Feb 05 2010
Riflessioni sulle dichiarazioni di Veronesi
Intervistato a Sky Tg24 Pomeriggio sul rapporto tra scienza e fede, il professor Umberto Veronesi ha affermato come, a suo avviso, queste due aree della vita e della conoscenza umana non possano procedere assieme, bensì esistano in uno stato di reciproca e profonda antitesi. Secondo il parere dell’oncologo, la fede «presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti». Prosegue poi affermando di aver recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni, decidendo poi di allontanarsi dalla fede, per esaminare successivamente tutte le religioni, ricavando da questo la convinzione secondo la quale «ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico».
Nel leggere queste sue affermazioni, credo sia lecito chiedersi se Veronesi stia parlando davvero di fede, oppure non stia piuttosto descrivendo il percorso proposto dalla chiesa che più di ogni altra ha voltato le spalle alla semplicità ed alla potenza del messaggio di Cristo, quella chiesa della quale il capo si fa arrogantemente chiamare con titoli che le Scritture ci dicono essere appannaggio esclusivo di Dio. Il professore cita dogmi, integralismo, costrizione a «subire passivamente», arrivando persino a parlare della sua provenienza da una famiglia religiosissima, e di come lui stesso recitasse il rosario ogni sera. E a fronte di tutto questo, mi è balenata nella mente una domanda: qualcuno si sarà mai preso la briga di spiegargli che il cristianesimo autentico non ha nulla a che spartire con tutto questo? Non faccio fatica a credere che nella sua adolescenza, il professore abbia preso le distanze da una chiesa che cucina ipocrisia e mezze verità, e che pretende che i fedeli le ingurgitino senza fiatare. Pur non conoscendo i trascorsi di Veronesi, posso immaginare che in molti aspetti siano stati comuni a quelli di ciascuno: le incertezze, il profondo bisogno di risposte, lo sbigottimento davanti all’inevitabile, il dolore di sentire scivolare via lentamente ciò in cui, da bambino, credeva fermamente, perchè gli era stato insegnato così. Una fede vissuta nel riflesso altrui.
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Fin dalla sua istituzione, il sistema dei «bollini televisivi» si è proposto a garanzia della salvaguardia del pubblico minorenne rispetto ai contenuti trasmessi dalle emittenti. Attraverso gli ormai noti colori rosso, giallo e verde, ispirati alle colorazioni delle luci semaforiche, gli utenti possono rapidamente capire se un film o una trasmissione possano essere adatti o meno per la visione da parte dei più piccoli. È un sistema che, essendo nelle mani degli uomini, è pur sempre passibile di errore, ma in generale dovrebbe funzionare: spesso però viene da chiedersi in base a quale criteri venga assegnato, ad un dato programma, un colore piuttosto che un altro. Un esempio attuale che potremmo citare è il telefilm «Le avventure di Merlino», trasmesso in questo periodo da una tra le maggiori emittenti nazionali. La narrazione ruota appunto attorno alla mitica figura del mago Merlino, narrandone la gioventù alla corte dell’allora principe Artù. È una produzione decisamente leggera, con un taglio giovanile, che rispetta sicuramente gli standard di gradimento della fascia a cui è destinato; ma come si possa assegnare ad esso il «bollino verde», visti i contenuti della produzione, rimane un mistero.
Dal libro dei Salmi.
A seguito del tragico evento che ha colpito l’isola di Haiti, molte voci si sono alzate per domandarsi il motivo di quella grande sciagura. Un segmento della crosta terrestre ne urta un altro in maniera violenta, e non rimane che contare il numero di vittime, osservando (in maniera silenziosa per alcuni e disperata per altri), ciò che resta dell’opera umana dopo quella catastrofe. Molti si interrogano, domandando con rabbia dove fosse Dio mentre quelle persone morivano, e la solita propaganda atea di quart’ordine cerca di fare «sciacallaggio spirituale» presso le persone, sussurrando alle loro orecchie che se Dio fosse realmente esistente e buono, certo sarebbe intervenuto in quella circostanza. Approfittando del triste momento di riflessione che tali avvenimenti ci propongono in maniera forzata, i nemici della fede strisciano come novelli «serpenti in Eden», nel tentativo di vincere a sé anime che non sanno darsi risposta davanti a quello che potremmo definire «il silenzio di Dio».
È di oggi l’articolo del
Nel recarsi a Gerusalemme, Gesù passava sui confini della Samaria e della Galilea. Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, e alzarono la voce, dicendo: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!» Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati. Uno di loro vedendo che era purificato, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce; e si gettò ai piedi di Gesù con la faccia a terra, ringraziandolo; ed era un samaritano. Gesù, rispondendo, disse: «I dieci non sono stati tutti purificati? Dove sono gli altri nove? Non si è trovato nessuno che sia tornato per dar gloria a Dio tranne questo straniero?» E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato» (Vangelo di Luca, cap.17 vv.11-19)
«…È inopportuno che il servizio pubblico dedichi trasmissioni agli oroscopi. Il rischio è che si sfrutti la superstizione, la credulità o la paura, in particolare delle categorie di utenti psicologicamente più vulnerabili. La delibera 34 del marzo 2005 dell’Agcom chiede che le trasmissioni di televendita di servizi di astrologia non traggano in inganno il pubblico. Non sarebbe utile estendere tale disposizione a tutte le trasmissioni? Ancor di più quando si tratta di servizio pubblico e in prima serata?»
