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	<title>SoloVangelo &#187; Emiliano Musso</title>
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	<description>Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede</description>
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		<title>Previsioni del tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 21:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fin dagli albori della sua specie, l&#8217;uomo ha sempre cercato di prevedere il cambiamento delle stagioni, e del tempo, per migliorare i propri traguardi relativi all&#8217;agricoltura, alla sicurezza degli spostamenti, alle zone favorevoli in cui abitare. Nel corso della storia, oltre ad un&#8217;osservazione attenta e scrupolosa, la nostra specie ha potuto avvalersi di tecnologie sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/02/camminoneve.jpg" align=left hspace=6 vspace=1 />Fin dagli albori della sua specie, l&#8217;uomo ha sempre cercato di prevedere il cambiamento delle stagioni, e del tempo, per migliorare i propri traguardi relativi all&#8217;agricoltura, alla sicurezza degli spostamenti, alle zone favorevoli in cui abitare. Nel corso della storia, oltre ad un&#8217;osservazione attenta e scrupolosa, la nostra specie ha potuto avvalersi di tecnologie sempre più sofisticate, fino ad arrivare agli attuali satelliti, attraverso i quali avere un margine di certezza molto spiccato sui «<em>vaticini metereologici</em>»: è innegabile &#8211; infatti &#8211; che già solo pochi anni fa, si trattasse di una scienza molto più approssimativa rispetto ad oggi, e che se a quel tempo si poteva fare spallucce di fronte all&#8217;annuncio di un week-end di pioggia, magari sconfessato da un sole pugnace, di questi tempi le previsioni si stanno dimostrando di una precisione disarmante: basta considerare cosa sta succedendo più o meno in tutto il Nord con le attuali nevicate, e disagi ad esse connesse.</p>
<p>E proprio queste abbondanti nevicate mi hanno fatto riflettere sulla scala di priorità dell&#8217;uomo: cosa succede quando vengono annunciati eventi meteorologici importanti come questo? In qualche modo, si cerca di farsi trovare pronti. Caleranno le temperature? Fuori gli abiti più pesanti, ed una cura più precisa del proprio mezzo di trasporto, dal rabbocco di antigelo al montaggio di pneumatici da neve, o catene. Farà caldissimo? Allora si cercherà di avere sempre con sé una bottiglia d&#8217;acqua, per evitare problemi e colpi di calore. Insomma, si ascolta ciò che il colonnello di turno ha da dirci in merito alle situazioni atmosferiche che dovremo affrontare l&#8217;indomani, o il giorno dopo ancora, e si cerca di prepararsi &#8211; si tenta di fronteggiare il problema in una maniera adeguata, per non patirne il danno.<br />
<span id="more-3214"></span><br />
Non ci comportiamo in questo modo solo riguardo al tempo: in quasi ogni aspetto della nostra vita, cerchiamo di «<em>captare segnali</em>», di prevedere l&#8217;andare delle cose: facciamo progetti, valutiamo i pro ed i contro, e ci mettiamo all&#8217;opera nel miglior modo possibile. Non ho scritto a caso che questo atteggiamento è presente in «<em>quasi</em>» ogni ambito nella nostra esistenza: infatti c&#8217;è almeno un settore che troppo spesso viene lasciato da parte, come se non ci riguardasse, come se si trattasse di cose di poco conto. Ma si tratta invece di una questione di ricaduta eterna, e &#8211; come tale &#8211; della massima importanza.</p>
<p>Ai farisei che gli chiedevano un segno dal cielo, Gesù rispose: «<em>Quando si fa sera, voi dite: &#8220;Bel tempo, perché il cielo rosseggia!&#8221; e la mattina dite: &#8220;Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!&#8221; L&#8217;aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli?</em>» (<b>Mt.16:2-3</b>). Egli inquadrò perfettamente l&#8217;atteggiamento tipico dell&#8217;uomo: attentissimo all&#8217;imminente, e così incapace di riflettere sul trascendente, e prendere decisioni serie a riguardo, capendone l&#8217;importanza.</p>
<p>Domani forse pioverà, o nevicherà, e per uscire di casa prenderai un ombrello: ti premunirai di affrontare il rigore del tempo con mezzi adeguati. Ma in un giorno imprecisato, che non potremo conoscere finché non lo sperimenteremo, l&#8217;umanità dovrà fare i conti con il giusto giudizio di Dio, il quale verrà per fare giustizia di tutti coloro che agiscono empiamente, e che si sono fatti beffe dell&#8217;offerta di riconciliazione dell&#8217;Eterno: ad oggi, puoi dire di poter affrontare questo giudizio, con la sicurezza di esserne esentato? Hai fatto di Cristo il Signore della tua vita, hai fatto tue le promesse di salvezza che Egli ha rivolte all&#8217;umanità? </p>
<p>Sono domande importanti, ed in gioco c&#8217;è tanto: ci sei tu. Allora, la saggezza che utilizzi nel vivere il quotidiano, la puoi utilizzare anche nel confrontarti con ciò che oggi ti sembra così lontano, o irreale, per scegliere di prendere in considerazione quell&#8217;Unica Via che &#8211; a differenza dei rimedi umani &#8211; può darti una sicurezza incrollabile, volta ad un obiettivo eterno, motivata da quell&#8217;amore che il tuo Creatore prova per te. Andando verso la tempesta &#8211; dunque &#8211; preparati a dovere.</p>
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		<title>Pubblicità regresso</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Proprio ieri, concedendomi un po&#8217; di relax davanti ad uno spettacolo televisivo, durante una pausa pubblicitaria ho avuto modo di osservare uno spot legato ad una nota marca di automobili, il quale &#8211; concludendo con il motto &#8220;i tempi sono cambiati&#8221; &#8211; mostrava un dialogo tra madre e figlia, nel quale la prima notava un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio ieri, concedendomi un po&#8217; di relax davanti ad uno spettacolo televisivo, durante una pausa pubblicitaria ho avuto modo di osservare uno spot legato ad una nota marca di automobili, il quale &#8211; concludendo con il motto &#8220;<em>i tempi sono cambiati</em>&#8221; &#8211; mostrava un dialogo tra madre e figlia, nel quale la prima notava un tatuaggio della seconda, e per tutta risposta le mostrava il proprio, concludendo con un accenno alla <em>complicità </em>tra le due.</p>
<p>Ennesima dimostrazione degli scarni valori ai quali la nostra società ormai può fare appello, vediamo una madre che si fa &#8220;<em>solidale</em>&#8221; con la figlia, mostrandosi addirittura eccessiva nei comportamenti della giovane (il tatuaggio della madre è infatti più vistoso di quello della figlia). È la riproposizione del modello <em>madre-amica</em>, da tempo dimostratosi fallimentare quanto alla trasmissione di valori (la madre, così come il padre, hanno anzitutto l&#8217;obbligo di essere educatori, e non complici dei figli), e segno di una società che, avendo perso i contatti con i più giovani, cerca di recuperarli imitandoli in comportamenti ed atteggiamenti che non denotano valori interiori, ma che si fermano a semplici simboli legati all&#8217;apparenza. Non è quindi più il vecchio che nella sua saggezza istruisce l&#8217;inesperto, bensì è il giovane che funge da <em>esempio</em>, da <em>traino</em>, per una società basata sulla vanità e sull&#8217;effimero: l&#8217;anziano, l&#8217;esperto, invece di essere guida ha abdicato ad essere passeggero di un mezzo che non può che andare verso la rovina, fintanto che la conduzione è lasciata a chi ancora non è in grado di ragionare con maturità, ed a coloro che &#8211; consapevoli di tale debolezza &#8211; si ingegnano per sfruttare la naturale esuberanza dei più giovani.</p>
<p align=center>
«<em>Guai a te, o paese, il cui re è un bambino e i cui prìncipi mangiano fin dal mattino!</em>» (<strong>Ec.10:16</strong>)</p>
<p align=center>
«<em>Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere;<br />
anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà</em>» (<strong>Pr.22:6</strong>)</p>
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		<title>Collaborazione con TuttoCorsiBiblici.it</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 17:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Informiamo i lettori della nostra collaborazione, concretizzatasi recentemente, con il portale TuttoCorsiBiblici.it (TCB), il quale offre studi gratuiti e corsi di vario livello su diverse tematiche bibliche. Nella fattispecie, mi occuperò di un corso introduttivo allo studio della lingua ebraica, che si snoderà in diverse unità didattiche, ancora da definire con precisione. Al momento è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Informiamo i lettori della nostra collaborazione, concretizzatasi recentemente, con il portale <a href="http://www.tuttocorsibiblici.it">TuttoCorsiBiblici.it</a> (TCB), il quale offre studi gratuiti e corsi di vario livello su diverse tematiche bibliche. Nella fattispecie, mi occuperò di un corso introduttivo allo studio della lingua ebraica, che si snoderà in diverse unità didattiche, ancora da definire con precisione. Al momento è disponibile la prima unità, corredata da una lezione in formato PDF (accessibile attraverso il portale), più un video visionabile su YouTube, a completamento di quanto trattato. Si tratta di un&#8217;opportunità formativa interessante, che &#8211; come tale &#8211; ci sentiamo di segnalare, nella speranza che possa essere di utilità a quante più persone possibile.</p>
<p align=center><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Tlj5Pakg14k" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Tatuaggi, ieri ed oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 19:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discussioni aperte]]></category>
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		<description><![CDATA[Una lettrice ci pone un quesito interessante, leggendo il quale mi sono reso conto di non aver mai trattato l&#8217;argomento su queste pagine. Presentiamo quindi il presente articolo, nella speranza possa essere di aiuto e chiarimento a quanti si trovano a porsi la stessa domanda, e ricercano un confronto sul tema. La nostra lettrice scrive: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/01/ebraico.jpg" hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray" align=left />Una lettrice ci pone un quesito interessante, leggendo il quale mi sono reso conto di non aver mai trattato l&#8217;argomento su queste pagine. Presentiamo quindi il presente articolo, nella speranza possa essere di aiuto e chiarimento a quanti si trovano a porsi la stessa domanda, e ricercano un confronto sul tema. La nostra lettrice scrive: «<em>Vorrei porvi una domanda. Nella Bibbia, in Levitico, è vietata la pratica di farsi i tatuaggi. Mi chiedo però il perché nel mondo cristiano evangelico anglossassone, soprattutto americano, molti credenti si tatuano, anche versi biblici, e hanno orecchini. Grazie per la vostra risposta</em>».</p>
<p>Come in tutte le occasioni in cui vogliamo capire se un dato comportamento sia in linea con il pensiero di Dio, abbiamo bisogno di riferci alla sua Parola, per analizzare cosa Egli dica e consigli in merito all&#8217;argomento, ed è ciò che faremo anche in questo caso. La lettrice si domanda il perchè della pratica di tatuarsi nel mondo cristiano anglosassone, ma tale prassi ha preso piede anche nel nostro Paese, così come, più in generale, nel resto del mondo: non parliamo quindi di una problematica appannaggio di determinate località o etnie, ma di una specie di «<em>sentimento condiviso</em>». Resta da capire se le prescrizioni di Levitico siano in qualche modo normative anche oggi, e quale sia il significato/motivazione per cui un credente senta il bisogno di tatuarsi. La lettrice parla anche di orecchini, ma essendo due tematiche molto vicine, in termini di significato, nonostante ci riferiremo al solo tatuaggio, si tenga presente che il discorso vale per entrambe le questioni. Cerchiamo quindi di fare un po&#8217; di luce sull&#8217;argomento.<br />
<span id="more-3188"></span><br />
Come prima cosa, contestualizziamo: il versetto di Levitico a cui la lettrice fa riferimento, si trova al capitolo 19, vv.28 del libro omonimo. Esso recita: «<em>Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi farete tatuaggi addosso. Io sono il SIGNORE</em>». Si tratta di un comandamento che viene dato al popolo di Israele, insieme a diverse altre ingiunzioni, in previsione di prendere possesso della terra promessa, delineando quindi una norma comportamentale che gli israeliti avrebbero dovuto mantenere come nazione eletta da Dio. Nel comandare l&#8217;astensione dal farsi segni nel corpo, Dio prende a modello le pratiche idolatre dei popoli che Israele avrebbe spodestato, e &#8211; indicandole una ad una &#8211; dice ai suoi eletti: voi non li imiterete, perchè é a motivo della loro condotta immorale che io scaccio davanti a voi questi popoli (<strong>Lv.20:23</strong>).</p>
<p>«<em>Non mangerete nulla che contenga sangue. Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia. Non vi taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, e non ti raderai i lati della barba. Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi farete tatuaggi addosso. Io sono il SIGNORE. Non profanare tua figlia, prostituendola, perché il paese non si dia alla prostituzione e non si riempia di scelleratezze. Osservate i miei sabati, e portate rispetto al mio santuario. Io sono il SIGNORE. Non vi rivolgete agli spiriti, né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi a causa loro. Io sono il SIGNORE vostro Dio</em>»</p>
<p>Il versetto è inserito in un contesto nel quale il riferimento ai tatuaggi può sembrare una tra le infrazioni più leggere: d&#8217;altra parte, mettere a paragone un tatuaggio con la prostituzione familiare, oppure la divinazione, è perlomeno inopportuno sotto il profilo delle ricadute sociali. Tuttavia, come ci ricorda Giacomo nella sua epistola, «<em>chiunque osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. Poiché colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge</em>» (<strong>Gc.2:10-11</strong>). Il principio è dunque molto chiaro: c&#8217;è un Dio che richiede l&#8217;osservanza di determinate norme e principi, e non si può scegliere cosa praticare e cosa no, perchè tutte le ingiunzioni provengono dalla stessa Fonte. Dunque, in termini di trasgressione (attenzione: di trasgressione, non di ricaduta), sia i tatuaggi che la divinazione si trovano sullo stesso piano: entrambi sono espressioni di ribellione alla Legge di Dio. Ma per quale motivo Dio diede un tale comando? Non è eccessivo?</p>
<p>L&#8217;intero Libro del Levitico è una sorta di «<em>grande manuale</em>», all&#8217;interno del quale si trovano norme che spiegano il pensiero di Dio su molte tematiche di vita pratica, nonché di argomenti legati al culto. I due aspetti si intrecciano a più riprese, e possiamo vedere come appartenere al popolo di Dio non significhi lodarlo un giorno alla settimana, bensì interrogarsi continuamente sulla sua volontà davanti ad ogni questione che la vita presenti. Con tali ingiunzioni, Dio intendeva preservare Israele dal seguire le pratiche pagane dei Canaaniti, le quali erano profondamente connesse all&#8217;idolatria, all&#8217;immoralità, allo spiritismo: e spesso, il ricorso ai tatuaggi da parte di quei popoli (come, del resto, di molti popoli dell&#8217;antichità, e di alcune etnie ancora oggi esistenti) aveva una connotazione strettamente legata al mondo dell&#8217;occulto.</p>
<p>Il credente di oggi non si trova più sotto l&#8217;Antico Patto, bensì sotto il Nuovo, e quindi le prescrizioni formali ed esteriori del Levitico sono state superate quando Cristo offerse la sua vita una volta per tutte, come sacrificio espiatorio per il peccato dell&#8217;umanità. Tuttavia, il superamento della legge precettuale non deve significare un suo accantonamento tout-court, quanto piuttosto una sua analisi in termini di principio, per capire quali insegnamenti ne possiamo trarre, tenendo soprattutto conto che in Dio «<em>non c&#8217;è variazione né ombra di mutamento</em>» (<strong>Gc.1:17</strong>), e che quindi il significato intimo delle prescrizioni date con la Legge ha un risvolto quantomai attuale. In ogni caso, anche il Nuovo Testamento ci esorta a più riprese a non avere nulla a che fare con l&#8217;idolatria (cfr.p.es.: <strong>1Co.10:7, 14</strong>; <strong>1Gv.5:21</strong>).</p>
<p>È pur vero che, oggi, molti di coloro che si fanno tatuare non danno al loro gesto una connotazione spirituale e &#8211; di fatto &#8211; coloro che sono anche solo a conoscenza di tale risvolto sono una minoranza; ma così come altre questioni, c&#8217;è da chiedersi se l&#8217;ignorare una realtà ne faccia venir meno il valore. Volendo però accantonare il significato occulto di molti tipi di tatuaggio, e considerare soltanto quelli che possono essere considerati «<em>decorativi</em>», confrontandoci con l&#8217;insegnamento biblico possiamo ricavare alcune riflessioni importanti, che ci aiuteranno a prendere una decisione saggia: è vero che non c&#8217;è alcuna proibizione per il credente del Nuovo Patto in merito al tatuarsi, ma perchè una persona dovrebbe farlo? L&#8217;apostolo Paolo, nello scrivere la sua prima lettera alla chiesa di Corinto, esorta ad onorare Dio con i nostri corpi (<strong>1Co.6:19-20</strong>), e c&#8217;è da chiedersi se un tatuaggio sia ad onore di Dio, o se &#8211; forse &#8211; possa invece essere un inciampo per qualcuno, che, osservano il credente tatuato, sia in qualche modo scandalizzato dalla condotta di questo tale. Al discepolo Timoteo, Paolo spiega nella sua epistola quale dovrebbe essere, per esempio, la condotta delle donne di fede: «<em>si vestano in modo decoroso, con pudore e modestia: non di trecce e d&#8217;oro o di perle o di vesti lussuose, ma di opere buone, come si addice a donne che fanno professione di pietà</em>» (<strong>1Ti.2:9-10</strong>). Che cos&#8217;è un tatuaggio, se non qualcosa di annoverabile alle «<em>trecce d&#8217;oro</em>»? Un modo per mettersi in mostra, quando in realtà è l&#8217;atteggiamento interiore che dovrebbe essere esteriorizzato e reso noto, come si fa con un vestito, che tutti possono osservare.</p>
<p>Inoltre, il credente non è un&#8217;«isola», ma è inserito in un contesto comunitario, ossia la chiesa: ed al suo interno vi sono persone con differenti sensibilità (cfr. <strong>Ro.14</strong>). Se quindi un comportamento non è un peccato secondo la definizione classica del termine, ma è comunque qualcosa di sconveniente, che può scandalizzare il mio prossimo, io sono tenuto ad astenermene, per amore verso il mio fratello, colui per il quale Cristo ha dato la sua vita. Dobbiamo cioè pensare non nei termini egoisti di chi fa ciò che vuole, ma avere sempre a mente le ricadute che i nostri atteggiamenti possono avere sugli altri. Questo ovviamente è un aspetto che vale anche in senso contrario: dal momento che &#8211; come abbiamo detto &#8211; non stiamo parlando di un peccato, dobbiamo accettare senza giudizio chi scegli di avere per tutta la vita dei segni sul proprio corpo, allo stesso modo in cui Cristo accetta tali persone, nella consapevolezza che non siamo migliori di nessuno, e che la grazia di Gesù è per chiunque voglia riceverla, indipendentemente dalla nostra condizione.</p>
<p>I tatuaggi sono permanenti (a meno di non sottoporsi agli interventi necessari alla loro rimozione), e quindi siamo invitati a riflettere sulle conseguenze a cui andremo incontro se decidiamo di tatuarci: come influenzeremo il nostro prossimo, la nostra famiglia, la chiesa, la persona a cui parliamo del Signore? Inoltre, consideriamo come le immagini abbiano un grande potere catalizzatore: quel tatuaggio ci porta a meditare sulle «<em>cose vere, le cose onorevoli, le cose giuste, le cose pure, le cose amabili, le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode</em>» (<strong>Fil.4:8</strong>)?. Se la risposta è «<em>no</em>», abbiamo un altro importante segnale per la nostra decisione. A questo proposito, però, dovremmo fare attenzione a non farci ingannare: come infatti dice la nostra lettrice, vi sono molti che si fanno tatuare versetti, dando una veste spirituale alla cosa. Lì è importante che il singolo valuti il suo atteggiamento interiore, per capire se la necessità di tatuarsi un versetto (piuttosto magari che impararlo a mente e portarlo sempre con sé) non celi comunque un desiderio ben distante da quello di comunicare la Parola di Dio, ma semplicemente di avere un segno decorativo addosso. Insomma, detto in altri termini, siamo chiamati alla responsabilizzazione: perchè fare una determinata cosa? Perchè non farla? &#8211; se meditiamo su questi interrogativi mettendo la volontà di Dio prima della nostra, difficilmente sbaglieremo strada.</p>
<p>«<em>Presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio</em>» (<strong><em>Lettera ai Romani</em>, 6:13</strong>)</p>
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		<title>La vera meditazione</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel turbine new age che da molto tempo ormai sta flagellando l&#8217;occidente, si fa da sempre un gran parlare di meditazione, ossia quella pratica di concentrazione volta ad un presunto miglioramento (o incremento) delle facoltà psicofisiche. Nonostante l&#8217;interesse piuttosto recente delle nostre culture a questa attività, la meditazione non è certo un argomento nuovo, ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/01/sunlook.jpg" hspace=5 vspace=1 align=left style="border:1px solid gray;" />Nel turbine <em>new age</em> che da molto tempo ormai sta flagellando l&#8217;occidente, si fa da sempre un gran parlare di <em>meditazione</em>, ossia quella pratica di concentrazione volta ad un presunto miglioramento (o incremento) delle facoltà psicofisiche. Nonostante l&#8217;interesse piuttosto recente delle nostre culture a questa attività, la meditazione non è certo un argomento nuovo, ed è possibile trovarne traccia praticamente in ogni religione e credo, anche se in sfumature differenti. Più nello specifico, è possibile definire due tipi di tale pratica, ossia la meditazione «<em>riflessiva</em>», quando il suo obiettivo diventa quello di osservare e compenetrare un dato oggetto, oppure «<em>ricettiva</em>», se mira all&#8217;annichilimento del pensiero, per raggiungere una sorta di stato di «<em>consapevolezza svuotata</em>». Quest&#8217;ultima è tipica delle filosofie orientali, che spesso ingiungono all&#8217;uomo di ricercare il proprio «<em>sé</em>» attraverso questa attività, fino a risvegliare quel «<em>dio addormentato</em>» che ciascuno ospiterebbe nel proprio interiore.</p>
<p>Riflettevo recentemente su questo argomento, dopo aver partecipato ad una lezione interessantissima sulle discipline spirituali cristiane, di cui la meditazione (seppur ben diversa da quella su esposta) fa parte, e consideravo quanto le culture che &#8211; nel corso della storia &#8211; hanno voluto allontanarsi dagli insegnamenti divini, preferendo sguazzare nelle invenzioni umane, siano riuscite a travisare ogni elemento del proprio bagaglio, perfino quelle nozioni che ci sono state date non già perchè ci illudiamo di essere «<em>piccoli dèi</em>», ma affinché riflettiamo sulla realtà dell&#8217;Unico Vero Dio, e ci sforziamo dunque di comprendere meglio il suo pensiero. Più cerchiamo di sfuggire la nostra reale situazione, ed accettare la nostra condizione di esseri perduti, bisognosi di salvezza, più scivoleremo nell&#8217;inganno, e nell&#8217;autoconvincimento.<br />
<span id="more-3179"></span><br />
Il lama Zopa Rinpoche, parlando della meditazione buddista, afferma che essa «<em>deve essere messa in atto di giorno e di notte, mentre lavoriamo e nelle nostre relazioni umane. La meditazione di cui abbiamo bisogno deve portare alla vera estinzione della sofferenza</em>». Si accenna cioè all&#8217;illuminazione dell&#8217;uomo, ad un fine ultimo che altro non è che utopia, proprio per l&#8217;egoismo e la malvagità che serpeggia dentro di noi fin da Eden, e si illudono schiere di seguaci nel credere di poter diventare qualcosa in più di ciò che si é, senza che Qualcuno più in alto tenda la mano. «<em>Sei polvere, e polvere ritornerai ad essere</em>» (<b>Ge.3:19</b>) &#8211; ma all&#8217;uomo piace pensare di poter riuscire, con i suoi miseri sforzi, a sfuggire ad una realtà di cui sente la pesante mano, ma che si ostina a non accettare.</p>
<p>Questi sono argomenti che abbiamo toccato già diverse volte, ma che cos&#8217;è allora la meditazione cristiana? Qualcosa di occulto? Ripetizione di <em>mantra</em> illusori? Autoconvicimento? In realtà, è tutto molto più semplice: si tratta di ricavarsi del tempo, in un luogo tranquillo, per riflettere su un passo biblico, su un aspetto della creazione che si sta osservando intorno a sé, sulla propria vita, o qualsiasi altro soggetto possiamo scegliere, per poi arrivare ad identificare, dietro tutto ciò che possiamo sperimentare, vivere, o pensare, un solo Artefice, una sola Fonte, un solo Dio, e davanti alla sua sovranità, piegare le nostre ginocchia, riconoscendone la saggezza, la potenza, la precisa cura di tutto ciò che esiste e sussiste.</p>
