Jan 11 2008
Almah o Parthenos?
| In una discussione privata, il mio interlocutore, citando un articolo apparso su un sito (che non linko per decenza di contenuti) ha scritto:
“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele” Isaia 7,14. Nella traduzione greca della Bibbia, la versione dei Settanta, il termine ebraico almah (che significa “giovane donna”) fu tradotto con il greco παρθενος (parthenos) ovvero “vergine”; in ebraico però vergine si direbbe bethulah… e tradurre è sempre tradire. |
Sembrerebbe dunque difficile nascere da donna vergine, anche secondo la Bibbia, almeno nella sua stesura originale. Ma divinizzare Maria (giovane donna, probabilmente vittima di violenze, sicuramente di gravidanza indesiderata) era un modo come un altro per incorporare nel cristianesimo divinità femminili che altrimenti sarebbero rimaste in mano ai pagani.
Data la questione molto stimolante – a mio avviso – di sicuro interesse generale e, vista la complessità sollevata dall’asserzione, ho ritenuto che il discuterne sul blog potesse essere più agevole.
Ho confrontato il passo di Isaia 7:14 tra le versioni C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana) e NUOVA RIVEDUTA (Edita dalla Società Biblica di Ginevra) notando che nella prima il versetto in questione è esattamente reso come riportato dal mio amico virtuale, mentre la seconda lo traduce così:
“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.”
Inutile dire che la versione più “onesta”, in questo caso è quella che rende il termine ebraico “almah” con la parola giovane.
Per curiosità, ho letto le note in calce delle due bibbie consultate:
C.E.I.:
La tradizione cristiana – partendo da Mt 1:23 – identifica nel figlio della vergine Gesù nato dalla Vergine Maria. Emmanuele, che significa “Dio con noi” è un nome del messia. Egli è dato come segno dell’intervento salvifico di Dio perchè tutta la storia di Israele è orientata verso il Messia; la promessa per il futuro, fatta da Dio, è pegno di scampo per il presente.
N.R.:
“la giovane”, vedi nota a Matteo 1:23 e Emmanuele, letteralmente “Dio con noi”; Matteo 1:23.
Il vangelo di Matteo, al capitolo 1 versetto 23 dice: “La vergine sarà incinta e partorirà un figlio al quale sarà posto nome Emmanuele, che tradotto vuol dire: Dio con noi.”
Nelle note della N.R. poste in calce a questo versetto, leggo:
Vergine, traduzione letterale dal greco “parthenos” di Matteo 1:23 che, a sua volta, è la citazione di Isaia 7:14 (secondo la versione Septuaginta). Qui è bene ricordare che le citazione dell’Antico Testamento, riportate nel Nuovo Testamento, sono prese dalla versione Septuaginta che è l’antica traduzione del testo ebraico in lingua greca. Confronta la nostra versione di Isaia 7:14 dove giovane è traduzione letterale dell’ebraico “almah”; in riferimento a tale termine, la caratteristica di verginità è chiaramente dedotta dal contesto. Infatti i traduttori ebrei della Septuaginta non hanno esitato a tradurre tale termine con “parthenos” cioè vergine.
Quello che mi ha colpita moltissimo (non so se anche per voi è lo stesso) è la differenza di approccio al testo che hanno le due versioni bibliche. Purtroppo, non è la prima volta che noto che la versione C.E.I offre una parafrasi del testo anzichè una traduzione letterale dello stesso.
Tante volte, l’ho notato proprio su quei termini che vanno a sostenere un concetto diverso da quello che è il “caposaldo” della dottrina impartita dalla Chiesa Cattolico Romana. La nota in calce della Conferenza Episcopale, per una persona come me a cui piace approcciarsi ai testi in una maniera seria ed onesta, è veramente un qualcosa che fa sorridere.
Si giustifica la sostituzione di un termine con un altro ponendo come base la “tradizione”.
Si traduce il Vecchio Testamento sulle basi del Nuovo. Forse per paura che si contraddicano?
E’ un pò come se non si credesse che la Bibbia è la Parola di Dio ma si cercasse di farlo credere agli altri così ci si impegna a “eliminare” tutti i possibili motivi di “inciampo”. Oppure, peggio ancora, si costruisce in nome della tradizione un dogma di fede che è utilizzato come base per la manipolazione dei testi biblici.
Credo che non si possano contare i danni di un simile atteggiamento. Purtroppo tante volte i cosiddetti cristiani (indipendentemente dalla denominazione alla quale appartengono) sono vere e proprie pietre di inciampo per tutti coloro che si pongono onestamente delle domande circa il Creatore. Di questo renderemo conto.
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SoloVangelo - powered by 
| 12 January 2008, 14:58
L’argomento è assai interessante, ma a mio parere, non è stato posto con chiarezza.
Va detto anzitutto che la versione greca dei LXX dell’Antico Testamento ebraico è una versione fatta da rabbini ebrei del III-II secolo avanti Cristo ad Alessandria d’Egitto. L’importanza di questa versione greca fu tale che venne circondata anche da leggende: tutti e 70 (o 72), pur traducento ognuno singolarmente dal testo ebraico, alla fine avrebbero notato la totale e letterale concordanza tra di loro.
Tutti gli ebrei della diaspora, fino al I secolo dopo Cristo se ne servirono, perché la lingua greca era la lingua comune. I LXX tradussero in effetti il termine ‘giovane donna’(almah) con ‘vergine’(parthenos), non perché avevano letto i Vangeli (che erano di là da venire), ma perché c’era un messianismo diffuso e quel passo di Isaia, insieme ad altri passi biblici, si prestava ad una interpretazione messianica.
Il Vangelo è un’altra cosa. Maria si dichiara vergine di fronte all’angelo Gabriele nel vangelo di Luca (“non conosco uomo”), ed è dichiarata vergine nel vangelo di Matteo (“senza conoscere uomo”, conoscere in senso biblico). Questo evento eccezionale fa ricordare a S. Matteo il passo di Isaia, che allora era letto nella versione dei LXX; e quindi Maria, realmente vergine, avrebbe realizzato la profezia di Isaia: “una vergine concepir”(7,14). Isaia si riferiva invece, come tutti i commenti della CEI riportano (il più noto, la Bibbia di Gerusalemme), probabilmente alla nascita del figlio del re Acaz, o di un altro importante personaggio, in una visione messianica, liberatrice d’Israele (ma perché non viene riferito questo nel post?)
Si può dunque (e oggi si deve) legittimamente, come dice Solovangelo, tradurre Isaia dal testo antico con l’originario termine ‘giovane donna’. Ma tutto questo non tange minimamente l’aspetto di fondo: la verginità di Maria, secondo i Vangeli (e vedo anche il Corano).
Non è esatto però sostenere che si traduce “il Vecchio testamento sulle basi del Nuovo”,come dice Solovangelo; si è tradotto finora, come anche i protestanti hanno fatto fino alle nuove traduzioni, il Vecchio Testamento dalla traduzione dei LXX, che era quella usata dagli ebrei e dai primi cristiani che scrissero i Vangeli.
Con le edizioni critiche, oggi si può ritornare ai testi originari.
solovangelo.it | 12 January 2008, 15:50
Grazie Amicusplato.
Le informazioni che riporti e di cui abbiamo già avuto modo di trattare sono corrette.
Chiedo scusa per essermi lasciata trasportare solo da quanto appariva sulla nota della CEI peccando di superficialità ed ignoranza.
Servono le voci come la tua per far chiarezza su argomenti complessi come questo.
| 12 January 2008, 20:07
Ma il vero modello della nascita di Gesù da una vergine fu Iside.
La dea più rinomata d’Egitto, già verso la metà del 2° millennio a
Cristo, aveva inglobato in sé ogni culto di altre divinità femminili…
Dal VI secolo al IV secolo a.C. la sua influenza si estese nel mondo
greco, in Asia Minore, ad Atene, in Sicilia, a Pompei ed a Roma dove in
breve tempo conquistò i ceti più ricchi della città (in: Tiberio,
Tacito, Svetonio, Flavio Giuseppe). La sua massima espansione in
Occidente si ebbe nel II secolo a.C.
La religione di Iside aveva tutte quelle cose che poi saranno del
Cristianesimo: rivelazione, sacre scritture, tradizione, organizzazione
ecclesiale, gerarchia interna, si recitavano litanie, si tenevano
processioni, digiuni, devozione particolare, esercizi spirituali, non
esistevano differenze sociali, nazionali o di razza.
Iside, da cui promanava la medesima serenità come poi da Maria, è piena
di grazia materna e di misericordia, promette aiuto e dispensa
consolazione, e le preghiere a lei dedicate, assai simili a quelle per
Maria, testimoniano d’una fede ardente. Invocavano in ogni caso di
bisogno la madre di dio soprattutto donne e fanciulle, ed essa procurava
salvezza anche in occasioni le più disperate, guarendo ciechi e
paralitici e restituendo la salute a chi era già stato abbandonato dai
medici. La grande riconoscenza dei fedeli è attestata da epigrafi,
tavole, ex voto, amuleti e doni votivi di ogni genere.