In un periodo così particolare come quello natalizio, mentre il mondo si ammanta di buonismo e si produce in corse disperate all’ultimo acquisto, o all’organizzazione di questo o quell’altro evento, desideriamo invitare ogni lettore ad una pausa – proprio qui, davanti allo schermo. Per i prossimi dieci minuti, non sarete più in ritardo per le compere, non penserete alla scelta tra lo starvene a casa un paio di giorni o andare a sciare, e non vi farete condizionare da spot pubblicitari che vorrebbero farvi credere che in questo periodo potete fare cose impossibili durante il resto dell’anno. Vorrei fare a ciascun lettore una domanda: ti é mai capitato, mentre organizzavi qualcosa di importante, di dimenticarti di un dettaglio essenziale? A me é capitato, sono cose che succedono – tutto é preparato nei minimi particolari, eppure ci siamo scordati di quell’elemento che avrebbe reso tutto perfetto, e che avrebbe fatto la differenza.
Dopo aver letto il titolo di questo articolo, molti lettori si staranno giustamente chiedendo cosa ci faccia un post del genere su un blog come SoloVangelo.it. Desidero soddisfare immediatamente questa curiosità, fornendo una risposta piuttosto semplice al quesito: su queste pagine non abbiamo mai fatto politica (e, a Dio piacendo, ci asterremo anche in futuro da questo), proprio perché non vogliamo distogliere l’attenzione da quello che é il nostro intento principale, ossia presentare tematiche legate al rapporto tra Dio e l’uomo, e commentare fatti di attualità secondo tale ottica. Dunque, se oggi mi appresto a scrivere qualche riga sull’accaduto di due giorni fa, ossia l’aggressione al primo ministro Berlusconi, é perchè ho ravvisato nella vicenda uno spunto di riflessione che ho ritenuto di condividere, e che ancora una volta é segnale della veridicità delle affermazioni che le Sacre Scritture fanno sull’uomo. Non é quindi un articolo di taglio politico, ed in nessuna sua parte verranno affermati concetti «nascosti» o aventi un duplice significato.
Propongo oggi alcune brevi riflessioni, frutto di un recentissimo scambio di opinioni, sul concetto di «perfezione» indicato dalla Bibbia quando in essa viene utilizzato tale termine. Si tratta di un articolo scritto di getto, e come tale sicuramente ampliabile, ma che ho ritenuto di mantenere in questa forma proprio per dare uno stimolo all’approfondimento personale, evitando il tentativo (comunque sempre parziale) di sviscerare l’argomento in questa sede. Quando, nello scorrere le Scritture, ci imbattiamo nel termine «perfetto», non possiamo esimerci (in qualità di occidentali, figli della cultura latina e greca) dall’operare, seppur inconsciamente, una sorta di divisione tra il soggetto descritto nel testo ed il concetto di perfezione che gli viene attribuito, «spersonalizzando» quindi tale qualità fino a farle rivestire i panni di un ideale irraggiungibile. Mi spiego meglio: Giacomo, per esempio, nella sua epistola afferma che «chi non sbaglia nel parlare é un uomo perfetto» (Giac.3:2).
Su segnalazione di un
In questo articolo é mia intenzione analizzare i passaggi conclusivi del testo di Apocalisse, libro che chiude la rivelazione divina per l’uomo, al fine di sottolineare alcuni insegnamenti sulla figura di Cristo in essi contenuti. Ci muoveremo prevalentemente tra il capitolo 21 ed il 22 del testo giovanneo, anche se qua e là saranno necessarie brevi «escursioni» altrove, finalizzate a completare il quadro evidenziato dall’apostolo di Cristo, che, durante il suo esilio sull’isola di Patmos, riceve una visione piuttosto complessa e articolata sulle vicissitudini che costituiranno il preludio all’eternità, inaugurata dalla vittoria definitiva di Cristo sulle potenze del male e dall’instaurazione completa del regno di Dio, nel contesto di una creazione rigenerata, e riportata totalmente al proposito divino originale.
Nella giornata di oggi, la redazione del Corriere.it ha pubblicato una vignetta dedicata a quello che sembra essere diventato lo scandalo del momento, ossia la sentenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo, la quale ha sancito di fatto l’illiceità dell’esposizione dei crocefissi in ambiente scolastico, ormai frequentato da ragazzi provenienti da diversi contesti culturali e religiosi, e che – secondo alcuni – si trovano a «risentire negativamente» dell’imposizione di un simbolo appartenente ad un altro credo. Nella vignetta in oggetto, é raffigurato Gesù Cristo, caricato della croce, che uscendo dall’edificio scolastico esclama: «Hanno di nuovo scelto Barabba».
Da diversi anni ormai, la festa di Halloween ha preso piede anche nelle nostre città, andando ad arricchire i momenti di svago e goliardia per bambini di tutte le età, che, travestendosi secondo i più classici cliché dei film horror, scorrazzano per i quartieri esclamando quella frase che meno di un decennio fa potevamo ascoltare soltanto nei film americani: «dolcetto o scherzetto?». Per la maggior parte delle persone, questa «festività d’importazione» non rappresenta un particolare problema: in fondo, si pensa, si tratta di una ricorrenza di carattere fondamentalmente commerciale, come ne esistono altre. Dal momento che però in essa sono coinvolti i più piccoli, abbiamo ritenuto opportuno ricostruire brevemente la storia di questa celebrazione, in modo che i genitori e gli educatori in generale possano essere consapevoli delle radici che si nascondono dietro le innocue sembianze di una zucca intagliata.