<p>Un mio compagno di studi ha chiosato dicendo: «<em>È questa la vera meditazione trascendentale!</em>» &#8211; ed è assolutamente vero, perchè è qualcosa di orientato alla vera trascendenza: non è un processo mentale volto a lasciarci sospesi nel vuoto, convincendoci di essere «<em>dèi</em>» nel nulla della nostra piccolezza, ma è quell&#8217;atteggiamento consapevole che scruta e riconosce in ogni aspetto di ciò che esiste, in ogni frammento del tessuto della vita, quell&#8217;Unico Dio dal quale tutto dipende, e senza il quale &#8211; tornando al testo di Genesi &#8211; altro non saremmo che polvere, inerme elemento, senza coscienza di sé, senza possibilità di partecipare al meraviglioso piano creativo dell&#8217;Eterno.</p>
<p>Chi ha bisogno di convincersi di essere un «<em>piccolo dio</em>» (la cui fragilità diventa improvvisamente manifesta al primo gradino della vita), quando ciascuno di noi è invitato ad avere un incontro con il grande Dio, Creatore del cielo e della terra, per essere istruito e guidato alla conoscenza di ciò che davvero salva l&#8217;uomo? Chi necessita di perdere tempo ad annullarsi in sé stesso, producendosi una sorta di autismo auto-indotto, quando ci si può aprire a considerare la mano più che visibile del grande Artista, attorno a noi ed in noi?</p>
<p>Ricordo con una certa tristezza una signora, convinta praticante di riti orientali, che sosteneva la divinità dell&#8217;uomo. Allora non potevo saperlo, ma la risposta da dare a tale donna era: «<em>se l&#8217;uomo è dio, rinnovi sé stesso! Se l&#8217;uomo è dio, provi a trasformare la sua vita, non facendosi chiudere in schemi dottrinali, ma provando davvero felicità nel ricercare ciò che le Scritture chiamano &#8220;bene&#8221;!</em>». Il punto è che se l&#8217;uomo si convince di essere pari a Dio, allora può anche fraintendere in merito a cosa sia la volontà divina: e allora avremo davvero bisogno di riscoprire la vera meditazione, quella che &#8211; lontano dalle false &#8220;<em>verità</em>&#8221; di chi vuol dipingere una realtà diversa da ciò che è &#8211; ci permette di riflettere su cosa Dio dica della condizione dell&#8217;uomo, su cosa Dio consigli all&#8217;uomo per risolvere davvero il suo problema, e sul fatto che non abbiamo necessità (né possibilità) di &#8220;farcela&#8221; con le nostre forze, ma siamo stati creati da un Dio che vuole presentarsi a noi, affinchè possiamo scegliere di camminare al suo fianco, affidandogli ogni nostra preoccupazione nella certezza della sua cura, e della sicurezza che possiamo trovare alla sua ombra.</p>
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		<title>Predisposizioni genetiche</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 19:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni giorni fa, navigando alla ricerca di notizie, mi sono imbattuto in un articolo decisamente «curioso», che riportava i risultati di studi scientifici, condotti dall&#8217;università di Edimburgo e della Ludwig Maximilians University di Monaco di Baviera, relativi ad una presunta predisposizione genetica alla pigrizia &#8211; o meglio, alla durata della permanenza tra le coperte. Sembrerebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/01/genoma.jpg" style="border:1px solid lightgray;" align=left hspace=5 vspace=1/>Alcuni giorni fa, navigando alla ricerca di notizie, mi sono imbattuto in un <a href="http://www.vivereinarmonia.it/benessere/articolo/geneticamente-dormiglioni_061211162013.aspx" target="_blank">articolo</a> decisamente «<em>curioso</em>», che riportava i risultati di studi scientifici, condotti dall&#8217;università di Edimburgo e della Ludwig Maximilians University di Monaco di Baviera, relativi ad una presunta predisposizione genetica alla pigrizia &#8211; o meglio, alla durata della permanenza tra le coperte. Sembrerebbe infatti che una particolare variante del gene ABCC9, presente in un cittadino europeo su cinque, determini una maggiore necessità fisiologica di riposo. A corredo della ricerca, come d&#8217;altronde spesso succede in questi casi, venivano forniti alcuni nomi di personaggi illustri che manifestavano tale caratteristica (forse per far sentire meno «<em>solo</em>» il moderno cittadino che si riconosce in questa condizione).</p>
<p>Ricerca indubbiamente «<em>simpatica</em>», ma riflettevo su come, ai nostri giorni, si ricerchi sempre più la causa di ogni nostra stranezza perseguendo forzatamente strade scientifiche, che diano un significato «<em>logico</em>» a quelle che sono le nostre tare. Nulla di troppo nuovo, in effetti, se pensiamo che, alla fine del 1800, Cesare Lombroso si basava su criteri morfologici (e, quindi, in un certo senso legati alla genetica) per stabilire chi potesse manifestare inclinazioni criminali. Insomma, sembra che ad un certo punto della sua storia, l&#8217;uomo abbia cercato di allontanare da sé il concetto del giusto e dello sbagliato: non può riuscirci nella pratica (perchè se una persona è &#8220;<em>affetta</em>&#8221; da un dato problema, quella è la realtà dei fatti), dunque passa ad attribuirne la causa a qualcosa di irresistibile, al «<em>codice segreto</em>» della natura. E se è «<em>naturale</em>», perchè scritto nei geni, ecco che ci si sgrava comodamente del senso di colpa, perchè le devianze, le inclinazioni malsane, gli atteggiamenti errati, saranno da attribuire alla conformazione di nascita dell&#8217;individuo, e non a decisioni o tendenze maturate nel tempo, magari sotto l&#8217;influsso di modelli comportamentali, subìti o osservati.<br />
<span id="more-3173"></span><br />
La Bibbia, la Parola di Dio, è molto più schietta nel parlare della problematica principale dell&#8217;uomo: secondo il pensiero divino, tutti quei problemi o tendenze delle quali possiamo essere affetti hanno una radice comune, un&#8217;origine unica e ben distinta da presupposte «<em>anomalie genetiche</em>»: esse provengono infatti dalla realtà del peccato, che altro non è che la ribellione ai comandamenti ed alla volontà di Dio, e la conduzione di una vita lontana dal suo pensiero e proposito. Se volessimo tracciare un parallelo con le ricerche moderne, potremmo dire che anche in questo caso si tratta di qualcosa di «<em>genetico</em>», ma non a livello fisico, bensì interiore, spirituale: il peccato è una realtà devastante, che l&#8217;uomo si trova a sperimentare fin dai tempi della prima ribellione a Dio. E dal momento che siamo una specie estremamente orgogliosa, anche su quegli aspetti per cui l&#8217;orgoglio sarebbe l&#8217;ultimo sentimento da provare, preferiamo andare alla ricerca di giustificazioni improbabili al nostro modo di vivere, piuttosto che fermarci a riflettere sulla vera causa di ogni nostro problema, quel tarlo che ci siamo attirati addosso con la nostra disobbedienza, e che è diventato così affine alla nostra natura, da non poter sperare di liberarcene con le nostre forze.</p>
<p>L&#8217;uomo moderno non accetta di essere sottoposto a ciò che reputa il retaggio di culture arretrate. Egli fissa con speranza il futuro, senza rendersi conto di quanto si illude. E non è un caso che la maggior parte delle persone che si avvicina alle Scritture commenti dicendo «<em>la Bibbia è attuale!</em>» &#8211; essa lo è proprio perchè parla di una situazione che non è mai cambiata, parla di un uomo che senza la guida del suo Creatore ha sempre gli stessi problemi, parla senza filtri di ciò che si agita dentro di noi, e questo è ciò che ci caratterizzerà finchè esisteremo. La soluzione ai nostri problemi non può essere incontrata in nessun altro luogo che il nostro intimo, quella parte di noi inaccessibile all&#8217;esterno, quella parte in cui possiamo renderci conto di quanto il consiglio di Dio sia vero e giusto, e di quanto in noi non vi sia alcun bene. Quel luogo in cui possiamo sperimentare davvero un incontro con Dio, ed ammettere il bisogno che abbiamo di Lui, accettando quella mano che Egli ci ha teso fin dal calvario, quando si caricò delle nostre colpe perchè noi potessimo diventarne liberi, in virtù della fede in Lui.</p>
<p>Qual è il tuo problema? Qualsiasi aspetto della tua vita che riesci a vedere nella sua tristezza (o persino ciò di cui non ti rendi conto, perchè è diventato come una &#8220;<em>seconda natura</em>&#8220;) non è il vero problema: esso è solo una conseguenza dello stato in cui ti trovi, quella condizione di lontananza da Dio, che non puoi sperare di colmare con i tuoi sforzi. Ma Dio ha creato per te un «<em>ponte</em>», incarnandosi come uomo perfetto ed offrendo Sé stesso alla morte, perchè tu sia liberato dal peso del tuo peccato, e possa sperimentare la gioia della libertà, nella consapevolezza di un&#8217;eternità nella riconciliazione con Colui che ti ha creato, e che ti ama al punto da donare Sè stesso per la tua salvezza. Vuoi accettare questo dono?</p>
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		<title>Concordanza Strong su Android</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 18:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antico testamento]]></category>
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		<description><![CDATA[Segnaliamo oggi una nostra recente produzione, utile per tutti coloro che dispongono di un dispositivo Android, e desiderano avere con sé uno strumento di rapida consultazione della concordanza Strong (al momento, soltanto per quanto concerne la lingua ebraica). Diversamente dalle altre app di questo genere, con la nostra è possibile visualizzare la resa ebraica di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/01/logo_strong.png" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid #DDDDDD; padding:2px;" width=90 heght=90 />Segnaliamo oggi una nostra recente produzione, utile per tutti coloro che dispongono di un dispositivo Android, e desiderano avere con sé uno strumento di rapida consultazione della concordanza Strong (al momento, soltanto per quanto concerne la lingua ebraica). Diversamente dalle altre app di questo genere, con la nostra è possibile visualizzare la resa ebraica di ogni singolo termine, nonché eseguire ricerche per termine ed anche inserendo direttamente la traslitterazione ebraica delle parole ricercate.</p>
<p>Di semplice utilizzo e grande rapidità, questo programma si rivelerà utilissimo a coloro che studiano l&#8217;Antico Testamento nella lingua originale, ma anche a chi desidera più semplicemente approfondire la propria conoscenza della lingua ebraica.</p>
<p><b>Download:</b> <a href="https://market.android.com/details?id=em.software.strongc" target="_blank">https://market.android.com/details?id=em.software.strongc</a></p>
<p>A seguire alcuni screenshots del programma<br />
<span id="more-3156"></span></p>
<p align=center>
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		<title>Corea del Nord, morto Kim Jong-Il</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 19:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[corea]]></category>
		<category><![CDATA[kim jong-il]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Porte Aperte Italia: Kim Jong-Il è morto sabato scorso per complicazioni cardiache. Il successore Kim Jong-Un, nonché terzogenito del defunto dittatore, assieme ai vertici nordcoreani hanno decretato 12 giorni di lutto nazionale. Le borse asiatiche alla notizia hanno registrano un segno negativo, poiché si teme per la stabilità politica della regione. E i motivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/12/kimjongil.jpg" width=130 height=100 align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray;" /><b>Da <a href="http://www.porteaperteitalia.org" target="_blank">Porte Aperte Italia</a></b>:</p>
<p>Kim Jong-Il è morto sabato scorso per complicazioni cardiache. Il successore Kim Jong-Un, nonché terzogenito  del defunto dittatore, assieme ai vertici nordcoreani hanno decretato 12 giorni di lutto nazionale. Le borse asiatiche alla notizia hanno registrano un segno negativo, poiché si teme per la stabilità politica della regione. E i motivi ci sono. Il paese è stato progressivamente e sconsideratamente trascinato verso il baratro. Parte della popolazione è alla fame o in condizioni pessime. Il successore non sembra essere all’altezza, anzi sembra essere una copia del defunto padre, dittatore folle che ha destinato il popolo nordcoreano alla rovina. Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone sono in fibrillazione e nelle sale dei comandi militari si rispolverano piani di difesa da possibili colpi di testa del neo-dittatore.<br />
<span id="more-3131"></span><br />
La Cina, la badante occulta dell’incosciente regime di Pyongyang, mostra segni di apprensione. La Corea del Nord sta vivendo un momento cruciale della sua storia recente.<br />
Con il defunto Kim Jong-Il questo paese ha raggiunto il primo posto della nostra WWList, diventando la nazione in cui più si perseguitano i cristiani al mondo. Fu suo padre, Kim Il-Sung, capo della Repubblica Democratica Popolare di Corea dal 1948 al 1972 (anno della sua morte), a istituire i famigerati campi di lavori forzati (veri e propri lager) dove far sparire oppositori politici, criminali e cristiani. Ma fu proprio l’appena scomparso Kim Jong-Il a far crescere e a estremizzare l’uso di questi campi, anche e soprattutto contro i cristiani e non solo attraverso la creazione di mega-lager come quelli di Yodok e Hoeryong (capaci di contenere fino a 50.000 detenuti), ma anche con  lo sviluppo di dozzine di campi più piccoli, ma non meno brutali e disumani. Centinaia di migliaia di nordcoreani si svegliano in questi inferni recintati, si calcola più dell’1% della popolazione. Tra questi ci sono tra i 50.000 e i 70.000 cristiani, considerati nemici della patria per la loro fede in Gesù.</p>
<p>Altre centinaia di migliaia di cristiani (tra i 300.000 e i 400.000) vivono nel paese, incontrandosi di nascosto, condividendo la loro fede nel segreto, occultando le loro Bibbie, nel terrore di essere scoperti e quindi imprigionati, torturati, fatti sparire o addirittura uccisi sul posto. Secondo i nostri contatti il successore Kim Jong-Un non sembra intenzionato a cambiare questa strategia di distruzione del cristianesimo in Corea del Nord: da quando è stato imposto dal padre come membro dell’elite di governo sono aumentate le attività contro le libertà religiose, ancor più irruzioni nelle case, gli incarceramenti e le sparizioni di cristiani, così come più spie sono state preparate a infiltrarsi nelle riunioni segrete di credenti e nei network di attivisti per i diritti umani. Dunque non ci si aspetta un granché dal pupillo del dittatore defunto; è evidente anche la sua inesperienza che potrebbe portare a una lotta intestina per il potere e, chissà, al crollo del regime. Quel che è certo è che la Corea del Nord è nel baratro e che la sua divinità di cartapesta è morta.</p>
<p>Link di origine: <a href="http://porteaperteitalia.org/index.php?id=10,554,0,0,1,0">http://porteaperteitalia.org/index.php?id=10,554,0,0,1,0</a></p>
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		<title>Dio ti ama</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 17:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il recente suicidio dell&#8217;allenatore della nazionale di calcio del Galles, Gary Speed, è l&#8217;ennesimo caso che porta alla riflessione su uno dei mali più subdoli e &#8211; ahimé &#8211; sempre più comuni nella nostra epoca, ossia la depressione, con tutte le sue cause e problematiche correlate. All&#8217;indomani del decesso di Speed, cinque giocatori inglesi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/12/alba.jpg" hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" align=left />Il recente suicidio dell&#8217;allenatore della nazionale di calcio del Galles, Gary Speed, è l&#8217;ennesimo caso che porta alla riflessione su uno dei mali più subdoli e &#8211; ahimé &#8211; sempre più comuni nella nostra epoca, ossia la depressione, con tutte le sue cause e problematiche correlate. All&#8217;indomani del decesso di Speed, cinque giocatori inglesi si sono rivolti a specialisti, ed in effetti sono molti i casi registrati di campioni che attraversano fasi particolarmente buie senza riuscire ad uscirne, non soltanto nel calcio: ogni disciplina che, in qualche modo, prova l&#8217;individuo al limite delle proprie capacità, per rimanere competitivo e dimostrare un determinato livello, trova spesso nell&#8217;esaurimento il proprio contrappasso. Diversi giudicano tali problematiche come qualcosa di poco conto, adducendo motivazioni legate al tenore di vita degli sportivi più famosi, che &#8211; dato il loro benessere &#8211; non li metterebbero in condizione di sperimentare quelli che sono davvero i problemi della quotidianità. </p>
<p>Tuttavia, sebbene per certi versi questo possa essere vero, si deve sempre tenere conto che dietro all&#8217;immagine del personaggio c&#8217;è la fragilità della persona, con i suoi punti di forza e di debolezza, e che &#8211; solitamente &#8211; è proprio in questi ultimi che l&#8217;umanità si trova inevitabilmente accomunata. Pensiamo allo sportivo, al professionista in genere, con i ritmi che ne caratterizzano le giornate, le pressioni per essere sempre al top, fornendo un&#8217;immagine di sé che faccia trasparire costantemente sicurezza, anche quando questa non è presente.<br />
<span id="more-3107"></span><br />
Ma pensiamo anche a tutti coloro che, lavorando in settori lontani dai media, ogni giorno sono silenziosamente preda della <em>performance</em>, alla ricerca continua di mostrarsi &#8211; prima ancora di ciò che si è in qualità di esseri umani &#8211; per ciò che viene richiesto in quanto «<em>unità produttive</em>». In un contesto come quello attuale, che tende ad incentivare la scoperta di sé nel solo ambito produttivo, ci sono poi quelli che non hanno impiego, e si trovano quindi in piena crisi rispetto ad una società che corre sempre più. Insomma, se parliamo di pressioni, o tensioni, è sufficiente una piccola riflessione per rendersi conto che esse sono ovunque, che ciascuno vive le proprie, ma che esse in qualche modo si somigliano tutte, perchè dietro alla spinta, apparentemente «<em>incoraggiante</em>», che in ciascun settore si riceve, c&#8217;è un messaggio inquietante, che recita: «<em>Non va bene ciò che sei, devi diventare ciò che detta lo standard, altrimenti sarai solo un povero fallito, emarginato da chiunque</em>». E scopriamo allora che l&#8217;intera questione non riguarda soltanto gli sportivi, o i lavoratori, ma qualsiasi categoria di persone l&#8217;uomo abbia prodotto, partendo dai ragazzi (che hanno smarrito quasi completamente il valore della dignità umana, diventando come spettri al soldo della modernità), arrivando fino agli anziani, troppe volte sbiadite caricature del saggio che una persona sazia di giorni dovrebbe essere. Il mondo aggiunge carichi su carichi, stimoli su stimoli, e si potrebbe pensare che la resistenza alle pressioni sia una nuova forma della sopravvivenza del più adatto: vince chi sopporta. Ma se anche così fosse, quanti danni può provocare il continuo attentato alle caratteristiche personali di un individuo, nel tentativo di renderlo semplice merce da vendere!</p>
<p>In tutto questo bailamme di tensioni, l&#8217;uomo ha bisogno di trovare accettazione, riposo, la conferma di essere amato. Ed a questo fine ha bisogno di conoscere il messaggio di Dio, rivelato nelle Scritture, che parla in maniera chiara di come ciascuno di noi sia prezioso in quanto entità unica, immagine di Colui che ci ha creati, e che &#8211; sebbene ribelli &#8211; il nostro Creatore ci stima di un valore così grande da aver sacrificato quanto di più puro, perfetto e caro nell&#8217;intero universo, per acquistare per noi una redenzione eterna. Quante persone potrebbero uscire da una trappola così grande come quella in cui è caduto l&#8217;allenatore del Galles, se solo sapessero davvero quanto sono amati &#8211; al di là della loro fama, dei loro soldi, della loro posizione, delle loro conoscenze, o del fatto che debbano sempre mostrarsi agguerriti, anche quando avrebbero desiderio di mostrare la propria fragilità. Amati per il &#8220;semplice&#8221; fatto di <em>essere</em>.</p>
<p>«<em>Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici</em>» disse Gesù: ed è importante notare come Egli definisca &#8220;<em>amica</em>&#8221; un&#8217;umanità ribelle a Dio, quegli stessi uomini che avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Dio ti ama, così come sei, e non desidera cambiarti perché così non vai bene, ma vuole lavorare in te per concederti di sistemare tutti quegli aspetti che ancora funzionano secondo l&#8217;ottica di un mondo meschino, e che, per questo motivo, ti danneggiano. Accetta il dono che Dio ti fa, ancora oggi, della sua grazia, per i meriti che Gesù ha acquistati sulla croce. Leggi le Scritture, e capisci il grande valore che hai agli occhi di Chi ti ha creato. Vivi una vita piena di significato: non nell&#8217;ottica di chi ti vuole debole e vinto, ma nel riposo e nella pace di Colui che ti vuole sereno, e consapevole di possedere già una grande vittoria, acquisita per fede. Attraverserai momenti bui? Forse &#8211; anzi, è praticamente garantito &#8211; ma affidandoti all&#8217;Eterno avrai una forza che il mondo si rifiuta di conoscere: non sarai lasciato solo in balìa della tua piccolezza, ma sarai accompagnato, mano nella mano, dal Dio che ha nelle sue mani ogni frammento della storia dell&#8217;uomo.</p>
<p align=center>«<em>Quand&#8217;anche camminassi nella valle dell&#8217;ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me</em>» (<b>Sal.23:4</b>)</p>
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		<title>SoloVangelo sbarca su Android</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 17:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vista la rapida e crescente diffusione di smartphones, nonchè della possibilità di usufruire di connettività Internet sui cellulari di ultima generazione, abbiamo deciso di creare una semplice App per Android, il sistema operativo di Google Inc. per smartphones, attraverso la quale i nostri utenti possano ricevere il versetto che, quotidianamente, viene pubblicato su questo spazio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/11/sv_applogo.png" hspace=6 vspace=3 align=left width=90 height=90 style="border:1px solid lightgray" />Vista la rapida e crescente diffusione di smartphones, nonchè della possibilità di usufruire di connettività Internet sui cellulari di ultima generazione, abbiamo deciso di creare una semplice App per <a href="http://www.android.com" target="_blank">Android</a>, il sistema operativo di Google Inc. per smartphones, attraverso la quale i nostri utenti possano ricevere il versetto che, quotidianamente, viene pubblicato su questo spazio. L&#8217;App è <u>gratuita</u>, e liberamente scaricabile a <a href="https://market.android.com/details?id=em.software.versetto&#038;feature=search_result#?t=W251bGwsMSwxLDEsImVtLnNvZnR3YXJlLnZlcnNldHRvIl0." target="_blank">questo indirizzo</a>, oppure scansionando l&#8217;immagine QRCODE presente al termine del post. Utilizzarla è semplicissimo: una volta installata, è sufficiente infatti avviarla per visualizzare il versetto del giorno. </p>
<p>Ci auguriamo che questo piccolo programma possa esservi utile, e che, attraverso la lettura quotidiana dei frammenti proposti della Parola di Dio, possiate trovare incoraggiamento, forza, e rinnovare la consapevolezza della vicinanza del nostro grande Dio.<br />
<span id="more-3090"></span></p>
<p align="center"><b>QRCode per download semplificato</b><br />
<img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/11/sv_qrcode.png" /></p>
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		<title>Anania e Saffira</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 19:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/11/ananiasaffira.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 width=120 height=120 >Recentemente mi è capitato di trattare un argomento decisamente spinoso, ossia l&#8217;analisi del brano biblico di Atti cap. 5, nel quale possiamo leggere del decesso di una coppia di coniugi, in seno alla prima chiesa, a causa del loro comportamento nel trattare un affare relativo alla vendità delle loro proprietà. Data la delicatezza dell&#8217;argomento, ho optato per un approccio «<em>a cipolla</em>», dove cioè si parte dall&#8217;evidenza dei fatti, sintetizzando l&#8217;intera vicenda in una sola frase, e poi si procede ad una sua riformulazione, aggiungendo ogni volta elementi che spieghino più nel dettaglio gli elementi della vicenda. A mio avviso un&#8217;analisi di questo tipo è decisamente interessante, perchè apre la mente sulle possibili implicazioni di un testo, specie quando esso è &#8211; per vari motivi &#8211; molto succinto nel narrare gli eventi. Ho pertanto deciso di riproporre la discussione generale in questo articolo, nella speranza, da un lato, che essa possa rappresentare un utile approfondimento, ma anche che possa essere una sorta di «<em>strumento</em>», per quanto limitato, per ragionare sulle Scritture, nella consapevolezza che ogni loro frase racchiude molte implicazioni, e che, spesso, fermarsi alla semplice estrazione di un passo, senza scavarne i dettagli, non può rappresentare uno studio che conduca ad una maggiore conoscenza della Parola di Dio. Vediamo dunque l&#8217;argomento in questione, descrivendo anzitutto la vicenda, per poi analizzare gli strati della nostra «<em>cipolla</em>».<br />
