Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede

Jul 10 2007

Passi in avanti

Nel cammino cristiano capita, a volte, di scivolare su vecchi errori che si sono abbandonati quando si é deciso di seguire il Signore. E sono errori che fanno male, perché ingenerano dentro chi li compie una specie di senso di colpa, quasi di inadeguatezza. Pensi di essere sempre allo stesso punto, che in realtà nulla sia cambiato, e che sei sempre il sacco di immondizia che eri quando Gesù ti ha chiamato a seguirlo. Allora preghi di avere la forza di proseguire e di buttarti dietro i tuoi fallimenti, ed invochi il perdono di Dio.

Della sicurezza di ottenere tale perdono, per ogni persona sincera che segue Cristo con tutto il cuore, la Bibbia ci rassicura attraverso passi come questo:

“Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.” – 1 Gv. 1:9

A volte, però, il Signore ci dona non soltanto il Suo perdono, ma anche la possibilità di aprire gli occhi sul nostro reale stato. Ed é sorprendente vedere la strada che si é già percorsa, e della quale spesso non ci si rende conto.

Questo é quanto mi é successo, e lo racconto come “piccola scoperta”, e magari anche fonte di motivazione per coloro che stanno attraversando un momento in cui le forze non bastano, la preghiera sembra pesante, faticosa, e l’unica via di uscita sembra davvero quella di sedersi a piangere sulla propria inadeguatezza e sul proprio cuore insanabilmente maligno.
E magari, il sentimento che si dovrebbe provare é un altro.

La possibilità di capire questo mi é stata offerta attraverso una persona che non sentivo da tempo. Non so per quale motivo, mi ha praticamente rinfacciato ogni mio difetto, facendomi pesare cose dette o fatte in passato. Scurrilità, menzogne, pensieri di concupiscenza…ognuno conosce bene l’essere umano “naturale”, non rigenerato dal Signore. Cose che facevano parte sicuramente di me, e che ho lasciato dietro, come un vestito vecchio e strappato, grazie all’opera di Dio nella mia vita. Queste accuse mi hanno ferito, non tanto di per sé stesse, ma perché mi hanno messo davanti una mia “versione” che tendo a dimenticare, e che forse vorrei poter dimenticare. Ed infatti, molte cose dette non le rammentavo effettivamente più, e la sensazione che ho provato all’udirle é stata quella di un violento scossone.

Vedere con gli occhi di oggi gli atteggiamenti di ieri mi ha provocato quello che non esito a definire ribrezzo. Ho visto la totale diversità rispetto al mio vivere attuale.

E questo mi ha aperto gli occhi sui miei sbagli attuali. E’ un po’ come se la mia avversione al peccato sia aumentata. In passato, lontano da Dio, non avevo la percezione del peccato, e reputavo sbagliati solo quegli atteggiamenti e modi di essere che erano ai margini. Ma questo in base ad una valutazione personale, incurante del pensiero di Dio: arbitrariamente, decidevo cosa fosse giusto e cosa no. Oggi, con una sensibilità al peccato più profonda, percepisco allo stesso modo situazioni anche più lievi. E quando la sensibilità di oggi si scontra con le brutture di ieri, ecco arrivare la sensazione di quanta strada si é fatta.

Questo é uno dei tanti lavori che lo Spirito di Dio compie in noi: costruire progressivamente, nel nostro intimo essere, il carattere di Cristo. Giorno dopo giorno cambiamo, e veniamo portati dalla Sua grazia là dove da soli non saremmo mai potuti arrivare. E tante volte non si riesce ad accorgersene, perché é un lavoro che viene compiuto in noi in maniera dolce, aggiungendo mattone dopo mattone.

E quando cadiamo?
Quando cadiamo cerchiamo di capirne le motivazioni, ma andiamo fiduciosi al Signore, perché tutto ciò che ci viene messo davanti é per la nostra crescita. Andiamo avanti consci della forza che Dio ci concede per oltrepassare quelli che sono stati i problemi di sempre. Ma rifiutiamo con decisione quella voce falsa che ci sussurra che niente é cambiato, e che, in fondo, si é sempre i soliti.

Leggendo la Scrittura, mi sono reso conto che quanto ho potuto vivere in tal senso é l’insegnamento pratico che l’apostolo Paolo dà alla comunità di Efeso, quando al capitolo 2 della sua lettera, scrive:

Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell’aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d’ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù, per mostrare nei tempi futuri l’immensa ricchezza della sua grazia, mediante la bontà che egli ha avuta per noi in Cristo Gesù.
Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti; infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.

Sia lode al nostro Signore, per la sua benignità e per le grandi ricchezze delle quali rende partecipi tutti coloro che, fiduciosi, si accostano al trono della Sua grazia.

                                         
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