Aug 05 2009
Confutando le tesi di Cascioli sui Vangeli, parte III
In questa terza parte del nostro scritto, analizziamo la posizione dell’ex-sacerdote Luigi Cascioli in merito alla veridicità ed affidabilità del terzo vangelo canonico, ossia quello avente la firma di Luca, autore, tra l’altro degli Atti degli Apostoli. Come già fatto in precedenza, prima di passare alla confutazione delle argomentazioni del Cascioli, vediamo alcune informazioni relative al vangelo stesso, per poi calarci nella trattazione storico/biblica di quanto l’ex-sacerdote afferma, e dimostrare anche in questo caso come gli attacchi al Testo Sacro si rivelino consistenti come bolle di sapone, che non possono sussistere davanti ad una analisi seria.
L’autore
Agli inizi del II secolo, iniziano a prendere corpo le tradizioni che collegano il terzo Vangelo con una persona di nome Luca: il Canone Muratoriano, il prologo anti-marcionita a Luca, così come Ireneo, Clemente Alessandrino, Origene e Tertulliano, sono concordi nell’identificare Luca con l’autore di tale testo. Dal momento che tali tradizioni poggiano comunque su elementi che possono essere dedotti dal Nuovo Testamento, il loro valore è relativo: l’evidenza neotestamentaria è maggiormente utile nell’identificazione dell’autore di questo vangelo. In effetti, si tratta di un testo particolare, perchè incompleto: la narrazione che inizia nel vangelo prosegue poi, senza interruzioni, negli Atti degli Apostoli, libro con caratteristiche di stile e forma così simili a quelle del Vangelo da suggerire che essi siano entrambi stati scritti da una stessa mano. Entrambi i testi sono indirizzati ad una persona di nome Teofilo, quali testimonianza del ministero di Cristo, e successivamente della nascita e dello sviluppo della prima chiesa.
Nel libro degli Atti, possiamo notare diversi brani in cui l’autore intercambia il soggetto della narrazione da «essi» ed «egli» al pronome «noi», suggerendo quindi una sua compartecipazione agli eventi narrati, e pertanto il suo essere compagno dell’apostolo Paolo. Una accurata analisi dei racconti mostra come Luca sia appunto il redattore più probabile dei testi menzionati.
L’apostolo Paolo definisce questo Luca come medico. In effetti, alcune sue narrazioni sono maggiormente «tecniche» in tal senso: basti pensare al racconto della guarigione della donna affetta da emorragia. Luca è menzionato tre volte nel Nuovo Testamento come compagno di Paolo, e nella sua letera ai Colossesi, l’apostolo specifica che no nera un ebreo. Lo stile dei testi attribuiti al medico fa pensare che egli fosse di lingua greca. Secondo Eusebio, Luca proveniva da Antiochia, in Siria.
La datazione
Compito assolutamente arduo, quello di datare con certezza il terzo Vangelo: incorporando gran parte del materiale edito da Marco, è logico pensare che esso sia stato redatto quando il lavoro di Marco era già terminato, ed era quindi in circolazione. Alcuni asseriscono che Luca doveva essere a conoscenza della distruzione di Gerusalemme, cosa che indicherebbe una scrittura posteriore al 70 d.C.; altri studiosi, invece, non accettando questa teoria assegnano al Vangelo una data anteriore, intorno agli anni 57-60 d.C.
La tesi, e la risposta
Veniamo ora alle tesi del Cascioli, ed alle risposte che riteniamo di fornire alle sue accuse. Come abbiamo visto nei precedenti articoli, relativamente ai Vangeli di Marco e Matteo, l’ex-sacerdote inizia la sua arringa citando la prefazione al Vangelo tratta dall’edizione C.E.I.: anche in questo caso egli ripropone lo stesso schema, per saltare subito alle sue conclusioni. Vediamolo nel dettaglio:
Cascioli: Presentazione della Chiesa: «Luca, autore anche degli Atti degli Apostoli, fu un colto medico siriano convertitosi in Antiochia verso l’anno 43. Conobbe Cristo dai primi testimoni della sua vita e si preparò con accurata indagine. Luca svolge il suo lavoro su un materiale proveniente da ambiente palestinese, non escluso il contributo della stessa Madre di Gesù. Fu scritto fra il 65 e il 70». L’attribuzione a Luca, apostolo vissuto nella Comunità di Gerusalemme insieme a Pietro, Giacomo, gli apostoli e la Madonna, non può essere che fantastica. Dal momento che questo vangelo fu scritto per confutare i concetti gnostici del vangelo di Marcione, di conseguenza non può essere anteriore al 144. Per quanto la Chiesa cerchi, invocando l’autorità di Tertulliano, di dimostrare che fu Marcione ad imitare Luca, le prove che dimostrano che invece furono i redattori di Luca a ricopiare Marcione sono state ampiamente portate da Couchoud nel suo “Primi Scritti del Cristanesimo”.