<span id="more-3084"></span><br />
«<em>La moltitudine di quelli che avevano creduto era d&#8217;un sol cuore e di un&#8217;anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro. Infatti non c&#8217;era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l&#8217;importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno. [...] Ma un uomo di nome Anania, con Saffira sua moglie, vendette una proprietà, e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e, un&#8217;altra parte, la consegnò, deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: «Anania, perché Satana ha così riempito il tuo cuore da farti mentire allo Spirito Santo e trattenere parte del prezzo del podere? Se questo non si vendeva, non restava tuo? E una volta venduto, il ricavato non era a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio». Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E un gran timore prese tutti quelli che udirono queste cose. I giovani, alzatisi, ne avvolsero il corpo e, portatolo fuori, lo seppellirono. Circa tre ore dopo, sua moglie, non sapendo ciò che era accaduto, entrò. E Pietro, rivolgendosi a lei: «Dimmi», le disse, «avete venduto il podere per tanto?» Ed ella rispose: «Sì, per tanto». Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di quelli che hanno seppellito tuo marito sono alla porta e porteranno via anche te». Ed ella in quell&#8217;istante cadde ai suoi piedi e spirò. I giovani, entrati, la trovarono morta; e, portatala via, la seppellirono accanto a suo marito</em>» (<b>At.4:32 &#8211; 5:10</b>)</p>
<p>Il contesto è evidente: i credenti della chiesa primitiva vivevano nella reciproca condivisione e soccorso, proveniendo da diversi strati sociali ma, a seconda della possibilità, tutti contribuenti verso la nuova realtà costituita. Venivano vendute le proprietà immobili ed i terreni, ed il ricavato era gestito dagli apostoli, i quali, conoscendo le varie situazioni, indirizzavano l&#8217;importo laddove necessario, supplendo alle necessità di ciascuno. Nessuno era costretto alla vendita, o alla corresponsione dell&#8217;importo totale: la maggior parte di loro però lo faceva &#8211; e di buon cuore &#8211; perchè riconosceva nell&#8217;altro un essere prezioso, anch&#8217;egli riscattato in virtù dell&#8217;opera di Cristo, e tale consapevolezza univa la chiesa in un sincero sentimento. Tuttavia, una coppia di coniugi &#8211; Anania e Saffira &#8211; vendettero il proprio podere e tennero parte del ricavato per sé, guardandosi bene dal dirlo ad alcuno, ma piuttosto mantenendo celata la questione. In seguito a tale comportamento, come abbiamo letto, i due persero la vita. Perché? Come qualcuno mi ha fatto notare, nelle Scritture vi sono episodi ben più gravi, nei quali Dio concede una grazia inaspettata: perchè in un caso come questo, invece, assistiamo ad un giudizio tanto severo? Ecco allora che ci viene in aiuto la nostra &#8220;<em>cipolla</em>&#8220;: partiamo quindi dalla considerazione più banale, per scavare nel profondo della vicenda e del suo significato, alla ricerca della motivazione all base di un tale giudizio.</p>
<p><b>a) Primo strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Anania e Saffira hanno peccato, e sono morti per questo</em></p>
<p>Con questa frase sintetica, indichiamo la causa e l&#8217;effetto immediato della trasgressione dei due coniugi: essi si resero colpevoli di un peccato, evidentemente molto grave, anche se sulle prime può sembrare una colpa di lieve entità, e, come conseguenza di ciò, sperimentano la morte. «<em>Il salario del peccato è la morte</em>», scriverà l&#8217;apostolo Paolo nella sua Lettera ai Romani (<b>cap.6, vv.23</b>), e se da un lato sappiamo che ciò è in correlazione allo stato naturale dell&#8217;uomo (ovvero, l&#8217;ingresso della morte nel mondo fu causato dalla prima trasgressione dell&#8217;umanità), d&#8217;altro canto possiamo fare qualche considerazione sul modo in cui l&#8217;individuo decide di condurre la propria vita: secondo le prescrizioni di Dio, caso in cui egli può essere consapevole di stare camminando su una strada in cui vi è benedizione, oppure secondo il consiglio del mondo, o seguendo le proprie voglie; in questo secondo caso, l&#8217;uomo si espone all&#8217;errore, alla ribellione rispetto al sentiero tracciato da Dio, e quindi pecca inevitabilmente. Se il peccato, etimologicamente, assume il senso di «<em>mancare il bersaglio</em>», allora vediamo nelle scelte indipendenti dalla volontà di Dio il fallimento nell&#8217;adempiere il senso più intimo della nostra esistenza: imitare Colui che ci ha creati.</p>
<p><b>b) Secondo strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Due credenti hanno mancato riguardo all&#8217;impegno assunto, e ne hanno sperimentato le conseguenze</em></p>
<p>Nel considerare Anania e Saffira, non possiamo tralasciare di indicare la loro professione di fede: essi avevano ascoltato la predicazione apostolica, ed avevano aderito (seppur, probabilmente, solo a livello formale) al messaggio in essa contenuto. La predicazione petrina di Atti cap.2 ha in sé un&#8217;esortazione forte, ossia l&#8217;invito al ravvedimento, all&#8217;abbandono del proprio modo sconsiderato di vivere, per abbracciare invece la fede cristiana, che se da un lato è &#8211; appunto &#8211; unicamente &#8220;fede&#8221; (quindi, se vogliamo, qualcosa che presuppone adesione intellettuale), d&#8217;altro canto richiede l&#8217;espressione pratica di ciò in cui si è creduto. Detto in altri termini, se ci si dice cristiani, ma si manca di vivere il messaggio cristiano nella quotidianità, si dovrebbe forse rimettere in discussione la bontà della propria professione di fede. I due coniugi hanno creduto, e quindi si sono presi un impegno: portare nella dimensione pratica la novità di vita che stavano abbracciando. Hanno però peccato, hanno mancato su questa finalità e, pertanto, sperimentano la conseguenza relativa al voltare le spalle alla Fonte della vita, ossia Dio. Tale conseguenza è la morte.</p>
<p><b>c) Terzo strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Due persone che sono state riconciliate con Dio attraverso il sangue di Cristo, sono tornate alla loro vecchia condizione di vita, compiacendosi nella menzogna, e si sono quindi esposte ad essere giudicati come disprezzatori della grazia che gli è stata rivolta</em></p>
<p>Abbiamo visto che Anania e Saffira avevano accettato un messaggio. Ma quale? Il centro della predicazione cristiana riguarda la Persona e l&#8217;opera di Gesù: Egli, Dio incarnato, offerse la sua vita per fare ciò che l&#8217;uomo non avrebbe mai potuto fare con le proprie forze, ossia riconciliare l&#8217;umanità al proprio Creatore, colmando quel baratro che &#8211; in principio &#8211; causammo dando retta alle tentazioni del nemico di Dio, ma che anche oggi viviamo ogni qualvolta agiamo secondo le nostre idee, senza interrogarci su cosa ne pensi Dio, ed ogni volta che, davanti al dono gratuito della grazia, facciamo spallucce, ritenendoci tutto sommato delle brave persone, continuando a vivere escludendo Dio dalla nostra esistenza. I due coniugi, in virtù dell&#8217;opera che Gesù ha compiuto per chiunque pone la propria fiducia in Lui, erano stati riconciliati a Dio, ma ora erano ritornati alla loro vecchia condizione: chiamati a vivere nella sincerità, nella verità, avevano nuovamente sporcato con la menzogna tale chiamata. Si erano cioè dimostrati irrispettosi verso Gesù stesso, come se la sua morte al posto nostro fosse qualcosa che ci concede la licenza di peccare. Vengono quindi giudicati per ciò che sono: disprezzatori di un dono che è costato la vita del Figlio di Dio, ingrati approfittatori che non lottano contro il peccato, ma ci si adagiano, pensando di poter ignorare l&#8217;esortazione divina al ravvedimento continuo, ad una continua messa in discussione, nella consapevolezza di avere dalla nostra parte l&#8217;Onnipotente.</p>
<p><b>d) Quarto strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Due persone che si sono rese conto della posizione dell&#8217;uomo rispetto a Dio, e della necessità di essere a Lui riavvicinati e da Lui perdonati, dopo aver ricevuto tale perdono sono tornati, consapevolmente, a vivere in quello stile di vita che Dio condanna, senza pentirsi delle loro mancanze, ma anzi, cercando di non essere scoperti. A causa di ciò, essi vengono giudicati e perdono la vita, perchè colui che sa è maggiormente responsabile di chi non sa</em></p>
<p>L&#8217;errore dei due risiede, primariamente, nella mancanza di ravvidimento, nel loro silenzio colpevole, che esprime la totale consapevolezza delle proprie azioni. Anania e sua moglie, se davvero avevano creduto, si erano dovuti rendere conto della condizione umana, così distante dalla santità dell&#8217;Eterno, ed avevano certamente provato in cuor loro il desiderio di riavvicinamento, la necessità profonda di afferrare la mano di Dio, tesa a nostra salvezza, come a tirarci fuori da un pantano ingestibile. Ora, però, nell&#8217;ombra, ricercavano la segretezza delle proprie malefatte, invece di pentirsi di esse e di correre a quel Dio misericordioso che il profeta Isaia dipinge con una frase di rara bellezza: «<em>Lasci l&#8217;empio la sua via e l&#8217;uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare</em>» (<b>Is.55:7</b>). Il perdono di Dio è sempre disponibile a coloro che gli si presentano dinanzi con il cuore contrito. Ma nei due non c&#8217;era ombra di pentimento, e sperimentano un giudizio che tiene conto di ciò che essi sapevano: perchè «<em>chi sa fare il bene e non lo fa, commette peccato</em>» (<b>Gc.4:17</b>).</p>
<p><b>e) Quinto strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Due persone che, avendo accettato il dono gratuito della grazia in Cristo, ed essendo stati perdonati in virtù dell&#8217;opera di croce di Gesù, e per questo entrati di diritto a far parte di una famiglia spirituale, composta da tutti coloro che hanno creduto, pensano di potersi approfittare di tale famiglia, frodandola. Dal momento che il responsabile di tale famiglia è Dio stesso, Egli interviene giudicando i due, che non commisero un semplice errore, ma che ad esso aggiunsero la malizia, ricercando un profitto</em></p>
<p>La grazia di Dio non è in vendita: essa viene concessa gratuitamente a chiunque crede. Attraverso di essa, l&#8217;uomo viene riconciliato a Dio, perchè, come scrisse Paolo nella seconda lettera alla chiesa di Corinto, «<em>Colui che non ha conosciuto peccato, egli [Dio] lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui</em>» (<b>2Co.5:21</b>). L&#8217;umanità ha un grande conto aperto con Dio, talmente grande che nessuno può sperare di colmarlo. Ecco allora che Dio stesso si fa uomo, vive una vita esemplare, e &#8211; per la sua assenza di peccato &#8211; qualifica Sé stesso come unico possibile sacrificio gradito a Dio. Egli, il giusto, depone volontariamente la sua vita per caricarsi delle nostre trasgressioni, e subire il castigo di Dio, per donare a chiunque crede la propria giustizia. Così, al Calvario, Dio poteva osservare Cristo e vedere ciascuno di noi, ma osservando un credente sincero, Egli vede l&#8217;immagine di Gesù. Questo è vero per il singolo credente, ma &#8211; ovviamente &#8211; per l&#8217;intera comunità dei riscattati, la quale è chiamata a vivere una fratellanza intensa ed amorevole, nella consapevolezza della preziosità che ciascuno ha agli occhi del Padre. Dio non tollera il male, soprattutto all&#8217;interno della sua famiglia, ed ecco quindi che il tentativo di agire ai danni degli altri credenti viene bloccato sul nascere. Anania e Saffira volevano approfittarsi della famiglia di Dio, ricavandone profitto e, al tempo stesso, cercando di far passare tutto come espressione della loro (inesistente) munificenza, mentendo ed ingannando doppiamente.</p>
<p>Sarebbe ovviamente possibile proseguire, perfezionando sempre più il ragionamento ed aggiungendo via via elementi importanti, ma ci fermiamo qui per non rendere il tutto eccessivamente pesante da leggere. Si noti, comunque, che ad ogni strato non abbiamo fatto altro che «<em>decomprimere</em>» la considerazione iniziale, continuando ad affermare ogni volta lo stesso concetto, ma in modo sempre più attento al peso delle singole parole. Si potrebbe però obiettare &#8211; peraltro, con un certo margine di ragione &#8211; che, ad oggi, un discorso del genere appare quantomeno bizzarro: quanti episodi spiacevoli sentiamo raccontare dalla cronaca relativamente alle realtà di chiesa, indipendentemente dalla loro denominazione? Perchè Dio non giudica queste situazioni come allora? È utile fare alcune considerazioni, che sebbene non possano esaurire l&#8217;argomento, sicuramente lo portano ad un livello di maggiore equilibrio. Intanto, è opportuno notare la differenza principale tra il racconto di Anania e Saffira e la nostra condizione odierna, ossia che oggi non ci troviamo più nei tempi apostolici, ed il messaggio cristiano è consolidato: se la chiesa avesse avuto al suo interno, fin dalle origini, dei falsi credenti, che fine avrebbe fatto la testimonianza dell&#8217;amore di Dio? Immaginiamo la situazione: il comportamento dei due coniugi non sarebbe stato nascosto per sempre, e &#8211; presto o tardi &#8211; sarebbe servito come esempio negativo per altri, che avrebbero cercato di fare i propri interessi, anzichè sopperire ai bisogni del prossimo. Sarebbe stata una chiesa ben lontana dal piano di Dio, e questo non poteva essere. Ecco quindi un primo importante spunto per capire le differenze tra oggi e ieri: era vitale che la chiesa fosse autentica, genuina, ben piantata nell&#8217;opera di Gesù e nell&#8217;insegnamento degli apostoli, camminando speditamente nella via del bene, e non in quella dell&#8217;interesse e dei sotterfugi. In seconda battuta, notiamo poi l&#8217;atteggiamento dei due: le Scritture accennano non ad un errore dei due, ma ad una decisione ben specifica, volta al proprio tornaconto, e nel discorso di Pietro ad Anania, vediamo come l&#8217;apostolo riconosca nel comportamento dell&#8217;uomo un cedimento alle lusinghe di Satana, tali da «<em>riempirne il cuore</em>»: dunque, anche oggi, diventa importante discernere l&#8217;errore comune che, seppur grave, prelude ad un sincero ravvedimento, da ciò che invece è indurimento definitivo, volto al danno del prossimo, ribellandosi consapevolmente e senza rimorso alla volontà di Dio. </p>
<p>Non ci sarebbe da meravigliarsi eccessivamente se, anche ai nostri giorni, dovessimo osservare una riprensione anche dura da parte di Dio verso qualcuno che gli volta le spalle. «<em>Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo</em>», leggiamo nella lettera indirizzata alla chiesa di Sardi (<b>Ap.3:19</b>), ed anche l&#8217;autore dell&#8217;epistola agli Ebrei esorta in tal senso: «<em>Voi non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato, e avete dimenticato l&#8217;esortazione rivolta a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d&#8217;animo quando sei da lui ripreso; perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli». Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli. Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità. È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa<em>» (<b>Eb.12:4-11</b>)</p>
<p>Il Dio Eterno è anche il Dio che conduce i nodi al pettine: non ci si può beffare di Lui, non gli si può nascondere nulla &#8211; e quello che l&#8217;uomo avrà seminato, quello pure mieterà (<b>Gal.6:7</b>). È vero che possono esistere situazioni che, umanamente, non riusciamo a spiegarci &#8211; il perchè di una data condotta lasciata apparentemente impunita, per esempio. Tuttavia, le Scritture insegnano che Dio vede nel segreto, e che sa &#8211; con i modi ed i tempi corretti &#8211; esprimere i suoi giudizi su chi commette il male. Nel caso di Anania e Saffira, per i motivi che abbiamo visto, tale giudizio dovette essere repentino e risolutivo nell&#8217;immediato, ma possiamo stare certi &#8211; perchè è la stessa Parola di Dio a dirlo &#8211; che anche in quei casi in cui osserviamo l&#8217;arroganza degli ingiusti e la sofferenza dei più deboli, esiste un Dio che scruta, e che sa ricompensare tanto chi agisce per il bene quanto chi si dedica al male.</p>
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		<title>Essere santo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 18:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno, ci troviamo alle porte di una festività forse tra le più sentite dal popolo italiano, ossia la celebrazione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ognissanti" target="_blank">Ognissanti</a>, festa cattolica proclamata il 13 maggio 610 e riguardante tutta una serie di atti devozionali volti a rendere omaggio ai <em>santi</em>, che &#8211; nell&#8217;accezione comune e popolare &#8211; sarebbero quei fedeli che si sono distinti per qualche opera particolare nel corso della loro vita (non ultima il martirio). Un paio di anni fa, scrissi un articolo finalizzato a spiegare chi possa essere definito, biblicamente, un santo, nel tentativo di mostrare la differenza esistente tra quanto viene comunemente insegnato dal magistero cattolico e la realtà dei fatti, contenuta nelle Scritture, ossia la Bibbia. Propongo in questa sede una revisione di tale articolo, aggiungendo considerazioni e brani scritturali, al fine di valutare l&#8217;opportunità di tale <em>festa</em>, ma soprattutto con la speranza che, comprendendo quale sia il pensiero di Dio su questo tema, il lettore possa maturare, sospinto da Dio, il desiderio di perseguire una condizione che, lungi dall&#8217;essere qualcosa di <em>mistico</em>, come spesso essa viene dipinta, è invece uno stato nel quale l&#8217;individuo può godere di estrema tranquillità, nel sapersi riconciliato ed in pace con il proprio Creatore. Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.</p>
<p>Iniziamo col dire che tutto l&#8217;argomento della santità ruota &#8211; ovviamente &#8211; attorno al rapporto tra l&#8217;uomo e Dio: infatti, dal momento che l&#8217;individuo non ha alcun potere né possibilità di &#8220;<em>elevarsi</em>&#8221; autonomamente dal pantano di peccato e ribellione in cui si trova, capiamo che la santità, intesa come condizione, è qualcosa che Dio concede per grazia e secondo il suo arbitrio: se gli sforzi dell&#8217;uomo non possono in nessun modo fargli maturare credito presso Dio (e secondo le Scritture, le cose stanno proprio così), allora un eventuale riconoscimento di santità deve necessariamente essere emesso per effetto di una causa estranea all&#8217;impegno personale (o meglio, non vincolata a quest&#8217;unico fattore).<br />
<span id="more-3076"></span><br />
Questa considerazione, apparentemente inutile, in realtà è di importanza capitale: in primo luogo, essa infatti ci parla di una relazione tra l&#8217;uomo e Dio, e di fatto scredita ogni applicazione del termine <em>santo</em> ad individui che non seguono le vie dell&#8217;Eterno (vedasi i vari guru indiani, a volte chiamati appunto <em>santi</em>, ma anche soltanto persone che si distinguono per impegno sociale: se tali persone operano al di fuori della conoscenza di Dio, chiamarli <em>santi</em> significa attribuire loro un titolo improprio). In seconda battuta, come brevemente anticipato nell&#8217;introduzione, il ragionamento fatto poco fa spazza via il misticismo di cui spesso si ammanta l&#8217;intero tema: il <em>santo</em>, secondo la tradizione, è quasi dipinto come un asceta, come un uomo dai principi inarrivabili, come qualcuno diverso da chiunque altro, e proprio per questo in grado di fare cose che altri non possono; avendo invece visto come il centro della questione non stia nell&#8217;individuo, bensì nel Dio che concede, notiamo che non vi è nulla di esoterico nel santo, e che egli è uomo tanto quanto chiunque altro. </p>
<p>Un ulteriore aiuto nel comprendere meglio il tema, ci arriva senza dubbio dall&#8217;analisi etimologica del termine «<em>santo</em>»: infatti, se nella lingua italiana tale lemma significa «<em>sacro, dedicato ad usi sacri</em>» o &#8211; addirittura! &#8211; «<em>immune da peccato</em>» (<b>fonte:</b> <a href="http://www.etimo.it" target="_blank">Etimo.it</a>), dobbiamo sempre tenere a mente che le Scritture non furono redatte nella nostra lingua, bensì in ebraico ed aramaico per quanto riguarda l&#8217;Antico Testamento ed in greco koiné per quanto concerne il Nuovo: è quindi a quelle lingue che si deve guardare per comprendere il reale significato del termine, laddove una successiva traduzione avrebbe potuto guastarne il senso. La parola ebraica <span style='color:blue;'><b>קדש</b></span>, &#8220;<em>qodesh</em>&#8220;, &#8211; che rende appunto l&#8217;italiano «<em>santo</em>» &#8211; non dà il senso dell&#8217;inarrivabile, del misterioso, ma, molto più praticamente, della separazione, o della dedicazione esclusiva di qualcuno (o qualcosa) verso qualcun altro. Volendo fare un esempio molto banale, se per esempio io mi trovassi a tavola, e dicessi ai miei commensali che una posata <em>mi é santa</em>, non starei affermando altro che la proprietà da me esercitata sull&#8217;oggetto in questione, nonché la possibilità di usufruirne in via esclusiva. «<em>Santificare</em>» qualcosa, quindi, secondo l&#8217;etimologia ebraica, richiama il senso di una dedicazione portata ai massimi livelli, in cui l&#8217;oggetto o la persona oggetto di santificazione è, di fatto, da considerarsi «<em>separata</em>» da tutto ciò che non riguarda colui al quale si santifica. Notiamo, come rafforzativo di quanto detto fin qui, che si tratta di un procedimento di tipo passivo: tornando all&#8217;esempio della posata, non è in suo potere dichiararsi santa, ma io posso renderla tale dichiarandone lo stato, e facendo in modo che tutti possano saperlo.</p>
<p>Nel Nuovo Testamento, troviamo il corrispettivo <span style='color:red;'><b>αγιος</b></span>, &#8220;<em>aghios</em>&#8220;, nella sua accezione di «<em>purezza (effettiva o simbolica), riferibile ad uno stato fisico o interiore</em>». Se vogliamo, le due rese dei termini, ebraico e greco, vanno a completare un unico quadro, del quale indicano proprietà ed uso esclusivi, nonchè stato in essere (sia esso reale o giuridico, cioé dichiarato) della cosa o persona di cui si indica la «<em>santità</em>». Dunque, vediamo in quali contesti possiamo riscontrare tale termine all&#8217;interno delle Scritture: è infatti nell&#8217;utilizzo pratico del lemma che possiamo scorgerne il significato autentico.</p>
<p>Intanto, notiamo come il concetto di santità sia, nel parere divino, una questione che riguarda anche l&#8217;osservanza pratica dei suoi precetti: «<em>Voi sarete degli uomini <u>santi</u> per me; non mangerete carne di bestia trovata sbranata nei campi; la getterete ai cani</em>» (<b>Es.22:31</b>); «<em>Saranno <u>santi</u> per il loro Dio e non profaneranno il nome del loro Dio, poiché offrono al SIGNORE i sacrifici consumati dal fuoco, il pane del loro Dio; perciò saranno <u>santi</u></em>» (<b>Lev 21:6</b>) &#8211; questi, come molti altri versetti, identificano in un determinato atteggiamento/comportamento un fattore legato alla santità, ossia l&#8217;adesione al volere di Colui che è Santo per eccellenza. Dio stabilisce una norma, ed essa diventa per l&#8217;uomo un termine verso il quale paragonarsi: così, se nel progetto divino alcuni atti esteriori sono richiesti all&#8217;interno del tema della santificazione, è logico intendere tale processo come una sorta di fusione della volontà umana con quella divina, con la prima che si fa trasformare per osservare i requisiti della seconda. È importante considerare che nei passi visti fin qui ci troviamo ancora all&#8217;interno del Vecchio Patto, che era codificato secondo norme molto precise e circoscritte, ma &#8211; ad ogni modo &#8211; possiamo ricavarne il principio generale, valido anche per noi oggi, che vede nell&#8217;espressione pratica il mezzo attraverso cui dimostrare un cambiamento interiore. Questa equazione non può mai essere rovesciata, perchè la pratica senza una fede viva altro non è che mero attivismo, realtà ben lontana da una vera santificazione.</p>
