Nov
14
2010
In un commento ricevuto sull’ultimo articolo da noi redatto, una lettrice ha fatto brevemente accenno ad un tema che, controllando meglio, mi sono accorto non essere mai stato oggetto di trattazione sulle nostre pagine, motivo per il quale mi accingo a scrivere questo post. La lettrice concludeva infatti il suo intervento con una domanda «provocatoria», volta a stimolare la riflessione: «siamo tutti figli di Dio, o no?». È indubbio che attraverso un interrogativo di questo tipo, volutamente retorico, si voglia implicitamente fornire una risposta affermativa. Mi sono però trovato a dover rispondere che l’idea comune secondo la quale ogni essere umano è definibile come «figlio di Dio» è errata, perchè indifendibile dal punto di vista biblico. In quella sede non ho voluto sviscerare il discorso, che sarebbe stato eccessivamente lungo. Ho però pensato che un approfondimento potesse essere utile, ed eccomi quindi a scrivere alcune riflessioni su quello che la Parola di Dio, la Bibbia, ci dice in merito all’identità dei figli di Dio. Siamo tutti definibili come tali? Figli di Dio si nasce o si diventa? Prima di approfondire i fondamenti biblici di questo tema, soffermiamoci su alcune considerazioni generali, che ci aiutino a lavorare anzitutto di logica.
Nelle Scritture, la parola «figlio» non è usata a caso, bensì con il preciso intento di farci comprendere il tipo di rapporto che Dio desidera instaurare con l’umanità. Il figlio, per definizione, è un individuo che riceve la propria eredità genetica dai genitori, e tale base di partenza fa sì che egli sviluppi caratteri affini a quelli del padre e/o della madre. Mentre crescerà, il piccolo studierà i suoi genitori, tanto da arrivare a replicare i loro comportamenti più frequenti, sviluppando quindi una conoscenza per imitazione, senza metterne mai in questione la bontà, perchè «se papà e mamma si comportano così, allora è sicuramente giusto» – il piccolo ha una fiducia assoluta nella correttezza dell’operato dei genitori.
Continua la lettura »
| Vota/condividi questo articolo: |
|
|
Potrebbero interessarti anche questi articoli:
Nov
11
2010
Il Palaisozaki di Torino ha ospitato ieri sera un concerto della nota e discussa cantante Lady Gaga, performance che ha visto accorrere circa dodicimila fans, pronti ad acclamare la propria beniamina, che per più di due ore ha alternato i suoi brani a brevi «messaggi», soprattutto in riferimento alle recenti polemiche sull’omosessualità, in questi giorni salite nuovamente alla ribalta. Ho letto il sintetico resoconto della serata sull’edizione on-line de «La Stampa», in un articolo di Bruno Ruffilli, e devo dire di essere rimasto ancora una volta sorpreso da come – per usare le parole del giornalista – il mondo possa girare al contrario (anche se, probabilmente, con questa frase Ruffilli non intendeva essere polemico). Le affermazioni critiche con le quali la cantante ha «addobbato» il suo pittoresco show mi hanno fatto riflettere su come, in questo mondo che ormai ha abbandonato Dio, ogni proposta di morale sia vista come un attacco alla libertà dell’individuo, come una coercizione della volontà del singolo, tendenza che viene sfruttata appieno dai moderni «profeti dell’umanesimo» per suggerire alle masse stili di vita vuoti e nocivi. Dietro a questo, perlomeno per chi fa spettacolo, c’è sicuramente il movente economico: se Lady Gaga dovesse pronunciarsi contro l’omosessualità, per esempio, vedrebbe senza dubbio scemare l’ampio consenso ad oggi riscosso presso la comunità omosessuale, che la riconosce invece come una specie di «paladina».
Tuttavia, dovrebbe essere obbligo di tutti coloro che pretendono di parlare in pubblico, offrendo «lezioni di vita», domandarsi prima se quanto affermeranno rappresenti davvero qualcosa di positivo, qualcosa che chi ascolta possa utilizzare per crescere, oppure se si tratteranno di false convinzioni, di filosofia umanistica da quattro soldi, volta unicamente a far maturare un senso di falsa giustizia anche là dove non ne esista traccia reale. In quest’ultimo caso, tali figure farebbero forse meglio a ricordare, come direbbe il Monteverdi, che «un bel tacer non fu mai scritto».
Continua la lettura »
| Vota/condividi questo articolo: |
|
|
Potrebbero interessarti anche questi articoli: