Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede

May 23 2007

Impegnarsi

Riflettevo in questi giorni su un aspetto molto importante della vita cristiana, leggendo alcuni testi biblici tra i quali il capitolo 12 della Lettera ai Romani. Questa caratteristica, sulla quale voglio spendere due parole, è l’impegno, con tutti i suoi sinonimi, anche i più scomodi, arrivando fino allo sforzo vero e proprio.

Conosciamo bene il mondo in cui viviamo: una società all’insegna del tutto e subito, che sembra premiare l’utilizzo delle strategie più bieche per raggiungere i propri scopi: l’importante sembra essere perseguire le mete personali senza affaticarsi troppo.

E, almeno nella mente di molti, il cristianesimo parrebbe non fare eccezione: quante volte accampiamo diritti nei riguardi di Dio! Chiediamo, chiediamo…ma quando si tratta di dare, ecco che tutto diventa una scusante: non riesco, questa cosa è troppo dura, anche se faccio così Dio mi perdonerà, ecc..

La grazia di Dio è immensa, tanto da coprire le nostre mancanze. Questa è una verità assoluta (e meno male che è così), ed è vera per tutti coloro che seguono Gesù, ma al tempo stesso questa grazia non deve essere utilizzata come un comodo paravento per sottrarsi dall’adempiere le nostre responsabilità.

I due versetti principali che per me sono stati la chiave del ragionamento sono i seguenti:

“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.”

Interessante notare che nel testo greco, il termine “spirituale” è in realtà “logikon“, ossia “razionale”.
Presentate i vostri corpi in sacrificio vivente…questo è il vostro culto razionale…
E per poter essere logico, razionale, deve essere meditato, ponderato…in una parola sola, voluto.

Dopo questa affermazione segue una vera e propria lista di “comandamenti”, o ingiunzioni.
Non conformatevi a questo mondo“, “siate trasformati“, e via di questo passo fino a capitolo 15 inoltrato.
Tre interi capitoli impregnati di linee guida da seguire.

Alla luce del “culto razionale”, ho trovato molto stimolante il riflettere su queste ingiunzioni. Non viene mai detto “fate così, se vi riesce”. No, viene detto “fate così, punto e basta. Magari non lo troverete naturale, ma agite in questo modo e non in quest’altro, perchè così facendo sarete graditi a Dio.” (ovviamente, libera interpretazione del testo)

Molto interessante anche l’espressione “siate trasformati“: in questo caso, è chiaro che non si tratta di uno sforzo personale, altrimenti sarebbe detto “trasformatevi“. La trasformazione del modo di pensare, muovendoci verso il pensiero di Dio ed abbandonando
quello del “mondo decaduto”, non è compito che l’uomo possa svolgere. Soltanto il Signore può operare in noi tale cambiamento. Ci viene detto di lasciarci trasformare, come ad avvertirci che anche in un processo che è oltre i nostri sforzi, e sul quale abbiamo un controllo
molto relativo, abbiamo però la responsabilità di non essere di ostacolo. E di fatto, anche questo costa fatica: il mondo seduce con le sue lusinghe, e resistergli non è facile.

C’è poi anche da considerare che, mondo a parte, solitamente ci si mette molto del proprio: non sempre le cause di un nostro mancato avanzamento vanno ricercate al di fuori di noi stessi.

Comunque, da questo come da altri testi, traspare chiaramente che se vogliamo essere davvero discepoli di Cristo, questo ci costerà fatica, impegno, dedizione. E dovremo volerlo, altrimenti, Dio non ci forzerà a camminare per una strada che rifiutiamo, e questo perchè ci ama e ci dona la libertà, anche quando sa che pagheremo i nostri sbagli in maniera totale.

Lo stesso concetto è ripreso chiaramente nella prima lettera di Pietro, cap. 1 vv. 13-16:

“Perciò, dopo aver predisposto la vostra mente all’azione, state sobri, e abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata al momento della rivelazione di Gesù Cristo. Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza; ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo».”

Oltre al concetto dell’impegno, ecco arrivare anche quello dell’obbedienza: magari non capiamo perchè agire in una maniera invece che in un’altra, ma sappiamo che la volontà del Signore verso di noi è per il nostro bene, e quindi ci sforziamo di resistere a ciò che gioca contro di noi, ossia un mondo che vuole farci credere liberi per schiacciarci invece in schiavitù di ogni genere. Basti pensare alle dipendenze varie, dal gioco alla pornografia, passando per l’alcool, e quant’altro: persone senz’altro libere di fare ciò che fanno, ma, mi domando, davvero felici? Davvero realizzate? Veramente padrone del proprio io, quello che anela alla naturale comunione con Dio? Personalmente, penso proprio di no.

Ma cosa avremo dall’osservare una condotta che, in una sola parola, definirei “volutamente disciplinata” sui sentieri di Dio? Cosa riceveremo dall’impegno costante a mortificare la naturale predisposizione dell’uomo a distruggersi?

Beh, senza dubbio i benefici diretti derivano dal seguire le indicazioni di Chi sa come siamo fatti: se il nostro Creatore ci chiede di tenerci lontano da qualcosa e di coltivare altri tipi di interesse, possiamo essere certi che ci sta portando su un sentiero congeniale alla nostra natura. E’ un po’ come il vizio del fumo: sappiamo che fumare fa male, ed astenersi, sebbene possa essere visto come privazione, è invece fonte di salute. Consigliare a qualcuno di smettere di fumare, vuol dire conoscere i danni di questo vizio e volerli evitare ad altri, e non significa certo voler violentare la libertà di azione di nessuno.

Magari può apparire semplicistico, eppure quante persone vedono i comandamenti di Dio come delle restrizioni, invece che ritenerli preziosi consigli? Ma riflettiamoci: un uomo che tradisce la propria moglie, porta forse felicità in famiglia? Eppure sta seguendo i desideri del proprio cuore. Il “non commettere adulterio” gli sembra una follia – ma cosa è folle è invece il suo comportamento, con il quale causerà la distruzione più o meno lenta della sua stessa casa.

C’è poi da considerare un altro aspetto, ancora più importante; l’apostolo Paolo, nella seconda lettera ai Corinzi, scrive:
Ora, noi abbiamo la mente di Cristo.

Il Signore diceva di sé di essere uno col Padre, di fare sempre ciò che Gli era gradito, e che le loro volontà erano una cosa sola. Questa era la mente di Cristo. Gesù non si risparmiò, seppur sapesse cosa gli sarebbe costato, arrivando a donare sé stesso in sacrificio per l’espiazione di tutti coloro che si sarebbero riconosciuti peccatori imperdonabili davanti alla santità di Dio. E questo, per compiere la volontà di Colui che lo aveva mandato. Conosceva la necessità del suo sacrificio, ed andò incontro ad esso.

Per noi, nel brano citato in apertura è detto che applicandoci a seguire la strada che il Signore indica, ossia quella del culto volontario (che arriva da una decisione consapevole), “conosceremo per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà“.
Sapremo, perchè lo viviamo, che cosa sia in sintonia con il volere del nostro Creatore e cosa no, e desidereremo ardentemente compiere ciò che sappiamo provenire da Lui. E non è forse questo l’avere la mente di Cristo?

La Scrittura riporta inoltre il concetto di “sforzo” come un qualcosa che è “naturalmente necessario” per accostarsi a Dio. Cito alcuni di questi brani, lasciando su questi la riflessione al lettore:

“Conosciamo il SIGNORE, sforziamoci di conoscerlo!” – Os 6:3

“«Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno.” – Lu 13:24

“Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo.” – 2Co 5:9

“…sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace.” – Ef 4:3

“Sfòrzati di presentare te stesso davanti a Dio come un uomo approvato, un operaio che non abbia di che vergognarsi…” – 2Ti 2:15

Mi rendo conto di stare scrivendo molto, e per non rendere il post troppo pesante alla lettura, mi fermo qui, in vista di proseguire con queste riflessioni in una seconda occasione. A chiusura di questo intervento, però, vorrei ancora invitare a seguire i versetti da 9 a 21 del capitolo 12 della lettera ai Romani, da leggere riflettendo su quanto esposto sopra.

“L’amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene. Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l’ospitalità. Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi.

Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io
darò la retribuzione», dice il Signore. Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene.”

                                         
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