Sep 12 2007
Idolatria a fin di bene?
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Proseguo con alcune riflessioni iniziate qualche tempo fa sul tema dell’idolatria, aggiungendo qualche altro spunto a quanto precedentemente espresso, nella solita speranza che quanto scrivo possa essere di interesse per qualcuno.
Nelle chiese, lo sappiamo, abbondano raffigurazioni di episodi biblici, reliquie, statue di santi, di angeli, di Madonne, e perfino molteplici immagini di Gesù. |
Da protestante qual sono (anche se “di acquisizione”), per dissociarmi da un simile modo di allestire un luogo di culto (e dal conseguente modo di offrire l’adorazione a Dio) è sufficiente la rilettura del secondo comandamento:
Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.”
E’ decisamente chiaro, no? E questo, senza citare anche altri numerosi brani (alcuni dei quali già menzionati in quest’altro post – del quale il presente è una sorta di estensione). Nel chiacchierare con amici e conoscenti cattolici, ho notato molte volte come fossero del tutto ignoranti di questo comandamento, ed è capitato che la presa consapevolezza abbia prodotto risultati di un certo tipo (i quali vanno dal mettersi in gioco, fino all’arroccarsi definitivamente nella propria situazione per assenza di volersi mettere in discussione). Fino a che una tale reazione o ragionamento proviene da una persona che effettivamente non ha conoscenze bibliche tali da permettergli di sapere cosa sia giusto e cosa no, ho sempre pensato che, tutto sommato, la cosa fosse comprensibile.
Mi sono però seriamente meravigliato quando ho iniziato a sentire le motivazioni (o scappatoie, ciascuno le chiami come ritiene più adatto) proposte da persone ben più addentro l’insegnamento cattolico: non che ce l’abbia con costoro, piuttosto mi stupisce il sentire le giustificazioni portate per approvare un comportamento che alla luce dell’insegnamento biblico è errato.
Quella che sembra andare più “di moda” oggi, credo sia riassumibile in questo pensiero:
“L’uomo è principalmente carne ed ossa, ed ha la mente impegnata nelle cose materiali. Per poter essere richiamato al pensiero di Dio, ha necessità di supporti visivi, come possono essere le statue, le quali fungono quindi da semplice oggetto di meditazione su Colui che non può certo trovare degna rappresentazione in nulla che l’uomo possa produrre“.
Per dirla in altri termini, se entriamo in una chiesa e vediamo una persona inginocchiata davanti alla statua di un santo, intenta nella preghiera, dovremmo pensare che l’immagine di pietra stia fungendo da feticcio per permettergli una meditazione adeguata sulla persona di Dio. In pratica, una pia versione cristiana di quello che più o meno è il gohonzon buddista – con la differenza che al posto del consueto mantra, vengono recitate meno esotiche orazioni.
In effetti, molti di coloro che propugnano una tale ideologia, insistono con il dire che statue ed icone varie non vengono adorate (nel senso scritturale del termine), bensì realizzano quella funzione di ispirazione che il credente può utilizzare per innalzare sé stesso alla riflessione sulla realtà di Dio.
Motivazione quantomeno stiracchiata: se Dio non può essere rappresentato, come può una immagine indegna (in sé) mettere in condizione di riflettere su di Lui? Se è Dio l’oggetto del nostro pregare, come può un simulacro che non lo rappresenta (vedi la statua di un santo, che non è quindi Dio) innalzarci a Lui?
Credo che tali persone non siano poi abbastanza vigili sulla realtà che li circonda: proprio su questo blog, Barbara parlò di quando visitammo San Pietro (qui il link al post), e di come abbiamo avuto modo di vedere una statua dedicata proprio all’apostolo letteralmente deformata a causa dei continui tocchi e baci che i fedeli le hanno riservato nel corso dei decenni. Quella non è iperdulia, come vorrebbero sostenere alcuni. Perché altrimenti al santo in questione non verrebbero chieste grazie, o elevate preghiere: è idolatria.
