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	<title>SoloVangelo &#187; Emiliano Musso</title>
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	<description>Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede</description>
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		<title>Confronto sul Decalogo</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 19:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apologetica]]></category>
		<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[cattolicesimo]]></category>
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		<description><![CDATA[In questo articolo è nostro desiderio esporre alcune riflessioni relative ai Dieci Comandamenti, comunicati da Dio a Mosé, e rappresentanti, assieme al resto delle prescrizioni divine, la «costituzione morale» del popolo di Israele e del cristianesimo stesso, secondo quanto Cristo affermò su di essi quale legge di Dio (ed essendone Egli stesso l&#8217;adempimento). Li conosciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/03/comandamenti.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" />In questo articolo è nostro desiderio esporre alcune riflessioni relative ai Dieci Comandamenti, comunicati da Dio a Mosé, e rappresentanti, assieme al resto delle prescrizioni divine, la «costituzione morale» del popolo di Israele e del cristianesimo stesso, secondo quanto Cristo affermò su di essi quale legge di Dio (ed essendone Egli stesso l&#8217;adempimento). Li conosciamo fin dalla più tenera età, spesso quasi sotto forma di cantilene, «<em>complice</em>» il sistema formativo del nostro paese che prevede nel piano di studi la materia religiosa. Eppure, proprio a causa della confessione maggiormente presente nelle nostre regioni, ossia quella cattolica, questi «<em>dieci punti</em>» così importanti vengono appresi in forma errata, lontana dalle Sacre Scritture perché rivista secondo i dogmi di un magistero più attento al proprio tornaconto che alla salvezza eterna delle persone.</p>
<p>Presentiamo quindi un nostro breve commento, incentrato sull&#8217;analisi delle evidenti discrepanze tra l&#8217;insegnamento biblico e quello cattolico, per fornire spunti di riflessione attraverso i quali comprendere la profonda necessità, per l&#8217;uomo, di prestare ascolto in maniera esclusiva alla Parola di Dio, tralasciando di sottomettersi a dottrine che sono frutto della tanto abile quanto scellerata astuzia di caste che affermano di possedere una sorta di «<em>accesso privilegiato al divino</em>», ma che ne hanno invece distorta perfino la rivelazione. Iniziamo quindi con una lista comparativa: a seguire, uno schema riassuntivo dei dieci comandamenti, in cui la prima colonna presenta come essi vengano descritti nel testo di Esodo, la successiva secondo Deuteronomio, e l&#8217;ultima invece come essi sono riportati nel catechismo cattolico.<br />
<span id="more-2225"></span></p>
<table style="border:1px solid lightgray;" cellpadding=4 cellspacing=4>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;text-align:center;background-color:#EEEEEE;"><strong>Esodo 20:1-17</strong></td>
<td style="border:1px dotted lightgray;text-align:center;background-color:#EEEEEE;"><strong>Deuteronomio 5:1-21</strong></td>
<td style="border:1px dotted lightgray;text-align:center;background-color:#EEEEEE;"><strong>Catechismo cattolico</strong></td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non avere altri dèi oltre a me.  </td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non avere altri dèi oltre a me.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non avrai altro Dio fuori di me</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l&#8217;iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non farti scultura, immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l&#8217;iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non pronunciare il nome del SIGNORE, Dio tuo, invano; perché il SIGNORE non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non pronunciare il nome del SIGNORE, Dio tuo, invano, poiché il SIGNORE non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non nominare il nome di Dio invano</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa&#8217; tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Osserva il giorno del riposo per santificarlo, come il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha comandato. Lavora sei giorni, e fa&#8217; tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bue, né il tuo asino, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città, affinché il tuo servo e la tua serva si riposino come te. Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d&#8217;Egitto e che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il SIGNORE, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Ricordati di santificare le feste</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Onora tuo padre e tua madre, come il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha ordinato, affinché i tuoi giorni siano prolungati e affinché venga a te del bene sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Onora tuo padre e tua madre</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non uccidere.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non uccidere.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non uccidere</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non commettere adulterio.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non commettere adulterio.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non commettere atti impuri</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non rubare.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non rubare.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non rubare</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non attestare il falso contro il tuo prossimo.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non attestare il falso contro il tuo prossimo.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non dire falsa testimonianza</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non concupire la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non concupire la moglie del tuo prossimo; non bramare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non desiderare la donna d&#8217;altri</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">&nbsp;</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">&nbsp;</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non desiderare la roba d&#8217;altri</td>
</tr>
</table>
<p>Analizziamo ora brevemente quei comandamenti che, per come sono insegnati nel sistema cattolico, si trovano più di altri ad essere distanti dalla loro controparte autentica, ossia quella biblica: lungi dal voler proporre una trattazione esaustiva, siamo convinti che quanto segue potrà essere utile per comprendere meglio lo spirito generale dei comandamenti, il loro senso, e compiere quindi un piccolo passo in avanti nella conoscenza del Dio che ama ogni sua creatura, e che desidera che ciascuna di esse sia riconciliata con Lui.</p>
<p><strong>Una «sottile» differenza</strong><br />
Fin dal primo comandamento, è possibile notare come alcune delle differenze tra la Bibbia ed il cattolicesimo siano sottili, ma decisamente profonde: attraverso i testi di Esodo e Deuteronomio, Dio ci dice infatti: «<em>Non avere altri déi oltre a me</em>». Nel catechismo romano vediamo invece una modifica, per la quale il termine plurale «<em>dèi</em>» viene cambiato in «<em>Dio</em>» &#8211; maiuscolo, quindi non soltanto una resa al singolare che nel testo non è presente, ma anche un cambio di soggetto rispetto alle Scritture. Apparentemente si tratta di una modifica «<em>da poco</em>», ma le cose stanno diversamente: il termine «<em>dèi</em>» è infatti la traduzione dell&#8217;ebraico <strong>אלים</strong>, «<em>elohim</em>», plurale riferito ad una molteplicità di esseri celesti, non necessariamente divinità in senso stretto, ma comunque oggetto di venerazione o adorazione da parte dei fedeli. Se però si modifica il termine «<em>dèi</em>» con «<em>Dio</em>», allora il comandamento non diventa più proibitivo nei confronti della venerazione verso esseri diversi da Dio stesso, ma semplicemente indicativo della necessità di riconoscere, sopra ogni altra cosa, l&#8217;autorità di un solo Dio: il principio certo è corretto, ma non è ciò che vogliono indicare le Scritture in questo punto. Modificando questo comandamento, la chiesa cattolica ha di fatto sdoganato i vari culti verso i «<em>santi</em>», le «<em>madonne</em>», ed ogni espressione della cosiddetta devozione popolare, la quale assume spesso i contorni dell&#8217;idolatria, perchè contraddice profondamente lo spirito della rivelazione biblica.</p>
<p>Sintetizzando, il primo comandamento biblico è un invito per l&#8217;uomo a non adorare né venerare nessun essere (celeste o meno) all&#8217;infuori dell&#8217;Unico Vero Dio. È altresì un&#8217;esortazione a coltivare una relazione personale ed intima con Dio stesso, perchè presuppone una sorta di «<em>contatto diretto</em>»: se non ci si deve rapportare ad altri esseri, è evidente che Dio si sta dichiarando disponibile ad un rapporto personale con chi gli si accosta, senza la mediazione di terze parti. Notiamo questa attitudine nella vita di Gesù, Dio incarnato, il quale amava soffermarsi con chiunque sentisse il bisogno di interrogarsi sulle vie di Dio. Al tempo stesso, sappiamo come la sua morte vicaria sulla croce sia il solo mezzo attraverso cui il credente può ricevere il perdono divino, e la certezza della vita eterna. Un&#8217;unica strada, un solo Dio, un solo mediatore e sacerdote (<strong>1Ti.2:5</strong>): il rapporto dell&#8217;uomo con Dio (nei suoi aspetti di Dio Padre, Dio Figlio, e Dio Spirito Santo) è esclusivista. Ma, giocando sulle sfumature terminologiche, la chiesa di Roma ha introdotto nel suo insegnamento un concetto profondamente differente da quello biblico, conducendo fuori strada la stragrande maggioranza dei fedeli, che spesso si rivolgono, pieni di speranza, a esseri che non li possono salvare, tralasciando il proprio rapporto personale con Dio.</p>
<p><strong>Il grande assente</strong><br />
Il secondo comandamento è forse la modifica più pesante che il cattolicesimo abbia apportato al decalogo: come si può notare nello specchietto riassuntivo, esso è stato semplicemente depennato, senza il minimo accenno in suo riguardo nella catechesi romana. L&#8217;ultima versione del catechismo cattolico, secondo la revisione dell&#8217;attuale papa Benedetto XVI, riporta al paragrafo 446 una fantasiosa motivazione riguardante tale variante: dal momento che Gesù, in qualità di Dio incarnato, aveva sembianze umane (quindi, si è mostrato), ciò ci autorizzerebbe a creare raffigurazioni non solo del Signore stesso, ma anche di tutto ciò che riguarda la sfera spirituale. Ma Gesù stesso, nel suo famoso sermone sul monte, disse molto chiaramente di non essere venuto per abolire la legge, ma per portarla al suo compimento (<strong>Mt.5:17</strong>). «<em>Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure uno iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto</em>» (<strong>Mt.5:18</strong>). Ciò significa che le disposizioni morali fondanti della fede sono valide in ogni tempo, senza eccezioni di sorta. Ed il divieto di raffigurare le realtà celesti è sempre stato uno dei caratteri distintivi del cristianesimo autentico, perchè Dio non lo si adora attraverso l&#8217;opera delle mani dell&#8217;uomo, bensì «<em>in Spirito e verità</em>» (<strong>Gv.4:24</strong>). L&#8217;apostolo Giovanni, nel prologo del suo Vangelo, ebbe ad affermare che «<em>nessuno ha mai visto Dio; l&#8217;unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l&#8217;ha fatto conoscere</em>» (Gv.1:18), ed a qualunque suo lettore risulta chiaro come Giovanni non intendesse dire che Cristo ci ha mostrato il «<em>sembiante</em>» di Dio, quanto &#8211; semmai &#8211; le sue caratteristiche morali e la sua volontà, culminata nella grazia ottenibile attraverso il sacrificio di Gesù. Davanti alla Parola di Dio, dunque, sono da rigettare tutte le giustificazioni umane sull&#8217;utilizzo «pio» di immagini come «<em>ispiratrici di adorazione</em>»: qualunque rappresentazione, celeste o meno, finalizzata all&#8217;uso cultuale è definibile come «<em>idolo</em>».   </p>
<p>Che interesse può avere la chiesa romana nella cancellazione di questo comandamento? La risposta è senz&#8217;altro duplice: in primo luogo, la presenza di queste prescrizioni mette in seria discussione tutta la struttura che il cattolicesimo ha costruito nei secoli, partendo da una base cristiana per poi edificare sulle fondamenta pagane dei popoli che desiderava conquistare ideologicamente. In seconda battuta, c&#8217;è da considerare il risvolto economico: quanti milioni di euro vengono mossi dal mercato degli oggetti cosiddetti «<em>sacri</em>», o da quello dei pellegrinaggi? Tutto ciò è fatto sfruttando l&#8217;ignoranza ed il tradizionalismo dei più (quest&#8217;ultimo spesso il reale motivo di impermeabilità verso il vero Vangelo), e se davvero volesse seguire gli insegnamenti biblici, la chiesa cattolica dovrebbe rinunciare ad incamerare gli introiti del business che forse più di ogni altro, nella storia dei culti, ha fruttato maggiormente a vantaggio di chi lo gestisce. È ardito (e probabilmente ingenuo) sperare in un cambiamento del genere.</p>
<p><strong>Riposo o festività?</strong><br />
L&#8217;alterazione cattolica al quarto comandamento, relativo al giorno del riposo, è particolarmente perniciosa: la chiesa di Roma insegna infatti la necessità di «<em>santificare le feste</em>», e non soltanto di osservare «<em>il giorno del riposo</em>», come invece leggiamo in Esodo e Deuteronomio. Tale giorno, per Israele, era lo <strong>שבת</strong>, «<em>shabbat</em>», il settimo giorno della creazione, nel quale Dio stesso si riposò, dopo aver ultimato la propria opera. Il comandamento è chiaro: «<em>lavora sei giorni e fa&#8217; tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato</em>». L&#8217;uomo è ancora una volta invitato ad imitare il suo Creatore, svolgendo le sue mansioni per sei giorni (nello stesso modo in cui Dio creò ogni cosa in sei giorni), astendosi dalle fatiche il settimo giorno, perchè si tratta di un tempo che Dio stesso ha osservato e «<em>reso santo</em>», ossia ha dichiarato consacrato a Sé.</p>
<p>Già qui notiamo una differenza terminologica importante: dicendo «<em>ricordati di santificare le feste</em>», la chiesa cattolica asserisce implicitamente che sia nelle possibilità dell&#8217;uomo «<em>rendere santo</em>», «<em>consacrare</em>», un tempo. Le Scritture affermano l&#8217;esatto contrario: il tempo è già reso santo da Dio, all&#8217;uomo spetta osservarlo secondo le prescrizioni del Creatore. Inoltre, l&#8217;oggetto di tale osservanza è stato stravolto dal cattolicesimo: dicendo «<em>santificare le feste</em>», la chiesa di Roma non parla soltanto di ciò che Dio ha promulgato (ossia lo <em>shabbat</em>, il giorno del riposo), ma ogni festa (quindi, tutte quelle proclamate dal cattolicesimo stesso). Si tratta di una aberrazione decisamente grave, perchè spaccia ogni festività (anche idolatra, come i giorni dedicati alla «<em>madonna</em>» o ai «<em>santi</em>») come se venissero dalla Parola di Dio, mentre quest&#8217;ultima non afferma nulla in loro proposito. Vediamo quindi che il nocciolo della questione, perlomeno in questo ambito, non risiede tanto nella traslazione del giorno del riposo dal sabato alla domenica, quanto nella annessione di appendici (le «<em>feste</em>») scritturalmente inesistenti.</p>
<p>La motivazione dell&#8217;osservanza del sabato, poi, è anche «<em>nazionalistica</em>»: nella ripetizione della legge di Deuteronomio cap.5, leggiamo infatti: «<em>Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d&#8217;Egitto e che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il SIGNORE, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo</em>» (<strong>Dt.5:15</strong>). Quindi siamo davanti ad un duplice comandamento: da un lato, l&#8217;osservanza del riposo creazionale (utile alle attività cultuali ed a recuperare le forze), dall&#8217;altra un segno di obbedienza particolare con il quale Israele onorava il suo Liberatore, che li aveva affrancati da una schiavitù così oppressiva da non lasciare certo il tempo per il «riposo».</p>
<p>Nell&#8217;insegnamento cattolico non troviamo nulla di tutto ciò, ed il «santificare le feste» diventa quindi una fredda sottomissione alle decisioni ecclesiali, arroganti al punto di affiancare al comandamento di Dio (dato per il bene dell&#8217;uomo) le proprie fantasiose «<em>festività</em>», che spesso attingono a piene mani dal paganesimo e da culti invisi a Dio.</p>
<p><strong>La supremazia divina</strong><br />
Il quinto comandamento (il quarto per il cattolicesimo) indica la necessità di onorare i propri genitori, e fornisce al tempo stesso la motivazione per tale atteggiamento: «<em>affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà</em>» (<strong>Es.20:12</strong>) e «<em>affinché i tuoi giorni siano prolungati e affinché venga a te del bene sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà</em>» (<strong>Dt.5:16</strong>). Detto in altri termini, le Scritture sottolineano come il rispetto per i propri genitori, ed il tenerli in onore, sia qualcosa di così gradito all&#8217;Eterno, da fargli pronunciare una precisa promessa di benedizione verso tutti coloro che avrebbero osservato tale prescrizione. Dietro a ciò c&#8217;è l&#8217;idea divina della famiglia (e non quello che spesso se ne fa oggi): una famiglia in cui sia presente ordine e amore, caratteristiche che devono pervadere il nucleo nei suoi aspetti fondanti, dal riconoscimento dei rispettivi ruoli per arrivare ai rapporti interpersonali, che devono distinguersi attraverso la volontà di fare del bene all&#8217;altro.</p>
<p>Il catechismo cattolico trancia via la motivazione alla base di questo comandamento, rimuovendo tutta la parte relativa alla volontà di Dio, quasi a metterne in discussione la supremazia per affermare invece una regola che, senza la relativa spiegazione, assume connotati freddi, come a voler dire che ne è necessaria l&#8217;osservanza perchè così è comandato, e basta. Ma dobbiamo dire che &#8211; a differenza di quanto fanno gli uomini &#8211; molto raramente Dio impone qualcosa all&#8217;uomo senza fargli capire, in maniera più o meno esplicita, le motivazioni di base: il quinto comandamento non fa eccezione, e le Scritture evidenziano anzitutto la volontà e l&#8217;autorità divina («<em>come il Signore, il tuo Dio, ti ha ordinato</em>»), ma anche la benevolenza che Dio riserva a coloro che lo temono e lo seguono («<em>affinché venga del bene&#8230;</em>»). Togliere questa parte di comandamento, lo ripetiamo, ha l&#8217;effetto di renderlo un precetto sterile, privo del lungimirante «<em>marchio</em>» divino.</p>
<p><strong>Una spaccatura inopportuna</strong><br />
È poi lecito domandarsi, a fronte dell&#8217;assenza del secondo comandamento nell&#8217;insegnamento cattolico, quale espediente la chiesa di Roma abbia ideato per poter parlare di «<em>dieci comandamenti</em>» anziché di «<em>nove</em>». Guardando ancora lo schema riportato all&#8217;inizio dell&#8217;articolo si noterà come il decimo comandamento biblico, relativo all&#8217;astensione dal desiderare i beni del nostro prossimo, sia stato scisso in due comandamenti nel catechismo cattolico. Così, secondo l&#8217;insegnamento romano, dovremmo avere il nono comandamento che parla di astenersi dal desiderare la donna altrui, ed il decimo indicante invece la necessità di non desiderare i possedimenti di altri uomini. Se tale scissione fosse realmente lecita, ci sarebbe davvero da chiedersi l&#8217;utilità del settimo comandamento: a fronte di un ordine esplicito come «<em>non commettere adulterio</em>» (<strong>Dt.5:18</strong>), e sapendo dalle parole di Cristo stesso che già soltanto il desiderio verso una donna che non sia la propria moglie è classificabile come fornicazione (<strong>Mt.5:28</strong>), vediamo come la ripetizione dell&#8217;astenersi dal bramare la donna altrui sarebbe quantomeno inutile, a meno che non collegata ad un proposito differente dal precedente.</p>
<p>E questo è proprio il motivo per il quale il decimo comandamento non può essere frazionato. In un&#8217;epoca in cui anche la donna, al pari di tutto il resto, era considerata praticamente una «<em>proprietà</em>» dell&#8217;uomo (nonostante il principio di uguaglianza decretato in Genesi 2:24), vediamo come il decimo comandamento ci indichi chiaramente di non desiderare di possedere nulla che appartenga di diritto ad un altro: «<em>Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo</em>» (<strong>Es.20:17</strong>). Si tratta di un corpus unico, nel quale vengono dettagliati i possedimenti più importanti di un essere umano, a cominciare dalla famiglia (casa, moglie), per indicare come a ciascuno sia assegnata la sua proprietà, sconsigliando di farsi infiammare dall&#8217;invidia, e danneggiare il prossimo (e sé stessi) nel tentativo di sottrargli ciò che gli appartiene. </p>
<p>Da questo vediamo come la scissione del comandamento, assolutamente non legittimata dal testo, non possa essere altro che un semplice «<em>espediente</em>» per celare la rimozione del secondo comandamento, facendo quindi «<em>cifra tonda</em>» con il fine di mascherare le alterazioni compiute dal magistero cattolico ai danni delle prescrizioni divine. </p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Quando i sacerdoti giudei fecero arrestare Pietro e Giovanni, «colpevoli» di predicare Cristo alla nazione di Israele, dopo aver tentato di intimidire i due con minacce, si sentirono rispondere dagli apostoli con le seguenti parole: «<em>Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio. Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite</em>» (<strong>At.4:19-20</strong>). Oggi la situazione non è differente: esistono sempre caste di uomini che, nel tentativo di garantirsi una sorta di potere temporale, pretendono di impartire nozioni che sono poi il frutto delle loro personali distorsioni della verità, piegata a sgabello delle loro brame di supremazia. Ma davanti a tali individui, non bisogna temere di affermare con forza l&#8217;intenzione di voler seguire Dio e la sua volontà, senza dar peso a ciò che semplici uomini spacciano per vero.<br />
Nutriamo la speranza che da queste riflessioni ciascuno possa maturare il desiderio di conoscere la Parola di Dio, la Bibbia, senza farsi trascinare dalle interpretazioni del clero, ma verificando di prima mano ciò che Dio ha rivelato, perchè le Scritture sono un dono divino all&#8217;umanità, e non sono appannaggio di una classe «<em>speciale</em>» di individui.</p>
<p>«<em>Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l&#8217;uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona</em>» (<strong>2Ti.3:16-17</strong>)</p>
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		<title>Il cuore che non soffre più</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2010/03/10/il-cuore-che-non-soffre-piu/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 20:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo volentieri alcune riflessioni di Luca Rigamonti in merito al recente attacco al villaggio di Dogo Nahawa, in Nigeria, da parte di pastori islamici, nel corso del quale sono stati uccisi selvaggiamente cinquecento cristiani. 

Nigeria, 500 cristiani uccisi a colpi di machete. Centinaia in fuga
Pastori islamici hanno attaccato un villaggio a sud di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo volentieri alcune riflessioni di <a href="http://www.sound4him.it" target="_blank">Luca Rigamonti</a> in merito al recente attacco al villaggio di Dogo Nahawa, in Nigeria, da parte di pastori islamici, nel corso del quale sono stati uccisi selvaggiamente cinquecento cristiani. </p>
<hr />
<strong>Nigeria, 500 cristiani uccisi a colpi di machete. Centinaia in fuga</strong><br />
<em>Pastori islamici hanno attaccato un villaggio a sud di Jos colpendo la popolazione </em><br />
<strong><br />
MILANO</strong> &#8211; E’ di almeno 500 morti il bilancio delle violenze interreligiose tra cristiani e musulmani avvenute nelle ultime ore nei pressi della città di Jos, nel centro della Nigeria. Lo riferiscono testimoni oculari. Una fonte della Croce Rossa ha riferito che centinaia di persone stanno abbandonando le proprie case a Jos a causa degli scontri.</p>
<p><strong>L&#8217;ATTACCO</strong> &#8211; Secondo quanto riportano testimoni locali intorno alle tre di domenica mattina i pastori islamici hanno attaccato il villaggio di Dogo Nahawa, a sud di Jos, sparando in aria e colpendo la popolazione a colpi di machete. Circa 18 cadaveri sono stati portati fuori dalla città e sotterrati, altri feriti sono stati portati in ospedale. La situazione nel Paese è sempre più tesa da quando il 9 febbraio scorso il vicepresidente Goodluck Jonathan è stato nominato presidente provvisorio in vista delle prossime elezioni presidenziali nel primo semestre 2011. Il rientro a sorpresa poi dell&#8217;ex presidente Umaru Yar&#8217;adua, musulmano del sud, ha poi accentuato il clima di violenza, dal momento che Jonathan, cristiano, ha dichiarato di non voler lasciare la carica.<br />
<span id="more-2210"></span><br />
<strong>95 ARRESTI</strong> &#8211; «Si è trattato di un episodio abominevole», ha dichiarato il responsabile per la comunicazione dello Stato di Plateau, Dan Majang, precisando che 95 persone sono state arrestate in relazione al massacro. L&#8217;ennesima strage nel tormentato stato nigeriano del Plateau è avvenuta nella notte tra sabato e domenica, in una zona già teatro di scontri e massacri interetnici e interreligiosi, crocevia obbligato tra il nord a maggioranza musulmano e il sud a maggioranza cristiano. A gennaio a Jos, capitale dello Stato, i morti erano stati più di 400.</p>
<hr />
<strong>Luca Rigamonti</strong> scrive: «<em>E qui mi viene da riflettere&#8230; noi che ci puzza cosi tanto andare in chiesa, che troviamo tante scuse per non andarci&#8230; noi che ci piantiamo su problematiche sterili e inutili come il velo, i bicchierini, se la santa cena deve essere fatta prima o dopo la predicazione, se le donne possono pregare in chiesa, se..se..se&#8230;tanti, troppi se&#8230;</p>
<p>Allo stesso tempo mi domando con quale freddezza o indifferenza noi credenti prendiamo certe notizie&#8230; sono stati massacrati 500 cristiani a colpi di macete&#8230; un attacco premeditato e gestito perfettamente&#8230; sono morti 500 fratelli e sorelle che fanno parte del corpo di Cristo come lo siamo noi&#8230; una parte del nostro corpo è morta! E noi? cosa facciamo? Continuamo la giornata senza neanche pensarci oppure ci fermiamo un attimo&#8230; Ho saputo della notizia del massacro in palestra e quello che mi ha fatto star male è che i ragazzi erano più interessati alla finale del grande fratello che a 500 uccisioni&#8230;ok sono persone del mondo, e sicuramente non provano compassione&#8230;ma noi? abbiamo provato compassione&#8230;e dire che questi 500 persone sono morte sono solo una goccia nel mare di cristiani che vengono uccisi ogni giorno&#8230; La chiesa è preseguitata ma noi ne rimaniamo indifferenti&#8230;Vorrei tanto che le nostre vite, i nostri cuori possano essere pieni di compassione verso questi nostri fratelli. </p>
<p>Ripenso a Gesù che pianse quando Lazzarò mori, e sono convinto che davanti a queste cose avrebbe pianto amaramente di nuovo. La cosa più triste di questo è che il mio cuore forse è talmente abituato che queste cose non fanno più male, che non sa più piangere. Ho paura che i cuori dei credenti non siano più capaci di piangere per il proprio corpo, quando il proprio corpo soffre&#8230;</p>
<p>Queste mie parole non vogliono attaccare nessuno ne giudicare nessuno&#8230; ma sono per giudicare me stesso e il mio cuore&#8230;</em>»</p>
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		<title>La giustificazione spiegata da Sproul</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 22:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proponiamo oggi un breve video, tratto da un seminario di R.C. Sproul, nel quale il teologo americano spiega in maniera succinta ma chiara il concetto della giustificazione dei credenti. Buona visione.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Proponiamo oggi un breve video, tratto da un seminario di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/R._C._Sproul" target="_blank">R.C. Sproul</a>, nel quale il teologo americano spiega in maniera succinta ma chiara il concetto della giustificazione dei credenti. Buona visione.</p>
<p align=center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/J-qgJG4R0i8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/J-qgJG4R0i8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Devozione popolare, ennesimo atto</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 18:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/02/babele.jpg" style=border:1px solid gray;" hspace=5 vspace=1 align=left />Un&#8217;interminabile attesa, con migliaia di persone ordinatamente in fila che attendono di osservare da vicino un feretro trasparente, all&#8217;interno del quale giacciono ossa annerite dal tempo. Nonostante tutti i visitatori possano rendersi conto della staticità della morte, molti di loro si lasciano andare ad espressioni di «<em>devozione</em>» verso quei resti, che più di ogni altra cosa parlano di come l&#8217;uomo non sia che un soffio fugace. Con questa breve introduzione, mi sto riferendo a quanto ho avuto modo di osservare nei pochi minuti in cui, ieri sera, ho assistito ad una puntata del programma televisivo «Terra!», all&#8217;interno del quale è stato proposto un servizio riguardante l&#8217;esposizione al pubblico dei resti di Antonio da Padova.</p>
<p>Chi, come me, è profondamente innamorato della verità biblica, non poteva provare, davanti a quelle immagini, altra sensazione che una profonda tristezza. Duecentomila anime che pregano ed invocano un morto, che è stato uomo come loro, ed i cui resti dovrebbero urlare la sua incapacità di essere mediatore o compitore di grazie! Eppure, con il cuore pieno di devozione, ciascuna di quelle persone si è presentata convinta della possibilità di poter avanzare le proprie richieste al «<em>santo</em>», con la speranza dell&#8217;esaudimento. Quel teschio annerito dovrebbe essere un monito per ciascuno, un simbolo che grida «solo Dio è Eterno!», ma gli occhi dei più, sigillati da una dottrina che insegna menzogne, non erano in grado di osservare l&#8217;evidenza.<br />
<span id="more-2121"></span><br />
Già, le menzogne del clero: quando le immagini sono passate a mostrare il merchandising di statuette del santo e suppellettili varie, le parole di un sacerdote mi hanno profondamente urtato; egli affermava che, sì, è necessario vegliare sul commercio che si poggia sulla devozione popolare, per evitare che prenda una piega errata, ma che al medesimo tempo esso è necessario, perchè il «<em>pellegrino</em>» ha il bisogno di possedere qualcosa di tangibile che lo accompagni nel suo cammino spirituale. Ipocriti, quel «<em>qualcosa</em>» è la Sacra Scrittura, che Dio ha fatto redigere per la nostra istruzione e sapienza, e che voi avete nascosto per centinaia di anni alla gente, torturando ed uccidendo coloro che si impegnavano per la sua diffusione!<br />
Le persone non hanno bisogno dei vostri manufatti, idoli opera di artigiano, con i quali vi riempite le tasche ingannando il prossimo, ma hanno necessità della sola Parola di Vita, che ancora oggi cercate di tenere celata dietro le vostre interpretazioni, affinchè la gente non possa rendersi conto delle vostre falsità!</p>
<p>Una voce fuori campo descrive le «<em>specializzazioni</em>» del santo: aiutare a ritrovare oggetti perduti, far sì che le persone riallaccino i rapporti, e non spiega che questa non è fede, bensì superstizione, stregoneria! I praticanti di occultismo, nel loro invocare le potenze diaboliche, fanno esattamente la stessa cosa: questo demone per una necessità, questo per un&#8217;altra. Qual è la differenza? Chi piega il ginocchio davanti a ipotetici «<em>santi</em>» si da ad una pratica in apparenza più pia rispetto a chi tenta di stabilire contatti con forze malvagie, ma entrambi sono accomunati dal medesimo errore: distolgono la propria devozione dal solo che ne é degno, ossia l&#8217;Unico Dio, per rivolgerla a coloro che non sono déi. Gli occultisti lo fanno consapevolmente, ma i fedeli ai «<em>santi</em>» lo fanno per ignoranza, perché non hanno mai avuto possibilità di capire come stiano davvero le cose alla luce delle Scritture, complice una chiesa che ha tutto l&#8217;interesse a mantere nascoste queste verità, perchè esse farebbero collassare ogni menzogna insegnata in questi secoli. </p>
<p>Nel nostro paese la superstizione è fortissima, e questo condiziona la spiritualità delle persone, che nella maggior parte dei casi diviene una sorta di «<em>paganesimo cristianizzato</em>», il quale riprende i vecchi concetti delle fedi idolatre e opera una semplice sostituzione dei personaggi ad esse riferite. E quando si sente parlare di «<em>classifiche di devozione</em>», nelle quali &#8211; addirittura &#8211; Cristo non risulta al primo posto, si capisce fino a che punto le masse siano confuse, e non abbiano la benchè minima idea dei presupposti profondi sui quali si basa la fede cristiana.</p>
<p>La devozione popolare è una prassi estremamente dannosa, perchè allontana dalla comprensione delle promesse e della realtà del Nuovo Patto, facendo piombare la gente in un mondo oscuro fatto di riti, di scongiuri, di caste ecclesiali, di simboli e reliquie alle quali si attribuiscono poteri spirituali di qualche tipo. Ma sul legno della croce, con il suo sangue, Cristo ha annientato tutto questo per farci conoscere la libertà di Dio, inaugurando il ministerio dello Spirito. Nel corso del tempo, la chiesa di Roma ha incoraggiato sempre più le espressioni di «<em>pietas popolare</em>», assecondandole ed inventandosi dogmi a riguardo, per compiacere i fedeli ed evitare defezioni. Ma le Scritture ci dicono chiaramente che dobbiamo istruire nella sana dottrina, evidenziando e separando ciò che è secondo la volontà di Dio da ciò che non lo è. E dobbiamo farlo per amor di Verità e del prossimo, ragione che ci spiega perchè il clero &#8211; che è invece spinto da interesse &#8211; non parli alla gente del messaggio di libertà e riconciliazione con Dio, ma continui invece a schiacciare le persone sotto il peso di un blasfemo sacramentalismo.</p>
<p>Proponiamo alcuni link ad articoli che abbiamo scritto in passato su alcuni degli argomenti citati in questo post, nella speranza che, attraverso essi, i lettori che sentono il bisogno di maggiore chiarezza la possano trovare, ma soprattutto che tale chiarezza possa portarli all&#8217;unica via che conduce alla conoscenza di Dio ed alla riconcilizione con Lui: Gesù Cristo, il Salvatore e Signore del mondo.</p>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2008/02/18/cose-un-santo/">Cos&#8217;é un santo?</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2007/09/12/idolatria-a-fin-di-bene/">Idolatria a fin di bene?</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2007/07/10/un-papato-supponente/">Un papato supponente</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2009/06/29/un-primato-di-paglia/">Un primato di paglia</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2009/06/30/le-chiavi-del-regno/">Le chiavi del regno</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2009/07/03/il-piccolo-sasso-e-la-grande-roccia/">Il piccolo sasso e la grande Roccia</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2009/08/18/la-confessione-dei-peccati-una-questione-senza-intermediari/">La confessione dei peccati: una questione senza intermediari</a></li>
<p>Che l&#8217;Eterno Dio vi benedica e vi conceda, se già non è così, di conoscerLo attraverso la semplicità e la potenza del messaggio del Vangelo.</p>
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		<title>Gli angeli sono liberi di scegliere?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 20:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una nostra lettrice ci ha recentemente posto una domanda che abbiamo ritenuto utile trattare pubblicamente, in modo da fornire una risposta accessibile anche ad altri che dovessero interrogarsi sul medesimo argomento. Il testo della domanda è il seguente:
«Si dice nella Bibbia che l&#8217;uomo è stato creato con il libero arbitrio mentre, per esempio, per gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/02/bivio.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" />Una nostra lettrice ci ha recentemente posto una domanda che abbiamo ritenuto utile trattare pubblicamente, in modo da fornire una risposta accessibile anche ad altri che dovessero interrogarsi sul medesimo argomento. Il testo della domanda è il seguente:</p>
<div style="background-color:lightcyan;border:1px solid lightblue; padding:2px; clear:both;">«Si dice nella Bibbia che l&#8217;uomo è stato creato con il libero arbitrio mentre, per esempio, per gli Angeli questo non esiste, loro possono solo ubbidire a Dio. Allora come è possibile che quello che noi chiamiamo &#8220;Lucifero&#8221; abbia trasgredito all&#8217;ordine di Dio?»</div>
<p>Il quesito parte dall&#8217;assunto che le creature angeliche e gli esseri umani siano stati formati con differenti standard di comportamento: all&#8217;uomo sarebbe stata conferita la capacità di scegliere, mentre agli angeli tale diritto sarebbe stato negato. Una tale premessa però è inesatta, proprio perchè &#8211; contrariamente a quanto viene affermato nella domanda &#8211; non esistono passaggi biblici sui quali costruire un ragionamento di questo tipo. La conclusione della domanda, di per sé, ne è già la prova più evidente: «<em>come è possibile che Lucifero abbia trasgredito, se non poteva esercitare il libero arbitrio?</em>». Se le Scritture parlano però della ribellione di quello che divenne l&#8217;avversario di Dio, è conseguentemente logico affermare che egli era in grado di scegliere. Quelle che seguono vogliono essere brevi considerazioni per chiarire meglio il discorso, vedendo rispettivamente la posizione dell&#8217;umanità e quella delle schiere angeliche in relazione all&#8217;autorità divina.<br />
<span id="more-2100"></span><br />
La creazione di Dio è fondata, tra le altre cose, sul rispetto delle creature: Il Dio Creatore è un Dio di amore, e come tale non ha mai desiderato di essere circondato da «automi» che ne eseguissero i comandi senza replicare. Fin dalle prime pagine della Genesi, vediamo come Dio abbia il profondo desiderio di ricevere la «<em>collaborazione</em>» dell&#8217;uomo, e di sottoporgli il resto del creato affinché lo custodisse (cfr. ad esempio l&#8217;assegnazione dei nomi agli animali, <strong>Ge.2:19-20</strong>). Da questo piccolo esempio, ma ce ne sarebbero molti altri, possiamo già comprendere di non trovarci di fronte ad un tiranno che crea e dispone, quanto piuttosto di essere alla presenza di un Padre che genera e guida, concedendo inoltre diritti. Dio non ha mai preteso forzatamente l&#8217;obbedienza dell&#8217;uomo, ma l&#8217;ha sempre fortemente consigliata, perchè consapevole che allorquando l&#8217;essere umano avrebbe deciso di non camminare più nei sentieri tracciati per lui, si sarebbe creata una frattura tra la creatura ed il Creatore, frattura tanto profonda da poter essere sanata soltanto con l&#8217;espiazione compiuta dal Figlio di Dio, ossia il sacrificio di Gesù. </p>
<blockquote><p>Dio il SIGNORE ordinò all&#8217;uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai» (<strong>Ge.2:16-17</strong>)</p></blockquote>
<p>Il problema della «<em>morte</em>» (intesa in questo passo come la morte spirituale, ossia il distacco da Dio, di cui la morte fisica è riflesso) non era tanto legato alla conoscenza del bene e del male in sé, la quale è lecito supporre che, prima o poi, sarebbe stata rivelata all&#8217;uomo per renderlo pienamente consapevole, quanto piuttosto alla trasgressione di un limite fissato da Dio: la proibizione di cibarsi di quel frutto era l&#8217;unico segno di autorità che Dio aveva imposto all&#8217;uomo, affinchè egli si rendesse conto di non essere lui stesso un «<em>dio</em>», ma di essere comunque sottoposto all&#8217;Eterno. Nel cogliere da quell&#8217;albero, è come se l&#8217;uomo avesse fatto una dichiarazione esplicita, secondo la quale affermava di non intendere più seguire Dio, quanto piuttosto fare di sé stesso una «<em>divinità</em>», con i risultati nefasti che ancora oggi sono sotto gli occhi di tutti. Da questo si comprende che il primo assunto della domanda in esame è corretto: l&#8217;uomo &#8211; fin dagli inizi &#8211; poteva scegliere quale strada seguire, e sebbene non avesse piena coscienza della realtà del peccato, il suo stesso potenziale gli permetteva di abbracciare sia il bene (che gli era noto) che il male (che ancora non conosceva).</p>
<p>Nel contesto appena accennato, vi è anche la presenza di satana, che sotto forma di serpente tentò i nostri progenitori nel perseguire ciò che sarebbe stata la loro condanna. È quindi evidente che la ribellione di Lucifero debba aver avuto luogo prima degli eventi narrati da Genesi 3. La sintesi di tale ribellione ci arriva dagli scritti del profeta Ezechiele, che al capitolo 28 del suo libro, nel famoso «<em>lamento sul re di Tiro</em>», scrisse:</p>
<blockquote><p>«Figlio d&#8217;uomo, pronunzia un lamento sul re di Tiro e digli: &#8220;Così parla DIO, il Signore: Tu mettevi il sigillo alla perfezione, eri pieno di saggezza, di una bellezza perfetta; eri in Eden, il giardino di Dio; eri coperto di ogni tipo di pietre preziose: rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici, diaspri, zaffiri, carbonchi, smeraldi, oro; tamburi e flauti, erano al tuo servizio, preparati il giorno che fosti creato. Eri un cherubino dalle ali distese, un protettore. Ti avevo stabilito, tu stavi sul monte santo di Dio, camminavi in mezzo a pietre di fuoco. Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, finché non si trovò in te la perversità. Per l&#8217;abbondanza del tuo commercio, tutto in te si è riempito di violenza, e tu hai peccato; perciò io ti caccio via, come un profano, dal monte di Dio e ti farò sparire, o cherubino protettore, di mezzo alle pietre di fuoco. Il tuo cuore si è insuperbito per la tua bellezza; tu hai corrotto la tua saggezza a causa del tuo splendore; io ti getto a terra, ti do in spettacolo ai re. Con la moltitudine delle tue iniquità, con la disonestà del tuo commercio tu hai profanato i tuoi santuari; perciò io faccio uscire in mezzo a te un fuoco che ti divori e ti riduco in cenere sulla terra, in presenza di tutti quelli che ti guardano. Tutti quelli che ti conoscevano fra i popoli restano stupefatti al vederti; tu sei diventato oggetto di terrore e non esisterai mai più&#8221;» (<strong>Ez.28:12-19</strong>)</p></blockquote>
<p>Vediamo quindi come il cherubino ribelle occupasse, in principio, la posizione più alta tra gli esseri angelici, ammantato di uno splendore ineguagliabile, ed assegnato a compiti ben precisi. Ma invece di ritenere le sue doti come una grazia concessagli da Dio, egli si insuperbì, considerando la sua superiorità come qualcosa da usare per imporsi, anzichè per servire. Ciò lo portò a ribellarsi a Dio, nel tentativo di conquistarne la posizione (su questo aspetto gli scrittori fantasy hanno sprecato fiumi di inchiostro, ma preferiamo di gran lunga attenerci alla sola Parola di Dio). Decidendo di camminare per una strada differente da quella tracciata per lui (ricordiamo che il termine greco <strong>αγγελος</strong> significa «<em>messaggero</em>», nel senso esteso di «<em>agente divino</em>»), egli si ritrovò a peccare di ribellione, con la malizia di chi desidera trarre vantaggio, subendo di conseguenza un destino simile (ma sostanzialmente diverso, come vedremo tra breve) che poi contribuì a cagionare all&#8217;uomo. Anche in questo caso, quindi, ci troviamo dinanzi ad una scelta perfettamente consapevole, e non abbiamo terreno per asserire che Lucifero, o qualsivoglia angelo caduto, fosse impossibilitato alla libera scelta.</p>
<p>Inoltre è importante sottolineare ancora un aspetto: la lettera neotestamentaria di Giuda, il fratello di Giacomo, parlando del castigo inflitto agli angeli ribelli ci informa che: «<em>Egli [Dio] ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora</em>» (<strong>Gd.6</strong>). Detto in altri termini, per gli angeli caduti non c&#8217;è possibilità di redenzione, ed il sacrificio di Cristo, attraverso il quale ogni uomo può essere salvato, non include come destinatari i messageri celesti ribelli. Mentre l&#8217;uomo peccatore ha in Cristo la possibilità di essere perdonato dei propri peccati, e di essere riscattato a vita eterna, agli angeli che hanno seguito satana (e a satana stesso, ovviamente) non rimane che la promessa di condanna, nel giorno del Signore. Verrebbe da domandarsi il perché, e la risposta a questo interrogativo rappresenta anche la conclusione alla questione sollevata dalla nostra lettrice: infatti, mentre l&#8217;uomo è stato trascinato nella ribellione verso Dio mentre ancora non aveva piena consapevolezza né della santità del suo Creatore e nemmeno della realtà del peccato, gli angeli sono stati creati con tali conoscenze, ed hanno una relazione di stretta vicinanza a Dio (data la loro natura di esseri spirituali): per usare le stesse parole di Gesù, potremmo dire che «<em>essi vedono continuamente la faccia del Padre</em>» (<strong>Mt.18:10</strong>), alludendo con ciò alla loro piena consapevolezza delle realtà celesti, anche perchè presenti fin dall&#8217;inizio in maniera concreta: questo li mette in condizione di divenire «<em>irrecuperabili</em>» se scelgono di lasciare tale via. Da questo principio arriviamo quasi a capovolgere la domanda iniziale, e possiamo affermare che il libero arbitrio è appannaggio sia dell&#8217;umanità che delle schiere angeliche, ma queste ultime, in principio, hanno potuto esercitare una scelta immediatamente e perfettamente consapevole, mentre l&#8217;uomo ha acquisito il senso del peccato soltanto dopo averlo commesso ed averne sperimentato gli effetti.</p>
<p>Il discorso è ben lungi dall&#8217;essere completo, ed in questa sede non abbiamo fatto altro che «<em>grattare la superficie</em>», cercando però di rispondere in maniera completa alla questione che ci è stata posta. Come di consueto in questi casi, invitiamo i lettori interessati ad intervenire con i propri commenti, per arricchire l&#8217;argomento e proseguire la discussione.</p>
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		<title>Il cuore del Vangelo &#8211; Intervista a John MacArthur</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 19:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi vi proponiamo la nostra recente traduzione di un&#8217;intervista al noto teologo John MacArthur, pastore battista americano, nella quale egli tocca argomenti decisamente importanti, quali ad esempio il rapporto tra il cosiddetto «vangelo della prosperità» e l&#8217;autentico messaggio biblico, soffermandosi a definire cosa significhi realmente abbracciare il cristianesimo da una prospettiva scritturale. Consigliamo caldamente la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi vi proponiamo la nostra recente traduzione di un&#8217;intervista al noto teologo John MacArthur, pastore battista americano, nella quale egli tocca argomenti decisamente importanti, quali ad esempio il rapporto tra il cosiddetto «vangelo della prosperità» e l&#8217;autentico messaggio biblico, soffermandosi a definire cosa significhi realmente abbracciare il cristianesimo da una prospettiva scritturale. Consigliamo caldamente la visione di questi due video a tutti i nostri visitatori e lettori (in particolar modo la seconda clip per coloro che vogliano conoscere meglio la fede cristiana), nella certezza che le parole di MacArthur non mancheranno di lasciare il segno.</p>
<p><strong>Prima parte:</strong></p>
<p align=center><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Jo5ITgCpoec&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Jo5ITgCpoec&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
<p><span id="more-2055"></span><br />
<strong>Seconda parte:</strong></p>
<p align=center><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/6q2uKmFXHaw&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/6q2uKmFXHaw&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Riflessioni sulle dichiarazioni di Veronesi</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Feb 2010 18:38:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
