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	<title>Comments on: Le chiavi del regno</title>
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	<description>Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede</description>
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		<title>By: Emiliano Musso</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2009/06/30/le-chiavi-del-regno/comment-page-1/#comment-42255</link>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 17:38:31 +0000</pubDate>
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		<description>Inizio con una precisazione, che forse le sembrerà antipatica ma che é assolutamente doverosa: in questo spazio raramente si é applicata la censura, e soltanto nei casi in cui é stata tentata la diffamazione nei confronti di persone che non avevano possibilità di replica, e che comunque sarebbero state autorizzate a procedere per vie ben diverse da quelle del &quot;pacifico&quot; scritto on-line. Tra i nostri commentatori abbiamo avuto addirittura satanisti, si figuri se applichiamo la censura su argomenti apparentemente scomodi, che poi scomodi non sono mai perché mettono in condizione di riflettere!

In seconda battuta, mi permetta di restituire al mittente l&#039;affondo sulle nozze omosessuali legate alla chiesa luterana: lungi dal voler stigmatizzare un&#039;intera categoria, che cosa direbbe se io postassi un articolo sui sacerdoti che abusano di bambini? Potremmo affermare che tale situazione sia generalizzata e che sia rappresentativa di un intero settore? Mi pare di no, e quindi gradirei quantomeno l&#039;umiltà di riconoscere che la pretesa relativa ad un presunto primato non impedisce di compiere nefandezze contrarie alla volontà di Dio come quella da me citata, oppure di affermare bestialità come le referenze papali da me riportare nel precedente commento. Al tempo stesso, il fatto che anche il cattolicesimo sia zeppo di manifestazioni come quella che lei ha avuto la dovizia di citare, dovrebbe richiamare al più classico confronto tra la pagliuzza e la trave, specie quando si ha la presunzione di voler essere gli unici portavoce &quot;ufficiali&quot; di Dio.

Detto questo, c&#039;é da considerare che il primato petrino, per come lo stiamo discutendo e per come é sentito in ambito cattolico, non riguarda tanto la figura di Pietro stesso, quanto piuttosto ciò di cui ci si vorrebbe appropriare appellandosi ad un&#039;ipotetica &quot;continuità di ministero&quot; - espressione, questa, già fuorviante di suo, perché evoca quel patto veterotestamentario fatto di paramenti, di osservanze, di differenze tra clero e laici, quel patto che la lettera agli Ebrei definisce ormai concluso, sostituito dall&#039;unica mediazione di Cristo, senza più necessità di «cose che erano l&#039;ombra di ciò che sarebbe venuto».

Che Pietro, per un periodo, sia stato alla guida della chiesa nascente, é fuori discussione, basta leggere l&#039;inizio del libro degli Atti per rendersene conto. Che sia stato, invece, quello che un papa pretende di essere oggi é qualcosa di assolutamente falso e fuorviante: non solo Pietro non si riteneva al di sopra degli altri, ma addirittura il resto della chiesa poteva permettersi di mettere in discussione il suo operato (vedi il caso del battesimo di Cornelio), e lo stesso Paolo lo riprese bruscamente quando si separò dagli incirconcisi per non causare problemi ai giudei (vedi Galati). Dopo un certo periodo, vediamo Giacomo alla guida della chiesa di Gerusalemme, anche lui senza la pretesa di essere un dio tra gli uomini.

Anche dagli oppositori del cristianesimo, Pietro era visto come figura certamente carismatica, ma non fondamentale, perlomeno non più degli altri: infatti il primo ad essere colpito dall&#039;ondata persecutrice fu appunto il già citato Giacomo, e solo dopo si tentò di uccidere Pietro (cosa che, comunque, era in programma per tutti i discepoli diretti di Cristo).

Parlare dei miracoli compiuti da Pietro come qualcosa di speciale, é errato: anche gli altri discepoli facevano altrettanto, e perfino di Stefano, uno dei diaconi, ci é detto che compiva grandi prodigi tra il popolo. La cosa non deve meravigliare: come dice la già citata lettera agli Ebrei al capitolo 2, era necessario che le parole della predicazione fossero confermate dalle opere, per far comprendere ai destinatari del Messaggio che esso proveniva direttamente da Dio. Il merito umano é escluso.

Il discorso relativo all&#039;affermazione di Cristo in merito all&#039;istituzione della chiesa é già stato oggetto, su queste pagine, di un articolo dedicato, dove si può notare come quello che era soltanto un paragone nato sulla base di una somiglianza linguistica sia stato distorto fino a farlo assomigliare a quello che la chiesa di Roma ha poi definito quasi come un &quot;passaggio di autorità&quot;.

Volendo inoltre considerare gli aspetti storici successivi alla rivelazione biblica, nei quali dovremmo trovare qualche riferimento ad una reale successione apostolica, vediamo che essa non é affatto presente, ma anzi solleva dubbi in merito alla liceità delle dichiarazioni del magistero cattolico. Cito un passo interessante dal sito di &lt;a href=&quot;http://www.capurromrc.it/papato/papato1.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;Marco Capurro&lt;/a&gt;:

&lt;blockquote style=&quot;background-color:#EEEEEE&quot;&gt; Si sostiene che Pietro fosse il vescovo di Roma, ma non pare nemmeno certo che a Roma egli si sia fermato per un certo tempo (i più accreditati studiosi gli attribuiscono al massimo tre anni di permanenza nella città). E&#039; invece sicuro che nella lettera di Paolo del 58 d.C., indirizzata ai Romani, egli menziona personalmente 29 individui, ma non saluta affatto Pietro. Omissione sconcertante se Pietro fosse stato formalmente il vescovo di Roma.

D&#039;altra parte non c&#039;era alcuna ragione per la quale Pietro dovesse essere vescovo a Roma. Non era nemmeno stato vescovo a Gerusalemme, dove , dopo la morte di Gesù, capo della Chiesa era diventato Giacomo, il fratello del Signore.

C&#039;è poi anche il fatto stranissimo che il nome di Pietro non appare nei primi successivi (all&#039;epoca di Pietro) elenchi dei vescovi di Roma. Ireneo, vescovo di Lione dal 178 al 200 d.C., che può citare con assoluta precisione la propria personale sequenza di &quot;tradizione&quot; vescovile sino a risalire direttamente all&#039;apostolo Giovanni, elenca tutti i vescovi di Roma fino al dodicesimo, Eleuterio, ma, come primo vescovo, parte da tale &quot;Lino&quot;.

Altrettanto si ritrova nella &quot;Costituzione Apostolica&quot; dell&#039;anno 270, nella quale si precisa che Lino ottenne la sua nomina direttamente da Paolo.

Proprio nel tentativo di risolvere l&#039;incongruenza in molti elenchi di pontefici seicenteschi i pontefici numero uno e due delle antiche liste, Lino e Cleto, vengono addirittura ridotti alla qualità vescovile, saltando a pié pari da Pietro a Clemente (e ricordiamo che, in realtà, la medesima idea &quot;cattolica&quot; di &quot;papa&quot; era in quel tempo senza significato alcuno).

Secondo alcuni la cosa si spiega soltanto con l&#039;ipotesi che nella mente degli antichi commentatori gli apostoli costituissero una classe a parte, da non confondere con le normali gerarchie, e che essi, gli apostoli, non appartenessero a nessun luogo specifico ma a tutta la Chiesa in senso lato.

La Chiesa [cattolico-romana, NdR] ha stabilito come essenziale elemento di &quot;fede&quot; (e di potere come vedremo) che i papi sono successori di S.Pietro come vescovo di Roma, ma egli non ha mai portato quel titolo, che gli fu attribuito solo molti secoli dopo.

Su questa esile ed inconsistente base il Papa è diventato l&#039;ultimo sovrano assoluto sul pianeta, con poteri che hanno del fantastico.

Naturalmente, come tutti i regnanti di questo genere, la sua corte burocratica, la Curia, che alla fin fine ha sempre vinto tutte le sue battaglie, risulta in grado di condizionarne pesantemente le scelte sia direttamente sia indirettamente, filtrando opportunamente le informazioni destinate al Pontefice

Ancora più strano è che questo potere assoluto, costruito appunto sulla inesistente correlazione con Pietro con la straordinaria frase &quot;Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam&quot; (giustificata dagli studiosi con il fatto che in Aramaico &quot;Pietro&quot; e &quot;rocca/pietra&quot; sono entrambi &quot;Cepha&quot;), non abbia trovato fondamento teologico alcuno fino al XV° secolo.

A Cipriano, Origene, Cirillo, Ilario, Gerolamo, Ambrogio, Agostino, per citarne alcuni, non verrebbe mai in mente di applicarla al Papa, anzi proprio fino al XV° secolo era prassi costante riferirsi solo al Signore come unica &quot;pietra portante&quot; della Chiesa.

Inoltre Pietro non era nemmeno un grandissimo esempio in ordine alla &quot;infallibilità&quot; autoattribuitasi dai pontefici. Pietro fece terribili errori sia prima sia dopo la morte di Gesù (i vari tradimenti, il tentativo di impedirgli di andare a Gerusalemme,etc.) tanto che uno dei più grandi studiosi di diritto canonico, Graziano, nel 1150, dice:&quot; Petrus cogebat Gentes Judaizare et a veritate evangeli recedere&quot; , cioè &quot;Pietro spingeva i Gentili a vivere come Ebrei allontanandosi dalla verità del Vangelo&quot;. &lt;/blockquote&gt;

Il magistero non soltanto non é affatto necessario, ma addirittura dannoso ed oltraggioso per stessa ammissione della Parola di Dio:

&lt;blockquote style=&quot;background-color:#EEEEEE&quot;&gt;11 Se dunque la perfezione fosse stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico (perché su quello è basata la legge data al popolo), che bisogno c&#039;era ancora che sorgesse un altro sacerdote secondo l&#039;ordine di Melchisedec e non scelto secondo l&#039;ordine di Aaronne? 12 Poiché, cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge. 13 Infatti, queste parole sono dette a proposito di uno che appartiene a un&#039;altra tribù, della quale nessuno fu mai assegnato al servizio dell&#039;altare; 14 è noto infatti che il nostro Signore è nato dalla tribù di Giuda, per la quale Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio. 15 E la cosa è ancor più evidente quando sorge, a somiglianza di Melchisedec, un altro sacerdote 16 che diventa tale non per disposizione di una legge dalle prescrizioni carnali, ma in virtù della potenza di una vita indistruttibile; 17 perché gli è resa questa testimonianza:
«Tu sei sacerdote in eterno
secondo l&#039;ordine di Melchisedec».
18 Così, qui vi è l&#039;abrogazione del comandamento precedente a motivo della sua debolezza e inutilità 19 (infatti la legge non ha portato nulla alla perfezione); ma vi è altresì l&#039;introduzione di una migliore speranza, mediante la quale ci accostiamo a Dio.
20 Questo non è avvenuto senza giuramento. Quelli sono stati fatti sacerdoti senza giuramento, 21 ma egli lo è con giuramento, da parte di colui che gli ha detto:
«Il Signore ha giurato e non si pentirà:
&quot;Tu sei sacerdote in eterno&quot;».
22 Ne consegue che Gesù è divenuto garante di un patto migliore del primo.
23 Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; 24 egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. 25 Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro.
26 Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; 27 il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto se stesso. 28 La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento fatto dopo la legge costituisce il Figlio, che è stato reso perfetto in eterno. (&lt;b&gt;Ebrei, cap.7&lt;/b&gt;)&lt;/blockquote&gt;

Un solo Sommo Sacerdote, Vivente, un solo Mediatore che ministra ed intercede per il suo popolo: la pretesa di aver ereditato l&#039;autorità di Cristo fallisce miseramente davanti alla Parola di Dio.

Un saluto,</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Inizio con una precisazione, che forse le sembrerà antipatica ma che é assolutamente doverosa: in questo spazio raramente si é applicata la censura, e soltanto nei casi in cui é stata tentata la diffamazione nei confronti di persone che non avevano possibilità di replica, e che comunque sarebbero state autorizzate a procedere per vie ben diverse da quelle del &#8220;pacifico&#8221; scritto on-line. Tra i nostri commentatori abbiamo avuto addirittura satanisti, si figuri se applichiamo la censura su argomenti apparentemente scomodi, che poi scomodi non sono mai perché mettono in condizione di riflettere!</p>
<p>In seconda battuta, mi permetta di restituire al mittente l&#8217;affondo sulle nozze omosessuali legate alla chiesa luterana: lungi dal voler stigmatizzare un&#8217;intera categoria, che cosa direbbe se io postassi un articolo sui sacerdoti che abusano di bambini? Potremmo affermare che tale situazione sia generalizzata e che sia rappresentativa di un intero settore? Mi pare di no, e quindi gradirei quantomeno l&#8217;umiltà di riconoscere che la pretesa relativa ad un presunto primato non impedisce di compiere nefandezze contrarie alla volontà di Dio come quella da me citata, oppure di affermare bestialità come le referenze papali da me riportare nel precedente commento. Al tempo stesso, il fatto che anche il cattolicesimo sia zeppo di manifestazioni come quella che lei ha avuto la dovizia di citare, dovrebbe richiamare al più classico confronto tra la pagliuzza e la trave, specie quando si ha la presunzione di voler essere gli unici portavoce &#8220;ufficiali&#8221; di Dio.</p>
<p>Detto questo, c&#8217;é da considerare che il primato petrino, per come lo stiamo discutendo e per come é sentito in ambito cattolico, non riguarda tanto la figura di Pietro stesso, quanto piuttosto ciò di cui ci si vorrebbe appropriare appellandosi ad un&#8217;ipotetica &#8220;continuità di ministero&#8221; &#8211; espressione, questa, già fuorviante di suo, perché evoca quel patto veterotestamentario fatto di paramenti, di osservanze, di differenze tra clero e laici, quel patto che la lettera agli Ebrei definisce ormai concluso, sostituito dall&#8217;unica mediazione di Cristo, senza più necessità di «cose che erano l&#8217;ombra di ciò che sarebbe venuto».</p>
<p>Che Pietro, per un periodo, sia stato alla guida della chiesa nascente, é fuori discussione, basta leggere l&#8217;inizio del libro degli Atti per rendersene conto. Che sia stato, invece, quello che un papa pretende di essere oggi é qualcosa di assolutamente falso e fuorviante: non solo Pietro non si riteneva al di sopra degli altri, ma addirittura il resto della chiesa poteva permettersi di mettere in discussione il suo operato (vedi il caso del battesimo di Cornelio), e lo stesso Paolo lo riprese bruscamente quando si separò dagli incirconcisi per non causare problemi ai giudei (vedi Galati). Dopo un certo periodo, vediamo Giacomo alla guida della chiesa di Gerusalemme, anche lui senza la pretesa di essere un dio tra gli uomini.</p>
<p>Anche dagli oppositori del cristianesimo, Pietro era visto come figura certamente carismatica, ma non fondamentale, perlomeno non più degli altri: infatti il primo ad essere colpito dall&#8217;ondata persecutrice fu appunto il già citato Giacomo, e solo dopo si tentò di uccidere Pietro (cosa che, comunque, era in programma per tutti i discepoli diretti di Cristo).</p>
<p>Parlare dei miracoli compiuti da Pietro come qualcosa di speciale, é errato: anche gli altri discepoli facevano altrettanto, e perfino di Stefano, uno dei diaconi, ci é detto che compiva grandi prodigi tra il popolo. La cosa non deve meravigliare: come dice la già citata lettera agli Ebrei al capitolo 2, era necessario che le parole della predicazione fossero confermate dalle opere, per far comprendere ai destinatari del Messaggio che esso proveniva direttamente da Dio. Il merito umano é escluso.</p>
<p>Il discorso relativo all&#8217;affermazione di Cristo in merito all&#8217;istituzione della chiesa é già stato oggetto, su queste pagine, di un articolo dedicato, dove si può notare come quello che era soltanto un paragone nato sulla base di una somiglianza linguistica sia stato distorto fino a farlo assomigliare a quello che la chiesa di Roma ha poi definito quasi come un &#8220;passaggio di autorità&#8221;.</p>
<p>Volendo inoltre considerare gli aspetti storici successivi alla rivelazione biblica, nei quali dovremmo trovare qualche riferimento ad una reale successione apostolica, vediamo che essa non é affatto presente, ma anzi solleva dubbi in merito alla liceità delle dichiarazioni del magistero cattolico. Cito un passo interessante dal sito di <a href="http://www.capurromrc.it/papato/papato1.html" rel="nofollow">Marco Capurro</a>:</p>
<blockquote style="background-color:#EEEEEE"><p> Si sostiene che Pietro fosse il vescovo di Roma, ma non pare nemmeno certo che a Roma egli si sia fermato per un certo tempo (i più accreditati studiosi gli attribuiscono al massimo tre anni di permanenza nella città). E&#8217; invece sicuro che nella lettera di Paolo del 58 d.C., indirizzata ai Romani, egli menziona personalmente 29 individui, ma non saluta affatto Pietro. Omissione sconcertante se Pietro fosse stato formalmente il vescovo di Roma.</p>
<p>D&#8217;altra parte non c&#8217;era alcuna ragione per la quale Pietro dovesse essere vescovo a Roma. Non era nemmeno stato vescovo a Gerusalemme, dove , dopo la morte di Gesù, capo della Chiesa era diventato Giacomo, il fratello del Signore.</p>
<p>C&#8217;è poi anche il fatto stranissimo che il nome di Pietro non appare nei primi successivi (all&#8217;epoca di Pietro) elenchi dei vescovi di Roma. Ireneo, vescovo di Lione dal 178 al 200 d.C., che può citare con assoluta precisione la propria personale sequenza di &#8220;tradizione&#8221; vescovile sino a risalire direttamente all&#8217;apostolo Giovanni, elenca tutti i vescovi di Roma fino al dodicesimo, Eleuterio, ma, come primo vescovo, parte da tale &#8220;Lino&#8221;.</p>
<p>Altrettanto si ritrova nella &#8220;Costituzione Apostolica&#8221; dell&#8217;anno 270, nella quale si precisa che Lino ottenne la sua nomina direttamente da Paolo.</p>
<p>Proprio nel tentativo di risolvere l&#8217;incongruenza in molti elenchi di pontefici seicenteschi i pontefici numero uno e due delle antiche liste, Lino e Cleto, vengono addirittura ridotti alla qualità vescovile, saltando a pié pari da Pietro a Clemente (e ricordiamo che, in realtà, la medesima idea &#8220;cattolica&#8221; di &#8220;papa&#8221; era in quel tempo senza significato alcuno).</p>
<p>Secondo alcuni la cosa si spiega soltanto con l&#8217;ipotesi che nella mente degli antichi commentatori gli apostoli costituissero una classe a parte, da non confondere con le normali gerarchie, e che essi, gli apostoli, non appartenessero a nessun luogo specifico ma a tutta la Chiesa in senso lato.</p>
<p>La Chiesa [cattolico-romana, NdR] ha stabilito come essenziale elemento di &#8220;fede&#8221; (e di potere come vedremo) che i papi sono successori di S.Pietro come vescovo di Roma, ma egli non ha mai portato quel titolo, che gli fu attribuito solo molti secoli dopo.</p>
<p>Su questa esile ed inconsistente base il Papa è diventato l&#8217;ultimo sovrano assoluto sul pianeta, con poteri che hanno del fantastico.</p>
<p>Naturalmente, come tutti i regnanti di questo genere, la sua corte burocratica, la Curia, che alla fin fine ha sempre vinto tutte le sue battaglie, risulta in grado di condizionarne pesantemente le scelte sia direttamente sia indirettamente, filtrando opportunamente le informazioni destinate al Pontefice</p>
<p>Ancora più strano è che questo potere assoluto, costruito appunto sulla inesistente correlazione con Pietro con la straordinaria frase &#8220;Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam&#8221; (giustificata dagli studiosi con il fatto che in Aramaico &#8220;Pietro&#8221; e &#8220;rocca/pietra&#8221; sono entrambi &#8220;Cepha&#8221;), non abbia trovato fondamento teologico alcuno fino al XV° secolo.</p>
<p>A Cipriano, Origene, Cirillo, Ilario, Gerolamo, Ambrogio, Agostino, per citarne alcuni, non verrebbe mai in mente di applicarla al Papa, anzi proprio fino al XV° secolo era prassi costante riferirsi solo al Signore come unica &#8220;pietra portante&#8221; della Chiesa.</p>
<p>Inoltre Pietro non era nemmeno un grandissimo esempio in ordine alla &#8220;infallibilità&#8221; autoattribuitasi dai pontefici. Pietro fece terribili errori sia prima sia dopo la morte di Gesù (i vari tradimenti, il tentativo di impedirgli di andare a Gerusalemme,etc.) tanto che uno dei più grandi studiosi di diritto canonico, Graziano, nel 1150, dice:&#8221; Petrus cogebat Gentes Judaizare et a veritate evangeli recedere&#8221; , cioè &#8220;Pietro spingeva i Gentili a vivere come Ebrei allontanandosi dalla verità del Vangelo&#8221;. </p></blockquote>
<p>Il magistero non soltanto non é affatto necessario, ma addirittura dannoso ed oltraggioso per stessa ammissione della Parola di Dio:</p>
<blockquote style="background-color:#EEEEEE"><p>11 Se dunque la perfezione fosse stata possibile per mezzo del sacerdozio levitico (perché su quello è basata la legge data al popolo), che bisogno c&#8217;era ancora che sorgesse un altro sacerdote secondo l&#8217;ordine di Melchisedec e non scelto secondo l&#8217;ordine di Aaronne? 12 Poiché, cambiato il sacerdozio, avviene necessariamente anche un cambiamento di legge. 13 Infatti, queste parole sono dette a proposito di uno che appartiene a un&#8217;altra tribù, della quale nessuno fu mai assegnato al servizio dell&#8217;altare; 14 è noto infatti che il nostro Signore è nato dalla tribù di Giuda, per la quale Mosè non disse nulla riguardo al sacerdozio. 15 E la cosa è ancor più evidente quando sorge, a somiglianza di Melchisedec, un altro sacerdote 16 che diventa tale non per disposizione di una legge dalle prescrizioni carnali, ma in virtù della potenza di una vita indistruttibile; 17 perché gli è resa questa testimonianza:<br />
«Tu sei sacerdote in eterno<br />
secondo l&#8217;ordine di Melchisedec».<br />
18 Così, qui vi è l&#8217;abrogazione del comandamento precedente a motivo della sua debolezza e inutilità 19 (infatti la legge non ha portato nulla alla perfezione); ma vi è altresì l&#8217;introduzione di una migliore speranza, mediante la quale ci accostiamo a Dio.<br />
20 Questo non è avvenuto senza giuramento. Quelli sono stati fatti sacerdoti senza giuramento, 21 ma egli lo è con giuramento, da parte di colui che gli ha detto:<br />
«Il Signore ha giurato e non si pentirà:<br />
&#8220;Tu sei sacerdote in eterno&#8221;».<br />
22 Ne consegue che Gesù è divenuto garante di un patto migliore del primo.<br />
23 Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; 24 egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. 25 Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro.<br />
26 Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; 27 il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto se stesso. 28 La legge infatti costituisce sommi sacerdoti uomini soggetti a debolezza; ma la parola del giuramento fatto dopo la legge costituisce il Figlio, che è stato reso perfetto in eterno. (<b>Ebrei, cap.7</b>)</p></blockquote>
<p>Un solo Sommo Sacerdote, Vivente, un solo Mediatore che ministra ed intercede per il suo popolo: la pretesa di aver ereditato l&#8217;autorità di Cristo fallisce miseramente davanti alla Parola di Dio.</p>
<p>Un saluto,</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: fabioT</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2009/06/30/le-chiavi-del-regno/comment-page-1/#comment-42248</link>
		<dc:creator>fabioT</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 14:11:34 +0000</pubDate>
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		<description>Che strano! Pensavo di aver risposto ieri sera, ma oggi non ho più trovato il mio commento, certo che non si tratti di censura provo a riproporglielo.

&quot;tutte le fonti da lei citate sono di parte&quot;...le faccio notare che più della metà delle fonti da me riportate sono tratte dai vangeli e che le principali obiezioni al suo fragile ragionamento si trovano proprio nel Nuovo Testamento, al contrario lei arbitrariamente ha preso in considerazione solo affermazioni prese qua e là decontestualizzate e prive di ogni senso se riferite all&#039;argomento trattato.
Inoltre considerare di parte le fonti patristiche (ambrogio e Ireneo di Lione, per citarne solo due) equivale ad affermare che la Chiesa delle origini è proprio quella cattolica.
Mi stupisce come un sito che ha come titolo &quot;solovangelo&quot; non sappia poi rispondere nel merito, ma stupisce ancor di più come si possa negare una cosa talmente ovvia come il primato di Pietro.

 L&#039;evangelista Giovanni, raccontando del primo incontro di Gesù con Simone, fratello di Andrea, registra un fatto singolare: Gesù, &quot;fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Kefa (che vuol dire Pietro)&quot; (Gv 1,42). Gesù non era solito cambiare il nome ai suoi discepoli. Se si eccettua l&#039;appellativo di &quot;figli del tuono&quot;, rivolto in una precisa circostanza ai figli di Zebedeo (cfr Mc 3,17) e non più usato in seguito, Egli non ha mai attribuito un nuovo nome ad un suo discepolo. Lo ha fatto invece con Simone, chiamandolo Kefa, nome che fu poi tradotto in greco Petros, in latino Petrus. E fu tradotto proprio perché non era solo un nome; era un “mandato” che Petrus riceveva in quel modo dal Signore. Il nuovo nome Petrus ritornerà più volte nei Vangeli e finirà per soppiantare il nome originario Simone.

Il dato acquista particolare rilievo se si tiene conto che, nell&#039;Antico Testamento, il cambiamento del nome preludeva in genere all&#039;affidamento di una missione (cfr Gn 17,5; 32,28 ss. ecc.). Di fatto, la volontà di Cristo di attribuire a Pietro uno speciale rilievo all&#039;interno del Collegio apostolico risulta da numerosi indizi: a Cafarnao il Maestro va ad alloggiare nella casa di Pietro (Mc 1,29); quando la folla gli si accalca intorno sulla riva del lago di Genesaret, tra le due barche lì ormeggiate, Gesù sceglie quella di Simone (Lc 5,3); quando in circostanze particolari Gesù si fa accompagnare da tre discepoli soltanto, Pietro è sempre ricordato come primo del gruppo: così nella risurrezione della figlia di Giairo (cfr Mc 5,37; Lc 8,51), nella Trasfigurazione (cfr Mc 9,2; Mt 17,1; Lc 9,28), e infine durante l&#039;agonia nell&#039;Orto del Getsemani (cfr Mc 14,33; Mt 16,37). E ancora: a Pietro si rivolgono gli esattori della tassa per il Tempio ed il Maestro paga per sé e per lui soltanto (cfr Mt 17, 24-27); a Pietro per primo Egli lava i piedi nell&#039;ultima Cena (cfr Gv 13,6) ed è per lui soltanto che prega affinché non venga meno nella fede e possa confermare poi in essa gli altri discepoli (cfr Lc 22, 30-31).

Pietro stesso è, del resto, consapevole di questa sua posizione particolare: è lui che spesso, a nome anche degli altri, parla chiedendo la spiegazione di una parabola difficile (Mt 15,15), o il senso esatto di un precetto (Mt 18,21) o la promessa formale di una ricompensa (Mt 19,27). In particolare, è lui che risolve l&#039;imbarazzo di certe situazioni intervenendo a nome di tutti. Così quando Gesù, addolorato per l&#039;incomprensione della folla dopo il discorso sul &quot;pane di vita&quot;, domanda: &quot;Volete andarvene anche voi?&quot;, la risposta di Pietro è perentoria: &quot;Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna&quot; (cfr Gv 6, 67-69). Ugualmente decisa è la professione di fede che, ancora a nome dei Dodici, egli fa nei pressi di Cesarea di Filippo. A Gesù che chiede: &quot;Voi chi dite che io sia?&quot;, Pietro risponde: &quot;Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente&quot; (Mt 16, 15-16). Di rimando Gesù pronuncia allora la dichiarazione solenne che definisce, una volta per tutte, il ruolo di Pietro nella Chiesa: &quot;E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa... A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli&quot; (Mt 16, 18-19). Le tre metafore a cui Gesù ricorre sono in se stesse molto chiare: Pietro sarà il fondamento roccioso su cui poggerà l&#039;edificio della Chiesa; egli avrà le chiavi del Regno dei cieli per aprire o chiudere a chi gli sembrerà giusto; infine, egli potrà legare o sciogliere nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e resta di Cristo. E’ sempre Chiesa di Cristo e non di Pietro. E&#039; così descritto con immagini di plastica evidenza quello che la riflessione successiva qualificherà con il termine di &quot;primato di giurisdizione&quot;.

Questa posizione di preminenza che Gesù ha inteso conferire a Pietro si riscontra anche dopo la risurrezione: Gesù incarica le donne di portarne l&#039;annunzio a Pietro, distintamente dagli altri Apostoli (cfr Mc 16,7); da lui e da Giovanni corre la Maddalena per informare della pietra ribaltata dall&#039;ingresso del sepolcro (cfr Gv 20,2) e Giovanni cederà a lui il passo quando i due arriveranno davanti alla tomba vuota (cfr Gv 20,4-6); sarà poi Pietro, tra gli Apostoli, il primo testimone di un&#039;apparizione del Risorto (cfr Lc 24,34; 1 Cor 15,5). Questo suo ruolo,  sottolineato con decisione (cfr Gv 20,3-10), segna la continuità fra la preminenza avuta nel gruppo apostolico e la preminenza che continuerà ad avere nella comunità nata con gli eventi pasquali, come attesta il Libro degli Atti (cfr 1,15-26; 2,14-40; 3,12-26; 4,8-12; 5,1-11.29; 8,14-17; 10; ecc.). Il suo comportamento è considerato così decisivo, da essere al centro di osservazioni ed anche di critiche (cfr At 11,1-18; Gal 2,11-14). Al cosiddetto Concilio di Gerusalemme Pietro svolge una funzione direttiva (cfr At 15 e Gal 2,1-10), e proprio per questo suo essere il testimone della fede autentica Paolo stesso riconoscerà in lui una certa qualità di “primo” (cfr 1 Cor 15,5; Gal 1,18; 2,7s.; ecc.). Il fatto, poi, che diversi dei testi chiave riferiti a Pietro possano essere ricondotti al contesto dell&#039;Ultima Cena, in cui Cristo conferisce a Pietro il ministero di confermare i fratelli (cfr Lc 22,31 s.), mostra come la Chiesa che nasce dal memoriale pasquale celebrato nell&#039;Eucaristia abbia nel ministero affidato a Pietro uno dei suoi elementi costitutivi.