“Ma la chiesa non insegna questo modo di procedere!” – viene prontamente obiettato. E’ vero, non lo insegna – ma lo tollera. E se uno dei compiti della chiesa è quello di comunicare la verità biblica senza alterazioni, il non riprendere un comportamento del genere è quantomeno errato, giusto per usare un eufemismo.
Inoltre, è possibile sapere cosa ne pensi Dio di un punto di vista come quello che ho accennato.
Il Signore concorda sul produrre sculture o altro con lo scopo di rendere più tangibile il nostro pensiero verso Lui? La Bibbia stessa ci parla, ad esempio, di una situazione analoga, che possiamo leggere nel brano di Esodo 32, del quale riporto uno stralcio:
Il popolo vide che Mosè tardava a scendere dal monte; allora si radunò intorno ad Aaronne e gli disse: «Facci un dio che vada davanti a noi; poiché quel Mosè, l’uomo che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, non sappiamo che fine abbia fatto». E Aaronne rispose loro: «Staccate gli anelli d’oro che sono agli orecchi delle vostre mogli, dei vostri figli e delle vostre figlie, e portatemeli». E tutto il popolo si staccò dagli orecchi gli anelli d’oro e li portò ad Aaronne. Egli li prese dalle loro mani e, dopo aver cesellato lo stampo, ne fece un vitello di metallo fuso. E quelli dissero: «O Israele, questo è il tuo dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto!» Quando Aaronne vide questo, costruì un altare davanti al vitello ed esclamò: «Domani sarà festa in onore del SIGNORE!» L’indomani, si alzarono di buon’ora, offrirono olocausti e portarono dei sacrifici di ringraziamento; il popolo sedette per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi.” – Es. 32:1-6
In questo passo, vediamo che il popolo di Israele non costruì un idolo ad un dio qualunque, ma volle fare un’opera attraverso la quale poter dire, come effettivamente fecero, “questo è il dio che ci ha fatti uscire dall’Egitto“. Ossia, volevano fare in modo che una immagine portasse la loro mente al pensiero della grande liberazione da parte di Dio, e della Sua presenza in mezzo a loro. Volevano “soltanto“, in qualche modo, rendere visibile ai loro occhi Colui che è invisibile (cfr. 1Ti 1:17; Eb 11:27)
C’era idolatria in tutto questo? Una persona che volesse sostenere il ragionamento visto poco sopra direbbe di no. Affermerebbe che l’intento era essenzialmente pio, e che probabilmente andrebbe considerato nel novero degli atti di dulia.
Ma sappiamo invece di come Dio si dispiacque, e di come Mosé si infuriò a causa di quello che nella Bibbia viene chiamato “un peccato verso il Signore”.
Il popolo dovette pagare il suo sbaglio, e santificarsi nuovamente a Dio: avevano infranto la legge di Dio, erano stati idolatri.
Siamo alle solite: purtroppo ogni ragionamento falsato viene dalla volontà umana di trovare giustificazioni verso ciò che desidera compiere.
Il processo è sempre lo stesso; si parte da un’idea che si vuole strenuamente sbandierare, per poi cercare conferme nella Parola di Dio, distorcendone il contenuto, se necessario. E se ciò non bastasse, si aggiungono ad essa infiniti paragrafi di Concili e scampoli di tradizione, in barba agli ammonimenti scritturali di “non aggiungere né togliere nulla di quanto è scritto“.
L’approccio corretto dovrebbe invece quello di mettersi davanti alle Scritture con il sentimento di chi dice “eccomi, insegnami“.
Gesù ha promesso ai suoi discepoli la guida dello Spirito Santo, che istruisce chi gli si affida: quando ci mettiamo davanti alla Bibbia non possiamo ragionare come se quello fosse un testo qualunque: è la Parola di Dio, e ne ha l’autorità. A fronte di questo, non dovremmo far altro che permetterle di insegnarci la vera dottrina di Dio, allontanando preconcetti e pregiudizi e lasciandoci plasmare dal pensiero del nostro Creatore.




