SoloVangelo: La prefazione C.E.I. conferma quanto abbiamo visto in apertura: essa indica in Luca un medico siro, datando il suo lavoro in un lasso di tempo che tutto sommato concorda con quanto abbiamo discusso. Ma il Cascioli non ci sta, e parte al contrattacco, spiegando come l’intento di Luca fosse dichiaratamente anti-marcionita e, pertanto, esso debba essere fatto risalire ad una data posteriore al 144 d.C.. Se avesse letto il Vangelo che pretende di commentare, Cascioli avrebbe scoperto però che per stessa affermazione dello scritto, il proposito originale era quello di rendere il destinatario del lavoro, il Teofilo citato poco sopra, «certo delle cose che gli sono state insegnate». È evidente quindi che Teofilo fosse un cristiano, e che Luca scrisse per aiutare lui (e presumibilmente altri) a comprendere meglio gli aspetti della fede cristiana. L’intento di Luca, per sua stessa ammissione, era quello di fare un dettagliato resoconto storico, perchè il messaggio che egli voleva esporre, per poter avere un peso reale, doveva essere fortemente ancorato alla realtà dei fatti. Non esiste un testo neotestamentario più calzante di Luca nel descrivere Gesù quale amico e Salvatore degli uomini, e questo era il proposito del medico: la chiesa del suo tempo aveva necessità di comprendere che la sua missione nel mondo era fondata sull’insegnamento e sull’esempio del Cristo. Rifiutiamo pertanto la tesi del Cascioli, che come sempre intende vedere cospirazioni laddove esse non hanno motivo di esistere.
Piccola nota: facciamo presente che, contrariamente a quanto affermato dal Cascioli, Luca non è mai stato annoverato nella cerchia degli apostoli, ma era compagno di viaggio di uno di essi, ossia Paolo. Può sembrare una nota leziosa, inutile, ma riteniamo che quando si ha la pretesa di proporsi come una valida fonte di informazione per terze persone, si debba avere cura anche dei particolari, cosa che l’ex-sacerdote certo non dimostra.
Cascioli: a) Noi sappiamo che il vangelo di Marcione è conosciuto nel 140 da Papia mentre quello di Luca è ignorato dallo stesso Papia nel 150. b) Il vangelo di Marcione era molto più corto di quello di Luca, e in questi casi non si accorcia mai, ma piuttosto si allunga. c) Numerosi passi di Luca hanno un evidente carattere anti-marcioniano. d) Per analogie di espressioni e uguaglianza di stile, tutto porta a credere che il vangelo attribuito a Luca sia stato scritto, almeno nella sua prima stesura, da Clemente, autore di una lettera ai Corinti, che è vissuto a Roma negli anni 155-165”. (Couchoud. Primi Scritti del Cristianesimo- Pgg. da 7 a 31).
SoloVangelo: In merito al punto a), riteniamo sia quantomeno risibile il commento: abbiamo già precedentemente discusso di come la mancata citazione di uno scritto non equivalga né ad ignorarlo, e nemmeno sia evidenza della sua inesistenza, pertanto ci pare che il silenzio di Papia sul terzo Vangelo non sia affatto prova di una sua stesura successiva. I succesivi due punti, b) e c), si basano sul presupposto che Luca volesse contrastare l’insegnamento marcionita: abbiamo già indicato come questa finalità non corrisponda affatto a quella reale dell’evangelista. Inoltre, essendo senz’ombra di dubbio vissuto antecedentemente allo stesso Marcione, ci pare assurdo asserire che nei propositi di Luca fosse presente il contrasto ad un’eresia che non era ancora formata mentre egli scriveva. Tra l’altro, vedremo tra poco che Marcione stesso introdusse proprio il Vangelo di Luca nel suo canone. Il punto d) presenta invece un problema di esclusione logica: se, come è vero, il Vangelo di Luca ed il libro degli Atti sono attribuiti allo stesso autore per continuità narrativa ed uguaglianza stilistica (e tali testi siano risalenti senz’altro al periodo di intorno alla caduta di Gerusalemme), riteniamo azzardato tracciare un parallelo con testi di circa 80 anni più recenti rispetto a quelli analizzati.
