Apr 22 2010
L’opera di Cristo
Nella giornata di oggi, in un programma radiofonico cristiano, ho sentito un invito rivolto agli ascoltatori, il quale recitava: «accettate Cristo nella vostra vita». E immagino che quella trasmissione, terminata subito dopo questa esortazione, abbia lasciato più di una persona con un dubbio, un’incertezza, relativa appunto a cosa lo speaker intendesse veramente dire. «Là fuori» c’è una gran fame di spiritualità, la necessità di trovare un senso, di riempire quella voragine che molti di noi percepiscono, e che alcuni hanno poeticamente definito come «un vuoto a forma di Dio». E se vogliamo fare in modo che le persone non vengano prese al laccio da filosofie vane e altamente dannose, ma ancora di più che possano arrivare alla conoscenza di Dio, dobbiamo essere estremamente chiari nel presentare quella buona notizia che è il Vangelo.
Cosa significa quindi «accettare Cristo nella propria vita»? Cosa vuol dire fare di Lui il proprio Signore, il Salvatore? Sono domande forse apparentemente banali, e spesse volte, chi conosce Dio da molto tempo, tende quasi a darle per scontate, sapendo perfettamente – per la propria esperienza di vita – il significato di queste espressioni, che sovente diventano una forma di «linguaggio in codice», non sempre immediatamente comprensibile da tutti: la comunicazione è qualcosa di estremamente complesso, che si evolve, ed i cui contenuti vengono recepiti in modi diversi a seconda del contesto culturale, dell’età, e di molti altri fattori. E con queste righe spero di riuscire a fare un pizzico di chiarezza in più, perchè l’invito a far sedere Cristo sul trono della nostra vita è qualcosa di importanza capitale, ed al di là di ogni altro aspetto che potremmo considerare sulla fede, rimane il punto focale, dal quale tutto il resto origina, e al quale fa capo.
In questo momento sto pensando alla miriade di «vie» che arrivano, ad esempio, dall’estremo Oriente: quante persone vengono sedotte da queste correnti di pensiero? Quanti si fanno prendere al laccio dall’universalismo, oppure, fortemente delusi dalle «religioni istituzionalizzate», si chiudono in uno sterile ateismo? Quanti, ingannati dal buddismo, dal taoismo, e da altre filosofie, si convincono di avere il proprio destino stretto nelle mani? Diventa allora responsabilità di ogni discepolo di Cristo l’essere molto pratico nella sua esposizione del Vangelo, proprio per correggere le concezioni errate in merito al cristianesimo, e per far comprendere agli uditori – con l’aiuto dello Spirito di Dio – in cosa consista davvero l’offerta di riconciliazione che Dio rivolge ad ogni essere umano.
La tragedia dell’uomo inizia con la ribellione in Eden, quando i nostri progenitori, tentati dall’angelo caduto, decisero di disobbedire al comando di Dio di non nutrirsi del frutto dell’albero del bene e del male.
Molti canzonano il racconto di Genesi relativo alla disobbedienza del primo uomo e della prima donna, e sempre più si moltiplicano le correnti che vogliono affermare l’evoluzione come unica verità, bollando il creazionismo come un semplice mito. La finalità di ciò è chiara: se si elimina o si allegorizza l’episodio della caduta, ecco che anche il peso del peccato diventa soltanto un simbolo, e di conseguenza decade il bisogno di un redentore, perchè la nostra mancanza o ribellione non sarebbe reale, ma soltanto figurativa. Ma per quanto intendiamo soffocare quel grido che ci arriva dal profondo, arrivando perfino a negare l’evidenza del nostro bisogno di Dio, e dal male che ci circonda, non per questo tutto ciò diventa irreale: non è possibile abolire una verità soltanto perchè ci si convince del suo contrario.
