Jul 31 2009
RU486: riflessioni
È già forte polemica nel nostro Paese per l’approvazione della cosiddetta «pillola abortiva» (RU486), la cui commercializzazione in Italia è stata approvata nel tardo pomeriggio di giovedì 30 luglio dal consiglio di amministrazione dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Tale farmaco potrà essere utilizzato soltanto in ambito ospedaliero, e solo entro il quarantanovesimo giorno di gravidanza, ossia la settima settimana. Secondo i consiglieri che hanno approvato l’immissione nel mercato della pillola, le modalità del suo impiego garantiscono il pieno rispetto della legge 194 del 22/05/1978.
Prima di scrivere quelle che sono alcune mie personali riflessioni sull’argomento, ho pensato di documentarmi relativamente alla sua composizione ed agli eventuali rischi: i pareri discordanti sentiti in questi giorni mi hanno convinto della necessità di svolgere qualche ricerca, attraverso la quale cercare di capire l’effettiva pericolosità dell’RU486.
Il principio attivo alla base della «pillola abortiva» è il mifepristone , ossia uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l’aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza. Rispetto ai metodi abortivi tradizionali ha la caratteristica di non richiedere l’ospedalizzazione della donna né interventi chirurgici, per questo si ritiene che provochi minori traumi fisici e psicologici oltre che minori costi per il servizio sanitario. Attualmente gli unici Paesi della comunità europea in cui ne è vietato l’utilizzo sono l’Irlanda ed il Portogallo. (estratto da: Wikipedia.org)



































«Beatus qui legit et audit verba prophetiae huius et servat ea quae in ea scripta sunt: tempus enim prope est» – Apocalisse, 1:3
Proseguo in questo articolo, come promesso, l’analisi critica delle tesi di Luigi Cascioli in merito alla veridicità dei quattro Vangeli canonici, che l’ex-sacerdote afferma essere imposture. L’ultima volta abbiamo visto alcune note sul Vangelo di Marco, mentre in questa istanza ci occuperemo di quello di Matteo, il pubblicano che fu accolto al seguito di Cristo.
Girovagando per la rete, spinto anche dalle richieste di un lettore, mi sono «imbattuto» negli scritti di Luigi Cascioli, ex-sacerdote passato all’ateismo, che da anni ormai porta avanti una crociata contro la chiesa di Roma e contro il cristianesimo in generale, nel tentativo di dimostrare l’inconsistenza della fede cristiana. Ho quindi deciso di commentare in chiave critica alcuni suoi scritti, partendo dalle sue affermazioni relative ai Vangeli. Il primo testo del quale ci occuperemo è quello conosciuto come il «Vangelo secondo Marco».
Quello che pubblichiamo oggi è un estratto di una lettera con la quale Barbara ha risposto alle domande di un nostro lettore, arrivate alcuni giorni fa sulla nostra casella
Questo articolo vuol essere la «chiusura» delle riflessioni sull’invenzione del primato petrino iniziate alcuni giorni fa con l’articolo «Un primato di paglia», seguito da «Le chiavi del regno», in cui abbiamo discusso della natura del dono che Gesù ha concesso a tutti coloro che credono in Lui: in questa sede faremo, invece, alcune considerazioni di carattere linguistico su uno dei passi che abbiamo avuto modo di vedere nei giorni scorsi, e dal quale è nata poi tutta la discussione, ossia il brano di Matteo 16:18.