Questo punto ci offre comunque la possibilità di discutere la preparazione di coloro che vogliono affossare la veridicità dei Vangeli: come si è potuto leggere, costoro parlano di Clemente, autore di una lettera ai Corinti (quindi, stiamo parlando di Clemente Romano), come di un personaggio vissuto tra il 155 ed il 165 d.C.. Curioso, però, che fonti storiche comprovate (quali Eusebio di Cesarea e Girolamo) ci fanno sapere della sua morte, avvenuta nel 101 d.C.. Che dire dunque, di sedicenti esperti che si propongono quali «fari nella notte dell’ignoranza», e sono essi stessi ignoranti? Per usare le parole del Signore: «Medico, cura te stesso!».
Cascioli: Il fatto poi che, da quanto è stato dimostrato da Marcello Craveri, almeno per il 90 per cento ricopia le sentenze dei vangeli gnostici e i vari papiri datati agli anni 130-135, non è un’altra inconfutabile dimostrazione che la data attribuitagli dalla Chiesa è indiscutibilmente falsa?
SoloVangelo: Noi diremmo di no, dal momento che il lavoro di Luca trova la sua base ispiratrice – come già sottolineato – in Marco, quindi in un testo assolutamente non gnostico, e per giunta redatto ben precedentemente alle date proposte. Sottolineiamo inoltre come la datazione dei vari testi sacri non sia stata data loro dalla chiesa romana, bensì sia il risultato di varie tradizioni, delle quali si è poi cercata (e trovata) conferma scientifica: quelle che oggi esponiamo come date praticamente sicure, non sono campate in aria da religiosi, ma ricercate e comprovate da esperti nel campo del riscontro cronologico.
Cascioli: Che il vangelo di Luca sia il risultato di continue sovrapposizioni che si sono susseguite per tutto il II secolo e oltre ci viene da Tatiano che nel suo Diatesserone, scritto nel 175, (libro che riuniva in un solo testo i quattro vangeli canonici), non riporta quella nascita di Gesù che fu appunto aggiunta, come nel vangelo di Matteo, soltanto tra la fine de II secolo e gl’inizi del III, cioè quando la Comunità di Roma, in seguito alle critiche degli oppositori che gli facevano rimarcare come potesse Gesù essersi incarnato se non aveva una nascita terrena, decise di farlo partorire da una donna, una donna vergine come veniva sostenuto per le divinità pagane nel Culto dei Misteri.
SoloVangelo: Taziano (e non Tatiano come scrive il Cascioli) fu un cristiano siriaco che ebbe l’idea di redigere un testo il quale presentasse le narrazioni dei quattro Vangeli canonici utilizzando una soluzione di continuità: si tratta di un’opera unica, perchè tenta di combinare linearmente gli scritti evangelici: non per nulla è anche chiamato, a volte, col nome di “Armonia dei Vangeli”. Oggi non ne esiste alcuna copia, in quanto si tratta di un lavoro andato interamente distrutto per ordine del vescovo Teodoreto (423 d.C.), il quale volle, per la chiesa siriaca, l’adozione dei vangeli in forma separata, così come era d’uso nelle altre chiese cristiane. Ciò che sappiamo oggi del Diatessaron sono nozioni indirette, che ci arrivano dal commentario redatto da Efrem il Siro, dottore della chiesa. Ad ogni modo, è appena logico che la narrazione dell’Armonia fosse una sorta di «summa concisa» dei quattro Vangeli, pertanto probabilmente mancante di parti di essi, in favore di altri scorci. Insomma, la critica verso l’episodio della nascita di Cristo non sta assolutamente in piedi.
Altra bufala storica è poi accusare la chiesa romana di aver introdotto la nascita verginale di Cristo come adattamento ai culti misterici pagani, quando abbiamo testimonianze di come la prima cristianità fosse ben a conoscenza di un tale dato. Inoltre (ma in questo caso si deve aver fiducia nel Testo Sacro quale Parola di Dio) notiamo la presenza di profezie veterotestamentarie sulla nascita del Messia, che fanno appunto riferimento alla verginità della madre.
Cascioli: Un’altra prova dimostrante che la Nascita di Gesù fu aggiunta nei vangeli di Luca e di Matteo in epoca tardiva ci viene da Marcione per il fatto che di essa non fa alcuna menzione nella sua “Edizione Evangelica” che scrisse intorno al 170 per confutare i quattro vangeli.