Assai prima di Maria, la madonna pagana veniva venerata quale «signora
amorevole», «madre misericordiosa», «dea assisa in trono», «regina dei
cieli», «regina dei mari», «dispensatrice di grazie», «immacolata»,
«sancta regina». Iside – si pensi all’inno cattolico «Maria, regina di
maggio» – era «la madre dell’erba verdeggiante e della fioritura» già in
epoca egizia. Come si celebrava Iside quale «signora della guerra», così
ben presto venne festeggiata Maria, quale protettrice delle guerre. La
madre di Gesù divenne la «madre del dolore» come già Iside era stata
mater dolorosa. E inoltre l’idea della mater dolorosa del Redentore, la
quale piange il figlio defunto, era da tempo immemorabile corrente nella
mitologia pagana.
Come Maria, anche Iside partorì Vergine e in viaggio; altri figli di
vergini vennero spesso al mondo durante una fuga o un viaggio, come pure
il consorte della vergine-madre fu spesso un falegname o, più
genericamente, un artigiano.
Anche Iside tiene in braccio il figlio divino – in questo caso
Harpocrate (la forma grecizzata dell’egiziano Har-pe-chrot), detto anche
Horus – o gli porge il seno. Queste statuine col lattante erano assai
diffuse e nell’Egitto del tempo erano oggetto di produzione quasi
industriale (notiamo di passaggio che dall’Egitto la Chiesa trasse, ad
esempio, anche la venerazione di reliquie, la tonsura, l’uso dell’acqua
santa, dell’aspersorio ecc.). Harpocrate fu chiamato quasi sempre figlio
di Iside, non di Osiride, come Gesù viene perlopiù definito figlio di
Maria, non di Giuseppe.
Già nell’antico Egitto, Iside portava il titolo di «Madre di Dio», com’è
spesso attestato in lingua egizia, appellativo gradualmente trasferito a
Maria dal III secolo in poi, significativamente dapprima proprio in
Egitto, da Origene; nel IV secolo poi tale definizione cominciò a
diventare usuale anche altrove. E nel secolo V, dopo una interminabile
polemica dottrinale e dogmatica, il titolo di Iside di «Madre di Dio»
(deipara, theotokos) passò definitivamente alla madre di Gesù nel
Concilio di Efeso del 431.
Alla definizione del dogma della maternità divina di Maria proprio in
Efeso dovette aver contribuito anche il fatto che la città era un centro
assai popolare del culto di Iside e sede centrale della dea-madre pagana
Artemide, la quale, degnata da Giove dell’eterna verginità, veniva
chiamata «colei che ascolta le preghiere» e «salvatrice», e il mese di
maggio, come poi nel culto mariano, avevano luogo particolari
festeggiamenti in suo onore. Anche le immagini dell’Artemide Efesina
cadute dal cielo passeranno alla Chiesa nella fede nelle immagini di
Maria anch’esse cadute dall’alto.
Così la dea di Efeso tanto adorata finì col fondersi con Maria: la massa
dei cristiani voleva avere una madre di Dio anche nella nuova religione,
come aveva del pari necessità d’un «dio» da poter gustare
sacramentalmente secondo le usanze pagane. La polemica intorno al dogma
definito in Efeso fu anche decisa da un’incredibile opera di corruzione
con danaro, infilato dal patriarca di Alessandria nelle tasche di tutte
le persone interessate, a cominciare dagli alti funzionari statali fino
alla moglie del prefetto dei pretoriani e agli influenti eunuchi e
camerieri particolari; in questo lavoro esaurì le proprie risorse,
benché assai ricco, tanto che fu costretto a un prestito di 100.000
pezzi d’oro, che tuttavia non fu sufficiente.
Anche l’atto del concepimento di Maria fu posto dalla Chiesa, in base a
un calcolo evinto da una leggenda presente in Luca, nella medesima
stagione in cui ebbe luogo il concepimento di Iside, le date della cui
gravidanza erano state registrate nei fasti egizi con straordinaria
esattezza. Il suo manto blu cosparso di stelle passò poi nelle
raffigurazioni artistiche della «Madonna», insieme alla mezzaluna e alla
stella, attributi propri di Iside. In tutta quanta l’arte protocristiana
non v’è un tema che non possegga un preciso riferimento pagano. Poiché
un tempo esistevano anche immagini nere di Iside – in Etiopia Iside era
naturalmente diventata una negra – anche il colorito di Maria fu
talvolta scurito fino a divenir nero, e queste madonne nere guadagnarono
poi fama di particolare sacralità a Napoli, a Chestokowa, a Barcellona e
soprattutto in Russia. Per altro un vescovo negro cattolico a New York,
nel 1924, sostenne davanti a seimila afro-americani che Gesù e sua madre
avevano la pelle nera.
In un dizionario religioso «scientifico» con tanto di imprimatur, sotto
la voce singolarmente breve di «Iside» si evita accuratamente anche
soltanto di nominare Maria.
