Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede

Jun 08 2009

Il discernimento degli spiriti

«Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo. Da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; e ogni spirito che non riconosce pubblicamente Gesù, non è da Dio, ma è lo spirito dell’anticristo. Voi avete sentito che deve venire; e ora è già nel mondo. Voi siete da Dio, figlioli, e li avete vinti, perché colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo; perciò parlano come chi è del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio; chi conosce Dio ascolta noi, chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore.»(1Gv 4:1-6)

Con questo post, vorrei analizzare, in modo spero esauriente, il passo della prima lettera dell’apostolo Giovanni appena riportato, brano che credo sia tra più travisati e incompresi delle Sacre Scritture. Molti cristiani, infatti, vedono in esso la spiegazione di un dono necessariamente mistico, che in qualche modo renda capaci di «interrogare» o «percepire» entità spirituali (generalmente, di natura demonica). Personalmente, mi è stato raccontato di diversi «uomini di fede» che, proponendosi quali detentori di questo carisma, pretendono di poter addirittura individuare la posizione fisica di un dèmone nel corpo del posseduto, oppure intrattenere dialoghi con tali esseri spirituali, per ottenerne informazioni e quindi cacciarli da dove sono venuti, come in una trasposizione cristianizzata di prassi occultistiche. Davanti alle Sacre Scritture, l’uomo è spesso tentato di afferrarne dei frammenti parziali e proclamare dottrine a partire da essi, senza valutare l’intero complesso biblico, dal quali invece non dovremmo mai allontanarci. È il caso, per esempio, di quegli atei che criticano l’insegnamento scritturale basandosi su brani assolutamente distorti rispetto a ciò che realmente affermano quando correttamente inseriti nel testo; ma – ahimé – è anche il caso di quei credenti che, magari in assoluta sincerità, ma mancando di adeguati strumenti di studio, si fanno trascinare in ragionamenti privi di reale fondamento.

È mia sincera speranza che le seguenti righe possano, nel loro piccolo, aiutare ad aprire gli occhi su quanto affermato dall’apostolo Giovanni, per fare proprio l’avvertimento del discepolo e rimanere saldi nell’insegnamento della Bibbia.

Secondo quella che è la nostra cultura, ogni qualvolta leggiamo un termine come «spirito» non possiamo che pensare a qualcosa di etereo, impalpabile, necessariamente appartenente al regno spirituale. Credo quindi che la prima domanda da porsi nell’analisi di questo passo sia: cosa vuole intendere Giovanni con l’espressione «non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio»? Sta utilizzando le nostre stesse categorie culturali, oppure no? In base al principio secondo il quale la Bibbia spiega sé stessa, è sufficiente proseguire nella lettura: la motivazione per cui Giovanni esorta a non credere ad ogni spirito è «perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo». Tale conclusione pone un primo problema: perché l’apostolo parla prima di qualcosa di apparentemente etereo, per poi dire che nel mondo sono sorti falsi profeti, ossia uomini in carne ed ossa?
Tale interrogativo viene inoltre rafforzato, se notiamo, da uno dei versetti successivi, in cui vengono messi in contrapposizione i credenti («noi siamo da Dio; chi conosce Dio ascolta noi, chi non è da Dio non ci ascolta»), con tali «spiriti» («costoro sono del mondo; perciò parlano come chi è del mondo e il mondo li ascolta»). Come può un credente, anch’egli uomo in carne ed ossa, essere messo a paragone di una realtà spirituale? Ed inoltre, come può uno «spirito» essere del mondo, e parlare come uno del mondo?

