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Mar 10 2010

Il cuore che non soffre più

Scritto da Emiliano Musso, inserito nelle categorie: Attualità, Riflessioni

Riceviamo e pubblichiamo volentieri alcune riflessioni di Luca Rigamonti in merito al recente attacco al villaggio di Dogo Nahawa, in Nigeria, da parte di pastori islamici, nel corso del quale sono stati uccisi selvaggiamente cinquecento cristiani.


Nigeria, 500 cristiani uccisi a colpi di machete. Centinaia in fuga
Pastori islamici hanno attaccato un villaggio a sud di Jos colpendo la popolazione

MILANO
– E’ di almeno 500 morti il bilancio delle violenze interreligiose tra cristiani e musulmani avvenute nelle ultime ore nei pressi della città di Jos, nel centro della Nigeria. Lo riferiscono testimoni oculari. Una fonte della Croce Rossa ha riferito che centinaia di persone stanno abbandonando le proprie case a Jos a causa degli scontri.

L’ATTACCO – Secondo quanto riportano testimoni locali intorno alle tre di domenica mattina i pastori islamici hanno attaccato il villaggio di Dogo Nahawa, a sud di Jos, sparando in aria e colpendo la popolazione a colpi di machete. Circa 18 cadaveri sono stati portati fuori dalla città e sotterrati, altri feriti sono stati portati in ospedale. La situazione nel Paese è sempre più tesa da quando il 9 febbraio scorso il vicepresidente Goodluck Jonathan è stato nominato presidente provvisorio in vista delle prossime elezioni presidenziali nel primo semestre 2011. Il rientro a sorpresa poi dell’ex presidente Umaru Yar’adua, musulmano del sud, ha poi accentuato il clima di violenza, dal momento che Jonathan, cristiano, ha dichiarato di non voler lasciare la carica.

95 ARRESTI – «Si è trattato di un episodio abominevole», ha dichiarato il responsabile per la comunicazione dello Stato di Plateau, Dan Majang, precisando che 95 persone sono state arrestate in relazione al massacro. L’ennesima strage nel tormentato stato nigeriano del Plateau è avvenuta nella notte tra sabato e domenica, in una zona già teatro di scontri e massacri interetnici e interreligiosi, crocevia obbligato tra il nord a maggioranza musulmano e il sud a maggioranza cristiano. A gennaio a Jos, capitale dello Stato, i morti erano stati più di 400.


Luca Rigamonti scrive: «E qui mi viene da riflettere… noi che ci puzza cosi tanto andare in chiesa, che troviamo tante scuse per non andarci… noi che ci piantiamo su problematiche sterili e inutili come il velo, i bicchierini, se la santa cena deve essere fatta prima o dopo la predicazione, se le donne possono pregare in chiesa, se..se..se…tanti, troppi se…

Allo stesso tempo mi domando con quale freddezza o indifferenza noi credenti prendiamo certe notizie… sono stati massacrati 500 cristiani a colpi di macete… un attacco premeditato e gestito perfettamente… sono morti 500 fratelli e sorelle che fanno parte del corpo di Cristo come lo siamo noi… una parte del nostro corpo è morta! E noi? cosa facciamo? Continuamo la giornata senza neanche pensarci oppure ci fermiamo un attimo… Ho saputo della notizia del massacro in palestra e quello che mi ha fatto star male è che i ragazzi erano più interessati alla finale del grande fratello che a 500 uccisioni…ok sono persone del mondo, e sicuramente non provano compassione…ma noi? abbiamo provato compassione…e dire che questi 500 persone sono morte sono solo una goccia nel mare di cristiani che vengono uccisi ogni giorno… La chiesa è preseguitata ma noi ne rimaniamo indifferenti…Vorrei tanto che le nostre vite, i nostri cuori possano essere pieni di compassione verso questi nostri fratelli.

Ripenso a Gesù che pianse quando Lazzarò mori, e sono convinto che davanti a queste cose avrebbe pianto amaramente di nuovo. La cosa più triste di questo è che il mio cuore forse è talmente abituato che queste cose non fanno più male, che non sa più piangere. Ho paura che i cuori dei credenti non siano più capaci di piangere per il proprio corpo, quando il proprio corpo soffre…

Queste mie parole non vogliono attaccare nessuno ne giudicare nessuno… ma sono per giudicare me stesso e il mio cuore…»



             

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