Questa contestualizzazione del Primato di Pietro nell’Ultima Cena, nel momento istitutivo dell’Eucaristia, Pasqua del Signore, indica anche il senso ultimo di questo Primato: Pietro, per tutti i tempi, dev’essere il custode della comunione con Cristo; deve guidare alla comunione con Cristo; deve preoccuparsi che la rete non si rompa e possa così perdurare la comunione universale. Solo insieme possiamo essere con Cristo, che è il Signore di tutti. Responsabilità di Pietro è di garantire così la comunione con Cristo con la carità di Cristo, guidando alla realizzazione di questa carità nella vita di ogni giorno.  

Il primato romano nella Chiesa è “necessario”, oggi come in passato è “al servizio della verità e della carità” e “serve la comunione” nell’unica Chiesa di Cristo...sopratutto per evitare cose come queste 

 http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/inbreve/2009/10/22/visualizza_new.html_989650572.html

Complimenti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Che strano! Pensavo di aver risposto ieri sera, ma oggi non ho più trovato il mio commento, certo che non si tratti di censura provo a riproporglielo.</p>
<p>&#8220;tutte le fonti da lei citate sono di parte&#8221;&#8230;le faccio notare che più della metà delle fonti da me riportate sono tratte dai vangeli e che le principali obiezioni al suo fragile ragionamento si trovano proprio nel Nuovo Testamento, al contrario lei arbitrariamente ha preso in considerazione solo affermazioni prese qua e là decontestualizzate e prive di ogni senso se riferite all&#8217;argomento trattato.<br />
Inoltre considerare di parte le fonti patristiche (ambrogio e Ireneo di Lione, per citarne solo due) equivale ad affermare che la Chiesa delle origini è proprio quella cattolica.<br />
Mi stupisce come un sito che ha come titolo &#8220;solovangelo&#8221; non sappia poi rispondere nel merito, ma stupisce ancor di più come si possa negare una cosa talmente ovvia come il primato di Pietro.</p>
<p> L&#8217;evangelista Giovanni, raccontando del primo incontro di Gesù con Simone, fratello di Andrea, registra un fatto singolare: Gesù, &#8220;fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Kefa (che vuol dire Pietro)&#8221; (Gv 1,42). Gesù non era solito cambiare il nome ai suoi discepoli. Se si eccettua l&#8217;appellativo di &#8220;figli del tuono&#8221;, rivolto in una precisa circostanza ai figli di Zebedeo (cfr Mc 3,17) e non più usato in seguito, Egli non ha mai attribuito un nuovo nome ad un suo discepolo. Lo ha fatto invece con Simone, chiamandolo Kefa, nome che fu poi tradotto in greco Petros, in latino Petrus. E fu tradotto proprio perché non era solo un nome; era un “mandato” che Petrus riceveva in quel modo dal Signore. Il nuovo nome Petrus ritornerà più volte nei Vangeli e finirà per soppiantare il nome originario Simone.</p>
<p>Il dato acquista particolare rilievo se si tiene conto che, nell&#8217;Antico Testamento, il cambiamento del nome preludeva in genere all&#8217;affidamento di una missione (cfr Gn 17,5; 32,28 ss. ecc.). Di fatto, la volontà di Cristo di attribuire a Pietro uno speciale rilievo all&#8217;interno del Collegio apostolico risulta da numerosi indizi: a Cafarnao il Maestro va ad alloggiare nella casa di Pietro (Mc 1,29); quando la folla gli si accalca intorno sulla riva del lago di Genesaret, tra le due barche lì ormeggiate, Gesù sceglie quella di Simone (Lc 5,3); quando in circostanze particolari Gesù si fa accompagnare da tre discepoli soltanto, Pietro è sempre ricordato come primo del gruppo: così nella risurrezione della figlia di Giairo (cfr Mc 5,37; Lc 8,51), nella Trasfigurazione (cfr Mc 9,2; Mt 17,1; Lc 9,28), e infine durante l&#8217;agonia nell&#8217;Orto del Getsemani (cfr Mc 14,33; Mt 16,37). E ancora: a Pietro si rivolgono gli esattori della tassa per il Tempio ed il Maestro paga per sé e per lui soltanto (cfr Mt 17, 24-27); a Pietro per primo Egli lava i piedi nell&#8217;ultima Cena (cfr Gv 13,6) ed è per lui soltanto che prega affinché non venga meno nella fede e possa confermare poi in essa gli altri discepoli (cfr Lc 22, 30-31).</p>
<p>Pietro stesso è, del resto, consapevole di questa sua posizione particolare: è lui che spesso, a nome anche degli altri, parla chiedendo la spiegazione di una parabola difficile (Mt 15,15), o il senso esatto di un precetto (Mt 18,21) o la promessa formale di una ricompensa (Mt 19,27). In particolare, è lui che risolve l&#8217;imbarazzo di certe situazioni intervenendo a nome di tutti. Così quando Gesù, addolorato per l&#8217;incomprensione della folla dopo il discorso sul &#8220;pane di vita&#8221;, domanda: &#8220;Volete andarvene anche voi?&#8221;, la risposta di Pietro è perentoria: &#8220;Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna&#8221; (cfr Gv 6, 67-69). Ugualmente decisa è la professione di fede che, ancora a nome dei Dodici, egli fa nei pressi di Cesarea di Filippo. A Gesù che chiede: &#8220;Voi chi dite che io sia?&#8221;, Pietro risponde: &#8220;Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente&#8221; (Mt 16, 15-16). Di rimando Gesù pronuncia allora la dichiarazione solenne che definisce, una volta per tutte, il ruolo di Pietro nella Chiesa: &#8220;E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa&#8230; A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli&#8221; (Mt 16, 18-19). Le tre metafore a cui Gesù ricorre sono in se stesse molto chiare: Pietro sarà il fondamento roccioso su cui poggerà l&#8217;edificio della Chiesa; egli avrà le chiavi del Regno dei cieli per aprire o chiudere a chi gli sembrerà giusto; infine, egli potrà legare o sciogliere nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e resta di Cristo. E’ sempre Chiesa di Cristo e non di Pietro. E&#8217; così descritto con immagini di plastica evidenza quello che la riflessione successiva qualificherà con il termine di &#8220;primato di giurisdizione&#8221;.</p>
<p>Questa posizione di preminenza che Gesù ha inteso conferire a Pietro si riscontra anche dopo la risurrezione: Gesù incarica le donne di portarne l&#8217;annunzio a Pietro, distintamente dagli altri Apostoli (cfr Mc 16,7); da lui e da Giovanni corre la Maddalena per informare della pietra ribaltata dall&#8217;ingresso del sepolcro (cfr Gv 20,2) e Giovanni cederà a lui il passo quando i due arriveranno davanti alla tomba vuota (cfr Gv 20,4-6); sarà poi Pietro, tra gli Apostoli, il primo testimone di un&#8217;apparizione del Risorto (cfr Lc 24,34; 1 Cor 15,5). Questo suo ruolo,  sottolineato con decisione (cfr Gv 20,3-10), segna la continuità fra la preminenza avuta nel gruppo apostolico e la preminenza che continuerà ad avere nella comunità nata con gli eventi pasquali, come attesta il Libro degli Atti (cfr 1,15-26; 2,14-40; 3,12-26; 4,8-12; 5,1-11.29; 8,14-17; 10; ecc.). Il suo comportamento è considerato così decisivo, da essere al centro di osservazioni ed anche di critiche (cfr At 11,1-18; Gal 2,11-14). Al cosiddetto Concilio di Gerusalemme Pietro svolge una funzione direttiva (cfr At 15 e Gal 2,1-10), e proprio per questo suo essere il testimone della fede autentica Paolo stesso riconoscerà in lui una certa qualità di “primo” (cfr 1 Cor 15,5; Gal 1,18; 2,7s.; ecc.). Il fatto, poi, che diversi dei testi chiave riferiti a Pietro possano essere ricondotti al contesto dell&#8217;Ultima Cena, in cui Cristo conferisce a Pietro il ministero di confermare i fratelli (cfr Lc 22,31 s.), mostra come la Chiesa che nasce dal memoriale pasquale celebrato nell&#8217;Eucaristia abbia nel ministero affidato a Pietro uno dei suoi elementi costitutivi.</p>
<p>Questa contestualizzazione del Primato di Pietro nell’Ultima Cena, nel momento istitutivo dell’Eucaristia, Pasqua del Signore, indica anche il senso ultimo di questo Primato: Pietro, per tutti i tempi, dev’essere il custode della comunione con Cristo; deve guidare alla comunione con Cristo; deve preoccuparsi che la rete non si rompa e possa così perdurare la comunione universale. Solo insieme possiamo essere con Cristo, che è il Signore di tutti. Responsabilità di Pietro è di garantire così la comunione con Cristo con la carità di Cristo, guidando alla realizzazione di questa carità nella vita di ogni giorno.  </p>
<p>Il primato romano nella Chiesa è “necessario”, oggi come in passato è “al servizio della verità e della carità” e “serve la comunione” nell’unica Chiesa di Cristo&#8230;sopratutto per evitare cose come queste </p>
<p> <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/inbreve/2009/10/22/visualizza_new.html_989650572.html" rel="nofollow">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/inbreve/2009/10/22/visualizza_new.html_989650572.html</a></p>
<p>Complimenti!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: fabioT</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2009/06/30/le-chiavi-del-regno/comment-page-1/#comment-42232</link>
		<dc:creator>fabioT</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 21:32:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.solovangelo.it/?p=975#comment-42232</guid>
		<description>mi scuso se le sembrerò polemico ma la sua frase conclusiva &quot;quando si parla della volontà di Dio si debba essere seri&quot; fa crollare il suo già esile castello: la volontà di Dio (a meno che lei non abbia ricevuto una privata rivelazione) a noi arriva sempre attraverso una mediazione (a volte anche distorta dalla nostra natura), le sembrerà strano forse ma anche i vangeli sono mediati oltre che meditati; a meno che come i mussulmani lei non ritenga che siano stati sussurrati direttamente alle orecchie degli evangelisti dall&#039;arcangelo Gabriele. La sua risposta è parziale in quanto non tiene in nessun conto che la principale obiezione al suo ragionamento è proprio contenuta nei Vangeli, le ricordo le citazioni che a lei sembrano sfuggire:

(5) Mt 10, 2.&quot;I nomi degli apostoli sono: primo Simone, chiamato Pietro...&quot;

(6) Cfr. Mc 3, 16; Lc 6, 14; At 1, 13.

