Aug
18
2008
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Articolo del 17 u.s. di Frattini Davide tratto da Il Corriere Della Sera:
GERUSALEMME – Geremia e la sua disperazione finiscono in fondo a una vecchia cisterna piena di fango. I notabili di Gerusalemme temono che i suoi annunci di sventura demoralizzino i soldati, durante l’ assedio babilonese alla città. Il profeta minaccia una punizione, se il popolo non tornerà a rispettare l’ alleanza con Dio. |
I ministri del regno di Giuda vorrebbero zittire la propaganda negativa: cospirano per eliminarlo, fanno pressioni sul re. Un astuccio ritrovato a Gerusalemme, negli scavi alla Città di Davide, porta impresso su un sigillo il nome di uno di loro, Gedalyakhu Ben Pashur (Godolia, figlio di Pascùr), che Geremia cita assieme a quello di Yehukual ben Shelemyahu (Iucàl, figlio di Selemia). I due ministri – racconta il profeta – cercarono di convincere il re Sedecia a giustiziarlo, perché esortava la città sotto assedio ad arrendersi. «Sefatià figlio di Mattàn, Godolia figlio di Pascùr, Iucàl figlio di Selemia e Pascùr figlio di Malchia udirono queste parole che Geremia rivolgeva a tutto il popolo: “Dice il Signore: Chi rimane in questa città morirà di spada, di fame e di peste, mentre chi passerà ai Caldei vivrà: per lui la sua vita sarà come bottino e vivrà. Dice il Signore: Certo questa città sarà data in mano all’ esercito del re di Babilonia che la prenderà”». Tre anni fa, un altro sigillo – appartenente a Yehukual ben Shelemyahu – era stato trovato nella stessa zona, tra i resti della distruzione del primo Tempio. «Solo raramente gli archeologi – commenta Eilat Mazar, docente all’ università di Gerusalemme e direttrice degli scavi – si imbattono in ritrovamenti che hanno legami così concreti con figure storiche significative e che permettono di riportare in vita quello che succede nel Vecchio Testamento». I sigilli misurano un centimetro di diametro. Nell’ astuccio, sono conservate lettere in antico ebraico, ancora leggibili. Non è la prima volta che nell’ area della Città di Davide, vengono scoperti sigilli con nomi e riferimenti biblici. Nel 1982, l’ archeologo Yigal Shilo aveva recuperato la bolla di Gemayahau ben Shaphan, citato come ministro e scriba durante il governo di Ioiachin, terzo figlio di Giosia. È proprio sotto la guida di Giosia, che il regno prospera. La pace del periodo è offuscata dalle visioni negative di Geremia, che predica tra il 622 fino a oltre il 587 a.C. Il piccolo regno di Giuda è coinvolto nel gioco delle grandi potenze (Egitto, Assiria, Babilonia). Geremia annuncia un’ invasione, i babilonesi guidati da Nabucodonosor, e consiglia di sottomettersi al loro potere, invece che cercare un’ alleanza con gli egiziani. Dopo la caduta di Gerusalemme, resta in quella che è ormai una provincia dell’ impero babilonese. I suoi nemici lo avrebbero catturato e portato in Egitto, dove muore.
L’immagine del sigillo, a sinistra, è stata prelevata da
Getty.