Mar 05 2009
Esclusi dal regno di Dio, parte III
Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna. (Ap.22:15)
Proseguo, a distanza ormai di mesi, le riflessioni iniziate nel novembre 2007 in merito al passo di Apocalisse 22:15, il quale evidenzia le categorie di persone che saranno escluse dal Regno di Dio, inaugurato dal ritorno di Gesù Cristo e dalla sua vittoria sul serpente antico (Ap.12:9). In passato abbiamo discusso le prime due categorie, i “cani” (gr. kunés) e gli “stregoni” (gr. farmakoi). Andando avanti, troviamo un genere di uomo del quale non è affatto semplice discutere, soprattutto in tempi come i nostri: i “fornicatori“.
Dal greco pornoi, il termine “fornicatori” significa letteralmente “sporchi“, “sudici“: essi sono coloro che, invischiati nel proprio vizio e rapiti dalle voglie della loro mente, sono impossibilitati a sfuggire dal pantano nel quale sono precipitati, e vengono sballottati laddove la propria deviazione li conduce. Notiamo quindi che anche volendo distaccarsi dal pensiero puramente fideistico, persino una lingua come il greco, appartenente ad un popolo piuttosto libero in fatto di costumi, ha una definizione del termine che suona di condanna: il richiamo alla sporcizia è un’indicazione piuttosto pesante di come fosse considerato un tale comportamento perfino nella cultura ellenista.
Nell’accezione comune, il fornicatore (o adultero) è chi ha rapporti intimi con la moglie altrui; vediamo però che le Scritture indicano come adultero anche colui che, nonostante il proprio stato di celibe, ha rapporti con una donna alla quale non è sposato. Ovviamente, anche se ho parlato al maschile, il concetto è valido anche per le donne, e soprattutto, come accennavo prima, in tempi come quelli in cui viviamo – tempi in cui, in nome della libertà di scelta e di pensiero, spesse volte si fa di sé stessi niente più che semplice merce, a disposizione del “passante” del momento.
La Bibbia usa quindi un rigore particolare: cerchiamo di analizzarne il perchè, al fine di capire meglio le varie sfaccettature che la fornicazione comporta, le quali spesso sfuggono ad un ragionamento superficiale, o guidato dai pregiudizi personali. Se la Bibbia è la rivelazione di Dio, e Dio desidera il nostro bene, perché frenarci nella nostra ricerca del piacere personale? Spero di riuscire a dare una risposta soddisfacente, anche se mi rendo conto che in questa sede molto probabilmente non arriveremo che a scalfire la superficie della questione. Naturalmente, ogni lettore è invitato a contribuire alla discussione, esponendo il proprio punto di vista e gli interrogativi che dovessero emergere durante la lettura.
Analizzando le possibili ricadute sociali della fornicazione, direi che abbiamo sufficiente materiale per affermare che l’adultero è un “violento inconsapevole“: nella sua ingordigia, non pensa minimamente alle conseguenze dei suoi gesti, o, se ci pensa, mette comunque al primo posto i propri desideri. Riflettiamoci: menzogne tra coniugi per coprire relazioni illecite, ferite emotive e psicologiche difficili da guarire, possibili gravidanze indesiderate, gesti inconsulti che potrebbero essere compiuti dalle parti in causa…la lista effettivamente sarebbe ancora lunga, ma basta mettersi nel giusto ordine di idee ed ecco che tutto diventa chiaro: basta guardare le cose con gli occhi di colui che patirebbe il danno del nostro comportamento scorretto, per renderci conto della bruttezza del nostro agire.
Fornicatore “violento“, quindi, ma anche egoista, perchè non si fa problemi nel portare il male nella vita di un suo simile, l’importante per lui è soddisfare le proprie voglie. Se la coscienza lo condanna (perchè nell’uomo è comunque instillata la capacità di discernere il bene dal male), l’adultero sa comunque trincerarsi abilmente dietro scuse ammantate di romanticismo: “mi sono innamorato“, affermano alcuni, senza considerare che l’amore – vero – non reca danno a nessuno. Le giustificazioni verso comportamenti di questo genere sono state talmente perfezionate nel corso della storia, da richiedere tutta una legislazione a riguardo, tra separazioni, divorzi e contenziosi vari. Vorrei allora elencare, seppur parzialmente, quello che è l’insegnamento biblico sull’argomento, in tutta la sua accessibilità e semplicità:
Non commettere adulterio (Es.20:14)
Chi commette un adulterio è privo di senno; chi fa questo vuol rovinare sé stesso. Troverà ferite e disonore, la sua vergogna non sarà mai cancellata. (Pr.6:32-33)
Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio“. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.(Mt.5:27-28)
Chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio. (Mt.5:32)
Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandare via le vostre mogli; ma da principio non era così. Ma io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio. (Mt.19:8-9)
Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie ripudia suo marito e ne sposa un altro, commette adulterio. (Mt.10:11-12)
Tutto questo con buona pace, per esempio, del tribunale cattolico della Sacra Rota, che sulla base di considerazioni che nulla hanno a che spartire con la Parola di Dio, autorizza le coppie in difficoltà ad andare contro quanto Cristo stesso ci ha insegnato per il nostro bene!
