Mar 26 2010
Libertà discutibili
La FifPro, organizzazione internazionale che rappresenta i calciatori professionisti, non ha digerito le ultime norme, decise dalla Federcalcio italiana, che puniscono il giocatore colpevole di bestemmia con l’espulsione immediata, nel caso l’arbitro abbia modo di constatare sul campo l’infrazione, o con la squalifica, se il fatto viene determinato a posteriori, grazie alla prova televisiva. La dichiarazione dell’avvocato Van Megen, legale del sindacato internazionale, lascia di stucco. Egli afferma che «ognuno ha il diritto di dire ciò che vuole, anche se può essere spiacevole [...] in base alle norme nazionali e alla legislazione internazionale, la libertà di espressione può essere rivista soltanto con un atto del Parlamento. Il potere di una federazione sportiva non può essere estesa ai diritti fondamentali. Se la Figc vuole punire questo, lo può fare solamente con l’appoggio del Ministero della Giustizia. Ma vorrei far notare che nessun governo ha fatto qualcosa del genere negli ultimi 100 anni».
Per dirla in altri termini, in nome della «libertà di espressione», si può tranquillamente bestemmiare il nome di Dio, calpestando i sentimenti e la fede di migliaia di persone, arrivando al paradosso: per tutelare la libertà di «uno» (il calciatore in questione), si costringe un numero imprecisato di individui contrari ad un tale comportamento a doversi sorbire epiteti e blasfemie che fanno stringere lo stomaco, e colpiscono nel profondo chiunque ami Dio.
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Per la cristianità, la Pasqua è la festa maggiormente significativa, perchè celebra la resurrezione di Cristo, attraverso la quale viene a realizzarsi, per chiunque crede, la promessa divina del perdono del proprio peccato, e dell’annessione alla grande famiglia di Dio, destinataria immeritevole della vita eterna e coerede con Cristo stesso della gloria futura, che verrà manifestata al suo ritorno come Giudice del mondo. Il giorno in cui cade tale festa è variabile, ed è in funzione della prima domenica posteriore al plenilunio di primavera, che inaugura il periodo più luminoso dell’anno, nel quale le giornate diventano progressivamente più lunghe, fino a surclassare le ore di buio. Tale festività può pertanto cadere nel lasso di tempo tra il 22 marzo ed il 25 aprile.
In questo articolo è nostro desiderio esporre alcune riflessioni relative ai Dieci Comandamenti, comunicati da Dio a Mosé, e rappresentanti, assieme al resto delle prescrizioni divine, la «costituzione morale» del popolo di Israele e del cristianesimo stesso, secondo quanto Cristo affermò su di essi quale legge di Dio (ed essendone Egli stesso l’adempimento). Li conosciamo fin dalla più tenera età, spesso quasi sotto forma di cantilene, «complice» il sistema formativo del nostro paese che prevede nel piano di studi la materia religiosa. Eppure, proprio a causa della confessione maggiormente presente nelle nostre regioni, ossia quella cattolica, questi «dieci punti» così importanti vengono appresi in forma errata, lontana dalle Sacre Scritture perché rivista secondo i dogmi di un magistero più attento al proprio tornaconto che alla salvezza eterna delle persone.