusione di smartphones, nonchè della possibilità di usufruire di connettività Internet sui cellulari di ultima generazione, abbiamo deciso di creare una semplice App per Android, il sistema operativo di Google Inc. per smartphones, attraverso la quale i nostri utenti possano ricevere il versetto che, quotidianamente, viene pubblicato su questo spazio. L’App è gratuita, e liberamente scaricabile a questo indirizzo, oppure scansionando l’immagine QRCODE presente al termine del post. Utilizzarla è semplicissimo: una volta installata, è sufficiente infatti avviarla per visualizzare il versetto del giorno.

Ci auguriamo che questo piccolo programma possa esservi utile, e che, attraverso la lettura quotidiana dei frammenti proposti della Parola di Dio, possiate trovare incoraggiamento, forza, e rinnovare la consapevolezza della vicinanza del nostro grande Dio.
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Nov 08 2011

Anania e Saffira

Recentemente mi è capitato di trattare un argomento decisamente spinoso, ossia l’analisi del brano biblico di Atti cap. 5, nel quale possiamo leggere del decesso di una coppia di coniugi, in seno alla prima chiesa, a causa del loro comportamento nel trattare un affare relativo alla vendità delle loro proprietà. Data la delicatezza dell’argomento, ho optato per un approccio «a cipolla», dove cioè si parte dall’evidenza dei fatti, sintetizzando l’intera vicenda in una sola frase, e poi si procede ad una sua riformulazione, aggiungendo ogni volta elementi che spieghino più nel dettaglio gli elementi della vicenda. A mio avviso un’analisi di questo tipo è decisamente interessante, perchè apre la mente sulle possibili implicazioni di un testo, specie quando esso è – per vari motivi – molto succinto nel narrare gli eventi. Ho pertanto deciso di riproporre la discussione generale in questo articolo, nella speranza, da un lato, che essa possa rappresentare un utile approfondimento, ma anche che possa essere una sorta di «strumento», per quanto limitato, per ragionare sulle Scritture, nella consapevolezza che ogni loro frase racchiude molte implicazioni, e che, spesso, fermarsi alla semplice estrazione di un passo, senza scavarne i dettagli, non può rappresentare uno studio che conduca ad una maggiore conoscenza della Parola di Dio. Vediamo dunque l’argomento in questione, descrivendo anzitutto la vicenda, per poi analizzare gli strati della nostra «cipolla».
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Oct 31 2011

Essere santo

Come ogni anno, ci troviamo alle porte di una festività forse tra le più sentite dal popolo italiano, ossia la celebrazione di Ognissanti, festa cattolica proclamata il 13 maggio 610 e riguardante tutta una serie di atti devozionali volti a rendere omaggio ai santi, che – nell’accezione comune e popolare – sarebbero quei fedeli che si sono distinti per qualche opera particolare nel corso della loro vita (non ultima il martirio). Un paio di anni fa, scrissi un articolo finalizzato a spiegare chi possa essere definito, biblicamente, un santo, nel tentativo di mostrare la differenza esistente tra quanto viene comunemente insegnato dal magistero cattolico e la realtà dei fatti, contenuta nelle Scritture, ossia la Bibbia. Propongo in questa sede una revisione di tale articolo, aggiungendo considerazioni e brani scritturali, al fine di valutare l’opportunità di tale festa, ma soprattutto con la speranza che, comprendendo quale sia il pensiero di Dio su questo tema, il lettore possa maturare, sospinto da Dio, il desiderio di perseguire una condizione che, lungi dall’essere qualcosa di mistico, come spesso essa viene dipinta, è invece uno stato nel quale l’individuo può godere di estrema tranquillità, nel sapersi riconciliato ed in pace con il proprio Creatore. Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Iniziamo col dire che tutto l’argomento della santità ruota – ovviamente – attorno al rapporto tra l’uomo e Dio: infatti, dal momento che l’individuo non ha alcun potere né possibilità di “elevarsi” autonomamente dal pantano di peccato e ribellione in cui si trova, capiamo che la santità, intesa come condizione, è qualcosa che Dio concede per grazia e secondo il suo arbitrio: se gli sforzi dell’uomo non possono in nessun modo fargli maturare credito presso Dio (e secondo le Scritture, le cose stanno proprio così), allora un eventuale riconoscimento di santità deve necessariamente essere emesso per effetto di una causa estranea all’impegno personale (o meglio, non vincolata a quest’unico fattore).
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Oct 17 2011

Approfondimento sull’epistola di Giacomo, cap.5

Nei giorni scorsi ho avuto modo di discutere del brano di Giacomo 5:14-15, ed in particolare in relazione alle difficoltà che presenta la sua corretta interpretazione. Dato che il discorso emerso è stato decisamente interessante, e che può essere inoltre di pubblica utilità, ho deciso di scrivere alcune righe sul tema, nella speranza che possano contribuire a chiarire le argomentazioni oggetto del passo in questione, forse tra i più travisati delle Scritture. Iniziamo quindi dalla tesi iniziale, osservando anzitutto cosa affermino i versetti citati: C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati (Gm.5:14-15). Coloro con i quali mi sono trovato a discutere di tale brano affermavano, peraltro con ragione, che quanto appena visto non può considerarsi al pari di un’equazione matematica, che fornisce sempre lo stesso risultato: quante volte – infatti – alla preghiera, anche fervida ed accorata, di uno o più credenti, non corrisponde una risposta sul piano fisico (ossia, relativamente alla guarigione di un ammalato)? Sempre sulla base di questo passaggio, poi, si fonda l’ennesima eresia cattolica, che vede in quanto scritto da Giacomo il precursore dell’estrema unzione, dogma secondo il quale tale “sacramento” dovrebbe concedere il perdono dei peccati ai moribondi (conclusione blasfema, perchè non è in potere dell’uomo perdonare un suo simile, ma – apparentemente – è proprio ciò che sembrerebbe emergere dallo scritto).

L’ingarbugliata matassa può comunque essere districata attraverso una lettura contestualizzata di Giacomo, attenta cioè al pensiero espresso nella sua interezza, evitando di estrarre sotto-porzioni dell’epistola che possano trarci in inganno quanto al senso di ciò che leggiamo.
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Oct 03 2011

Breve pensiero sulla famiglia omogenitoriale

Da qualche tempo a questa parte, si è acceso un grande dibattito intorno al tema della «Famiglie Arcobaleno», quei nuclei familiari composti da due genitori dello stesso sesso, che si trovano a dover gestire il delicato ed importantissimo compito di allevare un bambino. Alcuni mesi fa, ha iniziato a circolare su Internet un video pro-omogenitorialità, che attraverso delle mini-interviste ai piccoli che vivono nei contesti «arcobaleno», si proponeva di mostrare che tali ambienti non sono affatto lesivi per la crescita sana dei bambini, ma che anzi sarebbero di stimolo allo sviluppo, in quanto nuclei fondati sul principio dell’amore, unico vero cardine intorno al quale ruota la serenità dei bimbi. Il video suscitò – ovviamente – pareri contrastanti, con gli estremi di chi, da un lato, vorrebbe veder smembrate le famiglie tradizionali per portare ogni forma familiare allo stesso livello sociale, e di chi, d’altro canto, si è trovato ad additare le «famiglie arcobaleno» come una realtà abominevole, satanica, ed epiteti vari, senza tener conto che, al di là del poter non essere d’accordo con tali «neo-istituzioni», esse sono comunque composte da individui con sentimenti e sensibilità da rispettare.

In questo periodo, un ulteriore spunto di riflessione sul tema ci arriva dalla vicenda di Thomas Lobel, un ragazzo statunitense di 11 anni inserito in un contesto familiare composto da due madri. All’età di 7 anni, dopo aver minacciato di amputarsi i genitali, al piccolo Thomas venne diagnosticato un disordine di identità di genere, ossia la percezione distorta del proprio genere sessuale. Così, spinto dalle due donne, il bambino è stato sottoposto ad un trattamento ormonale per bloccare lo sviluppo delle tipiche caratteristiche maschili, permanendo in uno stato di eterna preadolescenza. Ovviamente criticate da molte associazioni, le «madri» del giovane si arroccano spiegando che fin da piccolo, Thomas sembrava preferire i vestiti femminili a quelli maschili, così come i giochi e gli atteggiamenti. Le donne affermano inoltre che il trattamento è volto a dare a Tammy (così ora viene chiamato il ragazzo) la possibilità di chiarirsi meglio le idee, e decidere se, eventualmente, intraprendere una cura di ormoni femminili, ed un futuro cambio di sesso.
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Sep 21 2011

