Nov 30 2009
Il concetto di perfezione nelle Scritture
Propongo oggi alcune brevi riflessioni, frutto di un recentissimo scambio di opinioni, sul concetto di «perfezione» indicato dalla Bibbia quando in essa viene utilizzato tale termine. Si tratta di un articolo scritto di getto, e come tale sicuramente ampliabile, ma che ho ritenuto di mantenere in questa forma proprio per dare uno stimolo all’approfondimento personale, evitando il tentativo (comunque sempre parziale) di sviscerare l’argomento in questa sede. Quando, nello scorrere le Scritture, ci imbattiamo nel termine «perfetto», non possiamo esimerci (in qualità di occidentali, figli della cultura latina e greca) dall’operare, seppur inconsciamente, una sorta di divisione tra il soggetto descritto nel testo ed il concetto di perfezione che gli viene attribuito, «spersonalizzando» quindi tale qualità fino a farle rivestire i panni di un ideale irraggiungibile. Mi spiego meglio: Giacomo, per esempio, nella sua epistola afferma che «chi non sbaglia nel parlare é un uomo perfetto» (Giac.3:2).
Nel descrivere un «uomo perfetto», saremmo tentati – proprio sotto l’influenza culturale che ci caratterizza – ad immaginare una sorta di super-uomo, di un rigore morale quasi inarrivabile, e capace di categorie di pensiero che esseri privi di tale caratteristica non possono sperare di raggiungere: con il termine «perfezione», anche se non lo ammettiamo direttamente, siamo soliti intendere qualcosa che già sfugge dalla sfera dell’umano, e che in qualche modo le é superiore. Se tale modo di intendere la perfezione fosse reale (perlomeno secondo il concetto biblico), allora ciò significherebbe che, secondo il pensiero dell’apostolo Giacomo, il fatto di moderarsi nel parlare renderebbe l’uomo capace di trascendere sé stesso, concetto invece completamente estraneo all’insegnamento della Scrittura (e quantomeno bizzarro già di per sé, a dire il vero).
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Su segnalazione di un
In questo articolo é mia intenzione analizzare i passaggi conclusivi del testo di Apocalisse, libro che chiude la rivelazione divina per l’uomo, al fine di sottolineare alcuni insegnamenti sulla figura di Cristo in essi contenuti. Ci muoveremo prevalentemente tra il capitolo 21 ed il 22 del testo giovanneo, anche se qua e là saranno necessarie brevi «escursioni» altrove, finalizzate a completare il quadro evidenziato dall’apostolo di Cristo, che, durante il suo esilio sull’isola di Patmos, riceve una visione piuttosto complessa e articolata sulle vicissitudini che costituiranno il preludio all’eternità, inaugurata dalla vittoria definitiva di Cristo sulle potenze del male e dall’instaurazione completa del regno di Dio, nel contesto di una creazione rigenerata, e riportata totalmente al proposito divino originale.
Nella giornata di oggi, la redazione del Corriere.it ha pubblicato una vignetta dedicata a quello che sembra essere diventato lo scandalo del momento, ossia la sentenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo, la quale ha sancito di fatto l’illiceità dell’esposizione dei crocefissi in ambiente scolastico, ormai frequentato da ragazzi provenienti da diversi contesti culturali e religiosi, e che – secondo alcuni – si trovano a «risentire negativamente» dell’imposizione di un simbolo appartenente ad un altro credo. Nella vignetta in oggetto, é raffigurato Gesù Cristo, caricato della croce, che uscendo dall’edificio scolastico esclama: «Hanno di nuovo scelto Barabba».