Nov 26 2008
Conversioni last-minute
È di pochi momenti fa la rivelazione “clamorosa” di Mons. De Magistris in merito alla presunta “conversione dell’ultimo minuto” di Antonio Gramsci, uno dei fondatori del Partito Comunista Italiano, e profondamente radicato nella filosofia marxista. Sulle pagine del Corriere.it è possibile leggere il testo al quale farò riferimento in questo post [qui l'articolo del Corriere].
Sebbene coloro che in questi momenti stanno commentando l’annuncio siano più attenti alla possibilità o meno di una reale conversione di Gramsci, in queste righe io voglio invece concentrarmi sulle presunte “prove” che vengono addotte dal De Magistris per fare un’affermazione del genere. Una tra tutte: il Gramsci «ricevette i sacramenti». Già qui ci sarebbe una lunga parentesi da aprire, ma andiamo con ordine. Sperando di non annoiare troppo i nostri lettori, intendo mostrare cosa le Sacre Scritture definiscano con il termine “conversione“, per fornire un adeguato termine di paragone sul quale riflettere.
Sintetizzo qui di seguito le varie affermazioni del prelato, in modo da non essere troppo dispersivo e dedicarmi quindi al commento in maniera più efficace: stando a quanto rivelato dal De Magistris, il «Gramsci morì con i sacramenti. E chiese alle suore che lo assistevano di poter baciare un’immagine del Bambino Gesù». «Il mio conterraneo [del De Magistris, ndr] Gramsci aveva nella sua stanza l’immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù.». «Questo fatto nel mondo della “falce e martello” preferiscono tacerlo, ma è proprio così»
In nessun punto della Bibbia viene menzionata la necessità di ricevere sacramenti vari per potersi definire cristiani, ossia dei seguaci di Cristo. Ma c’è di più: le Scritture tacciono del tutto in merito al sacramentalismo, che la chiesa di Roma difende invece a spada tratta. Il perché è presto detto: il cristianesimo biblico è, in estrema sintesi, una offerta incondizionata di perdono. Se volessimo riassumere tutto il messaggio biblico in un paio di battute, credo potremmo utilizzare un’espressione come questa:
«Il contrappeso che viene applicato ai peccatori è la morte eterna. Tutti hanno infatti peccato e sono privi della gloria di Dio (Ro.3:23). Ma Gesù Cristo, quale Dio incarnato, è venuto sulla terra per pagare, versando il proprio sangue, i peccati dell’umanità, e fare in modo che ciascuna persona che si affida a Lui con fede non debba passare attraverso il futuro giudizio divino, ma abbia invece la garanzia del perdono, nonostante il peso delle proprie colpe. Accetti questo sacrificio, fatto anche per te?»
Ripeto, si tratta di una semplificazione estrema, che sarebbe da approfondire in ogni suo punto, ma che penso basti a rendere l’idea. Per dirla in altri termini, il concetto che permea l’intera rivelazione biblica è quello della “grazia immeritata e totale da parte di Dio“. Il tutto è ben lontano dal concetto introdotto nei secoli dalla chiesa di Roma di “grazia ottenibile per merito“, ossia condizionata a determinate regole che il clero ha stabilito. Una volta esistevano le indulgenze, con le quali acquistare il perdono divino (che bestemmia), e che potevano essere pagate sotto varie forme: denaro, partecipazione alle crociate, sponsorizzazione dei campioni crociati, e così via.
All’epoca di Lutero, le casse vaticane necessitavano particolarmente di fondi per l’edificazione della chiesa di S.Pietro, ed in quel periodo è quindi possibile assistere ad un’impennata di queste consuetudini. Il concetto del purgatorio, con i suoi scalini da far conquistare ai propri defunti a suon di monete, diventa preponderante, al punto da riuscire a sopravvivere fino ad oggi, seppur sotto “falso nome”. Le varie messe di trigesima, ad esempio, ne sono la versione moderna, che danno al fedele la fievole speranza di un miglior destino per il caro estinto o per sè stesso (concetto questo riscontrabile consultando il paragrafo 312 del compendio del catechismo della chiesa cattolica, scritto da Benedetto XVI nel 2005).
Ma come nasce il sacramentalismo, se non ve ne è traccia nelle Sacre Scritture?
Principalmente, la consuetudine cattolica di ogni tempo è sempre stata quella di “accontentare” i propri fedeli, introducendo dottrine nuove nel novero delle consolidate per andare incontro alle “voglie” del popolino. Non quindi una solida base teologica, quanto piuttosto una piattaforma elastica, che viene adattata a seconda delle necessità provenienti dai propri “clienti”, nel tentativo di mantenerli fedeli.
A sostegno di quanto ho scritto, basti pensare ad esempio al culto dei santi, introdotto grossomodo intorno al 410 d.C., quando le orde barbariche minacciavano la “città eterna”. Papa Innocenzo I decise di tentare la conversione dei Visigoti per mitigarne la furia distruttrice, ma come sarebbe stato possibile far accettare il cattolicesimo a questi guerrieri? Semplice: le popolazioni del nord erano molto attaccate al cosiddetto “culto degli eroi”, con il quale onoravano coloro che si erano distinti in battaglia, conquistandosi un posto nel cuore del loro popolo. Ecco quindi trovato il punto di “aggancio”: sarebbe stato sufficiente sovrapporre il culto degli eroi a quello di personaggi di spicco della cristianità, per renderne più accettabile la prassi presso chi ignorava completamente cosa fosse in realtà il cristianesimo, il quale biblicamente afferma che santi sono tutti coloro che fanno parte del popolo di Dio, nessuno escluso.
Il sacramentalismo fu ufficializzato con la traduzione biblica di Girolamo, con la sapiente (o scellerata) modifica di alcuni termini neotestamentari. Un esempio su tutti è il brano di Efesini 5:32, il quale recita: «Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa”. Nel testo greco di Erasmo da Rotterdam, il termine “mistero” è reso effettivamente come “mysterion“, ma Girolamo, nella sua Vulgata latina, riportò il termine “sacramentum“. Come dire: se la giustificazione scritturale non c’è, c’è qualcuno che la aggiunge.
Di sacramenti nella Bibbia non c’è traccia: ci sono due “ordinamenti”, se così vogliamo chiamarli, ossia due osservanze particolari che il Signore Gesù ha comandato, ma che non sono salvifiche in sé stesse.
La prima è il battesimo, con il quale il credente, consapevole della scelta che sta facendo, dà testimonianza visibile della sua scelta di vita. Il secondo ordinamento è la cosiddetta “cena del Signore”, ossia la condivisione del pane e del vino come memoriale del sacrificio di Cristo ed annuncio del Suo ritorno futuro (condivisione però non in chiave sacramentalistico/salvifica, come invece viene affermato dalla CCR). Pertanto, se il sacramento non ha radici bibliche, non è possibile valutare la conversione di una persona attraverso un parametro inesistente. Ma andiamo avanti.
Il secondo aspetto che voglio evidenziare è forse uno degli argomenti che più abbiamo trattato su queste pagine, e mi permetto quindi di essere sintetico, lasciando libertà di effettuare ricerche per approfondire il tema, e magari discuterne assieme: mi sto riferendo alla questione delle “immagini sacre”, assolutamente contrarie all’insegnamento biblico.
Il fatto che nel cattolicesimo le statue e le icone in genere trovino ampio spazio è, alla fine, sempre riconducibile alle motivazioni esposte sopra riguardo al culto dei santi: se al popolo piace un certo modo di vivere la spiritualità, la chiesa cattolica ci si adegua, in barba alle affermazioni delle Scritture.
A questo proposito, è importante notare che i dieci comandamenti hanno subito, nella catechesi cattolica, un profondo mutamento, proprio per “aggirare” il problema dell’idolatria.
Il secondo di essi, secondo la consuetudine romana è: «Non nominare il nome di Dio invano», che in realtà sarebbe il terzo secondo la dicitura di Esodo 20. C’è un comandamento biblico che è stato soppresso, ma che nelle Bibbie è ben visibile. Esso si trova al capitolo 2 del libro dell’Esodo, vv.4-6, e afferma:
«Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.»
Che di per sè sarebbe già abbastanza per determinare se la venerazione di oggetti vari, reliquie, statue, o altro sia lecita oppure no. Ma di passi che condannano un simile atteggiamento ce ne sono diversi. Secondo le dichiarazioni di De Magistris, il Gramsci «chiese alle suore che lo assistevano di poter baciare un’immagine del Bambino Gesù….aveva nella sua stanza l’immagine di Santa Teresa del Bambino Gesù».
Come è possibile valutare la conversione di una persona basandosi su un punto che contraddice l’insegnamento scritturale? Convertito, ma a cosa, se la Parola di Dio afferma l’opposto di quanto si fa nella pratica?
Non abbiamo però ancora visto cosa sia, biblicamente, la conversione.
Non pretendo di esaurire in questo post l’argomento, ma voglio dare qualche cenno per pensarci su.
“Conversione” è la resa in italiano del termine greco “metanoia“. Questa parola dà l’idea del cambiare direzione, cambiare atteggiamento: per raffigurarla mentalmente, è come se pensassimo di camminare in una certa direzione, e ad un certo punto di fermarci, girare fino a che non ci troviamo con le spalle verso il luogo in cui eravamo diretti, ed iniziamo quindi a camminare nella direzione opposta.
Il Signore, apparso a Paolo sulla via di Damasco, gli disse: «Alzati, e sta in piedi perché per questo ti sono apparso: per farti ministro e testimone delle cose che hai viste, e di quelle per le quali ti apparirò ancora, liberandoti da questo popolo e dalle nazioni, alle quali io ti mando per aprire loro gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro parte di eredità tra i santificati»
La strada alla quale è necessario voltare le spalle è quel sentiero di tenebre in cui l’uomo si trova, per iniziare a camminare verso la luce di Dio. Non è un qualcosa che si traduce in gesti rituali, non risiede nell’accettare sacramenti, o nel dimostrarsi devoti ad immagini idolatre. È qualcosa di molto più profondo, qualcosa che in ultima analisi è noto soltanto a Dio, che scruta i cuori e conosce la realtà nella quale versiamo. Convertirsi vuol dire abbandonare le brutture della nostra vita, lasciandoci dietro ciò che Dio ci sconsiglia, per abbracciare la grazia che ci è offerta ed essere trasformati in creature ad immagine del proprio Creatore.
Spero che queste (forse troppe) righe possano rappresentare uno stimolo per discutere più nel dettaglio sui temi visti fin qui. Lascio alla sezione dei commenti tutti gli approfondimenti del caso.



































| 26 November 2008, 10:07
bello molto bello ,un articolo di puro e vero evangelichese. pur essendo daccordo con te sulla dottrina esposta della conversione esposta biblicamente e in correttissimo modo ,permettimi di dissentire (per l amore che ci lega ) in quanto alla esposizione io come te non possiamo sapere se il gramsci ha accettato cristo in estremis puo essere possibile come il buon ladrone e stato perdonato in punto di morte anche il gramsci poteva avere questa grazia e questo e biblico in quanto ai modi e alle tradizioni non credo che il signore si faccia dei problemi se il cuore di gramsci era rivolto a cristo anche perche credo che una persona della sua istruzione avesse delle conoscenze bibliche ,dato che una buona parte delle dottrine di marx e tratta pari pari dalla parola di dio per quello che riguarda almeno la parte sociale e la teoria dell eguaglianza anche se lo negano a spada tratta e la reale applicazione e deficitaria basta con le critiche alle altre chiese noi predichiamo cristo viviamolo che dio ti benedica
Vota commento:solovangelo.it | 27 November 2008, 21:00
Caro Barabba mi hai preceduta.
Anch’io, infatti, quando ho letto l’articolo di Emiliano (pur apprezzandolo e condividendolo) ho pensato di scrivere che non possiamo essere certi né della conversione di Gramsci né del suo contrario.
Credo, però, che Emiliano con il suo esposto volesse mettere in evidenza che non sono i gesti esteriori a dimostrare d’aver accettato la grazia che Dio ci ha fatto attraverso Gesù e poi, volesse esporre in modo chiaro quanto la Bibbia afferma sui sacramenti (così come sono intesi nella cultura cattolica).
A mio avviso, questo non è un “fare la guerra” ad altre chiese ma dare alle persone la possibilità di sentire quanto dice la Bibbia.
Nella pace, nel dialogo, nella coerenza e nella libertà di espressione, secondo me, ci si deve confrontare anche tra chiese cristiane e spero e prego che questo spazio virtuale possa essere un posto dove chi non è d’accordo si senta libero di dissentire.
Un abbraccio.
Barbara
Vota commento:solovangelo.it | 28 November 2008, 0:54
Stavo spegnendo ma…
ho trovato questi splendidi video realizzati da alcuni fratelli della chiesa avventista.
Ho voluto linkare il tutto perchè parlano della conversione, della fede e della salvezza.
Buona visione
http://www.youtube.com/watch?v=gTcmTeh79G8
http://www.youtube.com/watch?v=LgRbFkp4w3s
http://www.youtube.com/watch?v=9Mxsl33YLWc
Vota commento:| 1 December 2008, 11:25
non e che io non condivida il pensiero di emiliano ,anzi lo quoto in pieno , sarei l uomo piu felice della terra se gramsci avesse accettato il signore gesu . ma purtroppo anche se non posso provarlo ,sono fermamente convinto che sia solo propaganda da parte della chiesa cattolica ,infatti non afferma che il gramsci abbi accettato cristo .ma afferma la sottomissione alle loro rituali liturgie e dottrine che ben poco hanno di cristiano e questo possiamo dimostrarlo alla luce della parola di dio .un abbraccio a tutte due vi voglio bene ciao
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