La concorrenza delle madonne è davvero notevole e prima veniva condotta
in modo ancor più primitivo. La chiesa mariana di Zwickau (Sassonia)
possiede una madonna medievale, attraverso il cui capo, dal retro, due
fori conducono fino agli occhi, sì che versandovi dell’acqua Maria
piange copiosamente. Anche i pagani conobbero statue piangenti, e come
le madonne talvolta vanno a spasso da sole – per esempio, un’immagine di
Maria sottratta a Soest ritornò tutta sola soletta al suo posto a Weri,
in Westfalia – così già si muovevano i simulacri degli dèi: una statua
della mater deorum, ad esempio, che andò a farsi un bagno di mare,
oppure un’immagine di Serapide, che s’imbarcò da sola sulla nave, che
avrebbe dovuto ricondurla in Alessandria.
Anche sotto questo aspetto la Chiesa generalmente non fa che ripetere
cose già viste. Nei luoghi di devozione pagani non soltanto esisteva una
vera e propria industria di souvenirs, ma anche cassette per le
elemosine governate automaticamente e, ovviamente, dappertutto prezzi
fissi; infatti, senza denaro le antiche statuine miracolose, come quelle
cristiane, non avrebbero potuto esistere. L’organizzazione relativa dei
luoghi pagani di devozione ritorna nel Cristianesimo fin nei minimi
particolari. Dal V secolo in avanti i doni votivi riempiono le chiese,
come mille anni prima riempivano i templi; grazie ai miracoli della sola
Iside gli artigiani ricevevano tante ordinazioni, che si arricchivano
nel giro di poco tempo.
Il dogma dell’Immacolata Concezione
La festa dell’immacolata concezione di Maria fece la sua comparsa
nelI’VIII secolo; il suo presupposto consiste nel fatto che anche Maria
sarebbe stata concepita e partorita dalla madre «immacolata», cioè senza
il peccato originale.
I grandi luminari della Chiesa, come Bernardo di Chiaravalle,
Bonaventura, Alessandro di Hales, Alberto Magno e Tommaso d’Aquino,
richiamandosi all’autorità nientemeno che di Agostino, combatterono come
superstizione codesta festività dell’Immacolata Concezione di Maria ! Il
domenicano Vincent Bandelli menzionò non meno di 260 dotti cattolici per
dimostrare eretica questa dottrina, propagandata e difesa soprattutto
dai francescani. Anche Tommaso d’Aquino era un domenicano, ed è evidente
che in questa polemica, condotta dai francescani anche col richiamo agli
apocrifi e a falsi letterari, svolgeva un ruolo di rilievo la rivalità
sempre presente fra i due ordini religiosi. Papa Sisto IV, ex
francescano, nel 1482 vietò che si condannasse la fede nell’immacolata
concezione, ma nel 1568 Pio V proibì di nuovo tale festa.
Tuttavia il popolo, che divinizzava Maria, la voleva anche completamente
pura; e poiché anche altri ordini si adoperarono ardentemente a favore
della nuova dottrina, specialmente i Cistercensi, il cui primo abate
Robert di Molesme (morto nel 1108) ebbe persino una «relazione segreta»
con Maria, e infine anche i gesuiti, i Domenicani dovettero soccombere.
Nel 1848 il gesuita Peronne dimostrò la concezione immacolata sulla base
dell’esegesi biblica, fondandosi, fra l’altro, sui versi del Cantico dei
Cantici «Come un giglio fra le spine, così è la mia anima fra le
fanciulle»; «Sì, tu sei bella, amica mia, sei bella, tutto è in te
bello, amica mia, e nessuna macchia è in te» !
La cosa era ormai chiara. Sei anni dopo, l’8 dicembre 1854, Pio IX
proclamò con la Bolla Ineffabilis Deus che la dottrina della immaculata
conceptio della santissima vergine Maria era stata «rivelata (!) da Dio
e perciò doveva essere saldamente e costantemente creduta da tutti i
fedeli». Prima della proclamazione del dogma, per altro, il papa aveva
interrogato i vescovi, dei quali 536 si pronunciarono a favore della
nuova dottrina, 4 contro e 36 espressero dubbi sull’opportunità di una
siffatta dogmatizzazione.
Fu una lunga battaglia che lo Spirito Santo combatté con se stesso. Ma
l’ultimo dogma mariano mancava ancora all’appello: vi provvide Pio XII,
che nel 1950, con la Bolla Munificentissimus Deus, definì la dottrina
della sua assunzione in cielo in corpo e anima. Autore della Bolla fu il
gesuita Giuseppe Filograssi.
solovangelo.it | 12 January 2008, 22:10
Ringrazio anch’io Amicusplato per l’importante intervento, che, come ha detto Barbara, fa maggior chiarezza sulla questione.
Per quanto riguarda quanto affermato da Giorgio, invece, devo dire che in qualche modo mi hai preceduto: avevo in cuore da qualche giorno di scrivere un articolo sulle mutazioni che la “dea dei mille nomi” ha subito nel corso della storia. Il presente articolo, però, non tocca nemmeno di striscio il problema della divinizzazione di Maria, piuttosto inconsistente perchè non scritturale.
Da ciò che tu stesso citi parlando delle varie bolle che portarono alla proclamazione del dogma, è evidente che l’uomo riesca solo a combinare guai, quando non si affida alla guida che Dio ha voluto che l’uomo ricevesse: lo Spirito Santo, e la Bibbia.
Ad ogni modo, data la complessità della questione, non ritengo chiusa la questione, e preparerò quanto prima il mio articoletto per tracciare le varie “mutazioni” di questa dea pagana, che è arrivata a sovrapporsi perfino alla pia figura dell’umile Maria.
| 31 January 2008, 0:46
Solo ora ho visto il commento di Giorgio all’Immacolata Concezione di Maria. Giorgio conosce i miti pagani, ma non conosce evidentemente il Vangelo, né la storia della comunità cristiana. L’immacolata concezione ha un logico sviluppo nella coscienza della comunità cristiana, come tutte le verità della fede, che partono dal Vangelo. Ad es. la Trinità divina, affermata nei concili di Nicea (325) e di Costantinopoli (381) nonché Calcedonia (451), ha il fondamento nel Vangelo: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, non sono tre dei ma un unico Dio. Non esiste nel Vangelo il termine Trinità (che è dei concili), ma la realtà sì.
Così le verità che riguardano Maria. Il termine Immacolata Concezione (cioè senza nessuna macchia ) non esiste nel Vangelo, ma esiste la realtà di Maria che è senza nessun peccato: “Ti saluto, piena di grazia” (in greco ‘Kekaritomene’) (Lc 2, 28). Piena di grazia significa che non solo è senza alcun peccato, ma che è ricolma di ogni dono. Questo aspetto nella riflessione lungo i secoli ha portato a dichiarare pubblicamente che Maria è senza alcun peccato, fin dal concepimento, perché doveva dare la natura umana al Figlio di Dio, che è la santità in persona. Che qualche teologo, anche importante, abbia dubitato di questa verità, non è un problema. Anche sulla Trinità ci sono state discussioni. Ma nel popolo di Dio si è capito sempre più chiaramente ciò che è scritto nel Vangelo di Luca: Piena di grazia, cioè senza peccati, compreso quello originale, che è un peccato grave. Dove c’è Dio, non ci può essere peccato, per questo Maria è l’immacolata; gli ortodossi non usano questa espressione, ma un’altra simile: panaghìa, cioè ‘tutta santa’.
Lo stesso vale per il termine Madre di Dio. Evidentemnete Giorgio non ha capito il significato dell’espressione, e ricorre a paragoni con i miti pagani. L’espressione è nel Vangelo, ed è di S. Elisabetta: “La Madre dl mio Signore” (Lc. 2, 43). Anche qui la riflessione ha approfondito la verità. Maria è la Madre di Dio, non perché ha generato l’eterno Dio (sarebbe una bestemmia, allora sì che sarebbe una dea!), ma perché ha generato Gesù uomo, che è anche l’eterno Figlio di Dio. Le due nature, quella umana e quella divina in Gesù sono indissolubilmente unite nell’unica persona del Figlio, a cui Maria ha dato la natura umana. Per cui è giusto dire Madre di Dio, cioè Madre del Figlio di Dio fatto uomo. Nel vangelo infatti si dice che Gesù è il Figlio di Dio, che fa miracoli, e risorge, ma anche che nasce, cresce, soffre e muore. È sempre la stessa persona, è il Figlio di Dio, che nella sua duplice natura (umana e divina) agisce. Come si dice che il Figlio di Dio muore in croce, (nella natura umana ovviamente), così si può e si deve dire che Maria è Madre del Figlio di Dio (nella natura umana, ovviamente, ma che è indissolubilmente unita a quella divina).
Il Concilio di Efeso del 431 non fece altro che sancire questa verità: Maria non è una dea, che genera Dio (stupida bestemmia), ma è una creatura prescelta che dà la vita umana al Figlio di Dio, che è Dio come il Padre.
solovangelo.it | 31 January 2008, 1:26
Ciao amicus. Grazie per il tuo intervento.
Purtroppo è molto tardi e devo andare a dormire però, anche in mancanza del tempo necessario per scrivere un post degno del tuo, ci tenevo a dirti che, nonostante io sia d’accordo sulla vergiità di Maria al concepimento di Gesù, non sono d’accordo sul fatto che sia nata senza peccato.
Un insegnamento di questo tipo, per come la vedo io, contraddice la scrittura quando in Romani 3:23 dice “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio…”.