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		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervistato a Sky Tg24 Pomeriggio sul rapporto tra scienza e fede, il professor Umberto Veronesi ha affermato come, a suo avviso, queste due aree della vita e della conoscenza umana non possano procedere assieme, bensì esistano in uno stato di reciproca e profonda antitesi. Secondo il parere dell&#8217;oncologo, la fede «presuppone di credere ciecamente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/02/veronesi01g.jpeg" height=90 width=120 style="border:1px solid gray;" align=left hspace=5 vspace=1 />Intervistato a Sky Tg24 Pomeriggio sul rapporto tra scienza e fede, il professor Umberto Veronesi ha affermato come, a suo avviso, queste due aree della vita e della conoscenza umana non possano procedere assieme, bensì esistano in uno stato di reciproca e profonda antitesi. Secondo il parere dell&#8217;oncologo, la fede «<em>presuppone di credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste, senza criticarla, senza il diritto di mettere in dubbio i misteri e dogmi che vanno accettati o, meglio, subiti</em>». Prosegue poi affermando di aver recitato il rosario tutte le sere fino ai 14 anni, decidendo poi di allontanarsi dalla fede, per esaminare successivamente tutte le religioni, ricavando da questo la convinzione secondo la quale «<em>ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico</em>».</p>
<p>Nel leggere queste sue affermazioni, credo sia lecito chiedersi se Veronesi stia parlando davvero di fede, oppure non stia piuttosto descrivendo il percorso proposto dalla chiesa che più di ogni altra ha voltato le spalle alla semplicità ed alla potenza del messaggio di Cristo, quella chiesa della quale il capo si fa arrogantemente chiamare con titoli che le Scritture ci dicono essere appannaggio esclusivo di Dio. Il professore cita dogmi, integralismo, costrizione a «<em>subire passivamente</em>», arrivando persino a parlare della sua provenienza da una famiglia religiosissima, e di come lui stesso recitasse il rosario ogni sera. E a fronte di tutto questo, mi è balenata nella mente una domanda: qualcuno si sarà mai preso la briga di spiegargli che il cristianesimo autentico non ha nulla a che spartire con tutto questo? Non faccio fatica a credere che nella sua adolescenza, il professore abbia preso le distanze da una chiesa che cucina ipocrisia e mezze verità, e che pretende che i fedeli le ingurgitino senza fiatare. Pur non conoscendo i trascorsi di Veronesi, posso immaginare che in molti aspetti siano stati comuni a quelli di ciascuno: le incertezze, il profondo bisogno di risposte, lo sbigottimento davanti all&#8217;inevitabile, il dolore di sentire scivolare via lentamente ciò in cui, da bambino, credeva fermamente, perchè gli era stato insegnato così. Una fede vissuta nel riflesso altrui.<br />
<span id="more-2041"></span><br />
E molto avranno inciso anche quei «<em>macigni spirituali</em>» che la chiesa romana lascia cadere sulle spalle delle persone, «<em>macigni</em>» il cui peso fa apparire Dio come un essere incontentabile, capriccioso, sempre in collera con l&#8217;uomo, e ricattatore, perchè desidera che delle creature deboli, come siamo noi, facciano tutti gli sforzi possibili per guadagnarsi la sua approvazione. Che Dio diverso da quel Padre amorevole descritto nelle Scritture, il quale arriva ad incarnarsi per concedere all&#8217;uomo la possibilità di riscatto basata soltanto sulla fede nel sacrificio di Cristo!</p>
<p>Ed è proprio questo il punto: su cosa è costruita la fede dell&#8217;uomo? Sulle menzogne abilmente ideate da caste che desiderano mantenere il primato, o sul solido e sicuro terreno della Parola di Dio? Nel primo caso, ci si troverà davvero davanti ad una «<em>religione</em>», ossia un laccio messo al collo dei fedeli per controllarli e signoreggiare su di loro. Ma nel caso in cui la nostra spiritualità sia fondata sulle Scritture, potremo sperimentare le sicure promesse di libertà e di pace che Dio ha voluto farci nella sua rivelazione scritta. Non sarà una semplice «<em>leggenda</em>», come vorrebbe Veronesi, perchè la vivremo in prima persona.</p>
<p>Gesù stesso affermò: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero» (<strong>Mt.11:28-30</strong>). Se il suo giogo è leggero, mentre quello degli uomini è tanto schiacciante, è appena logico concludere che si tratti di due gioghi diversi: l&#8217;incontro con Cristo non si ha per l&#8217;intermediazione di uomini bisognosi di perdono come chiunque altro! Cristo non ha dato la sua vita per farci subire dogmi, o altre pratiche che ci legano ad una religione: Cristo è morto e risorto affinchè avessimo la possibilità di camminare in novità di vita, ricercando la volontà di Dio nella sicurezza del perdono che Egli ci rende disponibile tramite Gesù.</p>
<p>Se esiste una cosa che posso serenamente affermare, proprio perchè l&#8217;ho vissuta e la vivo in prima persona, é che qualunque dubbio o incertezza che si possa esprimere verso la veridicità del cristianesimo trova la sua naturale risposta nella storia, nella letteratura (è &#8220;<em>sufficiente</em>&#8221; non stancarsi di ricercare), ma &#8211; soprattutto &#8211; nella vita di chiunque decida di fare un passo di fede autentico, che non significa sottomettersi ad una «<em>religione</em>», ma iniziare una «<em>relazione</em>» personale con quel Salvatore che è morto per l&#8217;umanità, e che è asceso ai cieli per essere il sommo sacerdote dei credenti, mentre attendiamo il suo ritorno visibile, come promesso nelle Scritture. In un certo senso posso dirmi un «<em>sostenitore</em>» del dubbio: perchè la fede vera è tutt&#8217;altro che acritica, e l&#8217;uomo che si incammina per i sentieri di Dio spesso trova più interrogativi di quanti ne abbia lasciati. Ma davanti a sé vede chiaramente la strada che percorre, e altrettanto chiaramente vede Colui che ne rappresenta il compimento, e con decisione procede per raggiungere la meta. I suoi dubbi si scioglieranno solo nel cammino, ma mai se rimane fermo.</p>
<p>In tutto il suo intervento, alla fine, Veronesi lascia comunque uno spunto interessante, che voglio cogliere come conclusione di queste riflessioni, parlando del risultato della sua personale ricerca: a suo parere, «<em>ogni religione esprime il bisogno di una determinata popolazione in quel momento storico</em>». Ed esiste forse qualcuno che oggi &#8211; proprio in questo istante &#8211; possa affermare di non aver bisogno della grazia di Dio, del suo sostegno, delle sue promesse, della sua guida? Il cristianesimo, nell&#8217;evento cardine su cui si basa, esprime una necessità costante nella storia e nella vita dell&#8217;uomo: il bisogno di essere riconciliati con il Creatore, di ricevere il suo perdono e la cittadinanza celeste che Egli ci offre per i meriti del suo Unigenito Figlio, recuperando quello stato di comunione con Dio che nessuna scienza potrà mai concederci di avere. E proprio perchè si tratta del volere divino, e non di un&#8217;invenzione umana destinata a passare, come quelle a cui allude il professore, questa è l&#8217;unica strada che l&#8217;uomo continuerà a desiderare profondamente in ogni attimo della sua storia.</p>
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		<title>Occulto via etere, una riflessione biblica</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 18:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fin dalla sua istituzione, il sistema dei «bollini televisivi» si è proposto a garanzia della salvaguardia del pubblico minorenne rispetto ai contenuti trasmessi dalle emittenti. Attraverso gli ormai noti colori rosso, giallo e verde, ispirati alle colorazioni delle luci semaforiche, gli utenti possono rapidamente capire se un film o una trasmissione possano essere adatti o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/02/televisione.jpg" hspace=5 vspace=1 align=left />Fin dalla sua istituzione, il sistema dei «<em>bollini televisivi</em>» si è proposto a garanzia della salvaguardia del pubblico minorenne rispetto ai contenuti trasmessi dalle emittenti. Attraverso gli ormai noti colori rosso, giallo e verde, ispirati alle colorazioni delle luci semaforiche, gli utenti possono rapidamente capire se un film o una trasmissione possano essere adatti o meno per la visione da parte dei più piccoli. È un sistema che, essendo nelle mani degli uomini, è pur sempre passibile di errore, ma in generale dovrebbe funzionare: spesso però viene da chiedersi in base a quale criteri venga assegnato, ad un dato programma, un colore piuttosto che un altro. Un esempio attuale che potremmo citare è il telefilm «<em>Le avventure di Merlino</em>», trasmesso in questo periodo da una tra le maggiori emittenti nazionali. La narrazione ruota appunto attorno alla mitica figura del mago Merlino, narrandone la gioventù alla corte dell&#8217;allora principe Artù. È una produzione decisamente leggera, con un taglio giovanile, che rispetta sicuramente gli standard di gradimento della fascia a cui è destinato; ma come si possa assegnare ad esso il «<em>bollino verde</em>», visti i contenuti della produzione, rimane un mistero.</p>
<p>Il telefilm, infatti, mostra il ricorso a pratiche occulte (magia generica, stregoneria, negromanzia) come cose assolutamente normali, e anzi, addirittura positive per garantirsi vantaggi di qualche tipo (la riuscita di un&#8217;impresa, lo scoprire un determinato segreto, ecc.). Come si può ritenere che una tale pellicola sia visibile dai piccoli in completa autonomia? Possibile che non meriti nemmeno un bollino giallo (e già sarebbe una concessione), di modo che i genitori siano avvertiti della necessità di stare con i propri figli durante la visione? In una società come quella italiana, dove l&#8217;occulto rappresenta una vera e propria piaga sociale, come si può pensare che la visione di determinate pellicole sia priva di pericoli? Ovviamente questo è un discorso che possiamo allargare a molti programmi, perchè é sufficiente dedicare un po&#8217; di tempo ad osservare ciò che viene trasmesso nella cosiddetta «<em>fascia protetta</em>» per rendersi conto che molto di ciò che arriva nelle nostre case è un vero e proprio attentato alla sana educazione degli uomini e delle donne del domani, che oggi sono assegnati alle nostre cure.<br />
<span id="more-2007"></span><br />
Il sempre crescente interesse per le pratiche occulte presso i giovanissimi è un dato di fatto allarmante, e sarebbe quantomeno superficiale far finta che si tratti soltanto di un fenomeno di costume, destinato a compiere il suo ciclo, come tutte le mode, per poi avviarsi al declino: si tratta invece di qualcosa di decisamente più «sottile», qualcosa che intossica l&#8217;intero processo mentale di un individuo, abituandolo alla superstizione, al cercare soluzioni mistiche senza saperne discernere la natura, e &#8211; più in generale &#8211; facendo maturare quella tendenza che esalta l&#8217;uomo quale padrone della propria esistenza, allontanandolo di conseguenza da Colui che ha nelle sue mani le redini della storia dell&#8217;uomo, ossia Dio. Ricordiamoci che una generazione che assorbe determinati princìpi, è poi quella che li trasmette alla generazione successiva. Diventa quindi importante capire bene la problematica per poterla arginare in maniera efficace.</p>
<p>A tal proposito, nella speranza di fornire una base più solida in merito, commentiamo brevemente un noto passo del libro del Deuteronomio, analizzando uno dei comandamenti dati da Dio ad Israele prima dell&#8217;ingresso nella terra promessa, e riguardante proprio il rapporto dell&#8217;uomo con l&#8217;occulto:</p>
<blockquote><p>Quando sarai entrato nel paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà, non imparerai a imitare le pratiche abominevoli di quelle nazioni. Non si trovi in mezzo a te chi fa passare suo figlio o sua figlia per il fuoco, né chi esercita la divinazione, né astrologo, né chi predice il futuro, né mago, né incantatore, né chi consulta gli spiriti, né chi dice la fortuna, né negromante, perché il SIGNORE detesta chiunque fa queste cose; a motivo di queste pratiche abominevoli, il SIGNORE, il tuo Dio, sta per scacciare quelle nazioni dinanzi a te. Tu sarai integro verso il SIGNORE Dio tuo; poiché quelle nazioni, che tu spodesterai, danno ascolto agli astrologi e agli indovini. A te, invece, il SIGNORE, il tuo Dio, non lo permette. (<strong>Deuteronomio 18:9-14</strong>)</p></blockquote>
<p>Passiamo quindi in rassegna il brano, evidenziandone i concetti principali:</p>
<li>«<strong>Quando sarai entrato nel paese che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà&#8230;</strong>»</li>
<p>Ciò che l&#8217;uomo riceve, proviene sempre dalla volontà permissiva di Dio. Nel caso di Israele si trattava di ricevere una terra, nel nostro caso individuale può essere tutto ciò che rappresenta un nostro obiettivo: un lavoro, un bene, la salute, e così via. Nulla può accadere senza che Dio lo sappia: e quando qualcosa avviene, è sempre perchè è stato dato il beneplacito divino. Possono essere avvenimenti gioiosi o tristi, può trattarsi di una vittoria o una sconfitta, ma in nessun caso si può sperare di raggiungere una determinata meta se Dio non ne permette il compimento. Allo stesso modo, sarebbe sciocco pensare che possano verificarsi avvenimenti estranei alla conoscenza divina. Non esiste quindi «<em>forza occulta</em>» che possa garantire all&#8217;uomo alcunchè, perchè tutto è sottoposto alla volontà dell&#8217;Eterno. Ostinarsi a ricercare soluzioni guardando lontano da Dio, e ignorando quindi la sua Onnipotenza, é pertanto qualcosa di fallimentare e dannoso per l&#8217;uomo stesso.</p>
<li>«<strong>Non imparerai a imitare le pratiche abominevoli</strong>»</li>
<p>Il valore di un esempio: quante volte prestiamo più attenzione a quello che diciamo, e siamo invece indulgenti verso ciò che facciamo? Ma un gesto parla di noi in maniera molto più forte che molte parole. Si guarda e si impara ad imitare, e questo vale in special modo per i più piccoli, ancora in fase di formazione caratteriale. Che esempio vogliamo dare ai nostri figli? Vogliamo metterli davanti ad uno schermo affinchè imparino dai loro «<em>beniamini</em>» a cercare risposte nei démoni, oppure possiamo insegnare loro le vie di Dio? Ma se decidiamo per questa seconda possibilità, dobbiamo conoscere noi per primi i sentieri di Dio: come insegneremo altrimenti ciò che ignoriamo? Ecco allora la necessità di mettersi alla scuola del Signore, e di cibarci della sua Parola.<br />
Vediamo inoltre che tali pratiche sono definite da Dio come «<em>abominevoli</em>». Questo è un termine del quale abbiamo perso la forza espressiva, ma indica uno sdegno fortissimo, una sensazione di repulsione che va ben oltre il comune ribrezzo: l&#8217;abominio è qualcosa di orrendo, di profondamente dissacrante, di infame. L&#8217;uomo, l&#8217;essere che reca in sé l&#8217;immagine del Dio vivente, decide di piegarsi alle forze occulte, diventandone compartecipatore e sporcando con esse la sua natura &#8211; ecco il ribrezzo, ecco l&#8217;infamia, ecco l&#8217;abominio!</p>
<li>«<strong>Non si trovi in mezzo a te chi&#8230;</strong>»</li>
<p>A queste parole segue una lista di soggetti praticanti arti esoteriche. Si noti che sono tutte pratiche divinatorie, utili cioé a ricevere direzione o consiglio in maniera occulta: piromanzia (=lettura del fuoco nel quale bruciano sacrifici umani), astrologia (=lettura degli astri), predizione del futuro (=qualcuno che si renda «<em>medium</em>» per l&#8217;ingresso di spiriti), negromanzia (=entrare in contatto con i defunti), e così via. Cosa hanno in comune tutte queste pratiche? Oltre a quanto detto poc&#8217;anzi sull&#8217;«<em>abominio</em>», ciascuna di esse vede l&#8217;uomo cercare risposte dove non le può trovare, affidandosi a tutta una serie di elementi che non sono affatto divini (alcuni addirittura diabolici), tralasciando di ricercare la volontà del Dio Vero. Proprio perché è l&#8217;unica creatura che reca in sé l&#8217;impronta del divino, l&#8217;uomo dovrebbe ricercare soltanto la guida di Dio, e non insozzare sé stesso attraverso il culto o le forme di venerazione verso altre creature (gli elementi naturali, ad esempio, oppure «<em>forze</em>» non meglio specificate). Tra il popolo di Dio, tali forme di idolatria non possono essere esistere.</p>
<li>«<strong>A motivo di queste pratiche abominevoli, il SIGNORE, il tuo Dio, sta per scacciare quelle nazioni dinanzi a te</strong>»</li>
<p>Percorrere sentieri oscuri, sui quali il Signore ha esplicitamente dichiarato di non camminare, significa esporsi a grandi pericoli. Soprattutto, si deve avere la consapevolezza che ci si sarà incamminati su strade nelle quali la benedizione di Dio non è presente. Se da un lato vediamo quindi l&#8217;abbandono di coloro che consapevolmente voltano le spalle a Dio, dall&#8217;altra parte possiamo notare la cura che l&#8217;Eterno usa nei confronti di chi intende seguirlo: i paesi che anticamente abitavano la Palestina sarebbero stati scacciati per la loro volontaria contaminazione spirituale, e il popolo scelto da Dio sarebbe stato benedetto nella misura in cui si sarebbe attenuto alle prescrizioni divine (cosa che non sempre fece, sperimentando le conseguenze del caso). Qui bisogna stare attenti, perchè ad una lettura superficiale può sembrare che Dio ricatti chi gli si accosta, ma non è così: semplicemente, mette davanti all&#8217;uomo la responsabilità personale, facendogli chiaramente conoscere come su una delle due strade che gli si prospettano davanti troverà protezione, mentre l&#8217;altra sarà caratterizzata dal pericolo. All&#8217;uomo la scelta: grazia o giudizio?</p>
<li>«<strong>Tu sarai integro verso il SIGNORE Dio tuo</strong>»</li>
<p>Non accostarsi alle pratiche occulte è sinonimo di integrità: se facciamo dell&#8217;Eterno il nostro Dio, non potremo avere il cuore diviso tra Lui e qualcos&#8217;altro. Dio non è una specie di «<em>genio della lampada</em>» da usare per i nostri scopi, bensì è il fulcro dell&#8217;esistenza dell&#8217;uomo. Ne é Signore, Sovrano Assoluto. Il timore di Dio include, tra le altre cose, il rispetto delle disposizioni divine. E l&#8217;integrità è un requisito che Dio richiede all&#8217;uomo, affinché la creatura fatta ad immagine del Creatore cammini in modo degno di ciò che é. In questo contesto non stiamo logicamente parlando degli sbagli che si compiono durante il cammino cristiano a causa dell&#8217;imperfezione umana, quanto piuttosto ci riferiamo all&#8217;attitudine che l&#8217;uomo deve avere verso Dio, ascoltandone la voce in maniera esclusiva.</p>
<li>«<strong>A te, invece, il SIGNORE, il tuo Dio, non lo permette</strong>»</li>
<p>Dopo aver spiegato i soggetti in causa e le motivazioni, ecco la chiosa del comandamento: la proibizione. Nella disposizione divina c&#8217;è attenzione alla salute spirituale dell&#8217;uomo, affinchè non si contamini con ciò che è male, ma &#8211; alla fine &#8211; essa è in qualche modo vidimata dall&#8217;autorità di Dio. In altre parole, esiste un principio generale, ben spiegato, per il quale l&#8217;uomo non deve avere contatti con l&#8217;occulto, ma in ultima analisi, la motivazione cardine risiede nella volontà divina: l&#8217;uomo non deve rapportarsi a «<em>forze occulte</em>» perchè Dio gli dice di non farlo. E sebbene abbiamo molto materiale per capire quali siano i motivi «<em>pratici</em>» della proibizione, dovrebbe bastarci il fatto che essa è tale, e procede da Colui che ci da la vita.</p>
<p>Abbiamo trasformato in una specie di piccolo studio biblico ciò che inizialmente sembrava un semplice articolo critico nei confronti della superficialità di chi classifica i programmi televisivi, proprio perchè &#8211; alla fine &#8211; per l&#8217;uomo non dovrebbe essere tanto importante avere una seppur giusta opinione personale, quanto piuttosto constatare se tale opinione «<em>regga</em>», sia valida, davanti alla Parola di Dio: in essa troviamo dei «<em>bollini</em>» ben più affidabili di quelli televisivi, perchè sono apposti da Colui che ci conosce nel profondo della nostra essenza, e sa cosa sia meglio per noi: seguendo i suoi consigli, non inciamperemo mai nelle seduzioni offerte dal mondo per il nostro danno.</p>
<p>Molto spesso la «<em>società matura</em>» si trova a criticare i più giovani, accusandoli di essere privi di valori, deboli, fragili, bandiere che soffiano dove tira il vento in quell&#8217;istante. Ed in parte ciò può anche essere vero. Ma forse, invece di puntare il dito in maniera saccente, tale società dovrebbe domandarsi: «<em>con quale cibo ho nutrito coloro che ora sbeffeggio?</em>». Per tutti è valido l&#8217;assioma proverbiale secondo cui «<em>siamo ciò che mangiamo</em>»: e se siamo attenti ad introdurre nel nostro corpo alimenti il più possibile sani, perchè non sappiamo fare lo stesso con il cibo della nostra anima?<br />
Poco importa se sulla nostra tavola verranno appoggiati cibi all&#8217;apparenza squisiti: se sapremo analizzarli attraverso le Scritture che Dio ha dato per il nostro bene, sapremo certamente distinguere quei piatti gradevoli all&#8217;occhio ma in realtà avariati &#8211; o peggio, avvelenati, tralasciandoli per scegliere quindi di alimentarci con ciò che Dio ha provveduto per la nostra salute. E questa è la sincera speranza che nutro per chiunque si ritroverà a leggere queste righe, forse domandandosi se esse non siano eccessivamente allarmistiche.</p>
<p>E al tempo stesso, spero che coloro che decidono quali «<em>portate</em>» far giungere attraverso gli schermi televisi possano comprendere che non sempre il male si presenta nelle sue forme più minacciose e ovvie, ma spesso preferisce mascherarsi dietro apparenze seducenti, per rivelare la sua tossicità solo molto tempo dopo la sua assimilazione.</p>
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		<title>Il silenzio di Dio</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 17:57:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A seguito del tragico evento che ha colpito l&#8217;isola di Haiti, molte voci si sono alzate per domandarsi il motivo di quella grande sciagura. Un segmento della crosta terrestre ne urta un altro in maniera violenta, e non rimane che contare il numero di vittime, osservando (in maniera silenziosa per alcuni e disperata per altri), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/01/silenzio.jpg" align=left vspace=1 hspace=5 style="border:1px solid gray;"/>A seguito del tragico evento che ha colpito l&#8217;isola di Haiti, molte voci si sono alzate per domandarsi il motivo di quella grande sciagura. Un segmento della crosta terrestre ne urta un altro in maniera violenta, e non rimane che contare il numero di vittime, osservando (in maniera silenziosa per alcuni e disperata per altri), ciò che resta dell&#8217;opera umana dopo quella catastrofe. Molti si interrogano, domandando con rabbia dove fosse Dio mentre quelle persone morivano, e la solita propaganda atea di quart&#8217;ordine cerca di fare «sciacallaggio spirituale» presso le persone, sussurrando alle loro orecchie che se Dio fosse realmente esistente e buono, certo sarebbe intervenuto in quella circostanza. Approfittando del triste momento di riflessione che tali avvenimenti ci propongono in maniera forzata, i nemici della fede strisciano come novelli «serpenti in Eden», nel tentativo di vincere a sé anime che non sanno darsi risposta davanti a quello che potremmo definire «il silenzio di Dio».</p>
<p>Prima di scrivere questo articolo, mi sono fermato più volte a riflettere, perchè spesso &#8211; davanti a grandi dolori &#8211; il silenzio è di gran lunga migliore, e la semplice (ma mai scontata) compassione, accompagnata dalla preghiera a Dio per chi è nella prova, sono attitudini certamente preferibili rispetto a lunghi discorsi, troppe volte «asettici». Ma al tempo stesso, come poter tacere davanti a coloro che affermano che Dio non si cura delle proprie creature? Come poter ascoltare asserzioni sulla non esistenza di Dio, senza invece offrire ciò che Dio stesso ci comunica attraverso la sua Parola? Ed è per questo motivo che mi ritrovo a scrivere proprio su questo fantomatico «silenzio di Dio», sperando vivamente che da ogni singola parola traspaia il rispetto verso persone che hanno subìto perdite così importanti, e che proprio in questi istanti stanno lottando per sopravvivere.<br />
<span id="more-1964"></span><br />
Nella sua misera condizione spirituale, davanti ad eventi funesti l&#8217;uomo si mette sempre alla ricerca del famoso «<em>capro espiatorio</em>», ossia qualcuno da colpevolizzare per l&#8217;accaduto. Di qualsiasi cosa si tratti, si cerca sempre di allontanare da sé la colpa, per farla ricadere su terzi e potersi conseguentemente dichiarare «giusti»; non soltanto privi di colpa, ma vittime dell&#8217;errore di qualcun altro. Se in una famiglia ci sono figli indisciplinati che preferiscono percorrere strade poco raccomandabili, per esempio, molto spesso si punta il dito verso la società/i media/le amicizie/ecc. (cose che indubbiamente hanno una rilevanza considerevole), ma decisamente meno sovente ci si critica introspettivamente in quanto genitori, e questo proprio in virtù di quel principio psicologico per il quale desideriamo allontanare il più possibile da noi stessi le responsabilità.</p>
<p>Ma in che modo questo può essere applicato ad un terremoto? Vogliamo forse affermare che la colpa sia &#8211; addirittura &#8211; a carico di chi l&#8217;ha subito? Ovviamente ci guardiamo bene dal fare un&#8217;affermazione di questo tipo, ma al tempo stesso c&#8217;è comunque da chiedersi a chi vada imputato il conto della grande disgrazia di Haiti: colpa di Dio, o colpa dell&#8217;uomo? Come mai le case costruite secondo criteri moderni hanno resistito all&#8217;onda d&#8217;urto? Chi ha edificato abitazioni pericolanti, Dio o l&#8217;uomo? Come mai l&#8217;area del sisma è una zona decisamente degradata e sovrappopolata? Se uomini facoltosi decidono di non aiutare il loro prossimo in difficoltà, di chi è la colpa? Di Dio, o dell&#8217;uomo? Se le isole sono per loro stessa natura sismicamente più a rischio di altre zone, chi è che non esegue verifiche per accertarsi della sicurezza di mantenere insediamenti? Dio, o l&#8217;uomo? Si potrebbe continuare a lungo, citando anche l&#8217;inquinamento, che &#8211; ormai è provato &#8211; non è soltanto causa di un impoverimento della qualità dell&#8217;aria respirata, ma alla base di molti squilibri apparentemente non relazionabili in maniera diretta ad esso, terremoti inclusi. E chi é ad inquinare questo mondo?</p>