<p>Il processo della santificazione è un cammino compiuto in imitazione: sono molti i passi biblici in cui vediamo Dio esclamare: «<em>Siate santi, perchè Io sono santo</em>» (Lv.11:44a, Lv.11:45, Lv.19:2, Lv.20:7, ecc.). Riprendendo il senso etimologico del termine, vediamo che Dio chiede al suo popolo di essere <em>separato</em> (dal male, dal peccato, ecc.) perchè Colui che ha formato tale popolo è naturalmente separato da tali dannose realtà: l&#8217;individuo prima, e la collettività poi, è quindi chiamato a vivere prendendo come riferimento il proprio Creatore, imitandone, nel piccolo, l&#8217;atteggiamento, il principio morale, la santità &#8211; ossia la distanza da tutto ciò che, essendo contrario alla volontà divina, ricade nella definizione di peccato.</p>
<p>La santificazione, dicevamo, non è un processo che l&#8217;uomo ha il potere di compiere: è sempre Dio che fa un&#8217;offerta, e l&#8217;uomo può unicamente accettare o respingere quanto proposto. Ma, nel caso di accettazione, potremmo dire che l&#8217;uomo appone soltanto una firma sul patto, mentre Dio firma e realizza. L&#8217;individuo mette sul tavolo la propria disponibilità e fedeltà: l&#8217;Eterno, invece, oltre a ciò mette i mezzi necessari ad onorare i termini del patto stesso, portandolo a compimento. Si comprende meglio il concetto dell&#8217;iniziativa divina sulla base di passi come <b>Lv.20:26</b>, in cui Dio afferma: «<em>Mi sarete santi, poichè io, il SIGNORE, sono santo e vi ho separati dagli altri popoli perchè foste miei</em>». In questo caso, l&#8217;Eterno manifesta il suo proposito esclusivo verso Israele («<em>perchè foste miei</em>»), stabilendo altresì in Sé stesso il metro di paragone della santità del popolo («<em>mi sarete santi, poichè io, il SIGNORE, sono santo</em>»), ma spiegando come tale opera sia possibile soltanto in virtù della sua potenza e decisione.</p>
<p>Un «<em>particolare</em>» del quale non abbiamo ancora detto nulla, ma che tutto è, fuorchè trascurabile, è che Dio si rivolge ai vivi, e non ai morti: Egli dà le proprie prescrizioni al suo popolo, e spiega che la loro osservanza rappresenterà la loro santificazione, ossia separazione per uso esclusivo di Dio. In tutta la Scrittura non troviamo alcun indizio che ci faccia supporre che la santificazione di una persona passi per le decisioni di un concilio umano, sulla base di meriti o di altri parametri: la Bibbia parla molto chiaramente di una decisione sovrana di Dio, unitamente all&#8217;atteggiamento con il quale il credente camminerà sulla strada che Dio lo invita a percorrere.</p>
<p>Il re Davide, nel Salmo 16, potè rimarcare la condizione di esistenza in vita dei santi: riconoscendo in essi coloro che prendono le distanze dai sentieri del mondo, per abbracciare le vie di Dio, egli infatti scrisse: «<em>Quanto ai santi che son sulla terra, essi sono la gente onorata in cui ripongo tutto il mio affetto</em>» (<b>Sal.16:3</b>), mostrando quindi come il suo affetto andasse verso uomini e donne in vita, ossia che potevano vivere la propria fede in maniera concreta. Ancora, in un altro Salmo egli esortò tali persone a manifestare il proprio amore per Dio, dicendo: «<em>Amate il SIGNORE, voi tutti i suoi santi! Il SIGNORE preserva i fedeli, ma punisce con rigore chi agisce con orgoglio</em>» (<b>Psa 31:23</b>): anche in questo caso, un incoraggiamento può essere fatto solo nei confronti di un vivente, e la precisazione sulla sorte dei fedeli e su quella degli orgogliosi stabilisce il concetto visto fin qui: gli umili, che ritengono il consiglio di Dio come unica luce per il proprio sentiero, verranno preservati, ma gli orgogliosi, ossia quelli che non chinano il capo davanti all&#8217;Eterno, e ritengono che il proprio discernimento sia superiore alla sapienza divina, saranno abbattuti proprio a causa di questa loro follia. La santità è una sorta di condizione di riscatto dei viventi, uno stato in cui si è trasportati per effetto della grazia divina, come anche indicò il profeta Isaia, scrivendo: «<em>Avverrà che i sopravvissuti di Sion e i superstiti di Gerusalemme saranno chiamati santi: chiunque, cioè, in Gerusalemme sarà iscritto tra i vivi</em>» (<b>Is.4:3</b>)</p>
<p>Nel Nuovo Testamento, l&#8217;equazione «<em>santi=credenti in vita</em>» diventa di una chiarezza disarmante; è sufficiente osservare, per esempio, i saluti con i quali gli apostoli iniziano e concludono le proprie epistole: «<em>a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati a essere santi, grazia a voi&#8230;</em>» (<b>Rom 1:7</b>), «<em>alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Ges, chiamati santi,&#8230;</em>» (<b>1Co.1:2</b>), «<em>Paolo, apostolo di Cristo Ges per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e ai fedeli in Cristo Ges</em>» (<b>Ef.1:1</b>), «<em>Paolo e Timoteo, servi di Cristo Ges, a tutti i santi in Cristo Ges che sono in Filippi,&#8230;</em>» (<b>Fl.1:1</b>), «<em>tutti i santi vi salutano</em>» (<b>2Co 13:13</b>), «<em>i fratelli che sono con me vi salutano. Tutti i santi vi salutano e specialmente quelli della casa di Cesare</em>» (<b>Fl.4:22</b>). Tale &#8220;<em>equazione</em>&#8221; non deve stupirci, ma anzi, proprio in relazione al significato di separazione che è insito nel concetto di santificazione, possiamo notare come è appena logico che in un gruppo di credenti vi sia la volontà di aderire al pensiero divino, di uniformarvisi fino a trasformarlo in una seconda natura, imitando appunto l&#8217;atteggiamento di Dio stesso. </p>
<p>La chiamata a santificazione è paragonabile all&#8217;annessione nella famiglia di Dio; allo stesso modo in cui in ciascun nucleo esistono regole, propositi, stili di vita, anche nella chiesa («<span style='color:red;'><b>εκκλησια</b></span>», «<em>ekklesia</em>», letteralmente «<em>assemblea dei chiamati fuori</em>», ed anche tale termine la dice lunga) vi sono specifiche indicazioni che identificano appunto l&#8217;appartenenza dell&#8217;individuo: così come, per esempio, un cognome identifica la provenienza genealogica, l&#8217;adesione alla volontà di Dio mostra una provenienza spirituale, perchè il credente porterà la propria chiamata a santificazione nella sua realtà quotidiana, facendo sì che i suoi principi influenzino ogni ambito della sua vita. Parlando a credenti convertiti dal paganesimo, Paolo scrisse: «<em>così dunque non siete pi né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio</em>» (<b>Ef.2:19</b>) &#8211; ossia, siete stati incorporati in una realtà che non vi era propria, ma che ora vi riguarda al pari di coloro che già la vivono da tempo.</p>
<p>Che il termine «<em>santi</em>» identifichi il popolo di Dio (i credenti in Cristo), è chiaro da molti passaggi oltre a quelli che abbiamo elencato. Quando il discepolo Anania fu mandato a Paolo, egli sulle prime obiettò dicendo: «<em>Signore, ho sentito dire da molti di quest&#8217;uomo quanto male abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme</em>» (<b>At.9:13</b>), e Paolo stesso, quando, tempo dopo, scrisse la sua prima lettera ai Corinzi, disse: «<em>non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Se dunque il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime?</em>» (<b>1Co 6:2</b>) &#8211; è cioè evidente la correlazione tra santi-voi, indicando ancora una volta i credenti. In ultimo, ma solo per brevità e non perchè siano terminati i riferimenti (che ancora abbondano), citiamo una delle esortazioni petrine, dal sapore veterotestamentario, allorquando l&#8217;apostolo scrisse ai credenti della diaspora: «<em>come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta</em>» (<b>1Pe 1:15</b>).</p>
<p>Insomma, come si sarà notato, la realtà della santificazione e dell&#8217;essere santi è molto differente da ciò che viene insegnato in ambito cattolico. L&#8217;essere santi non è un titolo altisonante da applicare secondo volontà umana, bensì è una caratteristica propria di chiunque pone la propria fiducia in Cristo, e da Lui è reso giustificato dinanzi a Dio, e purificato dai propri peccati per essere annesso ad una famiglia il cui fine è quello di vivere eternamente in presenza del proprio Signore e Redentore. Dunque, che cosa si festeggia precisamente il 1° Novembre? Un semplice modo per far percepire ai più semplici una distanza dalle «<em>alte sfere</em>» che non esiste affatto, perchè non vi sono differenze di rango tra i riscattati da Cristo, ma Egli è l&#8217;unico capo della chiesa, e ciascun discepolo fedele è fratello di tutti gli altri. Non vi sono credenti di serie A e credenti di serie B: tutti coloro che sono stati lavati dal sangue di Gesù sono santi, perché è il Cristo colui che li santifica, per presentarli a Dio come popolo, cancellandone le macchie e coprendo l&#8217;abisso che sta fra noi e Dio. Ritorniamo quindi al consueto problema di quasi ogni questione che trattiamo: la mancanza di dimestichezza con le Scritture, con la Parola di Dio. L&#8217;Eterno pronunciò, per bocca del profeta Osea, un severo ammonimento: «<em>Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza</em>» (<b>Os.4:6</b>) &#8211; e questo è vero oggi tanto quanto allora. Dio ha delle meravigliose promesse di pace per coloro che desiderano accettare la sua offerta, promesse che la maggior parte delle persone non conosce, proprio perchè distante dal messaggio che l&#8217;Eterno ha fatto redigere per la nostra edificazione. Chi è un santo? Se credi in Cristo, tu sei un santo. Ma se non hai ancora riposto in Lui la tua fiducia, sappi che Dio non rimanda indietro a mani vuote chi desidera incontrarlo, e che nonostante tutto ciò che puoi aver fatto o che ritieni di essere, Egli ha un posto anche per te nella sua famiglia. Si inizia come si iniziano tutte le cose &#8211; con un semplice passo, con la dichiarazione della tua fede, se senti nel tuo cuore che Dio ti sta chiamando. Camminando, le tue gambe si rafforzeranno finchè non riuscirai a correre &#8211; e potrai farlo non per le tue qualità, ma perchè Colui che è potente da perdonare il tuo peccato, è potente anche nel renderti adatto al suo regno.</p>
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		<title>Approfondimento sull&#8217;epistola di Giacomo, cap.5</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 20:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Giacomo]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi ho avuto modo di discutere del brano di Giacomo 5:14-15, ed in particolare in relazione alle difficoltà che presenta la sua corretta interpretazione. Dato che il discorso emerso è stato decisamente interessante, e che può essere inoltre di pubblica utilità, ho deciso di scrivere alcune righe sul tema, nella speranza che possano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/10/reading-bible-blue.jpg" hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" align=left />Nei giorni scorsi ho avuto modo di discutere del brano di <strong>Giacomo 5:14-15</strong>, ed in particolare in relazione alle difficoltà che presenta la sua corretta interpretazione. Dato che il discorso emerso è stato decisamente interessante, e che può essere inoltre di pubblica utilità, ho deciso di scrivere alcune righe sul tema, nella speranza che possano contribuire a chiarire le argomentazioni oggetto del passo in questione, forse tra i più travisati delle Scritture. Iniziamo quindi dalla tesi iniziale, osservando anzitutto cosa affermino i versetti citati: <em>C&#8217;è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d&#8217;olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati</em> (<b>Gm.5:14-15</b>). Coloro con i quali mi sono trovato a discutere di tale brano affermavano, peraltro con ragione, che quanto appena visto non può considerarsi al pari di un&#8217;equazione matematica, che fornisce sempre lo stesso risultato: quante volte &#8211; infatti &#8211; alla preghiera, anche fervida ed accorata, di uno o più credenti, non corrisponde una risposta sul piano fisico (ossia, relativamente alla guarigione di un ammalato)? Sempre sulla base di questo passaggio, poi, si fonda l&#8217;ennesima eresia cattolica, che vede in quanto scritto da Giacomo il precursore dell&#8217;<em>estrema unzione</em>, dogma secondo il quale tale &#8220;sacramento&#8221; dovrebbe concedere il perdono dei peccati ai moribondi (conclusione blasfema, perchè non è in potere dell&#8217;uomo perdonare un suo simile, ma &#8211; apparentemente &#8211; è proprio ciò che sembrerebbe emergere dallo scritto).</p>
<p>L&#8217;ingarbugliata matassa può comunque essere districata attraverso una lettura contestualizzata di Giacomo, attenta cioè al pensiero espresso nella sua interezza, evitando di estrarre sotto-porzioni dell&#8217;epistola che possano trarci in inganno quanto al senso di ciò che leggiamo.<br />
<span id="more-3068"></span><br />
La prima domanda che mi sono sentito di porre è stata: <em>Siamo sicuri che i concetti che ci vengono evocati delle parole &#8220;malato&#8221; e &#8220;salverà&#8221; siano quelli che Giacomo aveva in mente?</em>, ossia, detto in altri termini, possiamo dirci certi che il senso dell&#8217;insegnamento dell&#8217;apostolo sia quello più immediato, quello maggiormente desumibile? Leggendo il termine &#8220;<em>malato</em>&#8221; pensiamo immediatamente all&#8217;indigenza fisica, forse perchè è la sfera che reputiamo più importante. Ma è corretto tracciare subito una tale definizione, soprattutto considerando che nell&#8217;intero capitolo non si fa riferimento a stati fisici, quanto piuttosto morali? Infatti, allo stesso modo in cui giudicheremmo &#8220;strano&#8221;, in un qualsiasi testo o discorso, saltare di palo in frasca o da un argomento ad un altro, senza apparente collegamento, anche dalla Bibbia (se consideriamo che l&#8217;ispirazione divina accompagna uno stile letterario ed un filo logico proprio dell&#8217;autore umano) è lecito aspettarsi una solida unità di pensiero: quindi perchè Giacomo avrebbe dovuto fare una parentesi di questo tipo all&#8217;interno di una trattazione su un altro tema?</p>
<p>Un ulteriore approfondimento è quello relativo al consiglio dell&#8217;apostolo: se egli avesse voluto intendere uno stato di malattia fisica, non sarebbe stato più opportuno consigliare il consulto di un medico, anzichè degli anziani della chiesa? Anche oggi, quando abbiamo un raffreddore, non sottoponiamo il caso ai responsabili della conduzione ecclesiale, ma ci rechiamo dal dottore per farci prescrivere una cura adatta. Nel testo originale dell&#8217;epistola, il termine &#8220;<em>malato</em>&#8221; è reso con &#8220;<span style='color:blue;font-weight:bold;'>ασθηνηι</span>&#8220;, <em>asthenei</em>, che indica senz&#8217;altro la malattia fisica, ma che traduce letteralmente l&#8217;espressione «<em>senza forza</em>», e che è usato in diverse altre occasioni nel Nuovo Testamento nel suo senso figurativo. Prendiamo, ad esempio, la celebre espressione di Gesù presentata in <b>Mt.26:41</b>: «<em>Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole</em>». Il termine &#8220;<em>debole</em>&#8220;, in questo versetto, traduce appunto il termine <b>ασθηνηι</b>, e non indica uno stato di indigenza, ma una debolezza intrinseca. Un altro mirabile esempio è la trattazione paolina sul peccato dell&#8217;uomo e sul riscatto di Cristo, quando nella sua lettera ai Romani, scrive: «<em>Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi</em>» (<b>Ro.5:6</b>). «<em>Senza forza</em>», ancora una volta <b>ασθηνηι</b> &#8211; e ancora, notiamo che non ci si sta riferendo a malattie fisiche, ma a qualcosa di più sottile.</p>
<p>Se Giacomo stesse quindi parlando di una «<em>debolezza interiore</em>», di uno stato di peccato, come è possibile che la preghiera della fede possa salvare il malato, e che costui riceva il perdono dei peccati? Anche in questo caso, è sufficiente collegare tale concetto con la teologia del Nuovo Testamento, che ci indica chiaramente nel ravvedimento e nel pentimento dinanzi a Dio delle condizioni necessarie per realizzare la necessità di essere perdonati in virtù del sacrificio di Cristo; pertanto, il ribelle che ritorna alla fede, e che rimette in discussione la propria vita per sottoporla nuovamente al Signore, ha nel sacrificio di Gesù la garanzia del perdono dei suoi peccati &#8211; ossia il rinnovo del suo stato di comunione con Dio, e della riconciliazione con Lui. Questo ci viene confermato dalla chiosa del capitolo, pochi versetti più avanti, in cui vediamo Giacomo esprimere, subito dopo aver terminato il discorso sulla guarigione, il seguente concetto: «<em>Fratelli miei, se qualcuno tra di voi si svia dalla verità e uno lo riconduce indietro, costui sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall&#8217;errore della sua via salverà l&#8217;anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati</em>» (<b>Gm.5:19-20</b>). Risulta quindi chiaro che il prodigarsi per i propri fratelli che si sono sviati, qualora abbia successo, ha come frutto la salvezza dell&#8217;ex-ribelle e la «<em>copertura</em>» dei peccati di costui, in virtù del rinnovato rapporto con Dio.</p>
<p>Questo significa forse che non sia opportuno pregare per chi è malato fisicamente, chiedendo al Signore di operare una guarigione? Ovviamente no: è normale ricercare l&#8217;azione di Dio in favore di coloro che abbiamo sul cuore. Ma il credente vero, nel proprio pregare, è pronto a sottomettersi alla volontà divina, la quale può essere &#8211; per motivi che non sempre ci è dato di sapere &#8211; molto diversa da quanto ci aspettiamo: anche la guarigione chiesta nel modo più fervente possibile può non avvenire. E se c&#8217;è questa possibilità, ovviamente legata alla sovranità decisionale di Dio, Giacomo non potrebbe mai scrivere, con certezza assoluta, che il pregare per gli ammalati risulterebbe sistematicamente in una guarigione fisica. Ecco perché, come d&#8217;altronde ci mostrano molte Scritture, ritengo sia preferibile una lettura del termine &#8220;<em>malato</em>&#8221; secondo il senso etimologico del termine, così come applicato in molti altri casi, ossia quella «<em>debolezza</em>», «<em>mancanza di forza</em>», «<em>stato di indigenza morale</em>» che il peccato causa nell&#8217;uomo. E ciò senza voler togliere nulla all&#8217;intercessione per gli ammalati, ma per comprendere meglio le Scritture, uscendo da un terreno interpretativo che troppe volte vorrebbe quasi sconfinare nella superstizione, per abbracciare invece una dimensione che &#8211; prima di ogni altra cosa &#8211; ci parla della necessità di capire il bisogno vitale di avvicinarci a Cristo, e di accettarne quel sacrificio in virtù del quale ricevere la pace, il perdono, e la riconciliazione con l&#8217;Eterno.</p>
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		<title>Breve pensiero sulla famiglia omogenitoriale</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 18:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche tempo a questa parte, si è acceso un grande dibattito intorno al tema della «Famiglie Arcobaleno», quei nuclei familiari composti da due genitori dello stesso sesso, che si trovano a dover gestire il delicato ed importantissimo compito di allevare un bambino. Alcuni mesi fa, ha iniziato a circolare su Internet un video pro-omogenitorialità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/05/famiglia.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray" />Da qualche tempo a questa parte, si è acceso un grande dibattito intorno al tema della «<em>Famiglie Arcobaleno</em>», quei nuclei familiari composti da due genitori dello stesso sesso, che si trovano a dover gestire il delicato ed importantissimo compito di allevare un bambino. Alcuni mesi fa, ha iniziato a circolare su Internet <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nStHWmQClww" target="_blank">un video pro-omogenitorialità</a>, che attraverso delle mini-interviste ai piccoli che vivono nei contesti «<em>arcobaleno</em>», si proponeva di mostrare che tali ambienti non sono affatto lesivi per la crescita sana dei bambini, ma che anzi sarebbero di stimolo allo sviluppo, in quanto nuclei fondati sul principio dell&#8217;amore, unico vero cardine intorno al quale ruota la serenità dei bimbi. Il video suscitò &#8211; ovviamente &#8211; pareri contrastanti, con gli estremi di chi, da un lato, vorrebbe veder smembrate le famiglie tradizionali per portare ogni forma familiare allo stesso livello sociale, e di chi, d&#8217;altro canto, si è trovato ad additare le «<em>famiglie arcobaleno</em>» come una realtà abominevole, satanica, ed epiteti vari, senza tener conto che, al di là del poter non essere d&#8217;accordo con tali «<em>neo-istituzioni</em>», esse sono comunque composte da individui con sentimenti e sensibilità da rispettare.</p>
<p>In questo periodo, un ulteriore spunto di riflessione sul tema ci arriva dalla <a href="http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/thomas-11-anni-due-mamme-bambina-972636/" target="_blank">vicenda di Thomas Lobel</a>, un ragazzo statunitense di 11 anni inserito in un contesto familiare composto da due madri. All&#8217;età di 7 anni, dopo aver minacciato di amputarsi i genitali, al piccolo Thomas venne diagnosticato un disordine di identità di genere, ossia la percezione distorta del proprio genere sessuale. Così, spinto dalle due donne, il bambino è stato sottoposto ad un trattamento ormonale per bloccare lo sviluppo delle tipiche caratteristiche maschili, permanendo in uno stato di eterna preadolescenza. Ovviamente criticate da molte associazioni, le «<em>madri</em>» del giovane si arroccano spiegando che fin da piccolo, Thomas sembrava preferire i vestiti femminili a quelli maschili, così come i giochi e gli atteggiamenti. Le donne affermano inoltre che il trattamento è volto a dare a Tammy (così ora viene chiamato il ragazzo) la possibilità di chiarirsi meglio le idee, e decidere se, eventualmente, intraprendere una cura di ormoni femminili, ed un futuro cambio di sesso.<br />
<span id="more-3060"></span><br />
Al di là di qualsiasi discorso o reazione che possa suscitare un episodio di questo tipo, viene davvero da domandarsi se l&#8217;esempio delle due donne non sia intervenuto, in misura più o meno pressante, nella formazione della percezione di sé del ragazzo, ovvero se questo suo disordine di identità di genere sia da attribuirsi a cause oscure, o se il modello ricevuto nel contesto familiare abbia creato un conflitto interno nel giovane, privo di un riferimento che gli aiutasse a comprendere e sviluppare la sua natura. D&#8217;altra parte, è cosa nota che la «<em>base</em>» su cui un individuo si forma è prevalentemente quella assorbita dal nucleo di provenienza, che, nel bene e nel male, contribuisce a fornire input costanti, che vengono poi rielaborati ed incorporati. Ed è impossibile non fermarsi a riflettere sul modello di famiglia che Dio ha invece voluto presentarci nelle Scritture («<em>Perciò l&#8217;uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne</em>», <b>Ge.2:24</b>), composta da un genitore di sesso maschile ed uno di sesso femminile; i continui richiami alla realtà del nucleo stabile ed amorevole, costituito da uomo e donna (cfr., p.es., la lettera agli Efesini, cap.5), all&#8217;importanza di essere dei punti di riferimento genuini e saldi per la propria prole (cfr. Deuteronomio cap.6 per un principo generale), e molto altro ancora.</p>
<p>È pur vero che, purtroppo, oggi anche la più tradizionale delle famiglie può essere soggetta a problematiche non trascurabili, e che un nucleo eterosessuale non garantisce affatto l&#8217;assenza di disturbi nei figli; tuttavia, in questo caso, la disfunzionalità della famiglia risiede in una mancata applicazione delle norme divine, che ci presentano invece nuclei forti, consapevoli, con ruoli determinati, e &#8211; soprattutto &#8211; un accento spiccato sulla caratteristica dell&#8217;amore, che lungi dall&#8217;essere mero sentimentalismo, è invece la scelta costante e quotidiana di ricercare il bene dell&#8217;altro, anche quando ciò significa svantaggio sul piano individuale. Le «<em>famiglie arcobaleno</em>» risultano invece destrutturate fin dal loro fondamento, perché perseguono un modello che ha le sue basi al di fuori del pensiero di Dio. È un po&#8217; come considerare il lavoro di un artigiano: se egli crea una tavola perchè venga utilizzata come ripiano, allora è questo l&#8217;utilizzo che le si deve dare. Se ci incaponissimo nell&#8217;utilizzare la tavola per piantare dei chiodi da carpentiere in un muro, finiremmo con una tavola pesantemente danneggiata ed il chiodo ancora lì, ancora da piantare. Fuor di metafora: tutto ciò che esiste ha uno scopo ed un ambito applicativo ben delineato.</p>
<p>Secondo la definizione che ne abbiamo dato poco sopra, come è possibile definire «<em>amore</em>» quello di due persone che, perseguendo il proprio egoismo, distruggono l&#8217;identità di un ragazzo, condannandolo con ogni probabilità ad una vita di sofferenze, nei suoi rapporti interpersonali e con sé stesso? Molto si può dire su questo tema, e certo non è possibile liquidarlo né esaurirlo con queste poche righe. Nonostante questo, ciò che possiamo notare è quanto succede ogni qualvolta l&#8217;uomo decide di non seguire il consiglio del suo Creatore: invece di camminare su un sentiero luminoso, in cui vi è la benedizione di Colui che ci ha fatti, l&#8217;essere umano sceglie di avventurarsi in luoghi tenebrosi, dai quali siamo esortati a tenerci lontani. Ogni volta che pensiamo di saperne più di Dio, in ogni occasione in cui, per il nostro egoismo, mettiamo noi stessi sul trono della nostra vita, il risultato non può che essere nefasto, per noi e per coloro che in qualche modo ci sono sottoposti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La psicosi del marchio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 05:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[apocalisse]]></category>
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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi è comparso, su molti blog e siti di informazione, un articolo riguardante la presunta marchiatura obbligatoria che l&#8217;amministrazione statunitense starebbe per imporre al popolo americano, con l&#8217;intento dichiarato di creare un registro nazionale volto a seguire meglio i pazienti, avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute. Secondo le fonti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/10/reading-bible-blue.jpg" hspace=5 vspace=1 align=left style="border:1px solid gray" />Nei giorni scorsi è comparso, su molti blog e siti di informazione, un articolo riguardante la presunta marchiatura obbligatoria che l&#8217;amministrazione statunitense starebbe per imporre al popolo americano, con l&#8217;intento dichiarato di creare un registro nazionale volto a <em>seguire meglio i pazienti, avendo a disposizione tutte le informazioni relative alla loro salute</em>. Secondo le fonti più gettonate, l&#8217;iter con il quale l&#8217;intera popolazione USA verrà «<em>marchiata</em>» avrà una durata di 3 anni, a partire dal 2013, e consisterà nell&#8217;impianto di un microchip RFID sottopelle. La notizia ha ovviamente catturato l&#8217;attenzione di cospirazionisti, cittadini a cui non vanno a genio imposizioni di questo tipo, appassionati di fantascienza, passando quindi per i semplici curiosi, e approdando &#8211; infine &#8211; ad una fetta consistente del panorama cristiano, che in tale manovra vorrebbe identificare, senza alcuna ombra di dubbio, il «<em>marchio della bestia</em>» di cui parla il testo apocalittico ricevuto in visione dall&#8217;apostolo Giovanni.</p>
<p>Mi sono soffermato a leggere alcuni commenti ad <a href="http://www.ecplanet.com/node/2652" target="_blank">uno dei tanti articoli</a> che in questi giorni stanno riportando la notizia, ed ho notato una grande superficialità da parte di chi cita le Scritture con l&#8217;intento di mostrare agli altri le proprie tesi sugli impianti di microchip; per questo motivo, ho deciso di scrivere questo post, che si propone di analizzare nel dettaglio cosa la Bibbia ci dica del marchio della bestia, con il fine &#8211; da un lato &#8211; di rimanere fortemente ancorati alla Scrittura, senza contaminarla con i nostri filtri interpretativi, e dall&#8217;altro di verificare quanto sia giustificata la «<em>psicosi</em>» di alcuni, che ad ogni pié sospinto vedono manifestarsi scenari escatologici. Se infatti è necessario rimanere vigili, ed osservare con spirito critico l&#8217;evolversi degli eventi, va altresì considerato quanto possa davvero utile, per coloro che sono distanti dalla fede, confrontarsi con un insieme di persone che è costantemente preda di ansiose supposizioni, vissute tra il misticheggiante ed il paranoico. Un tale gruppo di individui non presenta certo un&#8217;immagine di stabilità, né riflette quel sentimento di «<em>silenziosa introspezione</em>» che dovrebbe caratterizzare il credente che si interroga sul contesto in cui vive. Rimanendo pertanto possibilisti su ciò che le Scritture tacciono, caliamoci nel dettaglio della questione.<br />
<span id="more-3053"></span><br />
Come per la maggior parte delle eresie e delle approssimazioni, anche in questa occasione ci troviamo davanti ad un caso di «<em>versettologia</em>», abitudine malsana attraverso la quale si enunciano dottrine o dogmi a partire da un&#8217;estrapolazione di versetti decontestualizzati. Non sempre dietro tale approccio al testo ci sono individui in malafede: molto più frequentemente troviamo invece persone sincere, sprovviste però dell&#8217;adeguata preparazione in campo ermeneutico ed esegetico e &#8211; come tali &#8211; più sensibili all&#8217;errore rispetto ad altri. Parlando del «<em>marchio della bestia</em>», la maggior parte di coloro che vede in esso un qualche parallelo con le tecnologie RFID basa la propria posizione sul testo di <string>Apocalisse 13:16-18</string>, versetti che recitano:</p>
<blockquote><p>
«Inoltre [la bestia] obbligò tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi, a farsi mettere un marchio sulla mano destra o sulla fronte. Nessuno poteva comprare o vendere se non portava il marchio, cioè il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza, calcoli il numero della bestia, perché è un numero d&#8217;uomo; e il suo numero è seicentosessantasei» (<strong>Ap.13:16-18</strong>)
</p></blockquote>
<p>La linea tracciata dai sedicenti interpreti biblici favorevoli alla lettura secondo la quale il marchio sarebbe un qualche tipo di microchip, è basata sul fatto che, nel testo apocalittico, vediamo la «<em>bestia</em>» (entità che incarna un potere determinato, la cui analisi esula dagli scopi di questa trattazione) che impone il proprio «<em>marchio</em>» agli abitanti della terra, vincolando la loro possibilità di procurarsi beni (anche di prima necessità) alla presenza di tale «<em>marchio</em>», che in qualche modo rappresenta una sorta di «<em>sigillo di proprietà</em>» (= «<em>il nome della bestia o il numero che corrisponde al suo nome</em>»). Esso verrebbe apposto sulla fronte o sulla mano destra degli uomini di qualsiasi condizione sociale, obbligati a ricevere il «<em>segno</em>» per continuare a vivere. In un certo senso, l&#8217;intero discorso sul microchip può apparire verosimile, però nasconde una trappola molto sottile, in cui è facile cadere.</p>
<p>Si noti, infatti, che, nei versetti citati, tali interpreti indicano come metafore i termini «<em>bestia</em>» (che, di volta in volta, applicano ad un diverso potere sociopolitico), «<em>marchio</em>» (che nel nostro discorso essi &#8220;<em>traducono</em>&#8221; con microchip), nonché i concetti di intelligenza relativa al calcolo del numero della bestia, oppure ancora il significato del numero stesso. Tuttavia, nonostante la solerzia nel sottolineare gli elementi figurativi del discorso, essi pretendono di considerare le parti destinatarie del marchio, ossia la «<em>fronte</em>» e/o la «<em>mano destra</em>», secondo il loro senso letterale. Questo deve richiamare la nostra attenzione: in un discorso qualsiasi, chi determina cosa vada inteso letteralmente, e cosa invece sia metaforico? Tale interrogativo è particolarmente pressante quando ci si riferisce ad un testo come Apocalisse, il quale &#8211; dato il suo genere &#8211; fornisce una prospettiva degli eventi completamente simbolica, redatta secondo i canoni del profetismo tradizionale, con la «<em>novità</em>» del cristocentrismo, ma ben lungi dalla pretesa di narrare i fatti secondo uno schema letteralista. Rovesciando il ragionamento di tali bizzarri interpreti, sarebbe possibile domandarsi se l&#8217;identità della bestia sia quella da loro proposta, o ancora se il marchio sia davvero il microchip: in un ambito esegetico dove si decide arbitrariamente la natura di ciò che si approfondisce, è molto facile far affermare al testo ciò che si vuole &#8211; o meglio, piegarlo al proprio pregiudizio od opinione. Ma non è così che si affrontano le Scritture.</p>
<p>Prima di analizzare i vari contesti in cui leggiamo, nel testo giovanneo, un qualche riferimento al «<em>marchio</em>», soffermiamoci qualche istante sulle figure di «<em>fronte e mano destra</em>»: è possibile riscontrare tali termini (o loro varianti) in un&#8217;infinità di brani biblici, soprattutto per quanto riguarda l&#8217;Antico Testamento, e con obiettivi ben precisi: vediamo infatti che nell&#8217;antichità, l&#8217;imposizione della mano destra era simbolo di benedizione maggiore (cfr. p.es. <strong>Genesi 48</strong>, la benedizione dei due figli di Giuseppe), e che, quando fu istituito il sacerdozio levitico codificato, la consacrazione dei sacerdoti avveniva, tra le altre cose, ungendo con il sangue di un sacrificio il pollice della mano destra dell&#8217;incaricato. Ancora, nel linguaggio poetico la mano destra è riferita alla giustizia, alla forza, o ancora alla protezione (cfr. p.es. <b>Sl.73:23</b>, «<em>tu m&#8217;hai preso per la mano destra</em>»; <b>Is.41:13</b>, «<em>Io, il SIGNORE, il tuo Dio, fortifico la tua mano destra</em>»; <b>Ap.1:17</b>, «<em>Egli pose la sua mano destra su di me</em>»), ed é testimone di giuramento (<b>Ap.10:5-6</b>, «<em>L&#8217;angelo che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra alzò la mano destra verso il cielo e giurò per colui che vive nei secoli dei secoli</em>»). Possiamo quindi affermare che, in qualche modo, la mano destra simboleggi l&#8217;azione volta al bene, la purezza di intenti e sentimenti, la via retta, l&#8217;assenza di biasimo.</p>
<p>La fronte, invece, è un concetto che richiama aspetti legati alla persona, nel suo insieme. Può essere riferito all&#8217;ostinatezza (cfr. <b>Ez.3:7</b>, «<em>Tutta la casa d&#8217;Israele ha la fronte dura</em>»), alla dignità (<b>Gb.11:15</b>, «<em>Allora alzerai la fronte senza macchia</em>»), o mancanza di essa (<b>2Sm.2:22</b>, «<em>Come potrei poi alzare la fronte davanti a tuo fratello Ioab?</em>»), ma, soprattutto, appartenenza (<b>Ez.9:4</b>, «<em>Passa in mezzo alla città [...] e fa&#8217; un segno sulla fronte degli uomini che sospirano e gemono per tutte le abominazioni che si commettono in mezzo a lei</em>»; <b>Ap.7:3</b>, «<em>Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte, con il sigillo, i servi del nostro Dio</em>»; <b>Ap.14:1</b>, «<em>Centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte</em>»). È altresì, simbolicamente, descrizione dell&#8217;identità personale (<b>Ap.17:5</b>, «<em>Sulla fronte aveva scritto un nome, un mistero</em>»; <b>Gr.3:3</b>, «<em>tu hai avuto una fronte da prostituta e non hai voluto vergognarti</em>»), e &#8211; assieme alla «<em>mano destra</em>» &#8211; la ritroviamo in una prescrizione divina riguardante il tenere a mente la Legge promulgata da Dio:</p>
<p>«<em>Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. <u>Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi</u> e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città</em>» (<b>Dt.6:6-9</b>)</p>
<p>I concetti di fronte e mano, biblicamente, richiamano quindi un insieme di aspetti non immediatamente condensabili in un&#8217;unica frase, ma che certo potremmo riferire alla fedeltà dell&#8217;uomo verso il suo Creatore, all&#8217;impegno nel prodigarsi nelle sue vie, all&#8217;appartenere &#8211; come proprietà esclusiva &#8211; all&#8217;Eterno, e ad essergli consacrati nei vari ambiti della vita, sicuri del suo intervento e della sua protezione verso il suo popolo. Sicuramente, ancora ci sarebbe molto da scrivere a riguardo: la definizione appena data, paragonata agli svariati aspetti connessi alla relazione tra Dio ed uomo, non può infatti che essere incompleta. Ad ogni modo, quanto detto finora è utile a capire che in un contesto simbolico come quello apocalittico, anche le figure di fronte e mano possono trovare (e molto probabilmente trovano) una sorta di corrispettivo metaforico, andando ad indicare non tanto una parte del corpo, ma un atteggiamento interiore, qualcosa che indica l&#8217;uomo nel suo complesso e nelle sue convinzioni, molto più di quanto possano fare una mano od una fronte intese letteralmente.</p>
<p>Accantoniamo per un attimo tali concetti, e vediamo ora qualcosa in più sulla natura del «<em>marchio della bestia</em>»: si tratta di qualcosa di fisico, di tangibile, oppure é qualcos&#8217;altro?<br />
Intanto, il senso etimologico del termine: nel Nuovo Testamento, la parola «<em>marchio</em>» traduce i lemmi greci «στίγμα» (&#8220;<em>stigma</em>&#8220;) e «χαραγμα» (&#8220;<em>charagma</em>&#8220;). Il primo di questi due termini indicava anticamente un marchio, inciso o ottenuto per marchiatura a fuoco, con il quale venivano «<em>contrassegnati</em>» gli schiavi ed i soldati, attraverso l&#8217;impressione del nome del loro padrone o comandandante. Non era inoltre cosa rara, nel costume orientale, che i devoti di qualche culto marchiassero sé stessi con i simboli delle divinità seguite (ricordiamo, a questo proposito, il comandamento di <b>Levitico 19:28</b> «<em>Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi farete tatuaggi addosso</em>»). Il secondo termine é affine al primo, ma più spesso riferito alla marchiatura di animali. Da un lato abbiamo quindi il senso di proprietà, mentre nel secondo caso aggiungiamo a tale significato una sorta di svilimento dell&#8217;essere umano, considerato alla stregua di un animale: la finalità del «<em>marchio della bestia</em>» è pertanto collegato al tentativo di schiavizzare l&#8217;umanità, facendo sì che il maggior numero possibile di uomini accetti &#8211; più o meno consapevolmente &#8211; lo status di «<em>proprietà</em>» del nemico di Dio.</p>
<p>Un&#8217;altro aspetto importante da sottolineare è la forma in cui si presentano i versetti che parlano del marchio. Nel testo apocalittico il termine compare 4 volte, fatta eccezione per il passo di <b>Ap.13:16-17</b>. Leggendoli attentamente, si nota qualcosa di estremamente interessante: vediamo di cosa si tratta.</p>
<p>Seguì un terzo angelo, dicendo a gran voce: Chiunque adora la bestia e la sua immagine, <span style="font-weight:bold;color:blue">e</span> ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano, egli pure berrà il vino dell&#8217;ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all&#8217;Agnello. Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli. Chiunque adora la bestia e la sua immagine <span style="font-weight:bold;color:blue">e</span> prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte. Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù (<b>Ap.14:9-12</b>)</p>
<p>Allora udii dal tempio una gran voce che diceva ai sette angeli: Andate e versate sulla terra le sette coppe dell&#8217;ira di Dio. Il primo andò e versò la sua coppa sulla terra; e un&#8217;ulcera maligna e dolorosa colpì gli uomini che avevano il marchio della bestia <span style="font-weight:bold;color:blue">e</span> che adoravano la sua immagine (<b>Ap.16:1-2</b>)</p>
<p>Ma la bestia fu presa, e con lei fu preso il falso profeta che aveva fatto prodigi davanti a lei, con i quali aveva sedotto quelli che avevano preso il marchio della bestia <span style="font-weight:bold;color:blue">e</span> quelli che adoravano la sua immagine. Tutti e due furono gettati vivi nello stagno ardente di fuoco e di zolfo (<b>Ap.19:20</b>)</p>
<p>Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine <span style="font-weight:bold;color:blue">e</span> non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni (<b>Ap.20:4</b>)</p>
<p>Ho voluto evidenziare in questi brani le quattro congiunzioni «<em>e</em>», in quanto possiamo notare che in ogni testo che ci parla del marchio, questo non viene mai presentato da solo, bensì è sempre accompagnato dall&#8217;adorazione verso la bestia e verso la sua immagine: prendere il marchio è un&#8217;azione strettamente correlata ad offrire la propria lode al nemico di Dio. Nell&#8217;ultimo versetto dei quattro, notiamo un particolare sui risorti destinati a regnare con Cristo: essi non hanno adorato la bestia, né preso il suo marchio &#8211; ancora una volta, una incidenza tra l&#8217;apposizione del marchio e l&#8217;adorazione della bestia, con un ulteriore riferimento alla fronte ed alla mano destra.</p>
<p>Volendo quindi allargare il discorso all&#8217;esterno del solo contesto apocalittico, troviamo, tra le varie raccomandazioni dell&#8217;apostolo Paolo al giovane Timoteo, una profezia riguardante eventi futuri. Egli scrisse che «<em>lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni, sviati dall&#8217;ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza</em>» (<b>1Ti.4:1-2</b>). Ora, il termine utilizzato qui per marchio traduce il greco «καυτηριαζω» (&#8220;<em>kauteriazo</em>&#8220;), ossia &#8220;<em>cauterizzare</em>&#8220;, &#8220;<em>marchiare con il fuoco</em>&#8220;, &#8220;<em>rendere insensibile</em>&#8221; (per implicazione); notiamo altresì che Paolo non si riferisce ad un marchio di tipo fisico, ma a qualcosa che coinvolge la coscienza, un marchio di tipo morale, connesso all&#8217;abbandono della fede (apostasia) per seguire dottrine di menzogna. Se ritornassimo ora ai concetti di «<em>fronte e mano destra</em>», nella loro accezione metaforica accennata poco sopra, potremmo tracciare un interessante parallelo: accettare il marchio di cui parla Paolo (e che potrebbe essere il marchio apocalittico) sulla propria fronte o mano, diverrebbe quindi un simbolismo per indicare l&#8217;apostasia, o il sacrificio di ciò che è retto e vero per iniziare a seguire «<em>spiriti seduttori e dottrine di demoni</em>», ossia tutte quelle menzogne che originano al di fuori di Cristo, e che l&#8217;uomo persegue a suo danno, mettendosi sotto il giogo di Satana. In questo caso, &#8211; per quanto imporre un microchip alla società possa essere riprovevole &#8211; ci troveremmo di fronte a qualcosa di ben peggiore rispetto al marchio fisico, ossia quella coscienza «<em>cauterizzata</em>», ormai incapace di sentire la voce di Dio, una coscienza resa insensibile a tutto ciò che è spirituale, nel senso corretto del termine, e destinata quindi a concludere la propria strada con il giudizio divino, in quanto impossibilitata a rendersi conto della necessità di ricevere la salvezza offerta da Gesù.</p>
<p>Guardiamoci intorno: non è forse già così? Oggi esiste una grande confusione a livello spirituale, che spesso impedisce all&#8217;uomo di vedere con chiarezza il proprio bisogno, spingendolo a ricercare il proprio benessere, o qualche soddisfazione temporanea, nelle più disparate filosofie umane, le quali hanno qualche parvenza di vero, ma altro non sono che pericolosi tranelli tesi all&#8217;animo di chi ci si avventura. Gesù lo disse molto chiaramente: «<em>Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me</em>» (<b>Gv.14:6</b>) &#8211; esiste una sola strada che non conduce alla distruzione ed è quella che Cristo ha inaugurata con il suo sangue, sparso affinché l&#8217;uomo potesse essere riconciliato con Dio. Ciò è importante anche relativamente ai passi che abbiamo analizzato prima: infatti, quando è stata resa nota la notizia della marchiatura con microchip, molti atei si sono schierati contro tale pratica, e si sono detti pronti a battersi affinchè non avvenga, o comunque intenzionati a non farsi impiantare il chip. Tuttavia, in <b>Ap.14:9-12</b> abbiamo letto che nel non farsi marchiare sta «<em>la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù</em>, mentre <b>Ap.20:4</b> dice che coloro che non avevano adorato la bestia e ricevuto il suo marchio «<em>tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni</em>: ma dal momento che l&#8217;unica salvezza possibile per l&#8217;uomo passa dalla fede in Cristo, come è possibile che quegli atei, o magari addirittura oppositori di Cristo, vengano annoverati tra i «<em>santi</em>» o che condividano il regno milleniale di Cristo? È evidente che l&#8217;assenza del marchio della bestia (= mancata adorazione della stessa) sia possibile soltanto rimanendo ancorati alla dottrina di Gesù, e pertanto non può trattarsi di qualcosa di materiale, perché un semplice chip di raccolta dati &#8211; anche se invasivo dal punto di vista della privacy &#8211; certo non può influenzare la fede di un uomo.</p>
<p>In effetti, le Scritture ci parlano di due «<em>marchi</em>»: uno lo abbiamo già considerato, ma il secondo è decisamente più importante &#8211; si tratta del marchio di Cristo. L&#8217;apostolo Paolo ne accenna nella sua epistola ai Galati, scrivendo: «<em>io porto nel mio corpo il marchio di Gesù</em>» (<b>Gl.6:17</b>). Qui abbiamo nuovamente il termine «στίγματα» (&#8220;<em>stigmata</em>&#8220;), ossia i «<em>segni</em>» di Cristo. A questo riguardo, Barnes ci suggerisce un&#8217;interpretazione molto profonda: tali «<em>segni</em>» sarebbero infatti le tante cicatrici che Paolo riportò in conseguenza al suo servizio per Dio. L&#8217;apostolo fu infatti ripetutamente flagellato, lapidato, percosso, ed i segni lasciati sul suo corpo in queste occasioni erano l&#8217;evidenza della sua devozione ed appartenenza al Salvatore, perchè ricevuti per la sua causa. Alcuni avevano nei propri corpi il segno della circoncisione, prova di appartenenza al Patto Mosaico, altri erano marchiati con i simboli ed i nomi degli idoli a cui erano devoti. Paolo invece portava i segni della sua fedeltà al Signore, un attaccamento dal quale non avrebbe permesso a nessuno di allontanarlo. Ad oggi, perlomeno in Occidente, i cristiani subiscono raramente i trattamenti che Paolo dovette attraversare: ma anche ai fedeli dei nostri tempi è richiesto di portare il marchio di Gesù: attraverso una vita santa, la negazione di sé stessi, il soggiogamento di quei modi di pensare e di essere che non onorano Dio, lo zelo per la causa della verità, e l&#8217;imitazione della vita di Cristo. Questa sarà per noi la prova della nostra appartenenza a Dio, il segno del nostro attaccamento a Lui, la nostra dichiarazione di voler perseguire in un cammino di santificazione.</p>
<p>E, proprio nel contesto apocalittico narrato da Giovanni, vediamo i due marchi &#8211; quello della bestia, e quello di Cristo &#8211; in aperta contrapposizione, quando l&#8217;angelo avente il sigillo di Dio intima ai quattro messaggeri, mandati a distruggere: «<em>Non danneggiate la terra, né il mare, né gli alberi, finché non abbiamo segnato sulla fronte, con il sigillo, i servi del nostro Dio</em>» (<b>Ap.7:3</b>). Ancora, osservando coloro che provenivano dalla Grande Tribolazione, Giovanni descrisse «<em>centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte</em>» (<b>Ap.14:1</b>). L&#8217;atto di «<em>sigillare</em>» a cui si fa riferimento in questo contesto è, in greco, «σφραγιζω» (&#8220;<em>sfragizo</em>&#8220;), ossia il gesto con cui si marchia qualcosa, attestandone il possesso: vediamo, quindi, che se da un lato c&#8217;è un&#8217;umanità che accetta il «<em>marchio della bestia</em>», d&#8217;altro canto vi sono degli individui definiti «<em>servi di Dio</em>» che ricevono il sigillo dell&#8217;Eterno, ed in virtù di questo sono preservati dal giudizio che si sarebbe abbattuto di lì a poco sulla creazione. Chi riceve questo sigillo, o meglio, chi è definibile come «<em>servo di Dio</em>»?</p>
<p>Lo abbiamo visto prima, quando abbiamo considerato Gesù come l&#8217;unica via di salvezza, e la condotta del cristiano come lo specchio della sua professione di fede: affidandosi a Cristo, e riponendo fiducia nel valore espiatorio del suo sacrificio, l&#8217;uomo entra a far parte della famiglia di Dio, e riceve dal Creatore la vocazione, la chiamata, ad una vita che onori Dio, sconfiggendo giorno dopo giorno quello stato dal quale Gesù ci ha riscattati, impegnandoci a condurre una vita che glorifichi Dio, e che sia dimostrazione pratica del nostro essere pieni del suo Spirito.</p>
<p>L&#8217;apostolo Pietro scrisse: «<em>La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù. Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza. Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù; alla virtù la conoscenza; alla conoscenza l&#8217;autocontrollo; all&#8217;autocontrollo la pazienza; alla pazienza la pietà; alla pietà l&#8217;affetto fraterno; e all&#8217;affetto fraterno l&#8217;amore. Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi, non vi renderanno né pigri, né sterili nella conoscenza del nostro Signore Gesù Cristo. Ma colui che non ha queste cose, è cieco oppure miope, avendo dimenticato di essere stato purificato dei suoi vecchi peccati. Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai. In questo modo infatti vi sarà ampiamente concesso l&#8217;ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo</em>» (<b>2P.1:3-11</b>).</p>