L’acquisizione di quella conoscenza privò Adamo ed Eva della loro innocenza, perchè aprì i loro occhi su una parte di realtà della quale non sapevano l’esistenza: la possibilità di muoversi al di fuori delle disposizioni divine. Compresero la natura del male, e questo sporcò irrimediabilmente il loro essere interiore, spezzando quel rapporto speciale che essi avevano con Dio. Molti, pensando a questo episodio, giudicano eccessiva la punizione inflitta ai due, ma se ci riflettiamo, possiamo notare come non si sia trattato tanto di un castigo, quanto piuttosto di una conseguenza preannunciata, che si sarebbe abbattuta su Adamo ed Eva se essi avessero deciso di non tener conto degli ammonimenti divini. I due avevano potere su tutto ciò che esisteva, e niente gli era precluso, se non quell’albero, dal quale – per il momento – non avrebbero potuto trarre altro che disgrazia. L’ordine di Dio aveva due scopi: il primo era quello di apporre un segno di autorità sulla creazione (all’uomo era vietato solo quell’albero), ma il secondo scopo era assolutamente finalizzato alla protezione delle creature. Dio aveva detto ad Adamo che nel momento in cui avesse colto il frutto dell’abero della conoscenza del bene e del male sarebbe morto (Ge.2:16-17).
Ed in effetti, fu quello che successe: interrotta la comunione con Dio, l’uomo divenne come un ramo che viene strappato dalla pianta: privo in sé di forze e della capacità di sostentarsi, e destinato ad una lenta ma sicura fine. Fu così che esponemmo noi stessi alla realtà della morte, consegnando al tempo stesso a satana il pieno diritto su questo mondo, ormai sporcato dal peccato. E chiunque sia sufficientemente onesto da guardare attorno a sé con obiettività, ancora oggi non può non vedere i caratteri estremamente diabolici che la nostra socità ha acquisito, e che non perde occasione di dimostrare. Una situazione umanamente irrecuperabile, con l’essere che doveva rappresentare il capolavoro della creazione ridotto ad uno stato misero, più simile ad una bestia che ad un uomo, capace sia di sprazzi di bontà inattesi come anche delle azioni più efferate. Un essere che vive come può, e che nel suo quotidiano si aggrappa ad un numero smisurato di palliativi, nel tentativo di placare quella morsa che, in fondo, tutti percepiamo.
Ma fin dalla nostra caduta, Dio aveva in mente un piano attraverso il quale darci la possibilità del riscatto, e di ritornare ad avere con Lui piena comunione, per cancellare gli effetti del nostro peccato, e per considerarci non più soltanto creature, ma di nuovo «figli». Ogni singolo avvenimento che possiamo leggere nelle Scritture, e ogni singola profezia, prelude proprio a questa soluzione: quando il tempo fu maturo, Dio mandò suo Figlio per riscattarci e darci la possibilità di essere riconciliati con Lui (Gal.4:4-7). Gesù, il Messia promesso nella rivelazione, il Figlio di Dio incarnato, vale a dire Dio stesso, prese forma d’uomo, lasciando la sua gloria per raggiungerci nel pantano dal quale non abbiamo la forza di sollevarci. Non ci chiese di diventare maggiormente «santi» per esserGli graditi, ma Lui stesso incarnò la nostra umanità, per fare ciò che nessun uomo avrebbe mai potuto fare. Le Sacre Scritture ci raccontano di come Egli non peccò mai, osservando completamente la Legge di Dio, e di come donò la sua stessa vita come sacrificio propiziatorio a Dio, prendendo su di sé ogni nostro peccato, per liberarci da essi. Le Scritture dicono che «il salario del peccato è la morte» (Ro.6:23), vale a dire che la ribellione a Dio si sconta con la massima pena, ossia la morte fisica, e successivamente ad essa il tormento dell’anima. Ma la morte di Cristo sulla croce fu una morte sostitutiva, perchè Egli si offerse al posto nostro, per prendere la nostra colpa e fare in modo che noi fossimo rivestiti della sua giustizia.
L’apostolo Paolo scrisse alla chiesa di Corinto: «Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui» (2Co.5:21)
A noi, che fin dalla prima caduta ci tramandiamo il marchio della ribellione come se fosse un tratto genetico, Dio ha voluto fare il dono più prezioso: la cancellazione del nostro peccato nel sangue di Cristo. Chi è in Cristo non è più colpevole, perchè è stato il Signore stesso a pagare la pena destinata ad ogni singolo essere umano. E lo ha fatto una volta per sempre, e con una sola finalità: l’amore – quell’amore che non desidera che nessuno perisca, ma che tutti siano riconciliati con Dio, e ricevano il perdono dei peccati e la vita eterna, promessa e preparata da Dio per chiunque ripone fede nell’opera di Gesù sulla croce, con la quale le nostre ribellioni sono state crocifisse insieme a Lui, ed è stato ricostruito quel ponte tra l’umanità e Dio che l’ingresso del peccato nel mondo aveva distrutto.