Ritenendo la Bibbia la Parola di Dio e volendola leggere nel suo complesso, sostengo che affermare l’assenza di peccato di Maria sia in contrasto con la totalità di una rivelazione che dalla prima all’ultima pagina ci dimostra come l’uomo sia peccatore irrimediabilmente perduto. Un peccatore (nessuno escluso) che ha avuto bisogno di un salvatore senza peccato che morisse al posto suo.
Dal Vecchio al Nuovo Testamento si comprende che l’unico Agnello senza maccha nè difetto è Gesù.
So che non sono assolutamente esauriente.
Nelle prossime 3 serate sarò occupatissima ma mi riprometto di scrivere un commento più approfondito.
Fraternamente ti saluto e ancora una volta ti ringrazio.
| 31 January 2008, 16:24
In attesa del tuo commento, mi permetto di fare una breve osservazione.
Il motivo per cui alcuni grandi teologici (come Tommaso d’Aquino e lo stesso Bernardo, il cantore di Maria) si opponevano a considerare Maria senza peccato originale era proprio il passo paolino che hai citato (Rm 3, 23).
Ma nel popolo cristiano e in altri grandi teologi (Duns Scoto, ad es.) si sentiva come assurdo che Maria potesse aver dato alla luce il Figlio di Dio in stato di peccato: una contraddizione in terminis: come può abitare il Figlio di Dio in un corpo di peccato? Tanto più che l’angelo l’aveva salutata con quella parola unica nel Vangelo: “Piena di grazia”; anche questa è parola di Dio, come e più di quella di Paolo, si potrebbe dire. Se è piena di grazia, non solo è senza peccati, ma è colma di tutte le virtù.
Le due frasi vanno perciò messe a confronto.
1. L’apostolo Paolo nella lettera ai Romani, e in altri passi, vuole affermare che senza Cristo non c’è salvezza perché siamo tutti peccatori.
2. Il Vangelo di Luca vuole affermare che dalla piena di grazia nasce il Figlio di Dio.
Il popolo di Dio ha chiamato Maria, la tutta bella (tota pulchra), la tutta santa (panaghìa), fin da sempre. Proprio per questo sempre più si è capito che l’immacolata non contraddice la salvezza portata da Cristo, anzi la magnifica. Dio infatti ha preservato dal peccato Maria, in previsione della morte redentrice del Figlio, perché ne fosse degna dimora.
Anche il messaggio paolino è così pienamente salvato: la salvezza viene solo dalla morte redentrice di Cristo, anche per sua Madre.
solovangelo.it | 31 January 2008, 20:12
Ciao, personalmente credo che dovremmo riequilibrare leggermente la discussione, in quanto finora si è data per scontata la traduzione “piena di grazia” relativamente all’appellativo kekaritomene.
Esiste però un dibattito che trova la maggior parte dei sostenitori nell’affermare che il vocabolo greco vada tradotto come “favorita dalla grazia”. Questa è la posizione ufficiale protestante, ma non solo. Tale traduzione la troviamo anche nel testo Nestlé-Aland edito dalle edizioni Paoline, alle quali va in questo caso un plauso per non essersi lasciate andare a facili reinterpretazioni.
E’ chiaro che l’appellativo così tradotto presuppone tutt’altro rispetto al senso consueto datogli dal cattolicesimo: molti uomini e donne di Dio, che il Signore ha chiamato ai propri propositi, possono infatti essere definiti come “favoriti dalla grazia”. Per estensione, ed in senso lato, l’intera cristianità ricade in questa definizione, se consideriamo l’opera redentrice di Cristo. Non per questo, un cristiano può dirsi immune al peccato, anzi.
Peraltro, se dovessimo affermare l’assenza di peccato in Maria (ed io, personalmente, me ne guardo bene), dovremmo dichiarare come bugiarda la Sacra Scrittura, che non in un solo punto (a meno di non operare interpolazioni che col testo sacro c’entrano poco) ci autorizza ad arrivare ad una simile conclusione.
Poi dobbiamo considerare anche il momento storico: non possiamo paragonare il rispetto verso Maria (più che giusto) della prima cristianità con la divinizzazione pratica che ha subito tale figura dal 1854 in poi (data della proclamazione del dogma dell’immacolata concezione). Infatti, le parole di amicusplato riecheggiano appunto la bolla “ineffabilis deus”, la quale cita:
I fondamenti teologici per fare una tale affermazione derivano più dalla tradizione e dal magistero che non da una esegesi biblica come si converrebbe: basta osservare ad esempio il catechismo cattolico per rendersi conto che i riferimenti a Maria come Madre di Dio non sono deducibili dalla Scrittura, bensì viene citato a loro sostegno questo o quell’altro concilio.
Penso che sia invece buona norma attenersi al consiglio di non andare al di là di ciò che è scritto, perché solo in questo caso abbiamo la garanzia che si tratti di rivelazione divina originale.
