Jul 28 2010
Le vergini stolte
Da: Parable of the Ten Virgins (Part Two), di Martin G. Collins
«Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: “Signore, Signore, aprici!” Ma egli rispose: “Io vi dico in verità: Non vi conosco”.Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora» (Mt.25:10-13)
La porta è chiusa con un fine preciso; il tempo del verbo [nella lingua originale, NdT] fa comprendere che tale chiusura è definitiva, ossia che la porta – ora serrata – rimarrà in questo stato. A quel punto, pertanto, nessun pentimento, preghiera o supplica potrà modificare la realtà. L’arca di Noé, con la sua porta sigillata, è una vivida analogia di questo concetto (Ge.7:16) – essa era sigillata per essere impenetrabile durante il Diluvio. Una volta chiusa, tutte le suppliche del mondo non avrebbero potuto aprire l’ingresso dell’arca ad altri. Al ritorno di Cristo, così come alla nostra morte, le possibilità di essere annoverati tra le primizie del Regno saranno concluse.
La chiusura della porta è giusta, perchè a tutti è dato ampio tempo per prepararsi alla venuta dello Sposo. Egli non arriva sul far della sera, bensì a notte fonda. Addirittura, vediamo che Egli ritarda il proprio arrivo (v.5, «siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono»), dando così alle vergini un tempo aggiuntivo, utile alla preparazione. Noi abbiamo le nostre intere vite – tutti gli anni di pazienza di Cristo verso di noi – per prepararci. È quindi giusto, nonchè equo, che la porta venga chiusa all’arrivo della nostra ultima ora. Isaia riconosce la tendenza umana a procrastinare, e nel suo avvertimento dice: «Cercate il Signore mentre può essere trovato, invocatelo mentre è vicino!» (Is.55:6)
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