| 13 September 2007, 17:32
Caro Emiliano, questo tuo post mi fa saltare alla mente due rlflessioni.
Una non strettamente legata al tema, ma venutami alla mente da una tua frase:
“Ma la chiesa non insegna questo modo di procedere!” – viene prontamente obiettato. E’ vero, non lo insegna – ma lo tollera.”
Immediatamente questa tua frase mi ha fatto pensare, non tanto alla chiesa cattolica e all’argomento in questione, ma alle nostre chiese evangeliche e al momento attuale sopratutto. Una frase che calzerebbe benissimo appunto anche alle nostre chiese; sempre più spesso vengono tollerati, atteggiamenti, insegnamenti, ecc. e sempre più spesso all’esterno le persone ci rivolgono la stessa frase.
Ripeto, per niente inerente all’argomento, ma una riflessione che forse tutti noi “credenti” dovremmo fare, analizzare e chiedere eventualmente al Signore che fare.
L’altra riflessione invece riguarda proprio il tema. La scultura, l’immagine, di cui parla il verso da te citato, è qualcosa a cui l’uomo guarda, una cosa a cui rivolge il suo sguardo e poi ovviamente i suoi pensieri, i suoi interessi, i suoi desideri.
Questo mi ricorda tanto un famoso frutto di un altrettanto famoso albero!
Interessante che Dio stesso da questo comandamento, perchè sapeva che l’uomo ha bisogno di vedere, di rivolgere lo sguardo, i suoi pensieri verso qualcosa o meglio qualcuno. Purtroppo e naturalmente a causa del peccato, rivolgiamo i nostri sguardi verso tutto quello che non è Dio, anzi è contro Dio.
Il problema è ancora più grave poi, quando facciamo tutto questo pensando di farlo secondo la Sua volontà e devo dire che molto spesso anche come credenti rinati in Cristo, purtroppo succede questo, anche se non con immagini di coloro che vengono chiamati santi, ma molto spesso con sculture e immagini costruite da noi stessi, nel senso di cose che reputiamo più importanti di Dio.
Ma grazie a Dio in quesi versetti troviamo anche una promessa, una possibilità di cambiamento, una parola che ci da speranza.
“e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.”
Se guardiamo a Gesù, se guardiamo alla Sua Parola, se guardiamo alla Sua persona, allora sicuramente non avremo tempo, non avremo voglia, non penseremo più a rivolgere il nostro sguardo verso altre immagini.
Forse sarà inutile combattere il desiderio errato di prostrarsi a queste immagini, di coloro che appunto credono che questa sia la volontà di Dio, solo la luce della rigenerazione, la nuova nascita, lo Spirito Santo potranno realmente e totalmente convincerli dell’errore.
Che tutto questo serva anche da ammonimento a noi, che spesso, come detto prima, anche con questa luce, vieniamo e vogliamo essere accecati dai nostri idoli.
Vota commento:solovangelo.it | 14 September 2007, 21:18
Caro Emiliano, ho letto con attenzione il tuo post e devo dire che, pur essendo d’accordo in linea generale e di principio, mi rendo conto di quanto tu sia distante dal modo di vedere le cose dei credenti cattolici.
Infatti, provando a leggerti con i loro occhi, non posso non trovare delle obiezioni. Per esempio, quando associ il loro comportamento alla situazione del vitello d’oro costruito dal popolo di Israele mentre Mosè stava ricevendo le tavole della legge, la prima cosa che mi sovviene è che i cattolici non si rispecchiano assolutamente in quello descritto. A ben pensarci, hanno anche ragione a non ritrovarvisi.
Ti spiego il perchè:
1. il versetto da te proposto dice chiaramente che il popolo, visto che Mosè tardava, andò da Aaronne per chiede “Facci un dio che vada davanti a noi”.