SoloVangelo: Abbiamo già discusso molte volte di come una mancata citazione non sia indizio di inesistenza. Ad ogni modo, riteniamo sia necessario soffermarsi brevemente sulla persona di Marcione, per toccare con mano quanto le tesi di Cascioli siano campate in aria. Marcione era un filosofo cristiano, le cui idee sarebbero poi state in seguito bollate di eresia. Durante una sua visita a Roma, egli elargì una cospicua donazione alla chiesa romana, ottenendone i favori e guadagnando di potersi fermare per ben cinque anni nella città ad insegnare la propria visione della fede cristiana. Scrisse in effetti molto, ma il suo lavoro più importante non uscì dalla sua penna, essendo un testo di cui curò l’edizione: stiamo parlando della «edizione evangelica» citata dal Cascioli. Tale «edizione» non aveva affatto lo scopo di confutare i Vangeli canonici, bensì era una rielaborazione dei testi ritenuti autorevoli sotto il profilo dottrinale, per adattarli alle tesi marcionite. Il canone di Marcione conteneva un solo vangelo (quello di Luca, per l’appunto), e dieci epistole. Tutto qui: Marcione era convinto che il Dio dell’Antico Testamento e quello del Nuovo fossero due entità separate, e che Gesù fosse stato inviato dal Dio neotestamentario, un Dio buono, per salvare l’umanità dall’ira del Dio degli Ebrei. Senza scendere troppo in dettaglio nel pensiero marcionita (cosa che richiederebbe molto tempo, e che ci farebbe finire fuori tema), sottolineiamo comunque come i testi inclusi dal filosofo nel suo canone abbiano subìto una sorta di «adattamento editoriale», ossia modifiche nei punti che sarebbero entrati in contrasto con quanto Marcione stesso si era proposto di insegnare.
Per questo motivo, l’assenza della nascita e genealogia di Gesù nel testo adattato da Marcione non deve stupirci: come possiamo constatare leggendo il Vangelo di Luca, Gesù viene messo in diretto collegamento con il Dio veterotestamentario, proprio citando a ritroso i suoi antenati, fino a giungere ad Adamo, ed a Dio stesso, quale principio e radice della discendenza del Cristo. È chiaro come un brano del genere potesse mettere in grande crisi le tesi marcionite, e l’eliminazione di questa parte del testo dovette sembrare una «soluzione accettabile». Paradossalmente, considerando il pensiero di Marcione, potremmo dire che è proprio l’assenza di una tale narrazione a confermarne la reale esistenza!
Cascioli: D’altronde per comprendere quanto la nascita terrena di Gesù sia il prodotto di falsificazioni, basta rimarcare la discordanza che c’è tra quella raccontata nel vangelo di Matteo e quella riportata sul vangelo di Luca la cui veridicità di quest’ultimo viene garantita dalla Chiesa dicendo che fu la stessa madre di Cristo a raccontargliela.
SoloVangelo: Preferiamo tacere su fantasiose tradizioni, che hanno da sempre contribuito a fare apparire la fede come qualcosa di impalpabile, fondato sul nulla. Abbiamo prove storiche e critiche: che le invenzioni umane tacciano davanti ad esse!
Cascioli: Comunque una cosa è certa: la qualifica di medico che viene data a Luca dalla Chiesa e la serietà che allo stesso viene conferita nella stesura del vangelo, risultano quanto mai discutibili dalla seguente semplice analisi dei seguenti passi:
1) «Al tempo di re Erode, re della Giudea, il Signore rese grazia al sacerdote Zaccaria rendendo fertile Elisabetta sua moglie, già avanzata nell’età. Da essa nacque un figlio che chiamarono Giovanni. (Lc.1-5).
2) Sei mesi dopo, lo stesso angelo che aveva annunciato a Zaccaria di essere diventato padre, si presenta a Maria e le comunica di essere incinta dello Spirito Santo. (Lc. 1-26).
3) Dopo sei mesi dalla nascita di Giovanni, Maria, moglie di Giuseppe, partorì Gesù a Betlemme dove era andata per via del censimento ordinato da Quirinio, Governatore della Siria». (Lc. 2-1).
Basta fare un semplice calcolo tra la data del concepimento e la data del parto, per renderci conto come il redattore del terzo vangelo, oltre a non aver eseguito “accurate indagini”, non era certamente neppure un medico. Sapendo che Erode, re di Giudea è morto nell’anno – 4 e che il censimento c’è stato negli anni +6 e +7, cosa esce fuori? Esce fuori che la Madonna ha avuto una gravidanza, come minimo, di undici anni. …e ancora una volta Catilina abusa della nostra pazienza!