Con amicizia.
| 1 February 2008, 11:11
Carissimo Emiliano, mi permetto di intervenire ancora brevemente per precisare che il verbo kekaritomene, trattandosi di un participio perfetto, esprime in greco una realtà compiuta, perfetta appunto: “riempita di grazia” o “favorita dalla grazia” (ma come azione compiuta che permane). Si tratta di un apaxlegomenon, di un termine unico, per nessun’altra persona viene detta questa parola nella Scrittura.
Sono d’accordo con te che il termine immacolata concezione non c’è nel Vangelo, come molti altri che si usano sia dai cattolici che dai fratelli protestanti e vengono dalla ininterrotta fede dei cristiani. Anche questa interpretazione antichissima e continua non può essere messa da parte. È una interpretazione comune e antica a cui attingere nei dubbi.
A me rimane assurdo pensare che Dio si sia incarnato in un corpo di una peccatrice. Non si tratta di divinizzare Maria, ma di renderla unica tra le creature (ha generato il Figlio di Dio! benedetta tu fra le donne) con la verginità e con la esenzione da ogni macchia, tutto per volontà del Figlio, unico salvatore dell’uomo.
Ciao, e scusa.
solovangelo.it | 2 February 2008, 12:13
Ciao Amicusplato, vorrei solo commentare l’ultima parte del tuo intervento per sottoporti una mia riflessione. Dici che ti sembra assurdo che Dio si sia incarnato in un corpo di una peccatrice, però credo che questa considerazione non stia tenendo conto della genealogia di Gesù.
Infatti, analizzandola ci rendiamo conto di quanto in essa sia presente il peccato, la miseria umana: vi troviamo Giacobbe (ingannatore), Giuda (assassino e adultero), Davide (assassino e adultero anch’egli), Raab (prostituta). Il Vangelo di Matteo cita anche Salomone, il saggio re che concluse i suoi giorni nell’idolatria. Secondo riferimenti incrociati, possiamo includere nella genealogia del Cristo anche Atalia, regina tutt’altro che “pacifica”. Ve ne sono molti altri che non cito per brevità.
Io ritengo che proprio in questo si veda l’enorme grazia di Dio. Indipendentemente dalle situazioni, è Lui a compiere l’opera appieno che si è prefisso. L’uomo è sempre un mezzo, ma senza la grazia dell’Eterno non avrebbe mai i requisiti per essere strumento di Dio. E questo è chiaro analizzando brevemente i brani evangelici che parlano appunto della nascita di Gesù: la sua genealogia ci parla di un piano pensato da Dio, e della Sua fedeltà , così grande da portarlo avanti nonostante le piccolezze umane.
Da questo punto di vista, personalmente non ci vedo nulla di male se Dio ha voluto incarnarsi in questa stirpe, tutt’altro che esente dal peccato: è proprio così, che Egli ci mostra il Suo amore, sperimentando appieno la nostra condizione. Per questo non considero lo stato di peccato naturale di Maria come un qualcosa da cancellare o da nascondere: la rivelazione biblica ci parla di una realtà alla quale tutti siamo sottoposti, e solo attraverso il muoversi di Dio a nostro favore possiamo essere strappati a questa condizione. Nessuno escluso.
Con amicizia,
solovangelo.it | 16 February 2008, 19:50
Caro Amicus,
sono passati numerosi giorni dal mio ultimo intervento in questa discussione. Chissà se ancora ci stai seguendo…
Non ho avuto tempo per dedicarmi al blog come avrei voluto. Ritengo, però, che Emiliano abbia detto a modo suo quello che anch’io avrei voluto esprimere.
Scusa se non ti ho più risposto.
A presto.
| 29 February 2008, 2:58
Carissimi Emiliano e Barbara,
la figura della Madre di Dio (la Madre del mio Signore, Lc. 2,43), non può essere paragonata a nessuna delle donne o uomini della genealogia di Gesù. Gli altri non hanno dato la luce al Figlio di Dio secondo la carne.
Per questo il paragone con Betsabea e le altre non può essere fatto.
Maria ha dato alla luce il Figlio di Dio; e questa unicità è evidenziata dal parto verginale: nessuna delle donne ha avuto questo privilegio.
Il termine kekaritomene è già un indizio scritturistico forte; ma lo è anche il modo antichissimo (non moderno, non dopo il 1854) di rivolgersi a Maria, con i termini “tutta bella” (tota pulchra) nella comunità di lingua latina e “panaghia” (tutta santa) nella comunità di lingua greca. Perché i primi cristiani sentivano questo bisogno, di distinguere nella preghiera di intercessione (non di adorazione!) Maria dagli altri santi?
Possibile che sbagliassero da subito?
