Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede

Sep 30 2010

Tre Persone, una sostanza

Con questo articolo completiamo (speriamo in modo soddisfacente) la risposta alle domande inviateci da un nostro lettore, il quale ci ha richiesto chiarimenti sul nome di Dio, nonchè sul rapporto esistente nella Trinità tra Dio Padre e Gesù Cristo – argomento, quest’ultimo, oggetto delle considerazioni contenute nel presente articolo. Caliamoci quindi subito in tema, riportando come prima cosa il testo della richiesta pervenuta. Il nostro lettore scrive:

Il rapporto di Gesù con Dio Padre. Noi parliamo con Dio e chiediamo a Dio nel nome di Gesù. Il Padre rimana sempre tale e anche il Figlio, ma tutti e due sono Dio? Sono il Padre tutti e due o sono il Figlio?

Per rispondere a tale domanda, è necessario addentrarsi nel concetto e dimensione della Trinità, uno dei cardini della fede cristiana, e termine utilizzato per la prima volta da Tertulliano (160 d.C. – 220 d.C.) per spiegare la relazione che coinvolge le tre Persone divine di Padre, Figlio e Spirito Santo («tres personae, una substantia»). Il fatto che tale termine non sia esplicitamente dichiarato nelle Scritture ha portato molti, nel corso della storia, ad affermare che non si tratta di un insegnamento biblico, e che quindi sarebbe da rifiutare. Tuttavia, l’assenza del termine «Trinità» nei testi sacri non significa automaticamente l’assenza dei concetti che ne descrivono la dottrina. In questo articolo cercheremo, pur con tutti i limiti, di fare più chiarezza sull’argomento, nella speranza di poter fornire una risposta il più possibile chiara. Se infatti dalle Scritture possiamo ricavare l’insegnamento circa l’esistenza di un solo Dio in tre Persone, è altrettanto vero che non possiamo sperare di comprendere appieno una realtà tanto superiore alla nostra. John Wesley, a questo proposito, disse una frase significativa: «Mostratemi un verme che possa comprendere un uomo, ed io vi mostrerò un uomo che possa comprendere il Dio triunitario». Un piccolo aforisma che fa da eco al celebre passo biblico che troviamo nella narrazione del profeta Isaia: «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il SIGNORE. «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri» (Is.55:8-9). Consapevoli del limite umano nel confrontarsi con la grandiosità di Dio, iniziamo quindi la nostra breve trattazione.
Continua la lettura »

                                         
Vota/condividi questo articolo:

Parole chiave/Tags: [, , , , , , , , ]



Sep 27 2010

Il nome di Dio

Abbiamo recentemente ricevuto da un nostro lettore una richiesta di chiarimento su due argomenti decisamente interessanti (che verranno analizzati in articoli separati), il primo dei quali riguarda il nome proprio di Dio ed il suo utilizzo/implicazioni alla luce delle dichiarazioni neotestamentarie di Gesù. Come accennato, dato lo spessore dei temi in merito ai quali ci è stata avanzata richiesta, abbiamo optato per una suddivisione delle trattazioni, che rimanendo distinte risulteranno senz’altro più chiare. Veniamo quindi al tema di questo primo articolo. Il nostro lettore scrive:

Desidererei che si discutesse del nome di Dio (YHWH). Gesù diceva…”Padre ho fatto conoscere il tuo nome“. I Testimoni di Geova puntualizzano molto sul nome di Dio.

Davanti ad una richiesta così formulata, è utile – prima di ogni altra considerazione aggiuntiva – fare qualche precisazione preliminare: dalla successione degli argomenti proposti dal lettore, pare infatti che egli attribuisca alle varie occorrenze del termine «nome» lo stesso significato, come a voler dire che, dato che Dio ha un «nome», il «nome» che Gesù ha reso noto è quello proprio di Dio, «nome» che – infine – viene utilizzato dal movimento pseudo-cristiano dei Testimoni di Geova. Cerchiamo allora di verificare la bontà o l’inconsistenza di tale «filtro interpretativo», che tra l’altro è proprio quello utilizzato dai TdG per cercare di instillare confusione ed accreditare le proprie tesi presso le persone con le quali parlano.
Continua la lettura »

                                         
Vota/condividi questo articolo:

Parole chiave/Tags: [, , , , , , , , , , , ]



Sep 12 2010

Considerazioni su Genesi, cap.3

Il presente articolo nasce in risposta ad una richiesta, da parte di una cara amica, di avere una traduzione quanto più possibile esaustiva rispetto all’originale del passo di Genesi 3:4-6, brano biblico nel quale assistiamo al dialogo tra il «serpente ingannatore» e la prima donna, nel tentativo del primo di convincere Eva a trasgredire la prescrizione divina relativa al cibarsi dell’albero della conoscenza del bene e del male. Invece di fornire una risposta superficiale, ho preferito redigere questo post, per una questione di completezza rispetto all’argomento: sono infatti convinto che non si possano affrontare in maniera proficua brani di questo tipo, se prima non si cerca di scavarne accuratamente ogni «anfratto». In più, tale passaggio riserva una fonte tutt’altro che trascurabile di riflessioni, certamente valide per la vita di ciascuno, che in parte ho cercato di sintetizzare nella seconda sezione dell’articolo.

Partiamo con il dire che molte delle traduzioni attualmente in nostro possesso sono ottime, e affidabili per quanto riguarda ogni aspetto della dottrina: ciò di cui stiamo pertanto discutendo in questa sede non vuole avere carattere correttivo, bensì semmai complementare, nel tentativo – come accennavo sopra – di cogliere ogni sfumatura del testo. Nel caso specifico di Ge.3:4-6, le nostre traduzioni riportano tutte lo svolgimento degli avvenimenti in maniera fedele, seguendo quella che è la terminologia utilizzata dal testo originale. Tuttavia, resta da considerare che tradurre dall’ebraico presenta delle difficoltà a causa delle diverse sfaccettature e radici che ogni parola si trova ad avere, fattore che richiede un discreto puntiglio nell’analizzare il contesto di una certa frase o espressione, elemento senza il quale c’è il rischio di rendere in maniera errata un dato termine. Il brano in questione presenta delle particolarità che meritano di essere analizzate, anche perchè una sua lettura poco accorta può causare un grosso malinteso, ossia quello di pensare agli avvenimenti di Eden come ad un racconto inventato, da considerarsi allegorico, come purtroppo succede spesso ai nostri giorni – con il risultato di bollare la rivelazione biblica come una «favola», cosa che non è affatto.
Continua la lettura »

                                         
Vota/condividi questo articolo:

Parole chiave/Tags: [, , , , , , , , ]



Sep 07 2010

Hawking e la mente di Dio

In questi giorni molti quotidiani e siti Internet stanno riportano le affermazioni del professor Stephen Hawking, uno tra i maggiori astrofisici al mondo, il quale, presentando il suo nuovo libro («The Grand Design»), ha indicato nel Big Bang «una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica», sostenendo inoltre che, in base a nuove teorie, è possibile affermare che l’universo abbia generato sé stesso dal nulla, in maniera autonoma, escludendo quindi l’opera e la volontà di Dio. Il mondo dell’ateismo ha salutato il testo di Hawking come un trionfo della scienza e della ragione: lo stesso Hawking, nel 1998, aveva affermato che «se arrivassimo a scoprire una teoria completa sarebbe il trionfo definitivo della ragione umana perché conosceremmo la mente di Dio», quasi reinterpretando quell’antico desiderio di «essere simili all’Altissimo» (Is.14:14), attitudine che fin dagli albori della creazione è stata la causa di continue sciagure.

Commentando le considerazioni di Hawking, Richard Dawkins, biologo e strenuo sostenitore dell’ateismo, fa da eco all’astrofisico affermando che «così come Darwin ha smentito l’esistenza di Dio con la sua teoria sull’evoluzione biologica della nostra specie, adesso Hawking la nega anche dal punto di vista della fisica». Già in passato abbiamo discusso su queste pagine i tristi eventi che hanno spinto Darwin a proporre la non-esistenza di Dio (cfr. l’articolo «La genesi dell’evoluzionismo: incapacità di guardare oltre»), considerando quindi che più di una convinzione scientifica, alle spalle della formulazione della teoria dell’evoluzione vi fu un profondo trauma emotivo, culminato nel rifiuto di una realtà che Darwin non aveva le chiavi per interpretare e capire. Hawking, in qualche modo, ripercorre le stesse orme del biologo, se non nella prassi, certamente quanto alla riflessione sul cinismo dell’esistenza, per motivi più che ovvi ed evidenti, e questo può senz’altro fungere da «combustibile» per quell’astio che l’astrofisico sembra provare nei confronti della fede.
Continua la lettura »

