Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede

Dec 15 2009

Berlusconi aggredito, qualche considerazione

Dopo aver letto il titolo di questo articolo, molti lettori si staranno giustamente chiedendo cosa ci faccia un post del genere su un blog come SoloVangelo.it. Desidero soddisfare immediatamente questa curiosità, fornendo una risposta piuttosto semplice al quesito: su queste pagine non abbiamo mai fatto politica (e, a Dio piacendo, ci asterremo anche in futuro da questo), proprio perché non vogliamo distogliere l’attenzione da quello che é il nostro intento principale, ossia presentare tematiche legate al rapporto tra Dio e l’uomo, e commentare fatti di attualità secondo tale ottica. Dunque, se oggi mi appresto a scrivere qualche riga sull’accaduto di due giorni fa, ossia l’aggressione al primo ministro Berlusconi, é perchè ho ravvisato nella vicenda uno spunto di riflessione che ho ritenuto di condividere, e che ancora una volta é segnale della veridicità delle affermazioni che le Sacre Scritture fanno sull’uomo. Non é quindi un articolo di taglio politico, ed in nessuna sua parte verranno affermati concetti «nascosti» o aventi un duplice significato.

Ma andiamo con ordine: un bambino, incuriosito da un formicaio, decide di «armarsi» di lente di ingrandimento per osservare più da vicino i piccoli insetti, calandosi di fatto tra di loro attraverso immagini rese decisamente più apprezzabili e chiare grazie all’ausilio della lente. Se il bambino si facesse però affascinare dalla lente, ed iniziasse ad osservare questo strumento anziché utilizzarlo per analizzare le formiche, non riuscirebbe a comprendere la realtà del formicaio, ossia non potrebbe acquisire maggiori conoscenze su ciò che inizialmente era il suo reale obiettivo.

Allo stesso modo, credo che l’aggressione al premier non sia qualcosa da considerare come un evento a sé stante, ma rappresenti invece una «lente di ingrandimento» per guardare meglio qualcos’altro – e questo «qualcosa», altro non é che l’animo umano. In che modo un episodio come questo, tutto sommato isolato e – ahimé – oggi piuttosto comune, può fornirci un dettaglio così elevato? Alcune considerazioni: come prima cosa, sappiamo come l’aggressore di Berlusconi soffra di problemi mentali, e di conseguenza sarebbe errato valutare l’accaduto come se fosse ispirato da una matrice politica: quand’anche l’aggressore avesse maturato convinzioni politiche opposte a quelle del suo bersaglio, certo non possiamo dire che esse abbiano costituito il fondamento delle sue azioni, dal momento che é presente a monte uno stato patologico. D’altra parte, in caso contrario, episodi come quello discusso dovrebbero avvenire ogni giorno, ma grazie al Cielo non é così.

Certo, quelle che sono apparse sui quotidiani sono immagini crude (anche se decisamente meno di molte altre), dalle quali difficilmente ci si può distaccare serenamente per valutare se dietro ad esse sia presente qualcosa di più profondo, ma é necessario farlo – perché se da un lato é umanamente comprensibile rimanere basiti davanti ad un volto sanguinante e sbigottito, d’altro canto l’eco che un tale accaduto ha incontrato può fornirci un inquietante termometro sulla sensibilità umana, che faremo meglio ad analizzare.

Nel giro di poche ore, infatti, sono nati decine di «fan club» virtuali pronti a tessere le lodi dell’aggressore di Berlusconi, gruppi sui quali viene elogiato il gesto dell’uomo come «coraggioso», «meritevole di onore», ed altri appellativi che mal si sposano con l’immagine del volto ferito di una persona di 73 anni. È evidente che il problema non risiede tanto nell’accaduto in sé (quante persone vengono aggredite ogni giorno?), quanto piuttosto nella coscienza delle persone che gioiscono dell’accaduto. È forse sbagliato dire che la mano che ha eseguito questo gesto sia stata «virtualmente accompagnata» dall’intenzione di coloro che oggi esultano? In questa sede non stiamo tenendo conto delle responsabilità giuridiche (anche perché, fortunatamente, c’è chi può farlo decisamente meglio di noi), ma piuttosto ci stiamo chiedendo quanta reale diversità esista tra il desiderare ardentemente qualcosa, ed il muoversi affinché si realizzi. Con questa considerazione non intendo certo istituire una sorta di «tribunale mentale» che condanni i pensieri – ci mancherebbe altro -, ma piuttosto fare riflettere sullo stato nel quale molti rischiano di precipitare: quando si arriva a non considerare il prossimo come degno di rispetto in quanto uomo, al di là dell’essere d’accordo con quanto egli rappresenti o pensi, si é sull’orlo della de-umanizzazione, con tutto ciò che ne consegue.