<p>Che sul nostro pianeta avvengano catastrofi naturali non è una novità, ci conviviamo fin dal primo giorno della nostra storia. Ma che dopo così tanto tempo, ancora non abbiamo imparato a proteggere chi ha minori possibilità, è soltanto segno della nostra natura interiore degenerata ed egoista, che guarda al proprio benessere anche quando esso significa la morte di un nostro simile. Davanti al sisma si sono moltiplicate iniziative umanitarie legittime e sicuramente lodevoli, ma se vogliamo mantenere l&#8217;obiettività, dovremmo domandarci dove fossero i finanziamenti prima del terremoto, quando il 35% circa dei bambini non raggiungeva comunque l&#8217;adolescenza, e dove la miseria corrodeva fino all&#8217;osso uomini come noi. L&#8217;umanità è fatta così: ogni sua iniziativa è sempre condita con un pizzico di ipocrisia, quella punta di desiderio di sentirsi «a posto» perchè si è contribuito.<br />
Nello stesso modo in cui la morte altrui ci commuove primariamente perchè rappresenta un monito diretto a noi stessi (il celebre «<em>memento mori</em>», «<em>ricordati che devi morire</em>»), anche le sciagure &#8211; dal momento che sappiamo potrebbero succedere anche nei nostri paesi &#8211; vengono «<em>esorcizzate</em>» attraverso moti umanitari, e non appena cesserà l&#8217;emergenza, tutto tornerà ad essere come prima: senza equità, con un divario immane tra chi vive e chi sopravvive, con quel 35% di bambini che vedrà terminare prematuramente la propria esistenza.</p>
<p>Tornando quindi all&#8217;argomento principale di questo articolo, ci sarebbe davvero da domandarsi se Dio rimanga in silenzio davanti alla catastrofe, o se piuttosto sia invece indignato rispetto al modo in cui l&#8217;uomo la vive e gestisce. I defunti di cui si sta facendo il macabro conteggio in questi giorni potevano essere evitati, ma sarebbe costato troppo: ed ecco l&#8217;indifferenza, l&#8217;abbandono, la decisione di condannare uomini, donne e bambini al proprio «destino». La scelta dell&#8217;uomo che ricade sull&#8217;uomo. Si potrebbe obiettare che Dio sarebbe potuto intervenire comunque, e questo è vero &#8211; avrebbe potuto farlo. Ma una affermazione di questo tipo non tiene conto di un fattore molto importante, ossia che Dio è certo Onnipotente, ma al tempo stesso rispetta (anche se ne soffre) la decisione dell&#8217;uomo di «<em>volere farcela da solo</em>». Perchè Dio dovrebbe fare violenza a chi vuole tenersi lontano da Lui? Non sto naturalmente parlando di chi ha subìto la tragedia, ma di chi aveva il potere di gestirla preventivamente, e non l&#8217;ha fatto per interesse. Ciò che i nostri progenitori hanno fatto in Eden, prendendo del frutto che Dio aveva proibito loro, è stato un gesto che &#8211; traducendolo in parole &#8211; potremmo sintetizzare con una frase del genere: «<em>Non ho bisogno di Te, posso gestire la mia vita per conto mio. Tutto ciò di cui ho bisogno sono gli strumenti per farlo</em>».<br />
E, da allora, la tragedia umana è costantemente sotto gli occhi di chiunque sia abbastanza onesto da ammetterne la realtà.</p>
<p>Ed ecco che il «silenzio di Dio» diventa quasi qualcosa di auto-imposto, qualcosa da far durare fintanto che l&#8217;uomo stesso non si renda conto della vanità delle sue vie, e decida di ritornare a quel Dio che non si stanca di chiamarci. Chiunque abbia deciso di affidarsi a Dio sa che il silenzio non è certo una delle sue caratteristiche principali, ma chi desidera camminare per i sentieri che Egli ha tracciato per noi trova un Dio piuttosto «loquace», che non lesina sui consigli, sulle direzioni, sui suggerimenti, e che non è avaro nel donare il suo Spirito a chi desidera essergli figlio: perchè se è vero che la nostra vita imminente è importante, è altresì vero che agli occhi di Dio la nostra eternità ha un valore ben più alto.</p>
<p>Il nostro mondo è inevitabilmente compromesso: Dio l&#8217;aveva dato in gestione nelle nostre mani, ma attraverso la nostra ribellione è come se avessimo concesso i diritti sulla creazione al nemico di Dio, al satana che desidera la distruzione dell&#8217;opera divina. Da allora, ogni cosa reca il suo marchio diabolico, ed il mondo intero è avvolto nel suo sporco manto. Anche le Scritture affermano che «<em>la creazione è stata sottoposta alla vanità, non di sua propria volontà, ma a motivo di colui che ve l&#8217;ha sottoposta, nella speranza che anche la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella gloriosa libertà dei figli di Dio. Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio</em>» (<strong>Lettera ai Romani, cap.8:20-22</strong>)</p>
<p>L&#8217;umanità non ha più possibilità di cambiare le cose a livello globale, e soltanto il ritorno escatologico di Cristo potrà ripristinare la creazione al suo stato e senso originari. Ma finché possiamo parlare di un «oggi», ogni uomo può decidere per sé stesso, perchè Dio chiama ogni singola persona al ravvedimento e alla riconciliazione con Lui, attraverso il sacrificio di Cristo, morto per pagare la nostra ribellione. E questo sposta il centro dell&#8217;attenzione dall&#8217;imminenza della nostra esistenza all&#8217;immanenza divina: per quanto tribolati, i credenti ricevono da Dio una promessa che parla di gloria futura, e di cittadinanza su una terra completamente restaurata, dove le brutture che siamo soliti vedere e sperimentare oggi non saranno nemmeno più ricordate.</p>
<blockquote><p>Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate». E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere», e aggiunse: «Ogni cosa è compiuta. Io sono l&#8217;alfa e l&#8217;omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell&#8217;acqua della vita. Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio. (<strong>Apocalisse, cap.21:3-7</strong>)</p></blockquote>
<p>L&#8217;apparente «silenzio di Dio» è invece un invito che parla in maniera potente del nostro bisogno di Lui: proprio come disse l&#8217;apostolo Paolo quasi duemila anni fa, gli uomini odierni sono «<em>egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi, insensibili, sleali, calunniatori, intemperanti, spietati, senza amore per il bene, traditori, sconsiderati, orgogliosi, amanti del piacere anziché di Dio, aventi l&#8217;apparenza della pietà, mentre ne hanno rinnegato la potenza</em>» (<strong>2Timoteo, cap.3:2-5</strong>), e mal sopportano quando si parla della necessità di ravvedersi, perchè amano credersi giusti e continuare soffocando nel fondo dell&#8217;anima quel «vuoto» che ciascuno percepisce. Ma quanti haitiani sarebbero potuti essere stati salvati da una società fondata sulla base dei princìpi indicati da Dio nella sua Parola? Quanti uomini che ogni giorno muoiono di stenti potrebbero condurre una vita serena e soddisfacente, se sapessimo mettere in pratica gli insegnamenti di un Dio che ci vuole fratelli, e non estranei?</p>
<p>A volte, indichiamo qualcosa come «<em>silenzio</em>» soltanto perché non riusciamo a udirlo distintamente. Ma se non riusciamo a sentire, sarebbe bene dotarsi di strumenti che ci diano l&#8217;udito. E questo strumento è la Parola di Dio, la Bibbia, attraverso la quale conoscere il nostro Creatore, e conoscere i suoi propositi e promesse per l&#8217;umanità intera. Quando avremo fatto questo, e sapremo distinguere bene la voce di Dio, allora &#8211; ascoltandola &#8211; capiremo che ciò di cui ci parla con gran voce è il suo amore verso ciascuno di noi, e la ferma volontà di vederci riconciliati gli uni con gli altri per vivere una vita mano nella mano, e riconciliati con Lui, che ha davvero deciso di essere per noi un «<em>capro espiatorio</em>», quando ha donato la propria vita per le nostre colpe, caricandole su sé.<br />
In Cristo abbiamo la possibilità di ricevere una cittadinanza eterna. E questo non è espressione di un silenzio indifferente, ma è la grazia che il Giusto Giudice concede a tutti quei condannati che davanti a Lui si riconoscono colpevoli, e ne accettano il dono immeritato.</p>
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		<title>Scoprire l&#8217;acqua calda</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 16:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/08/scrivere.jpg" width=122 height=91 style="border:1px solid lightgray; padding:1px;" align=left hspace=5 vspace=1 />È di oggi l&#8217;articolo del <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_23/papa-cyber-preti_8b686a3a-0810-11df-b78d-00144f02aabe.shtml">Corriere.it</a> che riporta le parole dell&#8217;attuale pontefice cattolico, ed il suo appello affinché i sacerdoti siano attenti alle nuove tecnologie (la Rete in primis), sfruttandole per predicare il messaggio del Vangelo in quella che è &#8211; di fatto &#8211; una &#8220;<em>grande nazione virtuale</em>&#8220;, al quinto posto al mondo per &#8220;<em>numero di abitanti</em>&#8220;, perlomeno secondo stime recenti. Ed è proprio per questo motivo che ho intitolato queste poche riflessioni con l&#8217;espressione &#8220;<em>scoprire l&#8217;acqua calda</em>&#8220;: perché l&#8217;utilizzo della Rete per parlare dell&#8217;offerta di riconciliazione fatta da Cristo agli uomini, è ormai &#8220;<em>prassi comune</em>&#8221; per tanti, da diversi anni. È pur vero che la chiesa di Roma è storicamente retrograda in fatto di innovazioni, ma concedere eccessivo spazio a questa notizia, come se si trattasse di una assoluta novità, è certamente svilente per il lavoro dei molti che vi si impegnano.</p>
<p>Ma più che superficiali considerazioni di questo tipo, ciò che mi preme evidenziare è la natura del messaggio che si intende portare: il papa parla della &#8220;Parola di Dio&#8221;, ma allora sarebbe quantomeno doveroso specificare se con tale espressione si intenda il vero messaggio dell&#8217;Evangelo, oppure &#8211; come d&#8217;altronde il cattolicesimo intende da sempre &#8211; si indichi invece il tentativo di proselitismo verso una particolare religione, finalizzato all&#8217;ottenimento di un potere maggiore (più seguaci, maggiore influenza &#8211; se si è un&#8217;istituzione gerarchicizzata).<br />
<span id="more-1947"></span><br />
Cosa c&#8217;è davvero nella mente dei vertici cattolici? Presentare l&#8217;offerta di perdono e riconciliazione che Dio mette davanti all&#8217;uomo, esaltando unicamente l&#8217;opera espiatrice di Cristo, sola strada per la salvezza dell&#8217;uomo, oppure cercare di asservire il fedele a culti che nulla hanno a che spartire con la Parola di Dio? Istituzioni, santi, madonne, superstizioni, e ogni altra invenzione umana &#8211; e non divina &#8211; davanti alle quali l&#8217;uomo non deve piegare le proprie ginocchia, oppure l&#8217;Unico Vero Dio, Colui che &#8220;<em>non concede la propria gloria a nessun altro, né la lode che gli spetta agli idoli</em>&#8220;? (<strong>Is.42:8</strong>)</p>
<p>Oggi va molto di moda essere &#8220;ecumenici&#8221;, aperti ai diversi pensieri e approcci religiosi, nel tentativo di uniformare una sorta di grande coscienza spirituale, ma non è questo che il Signore ci chiede di fare nella sua Parola: piuttosto, Egli ci chiede di discernere il vero dal falso, attenendoci fermamente alle sue indicazioni, affinché possiamo perseguire il nostro bene e prendere le distanze da ciò che attenta alla nostra &#8220;salute interiore&#8221;. Ed è per questo motivo che sono convinto del fatto che non si possa plaudere a questo appello del papa a cuore leggero: certo, tutto dipenderà da come esso verrà interpretato, ma al momento nutro seri dubbi su un improvviso cambiamento di rotta che porti il cattolicesimo a mettere sopra ogni altra cosa quel Libro che mantenne inaccessibile al popolo fino al 1965, e il cui possesso antecedentemente a quella data, rappresentava una sicura condanna per chi riteneva &#8211; giustamente &#8211; che nessuna autorità umana (anche se autodichiarata) potesse mettersi allo stesso livello della rivelazione diretta di Dio.</p>
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		<title>Andate a mostrarvi ai sacerdoti</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 17:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel recarsi a Gerusalemme, Gesù passava sui confini della Samaria e della Galilea. Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, e alzarono la voce, dicendo: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!» Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/01/gerusalemme.jpg" align=left vspace=1 hspace=5 style="border:1px solid lightgray;" />Nel recarsi a Gerusalemme, Gesù passava sui confini della Samaria e della Galilea. Come entrava in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, i quali si fermarono lontano da lui, e alzarono la voce, dicendo: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!» Vedutili, egli disse loro: «Andate a mostrarvi ai sacerdoti». E, mentre andavano, furono purificati. Uno di loro vedendo che era purificato, tornò indietro, glorificando Dio ad alta voce; e si gettò ai piedi di Gesù con la faccia a terra, ringraziandolo; ed era un samaritano. Gesù, rispondendo, disse: «I dieci non sono stati tutti purificati? Dove sono gli altri nove? Non si è trovato nessuno che sia tornato per dar gloria a Dio tranne questo straniero?» E gli disse: «Àlzati e va&#8217;; la tua fede ti ha salvato» (<strong>Vangelo di Luca, cap.17 vv.11-19</strong>)</p>
<hr />
Nel suo viaggio verso Gerusalemme, città al di fuori della quale sarebbe morto per pagare il peccato dell’uomo, Gesù passò sul confine tra Samaria e Galilea. In un villaggio, gli si fecero incontro dieci lebbrosi, che invocarono a gran voce il suo aiuto. I dieci chiamano Gesù con l’appellativo di “<em>maestro</em>” (in aramaico “<em>rabbì</em>”, riconoscendo quindi la sua autorità nel campo dell’insegnamento della legge di Dio), ma con ogni probabilità era giunta alle loro orecchie la fama di Gesù come “<em>operatore di miracoli</em>”: se aveva potuto sanare altre infermità, perché non avrebbe potuto aiutare anche questi lebbrosi? Ed ecco quindi che i dieci lo invocano dicendo “<em>abbi pietà di noi</em>”.</p>
<p>È un’espressione che in qualche modo rivela la loro fiducia in quel maestro itinerante, perché normalmente si chiede pietà a qualcuno che ha il potere di gestire una determinata situazione: questi uomini avevano creduto all’autorità che Gesù aveva mostrato sulla malattia, e pertanto gli si rivolgono come colui al quale far riferimento per risolvere il proprio problema.</p>
<p><strong>La lebbra nel pensiero giudaico</strong><br />
Davanti all’uomo nato cieco, i discepoli chiesero a Gesù chi avesse peccato perché l’uomo fosse in quella condizione (“<em>lui, o i suoi genitori?</em>”). Vediamo quindi che nel pensiero ebraico del tempo c’era una certa correlazione tra l’idea della malattia e quella del peccato. Tale concezione derivava da molti passaggi veterotestamentari, nei quali è possibile vedere come davanti all’uomo israelita ci fossero sostanzialmente due strade: la prima, quella che implica fedeltà a Dio, ricca di benedizioni e sicurezze, mentre la seconda – ossia quella dei ribelli alle prescrizioni divine – fatta di stenti, di pericoli, e di malattia.<br />
<span id="more-1936"></span><br />
Prima dell’ingresso nella terra promessa, Israele dovette pronunciare sul monte Gherizim le benedizioni promesse da Dio per coloro che lo avrebbero seguito, e sul monte Ebal le maledizioni riservate agli apostati (utilizzo questo termine perché, nel caso specifico, benedizioni e maledizioni erano legate al popolo ebraico, che aveva conoscenza di Dio, e non si applicavano ad altri popoli: far ricadere su di sé le maledizioni quindi significava allontanarsi volontariamente da quel Dio con il quale si nutriva una relazione: è ovvio che i popoli pagani circostanti non avevano questo tipo di rapporto):</p>
<blockquote><p>Ma se non ubbidisci alla voce del SIGNORE tuo Dio, se non hai cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti e tutte le sue leggi che oggi ti do, avverrà che tutte queste maledizioni verranno su di te e si compiranno per te (<strong>Dt.28:15</strong>)</p></blockquote>
<p>Gesù però spiegherà ai suoi discepoli che le malattie (in senso generale) non vengono necessariamente dalla colpa di qualcuno, essendo queste conseguenze “<em>normali</em>” della nostra natura decaduta, che riflette a livello fisico ciò che è vero a livello spirituale. Alcune malattie, proprio come la cecità di quell’uomo, erano poi addirittura da considerare “<em>alla gloria di Dio</em>”: infatti, attraverso l’imminente guarigione che Gesù gli avrebbe arrecato, quell’uomo avrebbe capito qualcosa di essenziale del suo rapporto con Dio, mediante la fede che di lì a poco avrebbe riposto in Cristo.</p>
<p>La lebbra però era particolarmente invalidante, perché da un lato aveva ricadute sociali pesantissime, e dall’altro era forse la malattia che più richiamava il concetto di peccato e di separazione: sono infatti molti gli episodi nell’Antico Testamento nei quali possiamo leggere di persone colpite da questo male come conseguenza della propria opposizione a Dio. Secondo le prescrizioni che troviamo nel libro del Levitico, in particolare al cap.13, possiamo vedere come al lebbroso fosse imposta una quarantena forzata, lontano dai luoghi abitati, e come egli dovesse portare dei piccoli campanelli legati alle vesti e al corpo, in modo che i “<em>sani</em>”, udendoli, potessero rendersi conto della loro vicinanza. Inoltre, tali malati dovevano annunciare il proprio arrivo – qualora avessero dovuto attraversare zone abitate, urlando “l’impuro! l’impuro!”, anche in questo caso per avvertire la popolazione della loro presenza. Una condizione estremamente difficile, tra il dolore fisico delle piaghe che coprivano il corpo, e il dolore interiore causato dall’evidente umiliazione e solitudine, che sfociava nell’emarginazione – cosa che spesso spingeva i malati a unirsi per formare delle piccole compagnie di disperati, come nel caso che stiamo analizzando parlando del brano di Luca cap.17.</p>
<p>Abbiamo poi letto che uno di questi dieci era samaritano, ed il fatto che ne venga fatta menzione specifica dà ad intendere che gli altri (o perlomeno, parte del resto della “<em>compagnia</em>”) non lo fossero: in nessun caso normale della vita sociale del tempo si sarebbe potuta incontrare una compagnia “<em>mista</em>”, costituita di Giudei e Samaritani, visto l’odio secolare che i due popoli nutrivano reciprocamente. Davanti alla sventura, però, ogni differenza artefatta viene a cadere, e si riesce a vedersi per ciò che si è in realtà: uomini che condividono la medesima sofferenza. Tutto il resto – fosse anche un odio secolare causato da fattori culturali – si rivela per ciò che è davvero: questioni di assoluto secondo piano, immediatamente scartabili quando ci si confronta con avvenimenti ben più importanti.</p>
<p>Ad ogni modo, seguire il pensiero dei giudei dell’epoca ci può aiutare a fare alcune considerazioni in merito all’intera vicenda: nell’episodio della guarigione dei lebbrosi c’è un importante simbolismo che ci riguarda in prima persona, e che merita di essere analizzato, per riflettere sul nostro rapporto personale con Dio.</p>
<p><strong>Il parallelo attuale</strong><br />
Se la lebbra simboleggia il peccato, non c’è uomo sulla terra che possa dirsi “<em>non lebbroso</em>”: tutti infatti abbiamo in noi il germe della ribellione verso Dio, che dai tempi dei nostri progenitori viene trasmesso alle generazioni successive, proprio come una malattia ereditaria. Sappiamo vedere la nostra lebbra? Riusciamo a soffrire per le piaghe che comporta avere questa malattia? Oppure, guardando al nostro prossimo, facciamo a gara a chi è meno lebbroso e quindi – secondo i nostri canoni – più santo? Il primo passo che l’uomo deve necessariamente compiere nel suo rapporto con Dio è rendersi conto della propria malattia. Per il lebbroso era semplice: le conseguenze esteriori del suo male erano il segnale più evidente che qualcosa in lui non andava. La nostra lebbra invece è nascosta, è dentro di noi. E parlando di come essa si manifesti, c’è da dire che nessun altro uomo può rendersi conto del nostro stato, se non lo vogliamo far conoscere. Ma non è possibile ingannare Dio. Spesso critichiamo il mondo, con frasi come «<em>guarda cos’è diventato l’uomo</em>», «<em>l’uomo è diventato simile ad una bestia</em>», ecc., quasi volessimo allontanare l’idea che anche noi siamo uomini, quegli uomini, e che come tali, siamo vittime di quel processo che giudichiamo cercando di guardarlo da fuori, come se non ci toccasse. È dura ammettere di essere lebbrosi. Certo è Dio che matura in noi la convinzione di peccato, e che ci permette di vedere cosa siamo secondo il suo punto di vista, ma l’uomo – nel suo orgoglio masochista – può anche scegliere di non ascoltare quel richiamo al ravvedimento, negando di aver bisogno di un Salvatore. Ma per quanto si sforzi di negare, questo non rimuoverà da lui la sua lebbra, il suo peccato, ed il bisogno di Dio che effettivamente ha.</p>
<p>I dieci, vedendo passare Gesù e conoscendone la fama, lo invocano di avere pietà di loro. Qui si pone una domanda interessante: chi è per noi Gesù? I lebbrosi lo chiamarono “<em>maestro</em>”, potremmo dire “<em>insegnante</em>”. È soltanto questo? È solo un personaggio particolarmente illuminato, che ha insegnato concetti come amore, fratellanza, spiritualità? Nel corso della storia quanti personaggi si sono presentati come predicatori di questi valori? Nel suo insegnamento Gesù è stato sicuramente radicale, ma ha mostrato ampiamente come le nozioni che presentava fossero reali. Chi incrociava il suo cammino e lo vedeva all’opera, non poteva fare a meno di riconoscerlo per ciò che diceva di essere, e che in effetti era: il Figlio di Dio. Nel nostro “<em>cammino di lebbrosi</em>”, ecco che incrociamo Gesù: lo ignoriamo? Lo ascoltiamo per un momento, fin dove ci piace sentire il suo insegnamento, per poi lasciarlo e andare a sentire qualcun altro? Oppure lo invochiamo a gran voce, perché sappiamo che soltanto Lui ha il potere di cambiare il nostro stato? I dieci uomini conoscevano bene la loro malattia, e sapevano le sofferenze che essa causava. Quando videro Gesù, si rivolsero a Lui nello stesso modo in cui una persona che sta morendo di sete cerca l’acqua, l’unico elemento per sfuggire ad una morte certa. Tutto ha inizio rendendosi conto del nostro stato penoso; ma una volta che si matura questa convinzione, come ci poniamo nei confronti di Gesù, dal momento che Egli è la sola via che conduce alla salvezza?</p>
<p>L’ordine di Gesù per i dieci è «<em>andate a mostrarvi ai sacerdoti</em>»: secondo la legge di Mosé, il sacerdote aveva, tra le altre cose, l’incarico di verificare l’avvenuta guarigione di un lebbroso, per riammetterlo nella comunità. I dieci non erano ancora guariti, le loro piaghe erano ancora evidenti, ma partirono lo stesso, e questo è un grande esempio di fede nelle parole che Cristo rivolse loro. Non ci fu tentennamento o indugio, ma si misero in marcia verso Gerusalemme senza contestare. Questa vicenda è qualcosa di assolutamente speculare a ciò che accade nella vita del credente: quando invochiamo la grazia ed il perdono di Cristo, con cuore sincero, Gesù ci permette di essere coperti dal valore del suo sacrificio, ed il suo invito di “<em>andare a mostrarci ai sacerdoti</em>” incarna la nostra vita, che da quel momento in avanti vivremo per fede, e anche se non potremo vedere sparire immediatamente le nostre piaghe, potremmo credere nella promessa di Cristo di essere stati riconciliati con Dio. La nostra marcia verso Gerusalemme si concluderà nel futuro, quando alla presenza di Dio verrà constatata la nostra completa guarigione dal peccato, in virtù dei meriti di Cristo, e ci sarà quindi concesso l’ingresso nel suo regno eterno. </p>
<p>È interessante notare che Gesù era in cammino verso Gerusalemme, e i dieci gli andavano incontro: possiamo quindi ipotizzare che essi procedessero in direzione opposta a quella della città santa. Ma Gesù gli chiede di cambiare direzione: questo è l’esempio della “<em>conversione</em>” (dal gr.<strong> μετανοια </strong> = cambiare direzione), secondo la quale, in risposta all’invito di Cristo, smettiamo di procedere nella via in cui ci siamo incamminati, per iniziare a percorrere quella indicata da Gesù, verso la “<em>città santa</em>” (verso il suo regno). Questo non riguarda soltanto la persona che incontra Cristo per la prima volta. Può capitare (e capita) che per eccessiva leggerezza, superficialità, o altri motivi più seri tendiamo a deviare da quella strada in cui Cristo ci ha messi. Siamo pronti ad ascoltare la sua riprensione, il suo consiglio, e a riprendere il cammino secondo la volontà di Dio?</p>
<p>Nella vita di un vero discepolo di Cristo, inoltre, non può mancare la riconoscenza: quando sapremo guardare a noi stessi secondo quanto Gesù ha fatto per noi, allora non potremo fare a meno di ringraziarlo, e di ritornare a Lui per lodarlo ed adorarlo, perché eravamo malati e siamo stati guariti, perché il nostro destino naturale era di confrontarci con l’ira divina, ma ci è stata fatta grazia, e abbiamo la promessa della salvezza. Nove tra quei lebbrosi non tornarono a ringraziare Cristo per la loro guarigione: e quanti, oggi, vogliono soltanto un palliativo momentaneo alle loro sofferenze, e cercano miracoli ad ogni costo, oppure desiderano avere vantaggi senza dover dipendere da nessuno, senza dover ringraziare nessuno? Se per quei nove Gesù, in fondo, non era molto più che l’”<em>uomo dei prodigi</em>”, da sfruttare secondo il proprio bisogno, rimane comunque da considerare che non furono quei lebbrosi a sentirsi dire che la propria fede li aveva salvati, ma solo il samaritano, che ritornò per fare ciò che doveva, sentì queste parole dal Signore.</p>
<p>Da questo episodio della vita di Gesù è possibile comprendere meglio la differenza che corre tra una fede vera, che diventa e rimane stabile, e una fede “<em>di comodo</em>”, esercitata solo nel bisogno, ma che viene immediatamente accantonata non appena vengono meno i problemi che spingono ad affidarsi a Gesù. Certo tutti e dieci i lebbrosi hanno ottenuto la loro guarigione momentanea, ma questo non era che un segno, affinché capissero realmente chi si trovavano davanti. Verosimilmente, ciascuno di quei lebbrosi guariti avrà dovuto confrontarsi nuovamente con altre malattie, altre difficoltà, e infine morire. A cosa gli è quindi giovato il benessere di qualche anno, e anche il fatto di essere ristabiliti nella loro normale condizione sociale, se alla fine hanno mancato di riconoscere ciò che Gesù stava davvero offrendo loro?</p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Se è vero che ciascun uomo è affetto dalla “<em>lebbra spirituale</em>” che abbiamo discusso, non è però automaticamente vero che se ne renda conto: la società nella quale viviamo, infatti, predica valori che sono contrari alla Parola di Dio: sotto la maschera della tolleranza e del rispetto delle idee, vengono propinate filosofie di pensiero che accantonano Dio, affermando al tempo stesso che l’uomo può redimersi da solo, e che è in continuo cammino verso un futuro migliore – previsione, questa, la cui costante falsità è visibile agli occhi di tutti. Ad ogni modo vediamo come sia vero che, oggigiorno, ciò che è “<em>male</em>” venga chiamato “<em>bene</em>”, e viceversa. A chi vogliamo credere? Di chi ci vogliamo fidare? Vogliamo mettere la nostra fede in una visione falsa della nostra esistenza, oppure – dando ascolto a Dio – preferiamo volgere lo sguardo verso noi stessi, per renderci conto delle nostre sozzure, e del bisogno che abbiamo di essere purificati da Cristo? Se ti riconosci “<em>lebbroso</em>”, sia che tu non abbia mai seguito il Signore, e sia tu possa dire di essere un “<em>seguace stagionato</em>”, l’offerta di Gesù è sempre davanti a noi, e attende di essere accettata. Il libro dei Proverbi afferma che «<em>il giusto cade sette volte e si rialza</em>», e questo è possibile unicamente per la grazia di quel Dio che ci ama, e che continua a chiamarci per iniziare, o continuare, un cammino con Lui. “<em>Andate a mostravi ai sacerdoti</em>” è un invito alla santificazione, al compimento di questo cammino con l’atteggiamento di chi sa di servire un Dio grande, che non manca di portare avanti la sua opera di perfezionamento in noi, fino a renderci – quando saremo nella sua gloria – conformi, simili, all’immagine di Cristo. Ed è un invito che “<em>prende forma</em>” nel momento in cui viene udito; ancora oggi il Signore ci chiede di “andare”: poniamo, come i lebbrosi del racconto, la nostra fiducia in Lui iniziando (o riprendendo) a percorrere il sentiero che Egli ha tracciato per noi, ricordando – come il samaritano – che se avremo il privilegio di essere sottratti al giudizio finale non sarà stato per meriti, per casualità, o per altri motivi dipendenti dalle circostanze o da noi stessi, ma sarà stato solamente e completamente per quella grazia che Dio ci ha rivelato nel suo Unigenito Figlio, unico tramite per la salvezza dell’umanità.</p>
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		<title>Cosa affermano le Scritture sull&#8217;eucarestia?</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 23:43:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il video che proponiamo oggi è una nostra piccola creazione, che intende offrire alcuni spunti di riflessione sul tema dell&#8217;«eucarestia»: possiamo trovare sue indicazioni nel contesto biblico? Si tratta davvero di un sacramento che è in grado di elargire grazia, oppure la Bibbia ha qualcos&#8217;altro da dirci in proposito? Lungi dal voler fornire una trattazione esaustiva dell&#8217;argomento, questo filmato intende sottolineare alcuni aspetti che è possibile approfondire, sia autonomamente che, per quanti lo desiderassero, in sede di commento. Buona visione!</p>
<p align=center><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/_2jpZn8Z6IU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/_2jpZn8Z6IU&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Superstizione in diretta TV</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 18:25:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«&#8230;È inopportuno che il servizio pubblico dedichi trasmissioni agli oroscopi. Il rischio è che si sfrutti la superstizione, la credulità o la paura, in particolare delle categorie di utenti psicologicamente più vulnerabili. La delibera 34 del marzo 2005 dell&#8217;Agcom chiede che le trasmissioni di televendita di servizi di astrologia non traggano in inganno il pubblico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/12/zodiaco.jpg" style="border:1px solid lightgray;" vspace=1 hspace=5 align=left /><strong>«</strong><font style="color:gray;">&#8230;È inopportuno che il servizio pubblico dedichi trasmissioni agli oroscopi. Il rischio è che si sfrutti la superstizione, la credulità o la paura, in particolare delle categorie di utenti psicologicamente più vulnerabili. La delibera 34 del marzo 2005 dell&#8217;Agcom chiede che le trasmissioni di televendita di servizi di astrologia non traggano in inganno il pubblico. Non sarebbe utile estendere tale disposizione a tutte le trasmissioni? Ancor di più quando si tratta di servizio pubblico e in prima serata?</font><strong>»</strong></p>
<p>Con questa dichiarazione, il Consiglio Nazionale degli Utenti ha commentato la scelta del <span style="color: blue; border-bottom:1px dashed blue;" title="Consiglio di Amministrazione">CdA</span> Rai di inserire, nel palinsesto televisivo di Raidue, la puntata speciale de «I fatti vostri» dedicata all&#8217;oroscopo per l&#8217;anno 2010, regolarmente andata in onda ieri sera nonostante la levata di scudi che è stata fatta contro di essa. Non è la prima volta che ciò accade, ma nonostante un&#8217;ampia fetta di utenza si dichiari scontenta della presenza di una tale trasmissione sui canali pubblici, essa continua ad essere proposta, promettendo costantemente che l&#8217;anno successivo verrà valutato il malcontento degli utenti prima di stilare il palinsesto. Il <span style="color: blue; border-bottom:1px dashed blue;" title="Consiglio Nazionale degli Utenti">CNU</span> ne fa (giustamente, dal suo punto di vista) una questione di carattere prevalentemente sociale, date le pesanti ricadute che la superstizione ha dimostrato (e tutt&#8217;ora dimostra) di avere nel nostro Paese, particolarmente vulnerabile sotto questo aspetto rispetto ad altre nazioni. Le stime relative al numero di italiani che ogni anno diventano vittime di sedicenti «operatori dell&#8217;occulto» è impressionante, e se da un lato una trasmissione come quella condotta da Paolo Fox non ha certo il fine di nuocere direttamente, c&#8217;è comunque da considerare che contribuisce ad alimentare un clima già pesante di suo, «<em>cementando</em>», nella mente di chi presta ascolto, concetti superstiziosi che risultano dannosi a causa dei processi mentali che scatenano.<br />
<span id="more-1914"></span><br />
Per nostro conto, pur condividendo appieno la visione secondo cui la superstizione vada affrontata come «<em>piaga sociale</em>», desideriamo commentarla brevemente secondo quanto esposto nella Parola di Dio, la Bibbia, per valutare quale sia il pensiero di Dio su questo argomento. Partiamo intanto con il dare una definizione di cosa sia la superstizione: secondo il dizionario etimologico, essa è un complesso di «stravaganti pratiche di culto, proibite dalla vera religione, nel falso concetto di attirarsi il favore delle divinità; falsa idea delle pratiche religiose, nelle quali si pone soverchia fiducia o soverchio timore».</p>
<p>Detto in altri termini, essere superstiziosi significa porre la propria «<em>fede</em>» (nel vero senso del termine) in cose che non sono Dio: oggetti, riti, istituzioni, persone, ecc.. Quando si «<em>crede</em>» in qualcosa estraneo a Dio, si sta cadendo nella superstizione, ossia una sorta di «falsa religione», che, proprio in quanto tale, inganna chi la esercita. Tutte le pratiche divinatorie hanno un aspetto in comune: far credere che il «<em>futuro</em>» di un individuo sia in qualche modo «<em>nascosto</em>» ma accessibile, e che possa essere letto ed interpretato. I metodi sono diversi, ma il punto di partenza e quello di arrivo sono identici: si può trattare di oroscopo, di tarocchi, perfino di necromanzia&#8230;.ma in ciascuna di queste pratiche si parte da un &#8220;oggetto&#8221; che dovrebbe contenere i segni da leggere, e si finisce per analizzarlo a questo fine.</p>
<p>Le Scritture parlano di Dio come di «<em>Colui che ha creato i cieli e li ha spiegati, che ha disteso la terra con tutto quello che essa produce, che dà il respiro al popolo che c&#8217;è sopra e lo spirito a quelli che vi camminano</em>» (<strong>Is.42:5</strong>), e partendo da tale affermazione, la quale ricorre infinite volte (benchè sotto altre forme) nella rivelazione biblica, possiamo fare, come credenti, una dichiarazione assoluta: la vita dell&#8217;uomo è in mano a Dio, i cui occhi sono costantemente sulle sue creature, e al quale nulla può sfuggire di ciò che accade, perchè niente avviene senza il suo beneplacito. Quale «<em>futuro</em>» possiamo sperare di scorgere, per esempio, in un fondo di caffé, oppure in un astro che percorre inerte la sua orbita, quando c&#8217;è una volontà divina che opera al di sopra di ogni cosa? Ed è proprio questo il danno maggiore che deriva dalle pratiche superstiziose: allontanano dalla riflessione su Dio e dalla possibilità di avere una relazione con Lui, andando invece ad esaltare la menzogna.</p>
<p>Su quest&#8217;ultima affermazione molti sarebbero contrari, e asserirebbero invece che si tratta di metodi come altri per «<em>dialogare</em>» con il divino: si tratta di quelle persone che fanno del sincretismo il proprio modo di vivere la spiritualità, mescolando accozzaglie di differenti dottrine filosofiche e religiose nel tentativo di costruirsi un «<em>dio personale</em>», secondo le proprie voglie, e affermando &#8211; mentendo a sé stessi &#8211; che sia quello autentico. Esistono individui che dicono poi di amare il Dio che presenta Sé stesso nella Bibbia, ma poi non esitano a &#8220;<em>curiosare</em>&#8221; nell&#8217;occulto con astrologia, tarocchi, e ogni altra diavoleria (è il caso di dirlo) solletichi la loro naturale tendenza all&#8217;idolatria &#8211; perchè in fondo, di questo si tratta. «<em>Dicono</em>» di avere un qualche tipo di «<em>devozione</em>» verso Dio, ma con i fatti dimostrano che ciò non è vero. Il credente che vuole davvero onorare Dio, seguirà invece la volontà che Egli ha rivelato nelle Scritture, la quale &#8211; tra le altre cose &#8211; fa completa proibizione all&#8217;uomo di avere a che fare con una qualsivoglia forma di occultismo: Dio conosce la pericolosità di tali pratiche per noi, e sa che esse ci rendono incapaci di vivere un corretto rapporto con Lui, e per questo ci intima con forza di allontanarci da ciò che Egli non considera buono.</p>
<p>Ritornando però al nostro discorso principale, cosa potremmo affermare? Oroscopo, «<em>male del mondo</em>»? Sarebbe sciocco non tenere in considerazione il resto di mali che affliggono l&#8217;umanità, davanti ai quali l&#8217;oroscopo sembra assumere i connotati di questione di piccolissimo conto. Al tempo stesso, però, l&#8217;eccessiva sottovalutazione del problema, come abbiamo accennato, può essere pericolosa al pari di argomenti ritenuti più seri: pur tralasciando gli eccessi di chi non esce di casa perchè un uomo barbuto ha affermato che la giornata sarà infausta, anche chi apparentemente non raggiunge questi livelli di paranoia finisce col credere che i corpi celesti (entità inerti) possano avere influenze occulte sulla vita delle persone (ed ovviamente non ci stiamo riferendo al magnetismo, realtà fisica che non ha nulla a che spartire con gli incontri che un uomo nato in un certo periodo dell&#8217;anno farà in un dato giorno). Una tale persona mancherà di vedere come non esista, in realtà, un «<em>destino</em>» propriamente detto, perchè l&#8217;intera vita dell&#8217;uomo è dispiegata come un rotolo di pergamena davanti a Colui che tiene in mano e guida la storia del mondo &#8211; e non potendo percepire la realtà grandiosa del Dio che ci concede la vita e desidera condurci, tale persona vivrà costantemente in balìa degli eventi, senza mai avere certezze assolute, ma provando un continuo senso di smarrimento e di insicurezza che cercherà di acquietare in molti modi, senza però mai riuscirci davvero.</p>
<p>L&#8217;uomo ha certamente la necessità di «<em>tranquillità</em>», ma essa deve essere genuina, non artefatta; l&#8217;uomo ha bisogno di quel sentimento di pace che nasce dalla certezza della mano di Dio su ogni situazione della nostra esistenza. E una tale tranquillità non la si acquisisce a colpi di superstizione, ma la si coltiva iniziando un rapporto con questo Dio che non si stanca di cercarci, rapporto in cui ci renderemo progressivamente sempre più conto di come Egli provveda ai nostri bisogni reali, anche quando attraverseremo situazioni difficili. Non è nelle stelle che è presente il nostro destino, ma solo e unicamente nei pensieri di un Dio che ama le sue creature, e che giorno dopo giorno mette loro davanti fatti e situazioni per stimolarle a riflettere sul bisogno che esse hanno di ripararsi alla sua ombra e di relazionarsi con Lui.</p>
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		<title>Il senso del Natale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 17:24:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;augurare un sereno periodo di festa a tutti i nostri lettori, desideriamo condividere due video per far riflettere sulla realtà dell&#8217;evento natalizio, che sebbene non sia avvenuto nel momento in cui il mondo lo festeggia, è stato l&#8217;evento storico di maggior rilevanza, grazie al quale, ancora oggi, è aperta la prospettiva di una vita con un proposito eterno per chiunque accetta il dono che Dio ha voluto fare all&#8217;umanità nella persona del suo amato figlio Gesù. Buona visione, e un sincero augurio di un felice Natale.</p>
<p align=center>
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</p>
<p><span id="more-1908"></span><br />
(ringraziamo, per il precedente filmato, Luca Rigamonti, vocalist del gruppo <a href="http://www.sound4him.it" target="_blank">Sound4Him</a>, che ha composto il video)</p>
<p align=center>
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Su7tK6gfsXM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/Su7tK6gfsXM&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Il regalo più prezioso</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 19:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un periodo così particolare come quello natalizio, mentre il mondo si ammanta di buonismo e si produce in corse disperate all&#8217;ultimo acquisto, o all&#8217;organizzazione di questo o quell&#8217;altro evento, desideriamo invitare ogni lettore ad una pausa &#8211; proprio qui, davanti allo schermo. Per i prossimi dieci minuti, non sarete più in ritardo per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/12/pacchetto_regalo.jpg" style="border:1px solid lightgray;" align=left hspace=5 vspace=1 />In un periodo così particolare come quello natalizio, mentre il mondo si ammanta di buonismo e si produce in corse disperate all&#8217;ultimo acquisto, o all&#8217;organizzazione di questo o quell&#8217;altro evento, desideriamo invitare ogni lettore ad una pausa &#8211; proprio qui, davanti allo schermo. Per i prossimi dieci minuti, non sarete più in ritardo per le compere, non penserete alla scelta tra lo starvene a casa un paio di giorni o andare a sciare, e non vi farete condizionare da spot pubblicitari che vorrebbero farvi credere che in questo periodo potete fare cose impossibili durante il resto dell&#8217;anno. Vorrei fare a ciascun lettore una domanda: ti é mai capitato, mentre organizzavi qualcosa di importante, di dimenticarti di un dettaglio essenziale? A me é capitato, sono cose che succedono &#8211; tutto é preparato nei minimi particolari, eppure ci siamo scordati di quell&#8217;elemento che avrebbe reso tutto perfetto, e che avrebbe fatto la differenza.</p>
<p>Con il Natale non é diverso: si guarda alle meritate ferie (per chi ha la benedizione di poterne godere), al tempo con la famiglia, si pensa ai vari regali da fare ai propri cari, si organizzano pranzi e cene, si ricerca quell&#8217;atmosfera che ci fa stare bene, a nostro agio. Tutte cose lecite e buone, ma troppo sovente dimentichiamo un «<em>dettaglio</em>» fondamentale: chi stiamo festeggiando a Natale? Nell&#8217;antichità c&#8217;era l&#8217;usanza, in occasione di grandi festività o di eventi particolari, di scambiarsi doni per manifestare la propria gioia: oggi, i doni arrivano quasi su ordinazione, e stiamo educando le nuove generazioni ad attendere particolari periodi dell&#8217;anno solo perché «se fanno i bravi, magari qualcuno gli porta ciò che desiderano». Non manca un pezzo? Dov&#8217;é l&#8217;evento per il quale manifestare quella gioia a cui accennavo? Nella società odierna, una grande deficienza che mi sento di sottolineare é la mancanza di motivazioni: tutto si fa perché «<em>si deve fare</em>», perché «<em>é tradizione</em>», ma non sono molti quelli che vanno alla radice dei loro gesti. Farai un regalo ad un tuo caro? Bene, ma qual é la tua motivazione? Se questo dono glielo consegnassi tra due settimane, avrebbe lo stesso senso? E se rispondi di no, qual é allora il senso che dai al tuo gesto in questo periodo? Molti esclamerebbero: «Che discorsi sono? Si fa così perché&#8230;.é Natale!» (tipico esempio di ragionamento circolare, dove non si arriva ad una conclusione). Evidentemente, la risposta é altrove.<br />
<span id="more-1900"></span><br />
In queste pagine abbiamo parlato molto di come la data di nascita di Cristo non sia realmente il 25 Dicembre, portando prove bibliche e storiche a riguardo. Ci siamo soffermati sulla critica della tradizione cattolica, che nel tentativo di assimilare a sé i pagani che arrivavano dal mitraismo, ha «<em>fissato</em>» per Cristo lo stesso giorno di nascita del dio Mitra, in modo da «<em>ammorbidire</em>» i fedeli di quest&#8217;ultimo. Quindi siamo perfettamente coscienti del fatto che, in sé, il giorno di Natale non sia riconducibile a nulla di concreto (e, anzi, di tutti i mesi dell&#8217;anno, la tradizione ha scelto quello meno probabile, e basta confrontarsi con il contesto che l&#8217;evangelista Luca ci descrive nel suo Vangelo per rendersene conto). Ma la maggior parte delle persone ignora tutto questo, e di conseguenza segue una tradizione di cui non conosce l&#8217;errore. Cosa vogliamo fare? Limitarci alla critica, oppure prendere queste persone per mano? Quando l&#8217;apostolo Paolo giunse ad Atene, si dispiaque nel vedere la quantità di idoli e déi che gli ateniesi adoravano. Ma non si scagliò contro di loro ferocemente, criticando la loro cultura, bensì &#8211; notando che essi avevano anche un altare dedicato alla «divinità sconosciuta» &#8211; spiegò che ciò che essi non conoscevano, lui era lì a presentarglielo, a renderglielo noto. </p>
<p>Quindi, la priorità per il credente dovrebbe essere quella di presentare Cristo a chi non lo conosce (e parlo di una conoscenza che non si esaurisce nell&#8217;intellettuale, ma che va nel pratico di una relazione con Dio), senza attaccarsi a ragionamenti accessori, ma andando al cuore del problema. Il motivo di tale necessità? Semplice e complesso al tempo stesso &#8211; Cristo é l&#8217;unica Via affinché l&#8217;uomo possa apparire giustificato davanti a Dio. Nessun uomo può soddisfare la giustizia divina, perché ciascuno é marchiato dal peccato di ribellione a Dio, e tutti sono meritevoli della sua condanna, perché mancanti al suo cospetto. Non importa quanto possiamo sforzarci di essere «buoni», quasi volessimo auto-redimerci: la condizione in cui versiamo é disperata, e soltanto attraverso la croce di Cristo &#8211; sulla quale Egli morì come sacrificio sostitutivo al posto di ciascuno di noi &#8211; possiamo ricevere il perdono divino, e la certezza della vita eterna. Un giorno a noi sconosciuto di circa duemila anni fa, Gesù é venuto al mondo come Dio incarnato, per prendere su di sé il peccato del quale non potevamo sbarazzarci in altra maniera. Con il suo «natale», Cristo preparò il dono più grande possibile, offrendolo a chiunque sappia riconoscersi per ciò che siamo &#8211; esseri bisognosi della grazia di Dio. </p>
<p>Spesso ci focalizziamo sull&#8217;immagine del bambino paffutello al centro dell&#8217;attenzione, e non realizziamo invece l&#8217;«uomo dei dolori» che Gesù dovette divenire per condurre alla salvezza chiunque crede in Lui. Il profeta Isaia, vissuto diverse centinaia di anni prima Cristo, parlò della sofferenza di Gesù in questi termini:</p>
<blockquote><p>«Chi ha creduto a quello che abbiamo annunziato? A chi è stato rivelato il braccio del SIGNORE? Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l&#8217;iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l&#8217;agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. Dopo l&#8217;arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della sua generazione chi rifletté che egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c&#8217;era stato inganno nella sua bocca. Ma il SIGNORE ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l&#8217;opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell&#8217;anima sua vedrà la luce, e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, perché ha dato sé stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.» (<strong>Isaia, cap.53</strong>)</p></blockquote>
<p>Quanto può essere gioioso il Natale? Poco o tanto, nella misura in cui capiamo di essere oggetto di un così grande amore da parte di Cristo, tale da non farlo esitare nel donare la propria vita per ciascuno di noi. E anche se il mondo dovesse dirti che non vali niente, Dio ti dimostra invece che hai un valore immenso: per donarti la salvezza eterna, il sangue del Figlio di Dio é stato ritenuto un prezzo accettabile, che valeva la pena pagare. Un costo immenso, ma adeguato alla preziosità che ogni essere umano possiede agli occhi di Dio. Alla conclusione di questo articolo, quindi, vorrei invitarti a controllare meglio sotto il tuo albero di Natale: vedrai un pacco semplice, senza fronzoli o ornamenti che attraggano la vista, e probabilmente un po&#8217; impolverato &#8211; perché era lì già negli anni passati, ma non l&#8217;hai mai notato, o l&#8217;hai considerato cosa di poco conto. Quel pacco é da parte di Dio, ed é proprio per te. Se ancora non l&#8217;hai fatto, apri quel pacco, perché contiene tutto ciò di cui realmente hai bisogno: poni la tua fede in Cristo, che si é fatto uomo e ti ha amato così tanto da dare la propria vita per te, per farti comparire giustificato dinanzi a Dio, e permetterti di entrare a far parte di coloro che non saranno contati tra i ribelli, ma che sono invece coperti dai meriti del Messia e hanno ricevuto da Dio la promessa di essere resuscitati a vita eterna nel suo regno senza fine. </p>
<p>Con la sincera speranza che questo possa realizzarsi nella vita di ognuno che sta leggendo queste righe, porgiamo a ciascuno i nostri più cari auguri di un sereno Natale, da vivere nel suo significato più completo.</p>
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		<title>La stele di Eliodoro</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 18:47:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[antioco]]></category>
		<category><![CDATA[epifane]]></category>
		<category><![CDATA[hanukka]]></category>
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		<category><![CDATA[maccabei]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gerusalemme, 15 dic.</strong> &#8211; (Adnkronos) &#8211; E&#8217; un antico comunicato reale che descrive l&#8217;incarico ad un nuovo esattore di tasse. E il suo testo, decifrato dopo che quattro recenti reperti archeologici sono stati riuniti, conferisce una chiara verosimiglianza agli avvenimenti che causarono la rivolta dei Maccabei nel 167-164 a.C. e alla storia di Hanukka. Il significato del comunicato, inviato dal re siro-greco Seleuco IV (187-175 a.C.) ai governanti della Giudea, è emerso quando si è capito che tre frammenti di pietra con iscrizioni, trovati a Tel Maresha di Beit Guvrin tra il 2005 e il 2006, dovevano essere riuniti a un più grande pezzo di stele, donata al Museo d&#8217;Israele nel 2007. La ricostituita stele, o tavola inscritta, riporta un testo del re, datato 178 a.C: undici anni prima della rivolta dei Maccabei. La notizia della ricomposta stele di Eliodoro, come è stata ribattezzata dagli archeologi israeliani, è stata annunciata dal quotidiano «Jerusalem Post» citato dal sito on line <a href="http://www.israele.net" target="_blank">Israele.net</a>. La stele contiene istruzioni per il suo capo ministro Eliodoro, riguardanti l&#8217;incarico, conferito ad un certo Olimpiodoro, di cominciare a raccogliere denaro da tutti i templi della regione, cosa che segnò l&#8217;inizio di un periodo negativo nella politica dei seleucidi rispetto all&#8217;autonomia ebraica. Quel periodo culminò in una spietata persecuzione da parte dei seleucidi ai danni degli ebrei di Giudea, e nelle misure restrittive per il Tempio del 168-167 a.C., che generarono la rivolta dei Maccabei, come viene ricordato nella storia di Hanukka. I tre pezzi più piccoli, che provengono dalla base della stele, sono stati dissotterrati sotto l&#8217;egida dell&#8217;Istituto dei seminari archeologici di Ian Stern.<br />
<strong>Fonte:</strong> <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/ARCHEOLOGIA-ISRAELE-E-STATA-RICOMPOSTA-LA-STELE-DI-ELIODORO_4111181735.html">Adnkronos.com</a></p>
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		<title>Berlusconi aggredito, qualche considerazione</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 18:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[aggressione]]></category>
		<category><![CDATA[berlusconi]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/12/berlusconi_facebook.jpg" align=left hspace=5 vspace =0 width=130 height=110 style="border:1px solid lightgray;"/>Dopo aver letto il titolo di questo articolo, molti lettori si staranno giustamente chiedendo cosa ci faccia un post del genere su un blog come SoloVangelo.it. Desidero soddisfare immediatamente questa curiosità, fornendo una  risposta piuttosto semplice al quesito: su queste pagine non abbiamo mai fatto politica (e, a Dio piacendo, ci asterremo anche in futuro da questo), proprio perché non vogliamo distogliere l&#8217;attenzione da quello che é il nostro intento principale, ossia presentare tematiche legate al rapporto tra Dio e l&#8217;uomo, e commentare fatti di attualità secondo tale ottica. Dunque, se oggi mi appresto a scrivere qualche riga sull&#8217;accaduto di due giorni fa, ossia l&#8217;aggressione al primo ministro Berlusconi, é perchè ho ravvisato nella vicenda uno spunto di riflessione che ho ritenuto di condividere, e che ancora una volta é segnale della veridicità delle affermazioni che le Sacre Scritture fanno sull&#8217;uomo. Non é quindi un articolo di taglio politico, ed in nessuna sua parte verranno affermati concetti «<em>nascosti</em>» o aventi un duplice significato.</p>
<p>Ma andiamo con ordine: un bambino, incuriosito da un formicaio, decide di «armarsi» di lente di ingrandimento per osservare più da vicino i piccoli insetti, calandosi di fatto tra di loro attraverso immagini rese decisamente più apprezzabili e chiare grazie all&#8217;ausilio della lente. Se il bambino si facesse però affascinare dalla lente, ed iniziasse ad osservare questo strumento anziché utilizzarlo per analizzare le formiche, non riuscirebbe a comprendere la realtà del formicaio, ossia non potrebbe acquisire maggiori conoscenze su ciò che inizialmente era il suo reale obiettivo.<br />
<span id="more-1879"></span><br />
Allo stesso modo, credo che l&#8217;aggressione al premier non sia qualcosa da considerare come un evento a sé stante, ma rappresenti invece una «<em>lente di ingrandimento</em>» per guardare meglio qualcos&#8217;altro &#8211; e questo «<em>qualcosa</em>», altro non é che l&#8217;animo umano. In che modo un episodio come questo, tutto sommato isolato e &#8211; ahimé &#8211; oggi piuttosto comune, può fornirci un dettaglio così elevato? Alcune considerazioni: come prima cosa, sappiamo come l&#8217;aggressore di Berlusconi soffra di problemi mentali, e di conseguenza sarebbe errato valutare l&#8217;accaduto come se fosse ispirato da una matrice politica: quand&#8217;anche l&#8217;aggressore avesse maturato convinzioni politiche opposte a quelle del suo bersaglio, certo non possiamo dire che esse abbiano costituito il fondamento delle sue azioni, dal momento che é presente a monte uno stato patologico. D&#8217;altra parte, in caso contrario, episodi come quello discusso dovrebbero avvenire ogni giorno, ma grazie al Cielo non é così.</p>
<p>Certo, quelle che sono apparse sui quotidiani sono immagini crude (anche se decisamente meno di molte altre), dalle quali difficilmente ci si può distaccare serenamente per valutare se dietro ad esse sia presente qualcosa di più profondo, ma é necessario farlo &#8211; perché se da un lato é umanamente comprensibile rimanere basiti davanti ad un volto sanguinante e sbigottito, d&#8217;altro canto l&#8217;eco che un tale accaduto ha incontrato può fornirci un inquietante termometro sulla sensibilità umana, che faremo meglio ad analizzare.</p>
<p>Nel giro di poche ore, infatti, sono nati decine di «<em>fan club</em>» virtuali pronti a tessere le lodi dell&#8217;aggressore di Berlusconi, gruppi sui quali viene elogiato il gesto dell&#8217;uomo come «<em>coraggioso</em>», «<em>meritevole di onore</em>», ed altri appellativi che mal si sposano con l&#8217;immagine del volto ferito di una persona di 73 anni. È evidente che il problema non risiede tanto nell&#8217;accaduto in sé (quante persone vengono aggredite ogni giorno?), quanto piuttosto nella coscienza delle persone che gioiscono dell&#8217;accaduto. È forse sbagliato dire che la mano che ha eseguito questo gesto sia stata «<em>virtualmente accompagnata</em>» dall&#8217;intenzione di coloro che oggi esultano? In questa sede non stiamo tenendo conto delle responsabilità giuridiche (anche perché, fortunatamente, c&#8217;è chi può farlo decisamente meglio di noi), ma piuttosto ci stiamo chiedendo quanta reale diversità esista tra il desiderare ardentemente qualcosa, ed il muoversi affinché si realizzi. Con questa considerazione non intendo certo istituire una sorta di «<em>tribunale mentale</em>» che condanni i pensieri &#8211; ci mancherebbe altro -, ma piuttosto fare riflettere sullo stato nel quale molti rischiano di precipitare: quando si arriva a non considerare il prossimo come degno di rispetto in quanto uomo, al di là dell&#8217;essere d&#8217;accordo con quanto egli rappresenti o pensi, si é sull&#8217;orlo della de-umanizzazione, con tutto ciò che ne consegue.</p>
<p>Certo, a seconda della propria inclinazione politica si potrà condividere o meno un determinato programma, che se da un lato favorisce alcune classi sociali, dall&#8217;altro ne invalida altre, con risvolti decisamente pesanti. Ma per gestire problemi di questo tipo, l&#8217;uomo possiede tutti gli strumenti che la democrazia stessa gli mette a disposizione: il diritto al voto libero, il proponimento di programmi alternativi, e ogni sorta di attività che metta in condizione di avere un confronto costruttivo per tutte le parti in causa. Troppo utopistico? Forse sì, perlomeno in una società che torna ad approvare quantomeno l&#8217;aggressione fisica come mezzo lecito per dirimere problemi che per loro stessa natura necessiterebbero di altri percorsi (a meno di non voler ripiombare nella «<em>dittatura della clava</em>», dove si sostituisce al principio democratico la sopraffazione di chi si vede come «<em>avversario</em>»). </p>
<p>Quindi, guardando oltre l&#8217;accaduto in sé, possiamo notare come questa «<em>lente di ingrandimento</em>» ci permetta di vedere più chiaramente come spesso il buonismo che viene adottato in determinate situazioni sia pronto a trasformarsi in volontà di nuocere quando qualcosa incontra il nostro disappunto. Siamo capaci di gesti apparentemente nobili (campagne sociali, slanci di generosità, ecc.), ed al contempo di covare odio verso i nostri simili, arrivando ad esultare quando qualcuno mette in atto ciò che in molti speravano. Secondo un&#8217;angolazione appena diversa, vediamo come ognuno possieda il proprio metro personale di giustizia, che ritiene essere l&#8217;unico autentico e meritevole di essere utilizzato. Plaudere al danneggiamento di un uomo é sempre qualcosa da condannare, per il semplice motivo che nessun uomo ha il diritto di ritenersi superiore ad un&#8217;altro. Ma la nostra società ha dimenticato questo presupposto fondamentale dell&#8217;umanità nella misura in cui ha voluto allontanarsi dalla verità rivelata da Dio nella sua Parola, la quale ci vede tutti uguali, e tutti bisognosi di appellarci al Giusto Giudice, l&#8217;Unico che possa valutare le nostre vie con giustizia. Come ebbe a scrivere l&#8217;apostolo Giacomo, «<em>l&#8217;ira dell&#8217;uomo non compie la giustizia di Dio</em>» (<strong>Gc.1:20</strong>), e quanto migliore sarebbe il nostro mondo, se sapessimo coltivare un maggior rispetto e timore di Dio, lasciando a Lui il compito di giudicare secondo quello che é il suo metro di misura (che ha veramente poco a che spartire con i nostri metri individuali, guastati dall&#8217;imperfezione che abbiamo in noi)? </p>
<p>Chiudo queste riflessioni con un brano che l&#8217;apostolo Paolo scrisse ai credenti di Roma per invitarli a perseguire ciò che è possibile soltanto in Cristo &#8211; brano che spero possa essere uno spunto di meditazione per ciascuno, in modo da considerare quali siano alcuni dei propositi di Dio per il nostro «vivere sociale»:</p>
<blockquote><p>«Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all&#8217;ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore. Anzi, «se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete, dagli da bere; poiché, facendo così, tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo». Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (<strong>Ro.12:16-21</strong>)
</p></blockquote>
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		<title>Il concetto di perfezione nelle Scritture</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 21:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[perfezione]]></category>
		<category><![CDATA[tamim]]></category>
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		<description><![CDATA[Propongo oggi alcune brevi riflessioni, frutto di un recentissimo scambio di opinioni, sul concetto di «perfezione» indicato dalla Bibbia quando in essa viene utilizzato tale termine. Si tratta di un articolo scritto di getto, e come tale sicuramente ampliabile, ma che ho ritenuto di mantenere in questa forma proprio per dare uno stimolo all&#8217;approfondimento personale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2007/12/biblecloseuppage.jpg" width=120 height=90 align=left hspace=5 vspace=0 style="border:1px solid lightgray;"/>Propongo oggi alcune brevi riflessioni, frutto di un recentissimo scambio di opinioni, sul concetto di «perfezione» indicato dalla Bibbia quando in essa viene utilizzato tale termine. Si tratta di un articolo scritto di getto, e come tale sicuramente ampliabile, ma che ho ritenuto di mantenere in questa forma proprio per dare uno stimolo all&#8217;approfondimento personale, evitando il tentativo (comunque sempre parziale) di sviscerare l&#8217;argomento in questa sede. Quando, nello scorrere le Scritture, ci imbattiamo nel termine «perfetto», non possiamo esimerci (in qualità di occidentali, figli della cultura latina e greca) dall&#8217;operare, seppur inconsciamente, una sorta di divisione tra il soggetto descritto nel testo ed il concetto di perfezione che gli viene attribuito, «spersonalizzando» quindi tale qualità fino a farle rivestire i panni di un ideale irraggiungibile. Mi spiego meglio: Giacomo, per esempio, nella sua epistola afferma che «<em>chi non sbaglia nel parlare é un uomo perfetto</em>» (<strong>Giac.3:2</strong>). </p>
<p>Nel descrivere un «<em>uomo perfetto</em>», saremmo tentati &#8211; proprio sotto l&#8217;influenza culturale che ci caratterizza &#8211; ad immaginare una sorta di super-uomo, di un rigore morale quasi inarrivabile, e capace di categorie di pensiero che esseri privi di tale caratteristica non possono sperare di raggiungere: con il termine «<em>perfezione</em>», anche se non lo ammettiamo direttamente, siamo soliti intendere qualcosa che già sfugge dalla sfera dell&#8217;umano, e che in qualche modo le é superiore. Se tale modo di intendere la perfezione fosse reale (perlomeno secondo il concetto biblico), allora ciò significherebbe che, secondo il pensiero dell&#8217;apostolo Giacomo, il fatto di moderarsi nel parlare renderebbe l&#8217;uomo capace di trascendere sé stesso, concetto invece completamente estraneo all&#8217;insegnamento della Scrittura (e quantomeno bizzarro già di per sé, a dire il vero).<br />
<span id="more-1850"></span><br />
Capire il significato della parola «<em>perfezione</em>» alla luce delle lingue scritturali é molto importante per evitare di cadere in errori grossolani che ci conducano a considerare il cristianesimo come un percorso di tipo ascetico, oppure che ci portino a maturare convinzioni diverse da quelle che in realtà il testo comunica. Vediamo quindi l&#8217;etimologia biblica di tale espressione: «<em>perfetto</em>» é il termine che gli scritti neotestamentari rendono come <font color=#FF0000><strong>τελειος</strong></font> («teleios»), e che l&#8217;ebraico dell&#8217;Antico Testamento indica come <font color=#0000FF><strong>תמם </strong></font> («tamim»). Entrambe le espressioni richiamano il senso della completezza (applicabile a diversi campi, non ultima la crescita mentale e morale), così come l&#8217;integrità, l&#8217;assenza di difetti in un dato campo, la rettitudine, l&#8217;assenza di biasimo.<br />
Non indicano cioé caratteristiche che sfuggono dal piano umano, per elevarsi al di sopra di esso, ma più «<em>semplicemente</em>» si tratta di termini collegati ad un modo di essere o di porsi, contrariamente alle categorie greche posteriori al II secolo d.C., che vedono invece nella «<em>perfezione</em>» qualcosa di assoluto, che una volta afferrato va a ricoprire l&#8217;interezza dell&#8217;oggetto al quale si riferisce. Sapere questo ci aiuta a ridimensionare diversi aspetti che probabilmente, influenzati come siamo dalla nostra cultura, vengono interpretati male ad una prima lettura dei testi interessati. Vediamo quindi tre esempi dell&#8217;utilizzo scritturale del termine:</p>
<p>«<em>Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, finché non si trovò in te la perversità</em>» (<strong>Ez.28:15</strong>)<br />
In questo caso, il profeta Ezechiele sta parlando, per ispirazione divina, del capo degli angeli ribelli. Di quest&#8217;ultimo é detto che, fintanto che in lui non si trovò perversità, egli era «<em>perfetto</em>» (תמם «tamim») nelle sue vie. Tale espressione, posta in questo contesto e considerata alla luce del significato etimologico del termine, designa l&#8217;integrità morale, che satana ha abbandonato ribellandosi a Dio. Non é cioé riferita ad una presunta inarrivabilità di questo angelo (e questo brano in effetti non parla di ipotetiche «<em>posizioni gerarchiche</em>» di tale essere), ma più «semplicemente» indica la sua condotta, che per un periodo é stata «<em>integra</em>», ossia conforme alle disposizioni divine, e successivamente é divenuta «perversa» (non più «tamim»).</p>
<p>«<em>Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste</em>» (<strong>Mt.5:48</strong>)<br />
Questa indicazione di Gesù, se considerata secondo la nostra cultura, parrebbe indicare qualcosa di impossibile: come potrebbe l&#8217;uomo fallace essere &#8220;<em>perfetto</em>&#8221; allo stesso modo di Dio? Considerando però che il termine τελειος («teleios») si riferisce tra le altre cose alla rettitudine, possiamo capire  l&#8217;invito del Signore ad essere imitatori di Dio quanto all&#8217;integrità morale, ossia perseguendo quei principi che Egli ha stabilito come valori assoluti. Logicamente saremo <em>«imitatori in piccolo</em>», ma il metro di misura non sarà ciò che noi pensiamo relativamente alla giustizia, bensì a quello che Dio pensa.</p>
<p>«<em>Gesù gli disse: «Se vuoi essere perfetto, va&#8217;, vendi ciò che hai e dàllo ai poveri, e avrai un tesoro nei cieli; poi, vieni e seguimi».</em>» (<strong>Mt.19:21</strong>)<br />
In questo caso, vediamo Gesù fornire una risposta al giovane ricco, il quale domandava cosa ancora gli mancasse per entrare nel regno dei cieli, dal momento che seguiva fedelmente le disposizioni della legge mosaica. La risposta del Signore rivela un ulteriore aspetto del termine τελειος, che in questo caso assume il senso di «<em>adatto a</em>». Potremmo leggere il versetto in questo modo: «Se vuoi essere <u>adatto al</u> regno dei cieli, va&#8217;, &#8230;». Questo senso lo si può trovare anche nel cerimoniale ebraico: in molti passi del libro del Levitico, ad esempio, viene indicato come gli animali sacrificali dovessero essere «tamim», ossia privi di difetti, adatti ad essere offerti a Dio: in una parola, «<em>perfetti</em>» per il compito assegnato.</p>
<p>La «<em>perfezione</em>» alla quale Dio si riferisce nella sua Parola non é mai l&#8217;ideale irraggiungibile dall&#8217;uomo che l&#8217;abbiamo resa nel corso della storia. Ed é importante saperlo, proprio perché sia noto che il Signore non ci desidera «<em>perfetti</em>» nel senso ascetico, ma «<em>adatti per ciò che dobbiamo compiere</em>», ed «<em>integri</em>» nella nostra vita di credenti. Tale «<em>perfezione pratica</em>» non é lasciata all&#8217;esclusiva frenesia dell&#8217;uomo, perché ci si affanni nel vano tentativo di afferrarla, di esserne degni, bensì é concessa a chiunque crede in virtù del sacrificio di Cristo il quale «<em>benché fosse Figlio, imparò l&#8217;ubbidienza dalle cose che soffrì; e, reso perfetto [adatto al compito, ndR], divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna</em>» (<strong>Eb.5:8-9</strong>). Abbiamo quindi la sicurezza che Cristo stesso ha provveduto a tutto ciò che era necessario per il nostro perfezionamento, fino a farci comparire «<em>adatti</em>» al regno di Dio, se desideriamo rispondere «<em><strong>sì</strong></em>» alla sua chiamata alla vita eterna.</p>
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		<title>La divinità di Cristo in Apocalisse</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 20:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><script language="JavaScript" src="http://www.laparola.net/popup.js"></script><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2008/10/bibbia_occhiali.jpg" width=130 height=100 align=left hspace=4 vspace=1 style="border:1px solid #DDDDDD;">In questo articolo é mia intenzione analizzare i passaggi conclusivi del testo di Apocalisse, libro che chiude la rivelazione divina per l&#8217;uomo, al fine di sottolineare alcuni insegnamenti sulla figura di Cristo in essi contenuti. Ci muoveremo prevalentemente tra il capitolo 21 ed il 22 del testo giovanneo, anche se qua e là saranno necessarie brevi «<i>escursioni</i>» altrove, finalizzate a completare il quadro evidenziato dall&#8217;apostolo di Cristo, che, durante il suo esilio sull&#8217;isola di Patmos, riceve una visione piuttosto complessa e articolata sulle vicissitudini che costituiranno il preludio all&#8217;eternità, inaugurata dalla vittoria definitiva di Cristo sulle potenze del male e dall&#8217;instaurazione completa del regno di Dio, nel contesto di una creazione rigenerata, e riportata totalmente al proposito divino originale.</p>
<p>Per poter fruire al massimo dell&#8217;articolo, é consigliata la lettura preventiva dei brani interessati, acquisendo quella visione di insieme che servirà per seguire meglio i concetti che svilupperemo. Invito quindi alla lettura del brano, per proseguire poi con le relative considerazioni<br />
[<a href="JavaScript:popup('ap21-22');">cliccare qui per una lettura dei capitoli 21 e 22 di Apocalisse</a> (verrà aperto un pop-up)]</p>
<p>Completata la lettura, passiamo ora a commentare quelli che sono i passi utili per considerare la figura del Cristo alla luce dell&#8217;insegnamento apocalittico.<br />
Nel citare le varie Scritture, utilizzeremo il doppio riferimento italiano/greco, in modo che sia evidente come la resa nella nostra lingua sia conforme alla grammatica del testo originale.</p>
<p><b>21:3</b> «Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio.» [gr. «<font color=#FF0000>και ηκουσα φωνης μεγαλης εκ του ουρανου λεγουσης ιδου η σκηνη του θεου μετα των ανθρωπων και σκηνωσει μετ αυτων και αυτοι λαοι αυτου εσονται και αυτος ο θεος εσται μετ αυτων θεος αυτων</font>»]<br />
<span id="more-1792"></span><br />
Nella visione é presente un grande trono, dal quale Giovanni sente provenire una voce che annuncia l&#8217;instaurazione del regno divino, nel quale Dio stesso abiterà in mezzo al suo popolo. L&#8217;espressione «<i>Dio con loro</i>» [gr. «<font color=#FF0000>θεος εσται μετ αυτων</font>»], anche se espressa nella lingua del Nuovo Testamento, ci aiuta a tracciare un importante parallelo con un brano del profeta Isaia, che nel preannunciare la nascita verginale del Cristo, utilizzò questa espressione:<br />
«Il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.» (<b>Is.7:14</b>)</p>
<p>Le nostre traduzioni bibliche espongono «<i>Emmanuele</i>» quasi fosse un nome proprio, mentre sappiamo che il nome del Cristo é Gesù: infatti, l&#8217;originale ebraico del passo fa riferimento al significato del termine «imanu-el» [ebr. «<font color=#FF0000>עמּנוּ-אל</font>»], che significa appunto «con noi [<font color=#FF0000>עמּנוּ</font>, "im-anu"] Dio [<font color=#FF0000>אל</font>, "el"]. Il passo di Isaia andrebbe quindi reso come «<i>Il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà &#8220;Dio con noi&#8221;</i>». Nel passo di Ap.21:3, quindi, viene fatto implicito riferimento alla figura di Cristo, che l&#8217;apostolo Giovanni stesso, nel suo Vangelo, spiega essere «l&#8217;unigenito Dio che rende possibile la conoscenza del Padre» (<b>Gv.1:18</b>), proprio in virtù della loro intima correlazione [gr. «<font color=#FF0000>ομοούσιος</font>», stessa sostanza]</p>
<p><b>21:5-7</b> «Colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere», e aggiunse: «Ogni cosa é compiuta. Io sono l&#8217;alfa e l&#8217;omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell&#8217;acqua della vita. Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio.» [gr. «<font color=#FF0000>και ειπεν ο καθημενος επι του θρονου ιδου καινα παντα ποιω και λεγει μοι γραψον οτι ουτοι οι λογοι αληθινοι και πιστοι εισιν και ειπεν μοι γεγονεν εγω ειμι το α και το ω η αρχη και το τελος εγω τω διψωντι δωσω εκ της πηγης του υδατος της ζωης δωρεαν ο νικων κληρονομησει παντα και εσομαι αυτω θεος και αυτος εσται μοι ο υιος</font>»]</p>
<p>«Colui che siede sul trono»: la figura del trono richiama da sempre il concetto di autorità, che nel caso analizzato, tenendo conto del contesto che stiamo considerando, é di tipo assoluto. Un ruolo di questo genere non può essere contemporaneamente esercitato da due personaggi differenti, perché, per definizione, il potere divino é al di sopra di ogni altro potere, e non può quindi avere un peso uguale a quello di qualsiasi altra autorità minore. Detto questo, limitiamoci per ora a proseguire, notando un particolare interessante: colui che siede sul trono definisce sé stesso come «l&#8217;alfa e l&#8217;omega, il principio e la fine». Tale affermazione é la stessa che pronuncerà poco dopo lo stesso Gesù, del quale leggiamo, al capitolo 22 vv.13, la seguente affermazione:</p>
<p><b>22:13</b> «Io sono l&#8217;alfa e l&#8217;omega, il primo e l&#8217;ultimo, il principio e la fine.» [gr. «<font color=#FF0000>εγω ειμι το α και το ω αρχη και τελος ο πρωτος και ο εσχατος</font>»]</p>
<p>Dal momento che, come abbiamo considerato, non é possibile che esistano due figure diverse in una sola posizione univoca, dobbiamo quindi dedurre che «Colui che siede sul trono» é Cristo, per assonanza di aggettivi. Oltre a ciò, notiamo come l&#8217;espressione «alfa e omega» sia già usata altrove, ma non sia apparentemente riferita alla stessa persona; in apertura al testo apocalittico, é infatti possibile leggere quanto segue:</p>
<p>«Io sono l&#8217;alfa e l&#8217;omega», <u>dice il Signore Dio</u>, «colui che è, che era e che viene, l&#8217;Onnipotente» (<b>Ap.1:8</b>)</p>
<p>La domanda sorge spontanea: se «alfa e omega» [gr. «<font color=#FF0000>το α και το ω</font>»] é un&#8217;espressione che denota eternità e potere assoluto, come é possibile che esistano due figure alle quali appartengono tali prerogative? Se esse fossero realmente due, dovremmo forzatamente migrare il monoteismo giudaico-cristiano verso una concezione politeista. Ma sapendo bene che «vi è un solo Dio e che all&#8217;infuori di lui non ce n&#8217;è alcun altro» (<b>Mc.12:32</b>), siamo obbligati a ricercare un&#8217;altra soluzione, la quale si trova laddove coloro che professano forme più o meno moderne di arianesimo non sanno o vogliono guardare.</p>
<p><b>21:22</b> «Nella città non vidi alcun tempio, perchè il Signore, Dio onnipotente, e l&#8217;Agnello sono il suo tempio.» [gr. «<font color=#FF0000>και ναον ουκ ειδον εν αυτη ο γαρ κυριος ο θεος ο παντοκρατωρ ναος αυτης εστιν και το αρνιον</font>»]</p>
<p>Con il termine «Agnello», Giovanni indica la figura di Cristo, esaltando quindi l&#8217;aspetto redentore di Colui che si é donato come vittima sacrificale per l&#8217;espiazione del peccato dell&#8217;uomo. Tale appellativo richiama quello usato dal Battista, il quale definì pubblicamente Gesù come «l&#8217;Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo» (<b>Gv.1:29</b>)<br />
Nel versetto apocalittico appena visto, ci troviamo di fronte ad un concetto simile al precedente: Giovanni dice di non vedere alcun tempio, e che il κυριος («Signore»), ossia Dio onnipotente, e l&#8217;Agnello, sono il tempio della città. Il tempio (al pari di un qualsivoglia altro edificio o costruzione) é un&#8217;entità unica, inscindibile sia secondo il profilo spaziale che quello temporale; tuttavia, in questo passo, esso pare trovare la sua totale realizzazione in due figure, ossia Dio e l&#8217;Agnello. Dal momento che il testo non ci parla di due templi, bensì di una sola entità, é logico dedurre che senza una delle due parti in causa, il tempio non sarebbe tale, bensì sarebbe incompleto. Dunque, siamo davanti a due possibilità: o Dio e l&#8217;Agnello sono figure equivalenti a livello di potere, ma separate come natura (cosa che, come già detto, presupporrebbe l&#8217;esistenza di due divinità paritarie, in aperto contrasto con tutto l&#8217;insegnamento biblico), oppure sono da considerarsi come la medesima persona (nel senso di facenti parte di una solida unità). È utile notare che, nel caso optassimo per la prima possibilità, l&#8217;errore nel quale incorreremmo scatenerebbe un paradosso: se sono necessari Dio e l&#8217;Agnello per realizzare il tempio, allora significa che quest&#8217;ultimo li «include» entrambi, con il risultato di definire il concetto di «tempio» come superiore, singolarmente, a Dio e all&#8217;Agnello. È evidente che si tratta di una strada non percorribile.</p>
<p>A conferma di questo, ed in riferimento al «trono» visto poc&#8217;anzi, é utile considerare ancora i versetti 1 e 3 del capitolo 22, nei quali si fa riferimento al «trono di Dio e dell&#8217;Agnello» (gr. «<font color=#FF0000>του θρονου του θεου και του αρνιου</font>»): anche in questo caso, vediamo come a fronte di un solo ruolo (quello dell&#8217;«occupante del trono», ossia della massima autorità) troviamo nuovamente Dio e l&#8217;Agnello come figure coesistenti nella stessa posizione. Il fatto che tali personaggi non possano essere separati é immediatamente deducibile osservando il complesso dei versetti 3 e 4, che afferma:</p>