Secondo me non è la stessa cosa che avviene oggi all’interno della CCR perchè i fedeli sanno benissimo che non si cela un dio dietro quella statua ma solo la rappresentazione di un uomo santo (che per loro significa esemplare per la sua fede ed il suo attaccamento al Signore).
2. Tu scrivi “…volevano fare in modo che un’ immagine portasse la loro mente al pensiero della grande liberazione da parte di Dio … Volevano “soltanto“, in qualche modo, rendere visibile ai loro occhi Colui che è invisibile (cfr. 1Ti 1:17; Eb 11:27)”
Dici bene, il loro intento era quello di raffigurare Dio. Ti faccio notare che, ancora una volta, secondo me, il lettore cattolico non si rispecchia assolutamente nella situazione perchè nelle sue chiese non esistono assolutamente statue raffiguranti Dio usate per l’adorazione.
Il credente cattolico praticante, si ispira ai santi perchè li vede come esempi nella fede. Quella fede che lui aspica ma che considera irraggiungibile in quanto lui non è un santo.
Il problema, a mio avviso, non sono le statue ma il concetto sbagliato del termine “santo” che tradotto letteralmente significa “separato” ma che la Bibbia non usa per indicare uomini speciali, “campioni nella fede” bensì tutti i credenti che hanno riconosciuto in Gesù il loro Signore e Salvatore ed hanno deciso di seguirlo pur consapevoli delle loro debolezze e peccati!!
Ti lascio due dei numerosi versetti che indicano chiaramente che i santi sono tutti i credenti:
Efesini 1:1
Filippesi 1:1
Per Franco:
Mi è piaciuto moltissimo il tuo accostamento tra idolo materiale e l’atteggiamento di idolatria nei confronti di ideali, stili di vita e quant’altro.
Vota commento:solovangelo.it | 14 September 2007, 22:39
Il discorso, almeno per me, non è tanto quello di avere una visuale vicina a quella cattolica, quanto piuttosto di mantenere una visione equilibrata (e biblica) della situazione. I punti che hai evidenziato sono corretti, ma parziali. Mi spiego meglio.
Al punto 1 del tuo commento, dici che nelle chiese vi sono solo statue di santi.
Questo però non è vero, in quanto sono presenti anche raffigurazioni angeliche, ci sono le statue di Maria (che per un cattolico è più che una semplice donna ebrea che ha avuto l’onore di mettere al mondo il Messia), e ci sono crocifissi vari, che portano su essi immagini raffiguranti Gesù.
Questo senza menzionare i numerosi affreschi, dipinti, mosaici, che vanno anche oltre nel raffigurare realtà celesti, oppure “dare una forma” a ciò che biblicamente sappiamo di dover lasciare “senza una forma”, accettando di non poter comprendere fino in fondo.
Anche per questi motivi, dissento con te quando affermi che il cattolico si fermi alla rappresentazione dell’uomo santo a cui ispirarsi, perché altrimenti, per estensione, davanti ad un crocifisso il cattolico che dovesse vedere solo un uomo buono fallirebbe nel riconoscere la figura del Figlio di Dio, di Dio stesso.
In un certo senso, il mio ragionamento entra anche nel punto 2 del tuo commento: mi ripeto, o crediamo che Gesù non fosse Dio incarnato, oppure su quel crocifisso c’è una rappresentazione di Dio (chiaro, nel modo in cui tutti lo potevano vedere, ma c’è da chiedersi il perché di questa voglia matta di raffigurare).
Concordo con te quando dici che il credente cattolico cerchi di ispirarsi a coloro che riconosce come “santi”: tuttavia, il pericolo idolatra è sempre all’angolo, perché mentre tu osservi quelle statue e vedi solo pietra (che può indicarti o meno qualcosa, non è questo il punto), c’è chi davanti a quella statua chiede guarigioni, interventi miracolosi, ecc. e questo direttamente al santo in questione, o chi per lui in quel momento.
Possiamo discutere su una mancanza di educazione nei riguardi dell’idolatria (non molti ne hanno un concetto biblico), ma non possiamo chiudere gli occhi quando la riscontriamo.
Vota commento:| 20 February 2008, 20:40
Idolatria = adorazione delle immagini
Se intesa in questo senso, allora nessun cattolico è “idolatra”, in quanto non adora le immagini, bensì ciò che esse rappresentano. Anzi, per la precisione: solo Dio/Cristo deve essere “adorato”, gli altri (Madonna compresa) possono essere solo “venerati”, ossia ammirati ed eventualmente pregati quali intercessori, ma non come capaci di concedere “grazie” per se stessi.
Le immagini hanno solo una funzione di “segno”, come il cartello stradale che indica la concreta realtà dell’incrocio o dello stop: possono “significare” Dio (allo stesso modo di un simbolo più astratto quale la fiamma o l’acqua) ma non hanno valore in se stesse, né devono essere adorate per se stesse.
E’ purtroppo vero che l’anima istintivamente e innatamente superstiziosa dell’uomo spesso finisce per farlo, ed è vero che la Chiesa tende a tollerare la “venerazione” (solo la venerazione) dei luoghi e delle immagini, ma solo fin tanto che questa venerazione conduca all’adorazione di Dio, non se si sostituisce ad essa. E questa tolleranza è la pazienza della madre nei confronti del bambino che ha bisogno della fiaba della buonanotte per andare a letto tranquillo. Costringere brutalmente il bambino a rinunciare alle sue illusioni è crudeltà, mentre non lo è pazientare pur continuando a mostrargli la retta via e a ribadire la verità.
Vota commento:solovangelo.it | 21 February 2008, 20:14
Beh, direi che l’equazione che hai scritto è completa solo in parte.
In realtà, l’idolatria è l’adorazione di tutto ciò che non è Dio. Una persona che si butta a pesce sulla carriera, per esempio, e non si interessa di Dio, è un idolatra.
Inoltre, il discorso sul “segno” (che conosco in quanto l’ho già sentito molte volte) mal si adatta alle disposizioni divine: ti cito un brano estratto dal Libro del Deuteronomio.
Si potrebbe obiettare che il brano citato è estratto dall’Antico Patto, ma pensiamoci: quanto moralmente presente nel Nuovo, non è forse riflesso del Vecchio? Certo che lo è. Pertanto, i principi rimangono.
Se poi vogliamo chiudere gli occhi e dire che ciò che avviene a Lourdes è “solo venerazione”, credo saremmo arrivati a negare l’evidenza.
Vota commento:| 22 February 2008, 12:39
Ehm, l’equazione che ho scritto deriva semplicemente dall’etimologia della parola: eidolon+latria = adorazione delle immagini.
Certo che Gesù non è venuto ad abolire la Legge. Però è anche venuto a dare ad essa il suo vero significato. Egli è colui che “fa nuove tutte le cose”, e non ha timore di sottolineare la distinzione tra la “legge di Dio” e le “tradizioni di Mosè” o dei patriarchi (come la circoncisione e il problema dei cibi puri e impuri, che pure per gli Ebrei erano talmente importanti da richiedere il primo Concilio nella storia della Chiesa, quello di Gerusalemme quando erano ancora in vita gli apostoli).
La Nuova Alleanza non cancella la vecchia, ma la trasforma, la sfronda dalle suppellettili (e buona parte del Deuteronomio sono suppellettili, elaborazioni del popolo di Israele sulla rivelazione divina) e va fino al cuore, al nocciolo, al significato profondo. Ora, qual è il nocciolo della rappresentazione materiale di Dio? Il rischio di attaccarsi a delle “cose”, di adorarle per se stesse, di crederle efficaci per se stesse (quindi tanto idolatria, quanto superstizione). Ebbene, questo la Chiesa non lo permette e non lo accetta, né lo ha mai fatto. Ma non permettere il culto delle cose non significa rifiutarle in toto: tanto varrebbe dire che, dato che si rischia di mettere l’amore per una persona al di sopra di quello per Dio, è meglio non amare altri che Dio e farsi tutti “vergini per il regno dei cieli”.
La storia dell’Alleanza procede secondo un criterio, se vogliamo, “pedagogico”: finché il popolo è “bambino nella fede” Dio lo tratta come un bambino, ossia con comandi netti e decisi, privi di sfumature, e minacciando punizioni severe. Col procedere della maturità i comandi vengono analizzati, approfonditi, elaborati, soprattutto dai profeti, che già prima di Gesù si scagliano contro il formalismo della legge cercando di metterne in luce il vero senso.
Con la Nuova Alleanza, Dio instaura un modo nuovo di relazionarsi con l’uomo: la sua rivelazione non scende più “dall’alto”, ma egli preferisce farsi “compagno” sulla strada dell’uomo (vedi l’episodio di Emmaus), assumendone i limiti anche fisici: un corpo, una forma definita. Gesù viene a ristabilire quello che era il progetto originario di Dio per l’uomo, unione di corpo e spirito. La resurrezione inserisce nella gloria di Dio anche il suo corpo, e quindi (dato che in Cristo tutti risorgeremo) il corpo dell’uomo in genere, non più quindi qualcosa da esecrare o da cui liberarsi, ma un “tempio dello spirito”, che verrà trasfigurato alla fine dei tempi.
In Gesù Dio, l’inconoscibile, il totalmente Altro, di cui era persino proibito pronunciare il nome (che nel discorso comune veniva sostituito da varie perifrasi), si fa visibile, addirittura “toccabile” (e su questo Gesù insisterà soprattutto dopo la sua resurrezione, invitando i discepoli a “toccare le sue mani e i suoi piedi”). Di conseguenza anche “rappresentabile”: se Dio non ha disdegnato di assumere un corpo, un aspetto visibile, dovrebbe forse disdegnare di essere rappresentato?
Se volessimo portare fino alle estreme conseguenze il Deuteronomio, nelle nostre chiese non dovrebbe essere presente nemmeno il crocefisso, anzi, nemmeno la croce. Anzi, non dovrebbero esistere nemmeno le chiese, con le loro vetrate fatte per filtrare la luce del sole in modo “mistico”, né qualunque altro simbolo atto a rappresentare Dio che possa rischiare di essere adorato per se stesso (quanti popoli hanno adorato il sole, la sua luce, come Dio? e si sono fatti oggetti sacri d’oro per rappresentare questa luce?)
E curiosamente, dato che Dio rifiuta di farsi rappresentare, perché allora permette, anzi ordina, che venga costruita l’arca dell’alleanza, con i suoi cherubini dorati? E se quei cherubini non rappresentano Dio, rappresentano tuttavia degli spiriti da lui creati e che lo servono, rappresentano la sua potenza. E quell’oggetto viene di fatto “venerato” dagli Ebrei, anzi, di più: dato che esso contiene la potenza di Dio, diventa efficace di per se stesso (vedi assedio di Gerico). Perché in quel caso allora non si rischia di cadere nell’idolatria? Perché non potrebbero, gli Ebrei, rischiare di attaccarsi all’oggetto, più che a ciò che contiene? (Cosa che tra l’altro hanno finito per fare, restando attaccati al loro tempio, anche quando esso era ormai stato abbandonato da Dio (il velo che si squarcia alla morte di Gesù)).
Se dunque era possibile rappresentare dei cherubini sull’Arca, perché non dovrebbe essere possibile rappresentare Maria o i santi?