<p>Detto in altri termini, Gesù rappresenta lo spartiacque tra coloro che riceveranno il marchio della bestia e quelli che invece saranno sigillati da Dio, perchè é soltanto in virtù della forza del Signore che un uomo può far fronte ai raggiri di Satana, e rimanere saldo nella fede salvifica che Dio ha voluto fosse rivelata all&#8217;umanità, ed è soltanto per la sua grazia che coloro che credono possono affermare di conoscere personalmente il proprio Creatore. Quelli che invece persisteranno nella loro ribellione a Dio, non riusciranno a vedere la loro rovina nemmeno quando sarà prossima, perchè saranno soggiogati ed ingannati da colui che non soltanto è nemico dell&#8217;Altissimo, ma che è anche nemico di ciascun uomo e donna, quand&#8217;anche questi non fossero servi di Dio.</p>
<p>In conclusione, tornando a quello che è il tema principale di questo articolo, spendiamo ancora due parole sulla natura del marchio, con qualche raccomandazione per l&#8217;approfondimento biblico. Qual é la vera natura del marchio? È qualcosa di tangibile, oppure no? La Bibbia non dice esplicitamente che esso sia un impianto, ma ci fornisce invece i termini per comprendere di cosa si tratti, e quale sia lo scopo ultimo della sua apposizione. Ci parla altresì di due strade, quella dei ribelli da un lato, e quella dei servi di Dio dall&#8217;altro: i primi, che non hanno avuto cuore di investigare l&#8217;offerta di riconciliazione con Dio, costretti ora ad essere vittime di un inganno a loro perdizione, ed i secondi, rimasti fedeli al patto divino ed ora ricompensati con il riconoscimento della loro appartenenza eterna a Dio, e resi cittadini del suo glorioso Regno. Non sappiamo precisamente in quale modo si manifesteranno gli eventi di cui abbiamo parlato finora &#8211; e guai se dovessimo affermare di conoscere ciò di cui la Bibbia tace! &#8211; ma possiamo vedere chiaramente come sia superficiale limitarsi a sposare una tesi, basandosi su ciò che ci sembra più o meno plausibile: c&#8217;è una sola verità, quella che proviene dalla Parola di Dio, e ci sono le speculazioni umane, che se da un lato non possiamo esimerci dal fare, d&#8217;altro canto non devono mai essere elevate a dogma, o ad unica interpretazione. </p>
<p>Sono fermamente convinto, ed in questo senso la Scrittura ne dà atto, che il nocciolo della questione non sia tanto «<em>microchip, si o no?</em>», oppure «<em>che cos&#8217;é il marchio?</em>», quanto piuttosto una domanda ben più scomoda, ma di importanza vitale: «<em>Chi stai servendo con la tua vita? A chi appartieni davvero?</em>». È la risposta a questa domanda che determina non tanto la nostra conoscenza sui dettagli della rivelazione, ma quello che sarà di noi quando i nodi verranno al pettine, e saremo chiamati a scelte che possono costarci anche la vita &#8211; quando il Signore manifesterà Sé stesso per prendere con Sé i suoi, decretando il suo giusto giudizio su un mondo corrotto, che gode del proprio stato, e che si disinteressa di Colui che ha creato e sostiene ogni cosa.</p>
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		<title>Chi può rimettere i peccati?</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 19:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2007/12/biblecloseuppage.jpg" width=120 height=90 align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray;" />Domanda forse strana, questa, e sicuramente un po&#8217; fastidiosa, specialmente in una società come la nostra, dove affermare di necessitare di perdono significa ammettere di avere torto, e dove il concetto di peccato risveglia ricordi di lunghe penitenze ormai desuete, ed umiliazioni più o meno pubbliche. Nonostante ciò, quella di ricercare perdono per i propri sbagli è tra le spinte naturali dell&#8217;uomo, e sono molti i modi con i quali generalmente si tenta di alleviare i propri sensi di colpa. Nel nostro Paese, a maggioranza cattolica, domandare alla gente chi possa perdonare fa quasi sempre scattare una risposta univoca: si parla di preti, si pensa al clero, e ci si immaginano i consueti scenari da confessionale, ai quali sono stati abituati anche i meno avvezzi, grazie alle teatrali rappresentazioni cinematografiche dei momenti di colloquio attraverso le grate. L&#8217;italiano-tipo è pronto ad indicare nelle gerarchie ecclesiali una sorta di &#8220;<em>tramite</em>&#8221; per il perdono &#8211; anche quando magari si sta parlando con qualcuno che si dichiara ateo. Tuttavia, chiedendo ad un tale interlocutore il perchè di questa convinzione, solitamente ci si trova dinanzi a persone che non sanno cosa rispondere, rendendosi improvvisamente conto di credere in qualcosa che è stato tramandato loro, senza aver mai sentito la necessità di capirne le motivazioni. Altri, ossia quelli più informati ed &#8220;<em>osservanti</em>&#8221; (e la conoscenza biblica, riferita al cattolico medio, è cosa piuttosto rara), si rifaranno al passo di Giovanni 20:22-23, il quale &#8211; parlando dell&#8217;incontro tra Gesù ed i suoi discepoli, dopo la resurrezione &#8211; recita: «<em>Detto questo, soffiò su di loro e disse: &#8220;Ricevete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti&#8221;</em>» (<b>Gv.20:22-23</b>). </p>
<p>A molti questo basta: chi è convinto della successione apostolica (dogma che, in passato, abbiamo già dimostrato essere errato, cfr. p.es. l&#8217;articolo <a href="http://www.solovangelo.it/2009/07/03/il-piccolo-sasso-e-la-grande-roccia/" target="_blank">Il piccolo sasso e la grande Roccia</a>), vedrà in questi versetti una conferma delle proprie posizioni, e si farà forte di tale informazione per sostenere che fu lo stesso Gesù a dare ai suoi discepoli la prerogativa di rimettere i peccati; se ciò fosse vero, significherebbe che è in potere di semplici uomini concedere il perdono divino, e che questi ultimi debbano davvero essere considerati &#8211; come avviene nella chiesa di Roma &#8211; quali intermediari tra l&#8217;umanità e Dio. Tuttavia, solo un lettore avventato si fermerebbe alla letteralità dell&#8217;affermazione evangelica che abbiamo visto, senza approfondirne il senso e le circostanze, per comprendere meglio cosa intendesse dire il Signore con la sua asserzione: il credente «<em>serio</em>» è infatti colui che è desideroso di capire la volontà divina, e non colui che preferisce invece piegarsi a dogmi inventati dall&#8217;uomo, senza metterli alla prova alla luce della Parola di Dio, magari per la mera convenienza data dall&#8217;evitare di mettersi in discussione.<br />
<span id="more-3045"></span><br />
Adam Clarke, nel suo commento al brano di <b>Gv.20:22-23</b>, scrive che «<em>non soltanto è blasfemo, ma è altresì assurdo, affermare che una creatura possa rimettere la colpa della trasgressione commessa contro il Creatore</em>». Si tratta di un concetto semplice, se vogliamo &#8211; eppure profondo, perché indica nel peccato non una generica azione le cui conseguenze possono essere controbilanciate da un altro gesto, bensì lo mostra per ciò che esso é in realtà: un atto più o meno deliberato di ribellione verso Dio, che causa la trasgressione della sua Legge e che, come tale, rende l&#8217;uomo mancante non verso un suo simile, bensì verso l&#8217;Eterno. Volendo banalizzare all&#8217;estremo il discorso, per fare un esempio più comprensibile, è un po&#8217; come affermare che un torto fatto ad una certa persona possa essere perdonato recandosi da un terzo e raccontando l&#8217;accaduto: la persona che ci ascolta non potrebbe mai concederci un vero perdono, semplicemente perchè non si tratta di colui verso il quale abbiamo mancato. Estremamente semplice, ma se siamo portati a ritenere logico un simile discorso quando è applicato all&#8217;uomo, ci viene più difficile quando si parla di Dio, complice una struttura ecclesiale che per secoli ha inculcato nei fedeli le proprie vedute e pretese di intermediazione spirituale.</p>
<p>Il popolo di Israele conosceva bene l&#8217;esclusiva prerogativa divina della remissione dei peccati. A questo proposito, vale la pena citare il celebre brano evangelico di <b>Marco, cap.2</b>, nel quale vediamo il Signore guarire un paralitico: sulle prime Gesù congedò il malato garantendogli esclusivamente il perdono dei peccati, per sanarlo poi, come dimostrazione della sua autorità divina, allorché si accorse di quegli scribi scandalizzati dalle sue affermazioni. Ci viene infatti riportato dall&#8217;evangelista Marco che i Giudei «<em>ragionavano così in cuor loro: &#8220;Perché costui parla in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non uno solo, cioè Dio?&#8221;</em>» (<b>Mc.2:6-7</b>). Essi, nel loro errore di non riconoscere in Gesù Dio incarnato, avevano però ragione sul senso generale dell&#8217;obiezione: per poter gestire qualcosa di così grave come la ribellione dell&#8217;uomo al suo Creatore, è necessario l&#8217;intervento divino, e nessun mortale può arrogarsi il diritto di possedere un tale potere.</p>
<p>Se questi sono i presupposti, ossia se l&#8217;uomo non può esercitare autorità divina come se questa gli appartenesse, è possibile che Gesù abbia insegnato ai suoi discepoli qualcosa in contrasto con la rivelazione di Dio? Ovviamente no, questo non è possibile: dunque, l&#8217;affermazione vista sopra «<em>a chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti</em>» non può intendersi a livello letterale, perché non è nelle possibilità dell&#8217;uomo rimettere realtà che esulano dalla nostra dimensione di materialità. Se così non fosse &#8211; ossia se l&#8217;uomo potesse in effetti perdonare i peccati &#8211; ciò significherebbe che è possibile essere «<em>mediatori</em>» tra la creatura ed il Creatore: ma come ci ricorda l&#8217;apostolo Paolo nella sua prima epistola al discepolo Timoteo: «<em>C&#8217;è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo</em>» (<b>1Ti.2:5</b>); di conseguenza, qualsiasi pretesa di essere intermediari presso Dio è da considerarsi un insegnamento falso, in contrasto con la Parola di Dio.</p>
<p>Se volessimo poi tracciare un parallelo con il brano di <b>Matteo 16:19</b>, che abbiamo estensivamente trattato nell&#8217;articolo «<a href="http://www.solovangelo.it/2009/06/30/le-chiavi-del-regno/" target="_blank">Le chiavi del Regno</a>», noteremmo che quelle «<em>chiavi</em>» che in tale occasione furono date a Pietro (e che i cattolici erroneamente identificano come simbolo di preminenza petrina), sono ora consegnate a tutti gli apostoli (cfr. similitudini tra «<em>tutto ciò che legherai in terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai in terra sarà sciolto nei cieli</em>», <b>Mt.16:19</b>, con «<em>a chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti</em>, <b>Gv.20:23</b>). </p>
<p>Quindi, riassumendo, ci troviamo in una condizione in cui: a) l&#8217;uomo non può perdonare i peccati, e la pretesa di poterlo fare è blasfema; b) Gesù diede prima a Pietro, e poi all&#8217;intero collegio apostolico, l&#8217;autorità di «<em>legare</em>» e «<em>sciogliere</em>»; c) tale autorità viene messa in relazione con la possibilità di comunicare il perdono divino, oppure di ritenerlo. L&#8217;unico modo di capire appieno in che cosa consista tale autorità &#8211; come saggiamente suggerisce il People&#8217;s New Testament &#8211; è di verificare come essa sia stata esercitata, per comprenderne al meglio il contenuto, o, per dirla in altri termini, il reale significato delle affermazioni che Gesù fece agli undici quando si presentò a loro risorto. Consideriamo intanto il versetto 21 del capitolo 20 di Giovanni, che è introduttivo all&#8217;intero discorso: Gesù, mostrandosi agli apostoli, disse loro: «<em>Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch&#8217;io mando voi</em>» (<b>Gv.20:21</b>). Gesù parla di un mandato, simile a quello che Egli stesso ricevette dal Padre: ed il mandato apostolico, come é noto, è nel rispetto dei termini che troviamo in conclusione al Vangelo di Matteo, dove leggiamo: «<em>E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: &#8220;Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell&#8217;età presente&#8221;</em>» (<b>Mt.28:18-20</b>).</p>
<p>Il mandato consegnato da Cristo agli apostoli parte da un assunto fondamentale. Gesù disse infatti: «<em>ogni potere <u>mi</u> è stato dato in cielo e sulla terra</em>», ed è proprio in virtù di questa onnipotenza divina che il messaggero può esercitare autorità: non perché l&#8217;inviato sia potente in sé, ma perché è custodito dalla massima Autorità esistente, che veglia su di lui e che rappresenta, al tempo stesso, Mandante e Messaggio. Come sottolinea Barnes, tale mandato è dunque strettamente connesso alla dichiarazione della volontà divina; e non vi è un solo accenno in tutta la letteratura neotestamentaria dal quale possiamo dedurre una posizione speciale degli apostoli in termini di «<em>controllo</em>» (o «<em>uso a propria discrezione</em>») delle realtà spirituali, quanto &#8211; piuttosto &#8211; possiamo osservarli come guide, come insegnanti, pronti a comunicare il consiglio di Dio, ma guardandosi bene dal farsi riconoscere prerogative che nessun uomo può vantare, ricercando costantemente le indicazioni divine per adempiere al loro mandato.</p>
<p>L&#8217;evangelista Luca, nel parlare della consegna di tale compito ai discepoli, scrive ancora: «<em>Così è scritto, che il Cristo avrebbe sofferto e sarebbe risorto dai morti il terzo giorno, e che nel suo nome si sarebbe predicato il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. Voi siete testimoni di queste cose. Ed ecco io mando su di voi quello che il Padre mio ha promesso; ma voi, rimanete in questa città, finché siate rivestiti di potenza dall&#8217;alto</em>» (Lc.24:46-49). Vediamo qui una conferma della finalità del mandato: predicare il ravvedimento per il perdono dei peccati a tutte le genti; ovviamente, come ormai comincerà ad essere chiaro, tale predicazione non può che essere in stretto collegamento con l&#8217;autorità di «<em>rimettere</em>» o «<em>ritenere</em>» i peccati. Nella sua predicazione di Pentecoste, Pietro spiegò molto chiaramente l&#8217;opera di Dio attraverso Cristo, ossia la giustificazione che Gesù ha acquistata con l&#8217;espiazione compiuta alla croce, e tale discorso produsse un moto di coscienza in molti ascoltatori. Al peccatore angosciato che chiese all&#8217;apostolo «<em>fratelli, che dobbiamo fare?</em>» (<b>At.2:37</b>), Pietro rispose «<em>Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà</em>». E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «<em>Salvatevi da questa perversa generazione</em>» (<b>At.2:38-40</b>). Notiamo che Pietro si limitò a comunicare ciò che sapeva, ossia che la salvezza ed il perdono dei peccati passano unicamente per l&#8217;azione sovrana di Dio, in risposta al sincero ravvedimento del peccatore, che si converte a Cristo e diventa, di conseguenza, destinatario della grazia che Egli ha comprato a caro prezzo per chiunque crede. Il discepolo non pretese nemmeno per un istante di essere identificato come un «<em>tramite</em>» per il ricevimento del perdono da lui predicato.</p>
<p>L&#8217;intera narrazione del libro degli Atti degli Apostoli, che testimonia la nascita e la prassi dell&#8217;autentica chiesa di Cristo, mostra chiaramente l&#8217;essenza del mandato di Gesù, con i discepoli estremamente zelanti nel fare ciò che il Signore gli diede autorità di compiere: un potere non consegnato nelle mani di una gerarchia, o di un qualsivoglia corpus ecclesiale, ma ad un piccolo gruppo di persone &#8211; un potere consistente nel dichiarare al mondo le condizioni del perdono e della condanna divine. In che modo quindi gli apostoli potevano perdonare i peccati, o ritenerli? Esattamente come abbiamo accennato: comunicando i termini, stabiliti da Dio, entro i quali l&#8217;uomo può ricevere la salvezza, nonché quelli che lo fanno permanere invece sotto giudizio. Non quindi una sorta di potere mistico, attraverso cui Dio avrebbe, inspiegabilmente, concesso la sua autorità ad altri («<em>Io non darò la mia gloria a un altro</em>», <b>Is.42:8</b>), ma il compito &#8211; al pari, se vogliamo &#8211; dei profeti veterotestamentari &#8211; di annunciare quel messaggio che essi avevano conosciuto, e nel quale riponevano una fede incrollabile: coloro che, dando ascolto alla loro predicazione, avrebbero creduto, sarebbero stati riconciliati con Dio («<em>saranno perdonati</em>»), mentre quelli che, al contrario, avrebbero proseguito con il loro atteggiamento ribelle, voltando le spalle a Colui che è morto e risorto per la loro giustificazione, sarebbero rimasti sotto il giudizio di Dio («<em>saranno ritenuti</em>»), quell&#8217;ira che viene per mietere l&#8217;iniquità, e dalla quale è il Signore stesso a volerci risparmiare:</p>
<p align="center">«<em>Io non mi compiaccio della morte dell&#8217;empio</em>» &#8211; dice il SIGNORE &#8211; «<em>ma che l&#8217;empio si converta dalla sua via e viva</em>» (<b>Ez.11:33</b>)</p>
<p>Abbandonando quindi le menzogne degli uomini, che riempiono la mente dei propri simili con inganni a danno proprio e del prossimo, accettiamo la mano tesa di Dio, volta a salvarci dalla nostra condizione, a tirarci fuori dal pantano delle nostre ribellioni. Chi può perdonare i tuoi peccati? Chi può dichiararti puro di fronte alla santità di Dio? Nessun uomo può farlo &#8211; ma Dio sì, e desidera farlo. Egli ha già compiuto tutto ciò che è necessario per il tuo bene, per la tua riconciliazione con Lui, affinchè tu possa passare oltre il suo giudizio, e godere di un&#8217;eternità di pace e di consolazione. E se quindi non è necessaria la mediazione di nessuno, se ti stai chiedendo cosa si debba fare in un caso come questo, vale anche per te la risposta che Pietro diede ai suoi ascoltatori: ravvediti dalle tue vie, esercita la fede in Cristo, ed entra a far parte della sua famiglia, sigillata dal suo sangue innocente per essere salvata da questa perversa generazione.</p>
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		<title>La stella che non dovrebbe esistere</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Sep 2011 18:24:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È di ieri la notizia della scoperta di una stella decisamente particolare, trovata dalla comunità scientifica nella costellazione del Leone, e distante quattromila anni luce dal nostro pianeta. Si tratta di un corpo celeste del tutto singolare, perché &#8211; a differenza di quanto normalmente ci si attende da una stella &#8211; ha un livello bassissimo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/09/stella_leone.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray" />È di ieri la <a href="http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/11_agosto_31/caprara-scoperta-stella-impossibile_9f9624e8-d3f7-11e0-85ce-5b24304f1c1c.shtml" target="_blank">notizia</a> della scoperta di una stella decisamente particolare, trovata dalla comunità scientifica nella costellazione del Leone, e distante quattromila anni luce dal nostro pianeta. Si tratta di un corpo celeste del tutto singolare, perché &#8211; a differenza di quanto normalmente ci si attende da una stella &#8211; ha un livello bassissimo di elementi chimici diversi dall&#8217;idrogeno e dall&#8217;elio, essendo formata quasi del tutto di questi due. Il livello di metalli in essa presente è circa 20 mila volte inferiore a quello del Sole, e questo dato &#8211; secondo quanto sappiamo finora sulla formazione degli astri &#8211; renderebbe impossibile l&#8217;esistenza di tale stella: infatti, attualmente si ritiene che nel periodo primordiale di coagulazione dei corpi celesti, potessero consolidarsi soltanto stelle di una certa consistenza, almeno pari a quella del nostro Sole. La «<em>nuova</em>» stella è stata quindi simpaticamente ribattezzata con il nome di «<em>stella impossibile</em>», o «<em>stella che non dovrebbe esistere</em>», in quanto, come spiega Elisabetta Caffau, del centro per l&#8217;astronomia dell&#8217;Università di Heidelberg, «<em>stelle di questo tipo, con piccola massa e quantità estremamente basse di metalli non dovrebbero esistere perché le nubi di materiali da cui sono formate non avrebbero potuto condensarsi</em>».<br />
<span id="more-3037"></span><br />
La comunità scientifica, in ogni suo campo, compie sforzi titanici per la ricerca, per arrivare ad una comprensione sempre più profonda delle cose. La nostra specie è caratterizzata dalla voglia di sapere, dalla smania di arrivare all&#8217;essenza di ciò che esiste, per dare un senso a tutto ciò che ci circonda. Tuttavia, ascoltare un ricercatore affermare che qualcosa «<em>non dovrebbe esistere</em>» secondo le nostre conoscenze, lascia sempre un senso di stupore, di meraviglia. È l&#8217;uomo che si scontra con il suo limite, è la creatura che necessita di adeguarsi a concetti nuovi, di rivedere le proprie posizioni, è il pensatore che deve ammettere «<em>questo non l&#8217;avevo considerato</em>». Il momento in cui l&#8217;uomo realizza la propria condizione, ben lontana dal possedere ogni risposta, è un istante quasi sacro, nel quale soffermarsi in silenzio, con quel senso di rispetto dato dal capire &#8211; anche se non si vuole ammetterlo &#8211; che esiste una dimensione che ci sfugge, qualcosa che è maggiore di noi, e che non riusciremo mai ad afferrare appieno, perché ogni passo compiuto nella conoscenza sposterà inevitabilmente più avanti il limite, ma non consentirà mai di dire «<em>ora conosco completamente</em>».</p>
<p>L&#8217;uomo osserva ciò in cui vive, e rimane basito dalla complessità e perfezione di ogni singolo dettaglio, ma non si interroga con altrettanto zelo su Colui che ha creato tali cose, e la cui perfezione va ben oltre ad esse, perché il Creatore è sempre superiore alle cose create. Impossibile non pensare al racconto biblico del patriarca Giobbe, al quale l&#8217;Eterno pose delle domande attuali ancora oggi, e che mostrano la differenza esistente tra l&#8217;uomo e Chi l&#8217;ha creato, e che sottolineano l&#8217;importanza, per la creatura, di affidarsi al Creatore, infinitamente più saggio.</p>
<p>«<em>Chi è costui che oscura i miei disegni con parole prive di senno? Cingiti i fianchi come un prode; io ti farò delle domande e tu insegnami! Dov&#8217;eri tu quando io fondavo la terra? Dillo, se hai tanta intelligenza. Chi ne fissò le dimensioni, se lo sai, o chi tirò sopra di essa la corda da misurare? Su che furono poggiate le sue fondamenta, o chi ne pose la pietra angolare, quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme e tutti i figli di Dio alzavano grida di gioia? Chi chiuse con porte il mare balzante fuori dal grembo materno, quando gli diedi le nubi come rivestimento e per fasce l&#8217;oscurità, quando gli tracciai dei confini, gli misi sbarre e porte? Allora gli dissi: &#8220;Fin qui tu verrai, e non oltre; qui si fermerà l&#8217;orgoglio dei tuoi flutti&#8221;. Hai tu mai, in vita tua, comandato al mattino, o insegnato il suo luogo all&#8217;aurora, perché essa afferri i lembi della terra, e ne scuota via i malvagi?</em>» (<b>Gb.38:2-13</b>)</p>
<p>«<em>Puoi tu stringere i legami delle Pleiadi, o potresti sciogliere le catene d&#8217;Orione? Puoi tu, al suo tempo, far apparire le costellazioni e guidare l&#8217;Orsa maggiore insieme ai suoi piccini? Conosci le leggi del cielo? Regoli il suo dominio sulla terra? Puoi alzare la voce fino alle nubi e far in modo che piogge abbondanti ti ricoprano? I fulmini partono forse al tuo comando? Ti dicono essi: &#8220;Eccoci qua&#8221;? Chi ha messo negli strati delle nubi saggezza, o chi ha dato intelletto alla metèora? Chi conta con saggezza le nubi? Chi versa gli otri del cielo, quando la polvere stemperata diventa una massa in fusione e le zolle dei campi si saldano fra loro?</em>» (<b>Gb.38:31-38</b>)</p>
<p>L&#8217;uomo è per natura un esploratore, un ricercatore, un essere che si pone domande. Ma se da un lato questa attitudine naturale va coltivata e perseguita, perché asseconda il nostro carattere di esseri ad immagine di Dio, d&#8217;altro canto non deve impedirci di scoprire l&#8217;Artefice di ogni cosa, Colui che &#8211; nonostante la sua essenza infinitamente più complessa delle cose create &#8211; vuole rivelarsi all&#8217;uomo, per ricongiungere a Sé quella piccola creatura che, voltate le spalle, ha iniziato a credere di essere un «<em>dio</em>». Tutto il sapere dell&#8217;universo non può davvero rispondere alle domande più profonde che l&#8217;uomo si pone, perché nulla soddisferà mai quella sete che abbiamo iniziato ad avere ignorando Dio ed il suo consiglio: l&#8217;unica possibilità che abbiamo é di riscoprire un rapporto vivo ed autentico con il nostro Creatore, con Colui che conosce ogni segreto, e la cui mano ha formato ogni cosa esistente fin nel più microscopico dettaglio.</p>
<p>«<em>Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE</em>» (<b>Gr.9:23-24</b>)</p>
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		<title>Poveri in spirito</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 16:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[grazia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nelle narrazioni dei Vangeli di Matteo e Luca, vengono ricordate &#8211; tra le altre cose &#8211; le parole che Gesù pronunciò in uno dei suoi discorsi pubblici più famosi, il cosiddetto «sermone sul monte». Il suo contenuto è piuttosto conosciuto, e non è nostra intenzione analizzarlo globalmente in questo articolo. Piuttosto, qui ci soffermeremo sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/08/plains.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" />Nelle narrazioni dei Vangeli di Matteo e Luca, vengono ricordate &#8211; tra le altre cose &#8211; le parole che Gesù pronunciò in uno dei suoi discorsi pubblici più famosi, il cosiddetto «<em>sermone sul monte</em>». Il suo contenuto è piuttosto conosciuto, e non è nostra intenzione analizzarlo globalmente in questo articolo. Piuttosto, qui ci soffermeremo sulla prima asserzione di Gesù, mettendo a paragone ciò che ci dicono in proposito i due evangelisti, nel tentativo di capire meglio il senso di questo insegnamento del Signore. I due autori evangelici scrivono rispettivamente: «<em>Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli</em>» (<b>Mt.5:3</b>) e  «<em>Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro</em>» (<b>Lc.6:20</b>)</p>
<p>Confrontando tali affermazioni di Gesù, si coglie una piccola ma importante differenza: nella narrazione del primo autore, infatti, Gesù parlò di «<em>poveri in spirito</em>», mentre stando al secondo, si sarebbe rivolto ai suoi discepoli usando semplicemente la parola «<em>poveri</em>», fermandosi quindi alla prima accezione comune del termine, che si riferisce agli aspetti materiali. È possibile ipotizzare che uno dei due scrittori abbia commesso un errore nel riportare questa frase? A questo proposito possiamo fare alcune considerazioni importanti, per meglio sviscerare questa breve affermazione di Cristo, la quale parlava allora ad un piccolo gruppo di persone nello stesso modo in cui oggi parla alle masse.<br />
<span id="more-3029"></span><br />
Probabilmente, la resa che generalmente dà più problemi di comprensione è quella di Matteo, in quanto non a tutti è immediatamente chiaro il senso della «<em>povertà spirituale</em>»: nella nostra società fortemente materialista, diamo al concetto di «<em>povertà</em>» un valore prettamente negativo, perché richiama alla mente situazioni di indigenza e difficoltà, e ciò è vero oggi come anche nell&#8217;epoca in cui queste parole furono pronunciate. Anche la povertà di spirito, se vogliamo, può essere ricollegata al concetto di indigenza, ossia di estrema necessità, ed identifica quello stato in cui l&#8217;uomo &#8211; per natura spiritualmente bisognoso, avendo voltato le spalle a Dio &#8211; non inganna sé stesso cercando di autoconvincersi della sua indipendenza, ma riconosce che quanto Dio afferma nelle Scritture corrisponde al vero, e che l&#8217;essere umano, per quanto possa sforzarsi di essere buono, o osservante di qualche sistema religioso, in realtà altro non è che un cumulo di concupiscenze, le quali si agitano dentro di lui senza sosta, portandolo ora ad agire secondo il proprio concetto di &#8220;<em>bene</em>&#8221; (conducendo all&#8217;autocompiacimento), e poi precipitandolo in ogni sorta di vizi, pensieri, e azioni deprecabili dal punto di vista della santità divina. Il contesto in cui viviamo è pieno di illusioni: basti pensare ai seguaci della New Age, o delle filosofie orientali, o ancora ai praticanti di qualche branca esoterica: ciascuna di queste persone è convinta di poter avanzare in un cammino di perfezionamento basato sulle proprie forze, il quale dovrebbe condurle a livelli sempre più alti dell&#8217;essere umano. Tali individui non sono definibili come «<em>poveri in spirito</em>», perchè sono convinti di &#8220;<em>avere tutto</em>&#8220;, e si fanno beffe del consiglio di Dio, che li chiama a ravvedersi dalle loro inefficaci vanità. Ma questo riguarda anche l&#8217;uomo qualsiasi, che rivolge costantemente la sua attenzione in ogni direzione, fuorché verso l&#8217;unica vera fonte di salvezza e soddisfazione.</p>
<p>Non è a costoro che il Signore parla con l&#8217;affermazione che abbiamo visto: Egli infatti definisce «<em>beati</em>» (dal gr. «<em>makarioi</em>», ossia «<em>felici</em>» o «<em>benedetti</em>») coloro che riconoscono il proprio stato naturale di perdizione e di lontananza da Dio, perché tale condizione porterà inevitabilmente a riflettere sulla propria vita, realizzando l&#8217;estremo bisogno di un aiuto efficace per uscire dal proprio pantano, quell&#8217;aiuto che l&#8217;Eterno ci ha offerto nella persona del Figlio, mandato a donare la propria vita come prezzo di riscatto per le nostre trasgressioni. Di tali persone &#8211; di quelli, cioé, che ammettendo la propria sozzura richiedono a Dio di essere purificati &#8211; è il regno dei cieli: perché nella loro povertà interiore, nella loro indigenza spirituale, incurabile attraverso metodi umani, alzano le mani a Colui che altro non aspetta che riempire con le sue ricchezze i bisognosi che vanno a Lui.</p>
<p>Nella sinagoga di Nazaret, Gesù lesse un brano del profeta Isaia che preannunciava l&#8217;avvento del Messia. L&#8217;evangelista Luca ci riporta tale evento con queste parole:<br />
«<em>Si recò a Nazaret, dov&#8217;era stato allevato e, com&#8217;era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga. Alzatosi per leggere, gli fu dato il libro del profeta Isaia. Aperto il libro, trovò quel passo dov&#8217;era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri, e ai ciechi il ricupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, e a proclamare l&#8217;anno accettevole del Signore». Poi, chiuso il libro e resolo all&#8217;inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. Egli prese a dir loro: «Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite»</em>» (<b>Lc.4:16-21</b>)</p>
<p>Nel testo del profeta si parla di «<em>evangelizzare i poveri</em>», ma saremmo superficiali a considerare tale affermazione come riferita unicamente all&#8217;indigenza materiale: perchè infatti un povero dovrebbe avere maggiore necessità di chiunque altro di ascoltare il messaggio dell&#8217;offerta di riconciliazione con Dio? È ovvio quindi che con tale espressione si intenda certo il comune senso di povertà, ma dall&#8217;altro lato quel bisogno profondo che abbiamo descritto sopra. E questo è vero anche per il resto di ciò che Gesù lesse dal rotolo del profeta, perchè anche l&#8217;annuncio della liberazione dei prigioneri è una realtà a &#8220;<em>duplice livello</em>&#8220;, comprendendo anche la liberazione spirituale dalla prigionia del peccato, così come il recupero della vista ai ciechi, che da un lato è un&#8217;espressione riferibile ai numerosi miracoli compiuti da Cristo, ma d&#8217;altro canto indica chiaramente quello stato in cui all&#8217;uomo è concesso di &#8220;<em>vedere</em>&#8221; la propria vita secondo il consiglio di Dio; ancora, la messa in libertà degli oppressi non può non riferirsi, tra le altre cose, alla dimensione di gioia che il peccatore sperimenta quando comprende e sviluppa il perdono e la grazia di Dio.</p>
<p>Torniamo quindi ai nostri due testi: è stato commesso un errore da parte di uno dei due evangelisti? No, &#8211; al contrario &#8211; essi hanno esplorato le due possibili dimensioni di una sola affermazione, che se in Luca è maggiormente letterale, in Matteo viene riportata secondo il suo significato più profondo. Ci si potrebbe domandare però il perchè della diversità di narrazione: ed a questo proposito, può essere utile ricordare l&#8217;obiettivo di Matteo nella redazione del suo Vangelo: diversamente da Luca (che, da buon storico, diede un&#8217;importanza preminente alla precisione del dettaglio), Matteo si propose di fornire ai suoi connazionali un testo attraverso il quale anche il più rigoroso degli Ebrei potesse comprendere che il rapporto con Dio non è in funzione del principio del «<em>do ut des</em>» (dare ed avere), ma si basa anzitutto sulla sua grazia sovrana, e sulla fede nella persona e nell&#8217;opera di Gesù Cristo: al di fuori di tali principi, non esiste nulla che l&#8217;uomo &#8211; nella sua bassezza &#8211; possa fare per rendersi più gradito a Dio.</p>
<p>Questo è un grande insegnamento anche oggi, nella nostra cultura così differente da quella ebraica: perché anche nel nostro contesto attuale, come accennavo prima, siamo poco propensi a soffermarci su ciò che è davvero importante. Esistono i materialisti, per i quali Dio &#8211; del quale non sono certi dell&#8217;esistenza &#8211; è una figura lasciata nell&#8217;ombra, ed esistono i religiosi, che credono di poter rendere Dio loro debitore, occupandosi solo degli aspetti formali di un culto che è vano, se rimane solo nei gesti e non scende nel cuore. La verità sta altrove, e la sua scoperta può iniziare soltanto in seguito all&#8217;accettazione della propria condizione, rendendosi conto che tutta la nostra sapienza, cultura, forza, intelligenza, capacità non hanno alcun valore se mancano di essere condotte dal timore di Dio. Ancora peggio, se si fallisce nel considerare la propria posizione davanti alla gloria ed alla santità divina, non si farà altro che passare una vita intera nell&#8217;illusione di essere ciò che non si é, mancando di afferrare quella mano tesa verso di noi per salvarci ed evitarci il peggio, riempiendo di significato la nostra esistenza.</p>
<p>Sono soltanto cinque parole, «<em>beati i poveri in spirito</em>», ma racchiudono un insegnamento di una profondità eccezionale, perché spiegano come la felicità &#8211; quella vera, che non si esaurisce in pochi istanti &#8211; non la si possa trovare altrove se non nel prendere coscienza della propria natura per chiedere a Dio di rivoluzionare la nostra vita. Gesù chiama costoro «<em>felici</em>», «<em>benedetti</em>», perché ciò che un tale uomo chiede con cuore sincero, lo otterrà davvero, ricevendo il perdono divino e vedendo iniziare il lui un paziente lavoro di &#8220;<em>ricostruzione</em>&#8220;, lento ma costante, al termine del quale gli sarà concesso di diventare cittadino di un regno eterno, sorretto da un Sovrano giusto e misericordioso, un regno nel quale tutto ciò che oggi ci affligge non verrà nemmeno più ricordato.</p>
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		<title>Scoperto a Gerusalemme un raro sonaglio d&#8217;oro dei Sommi Sacerdoti</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Aug 2011 21:40:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[gerusalemme]]></category>
		<category><![CDATA[ritrovamenti]]></category>
		<category><![CDATA[sommi sacerdoti]]></category>
		<category><![CDATA[sonaglio]]></category>
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		<description><![CDATA[GERUSALEMME, 19 agosto 2011 &#8211; Un raro sonaglio d&#8217;oro, con in cima un anellino, appartenuto ad uno dei Sommi Sacerdoti del Tempio di Gerusalemme, e&#8217; stato scoperto durante uno scavo archeologico nel canale di drenaggio che parte dalla vasca di Shiloah e prosegue dalla Citta&#8217; di David fino al parco archeologico di Gerusalemme, vicino al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GERUSALEMME, 19 agosto 2011 &#8211; Un raro sonaglio d&#8217;oro, con in cima un anellino, appartenuto ad uno dei Sommi Sacerdoti del Tempio di Gerusalemme, e&#8217; stato scoperto durante uno scavo archeologico nel canale di drenaggio che parte dalla vasca di Shiloah e prosegue dalla Citta&#8217; di David fino al parco archeologico di Gerusalemme, vicino al Muro Occidentale.</p>
<p>Gli scavi, informa un articolo pubblicato sul sito internet di <a href="http://www.israele.net" target="_blank">Israele.Net</a>, sono condotti dalla Israel Antiquities Authority. Secondo i direttori degli scavi, gli archeologi Eli Shukron e Ronny Reich dell&#8217;Universita&#8217; di Haifa, sembra che il sonaglio fosse cucito su un indumento indossato da un alto dignitario a Gerusalemme, verso la fine del periodo del Secondo Tempio, intorno alla meta&#8217; del I secolo dopo Cristo.</p>
<p>Il sonaglio e&#8217; stato portato alla luce nel principale canale di drenaggio dell&#8217;antica Gerusalemme, tra gli strati di terra che si erano accumulati sul fondo. Questo canale di scolo venne scavato e realizzato per tutta la lunghezza del Muro Occidentale del Monte del Tempio, sul fondo del pendio che scende alla valle di Tyropoeon.</p>
<p><b>Fonte</b>: Adnkronos, 19 agosto 2011 </p>
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		<title>Commento a «La chiave dell&#8217;Apocalisse»</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Aug 2011 20:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Apologetica]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcuni giorni fa, sul sito «Arcangeli e demoni» è comparso un articolo piuttosto «bizzarro», che, puntando sulle presunte rivelazioni divine ricevute da un prelato libanese nel 1970, pretende di spiegare il senso «nascosto», o «occulto» del libro dell&#8217;Apocalisse, nel maldestro tentativo di svelare l&#8217;identità delle due bestie citate dal testo (Ap.13), le quali, secondo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/08/revelation_churches.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" />Alcuni giorni fa, sul sito «<a href="http://arcangeliedemoni.blogspot.com/2011/07/la-chiave-dellapocalisse-il-cristo.html" target="_blank">Arcangeli e demoni</a>» è comparso un articolo piuttosto «<em>bizzarro</em>», che, puntando sulle presunte rivelazioni divine ricevute da un prelato libanese nel 1970, pretende di spiegare il senso «<em>nascosto</em>», o «<em>occulto</em>» del libro dell&#8217;Apocalisse, nel maldestro tentativo di svelare l&#8217;identità delle due bestie citate dal testo (<strong>Ap.13</strong>), le quali, secondo il parere del religioso, sarebbero Israele e gli Stati Uniti. L&#8217;articolo è piuttosto lungo, ed in un certo senso discretamente dettagliato, sicuramente in grado di esercitare fascino su chi nutre ansie più o meno vivide sui segni dei tempi. Tuttavia, quando si affida la propria comprensione degli eventi a ciò che viene affermato da qualcun altro, si dovrebbe essere quantomeno sicuri dell&#8217;affidabilità della fonte, per evitare di essere raggirati nel credere a potenziali menzogne, che &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; potrebbero lasciarci delusi.</p>
<p>Quando mi è stato chiesto di commentare l&#8217;articolo in questione, ho riflettuto per un po&#8217; sulla «<em>strategia</em>» più opportuna da seguire: la domanda che mi sono posto, in particolare, è stata quanto potesse essere veramente utile replicare punto su punto alle asserzioni presentate dal testo. Un tale lavoro sarebbe risultato decisamente pesante alla lettura, e &#8211; conseguentemente &#8211; molti avrebbero potuto trovarlo noioso e poco pratico. Per questo motivo, ho quindi deciso di concentrarmi sul problema principale, lasciando ciascun lettore libero di porre eventualmente domande più precise, focalizzandomi invece sul punto al quale ho accennato in apertura: l&#8217;attendibilità della fonte. Sebbene non mi senta di consigliare la lettura dell&#8217;articolo originale, mi rendo però conto che essa è necessaria per comprendere le questioni che commenterò nelle prossime righe: personalmente ritengo che l&#8217;introduzione al testo possa essere sufficiente, senza addentrarsi troppo in tematiche che possono confondere chi non ha basi adeguate per trattarle.<br />
<span id="more-3010"></span><br />
Il prete asserisce inizialmente che, precedentemente all&#8217;evento visionario, egli non conosceva nulla del testo apocalittico, avendolo letto soltanto un paio di volte senza riuscire a capirne più di tanto. Ne aveva quindi abbandonato lo studio, in quanto per lui privo di attrattive, e già questo la dice lunga sulla serietà di un uomo nel confrontarsi con la rivelazione biblica (per poi aver comunque la pretesa di far da maestro ad altri); ad ogni modo, nel leggere il suo scritto, si comprende che il prelato libanese (che si fa chiamare Pietro II) sa che, posteriormente alla chiusura del canone biblico, non è possibile dirsi depositari di nuove rivelazioni (come invece ad oggi molto spesso si sente dire dai leader delle varie sette religiose). Per questo motivo, per proporre le sue tesi egli deve giocare la carta dell&#8217;«<em>interpretazione alternativa</em>»: affermando di aver ricevuto a più riprese visioni del Cristo, che gli avrebbe spiegato il senso della profezia apocalittica, il prete cerca di mettersi al riparo dall&#8217;accusa di essere un propinatore di nuove dottrine. Nonostante ciò, è possibile analizzare la bontà di tali «<em>visioni</em>», nonchè la loro autenticità, valutandone gli aspetti principali mediante la Parola di Dio, la Bibbia, ossia quel testo che Dio ha fatto redigere affinchè ogni credente possa conoscere con precisione la volontà divina per l&#8217;uomo, ed abbia quindi un sicuro «<em>recinto</em>», un corpus stabile, entro il quale muoversi.</p>
<p>Le prime visioni raccontate dal prelato sono poco interessanti, perchè, sebbene già presentino qualche piccolo aspetto sul quale potremmo discutere, vengono più che altro esposte &#8211; insieme ad altri particolari di contorno &#8211; per &#8220;<em>convalidare</em>&#8221; il prete come destinatario di un&#8217;autentica apparizione, mostrando ai lettori che ciò che segue non è frutto del caso o di allucinazioni. Dunque, per un momento, proviamo ad ipotizzare che le cose stiano proprio così, ossia che il religioso abbia davvero ricevuto una visione. Ci viene detto che il soggetto di tale visione era Gesù, ma l&#8217;apparizione stessa non si identifica, passando direttamente a comunicare il proprio messaggio. Se l&#8217;intuizione del prelato fosse corretta (ossia se la figura apparsa fosse stata veramente Gesù), sarebbe perlomeno scontato attendersi &#8211; nei discorsi che sarebbero seguiti &#8211; una purezza dottrinale assoluta, una conformità totale al messaggio biblico. Purtroppo però per coloro che sono rimasti affascinati dal racconto del prete, le cose stanno diversamente.</p>
<p>Inizialmente, il prelato si fa comprensibilmente cogliere dal dubbio, ma decide di volgersi al «<em>consigliere sbagliato</em>». Egli infatti scrive:</p>
<blockquote><p>Non sapevo cosa pensare: &#8220;<em>Forse è il Demonio che vuol farmi credere di essere qualcuno importante</em>&#8220;. Ebbi paura. Presi il mio Rosario e mi affidai alla Vergine: &#8220;<em>Tu sei la mia Mamma; illuminami</em>&#8220;. Poi mi affrettai in giardino per recitare il Rosario.</p></blockquote>
<p>Abbiamo già discusso in passato di come la figura che ad oggi viene conosciuta con il titolo di «<em>madonna</em>» sia qualcuno di ben diverso dalla Maria di cui leggiamo nei Vangeli, e che diede alla luce Gesù. Rimandiamo pertanto a due articoli, in particolare «<a href="http://www.solovangelo.it/2009/08/26/i-prodigi-e-gli-inganni-della-%c2%abregina-dei-cieli%c2%bb/" target="_blank">Gli inganni della regina dei cieli</a>» e «<a href="http://www.solovangelo.it/2010/03/23/la-sorpresa-nelluovo/" target="_blank">La sorpresa nell&#8217;uovo</a>», attraverso i quali farsi un&#8217;idea più precisa dell&#8217;origine del culto mariano, e soprattutto della sua blasfemia dal un punto di vista biblico. Le Scritture ci informano inoltre che «<em>c&#8217;è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo</em>» (<strong>1Ti.2:5</strong>), ed il rivolgersi a qualunque altra creatura a questo fine non è assimilabile ad altro che alla bestemmia. Nell&#8217;apparizione del 19 Aprile 1970, il «<em>Gesù</em>» della visione rafforza un concetto del tutto estraneo alla Bibbia. Secondo il racconto di Pietro II, egli avrebbe chiesto: «<em>Per quale motivo ho mandato Maria, la nostra Mamma, perché apparisse a Fatima e non in qualche altro posto? Se tu possiedi saggezza, rispondimi</em>».</p>
<p>Ora, con tale domanda, la figura della visione dà il via a tutta una serie di speculazioni intorno alle varie apparizioni mariane, a partire da quella del 1917 nella piccola cittadina di Fatima: da questo possiamo certamente ipotizzare che il personaggio apparso al prelato non fosse realmente Gesù, in quanto &#8211; con le sue parole &#8211; avrebbe convalidato una dottrina blasfema, che non trova corrispettivo nelle Scritture, le quali affermano che nessun essere umano ha la possibilità, una volta deceduto, di interagire con gli uomini. Il racconto di un&#8217;eventuale assunzione di Maria si trova soltanto nelle narrazioni apocrife, che come abbiamo discusso in più di una occasione, sono inaffidabili sia sotto il profilo della paternità che quello storiografico, essendo composizioni molto tarde ed avendo risentito delle influenze del «<em>mito</em>» su più di un personaggio. Per dirla utilizzando una frase che ho usato nel video «<a href="http://www.solovangelo.it/2009/08/26/i-prodigi-e-gli-inganni-della-%c2%abregina-dei-cieli%c2%bb/" target="_blank">Gli inganni della regina dei Cieli</a>», Maria &#8211; quella vera &#8211; ora &#8220;<em>dorme</em>&#8221; nel sonno della morte, ed attende come tutti i credenti di ogni epoca la ricompensa e la resurrezione che il Cristo concederà ai suoi al suo ritorno. Di certo non è lei la donna che sta continuando da più di un secolo ad apparire in svariate località europee.</p>
<p>Ancora, il 13 Maggio 1970, giorno in cui al prete fu indicato in Israele la bestia di Apocalisse 13, il «<em>Gesù</em>» della visione affermò ancora: «<em>Oggi è il 13 Maggio, il giorno in cui la Nostra Signora è apparsa a Fatima</em>». Se si presta attenzione, si nota un particolare grossolano quanto blasfemo: Gesù starebbe indicando in un essere diverso da Dio la signoria assoluta. Infatti, l&#8217;appellativo ebraico «<em>Adonai</em>», con il quale gli ebrei erano soliti indicare soltanto Dio, trova il suo corrispettivo nell&#8217;espressione «<em>Mio Signore</em>». Se la visione riconosce in qualcuno che non è Dio le prerogative ad esclusivo appannaggio della divinità, allora possiamo essere certi della provenienza di tale apparizione, tutt&#8217;altro che divina. A questo punto, il falso Gesù della visione del prete afferma: «<em>La bestia è Israele</em>»&#8230;ma come può un essere che ha dimostrato di cadere sui punti più elementari della dottrina essere un valido interprete di ciò che il vero Gesù ha rivelato all&#8217;apostolo Giovanni?</p>
<p>Si noti ancora un particolare interessante rispetto a questa visione. Il prelato afferma infatti che:</p>
<blockquote><p>Mentre Gesù mi parlava, della grida infernali interiori cercavano di impedirmi di udire le Sue parole, che percepii nonostante tutto.</p></blockquote>
<p>Sarebbe quantomeno bizzarro se alla presenza dell&#8217;Unto di Dio potessero manifestarsi esseri demoniaci senza essere annichiliti dalla sola presenza del Cristo, senza esserGli sottomessi: come mai invece la visione è accompagnata da «<em>grida infernali</em>»? Non abbiamo un solo esempio in tutta la Scrittura di uomini di Dio che fossero disturbati dal ricevere le parole dell&#8217;Onnipotente. In sua presenza, infatti, al male non resta che retrocedere. </p>
<p>Il religioso si premura di rassicurare in varie occasioni che il contenuto di ciò che propone non ha provenienza umana, bensì è stato rivelato divinamente: tuttavia, da questo punto in poi del testo è possibile leggere a più riprese espressioni come «<em>capii</em>», «<em>realizzai</em>», «<em>lessi</em>», «<em>sentii nel mio cuore</em>», ed altre espressioni che fanno comprendere un procedimento intellettuale personale, non certo una rivelazione divina esterna. Ipotizzando dunque che questo prelato abbia veramente ricevuto una visione (non da Dio, come abbiamo considerato), essa gli ha soltanto fornito un&#8217;imbeccata per proseguire nel suo errore. Si tratta &#8211; alla fine &#8211; della stessa trappola in cui cadono tutti quelli che approcciano le Scritture con idee precostruite: una volta che si ha un pregiudizio, si finisce per torcere ogni cosa affinchè quell&#8217;idea risulti &#8220;<em>emergente dal testo</em>&#8220;. E questo è un errore dal quale dobbiamo guardarci tutti: è sempre sbagliato affrontare la Bibbia per trovare la giustificazione alle proprie convinzioni; essa deve essere studiata con l&#8217;intento di apprendere &#8211; ed eventualmente modificare le nostre impostazioni, se notiamo di essere in errore. Questo a meno di volersi ritenere più saggi del consiglio di Dio, ma nessun uomo davvero saggio &#8211; che creda o meno nell&#8217;ispirazione del Testo &#8211; oserebbe mai paragonare la propria piccola esperienza di qualche decennio di vita con il profondo pensiero millenario delle Scritture.</p>