<p><b>22:3-4</b> «Non ci sarà più nulla di maledetto. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell&#8217;Agnello; i suoi servi lo serviranno, vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte.» [gr. «<font color=#FF0000>και παν καταναθεμα ουκ εσται ετι και ο θρονος του θεου και του αρνιου εν αυτη εσται και οι δουλοι αυτου λατρευσουσιν αυτω και οψονται το προσωπον αυτου και το ονομα αυτου επι των μετωπων αυτων</font>»]</p>
<p>Notiamo infatti che subito dopo la referenza al «trono di Dio e dell&#8217;Agnello» (entità plurali), il tono del brano cambia improvvisamente al singolare: «i suoi servi lo serviranno, vedranno la sua faccia, porteranno il suo nome sulla fronte». Se un contesto apparentemente plurale viene ridotto alla persona singolare senza aggiungere dettagli di transizione, é lecito pensare che la pluralità «abbandonata» debba essere fatta risalire ad una molteplicità di aspetti legata ad un solo protagonista. Se, a fronte di queste nuove informazioni acquisite, rileggessimo il testo di Ap.3:12, potremmo sbilanciarci ancora di più sulla bontà di questa tesi. Il brano infatti recita:</p>
<p>«Chi vince io lo porrò come colonna nel tempio del mio Dio, ed egli non ne uscirà mai più; scriverò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, e della nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il mio Dio, e il mio nuovo nome.» (<b>Ap.3:12</b>)</p>
<p>Gesù afferma la sua volontà di «scrivere» diversi «nomi» su coloro che verranno annessi alla nuova creazione, mentre nel brano di Ap.22:3-4 abbiamo visto che il «nome» é uno soltanto: dobbiamo necessariamente pensare, dunque, che i quattro nomi di Ap.3:12 rappresentino un unico nome, in armonia con il testo conclusivo. Interessante notare inoltre che su questo aspetto il testo di Ap.3:12 presenta una struttura di tipo AB-BA: prima é specificato il «nome di Dio» (elemento &#8220;A&#8221;), poi quello della «città di Dio» (elemento &#8220;B&#8221;). Il terzo nome é quello della «città che scende dal cielo da presso Dio», ed essendo tale città la stessa appena considerata, dobbiamo assimilarla ad essa, ottenendo quindi un altro &#8220;B&#8221;. A questo punto, seguendo uno stile letterario piuttosto comune nella struttura generale delle Sacre Scritture, sappiamo di doverci attendere un ulteriore elemento che chiuda la catena della struttura, ma a ritroso: pertanto l&#8217;ultimo nome, quello che Cristo definisce «suo» deve rappresentare un elemento di «tipo A». Ecco che allora possiamo tracciare quasi una sorta di equazione, nella quale osservare che il «nome di Dio» equivale al «nuovo nome di Cristo». Ricordiamo inoltre che, specialmente in ambito giudaico, il concetto di «nome» si riferisce alla complessità della persona nominata: in altri termini, l&#8217;espressione «nome di Dio» deve far pensare alle varie caratteristiche etico-morali di Dio, così come agli attributi particolari che ne costituiscono l&#8217;essenza, più che al concetto meramente «anagrafico». Da questo vediamo che le «caratteristiche di Dio» sono le «caratteristiche di Cristo», in piena armonia con tutto l&#8217;insegnamento neotestamentario, in cui troviamo inoltre la promessa, valida per tutti coloro che credono in Cristo, di essere resi simili a Lui (soddisfando quindi completamente il contesto dell&#8217;apposizione dei «nomi/caratteristiche» di Ap.3:12).</p>
<p><b>21:23</b> «La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perchè la gloria di Dio la illumina, e l&#8217;Agnello è la sua lampada.» [gr. «<font color=#FF0000>και η πολις ου χρειαν εχει του ηλιου ουδε της σεληνης ινα φαινωσιν εν αυτη η γαρ δοξα του θεου εφωτισεν αυτην και ο λυχνος αυτης το αρνιον</font>»]</p>
<p>In questo caso, osserviamo invece una distinzione di ruolo delle due figure: la gloria di Dio é la luce della città, ma l&#8217;Agnello ne é la lampada, ossia il mezzo trasmissivo. Detto in altri termini, nello stesso modo in cui una lampada contiene la fiamma che, attraverso essa, rischiara il luogo in cui é posta, così l&#8217;Agnello ha in sé, contiene, manifesta, la gloria di Dio. È utile ricordare che Dio stesso, nella visione data al profeta Isaia, dichiarò:<br />
«Io sono il SIGNORE; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli.» (<b>Is.42:8</b>)</p>
<p>Se Dio non concede la propria gloria ad altri esseri, cosa potremmo dire dell&#8217;Agnello, che invece «contiene» tale gloria, la quale per mezzo di lui illumina la nuova creazione? Può un essere diverso da Dio (quindi, una semplice creatura) avere in sé la completa gloria di Dio? Le Scritture ci indicano di no. A tal proposito vediamo ancora il passo di Apocalisse 22:5:</p>
<p><b>22:5</b> «Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perchè il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli.» [gr. «<font color=#FF0000>και νυξ ουκ εσται εκει και χρειαν ουκ εχουσιν λυχνου και φωτος ηλιου οτι κυριος ο θεος φωτιζει αυτους και βασιλευσουσιν εις τους αιωνας των αιωνων</font>»]</p>
<p>In questo caso non é fatta menzione di diversità di ruoli o di figure multiple: mentre poco prima Giovanni ci ha descritto la situazione evidenziando la figura dell&#8217;Agnello come prominente (la gloria di Dio illumina, ma é l&#8217;Agnello a manifestare tale gloria, avendola in sé: ricordiamo che chi «contiene» deve essere maggiore o uguale rispetto al «contenuto»), ora sposta l&#8217;attenzione sulla causa prima («il Signore Dio li illuminerà»), prendendo di fatto le figure di Dio e dell&#8217;Agnello (sia nel primo che nel secondo caso) e «fondendole» in un unico personaggio, che al tempo stesso é quindi origine e portatore della luce. È più che lecito supporre che se sulla «scena» fossero effettivamente presenti due entità distinte in senso classico, Giovanni ce lo avrebbe fatto sapere, rimarcando nuovamente il concetto apparentemente dualistico visto sopra. Ma le cose stanno in maniera diversa, e il discepolo comunica fedelmente il contenuto della sua visione, che ruota attorno ad un&#8217;unica figura.</p>
<p><b>21:27</b> «E nulla di impuro né chi commetta abominazioni o falsità, vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell&#8217;Agnello.» [gr. «<font color=#FF0000>και ου μη εισελθη εις αυτην παν κοινουν και ποιουν βδελυγμα και ψευδος ει μη οι γεγραμμενοι εν τω βιβλιω της ζωης του αρνιου</font>»]</p>
<p>Qui il discorso verte su una delle «discriminanti» (in realtà, <u>la</u> discriminante) per l&#8217;ingresso nella nuova Gerusalemme: l&#8217;iscrizione nel libro della vita dell&#8217;Agnello. Già il re Davide fece riferimento a tale «libro» (nel Salmo 69), chiaramente in riferimento a Dio, in quanto non poteva ancora collegarlo alla figura dell&#8217;Agnello; ma qui la proprietà del «libro» é assegnata a Gesù. Il versetto di Ap.3:5 ci indica come Cristo possa disporre di questa sorta di «grande registro»: l&#8217;autorità di poter inscrivere o cancellare da esso i nomi degli uomini  é chiaramente di natura divina, perché presuppone la conoscenza intima di ciascun essere umano, e la capacità di giudicare con assoluta giustizia. Inoltre, tale potere é evidente segno di autorità completa sul creato, e non può quindi essere demandata ad esseri privi della caratteristica di divinità.</p>
<p>In ultimo, vediamo brevemente la parte di testo che rappresenta un po&#8217; la «firma» a tutto il libro dell&#8217;Apocalisse: al capitolo 22, vv.6, uno dei sette angeli che recavano i flagelli sulla terra assicurò Giovanni della bontà della visione ricevuta con la seguente espressione:</p>
<p><b>22:6</b> «Poi mi disse: «Queste parole sono fedeli e veritiere; e il Signore, il Dio degli spiriti dei profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra poco» [gr. «<font color=#FF0000>και ειπεν μοι ουτοι οι λογοι πιστοι και αληθινοι και κυριος ο θεος των αγιων προφητων απεστειλεν τον αγγελον αυτου δειξαι τοις δουλοις αυτου α δει γενεσθαι εν ταχει</font>»]</p>
<p>Apprendiamo quindi che l&#8217;intera rivelazione apocalittica origina da Dio, il quale ha mandato un suo messaggero per avvisare il suo popolo. Leggiamo allora il versetto 16, nel quale é Cristo stesso a parlare:<br />
<b>22:16</b> «Io, Gesù, ho mandato il mio angelo per attestarvi queste cose in seno alle chiese. Io sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino.» [gr. «<font color=#FF0000>εγω ιησους επεμψα τον αγγελον μου μαρτυρησαι υμιν ταυτα επι ταις εκκλησιαις εγω ειμι η ριζα και το γενος του δαβιδ ο αστηρ ο λαμπρος και ορθρινος</font>»]</p>
<p>L&#8217;angelo disse a Giovanni che era stato il Signore, il Dio degli spiriti dei profeti, ad inviare il suo angelo; ma ora, é Gesù stesso ad affermare di avere al proprio servizio quel messaggero, e di averlo inviato di sua volontà, per il compito che pochi versetti prima l&#8217;angelo stesso definiva come originato da Dio, completando quindi il parallelo forse più evidente ed immediato di tutto il libro. Fermiamo qui la nostra riflessione, lasciando quindi il compito a ciascun lettore di ultimare le proprie considerazioni personali, per verificare se, alla luce delle Scritture, il Cristo occupi una posizione subordinata, quasi fosse una «divinità» minore posta in un «pantheon cristianizzato», oppure se avevano ragione i primi credenti, della cui considerazione di Gesù si poteva rendere conto perfino un pagano come Plinio il giovane, tanto da fargli scrivere all&#8217;imperatore Traiano di come costoro si riunivano «<i>e cantavano un inno di lode a Cristo come a un dio</i>» (Ep.10,96)</p>
<p>Certo, nel tentativo di negare l&#8217;evidenza sarebbe possibile torcere questi testi senza fine, ed in effetti sono molti a prodursi in simili tentativi con lo scopo di difendere i propri punti di vista invece di abbracciare l&#8217;insegnamento biblico. Questi non fanno altro che replicare il comportamento dei farisei, che davanti al Messia promesso preferirono trincerarsi nelle proprie convinzioni storiche, piuttosto che mettersi in discussione per aprire il cuore a Colui che venne per la salvezza del mondo. Da parte nostra, ben lungi dal voler scrivere la parola «fine» su un argomento così delicato e complesso, desideriamo semplicemente limitarci ad esporre quanto affermato dalle Scritture stesse, rispettando l&#8217;avvertimento apocalittico di «non aggiungere né togliere nulla alle parole rivelate», affinché la Parola di Dio non venga presentata con uno scopo diverso da quello che invece ha: essere uno strumento di benedizione e salvezza per ogni essere umano. Con la speranza di aver fornito qualche interessante spunto di riflessione, invito quanti lo desidereranno ad intervenire con commenti e considerazioni sull&#8217;argomento.</p>
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		<title>L&#8217;importanza della dottrina</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 23:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proponiamo oggi un video decisamente interessante, tratto dal canale Youtube &#8220;TorniamoAlVangelo&#8220;, nel quale vengono esposte alcune riflessioni in merito alla necessità di assicurarsi della genuinità scritturale della dottrina che ciascun credente si trova a sostenere. Il titolo che é stato dato in origine alla clip non ci trova completamente d&#8217;accordo, in quanto riteniamo che l&#8217;insegnamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proponiamo oggi un video decisamente interessante, tratto dal canale Youtube &#8220;<a href="http://www.youtube.com/user/Torniamoalvangelo" target="_blank">TorniamoAlVangelo</a>&#8220;, nel quale vengono esposte alcune riflessioni in merito alla necessità di assicurarsi della genuinità scritturale della dottrina che ciascun credente si trova a sostenere. Il titolo che é stato dato in origine alla clip non ci trova completamente d&#8217;accordo, in quanto riteniamo che l&#8217;insegnamento principale del video vada ben oltre. Buona visione.
<p align=center>
<object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WebEnSmU00k&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/WebEnSmU00k&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>La disputa sul crocifisso: guardare oltre</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 20:46:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella giornata di oggi, la redazione del Corriere.it ha pubblicato una vignetta dedicata a quello che sembra essere diventato lo scandalo del momento, ossia la sentenza della Corte Europea per i diritti dell&#8217;uomo, la quale ha sancito di fatto l&#8217;illiceità dell&#8217;esposizione dei crocefissi in ambiente scolastico, ormai frequentato da ragazzi provenienti da diversi contesti culturali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/11/crocifisso-scuola.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray;"/>Nella giornata di oggi, la redazione del Corriere.it ha pubblicato una vignetta dedicata a quello che sembra essere diventato lo scandalo del momento, ossia la sentenza della Corte Europea per i diritti dell&#8217;uomo, la quale ha sancito di fatto l&#8217;illiceità dell&#8217;esposizione dei crocefissi in ambiente scolastico, ormai frequentato da ragazzi provenienti da diversi contesti culturali e religiosi, e che &#8211; secondo alcuni &#8211; si trovano a «<em>risentire negativamente</em>» dell&#8217;imposizione di un simbolo appartenente ad un altro credo. Nella vignetta in oggetto, é raffigurato Gesù Cristo, caricato della croce, che uscendo dall&#8217;edificio scolastico esclama: «<em>Hanno di nuovo scelto Barabba</em>».</p>
<p>Pur cogliendo la sottile ironia dell&#8217;ottimo Giannelli, autore della vignetta, non possiamo però esimerci dal constatare che la maggior parte delle persone concepisce la fede soltanto in ambito sacramentale e simbolistico, tanto che paventare l&#8217;ipotesi della rimozione di ciò che é, alla fin fine, solo un&#8217;immagine, scatena l&#8217;accusa di aver scelto Barabba, quasi questo equivalesse automaticamente al rigetto del Messia. Purtroppo la nostra società ci svela come tale repulsione sia già ben presente nonostante il crocifisso ancora in vista, e come le persone ne facciano un argomento di pura campanileria, rivestendosi di una bandiera che in realtà non gli appartiene. Troppi sono disinteressati verso Cristo ed il suo Messaggio, eppure oggi, all&#8217;udire questa notizia, appaiono scandalizzati. Se va loro storto qualcosa bestemmiano, ma eccoli lì, in prima linea a «<em>difendere</em>» un pezzo di legno che per essi non ha valore pratico, perché altrimenti il loro comportamento sarebbe differente.<br />
<span id="more-1773"></span><br />
Vi sono poi interi schieramenti politici che appellandosi alle «radici cristiane dell&#8217;Europa» puntano i piedi nel richiedere che i simboli della nostra cultura siano rispettati. Bella approssimazione: la cultura europea, tanto per cominciare, nasce in ambiente pagano, dal contesto greco-romano, e se si vuol parlare di «<em>cattolicesimo sacramentalista</em>» (diverso dal cristianesimo biblico, quindi) é necessario attendere il periodo dal Sacro Romano Impero in poi, quando la fede veniva spesso imposta con la forza o con l&#8217;astuzia, arrivando a sfociare in un potere totalitario come quello papale, che pretendeva (pretende?) di esercitare il dominio sulle anime degli impauriti ed ignoranti popolani. Sono convinto che chiunque potrà concordare sul fatto che queste non siano radici delle quali vantarsi. «<em>Hanno scelto di nuovo Barabba</em>» &#8211; no, la realtà é che non avevano scelto Cristo nemmeno quando le apparenze sembravano altre.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte della barricata, ad iniziare questo tam-tam mediatico, abbiamo un uomo che é ricorso alla Corte Europea perché si sentiva «minacciato» nel suo perseguire quello che non definisco in altro modo se non con il termine di «<em>proselitismo ateo</em>» all&#8217;indirizzo dei propri figli &#8211; minacciato da quell&#8217;innocuo simbolo che ad oggi é ancora presente nelle aule, anche se ignorato. È quantomeno ilare vedere come spesso le «<em>ferme ed inattaccabili</em>» convinzioni di coloro che negano Dio si rivelino solide quanto un castello di carte: se davvero questo uomo fosse sicuro della propria ideologia non temerebbe il confronto con ciò che lui disprezza e afferma essere falsità. Ma, probabilmente, nel suo intimo conosce quanto sia vano il tentativo di negare il Creatore, e per permettere a tale pallido convincimento di sussistere, non gli rimane altra scelta che il tentativo di erigere muri, barricate, con lo scopo di non entrare in contatto con quella realtà verso la quale si dimostra tanto ostile. Una situazione che, in qualche modo, ricorda quella dell&#8217;apostolo Paolo, che mentre ancora era fariseo, ma dovendo fare i conti con quella coscienza che gli faceva percepire la verità, si sentì dire dal Signore stesso «<em>ti é duro ricalcitrare contro il pungolo</em>».</p>
<p>La fede non é questione di simboli, di ammennicoli esteriori: la fede é qualcosa che riguarda l&#8217;uomo e Dio, senza intermediazioni di sorta. Può l&#8217;abolizione di un simbolo minare la fede di qualcuno? Essa allora non sarebbe vera fede, perché fondata su oggetti, su pratiche, su riti che non sono il Dio al quale portare la nostra adorazione. Le implicazioni della rimozione del crocefisso, molto realisticamente, hanno poco a che fare con il discorso fideistico: esse riguardano più che altro situazioni di tipo sociale, come ad esempio il confronto con l&#8217;Islam. E proseguendo un tale ragionamento, sono piuttosto sicuro del fatto che quegli schieramenti politici che tradizionalmente disprezzano le altre culture si metteranno in prima linea per difendere la presenza del crocifisso. Ma non lo faranno per amore di Cristo, o per convinzione storica (per quanto errata), bensì per semplice tornaconto verso il proprio programma.</p>
<p>Se la presenza del crocefisso nelle aule davvero rappresentasse un termometro affidabile per saggiare la fede dell&#8217;uomo (quella fede che non rimane solo nel teorico, ma che si riflette nel pratico &#8211; altrimenti non é vera fede), esso sarebbe già dovuto scomparire molti anni or sono. Con queste poche righe, me ne rendo perfettamente conto, non ho fatto altro che grattare la superficie del problema, ma ritengo che ciò che é davvero importante sia arrivare a capire che se il nostro cuore appartiene a Cristo non abbiamo bisogno di altro, ma in caso contrario, niente di quello che fa parte di una mera religiosità esteriore potrà rinnovarci e salvarci. Spero che questa vicenda ci aiuti a riflettere, come individui, sulla realtà della nostra vita davanti a Dio, mettendola in discussione per riscoprire che il cristianesimo non passa attraverso cose che si vedono, bensì vive in noi nella misura in cui noi stessi rimaniamo ancorati a Cristo, come i vitigni possono sussistere solo se attaccati alla vite.</p>
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		<title>Cenni e considerazioni su Halloween</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Oct 2009 09:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[31 ottobre]]></category>
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		<description><![CDATA[Da diversi anni ormai, la festa di Halloween ha preso piede anche nelle nostre città, andando ad arricchire i momenti di svago e goliardia per bambini di tutte le età, che, travestendosi secondo i più classici cliché dei film horror, scorrazzano per i quartieri esclamando quella frase che meno di un decennio fa potevamo ascoltare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/10/sahmain.jpeg" hspace=4 vspace=2 align=left style="padding:1px; border:1px solid #DDDDDD;"/>Da diversi anni ormai, la festa di Halloween ha preso piede anche nelle nostre città, andando ad arricchire i momenti di svago e goliardia per bambini di tutte le età, che, travestendosi secondo i più classici cliché dei film horror, scorrazzano per i quartieri esclamando quella frase che meno di un decennio fa potevamo ascoltare soltanto nei film americani: «<em>dolcetto o scherzetto?</em>». Per la maggior parte delle persone, questa «<em>festività d&#8217;importazione</em>» non rappresenta un particolare problema: in fondo, si pensa, si tratta di una ricorrenza di carattere fondamentalmente commerciale, come ne esistono altre. Dal momento che però in essa sono coinvolti i più piccoli, abbiamo ritenuto opportuno ricostruire brevemente la storia di questa celebrazione, in modo che i genitori e gli educatori in generale possano essere consapevoli delle radici che si nascondono dietro le innocue sembianze di una zucca intagliata. </p>
<p>La ricorrenza che oggi é chiamata Halloween era denominata Sahmain dalle popolazioni nordeuropee presso le quali era osservata. Come tutte le feste di origine celtica, cultura fortemente impregnata di concetti esoterici, essa era vissuta a due «<em>livelli</em>». Il primo di tali livelli era di carattere meramente «<em>materiale</em>», identificando nella notte del 31 Ottobre il termine della stagione del raccolto, momento precedente alla preparazione dei terreni per affrontare il rigore invernale.<br />
<span id="more-1760"></span><br />
Il Sahmain era però  carico, tra le altre cose, di un profondo simbolismo occulto: in quel giorno, si riteneva che forze mistiche non meglio specificate fossero all&#8217;apice della propria attività, e che la barriera di separazione tra il mondo terreno e quello degli spiriti si facesse più labile, permettendo quindi alle anime dei morti di ritornare nei luoghi frequentati durante la vita. Questi spiriti erano ritenuti piuttosto ostili, tanto che venivano organizzate celebrazioni e riti di vario genere allo scopo di placarne l&#8217;inquietudine, e fare in modo che la notte passasse senza particolari danni per la popolazione. Era inoltre usanza vestirsi con pelli di animale con lo scopo, da un lato, di acquisire la forza della bestia, e dall&#8217;altro di &#8220;<em>spaventare</em>&#8221; gli spiriti meno mordaci. Con il passare del tempo, i costumi di tale serata sono stati cambiati, finendo &#8211; come oggi &#8211; per rappresentare gli abitanti del mondo degli spiriti, più che gli impauriti popolani. </p>
<p>Le origini del Sahmain sono quindi intimamente connesse alla magia, alla stregoneria, al paganesimo.</p>
<p>Perfino gli adepti del satanismo considerano (oggi, non centinaia di anni fa) la notte del 31 Ottobre uno dei passaggi più importanti del loro «<em>calendario magico</em>»: é la notte di Candelora, uno dei cosiddetti “<em>sabba delle streghe</em>”. Presso alcune tradizioni, poi, tale festa ha addirittura preso a simboleggiare la morte di Dio. </p>
<p>Per quanto nella nostra cultura alcune cose vengano sottovalutate, o bollate come semplici superstizioni, c&#8217;é da considerare che tali festività sdoganano di fatto l&#8217;occultismo, facendolo apparire &#8220;divertente&#8221;, e facendo sì che molte persone abbassino la guardia nei suoi confronti. Se consideriamo poi che la maggior parte degli utenti di Halloween sono bambini, così vulnerabili ed influenzabili, non possiamo fare a meno di comprendere la pericolosità della questione, senza contare che tali tradizioni stanno inoltre silenziosamente scivolando anche all&#8217;interno di programmi scolastici «poco saggi».  </p>
<p>Una festa che onora i morti, gli spiriti, i demoni, le forze occulte: questo é il vero volto della ricorrenza alla quale vengono fatti partecipare i piccoli che dovremmo proteggere. Tutto avviene in un clima di gioia e spensieratezza, ma dietro ad esso sono presenti concetti che richiamano fortemente la morte. Ai nostri giorni il problema dell&#8217;occultismo é molto forte, perché esso viene inoculato a piccole dosi nelle nostre vite nei modi più sottili. I bambini di oggi hanno, fin dalla più tenera età, familiarità con concetti esoterici, con i quali entrano in contatto proprio sotto gli occhi dei genitori, attraverso molti cartoni animati e giochi più disparati. Tutto arriva sotto forma di «cose piacevoli, desiderabili», ma dietro ad un aspetto innocuo si nasconde la volontà di nuocere pesantemente: é quindi necessario essere informati sulla natura delle cose, per poter poi operare scelte consapevoli sulla base delle nozioni acquisite. </p>
<p>A fronte di tutto questo, riconosciamo ed affermiamo l&#8217;importanza di trovare solidi punti di riferimento nella Parola di Dio, la Bibbia, che sul pericolo a cui l&#8217;uomo si espone entrando in contatto con l&#8217;occulto impiega più di una parola. Al termine di queste righe, nella speranza di stimolare la riflessione personale su come rapportarsi a tali fenomeni, desideriamo pertanto condividere con i lettori un&#8217;esortazione che l&#8217;apostolo Paolo rivolse ai credenti di Efeso: </p>
<blockquote><p>«Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; recuperando il tempo perché i giorni sono malvagi. Perciò non agite con leggerezza, ma cercate di capire bene quale sia la volontà del Signore.» (<strong>Lettera agli Efesini, 5:15-17</strong>) </p></blockquote>
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		<title>Le 95 tesi di Lutero</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 23:04:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[1517]]></category>
		<category><![CDATA[95 tesi]]></category>
		<category><![CDATA[germania]]></category>
		<category><![CDATA[martin lutero]]></category>
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		<description><![CDATA[Quattrocentonovantadue anni fa, proprio il 31 Ottobre, sul portone della cattedrale di Wittenberg, veniva affisso da Martin Lutero il testo delle sue 95 tesi, con le quali metteva in discussione l&#8217;autorità papale sulla base delle Scritture, nonché l&#8217;utilità delle indulgenze, scatenando un profondo dibattito teologico che sfociò poi nella Riforma Protestante, e che ebbe l&#8217;effetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/10/luteranesimo.jpg" width=90 height=120 hspace=5 vspace=2 align=left />Quattrocentonovantadue anni fa, proprio il 31 Ottobre, sul portone della cattedrale di Wittenberg, veniva affisso da Martin Lutero il testo delle sue 95 tesi, con le quali metteva in discussione l&#8217;autorità papale sulla base delle Scritture, nonché l&#8217;utilità delle indulgenze, scatenando un profondo dibattito teologico che sfociò poi nella Riforma Protestante, e che ebbe l&#8217;effetto di riportare la Parola di Dio nelle mani dei suoi destinatari originali, ossia gli uomini, senza gerarchie o classi che si frappongano in quel rapporto che la creatura ha con il Creatore.<br />
