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Aug 11 2009

I Maya e la Scrittura: riflessioni sul disorientamento dell’uomo

Scritto da Emiliano Musso, inserito nelle categorie: Attualità, Riflessioni

Da qualche tempo a questa parte, si fa un gran parlare delle sciagure che, secondo una profezia Maya recentemente salita alla ribalta, dovrebbero colpire l’umanità nell’anno 2012, causandone l’estinzione. Diversi scrittori stanno già cavalcando il preludio della psicosi collettiva, pubblicando romanzi che descrivono minuziosamente i dettagli delle catastrofi, cercando di dare al tempo stesso quello spiraglio di speranza con il quale fornire ai propri lettori un lieto fine, nonostante tutto. Proprio oggi ho letto un articolo del Corriere della Sera che parlava dello sviluppo cinematografico di questo fenomeno: molti registi si sono già lanciati nella propria interpretazione di quanto dovrebbe accadere, e, neanche a dirlo, questi loro film sono tra i più attesi della nuova stagione.

Sui forum della Rete, ma non solo, la profezia Maya sulla fine del mondo è diventata quasi un «virus»: non dico che si dia per scontato il suo adempimento, ma è possibile vedere come ad essa sia stato assegnato lo status di «ipotesi più che probabile», tanto che molti la considerano come qualcosa di veritiero, che si verificherà con un discreto margine di sicurezza. Ed ecco che le sale si affollano, ed i comodini si riempiono di romanzi più o meno vividi sulla fine della nostra specie: anche i più classici tra i “discorsi da bar” ora si arricchiscono di un nuovo tema. Non è poi molto importante cosa ne pensi davvero la gente; si parla di ciò che fu predetto da un popolo ormai scomparso, e questo è sufficiente a far meditare per un attimo sugli eventi che il futuro potrebbe avere in serbo, e, forse, si passerà qualche minuto a riflettere sulla fragilità dell’uomo, per poi ritornare alle proprie occupazioni di sempre.

Come credente, rimango sempre un po’ basito davanti a queste manifestazioni di rinnovato interesse verso il nostro «destino», e scuoto la testa constatando come le persone siano veloci ad affidarsi a qualsiasi filosofia o moda «esotica» che venga loro proposta, ma si prendano ben guardia di riflettere su quanto la Parola di Dio, la Bibbia, ci insegna. È tollerato e discusso il pensiero Maya, così come qualsiasi altro filone filosofico, ma quando si arriva alle Sacre Scritture, più di una persona prova una sensazione di repulsione, quasi di disagio. Eppure, se vogliamo dirla tutta, abbiamo più prove storiche su essa che su ogni altro testo antico comunemente accettato. Esistono persone che riescono a credere ad un ciarlatano che dice loro di non uscire di casa, perchè ci si trova sotto l’influsso di una «cattiva stella», ma si rifiutano di soffermarsi anche per un solo istante sulle promesse di un Dio che rivolge alle sue creature un chiaro messaggio: «Io vi amo».

Se mi venisse chiesto se sono meravigliato da un atteggiamento di questo tipo, risponderei di no: d’altra parte, possiamo vedere nella Bibbia come Gesù stesso (quindi, la sua persona, il suo messaggio, la sua missione, ecc.) siano stati di scandalo ai «religiosi» (in accezione negativa) del suo tempo, che incapaci di vedere in lui il Messia, gli fecero una tale opposizione da farlo condannare al supplizio. Anche se sappiamo che la morte di croce rientrava nel proposito divino per la redenzione dell’uomo, è sempre piuttosto destabilizzante soffermarci su quanto odio abbiamo saputo esprimere nei confronti di Colui che, solo, ha potuto aprirci la strada della salvezza. Oggi la situazione non è poi molto diversa: anche ai nostri giorni ci sono un’infinità di persone che sposerebbero volentieri una filosofia filantropica qualunque (ad esempio il buddismo, ma potremmo citarne altre). Non appena però si parla di Cristo, eccoli scattare sulla difensiva, quasi rispondessero a stimoli inconsci, che la cognizione ignora ma che sono ben radicati nell’essere umano: tali stimoli sono i «germi» di quella ribellione che abbiamo acquisito in Eden, e che ancora continuiamo a portare con noi, ed a manifestare.

Del resto, le stesse Scritture ci parlano di Cristo quale «pietra angolare» della fede, ossia Colui sul quale l’intero complesso della rivelazione divina trova fondamento. Esse ci dicono come tale «pietra» sia al tempo stesso un «sasso di inciampo» per gli increduli, i quali, davanti a Gesù, non riescono a far altro che rifiutarlo. Succede continuamente, se ci riflettiamo: quanti sono disposti ad accettare il cristianesimo come un insieme di principi morali ed etici? Sicuramente molti. Ma davanti alla realtà delle cose, davanti alla prospettiva che senza passare per la croce di Cristo non c’è salvezza, non c’è speranza? Insieme di precetti morali? Anche, certo, ma quanti vogliono davvero seguirli? Quanti, davanti ad un cristianesimo genuino, non fatto di regole e regolette ma di una relazione viva con il proprio Redentore, lo accettano con gioia? Pochi, molto pochi: essi inciampano su quel «sasso» che potrebbe invece essere il loro fondamento. Hanno la possibilità di riconoscere il Cristo come loro Signore, ma lo disprezzano, per paura di cambiare, per timore di rendersi conto del proprio stato, di affermare cosa siano davvero, il terrore di dover dire che da soli non possono fare nulla. Vogliono continuare a credersi giusti, vogliono proseguire nella loro strada, gli sembra follia parlare di concetti apparentemente anacronistici come peccato, salvezza, grazia: non cercano un Redentore, un Signore – no, essi cercano soltanto di non pensare, di non mettersi in discussione. Poco gli importa di essersi incamminati verso un precipizio di cui si ostinano a negare la realtà: rifiutano la Vita, per quello stupido orgoglio che li possiede e li rovina.