Certo, a seconda della propria inclinazione politica si potrà condividere o meno un determinato programma, che se da un lato favorisce alcune classi sociali, dall’altro ne invalida altre, con risvolti decisamente pesanti. Ma per gestire problemi di questo tipo, l’uomo possiede tutti gli strumenti che la democrazia stessa gli mette a disposizione: il diritto al voto libero, il proponimento di programmi alternativi, e ogni sorta di attività che metta in condizione di avere un confronto costruttivo per tutte le parti in causa. Troppo utopistico? Forse sì, perlomeno in una società che torna ad approvare quantomeno l’aggressione fisica come mezzo lecito per dirimere problemi che per loro stessa natura necessiterebbero di altri percorsi (a meno di non voler ripiombare nella «dittatura della clava», dove si sostituisce al principio democratico la sopraffazione di chi si vede come «avversario»).

Quindi, guardando oltre l’accaduto in sé, possiamo notare come questa «lente di ingrandimento» ci permetta di vedere più chiaramente come spesso il buonismo che viene adottato in determinate situazioni sia pronto a trasformarsi in volontà di nuocere quando qualcosa incontra il nostro disappunto. Siamo capaci di gesti apparentemente nobili (campagne sociali, slanci di generosità, ecc.), ed al contempo di covare odio verso i nostri simili, arrivando ad esultare quando qualcuno mette in atto ciò che in molti speravano. Secondo un’angolazione appena diversa, vediamo come ognuno possieda il proprio metro personale di giustizia, che ritiene essere l’unico autentico e meritevole di essere utilizzato. Plaudere al danneggiamento di un uomo é sempre qualcosa da condannare, per il semplice motivo che nessun uomo ha il diritto di ritenersi superiore ad un’altro. Ma la nostra società ha dimenticato questo presupposto fondamentale dell’umanità nella misura in cui ha voluto allontanarsi dalla verità rivelata da Dio nella sua Parola, la quale ci vede tutti uguali, e tutti bisognosi di appellarci al Giusto Giudice, l’Unico che possa valutare le nostre vie con giustizia. Come ebbe a scrivere l’apostolo Giacomo, «l’ira dell’uomo non compie la giustizia di Dio» (Gc.1:20), e quanto migliore sarebbe il nostro mondo, se sapessimo coltivare un maggior rispetto e timore di Dio, lasciando a Lui il compito di giudicare secondo quello che é il suo metro di misura (che ha veramente poco a che spartire con i nostri metri individuali, guastati dall’imperfezione che abbiamo in noi)?

Chiudo queste riflessioni con un brano che l’apostolo Paolo scrisse ai credenti di Roma per invitarli a perseguire ciò che è possibile soltanto in Cristo – brano che spero possa essere uno spunto di meditazione per ciascuno, in modo da considerare quali siano alcuni dei propositi di Dio per il nostro «vivere sociale»:

«Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore. Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Ro.12:16-21)

                                         
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2 Commenti »

  1. #44311. Hvitlys
    | 15 December 2009, 22:02

    Ro 12:16-21 è un esempio davvero molto profondo di umiltà… gioverebbe a buona parte dell’umanità applicarlo nella vita quotidiana…
    Riguardo all’aggressione di Berlusconi, non so cosa pensare. A mio avviso è un gesto simbolico al di là della mera violenza…


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  2. #44316. Gianluca
    | 16 December 2009, 1:28

    la Bibbia dice di rispettare le autorità,
    anche se queste si comportano male;
    quindi a mio avviso questi gesti sono senz’altro da condannare.


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