Quanto poi alle accuse di “mariolatria”: Maria è molto amata, è molto pregata, ma sempre e solo quale “avvocata”, colei che perora la nostra causa davanti a Dio, mai come “dea”. E’ vero, molti preferiscono rivolgersi a lei che a Dio, ma proprio perché è più vicina a noi, non perché la ritengano potente come Dio: di solito si tratta di gente semplice, che si ritiene troppo in basso per osare di rivolgersi direttamente a Dio. Maria (lo puo chiedere a chiunque, anche ai più semplici) è la “madre di Dio”, è la “madre della Chiesa”, è la “madre nostra”, ma non è mai una “dea”, non è “onnipotente”: i realtà ci si rivolge a lei come i bambini preferiscono rivolgersi alla mamma piuttosto che al papà, chiedendo alla mamma di intercedere presso il papà.
Sarà un atteggiamento sciocco e infantile, se vuoi, ma non è in contrasto con la fede (dato che Gesù stesso, sulla croce, ci ha affidati a lei nella persona di Giovanni).
Vota commento:solovangelo.it | 22 February 2008, 20:35
Concorderai però che il termine “idolo” non possa essere ridotto alle sole immagini: la mia “critica” era su questo aspetto, che da quanto scrivevi non traspariva.
Ma il problema dell’idolatria (a tutti i livelli) non è certo una tradizione umana, bensì l’astensione dalla stessa è un comandamento divino. Gesù, pronunciando la frase “ama il Signore tuo Dio”, affronta implicitamente anche la questione del culto reso a cose/esseri che non sono Dio: l’amore verso l’Eterno (se è amore sincero) impedisce le forme di idolatria.
Il Deuteronomio è la ripetizione della legge promulgata da Dio stesso e contenuta nel Levitico, non è una elaborazione del popolo d’Israele. Io, personalmente, non mi sento certo di dire che i comandamenti di Dio siano “suppellettili”. Un conto è considerare la gestualità in sé come un qualcosa di superato (ed alla luce del Nuovo Patto ratificato in Cristo, questo è vero, come ci dice la Lettera agli Ebrei). Un altro discorso è invece utilizzare un ipotetico “sfrondamento” della Legge per passare sopra a princìpi etico-morali emanati da Dio stesso (che non cambia nè rinnega Sè stesso).
Non tutti sono capaci di osservare questa parola, direbbe Gesù. Ed è altresì vero che il paragone calza stretto, in quanto il matrimonio è l’istituzione divina più antica, creata per l’uomo. E’ fatta per il bene dell’uomo. Viceversa, l’idolatria concorre al male dell’umanità: basta guardarsi attorno per rendersene conto.
Inoltre, non credo sia totalmente vero che la CCR “non permetta o non accetti” quella forma superstiziosa di attaccamento alle “cose” o alle rappresentazioni: con la scusa di mantenere la “pietas popolare”, concede ai fedeli di lasciarsi andare a culti o adorazioni di stampo praticamente pagano, senza correggerli nè spiegare la visione di Dio su tali aspetti.
Nel senso generale dell’affermazione, nulla da eccepire su questa parte: in effetti, la Scrittura si lancia spesso e volentieri contro la “religiosità”, intendendo con questo termine la pratica del culto a Dio esercitata con meccanicismo, senza cuore e senza reale comprensione della realtà rivelata. C’è comunque da considerare che ciò che tu chiami “crescita” oggi non è più riferibile ad un popolo, ossia ad un insieme di persone: vedo troppa gente che nella conoscenza di Dio è ancora bambina, e che non conosce la rivelazione biblica. Questo perchè si tende a pendere dalle labbra di chi ha voluto fare del corpo di Cristo una piramide di potere, che può liberamente legiferare sulle realtà spirituali, tanto da arrogarsi il diritto di prendere decisioni che definire ilari è poco, vedi ad esempio il recente dibattito sul purgatorio (bastava aprire le Scritture, analizzarle per bene e dire: “fino ad oggi abbiamo insegnato una menzogna”).
