Aug 24 2009
Confutando le tesi di Cascioli sui Vangeli, parte IV
In questo quarto ed ultimo articolo, dedicato alla confutazione delle tesi dell’ex-sacerdote Luigi Cascioli in merito ai Vangeli canonici, abbiamo deciso di adottare uno stile leggermente differente rispetto ai tre articoli precedenti: mentre nel caso dei tre sinottici abbiamo prima presentato una sorta di “scheda riepilogativa” di ciascun Vangelo, contenente alcune informazioni sui vari testi, e solo in seguito ci siamo calati nella critica delle accuse, questa volta affronteremo direttamente la confutazione di quanto proposto dal Cascioli, fornendo mano a mano le nozioni utili a comprendere quanto trattato.
Ci auguriamo che quanto andiamo ad esporre possa rappresentare, assieme a quanto già detto in passato, un’utile fonte alla quale attingere per rendersi conto della debolezza di certe tesi, che vorrebbero affondare la storicità della Parola di Dio.
La tesi, e la risposta
Cascioli: Presentazione della Chiesa: «L’antica tradizione ecclesiastica afferma che il IV vangelo fu scritto dall’apostolo Giovanni, il prediletto di Cristo, quando aveva raggiunto l’estrema vecchiezza nella comunità cristiana di Efeso, metropoli dell’Asia Minore. Il vangelo fu scritto verso l’anno 100 e il più antico manoscritto che lo tramanda è del 150, al massimo del 200». (Dalla Sacra Bibbia – Ed. C.E.I.). Anche se basterebbe considerare che questo vangelo è uscito dopo gli altri tre, posteriori tutti al 150, per dimostrare che la data del vangelo di Giovanni non è l’anno 100 ma bensì l’anno 200 che la Chiesa gli dà come manoscritto riproducente la versione originale.
SoloVangelo: Come abbiamo già dimostrato nei precedenti articoli, ai quali rimandiamo per maggiori dettagli, i tre Vangeli sinottici sono stati redatti ben prima delle datazioni proposte dal Cascioli, e anche ipotizzando una scrittura tardiva del quarto Vangelo, non raggiungeremmo comunque l’anno 200. Sottolineiamo inoltre come sia necessario qualche dato in più per posizionare cronologicamente un manoscritto, che il semplice confronto con fonti più o meno parallele. Vedremo a breve come il problema della datazione di Giovanni sia più complesso di ciò che si vuole far credere nelle accuse, e potremo inoltre notare come il raggio entro cui circoscriverlo sia più ristretto e preciso di quanto appaia nelle premesse dell’edizione C.E.I. e del Cascioli.
Cascioli: «La data attribuita all’anno 100 al quarto vangelo è in realtà molto più tardiva se consideriamo che nessuno prima di Ireneo parla di esso verso il 190. Lo ignorano Marcione, Giustino (autore di due apologie sul cristianesimo, morto nel 165), Papia che viveva ad Efeso nello stesso periodo nel quale Giovanni avrebbe scritto il vangelo non ne fa menzione e lo ignora persino Policarpo che, secondo la Chiesa, era discepolo dello stesso Giovanni.». (Las Vergnas. op. cit.. pag. 37). E ancora: «L’attribuzione di questo vangelo a un discepolo di Gesù è di per se già sufficiente a rendere inaccettabile l’autenticità dell’autore per i suoi contenuti filosofici e teologici: cosa ne poteva sapere un ignorante pescatore della Galilea della dottrina neo-platonica del Logos? Il Vangelo è citato per la prima volta da Ireneo nel 190. Esso deve essere di poco anteriore a questa data poiché, oltre a considerare già compiuta la separazione tra i cristiani e i giudei, esprime la fusione del Cristo incarnato con il Logos di Filone e degli gnostici che si realizzò soltanto nella seconda metà del II secolo. Il valore storico dell’opera è quindi nullo. Ma esso lo è ancora di più per la discordanza su numerosi fatti riportati sugli altri tre vangeli. Infine, altra prova determinante per stabilire la sua tardività è il suo anacronismo determinato dai numerosi inni liturgici che riporta i quali dimostrano l’esistenza di un’organizzazione di culto già in atto.» (Guy Fau. op.citata. pag. 94).
SoloVangelo: Ancora una volta facciamo notare, come già fatto in precedenza, come la mancanza di citazione non debba per forza tradursi in “inesistenza”. Ad ogni modo, le prove esterne che vengono citate dal Cascioli contro questo Vangelo sono assolutamente inesatte. F.F.Bruce, nel suo testo “Possiamo fidarci del Nuovo Testamento?”, riporta a questo proposito le seguenti considerazioni: «Abbiamo già citato la testimonianza del papiro che attesta una data precoce. Ignazio, il cui martirio ebbe luogo all’incirca nel 115 d.C., fu influenzato dall’insegnamento particolare di questo Vangelo; Policarpo, scrivendo alla chiesa dei Filippesi poco dopo il martirio di Ignazio, cita la prima Epistola di Giovanni la quale, secondo l’opinione di Lighfoot, Westcott e altri, era unita al Vangelo come lettera di accompagnamento, o comunque era strettamente collegata a esso. Lo gnostico Basilide (130 d.C. ca.) cita Giovanni 1:9 come “nei Vangeli”. Giustino Martire (150 d.C. ca.) cita dal racconto di Nicodemo in Giovanni 3. Il suo discepolo Taziano (170 d.C. ca.) include il quarto Vangelo nel suo Diatessaron [o Armonia dei Vangeli: ne abbiamo discusso in un precedente articolo, NdR]. Più o meno nello stesso periodo Melitone, vescovo di Sardi, mostra nelle sue Omelie pasquali una qualche dipendenza da questo Vangelo.
Per quanto concerne poi la figura di Papia, facciamo notare che egli stesso ci fornisce, nella sua “Esegesi dei detti del Signore” (130-140 d.C. ca.), una testimonianza piuttosto forte della paternità giovannea del testo, dal momento che sostiene di aver redatto una copia di questo Vangelo sotto dettatura di Giovanni l’anziano, quest’ultimo discepolo dell’omonimo apostolo. Altro che testo sconosciuto! Ci rammarica vedere come coloro che intendono screditare le Sacre Scritture siano pronti a torcere perfino la realtà storica, pur di piegarla ai loro propositi.
Ancora, relativamente alla questione del concetto di “Logos”, vediamo come nel II secolo l’unica voce dissenziente sembra provenire da persone che non gradivano la presentazione di una tale dottrina nel prologo, negando quindi la redazione apostolica per ascriverla ad un certo Cerinto, eretico famoso vissuto alla fine del I secolo. Epifanio chiama queste persone alogoi, non soltanto per indicare che essi avevano rifiutato la dottrina del Logos, ma anche per descriverli come personaggi privi di logos, ossia di ragione. L’unica persona rilevante ad essi collegata pare fosse un certo Gaio di Roma (200 d.C. ca.), un ecclesiastico ortodosso eccetto che per il rifiuto del quarto Vangelo e dell’Apocalisse. Accantonando tali personaggi, il Vangelo è stato generalmente accettato nel II secolo sia da ortodossi che eretici.
Cascioli: E ancora più interessanti, se possiamo dire questo, sono le osservazioni di Turmel tra le quali viene confutato quel documento di “Reyland” databile al 130 che, riportando il nome di Giovanni, la Chiesa porta come prova per dimostrare che il IV vangelo fosse già esistente in questa data. «Un’analisi approfondita sul vangelo di Giovanni ci permette di distinguere in esso tre stratificazioni integrative successive. a) Un racconto aneddotico della vita di Gesù, che sarebbe più vecchio di tutto il resto, possiamo trovarla nello pseudo-Giovanni dal quale viene tratto il vangelo canonico di Giovanni. Nello pseudo Giovanni infatti vengono riportati degli aneddoti sulla vita di Cristo scritti da un certo Giovanni detto il Presbitero, morto a Efeso, nel 135, il quale però non ha nulla a che vedere con il Giovanni discepolo di Gesù. Tutto fa pensare che la Chiesa si sia servita di questo Giovanni detto il Presbitero per costruire la figura di Giovanni l’evangelista» (Turmel. Il Vangelo di Giovanni. Bolletino del Circolo Rnan, Gennaio del 1962).