                                         
Vota/condividi questo articolo:

Parole chiave/Tags: [, , , , , , , , , ]



Sep 04 2010

L’AEI sulla recente decisione del Sinodo Valdese

«Ecco, dice il Signore, io vengo contro i profeti che fanno parlare la loro propria lingua, eppure dicono: Egli dice» (Geremia 23,31)

L’Alleanza Evangelica Italiana ha in diverse occasioni offerto il suo contributo al dibattito su temi etici e pastorali legati alla omosessualità (AEI, Omosessualità: un approccio evangelico, 2003). Per questa ragione ha seguito con attenzione l’evoluzione delle posizioni del protestantesimo storico, cercando occasioni di dialogo e di confronto, e non ha mancato di richiamare tutti alla fedeltà biblica, anche su un tema delicato come l’omosessualità. D’altra parte, esso è argomento di dibattito e di divisione in tutto il mondo cristiano ed è diventato uno dei luoghi simbolici in cui passa la distinzione tra protestantesimo evangelicale e neo-liberale.

Abbiamo preso atto della recente apertura del Sinodo della Chiesa valdese-metodista (2010) alla benedizione delle coppie omosessuali ed esprimiamo la nostra più viva preoccupazione per questa decisione. Si tratta di uno smarrimento teologico prima ancora che etico, dove una discutibile ginnastica ermeneutica ha notevolmente impoverito la fedeltà all’evangelo. Non rispettare l’autorità biblica, evitando di chiamare peccato ciò che chiaramente è definito come tale (ad esempio: “Non avrai relazioni carnali con un uomo, come si hanno con una donna:è cosa abominevole” , Levitico 18,22, ed ancora, “similmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri commettendo uomini con uomini atti infami, ricevendo in loro stessi la meritata ricompensa del proprio traviamento”, Romani 1,27), significa infatti procedere con determinazione verso la perdita dell’evangelo stesso.
Continua la lettura »

                                         
Vota/condividi questo articolo:

Parole chiave/Tags: [, , , , , , ]



Sep 02 2010

Antinomie

Capita, a volte, di ascoltare persone discutere del contenuto delle Sacre Scritture in termini di contrapposizione tra Antico Testamento e Nuovo, sottolineando apparenti differenze dottrinali tra i due testi, ed arrivando perfino ad affermare che, data la marcata diversità del carattere del Dio delle vecchie Scritture rispetto a quello delle nuove, non è possibile far altro che ipotizzare l’esistenza di due «dèi» diversi, uno vendicativo e dispotico, l’altro compassionevole e più vicino all’umanità. In questo articolo mi propongo di dimostrare come in realtà non esistano antinomie tra l’Antico Testamento ed il Nuovo, testi che, contrariamente a quanto alcuni affermano, non descrivono affatto divinità diverse, bensì presentano il medesimo Dio ed il suo piano di salvezza, che è stato rivelato progressivamente nel corso della storia, per arrivare alla sua manifestazione definitiva nella persona di Gesù Cristo. Ovviamente, data la vastità dell’argomento, non sarà possibile esaurire il soggetto nel suo complesso: ci limiteremo quindi a discutere alcuni tratti generali della questione, con pochi veloci approfondimenti, lasciando poi il consueto spazio ai lettori per commentare – e quindi proseguire – la riflessione su questo tema.

La principale critica mossa verso l’apparente dicotomia caratteriale di Dio nelle due parti delle Scritture è sintetizzabile con la seguente affermazione: «Il Dio presentato dall’Antico Testamento è un Dio che giudica e punisce, mentre nel Nuovo vediamo invece un Dio che ama, accetta, perdona». Si tratta di un’asserzione profondamente errata, perchè non conforme alla realtà dei fatti, nonchè molto pericolosa, perchè soggetta ad interpretazioni fuorvianti. Già soltanto il concetto di «amore» presenta dei problemi non indifferenti in una società come la nostra, che ha saputo spogliare tale termine del suo senso originale per farcirlo di significati che esso non possiede.
Continua la lettura »

                                         
Vota/condividi questo articolo:

Parole chiave/Tags: [, , , , , , , , , , ]



SoloVangelo - powered by WordPress.org
Tema creato da Emiliano Musso

Creative Commons License
SoloVangelo è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons. Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. SoloVangelo non ha alcuna finalità di lucro


Amministrazione sito