Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede

Jul 31 2009

RU486: riflessioni

È già forte polemica nel nostro Paese per l’approvazione della cosiddetta «pillola abortiva» (RU486), la cui commercializzazione in Italia è stata approvata nel tardo pomeriggio di giovedì 30 luglio dal consiglio di amministrazione dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Tale farmaco potrà essere utilizzato soltanto in ambito ospedaliero, e solo entro il quarantanovesimo giorno di gravidanza, ossia la settima settimana. Secondo i consiglieri che hanno approvato l’immissione nel mercato della pillola, le modalità del suo impiego garantiscono il pieno rispetto della legge 194 del 22/05/1978.

Prima di scrivere quelle che sono alcune mie personali riflessioni sull’argomento, ho pensato di documentarmi relativamente alla sua composizione ed agli eventuali rischi: i pareri discordanti sentiti in questi giorni mi hanno convinto della necessità di svolgere qualche ricerca, attraverso la quale cercare di capire l’effettiva pericolosità dell’RU486.

Il principio attivo alla base della «pillola abortiva» è il mifepristone , ossia uno steroide sintetico utilizzato come farmaco per l’aborto chimico nei primi due mesi della gravidanza. Rispetto ai metodi abortivi tradizionali ha la caratteristica di non richiedere l’ospedalizzazione della donna né interventi chirurgici, per questo si ritiene che provochi minori traumi fisici e psicologici oltre che minori costi per il servizio sanitario. Attualmente gli unici Paesi della comunità europea in cui ne è vietato l’utilizzo sono l’Irlanda ed il Portogallo. (estratto da: Wikipedia.org)

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Jul 30 2009

Un’arca in Olanda

Nella cittadina di Schagen, in Olanda, è stata costruita una replica a grandezza naturale dell’arca di Noé, utilizzando lo stesso procedimento e materiali descritti nel racconto biblico di Genesi 6. L’idea è di un credente di Schagen, Danés Johan Huibers, il quale, resosi conto del decadimento della fede cristiana nel suo paese, ha voluto creare quest’opera come testimonianza, nella speranza di poter far riflettere i suoi connazioni sulle verità della Bibbia.

La struttura ha una larghezza pari a due terzi di un campo da calcio, ed è alta quanto un edificio di tre piani. Al suo interno, essa ospita modelli a dimensione reale di diversi animali, quali elefanti, leoni, giraffe, e altri.

L’arca è stata costruita in cedro e pino, materiali che sono stati verosimilmente impiegati nella costruzione dell’originale. Huibers ha inoltre dotato l’arca di un sala cinematografica con cinquanta posti a sedere, per ospitare varie scolaresche e mostrare loro varie pellicole sulla vita di Noé. Preghiamo davvero che questi suoi sforzi possano portare il popolo olandese al riavvicinamento a Dio.

Qui a seguito, ecco alcune foto dell’opera di Danés Johan Hiubers (fonte Associazione Italiana Studi sulle Origini)
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Jul 29 2009

Discernere i tempi

«Beatus qui legit et audit verba prophetiae huius et servat ea quae in ea scripta sunt: tempus enim prope est» – Apocalisse, 1:3

Qualche tempo fa, ho ricevuto da un amico una e-mail, corredata da un allegato ed un caloroso invito alla lettura: ho rimuginato per un po’ sulla necessità di redigere un articolo su quanto essa conteneva, per decidere, soltanto adesso, di farlo. In realtà, lo scritto allegato richiede solo pochi istanti per essere letto, ma per capire ciò che esso indica, ho ritenuto necessario fare una breve introduzione all’argomento: spero che la lettura di quanto segue possa risultare importante per i nostri lettori, scusandomi anticipatamente per la sintesi che ho dovuto necessariamente operare nella stesura. Ricordiamo comunque che per ogni eventuale approfondimento o chiarimento, siamo a vostra disposizione. Iniziamo, quindi.

Il libro dell’Apocalisse, ultimo testo della Bibbia, è da sempre fonte di interrogativi e di curiosità: l’apostolo Giovanni, nello scrivere il contenuto della rivelazione che gli fu data dal Cristo Risorto, utilizzò logicamente un linguaggio ricco della simbologia giudaica, e destreggiarsi in esso non sempre è cosa facile.

Un modo certamente onesto di analizzare un testo come quello apocalittico è il cercare di capire quanto esso contenga ammettendo i propri limiti conoscitivi: molto di quanto Gesù rivelò a Giovanni riguarda infatti eventi futuri a quelli che viviamo attualmente, che saranno comprensibili soltanto dopo essersi verificati. Al tempo stesso, un approccio del genere richiede prudenza, perchè molti errori interpretativi sono stati compiuti nel passato per il desiderio di vedersi ad un passo dall’instaurarsi del Regno di Dio.
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Jul 18 2009

Confutando le tesi di Cascioli sui Vangeli, parte II

Proseguo in questo articolo, come promesso, l’analisi critica delle tesi di Luigi Cascioli in merito alla veridicità dei quattro Vangeli canonici, che l’ex-sacerdote afferma essere imposture. L’ultima volta abbiamo visto alcune note sul Vangelo di Marco, mentre in questa istanza ci occuperemo di quello di Matteo, il pubblicano che fu accolto al seguito di Cristo.

Seguirò la stessa linea adottata in precedenza, facendo quindi un piccolo cappello introduttivo al testo, per poi calarci nella confutazione delle asserzioni di Cascioli: prima di questo, comunque, vorrei spendere un po’ di tempo per fare un breve inciso sulla formazione del canone neotestamentario. Stando infatti a sentire Cascioli, sembrerebbe che esso sia venuto fuori dal nulla, complice una chiesa che ha messo insieme testi che sembrassero giustificare le proprie visioni. Pensandoci, poi, c’è addirittura una diceria secondo cui gli ecclesiali del tempo avrebbero sistemato gli scritti su uno scaffale, prendendo per buoni soltanto quelli che non caddero (non si sa se sospinti da forze spirituali, o per semplice legge di gravità).