<br/></p>
<div style="background-color:#EEEEEE;border:1px solid gray; padding:2px 2px 2px 2px;"><em>&#8230;L&#8217;avvocato imperiale gli contestò che quanto era scritto nei suoi libri era argomento di vecchie eresie ormai confutate e che non era possibile credere che la Chiesa fosse vissuta nell&#8217;errore sino all&#8217;arrivo di Lutero. Lutero si dichiarò pronto alla ritrattazione solo se lo avessero persuaso con scritti o con parole poiché egli non poteva andare contro la sua stessa coscienza. L&#8217;avvocato cesareo perse la pazienza: credeva il Martinus che la chiesa avesse sino ad allora errato? «Ebbene sì &#8211; rispose Lutero &#8211; ha sbagliato e per molti articoli; è chiaro come il sole e lo dimostrerò. Che Dio mi aiuti: sono pronto».</em></div>
<p>Nel giorno che ricorda uno tra gli avvenimenti di maggiore importanza della storia del cristianesimo, riproponiamo a seguire il testo integrale delle 95 tesi. Buona lettura!<br />
<span id="more-1732"></span></p>
<hr />
<strong>LE 95 TESI</strong></p>
<p>1. Il Signore e maestro nostro Gesù Cristo dicendo: &#8220;Fate penitenza ecc.&#8221; volle che tutta la vita dei fedeli fosse una penitenza.</p>
<p>2. Questa parola non può intendersi nel senso di penitenza sacramentale (cioè confessione e soddisfazione, che si celebra per il ministero dei sacerdoti).</p>
<p>3. Non intende però solo la penitenza interiore, anzi quella interiore è nulla se non produce esteriormente varie mortificazioni della carne.</p>
<p>4. Rimane cioè l&#8217;espiazione sin che rimane l&#8217;odio di sé (che è la vera penitenza interiore), cioè sino all&#8217;ingresso nel regno dei cieli.</p>
<p>5. Il papa non vuole né può rimettere alcuna pena fuorché quelle che ha imposte per volontà propria o dei canoni.</p>
<p>6. Il papa non può rimettere alcuna colpa se non dichiarando e approvando che è stata rimessa da Dio o rimettendo nei casi a lui riservati, fuori dei quali la colpa rimarrebbe certamente.</p>
<p>7. Sicuramente Dio non rimette la colpa a nessuno, senza sottometterlo contemporaneamente al sacerdote suo vicario, completamente umiliato.</p>
<p>8. I canoni penitenziali sono imposti solo ai vivi, e nulla si deve imporre in base ad essi ai moribondi.</p>
<p>9. Lo Spirito Santo dunque, nel papa, ci benefica eccettuando sempre nei suoi decreti i casi di morte e di necessità.</p>
<p>10. Agiscono male e con ignoranza quei sacerdoti, i quali riservano penitenze canoniche per il purgatorio ai moribondi.</p>
<p>11. Tali zizzanie del mutare una pena canonica in una pena del Purgatorio certo appaiono seminate mentre i vescovi dormivano.</p>
<p>12. Una volta le pene canoniche erano imposte non dopo, ma prima dell&#8217;assoluzione, come prova della vera contrizione.</p>
<p>13. I morituri soddisfano ogni cosa con la morte, e sono già morti alla legge dei canoni, essendone sollevati per diritto.</p>
<p>14. La integrità o carità perfetta del morente, porta necessariamente con sé un gran timore, tanto maggiore quanto essa è minore.</p>
<p>15. Questo timore e orrore basta da solo, per tacere d&#8217;altro, a costituire la pena del purgatorio, poiché è prossimo all&#8217;orrore della disperazione.</p>
<p>16. L&#8217;inferno, il purgatorio ed il cielo sembrano distinguersi tra loro come la disperazione, la quasi disperazione e la sicurezza.</p>
<p>17. Sembra necessario che nelle anime del purgatorio di tanto diminuisca l&#8217;orrore di quanto aumenti la carità.</p>
<p>18. Né appare approvato sulla base della ragione e delle scritture, che queste anime siano fuori della capacità di meritare o dell&#8217;accrescimento della carità.</p>
<p>19. Né appare provato che esse siano certe e sicure della loro beatitudine, almeno tutte, sebbene noi ne siamo certissimi.</p>
<p>20. Dunque il papa con la remissione plenaria di tutte le pene non intende semplicemente di tutte, ma solo di quelle imposte da lui.</p>
<p>21. Sbagliano pertanto quei predicatori d&#8217;indulgenze, i quali dicono che per le indulgenze papali l&#8217;uomo è sciolto e salvato da ogni pena.</p>
<p>22. Il papa, anzi, non rimette alle anime in purgatorio nessuna pena che avrebbero dovuto subire in questa vita secondo i canoni.</p>
<p>23. Se mai può essere concessa ad alcuno la completa remissione di tutte le pene, è certo che essa può esser data solo ai perfettissimi, cioè a pochissimi.</p>
<p>24. È perciò inevitabile che la maggior parte del popolo sia ingannata da tale indiscriminata e pomposa promessa di liberazione dalla pena.</p>
<p>25. La stessa potestà che il papa ha in genere sul purgatorio, l&#8217;ha ogni vescovo e curato in particolare nella propria diocesi o parrocchia.</p>
<p>26. Il papa fa benissimo quando concede alle anime la remissione non per il potere delle chiavi (che non ha) ma a modo di suffragio</p>
<p>27. Predicano da uomini, coloro che dicono che subito, come il soldino ha tintinnato nella cassa, l&#8217;anima se ne vola via.</p>
<p>28. Certo è che al tintinnio della moneta nella cesta possono aumentare la petulanza e l&#8217;avarizia: invece il suffragio della chiesa è in potere di Dio solo.</p>
<p>29. Chi sa se tutte le anime del purgatorio desiderano essere liberate, come si narra di S. Severino e di S. Pasquale?.</p>
<p>30. Nessuno è certo della sincerità della propria contrizione, tanto meno del conseguimento della remissione plenaria.</p>
<p>31. Tanto è raro il vero penitente, altrettanto è raro chi acquista veramente le indulgenze, cioè rarissimo.</p>
<p>32. Saranno dannati in eterno con i loro maestri coloro che credono di essere sicuri della loro salute sulla base delle lettere di indulgenza.</p>
<p>33. Specialmente sono da evitare coloro che dicono che tali perdoni del papa sono quel dono inestimabile di Dio mediante il quale l&#8217;uomo è riconciliato con Dio.</p>
<p>34. Infatti tali grazie ottenute mediante le indulgenze riguardano solo le pene della soddisfazione sacramentale stabilite dall&#8217;uomo.</p>
<p>35. Non predicano cristianamente quelli che insegnano che non è necessaria la contrizione per chi riscatta le anime o acquista lettere confessionali.</p>
<p>36. Qualsiasi cristiano veramente pentito ottiene la remissione plenaria della pena e della colpa che gli è dovuta anche senza lettere di indulgenza.</p>
<p>37. Qualunque vero cristiano, sia vivo che morto, ha la parte datagli da Dio a tutti i beni di Cristo e della Chiesa, anche senza lettere di indulgenza.</p>
<p>38. Tuttavia la remissione e la partecipazione del papa non deve essere disprezzata in nessun modo perché, come ho detto [v. tesi n°6], è la dichiarazione della remissione divina.</p>
<p>39. È straordinariamente difficile anche per i teologi più saggi esaltare davanti al popolo ad un tempo a prodigalità delle indulgenze e la verità della contrizione.</p>
<p>40. La vera contrizione cerca ed ama le pene, la larghezza delle indulgenze produce rilassamento e fa odiare le pene o almeno ne dà occasione.</p>
<p>41. I perdoni apostolici devono essere predicati con prudenza, perché il popolo non intenda erroneamente che essi sono preferibili a tutte le altre buone opere di carità.</p>
<p>42. Bisogna insegnare ai cristiani che non è intenzione del papa equiparare in alcun modo l&#8217;acquisto delle indulgenze con le opere di misericordia.</p>
<p>43. Si deve insegnare ai cristiani che è meglio dare a un povero o fare un prestito a un bisognoso che non acquistare indulgenze.</p>
<p>44. Poiché la carità cresce con le opere di carità e fa l&#8217;uomo migliore, mentre con le indulgenze non diventa migliore ma solo più libero dalla pena.</p>
<p>45. Occorre insegnare ai cristiani che chi vede un bisognoso e trascurandolo dà per le indulgenze si merita non l&#8217;indulgenza del papa ma l&#8217;indignazione di Dio.</p>
<p>46. Si deve insegnare ai cristiani che se non abbondano i beni superflui, debbono tenere il necessario per la loro casa e non spenderlo per le indulgenze.</p>
<p>47. Si deve insegnare ai cristiani che l&#8217;acquisto delle indulgenze è libero e non di precetto.</p>
<p>48. Si deve insegnare ai cristiani che il papa come ha maggior bisogno così desidera maggiormente per sé, nel concedere le indulgenze, devote orazioni piuttosto che monete sonanti.</p>
<p>49. Si deve insegnare ai cristiani che i perdoni del papa sono utili se essi non vi confidano, ma diventano molto nocivi, se per causa loro si perde il timor di Dio.</p>
<p>50. Si deve insegnare ai cristiani che se il papa conoscesse le esazioni dei predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di S. Pietro andasse in cenere piuttosto che essere edificata sulla pelle, la carne e le ossa delle sue pecorelle.</p>
<p>51. Si deve insegnare ai cristiani che il papa, come deve, vorrebbe, anche a costo di vendere &#8211; se fosse necessario &#8211; la basilica di S. Pietro, dare dei propri soldi a molti di quelli ai quali alcuni predicatori di indulgenze estorcono denaro.</p>
<p>52. È vana la fiducia nella salvezza mediante le lettere di indulgenza. anche se un commissario e perfino lo stesso papa impegnasse per esse la propria anima.</p>
<p>53. Nemici di Cristo e del papa sono coloro i quali perché si predichino le indulgenze fanno tacere completamente la parola di Dio in tutte le altre chiese.</p>
<p>54. Si fa ingiuria alla parola di Dio quando in una stessa predica si dedica un tempo eguale o maggiore all&#8217;indulgenza che ad essa.</p>
<p>55. È sicuramente desiderio del papa che se si celebra l&#8217;indulgenza, che è cosa minima, con una sola campana, una sola processione, una sola cerimonia, il vangelo, che è la cosa più grande, sia predicato con cento campane, cento processioni, cento cerimonie.</p>
<p>56. I tesori della Chiesa, dai quali il papa attinge le indulgenze, non sono sufficientemente ricordati né conosciuti presso il popolo cristiano.</p>
<p>57. Certo è evidente che non sono beni temporali, che molti predicatori non li profonderebbero tanto facilmente ma piuttosto li raccoglierebbero.</p>
<p>58. Né sono i meriti di Cristo e dei santi, perché questi operano sempre, indipendentemente dal papa, la grazia dell&#8217;uomo interiore, la croce, la morte e l&#8217;inferno dell&#8217;uomo esteriore.</p>
<p>59. S. Lorenzo chiamò tesoro della Chiesa i poveri, ma egli usava il linguaggio del suo tempo.</p>
<p>60. Senza temerarietà diciamo che questo tesoro è costituito dalle chiavi della Chiesa donate per merito di Cristo.</p>
<p>61. È chiaro infatti che per la remissione delle pene e dei casi basta la sola potestà del papa.</p>
<p>62. Vero tesoro della Chiesa di Cristo è il sacrosanto Vangelo, gloria e grazia di Dio.</p>
<p>63. Ma questo tesoro è a ragione odiosissimo perché dei primi fa gli ultimi.</p>
<p>64. Ma il tesoro delle indulgenze è a ragione gratissimo perché degli ultimi fa i primi.</p>
<p>65. Dunque i tesori evangelici sono reti con le quali un tempo si pescavano uomini ricchi.</p>
<p>66. Ora i tesori delle indulgenze sono reti con le quali si pescano le ricchezze degli uomini.</p>
<p>67. Le indulgenze che i predicatori proclamano grazie grandissime, si capisce che sono veramente tali quanto al guadagno che promuovono.</p>
<p>68. Sono in realtà le minime paragonate alla grazia di Dio e alla pietà della croce.</p>
<p>69. I vescovi e i parroci sono tenuti a ricevere con ogni riverenza i commissari dei perdoni apostolici.</p>
<p>70. Ma più sono tenuti a vigilare con gli occhi e le orecchie che essi non predichino, invece del mandato avuto dal papa, le loro fantasie.</p>
<p>71. Chi parla contro la verità dei perdoni apostolici sia anatema e maledetto.</p>
<p>72. Chi invece si oppone alla cupidigia e alla licenza del parlare del predicatore di indulgenze, sia benedetto.</p>
<p>73. Come il papa giustamente fulmina coloro che operano qualsiasi macchinazione a danno della vendita delle indulgenze.</p>
<p>74. Cosi molto più gravemente intende fulminare quelli che col pretesto delle indulgenze operano a danno della santa carità e verità.</p>
<p>75. Ritenere che le indulgenze papali siano tanto potenti da poter assolvere un uomo, anche se questi, per un caso impossibile, avesse violato la madre di Dio, è essere pazzi.</p>
<p>76. Al contrario diciamo che i perdoni papali non possono cancellare neppure il minimo peccato veniale, quanto alla colpa.</p>
<p>77. Dire che neanche S. Pietro se pure fosse papa, potrebbe dare grazie maggiori, è bestemmia contro S. Pietro e il papa.</p>
<p>78. Diciamo invece che questo e qualsiasi papa ne ha di maggiori, cioè l&#8217;evangelo, le virtù, i doni di guarigione, ecc. secondo I Corinti 12 [1COR, 12].</p>
<p>79. Dire che la croce eretta solennemente con le armi papali equivale la croce di Cristo, è blasfemo.</p>
<p>80. I vescovi i parroci e i teologi che consentono che tali discorsi siano tenuti al popolo ne renderanno conto.</p>
<p>81. Questa scandalosa predicazione delle indulgenze fa si che non sia facile neppure ad uomini dotti difendere la riverenza dovuta al papa dalle calunnie e dalle sottili obiezioni dei laici.</p>
<p>82. Per esempio: perché il papa non vuota il purgatorio a motivo della santissima carità e della somma necessità delle anime, che è la ragione più giusta di tutte, quando libera un numero infinite di anime in forza del funestissimo denaro dato per la costruzione della basilica, che è una ragione debolissima?</p>
<p>83. Parimenti: perché continuano le esequie e gli anniversari dei defunti e invece il papa non restituisce ma anzi permette di ricevere lasciti istituiti per loro, mentre è già un&#8217;ingiustizia pregare per dei redenti?</p>
<p>84. Parimenti: che è questa nuova di Dio e del papa, per cui si concede ad un uomo empio e peccatore di redimere in forza del danaro un&#8217;anima pia e amica di Dio e tuttavia non la si redime per gratuita carità in base alla necessità di tale anima pia e diletta?</p>
<p>85. Ancora: perché canoni penitenziali per se stessi e per il disuso già da tempo morti e abrogati, tuttavia a motivo della concessione delle indulgenze sono riscattati ancora col denaro come se avessero ancora vigore?</p>
<p>86. Ancora: perché il papa le cui ricchezze oggi sono più opulente di quelle degli opulentissimi Crassi, non costruisce una sola basilica di S. Pietro con i propri soldi invece che con quelli dei poveri fedeli?</p>
<p>87. Ancora: cosa rimette o partecipa il papa a coloro che con la contrizione perfetta hanno diritto alla piena remissione e partecipazione?</p>
<p>88. Ancora: quale maggior bene si recherebbe alla Chiesa, se il papa, come fa ogni tanto, così cento volte ogni giorno attribuisse queste remissioni e partecipazioni a ciascun fedele?</p>
<p>89. Dato che il papa con le indulgenze cerca la salvezza delle anime piuttosto che il danaro perché sospende le lettere e le indulgenze già concesse, quando sono ancora efficaci?</p>
<p>90. Soffocare queste sottili argomentazioni dei laici con la sola autorità e non scioglierle con opportune ragioni significa esporre la chiesa e il papa alle beffe dei nemici e rendere infelici i cristiani.</p>
<p>91. Se dunque le indulgenze fossero predicate secondo lo spirito e l&#8217;intenzione del papa, tutte quelle difficoltà sarebbero facilmente dissipate, anzi non esisterebbero.</p>
<p>92. Addio dunque a tutti quei profeti, i quali dicono al popolo cristiano &#8220;Pace. pace&#8221;, mentre non v&#8217;è pace.</p>
<p>93. Valenti tutti quei profeti, i quali dicono al popolo cristiano «Croce, croce», mentre non v&#8217;è croce.</p>
<p>94. Bisogna esortare i cristiani perché si sforzino di seguire il loro capo Cristo attraverso le pene, le mortificazioni e gli inferni.</p>
<p>95. E così confidino di entrare in cielo piuttosto attraverso molte tribolazioni che per la sicurezza della pace.</p>
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		<title>Pessime notizie da Hannover</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 18:52:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[divorzio]]></category>
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		<category><![CDATA[luterani]]></category>

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		<description><![CDATA[«Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri» (Lettera ai Romani, 2:24)
Con queste parole, rivolte ai credenti della città di Roma, l&#8217;apostolo Paolo richiamava l&#8217;attenzione dei lettori ad una questione decisamente importante, ossia la ferma necessità di mostrare, attraverso la limpidezza del proprio comportamento, che quanto professato non é soltanto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/10/luterani.jpeg" width=125 height=105 align=left hspace=5 vspace=3 style="border:1px solid gray;padding:2px 2px 2px 2px;"/>«<em>Il nome di Dio è bestemmiato per causa vostra fra gli stranieri</em>» (<strong>Lettera ai Romani, 2:24</strong>)<br />
Con queste parole, rivolte ai credenti della città di Roma, l&#8217;apostolo Paolo richiamava l&#8217;attenzione dei lettori ad una questione decisamente importante, ossia la ferma necessità di mostrare, attraverso la limpidezza del proprio comportamento, che quanto professato non é soltanto la finta adesione intellettuale ad un pensiero filosofico, bensì un vero e proprio stile di vita. Se con la bocca professiamo Gesù quale Signore e Salvatore, dicendoci pronti a seguirne le orme, ma poi conduciamo un&#8217;esistenza che rivela incoerenza e mancanza di interesse nel perseguire la volontà di Dio, non stiamo facendo altro che mostrare la vanità della nostra fede, dando modo ai nemici di Cristo di farsi beffe non soltanto di noi, ma anche del Signore che dovremmo seguire.</p>
<p>Ed é proprio tenendo bene a mente il concetto appena esposto che desidero commentare l&#8217;ultima trovata della chiesa luterana tedesca, il cui sinodo ha conferito ad una donna, Margot Kaessmann, il riconoscimento di guida ufficiale, investendola del titolo di vescovo di Hannover. Questo é il secondo forte segnale di allontanamento dalla verità biblica da parte dei luterani, che soltanto poche settimane fa si sono trovati ad approvare le unioni matrimoniali omosessuali. La Kaessman, 51enne divorziata e madre di quattro figli, ammette «<em>candidamente</em>» che «<em>il dono del matrimonio le è stato tolto dopo 26 anni</em>», cosa che l&#8217;ha spinta verso il divorzio per evitare di mantenere un rapporto di facciata. Se da un lato le motivazioni possono apparire «<em>sensate</em>» (e non conoscendo le motivazioni che l&#8217;abbiano condotta a tale scelta, non possiamo esprimere un parere completo dal punto di vista umano), viene da domandarsi da quale punto delle Scritture la Kaesmann riesca a cogliere una qualsivoglia indicazione della liceità del divorzio, argomento sul quale lo stesso Gesù si espresse in questi termini: «<em>Io vi dico: chiunque manda via sua moglie, salvo che per motivo di fornicazione, la fa diventare adultera e chiunque sposa colei che è mandata via commette adulterio</em>» (<strong>Vangelo di Matteo, 5:32</strong>)<br />
<span id="more-1715"></span><br />
Le Scritture, sia l&#8217;Antico Patto che il Nuovo, sono lapidarie nel sottolineare l&#8217;indissolubilità del matrimonio per cause differenti dalla morte di uno dei due coniugi, e certo non contemplano l&#8217;insorgere di difficoltà (più che normali quando si tratta di trovare l&#8217;armonia di coppia) tra le motivazioni valide, come sembrerebbe voler implicitamente affermare la Kaesmann nel suo dire. È decisamente comodo delegare il frutto delle proprie responsabilità a sfere superiori, al di fuori del proprio controllo («<em>il dono del matrimonio mi è stato tolto</em>»), ma non é questo ciò che un credente é chiamato a fare.</p>
<p>In seconda battuta, il vescovo di Hannover (che i giornali hanno già ribattezzato con l&#8217;appellativo ridanciano de «<em>la papessa dei luterani</em>») ha rilasciato una preoccupante dichiarazione ecumenica, asserendo che il protestantesimo condivide con il cattolicesimo «<em>più punti che uniscono di quanti dividano</em>», affermazione che personalmente mi fa accapponare la pelle. Una simile dichiarazione la si può fare, per esempio, tra evangelici ed avventisti (per quanto le due chiese ritengano importanti i propri punti distintivi, l&#8217;una non si sogna di dichiarare «<em>eretica</em>» l&#8217;altra, in quanto entrambe sono ben radicate nelle Sacre Scritture), ma mi domando seriamente come si possano ritenere faccende di poco conto le dottrine principali del cattolicesimo, le quali sono in evidente contrasto con quanto rivelato nella Bibbia. L&#8217;ecumenismo così paventato da molti rappresenta un rischio enorme per il cristianesimo, perché espone alla concreta possibilità di inquinare il messaggio biblico con elementi esterni e contrari (ed il solo cattolicesimo ne inserirebbe a migliaia), e mi stupisco di come molte, troppe persone sembrino così impazienti di consegnare quel poco di cristianesimo genuino ancora presente nel mondo ad una dimensione che lo snaturerebbe fin dalle fondamenta.</p>
<p>La Kaesmann si dice preoccupata a causa dell&#8217;ignoranza biblica «<em>di ritorno</em>» del popolo tedesco, il quale in effetti, dopo aver conosciuto la luce della Riforma (movimento che ha finalmente innalzato l&#8217;Evangelo dopo secoli di oscurantismo cattolico), si trova ora a soffrire di secolarismo, «<em>malattia spirituale</em>» che colpisce moltissimi paesi al mondo, e che riguarda anche gli italiani, con il loro 87% di popolazione completamente digiuna di Sacre Scritture. Tuttavia, ritengo lecito nutrire seri dubbi sulla possibilità che la neo-eletta guida luterana possa riuscire nell&#8217;intento di rendere biblicamente edotta la propria nazione, perché i presupposti sui quali basa le sue convinzioni non trovano riscontro in quella Parola che lei vorrebbe annunciare, ma che forse farebbe meglio a rispolverare per sé. Quello della Kaesmann sembra essere il tipico caso (e non me ne vogliano le nostre lettrici, che non intendo certo offendere) che portò l&#8217;apostolo Paolo a scrivere, nelle sue indicazioni al giovane Timoteo, il &#8220;celebre&#8221; passo che recita «<em>la donna impari in silenzio con ogni sottomissione</em>» (<strong>Prima lettera a Timoteo, 2:11</strong>)</p>
<p>E d&#8217;altra parte, lo stesso Gesù ci rivolge, dalle pagine del Vangelo di Luca, un&#8217;inquietante interrogativo: «<em>Quando il Figlio dell&#8217;uomo verrà, troverà la fede sulla terra?</em>» (<strong>Vangelo di Luca, 18:8</strong>). Uno spunto, un cenno, una riflessione; come se il Signore volesse esortarci ad una continua analisi delle nostre convinzioni, per verificare se sono ancorate alla Parola della Vita, rivelataci per il nostro bene e per permetterci di conoscere meglio Dio ed il suo proposito per noi, o se sono invece finite lontano dalla volontà divina, caso in cui sarebbe bene rimettersi in discussione.</p>
<p>«<em>Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l&#8217;ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni; perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce &#8211; poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità &#8211; esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele; perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto. Ma tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste; poiché tutto ciò che è manifesto, è luce. Per questo è detto: «Risvégliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce». Guardate dunque con diligenza a come vi comportate; non da stolti, ma da saggi; ricuperando il tempo perché i giorni sono malvagi.</em>» (<strong>Lettera agli Efesini, 5:5-17</strong>)</p>
<p>Il simbolo della Riforma protestante era il gallo, che canta poderosamente nel punto più fitto della notte, proprio prima del sorgere del sole: preghiamo quindi che anche le realtà che oggi si sono sviate, ma che sono eredi di quel grandioso movimento, possano tornare, in questo mondo di tenebre, ad annunciare con forza il messaggio di Cristo, fino al suo ritorno, senza essere indulgenti con sé stessi al punto di dimenticare la chiamata che é stata loro rivolta.</p>
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		<title>Ci accusano di non avere una confessione di fede</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 18:19:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Testi esterni]]></category>

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		<description><![CDATA[«&#8230;Ci accusano di non avere una confessione di fede»
«Errano, perchè noi ne abbiamo una che è ben completa e perfettissima: LA BIBBIA. Al di là di questa, non avremo mai l&#8217;audacia o la stoltizia di farne un&#8217;altra, perchè ogni professione di fede riesce monca, incompleta, eretica e non pura, &#8211; perchè vi scivolano sempre delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/10/reading-bible-blue.jpg" align=left hspace=5 vspace=2 /><strong>«<em>&#8230;Ci accusano di non avere una confessione di fede</em>»</strong><br />
«Errano, perchè noi ne abbiamo una che è ben completa e perfettissima: LA BIBBIA. Al di là di questa, non avremo mai l&#8217;audacia o la stoltizia di farne un&#8217;altra, perchè ogni professione di fede riesce monca, incompleta, eretica e non pura, &#8211; perchè vi scivolano sempre delle tradizioni dei padri che non possono formare nè dogma nè dottrina. Aggiungete che qualunque credo o confessione di fede riuscirebbe negativa e non positiva per la ragione che un estratto di versi biblici è la negazione degli altri, oppure non è l&#8217;affermazione positiva e completa di tutta la Scrittura &#8230;»<br />
(<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Teodorico_Pietrocola_Rossetti">T.P.Rossetti</a>, 1825-1883, pioniere dell&#8217;evangelismo in Italia, e fondatore delle Assemblee dei Fratelli)</p>
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