La psicosi del marchio

Nei giorni scorsi è comparso, su molti blog e siti di informazione, un articolo riguardante la presunta marchiatura obbligatoria che l’amministrazione statunitense starebbe per imporre al popolo americano, con l’intento dichiarato di creare un registro nazionale volto a seguire meglio i pazienti, avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute. Secondo le fonti più gettonate, l’iter con il quale l’intera popolazione USA verrà «marchiata» avrà una durata di 3 anni, a partire dal 2013, e consisterà nell’impianto di un microchip RFID sottopelle. La notizia ha ovviamente catturato l’attenzione di cospirazionisti, cittadini a cui non vanno a genio imposizioni di questo tipo, appassionati di fantascienza, passando quindi per i semplici curiosi, e approdando – infine – ad una fetta consistente del panorama cristiano, che in tale manovra vorrebbe identificare, senza alcuna ombra di dubbio, il «marchio della bestia» di cui parla il testo apocalittico ricevuto in visione dall’apostolo Giovanni.

Mi sono soffermato a leggere alcuni commenti ad uno dei tanti articoli che in questi giorni stanno riportando la notizia, ed ho notato una grande superficialità da parte di chi cita le Scritture con l’intento di mostrare agli altri le proprie tesi sugli impianti di microchip; per questo motivo, ho deciso di scrivere questo post, che si propone di analizzare nel dettaglio cosa la Bibbia ci dica del marchio della bestia, con il fine – da un lato – di rimanere fortemente ancorati alla Scrittura, senza contaminarla con i nostri filtri interpretativi, e dall’altro di verificare quanto sia giustificata la «psicosi» di alcuni, che ad ogni pié sospinto vedono manifestarsi scenari escatologici. Se infatti è necessario rimanere vigili, ed osservare con spirito critico l’evolversi degli eventi, va altresì considerato quanto possa davvero utile, per coloro che sono distanti dalla fede, confrontarsi con un insieme di persone che è costantemente preda di ansiose supposizioni, vissute tra il misticheggiante ed il paranoico. Un tale gruppo di individui non presenta certo un’immagine di stabilità, né riflette quel sentimento di «silenziosa introspezione» che dovrebbe caratterizzare il credente che si interroga sul contesto in cui vive. Rimanendo pertanto possibilisti su ciò che le Scritture tacciono, caliamoci nel dettaglio della questione.
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Sep 14 2011

Chi può rimettere i peccati?

Domanda forse strana, questa, e sicuramente un po’ fastidiosa, specialmente in una società come la nostra, dove affermare di necessitare di perdono significa ammettere di avere torto, e dove il concetto di peccato risveglia ricordi di lunghe penitenze ormai desuete, ed umiliazioni più o meno pubbliche. Nonostante ciò, quella di ricercare perdono per i propri sbagli è tra le spinte naturali dell’uomo, e sono molti i modi con i quali generalmente si tenta di alleviare i propri sensi di colpa. Nel nostro Paese, a maggioranza cattolica, domandare alla gente chi possa perdonare fa quasi sempre scattare una risposta univoca: si parla di preti, si pensa al clero, e ci si immaginano i consueti scenari da confessionale, ai quali sono stati abituati anche i meno avvezzi, grazie alle teatrali rappresentazioni cinematografiche dei momenti di colloquio attraverso le grate. L’italiano-tipo è pronto ad indicare nelle gerarchie ecclesiali una sorta di “tramite” per il perdono – anche quando magari si sta parlando con qualcuno che si dichiara ateo. Tuttavia, chiedendo ad un tale interlocutore il perchè di questa convinzione, solitamente ci si trova dinanzi a persone che non sanno cosa rispondere, rendendosi improvvisamente conto di credere in qualcosa che è stato tramandato loro, senza aver mai sentito la necessità di capirne le motivazioni. Altri, ossia quelli più informati ed “osservanti” (e la conoscenza biblica, riferita al cattolico medio, è cosa piuttosto rara), si rifaranno al passo di Giovanni 20:22-23, il quale – parlando dell’incontro tra Gesù ed i suoi discepoli, dopo la resurrezione – recita: «Detto questo, soffiò su di loro e disse: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti”» (Gv.20:22-23).

A molti questo basta: chi è convinto della successione apostolica (dogma che, in passato, abbiamo già dimostrato essere errato, cfr. p.es. l’articolo Il piccolo sasso e la grande Roccia), vedrà in questi versetti una conferma delle proprie posizioni, e si farà forte di tale informazione per sostenere che fu lo stesso Gesù a dare ai suoi discepoli la prerogativa di rimettere i peccati; se ciò fosse vero, significherebbe che è in potere di semplici uomini concedere il perdono divino, e che questi ultimi debbano davvero essere considerati – come avviene nella chiesa di Roma – quali intermediari tra l’umanità e Dio. Tuttavia, solo un lettore avventato si fermerebbe alla letteralità dell’affermazione evangelica che abbiamo visto, senza approfondirne il senso e le circostanze, per comprendere meglio cosa intendesse dire il Signore con la sua asserzione: il credente «serio» è infatti colui che è desideroso di capire la volontà divina, e non colui che preferisce invece piegarsi a dogmi inventati dall’uomo, senza metterli alla prova alla luce della Parola di Dio, magari per la mera convenienza data dall’evitare di mettersi in discussione.
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Sep 01 2011

La stella che non dovrebbe esistere

È di ieri la notizia della scoperta di una stella decisamente particolare, trovata dalla comunità scientifica nella costellazione del Leone, e distante quattromila anni luce dal nostro pianeta. Si tratta di un corpo celeste del tutto singolare, perché – a differenza di quanto normalmente ci si attende da una stella – ha un livello bassissimo di elementi chimici diversi dall’idrogeno e dall’elio, essendo formata quasi del tutto di questi due. Il livello di metalli in essa presente è circa 20 mila volte inferiore a quello del Sole, e questo dato – secondo quanto sappiamo finora sulla formazione degli astri – renderebbe impossibile l’esistenza di tale stella: infatti, attualmente si ritiene che nel periodo primordiale di coagulazione dei corpi celesti, potessero consolidarsi soltanto stelle di una certa consistenza, almeno pari a quella del nostro Sole. La «nuova» stella è stata quindi simpaticamente ribattezzata con il nome di «stella impossibile», o «stella che non dovrebbe esistere», in quanto, come spiega Elisabetta Caffau, del centro per l’astronomia dell’Università di Heidelberg, «stelle di questo tipo, con piccola massa e quantità estremamente basse di metalli non dovrebbero esistere perché le nubi di materiali da cui sono formate non avrebbero potuto condensarsi».
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Aug 30 2011

Poveri in spirito

Nelle narrazioni dei Vangeli di Matteo e Luca, vengono ricordate – tra le altre cose – le parole che Gesù pronunciò in uno dei suoi discorsi pubblici più famosi, il cosiddetto «sermone sul monte». Il suo contenuto è piuttosto conosciuto, e non è nostra intenzione analizzarlo globalmente in questo articolo. Piuttosto, qui ci soffermeremo sulla prima asserzione di Gesù, mettendo a paragone ciò che ci dicono in proposito i due evangelisti, nel tentativo di capire meglio il senso di questo insegnamento del Signore. I due autori evangelici scrivono rispettivamente: «Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli» (Mt.5:3) e «Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro» (Lc.6:20)

Confrontando tali affermazioni di Gesù, si coglie una piccola ma importante differenza: nella narrazione del primo autore, infatti, Gesù parlò di «poveri in spirito», mentre stando al secondo, si sarebbe rivolto ai suoi discepoli usando semplicemente la parola «poveri», fermandosi quindi alla prima accezione comune del termine, che si riferisce agli aspetti materiali. È possibile ipotizzare che uno dei due scrittori abbia commesso un errore nel riportare questa frase? A questo proposito possiamo fare alcune considerazioni importanti, per meglio sviscerare questa breve affermazione di Cristo, la quale parlava allora ad un piccolo gruppo di persone nello stesso modo in cui oggi parla alle masse.
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Aug 19 2011

Scoperto a Gerusalemme un raro sonaglio d’oro dei Sommi Sacerdoti

GERUSALEMME, 19 agosto 2011 – Un raro sonaglio d’oro, con in cima un anellino, appartenuto ad uno dei Sommi Sacerdoti del Tempio di Gerusalemme, e’ stato scoperto durante uno scavo archeologico nel canale di drenaggio che parte dalla vasca di Shiloah e prosegue dalla Citta’ di David fino al parco archeologico di Gerusalemme, vicino al Muro Occidentale.

Gli scavi, informa un articolo pubblicato sul sito internet di Israele.Net, sono condotti dalla Israel Antiquities Authority. Secondo i direttori degli scavi, gli archeologi Eli Shukron e Ronny Reich dell’Universita’ di Haifa, sembra che il sonaglio fosse cucito su un indumento indossato da un alto dignitario a Gerusalemme, verso la fine del periodo del Secondo Tempio, intorno alla meta’ del I secolo dopo Cristo.

Il sonaglio e’ stato portato alla luce nel principale canale di drenaggio dell’antica Gerusalemme, tra gli strati di terra che si erano accumulati sul fondo. Questo canale di scolo venne scavato e realizzato per tutta la lunghezza del Muro Occidentale del Monte del Tempio, sul fondo del pendio che scende alla valle di Tyropoeon.

Fonte: Adnkronos, 19 agosto 2011

                                         

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Aug 03 2011

Commento a «La chiave dell’Apocalisse»

Alcuni giorni fa, sul sito «Arcangeli e demoni» è comparso un articolo piuttosto «bizzarro», che, puntando sulle presunte rivelazioni divine ricevute da un prelato libanese nel 1970, pretende di spiegare il senso «nascosto», o «occulto» del libro dell’Apocalisse, nel maldestro tentativo di svelare l’identità delle due bestie citate dal testo (Ap.13), le quali, secondo il parere del religioso, sarebbero Israele e gli Stati Uniti. L’articolo è piuttosto lungo, ed in un certo senso discretamente dettagliato, sicuramente in grado di esercitare fascino su chi nutre ansie più o meno vivide sui segni dei tempi. Tuttavia, quando si affida la propria comprensione degli eventi a ciò che viene affermato da qualcun altro, si dovrebbe essere quantomeno sicuri dell’affidabilità della fonte, per evitare di essere raggirati nel credere a potenziali menzogne, che – nella migliore delle ipotesi – potrebbero lasciarci delusi.

Quando mi è stato chiesto di commentare l’articolo in questione, ho riflettuto per un po’ sulla «strategia» più opportuna da seguire: la domanda che mi sono posto, in particolare, è stata quanto potesse essere veramente utile replicare punto su punto alle asserzioni presentate dal testo. Un tale lavoro sarebbe risultato decisamente pesante alla lettura, e – conseguentemente – molti avrebbero potuto trovarlo noioso e poco pratico. Per questo motivo, ho quindi deciso di concentrarmi sul problema principale, lasciando ciascun lettore libero di porre eventualmente domande più precise, focalizzandomi invece sul punto al quale ho accennato in apertura: l’attendibilità della fonte. Sebbene non mi senta di consigliare la lettura dell’articolo originale, mi rendo però conto che essa è necessaria per comprendere le questioni che commenterò nelle prossime righe: personalmente ritengo che l’introduzione al testo possa essere sufficiente, senza addentrarsi troppo in tematiche che possono confondere chi non ha basi adeguate per trattarle.
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Aug 02 2011

SoloVangelo si rinnova

Cari lettori,
come avrete notato, abbiamo recentemente apportato alcune modifiche grafiche al nostro blog, nel tentativo di renderlo più fruibile, nonchè maggiormente integrabile con le piattaforme sociali più diffuse.

Queste righe vogliono riassumere brevemente le novità, in modo da fornire una sorta di rapido «manuale d’uso», e permettere quindi un utilizzo più rapido dei nuovi aspetti integrati.

La novità più lampante è senz’altro costituita dalla finestra «Articoli in primo piano», che racchiude gli ultimi quindici articoli della categoria «Approfondimento». Si tratta dei post con i quali trattiamo argomenti di particolare interesse, e che – come tali – vengono evidenziati in maniera particolare, per concedergli maggior visibilità ed un reperimento più semplice.

Il servizio di traduzione degli articoli è ora affidato all’apposito widget di Google; inoltre, i feed RSS con i quali potete seguire la pubblicazione di SoloVangelo anche senza visitare costantemente il sito, si appoggiano al nuovo servizio di FeedBurner, il quale non richiede più la sottoscrizione manuale che veniva invece precedentemente richiesta.

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Jul 27 2011

I moderni amici di Giobbe

«Ricordatevi della parola che vi ho detta: “Il servo non è più grande del suo signore”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato» (Gv.15:20-21)

Inizio queste brevi riflessioni con un’affermazione decisamente forte, che Gesù pronunciò per avvisare i suoi discepoli delle difficoltà alle quali sarebbero andati incontro nel loro compito di ambasciatori di Cristo. È l’affermazione che mi è quasi subito balzata alla mente dopo aver letto, su una bacheca in Rete, frasi che inneggiavano alla vita cristiana come ad un’esistenza in cui non vi è possibilità di sofferenza, costantemente vissuta nel miracoloso, con guarigioni, benedizioni senza fine, quasi che il nostro essere carnale dovesse già trovarsi in condizioni di sperimentare completamente la gloria divina, sicuri del «successo», sempre. Davanti ad asserzioni di questo genere, mi sono chiesto: se un credente che sta vivendo la persecuzione fisica – oggi – avesse modo di leggere simili proclami, cosa penserebbe?

Quale sarebbe l’opinione di quei cristiani che ogni giorno hanno da temere per la propria incolumità, per la propria dignità, fin negli aspetti più piccoli della loro vita? A volte, si fanno considerazioni senza guardarsi intorno, senza analizzare il vissuto degli altri: non è raro sentire, da parte di chi vive una «teologia del miracoloso, o della prosperità», frecciate del tipo: «se non vivi nel benessere, è perchè non hai abbastanza fede, oppure è perchè hai peccato». Sono frasi odiose, in primis perchè mettono chi le pronuncia sullo scranno del giudice (quando il giudizio spetta ad Uno solo, cioè Dio), e poi perchè dimostrano la scarsa conoscenza che tali persone hanno di Colui che dicono di conoscere.
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Jul 16 2011

Scoperta in Galilea una pietra di confine

Un’antica iscrizione su pietra della parola “Shabbat” (sabato [riposo, nota di SoloVangelo.it]) è stata scoperta questa settimana vicino al lago di Tiberiade: si tratta della prima e finora unica scoperta di un “confine dello Shabbat” in ebraico. L’incisione, che si trova nella comunità di Timrat, in Bassa Galilea, sembra risalire al periodo romano o bizantino.
La notizia dell’iscrizione, scoperta per caso domenica da un visitatore che passeggiava sul terreno della comunità, ha rapidamente raggiunto Mordechai Aviam, capo dell’Istituto per l’Archeologia della Galilea del Kinneret College. “Questa è la prima volta che troviamo un’iscrizione del limite dello Shabbat in ebraico – dice – Le lettere sono così chiare che non c’è dubbio che la parola sia Shabbat“.

Aviam spiega che gli ebrei che vivevano nella zona in epoca romana o bizantina (secoli I-VII e.v.) probabilmente usavano la pietra per delimitare il confine entro cui potevano viaggiare il giorno di sabato. La Bassa Galilea dell’antichità e dell’alto Medio Evo aveva una popolazione a maggioranza ebraica: molti dei saggi talmudici avevano toponimi indicativi delle comunità della Galilea.

L’incisione scoperta a Timrat è il primo e unico segno di “confine del Shabbat” mai scoperto in ebraico: un’iscrizione simile è stata trovata nelle vicinanze dell’antico villaggio di Usha, nella Galilea Occidentale, ma il testo era scritto in greco. Aviam ed i suoi colleghi intendono avvalersi di aiuti sul posto per cercare di trovare altre iscrizioni nelle aree vicine, e poi pubblicare i risultati delle loro ricerche su una rivista accademica. “Ciò rappresenta un legame bello e affascinante, sia emotivo che archeologico, tra il nostro mondo moderno e l’antichità – dice Aviam – Sicuramente per quelli di noi che sono religiosamente osservanti, ma anche per quelli tra noi che sono laici e che si godono una passeggiata il sabato, è bello sapere che camminiamo in posti dove la storia ebraica era ben viva duemila anni fa“.

Fonte: Israele.net

                                         

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