Mi piace molto come hai saputo rendere in parole una questione di una profondità unica. Tuttavia, trovo azzardato il passaggio che vorrebbe collegare la manifestazione di Dio ad un Suo ipotetico sdoganamento relativamente al diritto di rappresentarLo (per dirla con Giovanni: “Nessuno ha mai visto Dio, l’unigenito Dio, Colui che è nel seno del Padre, è Colui che l’ha fatto conoscere” – quindi Gesù = Dio e Padre = Dio, ma Gesù <> Padre, pur essendo consustanziali…ma forse è meglio, in questa sede, limitarci al nostro argomento…)
Ripeto, si tratta di princìpi: essi sono lì per noi, e possiamo decidere di seguirli oppure ignorarli. Ciascuno renderà conto delle proprie scelte. Ad ogni modo, giusto per farti un esempio, nel locale che la mia chiesa utilizza per le riunioni è proprio come dici: l’uomo è invitato a non farsi rappresentazioni, e l’unica cosa particolare che puoi vedere entrando nella nostra sala di culto è il brano di Gv.3:16 che campeggia in alto dietro al pulpito…
Nessun dipinto, niente crocefissi, nessuna statua. Dio è stato sempre molto chiaro in merito, e dato che linea è sottile, è meglio fare un passo in meno piuttosto che uno in più. Non servono oggetti che in qualche modo ci ricordano Dio: “I veri adoratori adoreranno Dio in Spirito e verità”, dice la Bibbia.
Se Dio dà una disposizione, chi sono io per dire che è sbagliata? Rileggiamo Romani 9, che in questo senso aiuta molto.
Che il popolo ebraico abbia fatto dell’arca un utilizzo a volte errato, è “debolezza” umana. Ma se Dio dà all’uomo un comandamento specifico, non è assolutamente detto che valga tout-court (anzi, leggendo le Scritture ci accorgiamo che i casi di questo tipo sono sempre annoverabili tra le “eccezioni”…)
Perchè non è un ordine divino, per farla breve. E’ anzi una cosa che Dio condanna, e qui stiamo parlando per l’appunto di questo. Poi l’uomo può trovare ogni scusa possibile per continuare a fare quello che vuole, ma questo non cambia la sostanza dei fatti.
Non voglio parlare della figura di Maria, perchè in tali vesti qualunque credente, quale che sia la sua estrazione, la rispetta molto. Maria, come donna soggetta alle umane limitazioni, è stata scelta per grazia divina, senza meriti personali, ed ora è morta e riposa in attesa della chiamata alla vita eterna, che il nostro Signore ci rivolgerà al Suo ritono. Parliamo invece della Madonna, quella dea che ha usurpato il nome di Maria, e che è chiamata addirittura “regina dei cieli” (e lo sai nel Vecchio Testamento a chi apparteneva questo titolo?). E questo senza considerare i sedicenti “messaggi” che questo essere sotto pia forma rivolge agli uomini ai quali appare (vedi Lourdes & soci): ciascuno di quei messaggi, alla luce della Scrittura, non può essere definito diversamente da “pieno di bestemmie verso Dio”.
Non lo reputo nè sciocco e nè infantile. Più che altro, so che se non si conoscono le Sacre Scritture, si fa molta fatica ad orientarsi nel mucchio di “rivelazioni umane” (queste sì) che vengono proposte in ogni epoca. Così come non dico che un tale atteggiamento sia in contrasto con la “fede”: è solo che dobbiamo accordarci sul soggetto nel quale riponiamo la nostra fede, cosa che influenzerà inevitabilmente il nostro atteggiamento…
Personalmente, l’ultima parentesi del tuo intervento mi fa riflettere non poco: sulla croce, il Signore ha semplicemente affidato sua madre alle cure del suo più giovane discepolo, e viceversa. Desumere ciò che dici da un brano del genere significa spingersi ben oltre ciò che è scritto, e credo che questa attitudine sia tra le più rischiose, in quanto permette di far apparire lecite cose che nella Parola di Dio sono intese ben diversamente.
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