La risposta è piuttosto semplice, se consideriamo che Giovanni, nonostante abbia redatto i propri scritti in greco, era comunque un ebreo, giustamente formato secondo la sua cultura natia. Secondo il pensiero ebraico, non c’è molta differenza tra la parte fisica dell’uomo e quella spirituale (ricordiamo, per esempio, il ragionamento paolino sul primo Adamo, «anima vivente», 1Co.15:45): esse sono, in somma analisi, porzioni di un tutto, alle quali ci si può riferire intercambiabilmente proprio perché indicano un solo elemento: l’uomo, nella sua totalità di essere fisico e spirituale. Alle orecchie del giudeo, o comunque dell’uomo mediorientale in genere, non si presentava cioè quella distinzione che il pensiero greco ha introdotto nella nostra categoria culturale: per lui, l’uomo era anche il suo spirito, e lo spirito di un uomo era logicamente in stretta correlazione con il suo proprietario. Come dicevo, è soltanto più tardi, con lo sviluppo del pensiero filosofico greco, che assistiamo ad una «settorializzazione» delle parti componenti l’essere umano: ai tempi e secondo la cultura di Giovanni, un tale approccio non esisteva.

Per questo motivo, attraverso il pensiero giudaico, potremmo leggere il versetto citato poc’anzi come: «non crediate a ogni uomo, ma provate gli uomini per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo». In tal modo, il passo acquista una connotazione più chiara: l’esortazione dell’apostolo indica come non sia prudente affidarsi agli insegnamenti di chiunque, ma si debba essere prima certi che essi vengano da Dio. La motivazione è quindi logica: molti falsi profeti sono sorti nel mondo, ed ecco che i credenti poco accorti potrebbero ritrovarsi a seguire le eresie di costoro, se li ascoltano senza analizzare nel dettaglio il loro pensiero con il fine di stabilire se esso sia conforme alla Parola di Dio o meno.

Con il termine «falsi profeti», infatti, il Nuovo Testamento ci indica coloro che insegnano a deviare dalla volontà divina, perché trasmettono concetti e dottrine che solo in apparenza hanno fondamento biblico, ma che nascono invece da una scellerata «torsione» della verità. Essi ricalcano le orme del nemico di Dio, del «satana» (ossia avversario), il quale, cercando di tentare Cristo nel deserto, utilizzò la Parola di Dio, ma alterandone il reale significato (Mt.4:1-11). Le risposte del Signore dovrebbero essere per noi un esempio su come rapportarci a tali figuri: lo «sta scritto» di Gesù incarna appieno il rifiuto delle menzogne, e la ferma volontà di aderire alla verità rivelata nelle Scritture. Certo, per sapere che si tratta di falsità bisogna prima conoscere adeguatamente il consiglio di Dio: ecco quindi, la necessità di «discernere» il vero da ciò che non lo è. Anche in questo caso, Cristo è per noi un esempio: Egli dimostrava di essere «impregnato» della Parola di Dio, di conoscerla intimamente. Soltanto in questo modo, possiamo evitare di essere ingannati.

Proseguiamo nella nostra analisi: Giovanni continua nel suo ragionamento, e spiega come poter capire se siamo davanti ad un «falso profeta», ossia un fraudolento enunciatore della verità divina, oppure no; egli afferma: «da questo conoscete lo Spirito di Dio: ogni spirito, il quale riconosce pubblicamente che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; e ogni spirito che non riconosce pubblicamente Gesù, non è da Dio, ma è lo spirito dell’anticristo».
Il testo dice che colui che viene da Dio (ossia, che ha in sé il suo Spirito), crede che «Gesù Cristo sia venuto nella carne». Un’espressione come questa, oggi sicuramente lascia perplessi: come può una considerazione tutto sommato così banale essere la discriminante per sapere se ci troviamo davanti ad un discepolo di Cristo oppure a un falso insegnante?

