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Nov 04 2009

La disputa sul crocifisso: guardare oltre

Scritto da Emiliano Musso, inserito nelle categorie: Attualità

Nella giornata di oggi, la redazione del Corriere.it ha pubblicato una vignetta dedicata a quello che sembra essere diventato lo scandalo del momento, ossia la sentenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo, la quale ha sancito di fatto l’illiceità dell’esposizione dei crocefissi in ambiente scolastico, ormai frequentato da ragazzi provenienti da diversi contesti culturali e religiosi, e che – secondo alcuni – si trovano a «risentire negativamente» dell’imposizione di un simbolo appartenente ad un altro credo. Nella vignetta in oggetto, é raffigurato Gesù Cristo, caricato della croce, che uscendo dall’edificio scolastico esclama: «Hanno di nuovo scelto Barabba».

Pur cogliendo la sottile ironia dell’ottimo Giannelli, autore della vignetta, non possiamo però esimerci dal constatare che la maggior parte delle persone concepisce la fede soltanto in ambito sacramentale e simbolistico, tanto che paventare l’ipotesi della rimozione di ciò che é, alla fin fine, solo un’immagine, scatena l’accusa di aver scelto Barabba, quasi questo equivalesse automaticamente al rigetto del Messia. Purtroppo la nostra società ci svela come tale repulsione sia già ben presente nonostante il crocifisso ancora in vista, e come le persone ne facciano un argomento di pura campanileria, rivestendosi di una bandiera che in realtà non gli appartiene. Troppi sono disinteressati verso Cristo ed il suo Messaggio, eppure oggi, all’udire questa notizia, appaiono scandalizzati. Se va loro storto qualcosa bestemmiano, ma eccoli lì, in prima linea a «difendere» un pezzo di legno che per essi non ha valore pratico, perché altrimenti il loro comportamento sarebbe differente.

Vi sono poi interi schieramenti politici che appellandosi alle «radici cristiane dell’Europa» puntano i piedi nel richiedere che i simboli della nostra cultura siano rispettati. Bella approssimazione: la cultura europea, tanto per cominciare, nasce in ambiente pagano, dal contesto greco-romano, e se si vuol parlare di «cattolicesimo sacramentalista» (diverso dal cristianesimo biblico, quindi) é necessario attendere il periodo dal Sacro Romano Impero in poi, quando la fede veniva spesso imposta con la forza o con l’astuzia, arrivando a sfociare in un potere totalitario come quello papale, che pretendeva (pretende?) di esercitare il dominio sulle anime degli impauriti ed ignoranti popolani. Sono convinto che chiunque potrà concordare sul fatto che queste non siano radici delle quali vantarsi. «Hanno scelto di nuovo Barabba» – no, la realtà é che non avevano scelto Cristo nemmeno quando le apparenze sembravano altre.

Dall’altra parte della barricata, ad iniziare questo tam-tam mediatico, abbiamo un uomo che é ricorso alla Corte Europea perché si sentiva «minacciato» nel suo perseguire quello che non definisco in altro modo se non con il termine di «proselitismo ateo» all’indirizzo dei propri figli – minacciato da quell’innocuo simbolo che ad oggi é ancora presente nelle aule, anche se ignorato. È quantomeno ilare vedere come spesso le «ferme ed inattaccabili» convinzioni di coloro che negano Dio si rivelino solide quanto un castello di carte: se davvero questo uomo fosse sicuro della propria ideologia non temerebbe il confronto con ciò che lui disprezza e afferma essere falsità. Ma, probabilmente, nel suo intimo conosce quanto sia vano il tentativo di negare il Creatore, e per permettere a tale pallido convincimento di sussistere, non gli rimane altra scelta che il tentativo di erigere muri, barricate, con lo scopo di non entrare in contatto con quella realtà verso la quale si dimostra tanto ostile. Una situazione che, in qualche modo, ricorda quella dell’apostolo Paolo, che mentre ancora era fariseo, ma dovendo fare i conti con quella coscienza che gli faceva percepire la verità, si sentì dire dal Signore stesso «ti é duro ricalcitrare contro il pungolo».

La fede non é questione di simboli, di ammennicoli esteriori: la fede é qualcosa che riguarda l’uomo e Dio, senza intermediazioni di sorta. Può l’abolizione di un simbolo minare la fede di qualcuno? Essa allora non sarebbe vera fede, perché fondata su oggetti, su pratiche, su riti che non sono il Dio al quale portare la nostra adorazione. Le implicazioni della rimozione del crocefisso, molto realisticamente, hanno poco a che fare con il discorso fideistico: esse riguardano più che altro situazioni di tipo sociale, come ad esempio il confronto con l’Islam. E proseguendo un tale ragionamento, sono piuttosto sicuro del fatto che quegli schieramenti politici che tradizionalmente disprezzano le altre culture si metteranno in prima linea per difendere la presenza del crocifisso. Ma non lo faranno per amore di Cristo, o per convinzione storica (per quanto errata), bensì per semplice tornaconto verso il proprio programma.

