Mar 22 2009
Donne al sepolcro
Questa mattina ho potuto ascoltare una bella predicazione, che mi ha lasciato alcuni spunti di riflessione che ritengo sia utile condividere: il passo analizzato era quello del capitolo 16 del vangelo di Marco, in cui vediamo le donne che erano al seguito di Gesù mentre si organizzano per andare ad ungere il corpo del Maestro, deposto nel sepolcro. Il brano in questione recita:
Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungere Gesù. La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. E dicevano tra di loro: «Chi ci rotolerà la pietra dall’apertura del sepolcro?» Ma, alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata; ed era pure molto grande.
Per le donne, andare ad ungere Gesù era certamente una dimostrazione dell’amore che avevano verso il Maestro, e sicuramente avevano speso una certa cifra per poter acquistare i profumi con i quali trattare il corpo. Probabilmente erano desiderose di recarsi al sepolcro il prima possibile, ma si trovavano davanti a tre ostacoli principali: il primo, era il sabato – la tradizione, quindi. Esse erano già pronte il venerdì, ma la legge legata al settimo giorno “congelava” la vita degli israeliti, per i quali vi era ben poco di lecito in quella giornata.
Esse attesero quindi che il sabato passasse.
In seconda battuta, vediamo che si recarono al sepolcro “molto presto”, e quindi subito dopo la notte. Quando pensiamo all’oscurità, oggi sicuramente fatichiamo ad intenderla come si trovava a viverla un uomo di quei tempi: ai nostri giorni non esiste l’oscurità completa, anche le piccole stradine di campagna hanno il loro lampioncino per permettere un minimo di visibilità. Ma allora, essere al buio significava non riuscire a vedere più in là del proprio naso, specie nelle notti senza luna, ed ecco quindi l’impossibilità fisica di recarsi al sepolcro.
In ultima istanza, l’ostacolo più grande: mentre erano per la via, le donne si domandavano chi avrebbe rotolato loro la pietra per permettere l’ingresso al sepolcro. Ed è a questo punto che esse la trovano già accantonata, spinta dall’angelo che le attende all’interno per dar loro la buona notizia della resurrezione.
I primi due problemi sono “umanamente affrontabili”: nel caso del sabato ci troviamo di fronte ad un comandamento preciso, e la semplice attesa che le donne osservarono permise loro di “aggirare” il problema. La stessa cosa dicasi per l’oscurità: passata la notte, esse iniziarono il cammino accompagnate dalle luci dell’alba. Ma per quanto concerne l’ultimo ostacolo – il masso – la situazione era differente: si trattava di un compito a loro impossibile, ed esse lo sapevano, tuttavia non si tirarono indietro dall’intraprendere il cammino.
Per dirla in altri termini, ci sono dei problemi che possiamo gestire noi, in quanto uomini e donne, e che è giusto che affrontiamo. Ma sicuramente ce ne saranno altri – ci saranno dei “massi da rotolare” – che non sono nelle nostre possibilità, ma che sono assolutamente gestibili da Dio.
Le donne non sarebbero mai riuscite ad entrare nel sepolcro, ma l’intervento divino lo rese loro possibile: allo stesso modo, è per noi di capitale importanza riconoscere ed accettare quello che non possiamo fare, confidando nell’intervento di Colui che ci ama.
Gli ostacoli che le donne incontrarono non furono “dannosi”: se ci fermiamo a pensarci, essi furono necessari per fare in modo che si compissero i tempi di Dio, ossia che le donne potessero entrare rendendosi conto della straordinarietà dell’avvenimento: cosa sarebbe accaduto se esse fossero arrivate il giorno precedente, o comunque prima di quel momento? Esse non avrebbero potuto osservare la potenza di Dio rivelata nella resurrezione.
Tutto questo è applicabile nella nostra vita: perchè se crediamo in un Dio che ha in mano la storia – intendendo con questo anche la nostra storia – allora possiamo confidare che gli ostacoli che ci troveremo davanti si trovano lì per un motivo, che non è il nostro male, anche se magari le circostanze potrebbero darci ad intendere diversamente.
Al tempo stesso, la nostra responsabilità sta nell’essere attenti a non “confondere le carte”, bensì di discernere quali siano le situazioni che possiamo (e dobbiamo) gestire, e quelle che non sono alla nostra altezza, ma che dobbiamo abbandonare alla cura precisa del Dio che conosce i tempi e la loro maturazione.
Ed in ultimo, ma non meno importante, l’aspetto del servizio cristiano: quelle donne non si recarono al sepolcro per dovere, ma per amore di Cristo. E questo, per coloro che lavorano – a qualsiasi livello – in ambito cristiano, deve essere un grande insegnamento. Si possono svolgere attività per motivi differenti, ma al primo posto ci deve essere quel sentimento di amore e di riconoscenza che le donne del brano visto sopra ci dimostrano. Non un sentimento di obbligo, ma un sincero slancio verso Colui che non si è risparmiato per portare alla vita eterna chiunque gli si affida.
Un insegnamento importante, che ci arriva dalla Scrittura attraverso l’evidenza di un gesto semplice, compiuto da coloro che nella società ebraica del tempo godevano di ben misera considerazione, ma che sono state reputate degne da Dio di essere considerate degli esempi, al punto da menzionarle nella Sua Parola.


