Per capire questo passaggio, è indispensabile contestualizzare il testo: perchè Giovanni scrive ai destinatari della sua lettera queste cose? A che cosa si stava riferendo, precisamente? Sappiamo che mentre l’apostolo scriveva la sua prima lettera, il lievito del docetismo aveva iniziato a spandersi nelle comunità cristiane. Esisteva cioè una frangia piuttosto consistente di cosiddetti «credenti» che però, influenzati dallo gnosticismo, affermavano che l’umanità di Cristo fosse soltanto apparente («docetismo» è infatti un termine che deriva dal verbo greco dokein, ossia «apparire»), che Egli non sia mai stato realmente «uomo», bensì una creatura spirituale che si presentava con caratteristiche antropomorfe, le quali non erano altro che una sorta di «maschera»: ricordiamo infatti che lo gnosticismo afferma la malvagità di tutto ciò che è materia, asserendo che il mondo terreno è opera di una sorta di «dio minore», il cosiddetto «Demiurgo», e che soltanto ciò che è spirituale è buono. Essi ricercavano l’annullamento della materia, e per questo motivo erano, tra le altre cose, contrari alla procreazione: l’unico modo per liberarsi della malvagità del creato era quella di non perpetrare la specie.

Secondo il loro pensiero, quindi, Cristo non avrebbe mai potuto rivestire una natura malvagia, ed incarnare al tempo stesso Bene e Male: per questo motivo, la sua manifestazione fisica non doveva essere reale. Le implicazioni di un tal modo di pensare sono diverse, e voglio toccarne brevissimamente solo alcune: anzitutto, tali tesi sono contrarie alla rivelazione biblica, la quale afferma che il nostro mondo è creazione originale del Dio Unico e Vero, ed in seconda istanza non considerano che Dio stesso affermò la bontà di ciò che aveva creato (Genesi 1 – «Dio vide che tutto era molto buono»). Lo gnosticismo poneva un freno all’esortazione divina sulla crescita e moltiplicazione della nostra specie, cercando di proibire, come ho accennato sopra, la riproduzione dell’unico essere che le Scritture ci descrivono come portatore dell’immagine di Dio. Arrivando poi alla figura di Cristo, le tesi gnostiche sostengono implicitamente la falsità delle sue sofferenze: Egli, come solo spirito, non poteva patire il supplizio, ed è perfino asserito che sia stato sostituito, sulla croce, da un uomo comune (il Simone di Cirene descritto nei vangeli). Se tale tesi fosse reale, significherebbe che l’umanità giace ancora nella condanna, e che è impossibilitata a sfuggirne: se l’Agnello senza macchia né difetto non è stato immolato per il peccato del mondo, il mondo è privo del solo ed unico riscatto che ci può portare alla pace ed al perdono di Dio.

Ma ricordiamo cosa Giovanni stesso scrisse all’inizio del suo vangelo: «La Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre» – una sonora affermazione della nullità e follia delle dottrine gnostiche.

L’apostolo era comunque ben cosciente del pericolo corso dalle assemblee cristiane: si trattava di una minaccia troppo grande per non avvertire i suoi confratelli della necessità di prudenza, di attenzione, di discernimento per l’appunto. Gli gnostici negavano il Cristo della storia e delle Scritture: ecco perché Giovanni può definirli come animati dallo spirito dell’anticristo: quello spirito di apostasia che sicuramente anticipa (ante) il ritorno del Signore, quell’attitudine che non riconosce in Cristo il Dio Unico realmente incarnato, ma anzi lo nega (anti). Lo spirito dell’anticristo è lo spirito dell’eresia: esso si distacca dalla rivelazione biblica per affermare menzogne. Giovanni dice ai suoi lettori che essi «avevano sentito che deve venire; e ora è già nel mondo»: l’apostasia dalla fede biblica era già attiva ed in grande fermento, mentre Giovanni scriveva questa sua epistola.

L’apostolo Paolo aveva già anticipato al caro discepolo Timoteo la realtà futura di quanto Giovanni stava scrivendo soltanto diversi anni dopo:

«Lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni, sviati dall’ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza. Essi vieteranno il matrimonio e ordineranno di astenersi da cibi che Dio ha creati perché quelli che credono e hanno ben conosciuto la verità ne usino con rendimento di grazie. Infatti tutto quel che Dio ha creato è buono; e nulla è da respingere, se usato con rendimento di grazie; perché è santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera.» (1Ti.4:1-5)

Questo passo ha una portata che va anche oltre gli schemi docetisti, ma che sicuramente li include e li commenta secondo il consiglio di Dio: lo gnosticismo, come ogni altra eresia, è un’espressione di apostasia dalla fede cristiana. Letto in questa chiave culturale e storica, il resto del brano assume contorni netti e chiarissimi: riporto qui a seguito la porzione ancora non analizzata del testo, lasciando al lettore il «compito» di arrivare alla conclusione, sulla base degli strumenti presentati nelle righe soprastanti:

«Voi siete da Dio, figlioli, e li avete vinti, perchè colui che è in voi è più grande di colui che è nel mondo. Costoro sono del mondo; perciò parlano come chi è del mondo e il mondo li ascolta. Noi siamo da Dio; chi conosce Dio ascolta noi, chi non è da Dio non ci ascolta. Da questo conosciamo lo spirito della verità e lo spirito dell’errore»

Ovviamente, potremo discuterne assieme, come sempre, in sede di commento: essendo un tema piuttosto complesso e delicato, questo è certamente auspicabile, ed è sicuramente una notevole fonte di arricchimento.

Il «discernimento degli spiriti» è certamente un dono sovrannaturale, divino, e Giovanni ce lo presenta in tutta la sua potenza: esso consiste nel riuscire a capire se chi ci sta di fronte è animato dallo Spirito di Dio, o se gli insegnamenti che vuole presentarci non siano invece astute seduzioni che appagano il nostro ego, ma che ci trascinano lontano dall’Eterno. Come accennato precedentemente, tale dono deriva dalla concessione che Dio opera in favore di coloro che si approcciano sinceramente alla Parola di Dio con l’intento di capire, e non di far dire ad essa ciò che si vuole essa affermi. Ad un cuore sincero, che desidera capire la volontà di Dio, l’Eterno risponderà certamente fornendo l’intelligenza necessaria per saper far fronte agli attacchi dei nemici della fede, i quali, a differenza di ciò che generalmente si crede, poche volte arrivano dall’esterno: molto più sovente si tratta di scaltri falsari della rivelazione biblica, che traggono la loro linfa all’interno delle assemblee dei credenti, attingendola da coloro che sono meno avveduti. L’apostolo Giuda, autore dell’ultima lettera del NT, fa di costoro un ritratto di una precisione assoluta nella sua epistola, della quale consiglio non solo la lettura, ma lo studio approfondito.

Il «discernimento degli spiriti», per ovvia estensione, non si applica soltanto al docetismo che Giovanni condannava (sebbene, a tratti, esso tenda a ripresentarsi, assumendo varie forme), bensì ad ogni espressione eretica contraria allo Spirito della rivelazione biblica: per non cadere nella trappola di un cristianesimo falsato, è necessaria l’intelligenza per comprendere cosa sia conforme alla fede e cosa invece sia fasullo. Nel corso della storia, molte assemblee sono state salvate da una fine prematura proprio attraverso il corretto esercizio di questo dono, in quanto i loro membri riuscirono a rendersi conto dell’arrivo di chi intendeva introdurre il proprio lievito nella dottrina cristiana.

Ancora oggi è così, e la sfida che ci troviamo a dover raccogliere è la stessa che fu proposta alla prima chiesa: resistere alla tentazione di torcere la Bibbia per i nostri scopi, attenendoci invece al consiglio di Dio, e mantenendoci saldi in quanto Egli ha voluto rivelarci, perseverando nell’unica fede che la Parola dell’Eterno ci indica in maniera cristallina.

                                         
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2 Commenti »