Lex orandi, lex credendi, dicevano gli antichi Padri: come si prega, così si crede. Maria nella Scrittura è detta ‘piena di grazia’ ‘ricolma di grazia’, nella prima comunità sia latina che orientale era creduta e invocata come la ‘tutta santa’; è l’aggettivo ‘tutta’ che ci fa capire come fin da subito i cristiani hano venerato la Madre di Dio come creatura senza peccati; e questo per la salvezza operata da Cristo, che solo da lei doveva prendere la natura umana.
Così comunque credevano i primi cristiani.
Ciao!
solovangelo.it | 14 March 2008, 0:27
Caro Amicusplato,
mi dispiace di non poter dire diversamente, ma proprio non posso concordare con te.
Infatti, già in apertura del tuo commento, c’è ciò che a mio parere è una conclusione che non tiene conto della sovranità di Dio. Dici che non si può paragonare Maria ad altre donne, perché nessuna, se non Maria stessa, diede alla luce il Figlio di Dio.
E quanto dici è vero, ma in tal modo pare quasi che Maria avesse in sé meriti particolari che in qualche modo la rendessero “più degna” di altre. Non stai invece considerando la scelta di Dio (la quale poteva ricadere anche su altre: la preferenza verso Maria è l’insondabile disegno del Signore).
Per quanto riguarda qualche nota alla nostra piccola “disputa” sui termini greci, permettimi di segnalarti una pagina dove ciò viene trattato in maniera soddisfacente:
clicca qui.
Al di là di questo, se davvero fosse stata presente una consuetudine che Dio avesse voluto impartirci in merito alla venerazione di Maria, oppure ad uno dei tanti dogmi sorti sul suo conto, non credi che ci avrebbe fatto arrivare delle considerazioni scritturali forti?
Invece, nessuno fra gli autori neotestamentari fa mai menzione ad un tale tipo di approccio verso la figura di Maria…
| 15 July 2010, 1:13
Abbi pazienza ma la traduzione in greco, precristiana, perché mai avrebbe dovuto, secondo le tue parole, “Tradurre il Vecchio Testamento sulle basi del Nuovo.”, se il Nuovo Testamento è stato scritto più di 400 anni dopo?
Mi sembra una posizione preconcetta. Sulla questione della tradizione corretta del termine almah mi pare che il sito
http://jewsforjesus.org/publications/issues/9_1/almah esponga una posizione equilibrata.
| 29 October 2010, 12:40
Maria era una donna peccatrice come evidenziato in Romani capitolo 5 verso 12. Se fosse stata senza peccato non avrebbe mai avuto l’obbligo scritturale di presentarsi nel tempio per la purificazione! Leggasi il vangelo di Luca capitolo 2 versi da 22 a 24.
| 8 February 2011, 11:55
Rom 5,12:
Se in quel passo Paolo avesse introdotto l’eccezione di Maria l’avrebbe dovuta spiegare, non era sua intenzione in quel momento estendere il discorso.
Lc 2,22-24:
Anche Gesù si sottomise al battesimo di Giovanni, battesimo di penitenza e conversione, pur non avendone alcun bisogno.
solovangelo.it | 9 February 2011, 20:40
@Marco: se davvero Maria fosse stata senza peccato, Paolo sarebbe stato in dovere di spiegare che la sua trattazione non era applicabile a tutti. Invece, egli analizza gli effetti del peccato, ossia la morte, spiegando come tutti muoiono, perchè tutti hanno peccato. Il discorso è ovviamente da estendersi, Paolo ripete molte volte questo concetto (nella lettera ai Romani viene citato di continuo), ed in nessun caso fa eccezioni, come del resto nessuna altra Scrittura.
Il caso del battesimo di Cristo è tutta un’altra cosa, e va analizzato nel suo contesto: non è possibile prendere un episodio biblico che va compreso con il proprio significato per giustificare un’illazione che non trova alcun tipo di riscontro biblico.
solovangelo.it | 9 February 2011, 20:56
Ciao Marco,
grazie per aver scritto il tuo contributo. Ho riflettuto circa i brani che accosti e ho fatto la seguente riflessione:
Se leggiamo la testimonianza di Giovanni il battista in merito al battesimo di Gesù riportata nel Vangelo di Giovanni Cap.1 versetti da 19 a 34, abbiamo la dimostrazione che il battesimo di Cristo è tutt’altra cosa rispetto al fatto che Maria fosse soggetta (come tutti) alla legge in quanto peccatrice.
La Bibbia stessa ci parla del significato di quel gesto e ce ne parla in maniera straordinaria esaltando Gesù come Figlio di Dio.
Invece, in riferimento a Maria, da nessuna parte troviamo brani che la esaltano come corredentrice o come donna senza peccato.
Pertanto il paragone da te proposto, dal punto di vista biblico non è valido.