Se la presenza del crocefisso nelle aule davvero rappresentasse un termometro affidabile per saggiare la fede dell’uomo (quella fede che non rimane solo nel teorico, ma che si riflette nel pratico – altrimenti non é vera fede), esso sarebbe già dovuto scomparire molti anni or sono. Con queste poche righe, me ne rendo perfettamente conto, non ho fatto altro che grattare la superficie del problema, ma ritengo che ciò che é davvero importante sia arrivare a capire che se il nostro cuore appartiene a Cristo non abbiamo bisogno di altro, ma in caso contrario, niente di quello che fa parte di una mera religiosità esteriore potrà rinnovarci e salvarci. Spero che questa vicenda ci aiuti a riflettere, come individui, sulla realtà della nostra vita davanti a Dio, mettendola in discussione per riscoprire che il cristianesimo non passa attraverso cose che si vedono, bensì vive in noi nella misura in cui noi stessi rimaniamo ancorati a Cristo, come i vitigni possono sussistere solo se attaccati alla vite.



             

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3 Commenti »

  1. salvatore iachella
    | 10 November 2009, 9:15

    concordo in parte con le sue considerazioni fondte su un educazione protestante ,ma mi permetta di vestire i panni di chi ha avuto ,una formazione cattolica o ortodossa .come lei ben sa e radicata in queste famiglie spirituali enormi una tradizione dogmatica che purtroppo e diventata dottrina ,premesso cio io non mi sento di giudicare tutti come atei o idolatri anche se molti di loro sopratutto hai vertici lo dimostrano quotidianamente .sono sicuro che all interno di tali famiglie spirituali ci siano delle persone che con le loro opere spandono il profumo di cristo non possiamo dimenticare persone come madre teresa di calcutta francesco di assisi e innumerevoli altri che hanno vissuto l amore di cristo nella dura realta della vita donandosi al prossimo con infinito amore.quindi per tali persone che hanno dei legami di tradizione vero ma altresi vero che amano il signore e importante che una icona come il crocefisso venga eliminata x legge su richiesta di potenti organozzazzioni islamiche ,il prossimo passo sara quello di misurare il tempo dalla nascita di maometto ???????????quindi tra i due mali e preferibile scegliere il minore

     

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  2. Gianluca
    | 10 November 2009, 17:01

    Salve,
    ho chiesto ad un pastore evangelico cosa ne pensasse
    di questa storia del crocifisso,
    ecco la sua risposta:

    Caro Gianluca, credo che la scuola pubblica non debba evidenziare alcun simbolo religioso, essendo al servizio di tutti (credenti di ogni tipo e non credenti). L’identità nazionale, storica e culturale, può essere senz’altro meglio rappresentata dal tricolore.
    Il problema è l’arroganza del laicismo ateo e anticlericale che vorrebbe far passare ed imporre la sua ideologia umanista contro le religioni.
    Piuttosto che vederli esultare per aver tolto il crocifisso, sarei favorevole a tenerlo …piuttosto che dargliela vinta!

    Cosa ne pensate?

     

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  3. Emiliano Musso
    solovangelo.it | 10 November 2009, 19:27

    Per Salvatore:
    Beh, per me l’educazione protestante é qualcosa di acquisito soltanto in seconda battuta, in quanto la mia crescita é comunque avvenuta in un ambito cattolico. Tuttavia é vero, sono convinto anch’io che non si possa generalizzare. Purtroppo, un grosso limite dello scritto, nel quale incappo spesso, é la mancanza di tempo di fare le opportune distinzioni, finendo quasi sempre per dare l’impressione di fare di tutta l’erba un fascio. Al tempo stesso non vorrei che il crocefisso divenisse soltanto un simbolo politico, e che servisse solo per “segnare il terreno” nei confronti dell’Islam, religione che la croce l’ha in odio come poche altre cose, perché ancora ricorda di quando l’occidente ha invaso i territori mediorientali uccidendo e saccheggiando, proprio con quella croce dipinta sul petto, tradendo ogni reale significato di quanto essa dovrebbe invece rappresentare. Credo che se ci diciamo nelle mani di Dio, dobbiamo al tempo stesso essere sicuri che il confronto con altre fedi non debba necessariamente passare per imposizione, bensì essere vissuto nella consapevolezza che il Signore conosce i suoi, e che sa tutelarli. Questo, almeno, é il mio punto di vista su questo argomento.

    Per Gianluca:
    In linea generale sono d’accordo con la risposta che le é stata data: la scuola é un’istituzione laica e tale deve rimanere, demandando ai contesti familiari (o alle strutture preposte) l’educazione religiosa. Il rapporto che l’uomo ha con Dio non può né deve essere imposto da nessuno, ed in effetti quello che avviene attualmente negli istituti scolastici non é istruzione sulle religioni, ma «indottrinamento cattolico», termine forse forte, ma che vuole indicare l’esclusività (e la preferenza) di un credo a sfavore di ogni altra manifestazione di spiritualità. Già era un argomento spinoso negli scorsi decenni, quando comunque i protestanti ed altri appartenenti a denominazioni cristiane dovevano “sorbire” in diversi modi la preminenza cattolica nel sistema scolastico, ma oggi giorno é diventata una strada assolutamente impossibile da praticare, proprio perché la nostra società si confronta con un panorama religioso ben più vario del passato, ed in uno stato che si dica veramente libero non possono esistere strumentalizzazioni di alcun tipo verso le rispettive prese di posizione dei cittadini.

     

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