(7) Cfr. Mt 14, 28-31; 16, 16-23 e par.; 19, 27-29 e par.; 26, 33-35 e par.; Lc 22, 32; Gv 1, 42; 6, 67-70; 13, 36-38; 21, 15-19.

(9) Cfr. Mt 16, 18. &quot; Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa&quot;.

(10) Cfr. Lc 22, 32. &quot;Pietro ho pregato per te, perchè non venga meno la tua fede, e tu una volta ravveduto conferma i tuoi fratelli&quot;

(11) Cfr. Gv 21, 15-17. &quot;Simone mi vuoi bene tu più di costoro?Pasci le mie pecorelle&quot;



 Sono questi  i testi fondamentali sul ministero petrino. Essi tuttavia devono essere considerati nel quadro più completo di tutto il discorso neotestamentario su Pietro, a cominciare dalla collocazione della sua missione nell&#039;insieme del Nuovo Testamento. Nell&#039;epistolario paolino, egli è ricordato come primo testimone della risurrezione (cf. 1Cor 15,3ss), e Paolo dice di essere andato a Gerusalemme «per consultare Cefa» (cf. Gal 1,18). La tradizione giovannea registra una forte presenza di Pietro, e anche nei Sinottici sono numerosi gli accenni a lui.

Il discorso neotestamentario riguarda anche la posizione di Pietro nel gruppo dei Dodici. In esso emerge il trio Pietro, Giacomo e Giovanni: si pensi, ad esempio, agli episodi della trasfigurazione, della risurrezione della figlia di Giairo, del Getsemani. Pietro è sempre al primo posto in tutte le liste degli apostoli (in Mt 10,2 addirittura col qualificativo di «primo»). A lui viene dato da Gesù un nuovo nome, Kefa, che viene tradotto in greco (era dunque considerato significativo), a designare l&#039;ufficio e il posto che Simone avrÃ  nella Chiesa di Cristo.

Sono elementi che ci servono per meglio acquisire il significato storico ed ecclesiologico della promessa di Gesù, contenuta nel testo di Matteo (16,18-19), e il conferimento della missione pastorale descritto da Giovanni (21,15-19): il primato di autoritÃ  nel collegio apostolico e nella Chiesa.

Si tratta di un dato di fatto, narrato dagli evangelisti come registratori della vita e della dottrina di Cristo, ma anche come testimoni della credenza e della prassi della prima comunitÃ  cristiana. Dai loro scritti risulta che, nei primi tempi della Chiesa, Pietro esercitava l&#039;autoritÃ  in modo decisivo al livello più alto. Questo esercizio, accettato e riconosciuto dalla comunitÃ , fa da riscontro storico alle parole pronunciate da Cristo circa la missione e il potere di Pietro.

E&#039; facile ammettere che le qualitÃ  personali di Pietro non sarebbero state di per sè sufficienti ad ottenere il riconoscimento di una suprema autoritÃ  nella Chiesa. Anche se aveva un temperamento da capo, dimostrato giÃ  in quella sorta di cooperativa per la pesca sul lago da lui composta con i «soci» Giovanni e Andrea (cf. Lc 5,10), non avrebbe potuto imporsi da solo, dati anche i suoi limiti e difetti altrettanto noti. E, d&#039;altra parte, si sa che durante la vita terrena di Gesù gli apostoli avevano discusso su chi, tra loro, avrebbe avuto il primo posto nel regno. Il fatto, dunque, che l&#039;autorità  di Pietro fosse poi pacificamente riconosciuta nella Chiesa, è dovuto esclusivamente alla volontà  di Cristo, e mostra che le parole, con le quali Gesù aveva attribuito all&#039;Apostolo la sua singolare autoritÃ  pastorale, erano state intese e accolte senza difficoltà  nella comunità  cristiana.

Passiamo brevemente in rassegna i fatti. Subito dopo l&#039;ascensione, riferisce il libro degli Atti, gli apostoli si riuniscono: nella loro lista Pietro è nominato per primo (cf. At 1,13), come d&#039;altronde nelle liste dei Dodici che ci vengono fornite dai Vangeli e nell&#039;enumerazione dei tre privilegiati (cf. Mc 5,37; 9,2; 13,3; 14,33 e par.).

E&#039; lui, Pietro, che d&#039;autoritÃ  prende la parola: «In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli» (At 1,15). Non è l&#039;assemblea che lo designa. Egli si comporta come uno che possiede l&#039;autoritÃ . In quella riunione Pietro espone il problema creato dal tradimento e dalla morte di Giuda, che riduce a undici il numero degli apostoli. Per fedeltÃ  alla volontÃ  di Gesù, carica di simbolismo circa il passaggio dall&#039;Antico al Nuovo Israele (dodici tribù costitutive-dodici apostoli), Pietro indica la soluzione che s&#039;impone: designare un sostituto che sia, con gli undici, «testimone della risurrezione» di Cristo (cf. At 1,21-22). L&#039;assemblea accetta e mette in pratica questa soluzione, tirando a sorte, affinchè la designazione venga dall&#039;alto (At 1,26).

Conviene sottolineare che tra i testimoni della risurrezione, in virtù della volontÃ  di Cristo, Pietro aveva il primo posto. L&#039;Angelo che aveva annunciato alle donne la risurrezione di Gesù aveva detto loro: «Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro...» (Mc 16,7). Giovanni lascia entrare Pietro per primo nel sepolcro (cf. Gv 20,1-10). Ai discepoli che ritornano da Emmaus gli altri dicono: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone» (Lc 24,34). E&#039; una tradizione primitiva, raccolta dalla Chiesa e riferita da san Paolo, che il Cristo risorto apparve prima a Pietro: «Apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,5).

Questa prioritÃ  corrisponde alla missione assegnata a Pietro di confermare i suoi fratelli nella fede, come primo testimone della risurrezione.

Il giorno di Pentecoste Pietro agisce da capo dei testimoni della risurrezione. E&#039; lui che prende la parola, per un impulso spontaneo: «Pietro, levatosi in piedi con gli altri undici, parla a voce alta» (At 2,14). Commentando l&#039;avvenimento, egli dichiara: «Questo GesÃ¹, Dio lo ha risuscitato, e noi ne siamo testimoni» (At 2,32). Tutti i Dodici ne sono testimoni: Pietro lo proclama a nome di tutti loro. Egli è il portavoce istituzionale, possiamo dire, della prima comunitÃ  e del gruppo degli apostoli. SarÃ  lui ad indicare agli ascoltatori che cosa devono fare: «Pentitevi, e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo...» (At 2,38).

E&#039; ancora Pietro che opera il primo miracolo, provocando l&#039;entusiasmo della folla. Secondo la narrazione degli Atti, egli si trova in compagnia di Giovanni quando si volge verso lo storpio che chiede l&#039;elemosina. E&#039; lui che parla. «Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: &quot;Guarda verso di noi!&quot;. Ed egli (lo storpio) si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualcosa. Ma Pietro gli disse: &quot;Non possiedo nè argento nè oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!&quot;. E presolo per la mano destra, lo sollevò². Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono, e, balzato in piedi, camminava...» (At 3,3-8). Dunque Pietro, con le sue parole e i suoi gesti, si fa strumento del miracolo, convinto di disporre del potere derivato a lui da Cristo anche in questo campo.

Proprio in questo senso egli spiega al popolo il miracolo, mostrando che la guarigione manifesta la potenza del Cristo risorto: «Dio l&#039;ha risuscitato dai morti, e di questo ne siamo testimoni» (At 3,15). In conseguenza, egli esorta gli ascoltatori: «Pentitevi, e cambiate vita!» (At 3,19).

Nell&#039;interrogatorio del Sinedrio è Pietro, «pieno di Spirito Santo», che parla, per proclamare la salvezza portata da Gesù Cristo (cf. At 4,8s), crocifisso e risorto (cf. At 4,10).

Successivamente è Pietro che, «insieme agli apostoli», risponde al divieto di insegnare a nome di Gesù: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini...» (At 5,29).

Anche nel caso penoso di Anania e Saffira, Pietro manifesta la sua autoritÃ  come responsabile della comunitÃ . Rimproverando a quella coppia cristiana la menzogna circa il ricavato della vendita di un podere, egli accusa i due colpevoli di aver mentito allo Spirito Santo (cf. At 5,1-11).

Parimenti lo stesso Pietro risponde a Simon mago, che aveva offerto del denaro agli apostoli per ottenere lo Spirito Santo con l&#039;imposizione delle mani: «Il tuo denaro vada in perdizione con te, perchè hai osato pensare di acquistare col denaro il dono di Dio... Pentiti dunque di questa iniquitÃ , e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero!» (At 8,20.22).

Gli «Atti», inoltre, ci dicono che Pietro è considerato dalla folla come colui che, più ancora degli altri apostoli, opera delle meraviglie. Certo, egli non è il solo a compiere miracoli: «Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli» (At 5,12). Ma è soprattutto da lui che si aspettano delle guarigioni: «Portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perchè, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro» (At 5,15).

Una cosa dunque risalta chiaramente in questi primi momenti di avvio della Chiesa: sotto la forza dello Spirito e in coerenza con il mandato di Gesù, Pietro agisce in comunione con gli apostoli, ma prende l&#039;iniziativa e decide personalmente come capo.

6. Si spiega così anche il fatto che, al momento dell&#039;imprigionamento di Pietro da parte di Erode, si sia innalzata nella Chiesa una preghiera più ardente per lui: «Pietro era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui» (At 12,5). Anche questa preghiera deriva dalla convinzione comune della importanza unica di Pietro: con essa ha inizio la ininterrotta catena di suppliche che nella Chiesa si eleveranno in ogni tempo per i successori di Pietro.

L&#039;intervento dell&#039;Angelo e la liberazione miracolosa (cf. At 12,6-17), peraltro, manifestano la speciale protezione di cui gode Pietro: protezione che gli permette di compiere tutta la missione pastorale che gli è stata assegnata. Questa protezione e assistenza chiederanno i fedeli per i successori di Pietro nelle pene e nelle persecuzioni che incontreranno sempre nel loro ministero di «servi dei servi di Dio».

Possiamo concludere col riconoscere che veramente nei primi tempi della Chiesa Pietro agisce come colui che possiede la prima autoritÃ  nell&#039;ambito del collegio degli apostoli, e che per questo parla a nome dei Dodici come testimone della risurrezione.

Per questo compie miracoli che assomigliano a quelli di Cristo e li opera in suo nome. Per questo assume la responsabilitÃ  del comportamento morale dei membri della prima comunitÃ  e del suo futuro sviluppo. Per questo egli è al centro dell&#039;interesse del nuovo popolo di Dio e della preghiera rivolta al cielo per ottenere a lui protezione e liberazione.

Prenda tutto il tempo che vuole ma non mi citi pezzi di magistero estrapolati qua e là e quindi decontestualizzati, il suo sitosi chiama &quot;solovangelo&quot; ecco parliamo solo di quello allora! cordiali saluti!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>mi scuso se le sembrerò polemico ma la sua frase conclusiva &#8220;quando si parla della volontà di Dio si debba essere seri&#8221; fa crollare il suo già esile castello: la volontà di Dio (a meno che lei non abbia ricevuto una privata rivelazione) a noi arriva sempre attraverso una mediazione (a volte anche distorta dalla nostra natura), le sembrerà strano forse ma anche i vangeli sono mediati oltre che meditati; a meno che come i mussulmani lei non ritenga che siano stati sussurrati direttamente alle orecchie degli evangelisti dall&#8217;arcangelo Gabriele. La sua risposta è parziale in quanto non tiene in nessun conto che la principale obiezione al suo ragionamento è proprio contenuta nei Vangeli, le ricordo le citazioni che a lei sembrano sfuggire:</p>
<p>(5) Mt 10, 2.&#8221;I nomi degli apostoli sono: primo Simone, chiamato Pietro&#8230;&#8221;</p>
<p>(6) Cfr. Mc 3, 16; Lc 6, 14; At 1, 13.</p>
<p>(7) Cfr. Mt 14, 28-31; 16, 16-23 e par.; 19, 27-29 e par.; 26, 33-35 e par.; Lc 22, 32; Gv 1, 42; 6, 67-70; 13, 36-38; 21, 15-19.</p>
<p>(9) Cfr. Mt 16, 18. &#8221; Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa&#8221;.</p>
<p>(10) Cfr. Lc 22, 32. &#8220;Pietro ho pregato per te, perchè non venga meno la tua fede, e tu una volta ravveduto conferma i tuoi fratelli&#8221;</p>
<p>(11) Cfr. Gv 21, 15-17. &#8220;Simone mi vuoi bene tu più di costoro?Pasci le mie pecorelle&#8221;</p>
<p> Sono questi  i testi fondamentali sul ministero petrino. Essi tuttavia devono essere considerati nel quadro più completo di tutto il discorso neotestamentario su Pietro, a cominciare dalla collocazione della sua missione nell&#8217;insieme del Nuovo Testamento. Nell&#8217;epistolario paolino, egli è ricordato come primo testimone della risurrezione (cf. 1Cor 15,3ss), e Paolo dice di essere andato a Gerusalemme «per consultare Cefa» (cf. Gal 1,18). La tradizione giovannea registra una forte presenza di Pietro, e anche nei Sinottici sono numerosi gli accenni a lui.</p>
<p>Il discorso neotestamentario riguarda anche la posizione di Pietro nel gruppo dei Dodici. In esso emerge il trio Pietro, Giacomo e Giovanni: si pensi, ad esempio, agli episodi della trasfigurazione, della risurrezione della figlia di Giairo, del Getsemani. Pietro è sempre al primo posto in tutte le liste degli apostoli (in Mt 10,2 addirittura col qualificativo di «primo»). A lui viene dato da Gesù un nuovo nome, Kefa, che viene tradotto in greco (era dunque considerato significativo), a designare l&#8217;ufficio e il posto che Simone avrÃ  nella Chiesa di Cristo.</p>
<p>Sono elementi che ci servono per meglio acquisire il significato storico ed ecclesiologico della promessa di Gesù, contenuta nel testo di Matteo (16,18-19), e il conferimento della missione pastorale descritto da Giovanni (21,15-19): il primato di autoritÃ  nel collegio apostolico e nella Chiesa.</p>
<p>Si tratta di un dato di fatto, narrato dagli evangelisti come registratori della vita e della dottrina di Cristo, ma anche come testimoni della credenza e della prassi della prima comunitÃ  cristiana. Dai loro scritti risulta che, nei primi tempi della Chiesa, Pietro esercitava l&#8217;autoritÃ  in modo decisivo al livello più alto. Questo esercizio, accettato e riconosciuto dalla comunitÃ , fa da riscontro storico alle parole pronunciate da Cristo circa la missione e il potere di Pietro.</p>
<p>E&#8217; facile ammettere che le qualitÃ  personali di Pietro non sarebbero state di per sè sufficienti ad ottenere il riconoscimento di una suprema autoritÃ  nella Chiesa. Anche se aveva un temperamento da capo, dimostrato giÃ  in quella sorta di cooperativa per la pesca sul lago da lui composta con i «soci» Giovanni e Andrea (cf. Lc 5,10), non avrebbe potuto imporsi da solo, dati anche i suoi limiti e difetti altrettanto noti. E, d&#8217;altra parte, si sa che durante la vita terrena di Gesù gli apostoli avevano discusso su chi, tra loro, avrebbe avuto il primo posto nel regno. Il fatto, dunque, che l&#8217;autorità  di Pietro fosse poi pacificamente riconosciuta nella Chiesa, è dovuto esclusivamente alla volontà  di Cristo, e mostra che le parole, con le quali Gesù aveva attribuito all&#8217;Apostolo la sua singolare autoritÃ  pastorale, erano state intese e accolte senza difficoltà  nella comunità  cristiana.</p>
<p>Passiamo brevemente in rassegna i fatti. Subito dopo l&#8217;ascensione, riferisce il libro degli Atti, gli apostoli si riuniscono: nella loro lista Pietro è nominato per primo (cf. At 1,13), come d&#8217;altronde nelle liste dei Dodici che ci vengono fornite dai Vangeli e nell&#8217;enumerazione dei tre privilegiati (cf. Mc 5,37; 9,2; 13,3; 14,33 e par.).</p>
<p>E&#8217; lui, Pietro, che d&#8217;autoritÃ  prende la parola: «In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli» (At 1,15). Non è l&#8217;assemblea che lo designa. Egli si comporta come uno che possiede l&#8217;autoritÃ . In quella riunione Pietro espone il problema creato dal tradimento e dalla morte di Giuda, che riduce a undici il numero degli apostoli. Per fedeltÃ  alla volontÃ  di Gesù, carica di simbolismo circa il passaggio dall&#8217;Antico al Nuovo Israele (dodici tribù costitutive-dodici apostoli), Pietro indica la soluzione che s&#8217;impone: designare un sostituto che sia, con gli undici, «testimone della risurrezione» di Cristo (cf. At 1,21-22). L&#8217;assemblea accetta e mette in pratica questa soluzione, tirando a sorte, affinchè la designazione venga dall&#8217;alto (At 1,26).</p>
<p>Conviene sottolineare che tra i testimoni della risurrezione, in virtù della volontÃ  di Cristo, Pietro aveva il primo posto. L&#8217;Angelo che aveva annunciato alle donne la risurrezione di Gesù aveva detto loro: «Ora andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro&#8230;» (Mc 16,7). Giovanni lascia entrare Pietro per primo nel sepolcro (cf. Gv 20,1-10). Ai discepoli che ritornano da Emmaus gli altri dicono: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone» (Lc 24,34). E&#8217; una tradizione primitiva, raccolta dalla Chiesa e riferita da san Paolo, che il Cristo risorto apparve prima a Pietro: «Apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,5).</p>
<p>Questa prioritÃ  corrisponde alla missione assegnata a Pietro di confermare i suoi fratelli nella fede, come primo testimone della risurrezione.</p>
<p>Il giorno di Pentecoste Pietro agisce da capo dei testimoni della risurrezione. E&#8217; lui che prende la parola, per un impulso spontaneo: «Pietro, levatosi in piedi con gli altri undici, parla a voce alta» (At 2,14). Commentando l&#8217;avvenimento, egli dichiara: «Questo GesÃ¹, Dio lo ha risuscitato, e noi ne siamo testimoni» (At 2,32). Tutti i Dodici ne sono testimoni: Pietro lo proclama a nome di tutti loro. Egli è il portavoce istituzionale, possiamo dire, della prima comunitÃ  e del gruppo degli apostoli. SarÃ  lui ad indicare agli ascoltatori che cosa devono fare: «Pentitevi, e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo&#8230;» (At 2,38).</p>
<p>E&#8217; ancora Pietro che opera il primo miracolo, provocando l&#8217;entusiasmo della folla. Secondo la narrazione degli Atti, egli si trova in compagnia di Giovanni quando si volge verso lo storpio che chiede l&#8217;elemosina. E&#8217; lui che parla. «Pietro fissò lo sguardo su di lui insieme a Giovanni e disse: &#8220;Guarda verso di noi!&#8221;. Ed egli (lo storpio) si volse verso di loro, aspettandosi di ricevere qualcosa. Ma Pietro gli disse: &#8220;Non possiedo nè argento nè oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!&#8221;. E presolo per la mano destra, lo sollevò². Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono, e, balzato in piedi, camminava&#8230;» (At 3,3-8). Dunque Pietro, con le sue parole e i suoi gesti, si fa strumento del miracolo, convinto di disporre del potere derivato a lui da Cristo anche in questo campo.</p>
<p>Proprio in questo senso egli spiega al popolo il miracolo, mostrando che la guarigione manifesta la potenza del Cristo risorto: «Dio l&#8217;ha risuscitato dai morti, e di questo ne siamo testimoni» (At 3,15). In conseguenza, egli esorta gli ascoltatori: «Pentitevi, e cambiate vita!» (At 3,19).</p>
<p>Nell&#8217;interrogatorio del Sinedrio è Pietro, «pieno di Spirito Santo», che parla, per proclamare la salvezza portata da Gesù Cristo (cf. At 4,8s), crocifisso e risorto (cf. At 4,10).</p>
<p>Successivamente è Pietro che, «insieme agli apostoli», risponde al divieto di insegnare a nome di Gesù: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini&#8230;» (At 5,29).</p>
<p>Anche nel caso penoso di Anania e Saffira, Pietro manifesta la sua autoritÃ  come responsabile della comunitÃ . Rimproverando a quella coppia cristiana la menzogna circa il ricavato della vendita di un podere, egli accusa i due colpevoli di aver mentito allo Spirito Santo (cf. At 5,1-11).</p>
<p>Parimenti lo stesso Pietro risponde a Simon mago, che aveva offerto del denaro agli apostoli per ottenere lo Spirito Santo con l&#8217;imposizione delle mani: «Il tuo denaro vada in perdizione con te, perchè hai osato pensare di acquistare col denaro il dono di Dio&#8230; Pentiti dunque di questa iniquitÃ , e prega il Signore che ti sia perdonato questo pensiero!» (At 8,20.22).</p>
<p>Gli «Atti», inoltre, ci dicono che Pietro è considerato dalla folla come colui che, più ancora degli altri apostoli, opera delle meraviglie. Certo, egli non è il solo a compiere miracoli: «Molti miracoli e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli» (At 5,12). Ma è soprattutto da lui che si aspettano delle guarigioni: «Portavano gli ammalati nelle piazze, ponendoli su lettucci e giacigli, perchè, quando Pietro passava, anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro» (At 5,15).</p>
<p>Una cosa dunque risalta chiaramente in questi primi momenti di avvio della Chiesa: sotto la forza dello Spirito e in coerenza con il mandato di Gesù, Pietro agisce in comunione con gli apostoli, ma prende l&#8217;iniziativa e decide personalmente come capo.</p>
<p>6. Si spiega così anche il fatto che, al momento dell&#8217;imprigionamento di Pietro da parte di Erode, si sia innalzata nella Chiesa una preghiera più ardente per lui: «Pietro era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui» (At 12,5). Anche questa preghiera deriva dalla convinzione comune della importanza unica di Pietro: con essa ha inizio la ininterrotta catena di suppliche che nella Chiesa si eleveranno in ogni tempo per i successori di Pietro.</p>
<p>L&#8217;intervento dell&#8217;Angelo e la liberazione miracolosa (cf. At 12,6-17), peraltro, manifestano la speciale protezione di cui gode Pietro: protezione che gli permette di compiere tutta la missione pastorale che gli è stata assegnata. Questa protezione e assistenza chiederanno i fedeli per i successori di Pietro nelle pene e nelle persecuzioni che incontreranno sempre nel loro ministero di «servi dei servi di Dio».</p>
<p>Possiamo concludere col riconoscere che veramente nei primi tempi della Chiesa Pietro agisce come colui che possiede la prima autoritÃ  nell&#8217;ambito del collegio degli apostoli, e che per questo parla a nome dei Dodici come testimone della risurrezione.</p>
<p>Per questo compie miracoli che assomigliano a quelli di Cristo e li opera in suo nome. Per questo assume la responsabilitÃ  del comportamento morale dei membri della prima comunitÃ  e del suo futuro sviluppo. Per questo egli è al centro dell&#8217;interesse del nuovo popolo di Dio e della preghiera rivolta al cielo per ottenere a lui protezione e liberazione.</p>
<p>Prenda tutto il tempo che vuole ma non mi citi pezzi di magistero estrapolati qua e là e quindi decontestualizzati, il suo sitosi chiama &#8220;solovangelo&#8221; ecco parliamo solo di quello allora! cordiali saluti!</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>By: Emiliano Musso</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2009/06/30/le-chiavi-del-regno/comment-page-1/#comment-42230</link>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 18:37:12 +0000</pubDate>
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		<description>Un primo dettaglio che vorrei sottolineare, é che tutte le fonti da lei citate sono &quot;di parte&quot;, ossia provengono da encicliche, concili, proclami papali, ecc.., o dalla prima patristica (in realtà quest&#039;ultimo aspetto é appena sfiorato). È chiaro che in un simile contesto, e con tali presupposti, perfino le citazioni della Sacra Scrittura appaiono decontestualizzati, perché non valutati all&#039;interno del testo stesso, ma «condizionati» dal contorno che gli si é voluto dare attraverso il magistero ecclesiale.

Direi quindi, per iniziare, che le fonti sono alterate di loro: in primis perché la Bibbia non ha necessità di altre autorità al suo fianco (l&#039;uomo che ritiene di proporre un parere autoritario quanto la stessa Parola di Dio é un bestemmiatore), ma anche perché l&#039;intera tesi poggia per gran parte su dichiarazioni di uomini che hanno voluto equipararsi a Dio stesso: 
&lt;blockquote style=&quot;background-color: #DDDDDD&quot;&gt;«Su questa terra, noi occupiamo il posto di Dio Onnipotente» - Papa Leone XIII, enciclica del 1894

«Il Papa e Dio sono una stessa cosa, ed egli ha ogni potere in cielo ed in terra» - Papa Pio V

«È certo che i papi non hanno mai deplorato o rifiutato il titolo di “Signore Dio il Papa”, perché il passaggio della glossa in cui lo si legge appare nell’edizione del Diritto Canonico pubblicata a Roma da Gregorio XIII» - Affermazione del frate A.Pereira&lt;/blockquote&gt;

E questo solo per citare tre tra le centinaia di simili asserzioni di cui é piena la storia. È chiaro che un tale atteggiamento squalifica completamente chi lo assume dall&#039;essere anche lontanamente un rappresentante del Dio presentato nelle Scritture, pertanto, in prima battuta, ci sarebbe da chiedersi se ciò che viene dedotto da quanto Dio stesso ha voluto che fosse scritto possa essere messo a paragone con quanto affermato da un gruppo di persone che ha sempre avuto la ferma volontà di primeggiare e di esercitare il potere, anziché imitare quel Maestro che dice di seguire.

Mi scuso se queste parole appaiono eccessivamente dure o cariche di giudizio, ma ritengo che quando si parla della volontà di Dio si debba essere seri, e non si possa scendere a compromessi di alcun tipo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un primo dettaglio che vorrei sottolineare, é che tutte le fonti da lei citate sono &#8220;di parte&#8221;, ossia provengono da encicliche, concili, proclami papali, ecc.., o dalla prima patristica (in realtà quest&#8217;ultimo aspetto é appena sfiorato). È chiaro che in un simile contesto, e con tali presupposti, perfino le citazioni della Sacra Scrittura appaiono decontestualizzati, perché non valutati all&#8217;interno del testo stesso, ma «condizionati» dal contorno che gli si é voluto dare attraverso il magistero ecclesiale.</p>
<p>Direi quindi, per iniziare, che le fonti sono alterate di loro: in primis perché la Bibbia non ha necessità di altre autorità al suo fianco (l&#8217;uomo che ritiene di proporre un parere autoritario quanto la stessa Parola di Dio é un bestemmiatore), ma anche perché l&#8217;intera tesi poggia per gran parte su dichiarazioni di uomini che hanno voluto equipararsi a Dio stesso: </p>
<blockquote style="background-color: #DDDDDD"><p>«Su questa terra, noi occupiamo il posto di Dio Onnipotente» &#8211; Papa Leone XIII, enciclica del 1894</p>
<p>«Il Papa e Dio sono una stessa cosa, ed egli ha ogni potere in cielo ed in terra» &#8211; Papa Pio V</p>
<p>«È certo che i papi non hanno mai deplorato o rifiutato il titolo di “Signore Dio il Papa”, perché il passaggio della glossa in cui lo si legge appare nell’edizione del Diritto Canonico pubblicata a Roma da Gregorio XIII» &#8211; Affermazione del frate A.Pereira</p></blockquote>
<p>E questo solo per citare tre tra le centinaia di simili asserzioni di cui é piena la storia. È chiaro che un tale atteggiamento squalifica completamente chi lo assume dall&#8217;essere anche lontanamente un rappresentante del Dio presentato nelle Scritture, pertanto, in prima battuta, ci sarebbe da chiedersi se ciò che viene dedotto da quanto Dio stesso ha voluto che fosse scritto possa essere messo a paragone con quanto affermato da un gruppo di persone che ha sempre avuto la ferma volontà di primeggiare e di esercitare il potere, anziché imitare quel Maestro che dice di seguire.</p>
<p>Mi scuso se queste parole appaiono eccessivamente dure o cariche di giudizio, ma ritengo che quando si parla della volontà di Dio si debba essere seri, e non si possa scendere a compromessi di alcun tipo.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: fabioT</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2009/06/30/le-chiavi-del-regno/comment-page-1/#comment-42163</link>
		<dc:creator>fabioT</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 19:13:56 +0000</pubDate>
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		<description>«Primo Simone, chiamato Pietro(5). Con questa significativa accentuazione della primazia di Simon Pietro, San Matteo introduce nel suo Vangelo la lista dei Dodici Apostoli, che anche negli altri due Vangeli sinottici e negli Atti inizia con il nome di Simone(6). Questo elenco, dotato di grande forza testimoniale, ed altri passi evangelici(7) mostrano con chiarezza e semplicità che il canone neotestamentario ha recepito le parole di Cristo relative a Pietro ed al suo ruolo nel gruppo dei Dodici(8). Perciò, già nelle prime comunità cristiane, come più tardi in tutta la Chiesa, l&#039;immagine di Pietro è rimasta fissata come quella dell&#039;Apostolo che, malgrado la sua debolezza umana, fu costituito espressamente da Cristo al primo posto fra i Dodici e chiamato a svolgere nella Chiesa una propria e specifica funzione. Egli è la roccia sulla quale Cristo edificherà la sua Chiesa(9); è colui che, una volta convertito, non verrà meno nella fede e confermerà i fratelli(10); è, infine, il Pastore che guiderà l&#039;intera comunità dei discepoli del Signore(11).

Nella figura, nella missione e nel ministero di Pietro, nella sua presenza e nella sua morte a Roma -attestate dalla più antica tradizione letteraria e archeologica- la Chiesa contempla una profonda realtà, che è in rapporto essenziale con il suo stesso mistero di comunione e di salvezza: «Ubi Petrus, ibi ergo Ecclesia(12). La Chiesa, fin dagli inizi e con crescente chiarezza, ha capito che come esiste la successione degli Apostoli nel ministero dei Vescovi, così anche il ministero dell&#039;unità, affidato a Pietro, appartiene alla perenne struttura della Chiesa di Cristo e che questa successione è fissata nelle sede del suo martirio.

4. Basandosi sulla testimonianza del Nuovo Testamento, la Chiesa Cattolica insegna, come dottrina di fede, che il Vescovo di Roma è Successore di Pietro nel suo servizio primaziale nella Chiesa universale(13); questa successione spiega la preminenza della Chiesa di Roma(14), arricchita anche dalla predicazione e dal martirio di San Paolo.

Nel disegno divino sul Primato come «ufficio dal Signore concesso singolarmente a Pietro, il primo degli Apostoli, e da trasmettersi ai suoi successori(15), si manifesta già la finalità del carisma petrino, ovvero «l&#039;unità di fede e di comunione(16) di tutti i credenti. Il Romano Pontefice infatti, quale Successore di Pietro, è «perpetuo e visibile principio e fondamento dell&#039;unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli(17), e perciò egli ha una grazia ministeriale specifica per servire quell&#039;unità di fede e di comunione che è necessaria per il compimento della missione salvifica della Chiesa(18).

(5) Mt 10, 2.

(6) Cfr. Mc 3, 16; Lc 6, 14; At 1, 13.

(7) Cfr. Mt 14, 28-31; 16, 16-23 e par.; 19, 27-29 e par.; 26, 33-35 e par.; Lc 22, 32; Gv 1, 42; 6, 67-70; 13, 36-38; 21, 15-19.

(8) La testimonianza per il ministero petrino si trova in tutte le espressioni, pur differenti, della tradizione neotestamentaria, sia nei Sinottici -qui con tratti diversi in Matteo e in Luca, come anche in San Marco-, sia nel corpo Paolino e nella tradizione Giovannea, sempre con elementi originali, differenti quanto agli aspetti narrativi ma profondamente concordanti nel significato essenziale. Questo è un segno che la realtà Petrina fu considerata come un dato costitutivo della Chiesa.

(9) Cfr. Mt 16, 18.

(10) Cfr. Lc 22, 32.

(11) Cfr. Gv 21, 15-17. Sulla testimonianza neotestamentaria sul Primato, cfr. anche GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Ut unum sint, nn. 90 ss.

(12) S. AMBROGIO DI MILANO, Enarr. in Ps., 40, 30: PL 14, 1134.

(13) Cfr. ad esempio S. SIRICIO I, Lett. Directa ad decessorem, 10-II-385: Denz-Hün, n. 181; CONC. DI LIONE II, Professio fidei di Michele Paleologo, 6-VII-1274: Denz-Hün, n. 861; CLEMENTE VI, Lett. Super quibusdam, 29-IX-1351: Denz-Hün, n. 1053; CONC. DI FIRENZE, Bolla Laetentur caeli, 6-VII-1439: Denz-Hün, n. 1307; PIO IX, Lett. Enc. Qui pluribus, 9-XI-1846: Denz-Hün, n. 2781; CONC. VATICANO I, Cost. dogm. Pastor aeternus, cap. 2: Denz-Hün, nn. 3056-3058; CONC. VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, cap. III, nn. 21-23; CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 882; ecc.

(14) Cfr. S. IGNAZIO D&#039;ANTIOCHIA, Epist. ad Romanos, Intr.: SChr 10, 106-107; S. IRENEO DI LIONE, Adversus haereses, III, 3, 2: SChr 211, 32-33.

(15) CONC. VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 20.

(16) CONC. VATICANO I, Cost. dogm. Pastor aeternus, proemio: Denz-Hün, n. 3051. Cfr. S. LEONE I MAGNO, Tract. in Natale eiusdem, IV, 2: CCL 138, p. 19.

(17) CONC. VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 23. Cfr. CONC. VATICANO I, Cost. dogm. Pastor aeternus, proemio: Denz-Hün, n. 3051; GIOVANNI PAOLO II, Enc. Ut unum sint, n. 88. Cfr. PIO IX, Lett. del S. Uffizio ai Vescovi d&#039;Inghilterra, 16-IX-1864: Denz-Hün, n. 2888; LEONE XIII, Lett. Enc. Satis cognitum, 29-VI-1896: Denz-Hün, nn. 3305-3310.

(18) Cfr. Gv 17, 21-23; CONC. VATICANO II, Decr. Unitatis redintegratio, n. 1; PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 8-XII-1975, n. 77: AAS 68 (1976) 69; GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Ut unum sint, n. 98.


E&#039; gradito un suo commento a quanto da me riportato! Cordiali saluti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>«Primo Simone, chiamato Pietro(5). Con questa significativa accentuazione della primazia di Simon Pietro, San Matteo introduce nel suo Vangelo la lista dei Dodici Apostoli, che anche negli altri due Vangeli sinottici e negli Atti inizia con il nome di Simone(6). Questo elenco, dotato di grande forza testimoniale, ed altri passi evangelici(7) mostrano con chiarezza e semplicità che il canone neotestamentario ha recepito le parole di Cristo relative a Pietro ed al suo ruolo nel gruppo dei Dodici(8). Perciò, già nelle prime comunità cristiane, come più tardi in tutta la Chiesa, l&#8217;immagine di Pietro è rimasta fissata come quella dell&#8217;Apostolo che, malgrado la sua debolezza umana, fu costituito espressamente da Cristo al primo posto fra i Dodici e chiamato a svolgere nella Chiesa una propria e specifica funzione. Egli è la roccia sulla quale Cristo edificherà la sua Chiesa(9); è colui che, una volta convertito, non verrà meno nella fede e confermerà i fratelli(10); è, infine, il Pastore che guiderà l&#8217;intera comunità dei discepoli del Signore(11).</p>
<p>Nella figura, nella missione e nel ministero di Pietro, nella sua presenza e nella sua morte a Roma -attestate dalla più antica tradizione letteraria e archeologica- la Chiesa contempla una profonda realtà, che è in rapporto essenziale con il suo stesso mistero di comunione e di salvezza: «Ubi Petrus, ibi ergo Ecclesia(12). La Chiesa, fin dagli inizi e con crescente chiarezza, ha capito che come esiste la successione degli Apostoli nel ministero dei Vescovi, così anche il ministero dell&#8217;unità, affidato a Pietro, appartiene alla perenne struttura della Chiesa di Cristo e che questa successione è fissata nelle sede del suo martirio.</p>
<p>4. Basandosi sulla testimonianza del Nuovo Testamento, la Chiesa Cattolica insegna, come dottrina di fede, che il Vescovo di Roma è Successore di Pietro nel suo servizio primaziale nella Chiesa universale(13); questa successione spiega la preminenza della Chiesa di Roma(14), arricchita anche dalla predicazione e dal martirio di San Paolo.</p>
<p>Nel disegno divino sul Primato come «ufficio dal Signore concesso singolarmente a Pietro, il primo degli Apostoli, e da trasmettersi ai suoi successori(15), si manifesta già la finalità del carisma petrino, ovvero «l&#8217;unità di fede e di comunione(16) di tutti i credenti. Il Romano Pontefice infatti, quale Successore di Pietro, è «perpetuo e visibile principio e fondamento dell&#8217;unità sia dei Vescovi sia della moltitudine dei fedeli(17), e perciò egli ha una grazia ministeriale specifica per servire quell&#8217;unità di fede e di comunione che è necessaria per il compimento della missione salvifica della Chiesa(18).</p>
<p>(5) Mt 10, 2.</p>
<p>(6) Cfr. Mc 3, 16; Lc 6, 14; At 1, 13.</p>
<p>(7) Cfr. Mt 14, 28-31; 16, 16-23 e par.; 19, 27-29 e par.; 26, 33-35 e par.; Lc 22, 32; Gv 1, 42; 6, 67-70; 13, 36-38; 21, 15-19.</p>
<p>(8) La testimonianza per il ministero petrino si trova in tutte le espressioni, pur differenti, della tradizione neotestamentaria, sia nei Sinottici -qui con tratti diversi in Matteo e in Luca, come anche in San Marco-, sia nel corpo Paolino e nella tradizione Giovannea, sempre con elementi originali, differenti quanto agli aspetti narrativi ma profondamente concordanti nel significato essenziale. Questo è un segno che la realtà Petrina fu considerata come un dato costitutivo della Chiesa.</p>
<p>(9) Cfr. Mt 16, 18.</p>
<p>(10) Cfr. Lc 22, 32.</p>
<p>(11) Cfr. Gv 21, 15-17. Sulla testimonianza neotestamentaria sul Primato, cfr. anche GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Ut unum sint, nn. 90 ss.</p>
<p>(12) S. AMBROGIO DI MILANO, Enarr. in Ps., 40, 30: PL 14, 1134.</p>
<p>(13) Cfr. ad esempio S. SIRICIO I, Lett. Directa ad decessorem, 10-II-385: Denz-Hün, n. 181; CONC. DI LIONE II, Professio fidei di Michele Paleologo, 6-VII-1274: Denz-Hün, n. 861; CLEMENTE VI, Lett. Super quibusdam, 29-IX-1351: Denz-Hün, n. 1053; CONC. DI FIRENZE, Bolla Laetentur caeli, 6-VII-1439: Denz-Hün, n. 1307; PIO IX, Lett. Enc. Qui pluribus, 9-XI-1846: Denz-Hün, n. 2781; CONC. VATICANO I, Cost. dogm. Pastor aeternus, cap. 2: Denz-Hün, nn. 3056-3058; CONC. VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, cap. III, nn. 21-23; CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, n. 882; ecc.</p>
<p>(14) Cfr. S. IGNAZIO D&#8217;ANTIOCHIA, Epist. ad Romanos, Intr.: SChr 10, 106-107; S. IRENEO DI LIONE, Adversus haereses, III, 3, 2: SChr 211, 32-33.</p>
<p>(15) CONC. VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 20.</p>
<p>(16) CONC. VATICANO I, Cost. dogm. Pastor aeternus, proemio: Denz-Hün, n. 3051. Cfr. S. LEONE I MAGNO, Tract. in Natale eiusdem, IV, 2: CCL 138, p. 19.</p>
<p>(17) CONC. VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 23. Cfr. CONC. VATICANO I, Cost. dogm. Pastor aeternus, proemio: Denz-Hün, n. 3051; GIOVANNI PAOLO II, Enc. Ut unum sint, n. 88. Cfr. PIO IX, Lett. del S. Uffizio ai Vescovi d&#8217;Inghilterra, 16-IX-1864: Denz-Hün, n. 2888; LEONE XIII, Lett. Enc. Satis cognitum, 29-VI-1896: Denz-Hün, nn. 3305-3310.</p>
<p>(18) Cfr. Gv 17, 21-23; CONC. VATICANO II, Decr. Unitatis redintegratio, n. 1; PAOLO VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 8-XII-1975, n. 77: AAS 68 (1976) 69; GIOVANNI PAOLO II, Lett. Enc. Ut unum sint, n. 98.</p>
<p>E&#8217; gradito un suo commento a quanto da me riportato! Cordiali saluti.</p>
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