Questo è il cristianesimo: l’annuncio della realtà di un Dio che ama ciascuno per quello che è, e che desidera riscattarlo da una fine certa. Non è un sistema di regole, non è un via-vai di dogmi o sacramenti, è l’annuncio dell’amore più grande, indirizzato proprio a noi. Quando viene detto «accetta Cristo nella tua vita», si intende tutto questo: esercita la tua fede in Colui che ha fatto tutto ciò che doveva essere fatto per il tuo perdono. Non c’è più nulla da aggiungere all’opera di Cristo, soltanto è necessario riconoscersi mancanti davanti a Dio, e bisognosi di essere cosparsi di quel sangue, versato sulla croce, per comparire purificati e giustificati nel tribunale celeste. La grazia di Dio è pronta per ciascuno, e se il tuo cuore è pesante ed oppresso, se percepisci il tuo stato di peccatore, se sai di non poter compiere nulla di davvero buono, perchè tu stesso non puoi essere definito «buono», sappi che non hai altro da fare se non cercare un rapporto con Dio attraverso Cristo. Fai di Gesù il tuo Salvatore ed il Signore della tua vita, ossia credi che la sua opera è valida anche per te: Egli ha sofferto la croce, ed è morto proprio per te, per purificarti. Ed è poi risorto per essere l’unico vero mediatore tra l’uomo e Dio, come dicono le Scritture (1Ti.2:5), e continuamente intercede per tutti coloro che gli si affidano, ai quali Egli sta anche preparando un luogo, nel quale ci accoglierà per l’eternità dopo la nostra morte.
A chi lo accusava di intrattenersi con i peccatori, e con gli elementi più disprezzati della società, Gesù rispondeva: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati» (Mt.9:12). Per quanto tu possa sentirti inadeguato e indegno, Dio ti ama per ciò che sei, vuole ristabilirti, ed averti con sé per sempre. E se pensi che le tue mancanze siano troppo grandi, e ti senti «sporco», metti alla prova Dio! Seguilo, e permettigli di trasformare la tua vita: nutriti della sua Parola, la Bibbia, assorbi dentro di te – nella tua mente – quella che è la Sua volontà rivelata, e prega che Egli ti aiuti a superare le tue difficoltà. Sono certo che, come è stato per me, e per un’infinità di altre persone, a distanza di tempo potrai guardarti indietro e vedere come l’opera dello Spirito Santo in te ha modificato ciò che pensavi irrecuperabile.
Esistono una marea di filosofie a questo mondo, e ciascuna vuole importi un giogo diverso. Ma il cristianesimo autentico non ha nulla a che fare con una filosofia, o con una religione. Cristo ti chiede soltanto di riconoscerti per ciò che sei: un malato che ha bisogno di essere ristabilito. Non ti chiede di farlo con le tue forze, perchè sa che non ne sei capace, ed inoltre questo non sarebbe necessario, perchè Egli stesso ha già preparato ogni cosa, affinchè tu debba soltanto rispondere al suo invito. Accetta questo dono. Accetta questa grazia. Accetta nella tua vita l’Unico che rende possibile tutto questo. Accetta Gesù Cristo, come tuo Salvatore ed tuo Signore, e vivi nella serena certezza che sei nelle sue mani, e che nessun avvenimento, per sconvolgente che possa essere, potrà mai strapparti dal suo abbraccio.
Prega Dio, digli tutto ciò che hai nel cuore, rovescia il sacco dei tuoi pesi davanti ai suoi piedi, e chiedigli di riempire la tua vita, di darle quel senso che forse ancora non conosci. È un passo che vale sempre la pena fare, e che coinvolge non soltanto il nostro quotidiano, ma ciò che per Dio è ben più importante, ossia l’eternità. E se hai dei dubbi, e desideri condividerli con qualcuno, sentiti libero di contattarci, e ne discuteremo insieme.
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| 23 April 2010, 10:34
Condivido pienamente l’opera di Cristo:
«Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Questa è la volontà di Gesù Cristo, che chiunque crede in Lui abbia la vita eterna e lo risusciterà nell’ultimo giorno. (Gv. 6,29+).
La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti.