Feb 28 2009
Giudicare il prossimo
Traduzione e adattamento dell’articolo Judging Our Brothers, di John W. Ritenbaugh
Ma tu, perché giudichi tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi tuo fratello? Poiché tutti compariremo davanti al tribunale di Dio. (Ro.14:10)
La nostra posizione di esseri umani peccatori, meritevoli del giudizio divino, ci squalifica automaticamente dal poter giudicare. Le abitudini di vita del nostro passato hanno così pervertito la nostra capacità di giudizio, da renderci impossibile l’emissione di un qualsiasi verdetto con la stessa imparzialità di Dio. Le nostre valutazioni sono troppo soggettive per essere imparziali, troppo influenzate dalle nostre esperienze, per considerare tutte le sfumature presenti nella vita altrui, senza usare pregiudizio verso di esse. Soltanto dopo aver vissuto una vita vittoriosa [in Cristo, NdT], ed essere stati liberati da questo corpo e mente carnali, saremo nella posizione di giudicare le vite degli altri (1Co.6:2-3).
Dal momento che siamo ovviamente in possesso della capacità di discernere tra il giusto e lo sbagliato, e siamo esortati a scegliere per il bene anche quando valutiamo la condotta altrui, il giudizio che Dio proibisce è quello che si riversa contro un altro uomo. In altre parole, Dio proibisce l’emissione di una sentenza diretta [come attacco, NdT] alla persona. Una cosa è chiamare un determinato comportamento con il proprio nome, e decidere se quel tale atto sia malvagio o meno, ma condannare la persona che lo compie come malvagia, implicando quindi l’impossibilità di correzione del proprio modo di agire, equivale ad entrare in un campo minato.
Link all’originale (in inglese): [http://www.bibletools.org]



































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