<p>Il 20 Maggio 1970, la visione ricompare, e dice al prete che «<em>il popolo Palestinese è la pietra d&#8217;inciampo</em>», contraddicendo ancora la rivelazione biblica. L&#8217;espressione «<em>pietra d&#8217;inciampo</em>» compare infatti diverse volte nella letteratura neotestamentaria, con significati ben differenti. Per esempio, l&#8217;apostolo Paolo, nella sua Lettera ai Romani, al cap.9, vv.30-33, scrive:</p>
<blockquote><p>Che diremo dunque? Diremo che degli stranieri, i quali non ricercavano la giustizia, hanno conseguito la giustizia, però la giustizia che deriva dalla fede; mentre Israele, che ricercava una legge di giustizia, non ha raggiunto questa legge. Perché? Perché l&#8217;ha ricercata non per fede ma per opere. Essi hanno urtato nella pietra d&#8217;inciampo, come è scritto: «Ecco, io metto in Sion un sasso d&#8217;inciampo e una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sarà deluso» (<strong>Ro.9:30-33</strong>)</p></blockquote>
<p>«<em>Chi crede in lui</em>» &#8211; dunque un individuo. Ma di chi si tratta? Gli apostoli Pietro e Giovanni lo spiegarono chiaramente ai membri del Sinedrio, davanti ai quali si ritrovarono a causa della guarigione compiuta nei confronti di un paralitico. Pietro affermò:</p>
<blockquote><p>Sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d&#8217;Israele che questo è stato fatto nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, che voi avete crocifisso, e che Dio ha risuscitato dai morti; è per la sua virtù che quest&#8217;uomo compare guarito, in presenza vostra. Egli è &#8220;la pietra che è stata da voi costruttori rifiutata, ed è divenuta la pietra angolare&#8221;. In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati» (<strong>At.4:10-12</strong>)</p></blockquote>
<p>Se la fantasiosa rivelazione del prelato fosse realmente Cristo, egli ben saprebbe di essere il «<em>sasso d&#8217;inciampo</em>», vera discriminante tra coloro che appartengono alla famiglia di Dio e coloro che sono banditi dalla cittadinanza celeste. Come mai invece il prete viene ingannato dall&#8217;apparizione, che indica nel popolo palestinese tale pietra d&#8217;inciampo?</p>
<p>Ad ogni buon conto, il religioso si lancia infine, dopo aver &#8220;<em>conquistato</em>&#8221; la fiducia del lettore a suon di visioni estatiche, in un&#8217;esegesi del testo profetico di Apocalisse da far rabbrividire chiunque abbia a cuore lo studio serio delle Scritture: con il presupposto di dimostrare l&#8217;identità della bestia, lo scrittore utilizza una «<em>versettologia</em>» degna della Torre di Guardia (la società  che fa capo ai Testimoni di Geova, noti per il loro approccio distorto alla Parola di Dio), e decide arbitrariamente cosa debba essere considerato «<em>simbolo</em>» (es.: la ferita della bestia, <strong>Ap.13:3</strong>) e cosa invece debba essere inteso alla lettera (es.: i due testimoni, <strong>Ap.11</strong>), senza fornire la minima motivazione interpretativa, ma facendo quadrare di volta in volta i pezzi del suo ragionamento per dimostrare la tesi iniziale.</p>
<p>Non ho ritenuto utile, in questa sede, approfondire le singole interpretazioni, in quanto &#8211; come accennato in apertura &#8211; si sarebbe trattato di un lavoro eccessivamente prolisso, e forse nemmeno troppo utile, una volta che si è valutata la natura della fonte di tali presunte «<em>ispirazioni</em>». Pur non volendo essere eccessivamente critici, e concedendo il beneficio del dubbio relativamente alla realtà della visione, abbiamo però visto come il Cristo che si è presentato al prelato non possa essere il Gesù della rivelazione e della storia, in quanto la figura apparsa si è dimostrata abile ingannatrice e menzognera, attributi che meglio trovano il loro corrispettivo nell&#8217;antagonista di Dio. Per questo non vogliamo essere troppo drastici nei confronti del prete libanese, esprimendo giudizi troppo duri: certo è però &#8211; quantomeno &#8211; che il prelato ha mancato di discernimento, non riuscendo a comprendere che chi gli stava davanti non era colui che egli pensava fosse.</p>
<p>In questi casi, vale sempre il consiglio dell&#8217;apostolo Giovanni di «<em><a href="http://www.solovangelo.it/2009/06/08/il-discernimento-degli-spiriti/" target="_blank">provare gli spiriti</a></em>», ossia di valutare la dottrina che viene proposta alla luce della Parola di Dio: se essa le è conforme, allora può essere valutata, ma se le si trova in opposizione va rifiutata, perchè sicuramente dannosa per l&#8217;uomo in quanto estranea alla volontà di Dio. </p>
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		<title>SoloVangelo si rinnova</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 17:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicazioni tecniche]]></category>
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		<description><![CDATA[Cari lettori, come avrete notato, abbiamo recentemente apportato alcune modifiche grafiche al nostro blog, nel tentativo di renderlo più fruibile, nonchè maggiormente integrabile con le piattaforme sociali più diffuse. Queste righe vogliono riassumere brevemente le novità, in modo da fornire una sorta di rapido «manuale d&#8217;uso», e permettere quindi un utilizzo più rapido dei nuovi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cari lettori,<br />
come avrete notato, abbiamo recentemente apportato alcune modifiche grafiche al nostro blog, nel tentativo di renderlo più fruibile, nonchè maggiormente integrabile con le piattaforme sociali più diffuse.</p>
<p>Queste righe vogliono riassumere brevemente le novità, in modo da fornire una sorta di rapido «<em>manuale d&#8217;uso</em>», e permettere quindi un utilizzo più rapido dei nuovi aspetti integrati.</p>
<p>La novità più lampante è senz&#8217;altro costituita dalla finestra «<em>Articoli in primo piano</em>», che racchiude gli ultimi quindici articoli della categoria «<em>Approfondimento</em>». Si tratta dei post con i quali trattiamo argomenti di particolare interesse, e che &#8211; come tali &#8211; vengono evidenziati in maniera particolare, per concedergli maggior visibilità ed un reperimento più semplice. </p>
<p>Il servizio di traduzione degli articoli è ora affidato all&#8217;apposito widget di Google; inoltre, i feed RSS con i quali potete seguire la pubblicazione di SoloVangelo anche senza visitare costantemente il sito, si appoggiano al nuovo servizio di FeedBurner, il quale non richiede più la sottoscrizione manuale che veniva invece precedentemente richiesta.</p>
<p>Nell&#8217;ottica di rendere più rapida la condivisione e/o la votazione degli articoli, abbiamo ampliato il numero di network sfruttabili, ed ogni post è dotato di appositi pulsanti di voto e condivisione su Facebook e Google. Oltre alla veste grafica rinnovata (con la quale abbiamo cercato di presentare un&#8217;interfaccia più ordinata e pulita), completa l&#8217;elenco delle modifiche un collegamento diretto al nostro <a href="http://www.youtube.com/user/SoloVangelo/" target="_blank">canale YouTube</a>, fruibile nella home page a fondo pagina, con il quale poter vedere direttamente sul nostro sito i video più recenti.</p>
<p>Ci auguriamo che queste novità possano essere di vostro gradimento, e rendere più piacevole la consultazione di questo blog.</p>
<p>Grazie a tutti coloro che ci seguono e che &#8211; in diversi modi &#8211; ci hanno espresso e continuano ad esprimerci il loro apprezzamento.</p>
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		<title>I moderni amici di Giobbe</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2011/07/27/i-moderni-amici-di-giobbe/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jul 2011 21:13:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[dio]]></category>
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		<description><![CDATA[«Ricordatevi della parola che vi ho detta: &#8220;Il servo non è più grande del suo signore&#8221;. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato» (Gv.15:20-21) Inizio queste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«<em>Ricordatevi della parola che vi ho detta: &#8220;Il servo non è più grande del suo signore&#8221;. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato</em>» (<b>Gv.15:20-21</b>)</p>
<p>Inizio queste brevi riflessioni con un&#8217;affermazione decisamente forte, che Gesù pronunciò per avvisare i suoi discepoli delle difficoltà alle quali sarebbero andati incontro nel loro compito di ambasciatori di Cristo. È l&#8217;affermazione che mi è quasi subito balzata alla mente dopo aver letto, su una bacheca in Rete, frasi che inneggiavano alla vita cristiana come ad un&#8217;esistenza in cui non vi è possibilità di sofferenza, costantemente vissuta nel miracoloso, con guarigioni, benedizioni senza fine, quasi che il nostro essere carnale dovesse già trovarsi in condizioni di sperimentare completamente la gloria divina, sicuri del «<em>successo</em>», sempre. Davanti ad asserzioni di questo genere, mi sono chiesto: se un credente che sta vivendo la persecuzione fisica &#8211; oggi &#8211; avesse modo di leggere simili proclami, cosa penserebbe? </p>
<p>Quale sarebbe l&#8217;opinione di quei cristiani che ogni giorno hanno da temere per la propria incolumità, per la propria dignità, fin negli aspetti più piccoli della loro vita? A volte, si fanno considerazioni senza guardarsi intorno, senza analizzare il vissuto degli altri: non è raro sentire, da parte di chi vive una «<em>teologia del miracoloso, o della prosperità</em>», frecciate del tipo: «<em>se non vivi nel benessere, è perchè non hai abbastanza fede, oppure è perchè hai peccato</em>». Sono frasi odiose, in primis perchè mettono chi le pronuncia sullo scranno del giudice (quando il giudizio spetta ad Uno solo, cioè Dio), e poi perchè dimostrano la scarsa conoscenza che tali persone hanno di Colui che dicono di conoscere.<br />
<span id="more-2991"></span><br />
In qualche modo, ricordano i molesti amici di Giobbe, il patriarca che &#8211; nonostante la sua integrità &#8211; si trovò prima a perdere ogni suo possedimento, per poi sperimentare la malattia al punto da desiderare la morte. Non fu la sua ribellione a Dio ad essere causa delle sue disgrazie &#8211; abbiamo infatti detto che era un individuo di invidiabile rettitudine &#8211; e certo non mancava di fede, che ad esempio dimostrava intercedendo ogni giorno per i suoi figli, nel caso essi si fossero resi colpevoli di qualche peccato. Tuttavia, egli si trovò a patire di una sorta di contesa celeste: il nemico di Dio, infatti, lo accusò davanti a Dio stesso di essere un opportunista, ossia di vivere nel timore dell&#8217;Eterno soltanto a motivo delle sue ricchezze e dell&#8217;assenza di sciagure. Così Giobbe fu messo alla prova, e nel corso del libro che porta il suo nome, possiamo assistere al percorso di un uomo che non si spiega il perchè del male che si abbatte su di lui, vive un&#8217;esperienza drammatica, e &#8211; alla fine &#8211; giunge ad una conoscenza di Dio più elevata, ottenendo tra l&#8217;altro di essere completamente ristabilito. </p>
<p>In questo percorso, Giobbe è accompagnato da diversi amici, che si recano a trovarlo a causa della sua condizione: il loro intento era dei più nobili, ed erano fermamente convinti di poter aiutare il loro caro a recuperare la comunione con Dio, che essi ritenevano perduta per qualche peccato. Tuttavia, essi parlavano per supposizioni, e &#8211; benchè parte dei loro discorsi fosse dottrinalmente corretto &#8211; non potevano essere sicuri che Giobbe fosse davvero colpevole di qualche misfatto. Al tempo stesso dimostravano una conoscenza distorta di Dio, dipingendolo come un giudice che non accetta appello, e che è pronto a castigare con estrema durezza ogni minima incertezza, senza pietà di un uomo come Giobbe, costretto a sedersi nella cenere ed a grattarsi con i cocci, per lenire il dolore causato dal male che lo aveva colpito.</p>
<p>Oggi esistono situazioni analoghe: famiglie che soffrono, uomini e donne che subiscono soprusi, che perdono la vita perchè non hanno timore di proclamare il nome di Gesù come Signore. Si tratta di individui che accettano di buon grado le sofferenze, nonostante ne abbiano terrore, perchè si fanno forza delle parole di Cristo, che predisse tali persecuzioni, spiegando come esse avrebbero contraddistinto i suoi seguaci. Vi sono paesi africani in cui i cristiani sono rinchiusi nei container, sotto il sole, con temperature folli e condizioni igieniche pessime. In alcune nazioni orientali, nella migliore delle ipotesi, i credenti scoperti sono destinati ai campi di concentramento. In altri paesi ancora, il solo fatto di dichiararsi cristiani causa di fatto la perdita dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo. Chi ha il coraggio (o la stupidità) di affermare che tali persone soffrono perchè mancanti di fede? Anzi, è proprio in quelle zone che la chiesa cresce più forte, più sana.</p>
<p>L&#8217;uomo ha il brutto vizio di essere estremamente «<em>settorializzato</em>», di non saper guardare al di là del suo ristretto vissuto. Così, se oggi in occidente la persecuzione è limitata ad espressioni di carattere sociale minore (come il sentirsi insultare quando si cerca di porgere un volantino a qualcuno durante una campagna di evangelizzazione), non riusciamo a concepire del tutto che la stessa azione, da un&#8217;altra parte del mondo, ci avrebbe causato conseguenze ben più pesanti. Non intendo dire che la vita cristiana debba essere esclusivamente caratterizzata dalla sofferenza, ci mancherebbe altro! D&#8217;altronde le Scritture mi smentirebbero, perchè una vita dedicata a Dio è una vita che ne sperimenta le benedizioni, a livelli differenti. Tuttavia, è nostra responsabilità tenere conto del fatto che Dio è sovrano sugli eventi, e che non necessariamente il «successo» deve caratterizzare l&#8217;esistenza del credente: egli infatti è destinatario di una vittoria più grande di quelle materiali &#8211; le quali non sono affatto garantite -, una vittoria diversa da ciò che la nostra società intende con il concetto di «<em>riuscita</em>». </p>
<p>Il metro di misura della fede di una persona non sono le ricadute che questa può avere, ma sono rappresentate dall&#8217;obbedienza del singolo. È qualcosa che ricorda da vicino l&#8217;atteggiamento dei tre amici del profeta Daniele, i quali, davanti alla prospettiva di essere gettati nella fornace ardente, dissero al re Nabucodonosor: «<em>Il nostro Dio, che noi serviamo, ha il potere di salvarci e ci libererà dal fuoco della fornace ardente e dalla tua mano, o re. Anche se questo non accadesse, sappi, o re, che comunque noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d&#8217;oro che tu hai fatto erigere</em>» (<strong>Da.3:17-18</strong>)</p>
<p>La risposta di Dio può essere come ce la attendiamo, oppure no: i tre erano pronti a morire, ammettendo che non era necessario per loro conoscere il motivo per il quale Dio non sarebbe intervenuto, quanto piuttosto era vitale rimanerGli fedeli, sicuri &#8211; comunque &#8211; che Egli avrebbe vegliato sulle loro vite. In nessuna parte delle Scritture abbiamo la garanzia che alla fede debba corrispondere una strada in discesa, facile e priva di intoppi, ma tutta la Bibbia ci parla invece di come &#8211; anche nel cammino più accidentato &#8211; possiamo confidare in Dio e nelle sue promesse eterne.</p>
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		<title>Scoperta in Galilea una pietra di confine</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 13:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia biblica]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Un&#8217;antica iscrizione su pietra della parola “Shabbat” (sabato [riposo, nota di SoloVangelo.it]) è stata scoperta questa settimana vicino al lago di Tiberiade: si tratta della prima e finora unica scoperta di un &#8220;confine dello Shabbat&#8221; in ebraico. L&#8217;incisione, che si trova nella comunità di Timrat, in Bassa Galilea, sembra risalire al periodo romano o bizantino. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/07/shabat.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" />Un&#8217;antica iscrizione su pietra della parola “<em>Shabbat</em>” (sabato [<em><strong>riposo</strong></em>, nota di SoloVangelo.it]) è stata scoperta questa settimana vicino al lago di Tiberiade: si tratta della prima e finora unica scoperta di un &#8220;<em>confine dello Shabbat</em>&#8221; in ebraico. L&#8217;incisione, che si trova nella comunità di Timrat, in Bassa Galilea, sembra risalire al periodo romano o bizantino.<br />
La notizia dell’iscrizione, scoperta per caso domenica da un visitatore che passeggiava sul terreno della comunità, ha rapidamente raggiunto Mordechai Aviam, capo dell&#8217;Istituto per l’Archeologia della Galilea del Kinneret College. &#8220;<em>Questa è la prima volta che troviamo un’iscrizione del limite dello Shabbat in ebraico</em> – dice – <em>Le lettere sono così chiare che non c&#8217;è dubbio che la parola sia Shabbat</em>&#8220;.</p>
<p>Aviam spiega che gli ebrei che vivevano nella zona in epoca romana o bizantina (secoli I-VII e.v.) probabilmente usavano la pietra per delimitare il confine entro cui potevano viaggiare il giorno di sabato. La Bassa Galilea dell&#8217;antichità e dell&#8217;alto Medio Evo aveva una popolazione a maggioranza ebraica: molti dei saggi talmudici avevano toponimi indicativi delle comunità della Galilea.</p>
<p>L&#8217;incisione scoperta a Timrat è il primo e unico segno di &#8220;<em>confine del Shabbat</em>&#8221; mai scoperto in ebraico: un&#8217;iscrizione simile è stata trovata nelle vicinanze dell’antico villaggio di Usha, nella Galilea Occidentale, ma il testo era scritto in greco. Aviam ed i suoi colleghi intendono avvalersi di aiuti sul posto per cercare di trovare altre iscrizioni nelle aree vicine, e poi pubblicare i risultati delle loro ricerche su una rivista accademica. &#8220;<em>Ciò rappresenta un legame bello e affascinante, sia emotivo che archeologico, tra il nostro mondo moderno e l&#8217;antichità</em> – dice Aviam – <em>Sicuramente per quelli di noi che sono religiosamente osservanti, ma anche per quelli tra noi che sono laici e che si godono una passeggiata il sabato, è bello sapere che camminiamo in posti dove la storia ebraica era ben viva duemila anni fa</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Fonte</strong>: <a href="http://www.israele.net/sezione,,3183.htm">Israele.net</a></p>
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		<title>Punti fermi su Gesù</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 14:50:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche tempo fa, nell&#8217;articolo &#8220;Smontiamo alcune menzogne sul cristianesimo&#8220;, ci occupammo della disinformazione che alcuni movimenti tentano di fare ai danni della fede cristiana per portare confusione nelle convinzioni di chi non è nella condizione di ribattere alle tesi di costoro. Oggi proponiamo un video, nel quale abbiamo riassunto alcune di queste tesi, accompagnate dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa, nell&#8217;articolo &#8220;<a href="http://www.solovangelo.it/2009/03/26/smontiamo-alcune-menzogne-sul-cristianesimo/" target="_blank">Smontiamo alcune menzogne sul cristianesimo</a>&#8220;, ci occupammo della disinformazione che alcuni movimenti tentano di fare ai danni della fede cristiana per portare confusione nelle convinzioni di chi non è nella condizione di ribattere alle tesi di costoro. Oggi proponiamo un video, nel quale abbiamo riassunto alcune di queste tesi, accompagnate dalle considerazioni che possono essere opposte loro. Buona visione a tutti!</p>
<p align=center><object width="425" height="349"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/K8auaW4XJ-Y?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/K8auaW4XJ-Y?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="349" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Lo sport fa miracoli?</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 20:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/07/eto.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray;" />Giusto alcuni giorni fa discutevo di come l&#8217;attuale società, con il suo sistema di valori, rappresenti molto bene il contesto contro il quale spesso si scagliarono i profeti biblici, che accusavano gli uomini di allora di aver voltato le spalle al Dio dal quale ricevevano la vita. Questa mattina, ho avuto l&#8217;ennesima dimostrazione di come la situazione odierna sia ancora più estrema, più sul filo del rasoio, ed oltre ad essere completamente disinteressata della volontà di Dio, si senta addirittura in diritto di canzonare aspetti di importanza tutt&#8217;altro che secondaria. A cosa mi sto riferendo? Sto parlando dell&#8217;ultima trovata di una nota emittente satellitare, che, servendosi del motto «lo sport fa miracoli», ritrae nella propria clip pubblicitaria alcuni famosi sportivi, mostrandoli intenti a compiere qualche «<em>miracolo</em>», mutuato dalla devozione popolare.</p>
<p>Per la maggior parte di tali «<em>prodigi</em>», i creativi del settore si sono ispirati alla più tradizionale <em>pietas popolare</em>, arrivando addirittura a raffigurare un noto calciatore come una statua patronale lacrimante, che viene portata in processione dal popolo festante a forza di spalle, senza però risparmiare scene decisamente più border-line, o meglio dire blasfeme, come quella in cui una nuotatrice olimpica si improvvisa novella Mosé, e divide le acque di una piscina. Come impariamo dalle Scritture, «<em>l&#8217;idolo non è nulla nel mondo</em>» (<strong>1Co.8:4</strong>), e si potrebbe pertanto etichettare semplice goliardia il farsi beffe della devozione popolare, anche perchè essa risiede quasi interamente su dogmi umani, e non sulla Parola di Dio.<br />
<span id="more-2967"></span><br />
Tuttavia, è altrettanto importante considerare che la stragrande maggioranza delle persone, purtroppo educate ad una forma religiosa che attribuisce a semplici statue o uomini qualità che in realtà non possiedono, dovrebbe invece credere in tali espressioni, se non altro per «<em>abitudine</em>»: sarebbe quindi logico, scorrendo gli articoli in Rete, trovarne alcuni che alzino la propria voce per manifestare disappunto. Scopriamo invece un&#8217;Italia in cui l&#8217;abitante medio trova divertente l&#8217;accostamento tra la propria fede calcistica ed i fatti inerenti allo spirituale: al di là del parere personale, secondo cui ciascuno è libero di credere o meno, si è persa la qualità del rispetto &#8211; quel timore dovuto a ciò che lo merita.</p>
<p>Così, se da un lato sono rimasto disgustato dall&#8217;osservare la trasposizione &#8220;<em>sportiva</em>&#8221; della spartizione delle acque del Mar Rosso, pensando a cosa le Scritture dicano di quell&#8217;evento ma vedendolo inscenato come uno spettacolo da baraccone, ancora di più mi ha intristito pensare ai pubblicitari di turno, immaginandoli intenti a spremere le proprie meningi per ricavare un&#8217;idea innovativa e divertente, per poi produrre un tale risultato. Certo si potrebbe obiettare che una presa di posizione di questo tipo sia eccessiva, e che il fine dello spot è bonario e non rivolto alla blasfemia, eppure &#8211; in un certo senso &#8211; esso rappresenta un po&#8217; il termometro della condizione spirituale del nostro Paese, dove ormai parlare di valori o di assoluti è una questione fuori moda, fastidiosa, tabù. Non esiste più nulla di «<em>sacro</em>», intendendo tale aggettivo nella sua accezione di rispetto: ce ne parlano ogni giorno i quotidiani in riferimento alle vicende mondane, quando di mezzo c&#8217;è la dignità umana, e ce ne parla anche questo spot, come una cartina al tornasole che mostra la causa dell&#8217;impossibilità umana di essere migliori di ciò che si è.</p>
<p>Al tempo stesso, produzioni di questo tipo rappresentano un grido di aiuto: come non vedere, nel lavoro di chi non sa distinguere episodi scritturali da invenzioni umane, un bisogno di conoscere, di sapere? Come non scorgere, nella scanzonata parodia di ciò che viene negato dalla società moderna, la sfida a dimostrare la realtà di ciò che il credente afferma? Il credente biblico, in un contesto come il nostro, ha un compito non da poco: perchè, a volte, chi trascina una statua per le vie lo fa perchè chi sa la verità tace, e chi si straccia le vesti davanti a questo o quel «<em>santo</em>», lo fa perchè nessuno gli ha parlato di cosa dice Colui che è davvero Santo. Sapremo accettare la sfida che ci viene proposta da chi non riesce a trovare una spiegazione alle tragedie, ai torti, ai soprusi, e che forse si è stancato di urlare e preferisce utilizzare la sottile lama dell&#8217;ironia? Che ciascun credente autentico possa svolgere con zelo e coerenza il compito che il nostro Signore ha voluto affidarci, nella speranza che esso possa condurre al miracolo più grande: cuori convinti della propria condizione disperata, che accettano l&#8217;immeritato dono della salvezza offerta da Cristo.</p>
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