Un esempio pratico di questo l’ho avuto, ahimé, qualche giorno fa: in una discussione in Rete è stato pubblicato un filmato su Nick Vujicic, un giovane nato privo di arti, il quale però gira il mondo per dare la sua testimonianza. Il clip era in inglese, non sottotitolato (quindi poco comprensibile ad alcuni partecipanti, almeno nei suoi contenuti vocali), ed era più che altro incentrato sul ragazzo, per sottolinearne la forza di volontà. Ho letto alcuni commenti in cui si elogiava la determinazione del giovane, e mi sono quindi permesso di linkare il video su Nick che abbiamo proposto qualche tempo fa proprio qui, sulle nostre pagine, dicendo che in esso si poteva vedere chiaramente cosa stesse alla base della gioia di quel ragazzo, cosa fosse a farlo andare davvero avanti con quella esplosività: Nick, infatti, ha saputo trovare in Dio la sua forza, e quanto testimonia del suo rapporto con Cristo fa comprendere quanto abbia capito in merito alla grazia che gli è stata rivolta da Dio, anche se i fatti sembrano affermare diversamente. Il risultato? È calato il silenzio, la discussione è terminata, nessuno ha più avuto nulla da dire.

Forse dovrei essere più positivo, pensando di aver fornito, con quel video, uno spunto di riflessione non indifferente (cosa che comunque ritengo di aver fatto). Ma al tempo stesso non voglio farmi illusioni: so fin troppo bene, anche per esperienza diretta, che senza l’intervento divino, l’uomo non può rendersi conto di quanto ha bisogno di Dio, di quanto Egli soltanto sia il fulcro della vita di ciascuno. Ed è tremendamente triste constatare quanto, davanti ad una vita cambiata, rigenerata, come quella di Nick, la gente faccia spallucce o si scandalizzi, mentre invece è prontissima a prendere in considerazione ogni baggianata che il nemico della nostra anima ci mette davanti: gli oroscopi, le profezie Maya di turno, i cartomanti, le superstizioni, il fantomatico concetto di «fortuna» e «destino», e molto altro ancora; tutto quanto indirizzato a confonderci, a smarrirci – a trascinarci lontano da Dio. Con Lui al nostro fianco, non abbiamo bisogno di bugie come la «fortuna» o il «destino», perchè riposeremo nella certezza di essere eternamente nelle mani di Colui che è Onnipotente ed Onnisciente!

In questo senso, possiamo comprendere meglio il divieto relativo alla divinazione ed alla magia che Dio impose agli israeliti (cfr. Deuteronomio 18:9-14): non esiste un «futuro» alternativo alla volontà divina, non c’è necessità di persone che scrutino la menzogna. L’uomo ha soltanto bisogno di affidarsi al suo Creatore, a Colui che ci ha formati, che sa come siamo fatti, che conosce quale sia il nostro bene – anche quando non lo capiamo, anche se ci sembra non essere così.

2012, fine del mondo? Cristo stesso affermò che nessuno conosce quando verrà la fine, a parte Dio. Questo ci dice già molto sul conto di sedicenti profeti che vorrebbero azzardare ipotesi al riguardo. Nelle Scritture, comunque, Dio ci parla di cosa avverrà, e al di là di quelle che saranno le manifestazioni catastrofiche, si realizzerà un evento assai più importante di esse: il giudizio divino. Davanti al Creatore di ogni cosa, dovremo rendere conto di ciò che siamo, o che siamo stati, e contrariamente alla credenza popolare secondo la quale i nostri sforzi di essere «brave persone» possano produrci un credito presso Dio, soltanto nel sangue di Cristo c’è la sola ed assoluta garanzia del perdono: nessuno è giusto davanti a Dio, ma Egli offre ancora oggi la possibilità di essere giustificati per i meriti del suo amato Figlio, che si è dato alla morte come prezzo di riscatto dell’umanità, e che è risorto per essere il primo dei molti fratelli che avrebbero fatto parte, in ogni tempo e poi nell’eternità, della grande famiglia di Dio.

Difficile da credere? Ci vuole una gran fede?
Certo, ci vuole fede – ma la domanda è: in quali cose stai già riponendo la tua fede? Perchè, che ti piaccia o meno, stai già esercitando fede in qualcosa. Di cosa si tratta? Della tua quotidianità? Del tuo lavoro? Della tua salute? Della speranza che niente di ciò che vivi ora sarà intaccato dalla sofferenza? Sono speranze fallibili: ogni cosa si guasta, tutto si rovina: in un mondo squarciato dal peccato, tutto è destinato a perire. Dio però ti promette la salvezza eterna, a te come a chiunque altro che si riconosce per l’essere bisognoso che è. Non sprecare quindi la tua vita: non importa ciò che sei stato, o quanto hai ancora a disposizione da vivere. Finchè puoi dire «oggi», l’invito di Cristo è rivolto anche a te: afferra le promesse che Egli ha già acquistate per te, e che ti offre gratuitamente. Esse vanno ben oltre il 2012, e sono fatte per il bene dell’uomo, creatura testarda, ma talmente amata dal suo Creatore da fargli donare il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna (Gv.3:16)



             

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