Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede

Jul 27 2011

I moderni amici di Giobbe

«Ricordatevi della parola che vi ho detta: “Il servo non è più grande del suo signore”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato» (Gv.15:20-21)

Inizio queste brevi riflessioni con un’affermazione decisamente forte, che Gesù pronunciò per avvisare i suoi discepoli delle difficoltà alle quali sarebbero andati incontro nel loro compito di ambasciatori di Cristo. È l’affermazione che mi è quasi subito balzata alla mente dopo aver letto, su una bacheca in Rete, frasi che inneggiavano alla vita cristiana come ad un’esistenza in cui non vi è possibilità di sofferenza, costantemente vissuta nel miracoloso, con guarigioni, benedizioni senza fine, quasi che il nostro essere carnale dovesse già trovarsi in condizioni di sperimentare completamente la gloria divina, sicuri del «successo», sempre. Davanti ad asserzioni di questo genere, mi sono chiesto: se un credente che sta vivendo la persecuzione fisica – oggi – avesse modo di leggere simili proclami, cosa penserebbe?

Quale sarebbe l’opinione di quei cristiani che ogni giorno hanno da temere per la propria incolumità, per la propria dignità, fin negli aspetti più piccoli della loro vita? A volte, si fanno considerazioni senza guardarsi intorno, senza analizzare il vissuto degli altri: non è raro sentire, da parte di chi vive una «teologia del miracoloso, o della prosperità», frecciate del tipo: «se non vivi nel benessere, è perchè non hai abbastanza fede, oppure è perchè hai peccato». Sono frasi odiose, in primis perchè mettono chi le pronuncia sullo scranno del giudice (quando il giudizio spetta ad Uno solo, cioè Dio), e poi perchè dimostrano la scarsa conoscenza che tali persone hanno di Colui che dicono di conoscere.
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Jul 16 2011

Scoperta in Galilea una pietra di confine

Un’antica iscrizione su pietra della parola “Shabbat” (sabato [riposo, nota di SoloVangelo.it]) è stata scoperta questa settimana vicino al lago di Tiberiade: si tratta della prima e finora unica scoperta di un “confine dello Shabbat” in ebraico. L’incisione, che si trova nella comunità di Timrat, in Bassa Galilea, sembra risalire al periodo romano o bizantino.
La notizia dell’iscrizione, scoperta per caso domenica da un visitatore che passeggiava sul terreno della comunità, ha rapidamente raggiunto Mordechai Aviam, capo dell’Istituto per l’Archeologia della Galilea del Kinneret College. “Questa è la prima volta che troviamo un’iscrizione del limite dello Shabbat in ebraico – dice – Le lettere sono così chiare che non c’è dubbio che la parola sia Shabbat“.

Aviam spiega che gli ebrei che vivevano nella zona in epoca romana o bizantina (secoli I-VII e.v.) probabilmente usavano la pietra per delimitare il confine entro cui potevano viaggiare il giorno di sabato. La Bassa Galilea dell’antichità e dell’alto Medio Evo aveva una popolazione a maggioranza ebraica: molti dei saggi talmudici avevano toponimi indicativi delle comunità della Galilea.

L’incisione scoperta a Timrat è il primo e unico segno di “confine del Shabbat” mai scoperto in ebraico: un’iscrizione simile è stata trovata nelle vicinanze dell’antico villaggio di Usha, nella Galilea Occidentale, ma il testo era scritto in greco. Aviam ed i suoi colleghi intendono avvalersi di aiuti sul posto per cercare di trovare altre iscrizioni nelle aree vicine, e poi pubblicare i risultati delle loro ricerche su una rivista accademica. “Ciò rappresenta un legame bello e affascinante, sia emotivo che archeologico, tra il nostro mondo moderno e l’antichità – dice Aviam – Sicuramente per quelli di noi che sono religiosamente osservanti, ma anche per quelli tra noi che sono laici e che si godono una passeggiata il sabato, è bello sapere che camminiamo in posti dove la storia ebraica era ben viva duemila anni fa“.

Fonte: Israele.net

                                         
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Jul 10 2011

Punti fermi su Gesù

Qualche tempo fa, nell’articolo “Smontiamo alcune menzogne sul cristianesimo“, ci occupammo della disinformazione che alcuni movimenti tentano di fare ai danni della fede cristiana per portare confusione nelle convinzioni di chi non è nella condizione di ribattere alle tesi di costoro. Oggi proponiamo un video, nel quale abbiamo riassunto alcune di queste tesi, accompagnate dalle considerazioni che possono essere opposte loro. Buona visione a tutti!

                                         
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Jul 08 2011

Lo sport fa miracoli?

Giusto alcuni giorni fa discutevo di come l’attuale società, con il suo sistema di valori, rappresenti molto bene il contesto contro il quale spesso si scagliarono i profeti biblici, che accusavano gli uomini di allora di aver voltato le spalle al Dio dal quale ricevevano la vita. Questa mattina, ho avuto l’ennesima dimostrazione di come la situazione odierna sia ancora più estrema, più sul filo del rasoio, ed oltre ad essere completamente disinteressata della volontà di Dio, si senta addirittura in diritto di canzonare aspetti di importanza tutt’altro che secondaria. A cosa mi sto riferendo? Sto parlando dell’ultima trovata di una nota emittente satellitare, che, servendosi del motto «lo sport fa miracoli», ritrae nella propria clip pubblicitaria alcuni famosi sportivi, mostrandoli intenti a compiere qualche «miracolo», mutuato dalla devozione popolare.

Per la maggior parte di tali «prodigi», i creativi del settore si sono ispirati alla più tradizionale pietas popolare, arrivando addirittura a raffigurare un noto calciatore come una statua patronale lacrimante, che viene portata in processione dal popolo festante a forza di spalle, senza però risparmiare scene decisamente più border-line, o meglio dire blasfeme, come quella in cui una nuotatrice olimpica si improvvisa novella Mosé, e divide le acque di una piscina. Come impariamo dalle Scritture, «l’idolo non è nulla nel mondo» (1Co.8:4), e si potrebbe pertanto etichettare semplice goliardia il farsi beffe della devozione popolare, anche perchè essa risiede quasi interamente su dogmi umani, e non sulla Parola di Dio.
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