  1. #38585. barabba
    | 25 June 2009, 0:51

    vedo con sommo dispiacere che ibei continua a fare i suoi danni complicando la semplicita del vangelo di cristo.e complicare le cose non e da dio ,dato che ,e piaciuto adio far conoscere ai smplici queste cose , non ai dotti del tempio ,ma ai piccolini quelli ritenuti senza valore ,senza intelligenza ,i sacerdoti ascoltato pietro dissero e riconobbero pubblicamente che erano illetterati.stolto che confidi nella inteligenza e lo studio sistematico delle scritture chiedi al padre nel segreto del tuo cuore ed egli aprira i suoi forzieri per amore di gesu .e telo dara gratuitamente e i duemila euoro dalli in elemosine.solo allora quando chiederai al suo santo spiritoil discernimento degli spiriti lo avrai,che altro non e che la conoscenza delle cose spirituali siano esse demoni , uomini angeli ,e la otterrai se la otterrai solo se lo spirito santo te la dara .annche se conoscessi a memoria tutta la scrittura non potrai ottenere niente che lo spirito non ti dia .e quello che ti dara sara solo per grazia non perche tu studi “stolto” non ai letto gli atti degli apostoli??????????sei stato battezzato dal fuoco dello ss ???? ravvediti chiudi sto schifo di blog e prega il signore della messe che ti istruisca torna a dio e lui tornera a te .invece di disquisire da dotto letterato su quello che non puoi conoscere prega e vai ad annunziare l evangelo di cristo .prima di arrabiarti com me che ti amo leggi ezechiele tre diciassette poi prega e ricordati che io ti amo


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  2. #38604. Emiliano Musso
    solovangelo.it | 25 June 2009, 20:00

    In questo caso ho voluto pubblicarti, caro barabba, per rispondere brevemente alle tue illazioni.

    Ti confesso che per circa cinque minuti sono rimasto male per quello che hai scritto, ma poi mi sono ricordato che tu hai il vizio di insultare le persone, e di conseguenza non c’è molto altro da aspettarsi. Se ti avessi censurato mentre parli male di me, sarei stato tale e quale a te, e questo lo voglio evitare: voglio essere un cristiano che si impegna sia nel conoscere il Signore attraverso la Sua Parola, che nella pratica, imitando il Suo modo di vivere, pur consapevole delle mie grandi mancanze.

    Sei sempre veloce ad accampare giudizi sul tuo prossimo, ma ti ricordo che non sai assolutamente nulla di me, e certo non ti basta vedermi di sfuggita un’ora, o leggere quanto scrivo, per poter affermare il contrario: cosa ne sai di ciò che faccio con i miei soldi? Cosa ne sai se già non dedico parte di quello che ho al mio prossimo bisognoso? Ed in effetti è quanto faccio – ma tu, cosa puoi saperne? Non vado certo a suonare la tromba per far vedere quanto sono «bravo», a me basta che Dio sappia cosa faccio.

    Vuoi parlare di discernimento degli spiriti? Allora, fammi il favore di prendere in mano le Scritture e fare un’analisi di quanto dicono in merito: la Bibbia non ce l’abbiamo per metterla su uno scaffale e inventarci dottrine che non c’entrano nulla con quanto essa ci dice, ma è lì per essere studiata, approfondita: altrimenti, come puoi dire di conoscere il consiglio di Dio? Ti basta che qualcuno che per te è un «cristiano D.O.C.» (sempre che per te esistano) ti venga a raccontare le sue verità che tu subito gli credi?

    Anche se, molto probabilmente, continuerai ad essere convinto della tua giustizia e della necessità di bastonare tutti quelli che incontri, voglio darti un piccolo consiglio: Smettila di giudicare il prossimo, e fai una attenta analisi del tuo stato davanti a Dio. Attenzione: ho detto «davanti a Dio», non davanti a quello che tu pensi. Analizza le Scritture, impegnati, studia – e metti in pratica quello che studi.

    Solo allora sarai in grado di poter criticare il prossimo, ma non lo farai, perchè non è quello che si impara da Cristo. Prendila come vuoi, è solo il suggerimento di uno che si vanta di essere uno «stolto», se questo significa camminare con Dio come faccio (e non come tu credi di sapere).

    Non è questione di arrabbiarsi o meno – come ti ripeto, i tuoi insulti mi hanno «ferito» soltanto per poco – è questione di constatare, amaramente, che sei arroccato in una tua visione delle cose che non porta altro che scissione, livore, senso di superiorità. Per quanto mi riesce, voglio tenermici lontano, perchè so da dove vengono queste cose, e spero che tu ti decida a fare altrettanto.


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