Si potrebbe obiettare che quanto sopra è valido soltanto nel caso in cui sia in essere il patto matrimoniale: ma se due persone non sono sposate non danneggiano nessuno, e pertanto il loro rapporto non dovrebbe essere considerato fornicazione. A mio avviso, tutto parte dalla considerazione della fragilità dei rapporti umani: specialmente tra i giovani, amore e disinteresse si alternano in rapida successione, e i rapporti sono soggetti a sbalzi causati anche da inezie. Ogni passo avventato produrrà quindi inevitabilmente dolore: la ragazza che si sente respinta/disprezzata/usata, il ragazzo che intraprende strade poco raccomandabili spinto dalla delusione, tutto si traduce in sofferenza. Certo, il mondo gira così – e se tutti coloro che hanno subito ferite o delusioni anche profonde non si fossero ripresi, la razza umana forse non esisterebbe più. Ma proprio a causa dell’andazzo delle cose, la maggioranza delle persone ha un’idea deviata dell’amore, e spesso guarda con rassegnazione a quelli che un tempo erano valori imprescindibili, trovando quindi giustificazioni per lasciarsi andare a ciò che sa essere sbagliato.
L’amore è donarsi pienamente: la fisicità è una strada semplice da percorrere, sa farlo chiunque, e a volte è ingannatrice, perché mette il velo della passione sugli occhi della gente, impedendo di prendere contatto con i propri sentimenti, e di capire se si è disposti a rinunciare a sé stessi per il bene dell’altro. Penso che una tale introspezione, nella nostra società fast-food a 360°, terrorizzi più di una persona.
Ma arriviamo al nocciolo della nostra questione: cosa c’entra tutto questo con la futura creazione, con il regno di Dio? Perchè i fornicatori non hanno parte in tutto questo? La risposta è semplice e molto complicata al tempo stesso: ciò che abbiamo visto finora ci aiuterà a capire meglio il pensiero biblico. Il matrimonio tra uomo e donna è un’istituzione derivante dalla volontà divina, è qualcosa di buono che Dio stesso ha inventato per noi. E contemporaneamente simboleggia in maniera pressoché totale il rapporto che esiste tra Cristo e coloro che si affidano a Lui, ossia la sua chiesa. L’apostolo Paolo, nella sua lettera alla chiesa di Efeso, spiega questo concetto con le seguenti parole:
Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama sé stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa. (Ef.5:21-33)
Nella sua opera di redenzione, Gesù non ha guardato alla nostra bassezza, al nostro peccato – anzi – ha donato la propria vita con il proposito preciso di riscattarci, e darci la possibilità di godere della vita eterna in sua presenza. Per dirla in altri termini, Cristo non ha sacrificato la sua vita per esseri perfetti ed impeccabili, ma l’ha sacrificata per dei criminali, dei ribelli, degli ingrati. Ci ha amati quando noi eravamo in grado soltanto di rispondere all’amore con l’odio, ci ha amati quando in noi c’era ben poco di amabile. L’uomo è creatura di Dio, e come sua creazione è da Lui amato, perchè riflesso della Sua essenza. Egli si prende cura del proprio popolo, del proprio gregge, come il pastore fa con le sue pecore. Cristo ha lasciato la gloria che aveva presso il Padre per riscattarci, per acquistarci pagandone il prezzo con il proprio sangue. E tutto questo, perchè desidera che ogni uomo sia salvato.
Il fornicatore è colui che calpesta l’opera di Cristo, perchè oltraggia il meraviglioso messaggio che Dio stesso ha donato alla coppia. È colui che non ama davvero, che non è in grado di donarsi pienamente, perchè ha paura di perdere sé stesso nel giurare dinanzi a Dio la propria fedeltà. È colui che è attentissimo al proprio piacere, ma fugge appena il suo egoismo è messo a repentaglio. È colui che non desidera seguire l’esempio di Cristo, il quale ha caricato su sé stesso il danno, per portare alla gloria la sua Sposa, i suoi redenti.
Nella Scrittura non vediamo mai l’immagine di un Dio tiranno, che ci fa violenza fintanto che piega la nostra volontà: al contrario, osserviamo un Dio amorevole, paziente, misericordioso, che attraverso la sua rivelazione dà all’uomo i consigli per vivere una vita piena, all’interno del progetto di Colui che ha creato tutto ciò che esiste. Per questo motivo, Egli non ci forzerà mai a seguire l’esempio di Cristo, se non lo desideriamo, e anche se la cosa gli dispiace, certo non ci imporrà di scegliere il bene. Ma in questo caso, saremo squalificati dall’essere parte del suo regno, perchè alla presenza di Dio non potranno esserci coloro che hanno liberamente scelto di imitare il principe di questo mondo, anzichè il Signore dei signori.
Allo stesso modo delle precedenti categorie di “esclusi”, però, c’è anche da dire che non ci troviamo ancora nel contesto apocalittico cui fa riferimento il brano. Per questo motivo, finchè Gesù non ritornerà, non sarà mai troppo tardi per ravvedersi ed entrare quindi a far parte del suo popolo. Termino quindi questo articolo con un brano molto famoso della lettera agli Ebrei, come esortazione a prendere una strada che onori Dio, in ogni aspetto del nostro essere:
«Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nel giorno della ribellione, come nel giorno della tentazione nel deserto, dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto le mie opere per quarant’anni! Perciò mi disgustai di quella generazione, e dissi: “Sono sempre traviati di cuore; non hanno conosciuto le mie vie”; così giurai nella mia ira: “Non entreranno nel mio riposo!”».
Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente; ma esortatevi a vicenda ogni giorno, finché si può dire: «Oggi», perché nessuno di voi s’indurisca per la seduzione del peccato» (Eb.3:7-13)
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