SoloVangelo: Ancora una volta, le fonti di Cascioli pongono un manoscritto ad una datazione eccessivamente tardiva rispetto alla sua reale cronologia. In merito al papiro Rylands (o p52), lasciamo la parola alle ottime osservazioni di Vittorio Messori, nel suo libro “Ipotesi su Gesù”, Sei, Torino 1979, p. 175-176:
Nel 1935 (poco dopo, cioè, il libro del Couchoud che volgarizzava la tesi mitica) l’inglese Roberts pubblicava un papiro, il P. 52 o Rylands greco, scoperto tra le sabbie del Medio Egitto. Un semplice frammento ma di importanza decisiva: si tratta di 114 lettere greche del vangelo di Giovanni. È fuori discussione che sono state scritte non più tardi dell’anno 125. Ora, il vangelo di Giovanni è per ammissione unanime l’ultimo in senso cronologico.
Caposaldo dei mitologi (ma anche di molti critici) era che quel testo fosse stato scritto dopo il 150 sino al 200. Soltanto con questa datazione si poteva sperare di avere il tempo necessario per il precisarsi del mito. Il papiro Rylands greco ha tolto quella possibilità. Si è pure dimostrato infatti che il frammento trovato in Egitto è la copia di un originale scritto ad Efeso: quindi già attorno al 100 il più tardo dei vangeli aveva la sua forma definitiva. Mentre Gesù, per i mitologi sarebbe stato inventato «dopo» il 100… (6)
6) A proposito di papiri e, in generale, di testi arcaici del Nuovo Testamento notiamo che, a giudizio unanime degli specialisti, “nessun libro dell’antichità è stato trasmesso con tanta accuratezza, abbondanza e antichità di manoscritti come il Nuovo Testamento” (Thiel). Sono conosciuti attualmente ben 4.680 antichi testi neotestamentari, tra cui una settantina di papiri. Al di là dei frammenti (pur di importanza decisiva, primo tra tutti il P. 52) nel 1956 è stato pubblicato il P 66: contiene per intero proprio il vangelo di Giovanni. La datazione è all’anno 150. Gran parte del Nuovo Testamento è nel P. 45, ritrovato tra le sabbie d’Egitto nel 1930: è anteriore all’anno 200.
Per capire con quale inaudita autorità testuale si presenti il Nuovo Testamento, occorre osservare che per gli scrittori greci il tempo che intercorre tra l’originale e il primo manoscritto in nostro possesso è di almeno milleduecento anni. Per Eschilo (vissuto tra il 525 e il 456 a.C.) il primo manoscritto di una sua tragedia è del secolo XI d.C. Tra stesura e copia un intervallo di qualcosa come 1.500 anni!
Malgrado questa situazione, lo studio critico degli autori classici non ha mai pensato di negare in blocco l’autenticità dei testi o addirittura l’esistenza storica dell’autore. Il sospetto, la negazione, il rifiuto sembrano da certa critica riservati solo a Gesù di Nazareth. Ecco infatti il Donini che senza procedere a confronti con la situazione degli altri testi antichi, tanto per mantenere viva nel lettore la sfiducia nella storicità dei vangeli, scrive che questi “sono giunti a noi in una tradizione manoscritta assai tarda” e che “i più antichi risalgono a notevole distanza dalla redazione primitiva”. Ci si chiede che cosa si dovrebbe dire dello studioso, ad esempio, di Platone che lavora su manoscritti separati da 13 secoli dall’originale.
Per quanto invece concerne l’accenno al cosiddetto “pseudo-Giovanni”, va detto che, rimuovendo dal Vangelo il prologo, il testo prende una forma decisamente ebraica, attenuata appunto dal prologo, che trasforma il Vangelo in un libro maggiormente adatto ad un’utenza greca. È del tutto possibile che l’incipit del testo sia stato aggiunto in un secondo tempo, probabilmente dopo il completamento del lavoro originale. Vediamo inoltre come il passaggio “anomalo” tra il capitolo 20 ed il 21 facciano anch’essi pensare ad un’aggiunta posteriore, anche se lo stile ed il linguaggio sono così vicini a quelli del resto del Vangelo da far ipotizzare che essi siano stati compilati dallo stesso autore del testo. Appare possibile – secondo John Drane – che il Vangelo sia stato scritto prima in Palestina, per dimostrare che «Gesù è il Cristo». L’autore forse si rivolgeva agli ebrei settari influenzati da idee come quelle di Qumran. Poi, quando si vide che lo stesso insegnamento era valido per gente di altre parti dell’impero romano, il Vangelo fu riveduto: furono spiegati gli usi e le espressioni ebraiche e furono aggiunti il prologo e l’epilogo. Alcune parole del capitolo 21 fanno pensare che la stesura finale del Vangelo possa essere stata diretta a una comunità giudeo-cristiana del mondo ellenistico, forse a Efeso.