Finita la risata, voglio aggiungere che questa è una prova determinante per dimostrare che chi ha scritto il terzo vangelo non è stato un dotto medico siriano che ha riportato fatti veramente accaduti mentre lui era in Palestina, ma bensì un somaro pagano che s’inventò come poté tutta una storia per giustificare, attraverso una nascita terrena, l’incarnazione di Cristo.
SoloVangelo: Vediamo ora se il titolo di «somaro pagano» sia davvero da riferirsi al terzo evangelista, oppure se non sia una proiezione che sarebbe meglio affibbiare ai suoi detrattori.
Cito alcune informazioni dall’ottimo commentario di John MacArthur:
Publio Sulpicio Quirino è noto per aver governato la Siria negli anni dal 6 al 9 d.C. Un noto censimento ebbe luogo in Israele nel 6 d.C. Giuseppe Flavio racconta che tale misura provocò una violenta rivolta giudaica (menzionata da Luca, che cita Gamaliele, in Atti 5:37). Quirinio era responsabile dell’organizzazione del censimento e ricoprì anche un ruolo fondamentale nella repressione della successiva rivolta. Comunque, tale censimento ebbe luogo circa un decennio dopo la morte di Erode ed è troppo tardivo per collimare con la cronologia di Luca. Alla luce della meticolosa accuratezza dell’evangelista come storico, sarebbe irragionevole accusarlo di un anacronismo così palese, cosa che invece il Cascioli sembra voler fare. L’archeologia ha infatti res giustizia a Luca: un frammento di pietra scoperto a Tivoli nel 1764 d.C. contiene un’iscrizione in onore di un ufficiale romano che, si legge, fu due volte governatore della Siria e della Fenicia durante il regno di Augusto. Il nome dell’ufficiale non è presente sul frammento, ma fra le sue imprese sono citati dettagli che, per quanto ci è dato di conoscere, non possono riferirsi ad altri che a Quirinio.
Dunque, questi deve essere stato governatore della Siria due volte. Egli fu probabilmente governatore militare all’epoca in cui Varo era, storicamente, governatore civile in quella regione. Per quanto riguarda la datazione del censimento, alcuni antichi documenti trovati in Egitto menzionano un censimento mondiale ordinato nell’8 a.C. Nemmeno questa datazione è immune da problemi. Gli studiosi sono generalmente concordi nel situare la nascita di Cristo attorno al 6 a.C. al più presto. Evidentemente il censimento fu ordinato da Cesare Augusto nell’8 a.C., ma non ebbe in realtà luogo in Israele se non due o quattro anni più tardi, forse a causa delle difficoltà politiche esistenti fra Roma ed Erode. Pertanto non possiamo determinare con certezza l’anno della nascita di Cristo, ma possiamo affermare che non fu probabilmente prima del 6 a.C. né certamente dopo il 4 a.C. I lettori di Luca, avendo familiarità con la storia politica di quel periodo, sarebbero stati in grado senza troppe difficoltà di individuare una data precisa sulla base delle informazioni fornite da Luca.
Luca fu quindi uno storico di prim’ordine, che volle realmente dare la possibilità ai suoi lettori di conoscere il Cristo, mostrando loro come si trattasse di un personaggio reale, al quale ci si poteva riferire in termini di coordinate storiche. Quelle stessa coordinate che, secondo il pensiero scritturale, rappresentarono la perfetta pienezza dei tempi, nella quale Gesù Cristo, quale Dio incarnato, volle caricare su di sé i nostri peccati, per dare a ciascuno la possibilità della riconciliazione con Dio, attraverso la fede nel suo sacrificio espiatorio.
Ancora una volta, spero che le informazioni che abbiamo voluto trattare siano risultate interessanti per i nostri lettori. Invitandovi, come sempre, ad esprimere i vostri commenti, vi rimandiamo alla prossima puntata, in cui tratteremo le accuse mosse contro il quarto Vangelo, ossia quello attribuito all’apostolo Giovanni, il discepolo che Gesù amava.



































mirabilissimo100.wordpress.com/2009/08/12/confutando-le-tesi-di-cascioli | 13 August 2009, 1:20
[...] Confutando le tesi di Cascioli Scritto da Emiliano Musso, inserito nelle categorie: Apologetica, Approfondimenti [...]
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