Tralasciando l’ovvia ilarità che suscitano simili affermazioni, vediamo invece cosa abbia portato alla composizione del canone: F.F. Bruce, nel suo libro «The Canon of Scripture», identifica sei criteri principali attraverso i quali ebbe luogo il processo della canonizzazione. Essi sono i seguenti:
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Jul 16 2009

Il nome di Gesù nell’Antico Testamento

Un altro interessante video del prof. Danilo Valla, questa volta sulla presenza del nome di Gesù nelle Scritture dell’Antico Testamento.

                                         
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Jul 12 2009

Confutando le tesi di Cascioli sui Vangeli, parte I

Girovagando per la rete, spinto anche dalle richieste di un lettore, mi sono «imbattuto» negli scritti di Luigi Cascioli, ex-sacerdote passato all’ateismo, che da anni ormai porta avanti una crociata contro la chiesa di Roma e contro il cristianesimo in generale, nel tentativo di dimostrare l’inconsistenza della fede cristiana. Ho quindi deciso di commentare in chiave critica alcuni suoi scritti, partendo dalle sue affermazioni relative ai Vangeli. Il primo testo del quale ci occuperemo è quello conosciuto come il «Vangelo secondo Marco».

Perchè non seguire l’ordine canonico, iniziando da Matteo? Per il semplice fatto che, come avremo modo di vedere, il testo attribuito a Marco fu una delle basi sulle quali sia Matteo che Luca scrissero le rispettive narrazioni, riportandone molto del contenuto: ecco perchè questi tre Vangeli vengono anche chiamati «sinottici»; posizionando il testo di Marco, Luca e Matteo su tre colonne parallele, è possibile infatti seguire la narrazione in maniera armonica, notando con facilità le similitudini, anche a livello di esposizione. Vediamo prima una breve panoramica sul Vangelo, per poi affrontare le tesi del Cascioli. Buona lettura!

L’autore
Iniziamo spendendo alcune parole sull’autore di questo testo, per occuparci in seconda battuta della datazione del suo scritto: chi era «Marco»? La chiesa degli esordi associava la figura di questo evangelista con il personaggio di «Giovanni, detto Marco» del quale possiamo leggere nell’episodio di Atti 12:12. Si tratta di una figura «contesa», che fu al centro di una accesa disputa tra Paolo e Barnaba, allorquando dovettero decidere se portarlo con loro durante una missione (Atti 15:37-41).
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Jul 11 2009

Domande e risposte su Gesù

Quello che pubblichiamo oggi è un estratto di una lettera con la quale Barbara ha risposto alle domande di un nostro lettore, arrivate alcuni giorni fa sulla nostra casella info@solovangelo.it. Abbiamo deciso di pubblicare questa comunicazione (ovviamente, rimuovendo i riferimenti personali) in quanto la riteniamo utile anche per altre persone che potrebbero porsi gli stessi interrogativi del nostro interlocutore.

Attraverso la sua richiesta, il lettore (un testimone di Geova) intendeva mettere in dubbio la natura divina di Cristo. Abbiamo considerato quest’occasione come una possibilità per chiarire alcuni aspetti relativi alla Trinità, con particolare attenzione alla figura di Gesù. Ci auguriamo che possiate trovare spunti interessanti nel proseguo di questo scritto, nonchè di farci pervenire le vostre considerazioni in merito.
Da parte nostra, un sincero augurio di buona lettura.
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Jul 03 2009

Il piccolo sasso e la grande Roccia

Questo articolo vuol essere la «chiusura» delle riflessioni sull’invenzione del primato petrino iniziate alcuni giorni fa con l’articolo «Un primato di paglia», seguito da «Le chiavi del regno», in cui abbiamo discusso della natura del dono che Gesù ha concesso a tutti coloro che credono in Lui: in questa sede faremo, invece, alcune considerazioni di carattere linguistico su uno dei passi che abbiamo avuto modo di vedere nei giorni scorsi, e dal quale è nata poi tutta la discussione, ossia il brano di Matteo 16:18.

In esso, abbiamo visto Gesù affermare: «E anch’io ti dico: tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’Ades non la potranno vincere». Dalle nostre precedenti considerazioni, credo che ormai siano chiare le implicazioni legate a questo passo, ma ho ancora ricevuto un commento con la richiesta di dimostrare che la «pietra» a cui fa riferimento Cristo non sia appunto «Pietro»: infatti, la chiesa di Roma (o, perlomeno, il mio interlocutore cattolico) ritiene che il fondamento su cui Gesù ha edificato la sua chiesa risieda nell’apostolo. Se è vero che da un lato basterebbe usare la logica, confrontando le varie scritture neotestamentarie, per capire che le cose non stanno così, penso che una analisi più approfondita non possa che fare del bene.

È necessario pertanto che, nel tentativo di sbrogliare questa matassa, ci rifacciamo alla lingua in cui è stato scritto il Nuovo Testamento, ossia il greco koiné: ogni altra considerazione che non parta dall’analisi del testo originale, ma si basi esclusivamente sulle moderne traduzioni, è infatti parziale e passibile di errore, in quanto l’adattamento linguistico di uno scritto in un’altro idioma è cosa non sempre facile, ed il rischio di tralasciare alcune sfumature (spesso tutt’altro che marginali) che invece sono percepibili nel testo “autentico” è costantemente dietro l’angolo: il brano che stiamo analizzando ricade proprio in questa casistica.
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