Cascioli: b) Il prologo comportante l’identificazione del Cristo con il Logos di Filone che non era stata ancora realizzata dal nuovo cristianesimo prima del 165 come dimostra Giustino che la disconosce nelle sue due “Apologie sul Cristianesimo” scritte appunto in questa data. c) Numerose interpolazioni romane che falsano il senso di alcuni passaggi. Da notare infine che secondo il “Canone di Muratori”, (datato all’anno 200), risulta il IV vangelo essere un’opera collettiva redatta da una equipe di discepoli ispirati che si sono messi d’accordo per mettere tutto sotto il nome di Giovanni. Il vangelo di Giovanni è poi così impastato di concetti tratti dalla gnosi da ritenere assurda ogni pretesa che lo ponga precedente agli anni 150-160.
SoloVangelo: Se abbiamo già discusso poco sopra la questione legata al “Logos”, notando come in realtà si trattasse di un aspetto largamente accettato, intendiamo spendere alcune parole in più sul Canone Muratori: ancora una volta, infatti, il Cascioli propone citazioni da testi che in realtà affermano proprio il contrario di quanto egli vorrebbe. Osserviamo infatti un piccolo scorcio di tale documento, notando come esso indichi proprio nell’apostolo Giovanni l’autore del quarto Vangelo:
«Il quarto degli evangeli (è quello) di Giovanni, (uno) dei discepoli. Poiché i suoi discepoli e vescovi lo esortavano, disse: «Digiunate con me per tre giorni da oggi e ci racconteremo a vicenda ciò che ad ognuno verrà rivelato». In quella stessa notte fu rivelato ad Andrea, (uno) degli apostoli, che Giovanni doveva mettere tutto per iscritto in nome proprio, mentre tutti (lo) avrebbero esaminato»
Ecco che diventa istantaneamente chiara l’asserzione evangelica in Giovanni 21:24, la quale recita: «e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera». Lo scritto di Giovanni fu cioè esaminato con cura, ricevendo poi il benestare di coloro che avevano il compito di controllare nel dettaglio la correttezza della narrazione. Abbiamo inoltre un altro documento, ancora più importante in tal senso, ossia il prologo antimarcionita a Giovanni, che ci fa sapere quanto segue:
«Il Vangelo di Giovanni fu redatto e dato alle chiese da Giovanni stesso mentre era ancora in vita, così come un uomo di Ierapoli, di nome Papia e caro discepolo di Giovanni, ha riportato nei suoi cinque libri esegetici. In realtà, egli scrisse il Vangelo correttamente sotto dettatura di Giovanni. Ma l’eretico Marcione fu espulso da Giovanni, dopo essere stato da lui ripudiato a causa dei suoi sentimenti contrari. Egli aveva portato degli scritti, o delle lettere, dai fratelli del Ponto»
Va da sé che due testimonianze come queste, che indicano in Giovanni l’autore del testo in analisi, affermano implicitamente come la stesura del testo non possa certo essere fatta risalire ad una data successiva al 100 d.C.
Rimanendo a disposizione di tutti i lettori che volessero porre domande su quanto abbiamo visto, chiudiamo questa breve serie di approfondimenti legati alla confutazione dei deboli attacchi di Cascioli alla veridicità dei Vangeli canonici. Speriamo che le nostre considerazioni abbiano contribuito a fugare dubbi su questo argomento, sottolineando al contempo la «solidità storica» della Parola di Dio, che resiste inalterata alle accuse di sedicenti «esperti», i quali vengono inevitabilmente scoperti essere abili imbonitori con la missione di sviare le persone dal riconoscere nelle Sacre Scritture l’unico vero messaggio di vita e riconciliazione che il nostro Creatore ha voluto donarci.
Che Dio possa continuare ad illuminare la mente ed il cuore di tutti coloro che lo ricercano con cuore sincero, e voglia proteggerli dai «lupi rapaci» intenzionati a divorarli nel cammino.


































