Dec 31 2011
Tempo di bilanci
“Signore, sono indegno di tutta la benevolenza che hai usato verso il tuo servo”
(Genesi, 32:10)
Con questa frase, Giacobbe riconosce la sua posizione davanti alla misericordia di Dio, attraverso la quale egli ha potuto sperimentarne la bontà e la protezione, anche quando il patriarca cercò di ottenere vantaggi servendosi perfino dell’inganno per giungere ai suoi scopi.
Giacobbe si sentiva indegno della grazia di Dio – ed in effetti lo era. Un simile esempio non può che portare ad una riflessione: se siamo credenti, qual è la nostra posizione rispetto alla bontà di Dio che possiamo sperimentare ogni giorno? Riusciamo a scorgere la sua mano in ogni situazione, oppure preferiamo chiuderci ed illuderci di poter raggiungere alcunchè senza la sua benedizione?
In questa ultima notte dell’anno (o prima giornata, per chi ci leggerà domattina), invitiamo ogni lettore a fermarsi a pensare all’anno passato, per meditare su quelle attività che sono state gestite lasciandole veramente in mano a Dio, e quelle che invece si è deciso di portare avanti con le proprie forze. La sfida che vogliamo proporre per l’anno a venire, è che nella vita di ciascuno possano diventare sempre più numerose le prime, e sempre più rare le seconde. Che Dio ci benedica e ci guidi in questo percorso non facile, ma che conduce ad un porto sicuro.
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Da 
Il recente suicidio dell’allenatore della nazionale di calcio del Galles, Gary Speed, è l’ennesimo caso che porta alla riflessione su uno dei mali più subdoli e – ahimé – sempre più comuni nella nostra epoca, ossia la depressione, con tutte le sue cause e problematiche correlate. All’indomani del decesso di Speed, cinque giocatori inglesi si sono rivolti a specialisti, ed in effetti sono molti i casi registrati di campioni che attraversano fasi particolarmente buie senza riuscire ad uscirne, non soltanto nel calcio: ogni disciplina che, in qualche modo, prova l’individuo al limite delle proprie capacità, per rimanere competitivo e dimostrare un determinato livello, trova spesso nell’esaurimento il proprio contrappasso. Diversi giudicano tali problematiche come qualcosa di poco conto, adducendo motivazioni legate al tenore di vita degli sportivi più famosi, che – dato il loro benessere – non li metterebbero in condizione di sperimentare quelli che sono davvero i problemi della quotidianità.
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