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	<title>SoloVangelo &#187; Emiliano Musso</title>
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	<description>Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede</description>
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		<title>Antinomie</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 20:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Capita, a volte, di ascoltare persone discutere del contenuto delle Sacre Scritture in termini di contrapposizione tra Antico Testamento e Nuovo, sottolineando apparenti differenze dottrinali tra i due testi, ed arrivando perfino ad affermare che, data la marcata diversità del carattere del Dio delle vecchie Scritture rispetto a quello delle nuove, non è possibile far [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/09/openbook.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;padding:1px;"/>Capita, a volte, di ascoltare persone discutere del contenuto delle Sacre Scritture in termini di contrapposizione tra Antico Testamento e Nuovo, sottolineando apparenti differenze dottrinali tra i due testi, ed arrivando perfino ad affermare che, data la marcata diversità del carattere del Dio delle vecchie Scritture rispetto a quello delle nuove, non è possibile far altro che ipotizzare l&#8217;esistenza di due «<em>dèi</em>» diversi, uno vendicativo e dispotico, l&#8217;altro compassionevole e più vicino all&#8217;umanità. In questo articolo mi propongo di dimostrare come in realtà non esistano antinomie tra l&#8217;Antico Testamento ed il Nuovo, testi che, contrariamente a quanto alcuni affermano, non descrivono affatto divinità diverse, bensì presentano il medesimo Dio ed il suo piano di salvezza, che è stato rivelato progressivamente nel corso della storia, per arrivare alla sua manifestazione definitiva nella persona di Gesù Cristo. Ovviamente, data la vastità dell&#8217;argomento, non sarà possibile esaurire il soggetto nel suo complesso: ci limiteremo quindi a discutere alcuni tratti generali della questione, con pochi veloci approfondimenti, lasciando poi il consueto spazio ai lettori per commentare &#8211; e quindi proseguire &#8211; la riflessione su questo tema.</p>
<p>La principale critica mossa verso l&#8217;apparente dicotomia caratteriale di Dio nelle due parti delle Scritture è sintetizzabile con la seguente affermazione: «<em>Il Dio presentato dall&#8217;Antico Testamento è un Dio che giudica e punisce, mentre nel Nuovo vediamo invece un Dio che ama, accetta, perdona</em>». Si tratta di un&#8217;asserzione profondamente errata, perchè non conforme alla realtà dei fatti, nonchè molto pericolosa, perchè soggetta ad interpretazioni fuorvianti. Già soltanto il concetto di «<em>amore</em>» presenta dei problemi non indifferenti in una società come la nostra, che ha saputo spogliare tale termine del suo senso originale per farcirlo di significati che esso non possiede.<br />
<span id="more-2604"></span><br />
Recentemente, per fare un esempio, ho ascoltato un servizio giornalistico televisivo in cui veniva intervistato un sostenitore delle unioni omosessuali, che si faceva forte dell&#8217;abusatissimo versetto di <strong>1Gv.4:8</strong>, «<em>Dio è amore</em>», per asserire che tali relazioni siano in qualche modo ben viste anche dal Creatore. Questa è un&#8217;idea di «<em>amore</em>» decisamente lontana da quella indicata nelle Scritture, e sarebbe quantomeno opportuno interessarsi di capire il senso di ciò che leggiamo nella Parola di Dio, prima di utilizzarne il contenuto per difendere posizioni indifendibili dal punto di vista biblico.</p>
<p>Per iniziare a considerare la coerenza dottrinale delle due narrazioni, prendiamo come esempio una tra le infrazioni alla legge di Dio che è possibile trovare sia nell&#8217;Antico che nel Nuovo Testamento, ossia l&#8217;adulterio. La legge data dal Creatore a Mosé recita quanto segue: «<em>Quando si troverà un uomo coricato con una donna sposata, tutti e due moriranno: l&#8217;uomo che si è coricato con la donna, e la donna. Così toglierai via il male di mezzo a Israele</em>» (<strong>Dt.22:22</strong>)</p>
<p>Nella narrazione neotestamentaria possiamo trovare un episodio in cui fu chiesto a Gesù di giudicare sul conto di una donna colta in adulterio; </p>
<blockquote><p>«All&#8217;alba tornò nel tempio, e tutto il popolo andò da lui; ed egli, sedutosi, li istruiva. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna còlta in adulterio; e, fattala stare in mezzo, gli dissero: «Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio. Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?» Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo. Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va&#8217; e non peccare più». (<strong>Gv.8:2-11</strong>)</p></blockquote>
<p>Osservando attentamente la reazione di Gesù, possiamo fare alcune importanti considerazioni; anzitutto, in nessun punto Egli contraddice gli accusatori: in effetti, la donna era colpevole, e secondo la legge di Dio era meritevole di morte. Su questo punto i farisei avevano ragione. Tuttavia, proprio quella legge alla quale si appellavano prevedeva il castigo per entrambi gli adulteri, mentre in questo caso gli scribi presentano soltanto la donna: da questo è già possibile vedere la loro malafede, perchè se avessero voluto seguire la legge alla lettera, avrebbero dovuto condurre anche l&#8217;uomo. Gesù, comunque, sposta il centro della discussione dalla donna all&#8217;individualità di ciascuno, e sembra affermare: «<em>Sì, questa donna è peccatrice, ma voi, che desiderate punirla, in quale condizione siete di fronte a Dio? Siete più giusti di lei?</em>». </p>
<p>Le sue parole produssero l&#8217;effetto atteso, tant&#8217;è che nessuno si sentì in animo di lapidare la donna: si noti comunque che oltre alla salvezza dell&#8217;adultera, l&#8217;intento di Cristo fu rivolto a far riflettere sulla necessità personale di avere un giusto rapporto con Dio, secondo i suoi standard e non secondo i nostri. Inoltre, la donna non venne congedata con un generico perdono a cuor leggero, come se avesse combinato un&#8217;innocente marachella, bensì con la precisa esortazione a non ricadere ancora nel peccato. La legge di Dio, in questo caso, è l&#8217;assoluta protagonista del racconto, e viene amministrata da Gesù nella maniera più sublime possibile: non cercando di scorgere il male nel prossimo, oppure per ingannare, come invece fecero i farisei, bensì come «<em>specchio</em>» per verificare in primis sé stessi, e lasciare quindi a Dio la responsabilità del giudizio sulla condotta di ciascuno.</p>
<p>Alle masse che lo ascoltavano sul monte in Galilea, Gesù disse:</p>
<blockquote><p>«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli» (<strong>Mt.5:17-20</strong>)</p></blockquote>
<p>Gesù conferma quindi la legge di Dio, sottolineando la necessità di aderire ad essa al fine di perseguire la giustizia secondo i parametri divini. Ma anticipa altresì un particolare importante: Egli non avrebbe abolito la legge, ma l&#8217;avrebbe portata a compimento. Vedremo a breve che cosa significa. Il Nuovo Testamento, con il messaggio di salvezza di Cristo, dimostra come la grazia sia intimamente legata alla legge, perchè se non esiste una norma (e se quindi non fosse possibile essere trovati colpevoli), allora la necessità di ricevere il perdono verrebbe meno, perchè di fatto non coprirebbe alcuna trasgressione effettiva. Facendo un paragone con l&#8217;ambito forense, se la legge (questa volta umana) fosse inesistente, non sarebbe possibile accusare nessuno, perchè non esisterebbe un termine di paragone per valutare le azioni di un individuo. Allo stesso modo, non sarebbe possibile provare l&#8217;innocenza di una persona, perchè non esisterebbe il concetto di «<em>reato</em>».</p>
<p>La Scrittura afferma che siamo tutti peccatori, senza eccezione (<strong>Ro.3:23</strong>), e che detta condizione ci priva della comunione con Dio, perchè siamo sotto il Suo giudizio. Ed è proprio questa la funzione primaria della legge: non condannare, ma rendere noti quali siano i termini ai quali è richiesto che ci si attenga. Il giudizio di Dio si esplicita verso ciascuno che desidera permanere nel suo stato di ribellione, perchè se da un lato nessuno è punibile per qualcosa che ignora, d&#8217;altro canto la legge dà piena conoscenza di ciò che è necessario compiere per essere graditi a Dio. </p>
<p>Al paralitico di Betesda, dopo averlo guarito, Gesù disse: «<em>Ecco, tu sei guarito; non peccare più, ché non ti accada di peggio</em>» (<strong>Gv.5:14</strong>). Con le sue parole, Gesù non intendeva dire che se avesse peccato ancora, l&#8217;&#8221;<em>ex-paralitico</em>&#8221; sarebbe precipitato nuovamente nella malattia, quanto piuttosto che se avesse perseverato nella sua condotta precedente dopo aver ricevuto il favore divino (in questo caso la guarigione), ne avrebbe fatto le spese la sua sorte eterna, perchè sarebbe stato come se avesse considerato l&#8217;intervento di Dio nella sua vita una cosa da nulla, un atto dovuto, da ricevere senza preoccuparsi poi di rivedere la propria quotidianità secondo i canoni di Colui che aveva compiuto un atto di pura grazia.</p>
<p>In realtà, nel suo spiegare la legge di Dio, Gesù pare mettere un notevole carico aggiuntivo; rimanendo sul tema «<em>adulterio</em>», per proseguire l&#8217;esempio, Egli si espresse in questo modo:</p>
<blockquote><p>«Voi avete udito che fu detto: &#8220;Non commettere adulterio&#8221;. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo» (<strong>Mt.5:27-29</strong>)</p></blockquote>
<p>Ho scritto «<em>pare mettere un notevole carico aggiuntivo</em>» perchè, in realtà, quanto Egli propose era ciò che già in origine rappresentava lo spirito della legge: non un semplice elenco di cose da fare o evitare, bensì qualcosa da interiorizzare al punto da non fare distinzione tra atteggiamento pratico e condotta mentale. Nessuna aggiunta, quindi &#8211; semmai la piena spiegazione di ciò che da troppo tempo veniva quasi esclusivamente considerata come una consuetudine cultuale (ed in un certo senso, i precetti di Dio sono ancora oggi largamente considerati così). La funzione è sempre la stessa: evidenziare quelle che sono le sozzure naturali del nostro animo, derivanti dalla nostra caduta, e mostrare gli standard di purezza di Dio, troppo alti per ciascun uomo, perchè la nostra ribellione alla volontà divina ci ha corrotti al punto da renderci impossibile l&#8217;esserGli graditi. D&#8217;altra parte possiamo avere conoscenza di questa realtà attraverso la Parola di Dio, che in proposito dice:</p>
<blockquote><p>«Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato» (<strong>Ro.3:19-20</strong>)</p></blockquote>
<p>L&#8217;uomo non può sperare di riconciliarsi con Dio attraverso l&#8217;osservanza della legge: essa, come dicevamo, può al più renderci edotti del peccato, ma non fornisce alcuno strumento per poter adempiere la giustizia richiesta. Per natura, su di noi pesa questo grosso documento che possiamo leggere e capire, il quale ci parla di una condanna che abbiamo chiamato su noi stessi fin dal principio. L&#8217;umanità è colpevole di fronte a Dio, perchè ribelle nei confronti di Colui che ha creato ogni cosa e che permette ogni nostro respiro. Tale realtà è presentata nell&#8217;Antico Testamento in forma di precetti, ai quali il popolo era chiamato ad attenersi, ed essi permangono anche nel periodo neotestamentario, durante il quale è però necessario osservarli secondo l&#8217;ottica dell&#8217;opera che Cristo ha compiuto in favore dell&#8217;umanità.</p>
<p>Infatti, come ricorda la lettera agli Ebrei, «<em>secondo la legge, quasi ogni cosa è purificata con sangue; e, senza spargimento di sangue, non c&#8217;è perdono</em>» (<strong>Eb.9:22</strong>): dal momento che la trasgressione della legge divina si traduce in una sentenza di morte, soltanto soddisfacendo tale requisito si può ricevere il perdono divino. Ecco quindi il motivo per il quale il popolo di Israele era chiamato a sacrificare continuamente animali considerati puri: da un lato era un modo per adempiere alla richiesta di spargimento di sangue utile al perdono, mentre dall&#8217;altro era un modo più che efficace per tenere a mente che la legge di Dio domandava la vita come contrappasso per la ribellione (e, di conseguenza, offriva elementi per meditare sul proprio stato di «<em>continuamente graziati</em>»). Tuttavia, sempre la lettera agli Ebrei ci ricorda che tali offerte, a causa della loro imperfezione intrinseca, non potevano realmente rimuovere il peccato, e Dio quindi considerava il rituale sacrificale soltanto in termini di obbedienza: niente che sia di natura terrena può infatti soddisfare una mancanza all&#8217;indirizzo dell&#8217;Eterno. Per appianare definitivamente il divario tra la nostra corruzione e la santità di Dio era necessario un sacrificio perfetto, adeguato al peso delle nostre trasgressioni: ed ecco che Dio si fa uomo in Cristo, motivato dal desiderio di rendere la salvezza accessibile ad ognuno, e dona la sua vita come prezzo di riscatto per chiunque pone la propria fede in Lui, e nel suo sacrificio (e, si noti bene, stiamo parlando dello stesso Dio che è autore delle leggi alle quali ci riferiamo).</p>
<p>Nella sua lettera ai credenti di Roma, l&#8217;apostolo Paolo parla del sacrificio di Gesù in questi termini:</p>
<blockquote><p>«Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù» (<strong>Ro.3:25-26</strong>)</p></blockquote>
<p>Se il Nuovo Testamento può enfatizzare la grazia e l&#8217;amore di Dio, è proprio perchè poggia sulla base di una legge di giudizio e condanna, senza la quale non sarebbe altro che una filosofia tra le tante che le religioni umane propongono. Tuttavia, pur rendendo disponibile una salvezza così perfetta, non sconfessa mai il presupposto fondamentale per l&#8217;ottenimento di tale grazia, ossia che vi è una realtà di castigo per i ribelli, e che soltanto trovando giustizia agli occhi di Dio è possibile scampare. Gesù si è fatto carico di ogni nostro peccato, affinchè, prendendo su di noi le nostre immondizie, noi potessimo essere rivestiti della sua giustizia, come ricorda Paolo nel brano di <strong>2Co.5:21</strong>:</p>
<p>«<em>Colui che non ha conosciuto peccato [Gesù], Egli [Dio] lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui</em>»</p>
<p>Gesù è l&#8217;unica strada verso la riconciliazione con Dio, e senza di Lui il nostro peccato (e quindi la nostra condanna) rimane. Egli stesso disse: «<em>Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me</em>» (<strong>Gv.14:6</strong>), mentre l&#8217;apostolo Paolo, sempre nella lettera ai Romani, aggiunge: «<em>Annulliamo dunque la legge mediante la fede? No di certo! Anzi, confermiamo la legge</em>» (<strong>Ro.3:31</strong>). La fede in Cristo non è un &#8220;<em>escamotage</em>&#8221; per svicolare dagli obblighi della legge, bensì è qualcosa che avvalora la legge divina come reale, ed il castigo &#8211; che per i credenti è caduto sul Salvatore &#8211; come giusto. La legge è buona, perchè procede da Dio e segue il suo carattere. La legge è necessaria, perchè la creazione intera dovrà essere mondata da ciò che non è conforme alla volontà di Dio, una volontà completamente rivolta al bene. Abbiamo bisogno di comprendere a fondo la legge, comprensione senza la quale non è possibile capire l&#8217;entità delle nostre trasgressioni, ed il peso che Cristo ha voluto portare perchè noi potessimo essere liberi. Questa libertà presuppone certo una presa di coscienza ed una scelta personali, ma è comunque disponibile a chiunque si riconosce mancante e meritevole di castigo di fronte all&#8217;Eterno, ed anela al perdono ed alla salvezza che ci viene offerta.</p>
<p>Il Dio presentato nel Nuovo Testamento non è affatto diverso rispetto a quello delle Scritture antiche: è sempre lo stesso Dio, che considera il peccato come un argomento estremamente serio, e che ha a cuore il suo popolo, desiderandone la santificazione e la crescita costante nella sua volontà. La ribellione verso i precetti divini è tanto grave che, per essere espiata, era necessario un sacrificio perfetto come quello di Cristo.</p>
<p>E le antinomie che alcuni vorrebbero affibbiare al testo sacro, quindi? Non credo proprio che da una lettura attenta di entrambe le sezioni che compongono le Scritture sia possibile affermare onestamente una dicotomia nel comportamento di Dio. Semmai, come dicevamo in apertura, possiamo vedere uno sviluppo, una progressione, nel piano della salvezza, ma questo fa comunque capo ad un solido concetto di giustizia che deve essere soddisfatto.</p>
<p>Il rischio di voler affermare diversamente è quello che ho accennato sopra: il fraintendimento completo di quanto Dio vuole comunicarci attraverso la sua Parola. La legge che condanna l&#8217;umanità ribelle è ancora reale, e lo sarà fino alla fine dei tempi: ciò che ci è concessa è la possibilità di renderci conto del nostro stato di condannati, e dell&#8217;offerta che ci viene fatta in Cristo di essere liberati dal peso della nostra colpa, per essere riconciliati con Dio, e godere delle promesse riservate a tutti coloro che entrano a far parte del suo popolo.</p>
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		<title>John Piper &#8211; Due minuti con il papa</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 18:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<title>Conoscenza pratica</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 21:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nell&#8217;accezione comune del termine «conoscenza», si intende quasi sempre un aspetto legato in modo pressochè esclusivo alla sfera intellettiva, e si indica un insieme di nozioni specifiche possedute da un individuo, indipendentemente dal fatto che esse vengano sfruttate nel concreto, oppure siano lasciate «inoperose»: questo modo di intendere la conoscenza ci deriva dalla cultura greca, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2008/10/bibbia_occhiali.jpg" hspace=5 vspace=1 align=left width=120 height=90 />Nell&#8217;accezione comune del termine «<em>conoscenza</em>», si intende quasi sempre un aspetto legato in modo pressochè esclusivo alla sfera intellettiva, e si indica un insieme di nozioni specifiche possedute da un individuo, indipendentemente dal fatto che esse vengano sfruttate nel concreto, oppure siano lasciate «<em>inoperose</em>»: questo modo di intendere la conoscenza ci deriva dalla cultura greca, presso la quale era anticamente in auge una scissione piuttosto marcata tra ciò che compete la mente e quello che riguarda il piano fisico. Nelle Sacre Scritture troviamo invece un concetto molto più vasto, che si spinge oltre la semplice caratteristica cerebrale per abbracciare una dimensione molto tangibile, quasi ad indicare che «<em>si conosce <strong>se</strong> e <strong>perchè</strong> si agisce</em>». </p>
<p>Lo stesso Gesù, durante l&#8217;ultima cena, dopo aver parlato ai suoi discepoli sull&#8217;attitudine di servizio nella quale avrebbero dovuto perseverare imitando il suo esempio, disse loro: «<em>se sapete queste cose, siete beati se le fate</em>» (<strong>Gv.13:17</strong>) &#8211; la conoscenza intellettuale di un concetto che si deve manifestare con le azioni è sicuramente importante, perchè senza «<em>teoria</em>» non si ha modo di sapere in che direzione si sta camminando; tuttavia, se tale «<em>teoria</em>» non è poi seguita dalla pratica, risulterà essere soltanto una nozione vuota, addirittura inutile, proprio a causa dell&#8217;impossibilità di dimostrarla nel concreto.</p>
<p>Al capitolo 4 della sua prima lettera alla chiesa di Tessalonica, l&#8217;apostolo Paolo fornisce uno tra i tanti spunti di riflessione su questo argomento, attraverso il quale possiamo soffermarci su un tipo di conoscenza molto particolare, ossia la conoscenza di Dio, intesa come accennato poche righe sopra: non qualcosa che rimane a livello intellettuale, ma piuttosto un atteggiamento pratico, che presuppone un rapporto vivo con il nostro Creatore, e che viene manifestato nel quotidiano con uno scopo preciso.<br />
<span id="more-2576"></span></p>
<blockquote><p>«Questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione,che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore, senza abbandonarsi a passioni disordinate come fanno gli stranieri che non conoscono Dio; che nessuno opprima il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e dichiarato prima. Infatti Dio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione.» (<strong>1Te.4:3-7</strong>)</p></blockquote>
<p>In questo brano, Paolo «<em>limita</em>» la discussione sulla santificazione ad un settore specifico: la moralità con la quale viviamo i rapporti interpersonali. È fuor di dubbio che Dio desideri rinnovare ogni aspetto della nostra esistenza, ma in questo caso l&#8217;autore dell&#8217;epistola sceglie di evidenziare un ambito definito, probabilmente percepito o vissuto dalla comunità di Tessalonica in modo particolare rispetto ad altre problematiche, generando quindi la necessità di maggior chiarezza sull&#8217;argomento.</p>
<p>In questa sede non discuteremo nel dettaglio la dicotomia, indicata dall&#8217;apostolo, tra santificazione e fornicazione, quanto piuttosto ci interessa soffermarci su una postilla apparentemente minore, che sottolinea però il tema di questo articolo, ossia la conoscenza di Dio: Paolo è infatti lapidario nel definire l&#8217;attitudine dei fornicatori (le «<em>passioni disordinate</em>») come prassi degli «<em>stranieri</em>» (ossia estranei al popolo di Dio) che «<em>non conoscono l&#8217;Eterno</em>». Possiamo quindi affermare che esistono, in linea generale, due tipi di cammino: uno che dà prova della nostra conoscenza di Dio, e l&#8217;altro che mostra che gli siamo estranei. Ed è importante notare che in entrambi i casi, la discriminante non risiede nelle professioni di fede (per quanto importanti), o in vaghi concetti nozionistici &#8211; bensì nella pratica! Cosa ne facciamo di ciò che sappiamo? È una domanda che richiede una risposta ben ponderata. </p>
<p>Il caso trattato da Paolo nella sua epistola può essere generalizzato, ed esteso ad ogni ambito della nostra vita: d&#8217;altra parte, le Scritture espongono con dovizia di particolari le attitudini che ogni credente dovrebbe perseguire, desiderandole perchè conscio della loro bontà e della loro importanza per la nostra crescita. In ciascun caso noteremo una netta separazione tra ciò che il credente è chiamato a vivere e quello che invece è consuetudine del «<em>mondo</em>», termine con il quale le Scritture evidenziano a volte quella fetta di umanità che non ha accettato l&#8217;offerta di riconciliazione con Dio realizzata mediante il sacrificio di Cristo, e che &#8211; proprio a causa di tale rifiuto o ignoranza &#8211; si trova a vivere sotto l&#8217;influenza del «<em>principe della potenza dell&#8217;aria</em>» (<strong>Ef.2:2</strong>), ossia satana.</p>
<p>L&#8217;esempio forse più vivido di questa contrapposizione lo troviamo probabilmente nell&#8217;esortazione alla verità: nella nostra società attuale, la menzogna è una costante, sia nelle questioni più piccole che in quelle più importanti, e ben pochi trovano inopportuno il ricorso a tale pratica, soprattutto se conviene. Il bugiardo esprime cioè una parte del carattere del nemico di Dio, che la Bibbia indica inoppugnabilmente come il «<em>padre della menzogna</em>» (<strong>Gv.8:44</strong>); il cristiano, invece, è chiamato a dire il vero, proprio perchè la Verità stessa fa parte della sua vita. Tornando all&#8217;argomento trattato da Paolo, vediamo nella fedeltà coniugale un riflesso del patto che Cristo ha stabilito con tutti coloro che pongono la propria fede in Lui: non qualcosa di passeggero, o soggetto a mutamento, bensì una realtà solida, verso la quale possiamo nutrire una fiducia continua &#8211; il patto che lega il credente a Dio è indissolubile. Nella fornicazione vediamo invece il tradimento, l&#8217;apostasia, la ricerca del proprio interesse a danno dell&#8217;altro: attitudini, queste, in profonda contraddizione con l&#8217;esempio di Cristo, e con tutta la rivelazione divina.</p>
<p>«<em>Dio ci ha chiamati non a impurità, ma a santificazione</em>», recita la chiosa del brano, affermando che il credente è stato chiamato ad agire in relazione alla sua conoscenza della volontà divina, senza conformarsi ad attitudini che Dio definisce «<em>impure</em>», quindi, per estensione, «<em>contaminate</em>». Come abbiamo letto, si tratta di argomenti che Dio stesso considera con il massimo rigore («<em>Il Signore è un vendicatore in tutte queste cose</em>»), e diventa quindi necessario riflettere su quanto ci troviamo ad essere in armonia con il pensiero divino.</p>
<p>In sintesi, potremmo dire che se coloro che operano in maniera diametralmente opposta alla volontà divina sono definiti come «<em>non-conoscitori di Dio</em>», la nostra obbedienza a Dio è in funzione di quanto davvero lo conosciamo. Questo significa che non esiste una fede autentica che non produca risultati tangibili, e al tempo stesso non esistono buoni frutti pratici che nascano da una conoscenza approssimativa, o del tutto assente, di chi sia Dio. La nostra professione di fede, così come le azioni che essa ci motiva a compiere, fanno parte di un solido insieme, che non può né deve essere frazionato.</p>
<p>Quando si obbedisce di malavoglia, o non si obbedisce affatto? Quando si vede Dio non come un padre amorevole, ma come un despota che vuole fissare dei limiti entro i quali circoscrivere la nostra libertà. Quando pensiamo di sapere davvero cosa sia meglio per noi, e così ci procuriamo ferite su ferite. Quando siamo così assetati di emozioni e di ribellione, da non riuscire a scorgere il baratro nemmeno mentre ci stiamo lanciando in esso. Quando siamo incapaci di osservare la croce di Cristo riconoscendoci degni di quel supplizio che Egli prese invece su di Sé per sottrarci all&#8217;ira divina. Quando rifiutiamo di ammettere di essere peccatori senza speranza, e non gridiamo a Dio di pulirci dalle nostre immondizie, ricevendo il perdono che Gesù ha acquistato per l&#8217;umanità a prezzo del suo sangue.</p>
<p>Quando invece si obbedisce con gioia a Dio? Quando si arriva a capire la vera natura dei suoi comandamenti, che non sono la proibizione di fare qualcosa, bensì la possibilità di scegliere tra ciò che al mondo vi è di corrotto, e ciò che invece agli occhi di Dio è santo, scelta che non è alla portata di chi volta le spalle al Signore. Quando ammettiamo di non conoscere poi molto di noi stessi, e ci affidiamo a Colui che ci ha creati, riponendo piena fiducia nella sua guida, la guida di chi sa come «<em>funzioniamo</em>». Quando, benchè bersagliati nella nostra volontà dalle tentazioni, stimiamo la volontà di Dio l&#8217;unica degna di essere seguita, ed abbandoniamo le nostre attitudini autolesioniste per sforzarci di intraprendere una strada migliore. Quando guardiamo la croce di Cristo, ed in essa vediamo tutta la nostra condanna, e capiamo quale sia il reale peso delle nostre trasgressioni, e da quale castigo ci è dato di poter essere liberati. Quando, pur nella nostra indegnità, avendo accettato il dono immeritato che Dio ci ha fatto del suo Unigenito Figlio, pieghiamo le ginocchia e ringraziamo, perchè eravamo sporchi e destinati a ben misera fine, ma abbiamo ricevuto una grazia eterna, che culminerà nella gloria in cui verremo accolti all&#8217;instaurarsi definitivo del regno di Dio. </p>
<p>Il nostro scopo nel fare questo non sarà apparire migliori di ciò che siamo (perchè senza l&#8217;aiuto che viene dall&#8217;alto non possiamo fare nulla), bensì di seguire la vocazione alla quale Dio stesso ci chiama, quando esorta il suo popolo con una frase che riflette il legame che Egli desidera con avere con ciascuno di noi: «<em>Siate santi, perchè io sono Santo</em>» (<strong>Lv.19:2</strong>). E questo non deve essere qualcosa che vale soltanto quando confessiamo la nostra fede, ma deve diventare un&#8217;attitudine che ricerchiamo costantemente, nella consapevolezza di stare compiendo una parte della volontà di Dio per noi.</p>
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		<title>Le vergini stolte</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 16:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da: Parable of the Ten Virgins (Part Two), di Martin G. Collins
«Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: &#8220;Signore, Signore, aprici!&#8221; Ma egli rispose: &#8220;Io vi dico in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/07/WBlake_ten_virgins.jpg" hspace=5 vspace=1 align=left style="border:1px solid lightgray;" />Da: <a href="http://cgg.org/index.cfm/fuseaction/Library.sr/CT/BS/k/1056/Parable-Ten-Virgins-Part-Two.htm">Parable of the Ten Virgins (Part Two)</a>, di <b>Martin G. Collins</b></p>
<p>«<em>Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: &#8220;Signore, Signore, aprici!&#8221; Ma egli rispose: &#8220;Io vi dico in verità: Non vi conosco&#8221;.Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l&#8217;ora</em>» (<strong>Mt.25:10-13</strong>)</p>
<p>La porta è chiusa con un fine preciso; il tempo del verbo [nella lingua originale, NdT] fa comprendere che tale chiusura è definitiva, ossia che la porta &#8211; ora serrata &#8211; rimarrà in questo stato. A quel punto, pertanto, nessun pentimento, preghiera o supplica potrà modificare la realtà. L&#8217;arca di Noé, con la sua porta sigillata, è una vivida analogia di questo concetto (<strong>Ge.7:16</strong>) &#8211; essa era sigillata per essere impenetrabile durante il Diluvio. Una volta chiusa, tutte le suppliche del mondo non avrebbero potuto aprire l&#8217;ingresso dell&#8217;arca ad altri. Al ritorno di Cristo, così come alla nostra morte, le possibilità di essere annoverati tra le primizie del Regno saranno concluse.</p>
<p>La chiusura della porta è giusta, perchè a tutti è dato ampio tempo per prepararsi alla venuta dello Sposo. Egli non arriva sul far della sera, bensì a notte fonda. Addirittura, vediamo che Egli ritarda il proprio arrivo (<strong>v.5</strong>, «<i>siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono</i>»), dando così alle vergini un tempo aggiuntivo, utile alla preparazione. Noi abbiamo le nostre intere vite &#8211; tutti gli anni di pazienza di Cristo verso di noi &#8211; per prepararci. È quindi giusto, nonchè equo, che la porta venga chiusa all&#8217;arrivo della nostra ultima ora. Isaia riconosce la tendenza umana a procrastinare, e nel suo avvertimento dice: «<em>Cercate il Signore mentre può essere trovato, invocatelo mentre è vicino!</em>» (<strong>Is.55:6</strong>)<br />
<span id="more-2558"></span><br />
Lo sciocco atteggiamento laodiceano fa sì che venga tralasciata l&#8217;importanza di impegnarsi nelle cose spirituali: una tale persona subirà un brusco risveglio quando dovrà realizzare la sua terribile impreparazione. È un atteggiamento che deriva da una grave mancanza di visione e prospettiva: non si riesce a vedere la necessità di predisporsi per le eventualità della vita, sia a livello fisico che &#8211; più importante &#8211; a livello spirituale. Opportunità di ogni genere vanno e vengono, ma non c&#8217;è opportunità più grande di quella perduta dalle vergini stolte. Esse mancarono di realizzare che probabilmente lo Sposo sarebbe arrivato più tardi di quanto si aspettavano. Mancarono di fedele perseveranza, nei pensieri e nelle azioni.</p>
<p>La lezione sottolineata da Cristo in questa parabola è volta a farci comprendere l&#8217;importanza di essere preparati al futuro, cioè alla venuta di Gesù. Il profeta Amos esprime in maniera decisa questo concetto: «<em>Preparati ad incontrare il tuo Dio, oh Israele!</em>» (<strong>Am.4:12</strong>). Gli esseri umani riescono a predisporsi a molte cose piuttosto facilmente, eccezion fatta per il loro incontro con Dio. L&#8217;ultimo versetto di questa parabola (<strong>v.13</strong>) fa sì che il fine di tale disposizione sia ben chiaro alle nostre orecchie: «<em>Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l&#8217;ora in cui il Figlio dell&#8217;uomo verrà</em>».</p>
<p><strong>Link all&#8217;articolo originale (in inglese)</strong>: [<a href="http://cgg.org/index.cfm/fuseaction/Library.sr/CT/BS/k/1056/Parable-Ten-Virgins-Part-Two.htm" target="_blank">http://cgg.org</a>]</p>
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		<title>Suffragio ed indulgenze &#8211; Cosa ne dice la Bibbia?</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 16:48:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<title>L&#8217;umanesimo del Lama</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 18:01:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Dalai Lama, guida spirituale del Tibet, ha compiuto 75 anni, ed il quotidiano «La Stampa», nella sua edizione di ieri, ha lasciato spazio ad alcune affermazioni pronunciate dal leader in occasione della cerimonia in suo onore, svoltasi sotto una forte pioggia ma con la partecipazione di migliaia di «affezionati» (mi si perdoni l&#8217;utilizzo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/07/tibet.png" align=left hspace=5 vpsace=1 />Il Dalai Lama, guida spirituale del Tibet, ha compiuto 75 anni, ed il quotidiano «<a href="http://www.lastampa.it/redazione/default.asp" target="_blank"><em>La Stampa</em></a>», nella sua edizione di ieri, ha lasciato spazio ad alcune affermazioni pronunciate dal leader in occasione della cerimonia in suo onore, svoltasi sotto una forte pioggia ma con la partecipazione di migliaia di «<em>affezionati</em>» (mi si perdoni l&#8217;utilizzo di questo termine, ma sono convinto che sarebbe inopportuno definire tali persone come «<em>fedeli</em>», viste le implicazioni di questo secondo termine). Per quale motivo soffermarsi sul discorso del Dalai Lama? È presto detto: in esso sono contenuti accenni a fatti di grandissima importanza, che non ho potuto fare a meno di leggere con un pizzico di tristezza. Ancora una volta ho avuto modo di riflettere su cosa sia in realtà l&#8217;uomo quando decide di non seguire la strada che Dio ha tracciato per noi, per abbandonarsi invece a quelle che sono le nostre «<em>voglie di spiritualità</em>», che certo possono dare all&#8217;esterno una qualche «<em>parvenza di santità</em>», ma che poi all&#8217;atto pratico si rivelano essere ben distanti da quell&#8217;ideale, perchè senza fondarsi sulla vera fonte di santità che è l&#8217;Eterno Dio, il nostro «<em>apparire</em>» più o meno spirituali altro non sarà se non un tentativo di scimmiottare l&#8217;originale, peraltro con risultati piuttosto scadenti.</p>
<p>Con le mie righe non intendo affatto «<em>attaccare</em>» personalmente il Dalai Lama, figura che è sicuramente degna di stima per il suo impegno umanitario, quanto piuttosto riflettere sulla radice di ciò che afferma, mettendo ogni cosa a confronto &#8211; come sempre &#8211; con le Sacre Scritture, le quali sono per me il metro assoluto di ogni questione, avendo profonda fede nella loro ispirazione divina. Ma cosa avrà mai affermato di così «<em>sconvolgente</em>» il leader tibetano? In realtà, nulla che non sia ravvisabile nelle asserzioni della società moderna &#8211; ma è proprio questo a «<em>stridere</em>», perchè da una guida spirituale è lecito aspettarsi determinati spunti: ennesima riprova, comunque, che non è sufficiente essere «<em>spirituali</em>», ma che ancora più importante è la fonte di tale spiritualità. Si può essere ottime guide su sentieri che portano a strapiombi altissimi, ed il fatto che il termine del cammino sia nefasto non intacca la qualità della guida stessa; tuttavia, chiunque converrà sul fatto che non si tratterebbe di un viaggio consigliabile.<br />
<span id="more-2545"></span><br />
Tre punti principali del discorso del Dalai Lama mi hanno colpito: la sua affermazione di sogni riguardanti donne, ed il suo conseguente riflettere sulla sua condizione di monaco, il suo etichettare la paternità/maternità come una questione problematica che non si è mai sentito di accollarsi, concludendo poi il suo dire con una frase che, letta in una deterinata ottica, lascia francamente spiazzati, ossia che «<em>il sesso rende gli uomini uguali a tutti gli altri animali. Io [il Dalai Lama, ndR] sono un uomo che sostiene dei determinati principi morali. Il celibato è qualcosa che mi distingue nettamente dagli altri animali</em>»</p>
<p>Probabilmente, in questa società che ha fame di un malsano ascetismo, molti si troveranno d&#8217;accordo con simili asserzioni: d&#8217;altra parte, in un mondo che spesso abusa di materialismo, in ogni sua forma, è normale che diversi sentano la spinta contraria, e che anelino alla separazione da ciò che &#8211; si badi bene &#8211; non è corrotto in sé, ma è corrotto nella misura in cui la nostra specie ne usufruisce male. È il solito vecchio esempio del coltello: qualcuno sarebbe così ingenuo da affermare che un coltello sia malvagio in sé? O forse, più saggiamente, diremo che può rappresentare il male a seconda di come venga utilizzato? </p>
<p>Nelle parole del Dalai Lama ho visto un egocentrismo decisamente marcato, che va ad unire la propria voce a quello che è lo spirito del mondo moderno; ed ecco che improvvisamente ho capito perchè una figura di questo tipo abbia un così grande numero di proseliti e simpatizzanti in tutto il mondo: non tanto per quello che è il suo indiscutibile impegno umanitario su vari fronti (primo tra tutti la situazione politica del Tibet), ma per quella che è la sua filosofia, così incentrata sul sé, e pertanto così affine al pensiero comune, per il quale ciò che conta non é altro che la propria soddisfazione. In effetti può sembrare una contraddizione in termini: come si può affermare che una persona si interessi degli altri, ed al tempo stesso che sia animato da un&#8217;attitudine egoista? Si provi però a pensare che l&#8217;impegno umanitario su larga scala non è diretto a singoli, bensì ad una «<em>massa impersonale</em>» della quale si può anche ignorare tutto, mentre l&#8217;altruismo autentico è interessarsi ed amare profondamente chi è prossimo a noi. </p>
<p>E l&#8217;egoismo al quale accenno è evidente nelle affermazioni citate poco fa, tutte volte &#8211; in qualche modo &#8211; al «<em>tornaconto personale</em>»: in primis, il Dalai Lama dice di sognare donne, ma poi di ricordarsi di essere monaco; evidentemente, non si tratta di sogni così «<em>casti</em>», e questo è normale: l&#8217;uomo è stato creato da Dio come essere relazionale, ed è del tutto comprensibile che desideri profondamente unioni di livello differente. L&#8217;amicizia, il confronto, la sessualità, il dialogo, sono tutte espressioni di comunicazione &#8211; ciascuna ovviamente con un suo contesto specifico. Ed è proprio in questo modo che dovremmo imparare a concepire le questioni legate alle nostre relazioni: non qualcosa da cui traiamo benefici (anche se poi può anche essere così), ma qualcosa che ci lega in maniera differente ad altre persone, quindi che riguarda anche l&#8217;altro, e non solo noi stessi. Tornando alla sessualità, essa non è la ricerca del proprio compiacimento personale, quanto piuttosto una relazione intima di condivisione tra un uomo ed una donna che si sono giurati fedeltà reciproca. Se vogliamo, possiamo intendere il sesso come il suggello di un&#8217;alleanza, ma tutto ciò &#8211; ovviamente &#8211; è valido se siamo interessati a capire ed applicare il pensiero di Colui che ci ha creati, e che ha dato uno scopo specifico ad ogni cosa: è chiaro che, senza confrontarci con il pensiero divino, finiremo per generare nostre interpretazioni personali della realtà, con il rischio di giungere anche molto lontano dal vero significato di ciò che osserviamo. In quali termini il Dalai Lama intende il rapporto uomo-donna? È capace di vedere le donne come «<em>esseri relazionali</em>» con le quali confrontarsi come chiunque altro, oppure necessariamente si fa condizionare dalla propria pulsione sessuale? Il fatto che debba «<em>ricordarsi di essere un monaco</em>» mi fa pensare che egli veda «<em>la femmina prima dell&#8217;essere umano</em>», e che possa conoscere il secondo aspetto soltanto perchè soffoca la spinta verso il primo. La donna quale «<em>oggetto</em>»? E non è forse egocentrismo, questo?</p>
<p>Un giornalista del quotidiano tedesco &#8220;<a href="http://www.bild.de/" target="_blank">Bild</a>&#8221; chiede quindi cosa la «<em>guida spirituale</em>» pensi dell&#8217;aver figli, ed ecco una sua lunga disamina di come i figli rappresentino un «<em>problema</em>», siano un turbamento della pace personale ed una costante fonte di preoccupazione, che logora i genitori. Mi sia concesso lo sfogo, ma come può chi si presenta quale «<em>guida spirituale</em>» essere così miope da non riuscire a scorgere la bellezza di una vita che nasce, l&#8217;importanza del compito di educare, di assistere, di curare un essere umano che cresce, che impara, e che a sua volta potrà essere una vera e propria benedizione per altri? Per non parlare del vero e proprio «<em>miracolo della vita</em>», che ormai non ci meraviglia più, perchè lo consideriamo qualcosa di normale, di consueto, quasi banale. La Bibbia dice che i figli sono un dono dell&#8217;Eterno &#8211; e non mi meraviglia che, basandosi solo sul proprio egocentrismo, gli uomini non sappiano vedere altro che «<em>fastidi e problemi</em>» (che pure possono esserci), mancando invece di meditare profondamente sul favore ricevuto, e sulla responsabilità di presentare al mondo dei figli che sappiano vivere come uomini e donne completi, sereni, e che intraprendano con gioia il cammino della vita, perchè le loro fondamenta sono ben piantate nell&#8217;amore del quale sono stati amati e nell&#8217;incoraggiamento che è stato rivolto loro. Si potrebbe obiettare che la cronaca ci parla spesso del contrario, e questo è vero &#8211; il fatto di limitarsi a mettere al mondo figli per poi non amarli è una vera e propria piaga, che lascia ferite profondissime nell&#8217;animo, molto difficili da guarire. Ma è proprio questo a parlarci di un aspetto dell&#8217;importanza di conoscere Dio, e di seguire i suoi consigli: perchè la famiglia che mette in pratica le sue indicazioni è una famiglia benedetta. Indubbiamente ci sono situazioni che rendono arduo il compito di genitore, e sono tra le più svariate: ma d&#8217;altra parte non abbiamo alcuna garanzia che la vita debba scorrere priva di difficoltà, e cosa dovremmo fare? Rimanere in attesa passiva per qualche decade, fintanto che la morte sopraggiungerà trovandoci con le mani in mano? Esistono cose che «<em>sprizzano dignità</em>» da ogni loro frammento: e certo il poter essere padri e madri è uno dei compiti più significativi che siano stati dati all&#8217;umanità. C&#8217;è davvero da pregare che questo venga compreso, per adempiere con gioia a questa «<em>missione</em>». Ma senza lasciarsi educare dalla Parola di Dio, sarà un obiettivo difficilmente raggiungibile, perchè perderemo troppo tempo ad essere «<em>protagonisti</em>», ed a stimare la gioia di una nuova vita nei termini di come questo impatti sui nostri interessi ed attività personali.</p>
<p>E che dire del celibato, che a detta del leader tibetano sarebbe ciò che lo contraddistingue dagli animali? Non vorrei rendere questo articolo troppo pesante, incalzando ulteriormente su tematiche a cui ho accennato qualche riga sopra. Tuttavia, un simile modo di pensare è del tutto svilente della dignità dell&#8217;uomo, che per quanto decaduto, e per quanto frequentemente dimostri di non avere davvero nessuna differenza rispetto alle bestie più feroci, rimane comunque l&#8217;unico essere creato ad immagine di Dio, per occupare una posizione particolare nella creazione, ed avere un rapporto speciale con l&#8217;Eterno &#8211; rapporto che, sebbene interrotto dall&#8217;ingresso del peccato nel mondo, ora può essere ristabilito per i meriti di Gesù Cristo, che si è donato per annullare completamente la colpa che grava sull&#8217;umanità, rendendo disponibile il perdono divino a tutti coloro che sanno riconoscersi davanti a Dio per i peccatori che sono, meritevoli del giudizio divino. Il celibato non ha nulla a che vedere con la dignità dell&#8217;uomo, della quale non rappresenta affatto una caratteristica distintiva, ma semmai una delle possibili scelte di vita, ad ogni modo da non assurgere assolutamente a discriminante spirituale, soprattutto sbandierandola davanti a ciò che Dio stesso ha creato (la sessualità), affinché l&#8217;essere umano ne goda nel contesto opportuno (la realtà di coppia unita in matrimonio).</p>
<p>Una completa ignoranza delle verità di Dio, unita alla volontà di essere vincolati soltanto alle nostre decisioni personali: ecco un ritratto parziale dell&#8217;uomo moderno. Una realtà che ha già ampiamente dimostrato i propri fallimenti, ma che ci ostiniamo a mantenere, quasi nel tentativo di sfidare Dio, affermando stupidamente che possiamo farcela da soli: ecco quindi personaggi influenti, che sono noti come capi spirituali &#8211; quando di «<em>spirituale</em>» c&#8217;è ben poco -, che vanno ad alimentare quell&#8217;umanesimo che ci sta rovinando sempre più, fino al punto che non riusciamo nemmeno a scorgere la profondità dell&#8217;abisso in cui ci siamo lanciati.</p>
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		<title>L&#8217;evidenza ignorata</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 19:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel dare un titolo a questo articolo, ho tentennato per un po&#8217; tra quello che in effetti ho assegnato, e l&#8217;alternativa di «Una occasione sprecata». Entrambi sarebbero stati più che adatti per sintetizzare quanto è mio desiderio commentare brevemente, relativamente ad un episodio di attualità che dimostra quanto l&#8217;uomo possa essere cieco davanti all&#8217;evidenza, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/06/madonnadimnotemario.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" />Nel dare un titolo a questo articolo, ho tentennato per un po&#8217; tra quello che in effetti ho assegnato, e l&#8217;alternativa di «<em>Una occasione sprecata</em>». Entrambi sarebbero stati più che adatti per sintetizzare quanto è mio desiderio commentare brevemente, relativamente ad un episodio di attualità che dimostra quanto l&#8217;uomo possa essere cieco davanti all&#8217;evidenza, e come &#8211; pur di mantenere intatte le proprie convinzioni, anche se errate &#8211; ami letteralmente girarsi dall&#8217;altra parte rispetto a situazioni che dovrebbero servire ad aprire gli occhi. È il 12 ottobre dello scorso anno, quando un violento nubifragio si abbatte sulla nostra capitale, causando il crollo della statua (ma sarebbe meglio dire «<em>idolo</em>») della «<em>madonna</em>» dal suo piedistallo, sito nela zona di Monte Mario, nel settore nord-est di Roma.</p>
<p>L&#8217;immagine è stata restaurata e ricollocata alcuni giorni fa nel suo sito, ed oggi, in occasione di una celebrazione indetta specificamente per l&#8217;evento, l&#8217;attuale pontefice ha «<em>benedetto</em>» l&#8217;effige, accompagnando il rito con queste parole: «La Madonnina &#8211; come amano chiamarla i romani &#8211; nel gesto di guardare dall&#8217;alto i luoghi della vita familiare, civile e religiosa di Roma, protegga le famiglie susciti propositi di bene, suggerisca a tutti desideri di cielo». Ora, come possa un pezzo di pietra che non sa resistere ad un nubifragio proteggere o suggerire alcunché, questo è un gran mistero! Ed ecco l&#8217;occasione sprecata, ecco l&#8217;evidenza ignorata: un idolo cade, va in frantumi, e nessuno medita sul fatto che esso non è altro che il prodotto del lavoro di un artista. Non è qualcosa di «<em>sacro</em>», né tantomeno può rappresentarlo, perchè ciò che è davvero tale non è raffigurabile dall&#8217;uomo.<br />
<span id="more-2537"></span><br />
Non mi soffermerò, in questa sede, a considerare come il culto che viene offerto alla «<em>madonna</em>» sia errato, né parlerò del fatto che Maria (quella vera) è stata un mirabile esempio di fede, ma ora &#8211; come tutti i defunti &#8211; è in attesa del giorno finale, senza possibilità di intervenire nella storia dell&#8217;uomo, figuriamoci di mediare o impartire grazie! Non considererò gli stretti paralleli tra la pagana Iside (veneratissima nella Roma antica) e l&#8217;attuale «<em>madonna</em>», un po&#8217; perchè ne ho già ampiamente discusso in passato, e un po&#8217; perchè sono fermamente convinto che &#8211; in un caso come questo &#8211; un avvenimento parli in maniera più eloquente di diecimila argomentazioni.</p>
<p>Settemila anime sono accorse a questa celebrazione così poco cristiana, semplicemente per osservare il lavoro di un restauratore e sentire parlare un uomo che pretende di essere il vicario di Cristo sulla terra (titolo, questo, che spetta unicamente allo Spirito Santo, come affermano le Scritture). Settemila anime che non si rendono conto, prese come sono fra tradizioni e scarsa considerazione della Bibbia, che più che rappresentare un «<em>ponte</em>» tra Dio e gli uomini &#8211; come ha asserito Gianni Alemanno, sindaco di Roma &#8211; quella «<em>madonna</em>» è invece un idolo che viene venerato con titoli che esprimono vere e proprie bestemmie, perché spettanti solo a Cristo, e non certo ad una creatura umana.</p>
<p>Occasione mancata per riconoscere la vanità di quell&#8217;idolo, che viene considerato «<em>benedicente</em>», ma che non sa nemmeno difendere sé stesso da un evento atmosferico tutto sommato risibile. Proteggere famiglie? Suscitare «<em>desideri di cielo</em>»? E come può, inerme com&#8217;é a tutto &#8211; lontana com&#8217;è dal dare gloria solo all&#8217;Unico Vero Dio, Creatore e Sostenitore di tutto ciò che esiste? La gente si piega davanti a quell&#8217;immagine, la prega, chiede intercessione. Ma che razza di devozione può dare un uomo &#8211; creato ad immagine di Dio &#8211; ad un pezzo di roccia, o di metallo? Quanto errore in due ginocchia che si piegano davanti al prodotto di uno stampo, invece di ricercare un Dio che è Spirito, e che come tale va adorato e pregato in spirito!</p>
<p>Questo avvenimento non è il primo nel suo genere, né verosimilmente sarà l&#8217;ultimo: ma ogni volta si fa finta di nulla, e si gettano alle ortiche delle preziose occasioni di riflessione, di meditazione, nel considerare la realtà di ciò che l&#8217;uomo produce per la soddisfazione dei suoi sensi, ma che non ha alcun legame con ciò che riguarda la Persona e la volontà rivelata di Dio. </p>
<p>E l&#8217;unica cosa davvero sensata che si possa fare in casi come questo è evidenziare, ancora una volta, ciò che le Scritture urlano a gran voce sull&#8217;argomento, nella speranza che ogni uomo &#8211; come Paolo e Barnaba ebbero a dire agli abitanti di Listra &#8211; «<em>possa convertirsi da queste vanità al Dio Vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi</em>» (<strong>At.14:15</strong>). Non si tratta affatto di una lista esaustiva, per evitare che diventasse eccessivamente pesante da seguire, bensì di pochi passi, attraverso i quali evidenziare una parte importante di ciò che è il pensiero divino sulla questione, per approfondire laddove dovesse essere necessario.</p>
<hr />
<p>«Non vi rivolgete agli idoli, e non vi fate degli dèi di metallo fuso. Io sono il SIGNORE vostro Dio» (<strong>Lv.19:4</strong>)</p>
<p>«Non vi farete e non metterete in piedi né idoli, né sculture, né monumenti. Nel vostro paese non rizzerete pietre scolpite per prostrarvi davanti a loro, poiché io sono il SIGNORE vostro Dio.» (<strong>Lv.26:1</strong>)</p>
<p>«La ribellione è come il peccato della divinazione, e l&#8217;ostinatezza è come l&#8217;adorazione degli idoli e degli dèi domestici» (<strong>1Sam.15:23</strong>)</p>
<p>«I figli d&#8217;Israele avevano fatto, in segreto, contro il SIGNORE, loro Dio, delle cose non giuste; si erano costruiti degli alti luoghi in tutte le loro città, dalle torri dei guardiani alle città fortificate; avevano eretto colonne e idoli sopra ogni colle elevato e sotto ogni albero verdeggiante» (<strong>2R.7:9-10</strong>)</p>
<p>«Non dimenticate il patto che io stabilii con voi, e non temete altri dèi; ma temete il SIGNORE, il vostro Dio, ed egli vi libererà dalle mani di tutti i vostri nemici. Ma quelli non ubbidirono, e continuarono invece a seguire le loro antiche abitudini. Così quelle genti temevano il SIGNORE, e allo stesso tempo servivano i loro idoli; e i loro figli e i figli dei loro figli hanno continuato fino a questo giorno a fare quello che avevano fatto i loro padri» (<strong>2R.17:38-41</strong>)</p>
<p>«Non a noi, o SIGNORE, non a noi, ma al tuo nome da&#8217; gloria, per la tua bontà e per la tua fedeltà! Perché le nazioni dovrebbero dire: «Dov&#8217;è il loro Dio?» Il nostro Dio è nei cieli; egli fa tutto ciò che gli piace. I loro idoli sono argento e oro, opera delle mani dell&#8217;uomo. Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno naso e non odorano, hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano, la loro gola non emette alcun suono. Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano» (<strong>Sal.115:1-8</strong>)</p>
<p>«Ecco, tutti quanti costoro non sono che vanità; le loro opere non sono nulla, i loro idoli non sono che vento e cose da niente» (<strong>Is.41:29</strong>)</p>
<p>«Io sono il SIGNORE; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli» (<strong>Is.42:8</strong>)</p>
<p>«Volgeranno le spalle, coperti d&#8217;infamia, quelli che confidano negli idoli scolpiti e dicono alle immagini fuse: &#8220;Voi siete i nostri dèi!&#8221;» (<strong>Is.42:17</strong>)</p>
<p>«Così parla il SIGNORE, re d&#8217;Israele e suo redentore, il SIGNORE degli eserciti: Io sono il primo e sono l&#8217;ultimo, e fuori di me non c&#8217;è Dio. Chi, come me, proclama l&#8217;avvenire fin da quando fondai questo popolo antico? Che egli lo dichiari e me lo provi! Lo annunzino essi l&#8217;avvenire, e quanto avverrà! Non vi spaventate, non temete! Non te l&#8217;ho io annunziato e dichiarato da tempo? Voi me ne siete testimoni. C&#8217;è forse un Dio fuori di me? Non c&#8217;è altra Ròcca; io non ne conosco nessuna». Quelli che fabbricano immagini scolpite sono tutti vanità; i loro idoli più cari non giovano a nulla; i loro testimoni non vedono, non capiscono nulla, perché essi siano coperti di vergogna. Chi fabbrica un dio o fonde un&#8217;immagine che non gli serva a nulla? Ecco, tutti quelli che vi lavorano saranno coperti di vergogna, e gli artefici stessi non sono che uomini! Si radunino tutti, si presentino!&#8230; Saranno spaventati e coperti di vergogna tutti insieme. Il fabbro lima il ferro, lo mette nel fuoco, forma l&#8217;idolo a colpi di martello e lo lavora con braccio vigoroso; soffre perfino la fame e la forza gli vien meno; non beve acqua e si affatica. Il falegname stende la sua corda, disegna l&#8217;idolo con la matita, lo lavora con lo scalpello, lo misura con il compasso, ne fa una figura umana, una bella forma d&#8217;uomo, perché abiti una casa. Si tagliano dei cedri, si prendono degli elci, delle querce, si fa la scelta fra gli alberi della foresta, si piantano dei pini che la pioggia fa crescere. Poi tutto questo serve all&#8217;uomo per fare fuoco, ed egli ne prende per riscaldarsi, ne accende anche il forno per cuocere il pane; e ne fa pure un dio e lo adora, ne scolpisce un&#8217;immagine, davanti alla quale si inginocchia. Ne brucia la metà nel fuoco, con l&#8217;altra metà prepara la carne, la fa arrostire, e si sazia. Poi si scalda e dice: «Ah! mi riscaldo, godo a veder questa fiamma!» Con l&#8217;avanzo si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, lo adora, lo prega e gli dice: «Salvami, perché tu sei il mio dio!» Non sanno nulla, non capiscono nulla; hanno impiastrato loro gli occhi perché non vedano, e il cuore perché non comprendano. Nessuno rientra in sé stesso e ha conoscimento e intelletto per dire: «Ne ho bruciato la metà nel fuoco, sui suoi carboni ho fatto cuocere il pane, vi ho arrostito la carne che ho mangiata; con il resto farei un idolo abominevole? Mi inginocchierei davanti a un pezzo di legno?» Un tal uomo si pasce di cenere, il suo cuore sviato lo inganna al punto che non può liberarsene e dire: «Ciò che stringo nella mia destra non è forse una menzogna?» (<strong>Is.44:6-20</strong>)</p>
<p>«Così parla il SIGNORE: [...] Quando tu griderai, venga a salvarti la moltitudine dei tuoi idoli! Il vento li porterà via tutti, un soffio li toglierà di mezzo; ma chi si rifugia in me possederà il paese, erediterà il mio monte santo» (<strong>Is.57:13</strong>)</p>
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		<title>Signore mio e Dio mio</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 19:16:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Otto giorni dopo la resurrezione, Cristo apparve ai discepoli, tra i quali, in questa occasione, vi era l&#8217;incredulo Tommaso. All&#8217;invito di porgere le mani e di toccare quelle ferite, per poter finalmente rendersi conto della realtà, Tommaso esclamò una frase che oggi è ancora oggetto di controversie tra vari movimenti non soltanto in seno al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/06/tommaso.jpg" hspace=5 vspace=1 align=left />Otto giorni dopo la resurrezione, Cristo apparve ai discepoli, tra i quali, in questa occasione, vi era l&#8217;incredulo Tommaso. All&#8217;invito di porgere le mani e di toccare quelle ferite, per poter finalmente rendersi conto della realtà, Tommaso esclamò una frase che oggi è ancora oggetto di controversie tra vari movimenti non soltanto in seno al cristianesimo, ma anche esternamente ad esso.</p>
<p align=center>Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!۠» (<strong>Gv.20:28</strong>)</p>
<p>Un&#8217;affermazione stravolgente, soprattutto in bocca ad un Giudeo, visto lo stretto monoteismo e l&#8217;assoluta intransigenza in questo campo da parte del popolo di Israele. Come commentare una tale esclamazione? Nel corso del tempo si sono date diverse interpretazioni, le quali diverse volte sono state condizionate dal presupposto teologico di origine, invece di basarsi su ciò che in realtà dice il testo di Giovanni. Per fare un esempio, parlando tempo fa con alcuni Testimoni di Geova (notoriamente unitari), mi è stato detto che, a loro avviso, quella di Tommaso doveva essere letta come un&#8217;affermazione di stupore, proprio come oggi si sente &#8211; in modo del tutto improprio &#8211; pronunciare sovente la frase «<em>Dio mio</em>» Questa è una conclusione a dir poco bizzarra, per non dire ignorante, in quanto non tiene assolutamente conto del contesto in cui è stata pronunciata tale esclamazione, nè da chi. Un Ebreo non si sarebbe mai sognato di riferirsi ad un&#8217;altra creatura con un appellativo del genere, proprio perchè la legge divina non tollera il culto ad esseri diversi dall&#8217;Unico Vero Dio, o espressioni di venerazione di tale risma verso essi.<br />
<span id="more-2519"></span><br />
Quindi il nostro campo si restringe a due sole possibilità: o Tommaso ha pronunciato una bestemmia (per la quale non è stato redarguito, tra l&#8217;altro, mentre era in vigore una legge per la quale avrebbe dovuto subire la lapidazione), oppure ha detto il vero, cosa che è poi confermata dall&#8217;immediata risposta di Gesù suo indirizzo: «<em>Perchè mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!</em>» (<strong>Gv.20:29</strong>). A questo punto è senz&#8217;altro utile vedere come sia resa l&#8217;affermazione del discepolo in alcune versioni delle Scritture, a partire dai testi redatti in greco koinè, in quanto lingua nella quale è stata scritta la totalità dei libri neotestamentari.</p>
<p>Il Textus Receptus recita «<strong>και απεκριθη ο θωμας και ειπεν αυτω ο κυριος μου και ο θεος μου</strong>», simile alla versione Westcott-Hort che riporta «<strong>απεκριθη θωμας και ειπεν αυτω ο κυριος μου και ο θεος μου</strong>». In entrambi i casi, si noti il «<strong>θεος μου</strong>» finale, ossia appunto il già visto «<em>Dio mio</em>». La Vulgata latina di Girolamo, più antica, rende il passo con «<em>respondit Thomas et dixit ei Dominus meus et Deus meus</em>». Il testo greco ci permette un&#8217;ulteriore considerazione: infatti, nella narrazione neotestamentaria possiamo vedere come il termine «<strong>κυριος</strong>», ossia «<strong>Signore</strong>», venga applicato intercambiabilmente sia a Gesù che a Dio stesso, e come invece «<strong>θεος</strong>» non alluda mai a divinità estranee all&#8217;Unico Dio. In questo caso specifico, Tommaso utilizza entrambi gli appellativi per riferirsi a Gesù risorto, potendosi rendere ora pienamente conto della sua natura.</p>
<p>Altro particolare interessante è che la stessa frase di Tommaso, «<strong>ο κυριος μου και ο θεος μου</strong>», fu utilizzata dai redattori della LXX, i quali tradussero le Scritture ebraiche in greco, per rendere i passi in cui si afferma la signoria assoluta del Dio di Israele. Semplice coincidenza?</p>
<p>Sebbene il testo originale delle Scritture neotestamentarie sia in greco, è comunque interessante notare la traduzione di Delitzsch, che nel suo Nuovo Testamento in ebraico riporta il termine utilizzato per rendere l&#8217;espressione «<em>Dio mio</em>» con «<em>elohi</em>», singolare possessivo di «<em>elohim</em>», termine che, come plurale, nelle Scritture identifica in centinaia di passi il Dio Creatore, ma che a volte è impiegato anche in riferimento a divinità pagane. Quando è però utilizzato nella forma singolare, esso è sempre riferito al Dio di Israele, ed in molti passi dell&#8217;Antico Testamento si trova in stretta correlazione con il Tetragramma. Certo si potrebbe affermare che il lavoro di Delitzsch risale a meno di duecento anni fa, tuttavia rappresenta uno spunto di riflessione decisamente stimolante, se pensiamo che tra le finalità dello studioso c&#8217;era quella di portare la verità su Cristo agli Ebrei.</p>
<p>Si noti inoltre che la narrazione relativa allo scambio tra Tommaso e Gesù è immediatamente seguita dalla spiegazione del motivo che ha spinto l&#8217;apostolo Giovanni a redigere il suo Vangelo, che viene riassunta nella frase seguente: «<em>Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome</em>» (<strong>Gv.20:30-31</strong>). D&#8217;altra parte, se, come dicono alcuni, Gesù fosse stato un «<em>essere minore</em>» rispetto a Dio, il suo sacrificio non avrebbe potuto espiare completamente la ribellione dell&#8217;uomo, perchè non sarebbe stato caratterizzato dalla perfezione assoluta che invece si trovò a rivestire, e che ha reso accessibile, all&#8217;uomo di ogni epoca, il perdono divino, disponibile per tutti coloro che si riconoscono ribelli e meritevoli del giusto giudizio di Dio, e, come tali, assolutamente bisognosi di essere purificati dal sangue di Cristo, Unico Mediatore dell&#8217;umanità ed Unica Via che conduce alla vita eterna.</p>
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		<title>Etica odierna, una riflessione</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 17:07:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni gli Stati Uniti sono alle prese con l&#8217;ennesimo scandalo sessuale a carico del mondo politico: questa volta è il turno di Nikki Haley, donna di estrema destra in corsa per la presidenza del South Carolina, sposata e madre di due figli, ad oggi «accusata» di aver avuto relazioni con due professionisti della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/06/decisioni.jpg" style="border:1px solid gray;" align=left hspace=5 vspace=1 />In questi giorni gli Stati Uniti sono alle prese con l&#8217;ennesimo scandalo sessuale a carico del mondo politico: questa volta è il turno di Nikki Haley, donna di estrema destra in corsa per la presidenza del South Carolina, sposata e madre di due figli, ad oggi «<em>accusata</em>» di aver avuto relazioni con due professionisti della politica del suo stato. Non è nostra intenzione sindacare sulle azioni di questa o quell&#8217;altra persona, così come non ci piace puntare il dito come per giudicare, consapevoli come siamo della fragilità umana. E, al tempo stesso, non siamo interessati a valutare la politica di uno stato estero, dal momento che &#8211; forse a volte sbagliando &#8211; ci prendiamo guardia di esprimere giudizi anche su quella del nostro Paese. Tuttavia, date le «<em>conseguenze</em>» che ha avuto la notizia dell&#8217;adulterio della Haley, ho ritenuto di spendere un po&#8217; di tempo per riflettere sulla sensibilità della società contemporanea riguardo alle relazioni coniugali ed extra-coniugali.</p>
<p>Sì, perchè Nikki Haley, fino a poco tempo fa piuttosto «<em>oscura</em>» ai più, è improvvisamente diventata assai nota a causa delle sue scappatelle, che l&#8217;hanno resa addirittura maggiormente simpatica ad una certa fetta di elettori: alcuni di questi scrivono ai giornali commenti che ne auspicano la vittoria politica, minimizzando la serietà delle sue azioni, e quasi vedendola come una sorta di «<em>vendicatrice</em>» di tutta una serie di mogli che sono state tradite dai propri mariti, importanti nomi della politica d&#8217;oltreoceano. Stupida vendetta, a pensarci: come se lo sfascio di una famiglia andasse ad appianare lo sfascio di altre. Tralasciando però qualsivoglia commento sulla finora ancora non provata infedeltà della Haley (perchè ciascuno rende conto delle proprie azioni senza che altri si debbano erigere a giudici di moralità), quello che mi ha lasciato perplesso è stata appunto la reazione del «<em>grande pubblico</em>», della «<em>massa</em>» &#8211; quell&#8217;insieme di individui che spesso assume i connotati di un&#8217;entità unica, anche nella formulazione dei pareri.<br />
<span id="more-2501"></span><br />
Nel programma della Haley, al di là di punti che dalla mia ottica di credente non posso condividere, ve ne sono altri decisamente importanti, come quelli contro l&#8217;aborto, oppure quelli in difesa della famiglia tradizionale (che da una prospettiva biblica corrisponde all&#8217;ordine creazionale). Tutto questo, però, non è riuscito a fornirle consensi quanto il gossip sulla sua infedeltà: indice di un mondo che si trasforma, che capovolge i valori su cui una società degna di questo nome si fonda, ed empatizza con attitudini e modi di pensare che &#8211; al di là del condividerli o meno sotto il profilo etico/sociale &#8211; si rivelano sempre essere profondamente lesivi nei confronti delle persone che ne sono coinvolte. Ed è questo fattore che tende a lasciare stupiti: perchè solitamente uomini con diverse vedute di una questione si trovano ad essere concordi sull&#8217;osservazione degli effetti di un certo avvenimento. Ma oggi come oggi, si tende a chiudere gli occhi davanti a piaghe sociali di queste dimensioni, e si plaude a comportamenti che distruggono le famiglie, che allontanano le persone, che lasciano profonde cicatrici sicuramente non facili da guarire.</p>
<p>Tutti gli esseri umani, senza differenza di cultura, sarebbero concordi nell&#8217;affermare che lanciarsi nel vuoto sia un&#8217;azione che non può produrre altro che conseguenze nefaste. Perchè è così difficile fare la stessa cosa se in gioco non ci sono fattori di ordine materiale, bensì di carattere emotivo, relazionale, psicologico? Soltanto perchè una ferita fisica è visibile, non significa che sia peggiore di un danno interiore. E anzi, spesse volte è proprio vero il contrario. E se l&#8217;essere umano può trovarsi a soffrire fisicamente per le cause più svariate, soffre interiormente quando si allontana dai consigli di Dio, che tra le loro finalità hanno anche (e non soltanto) il comunicarci come vivere in armonia con noi stessi, proprio attraverso la messa in pratica di ciò che il nostro Creatore ci indica, in qualità di profondo conoscitore della nostra natura più intima.</p>
<p>È come se ai nostri giorni ci fosse la ferma volontà di abbattere gli assoluti, ed in parte ciò è già accaduto: ciascuno vuole essere libero di pensare ed agire senza dover rendere conto a nessuno, e così facendo viene sminuito il valore della «<em>norma</em>», che a livello morale non è semplicemente ciò che viene compiuto dai più, ma assume i connotati del «<em>metro di misura</em>», con il quale ci si deve confrontare per determinare la natura della propria condotta. Ma fintanto che ci si renderà «<em>sponsor</em>» di valori quali la famiglia tradizionale, tralasciando però di riferirsi a Colui che di tale famiglia è l&#8217;istitutore, non si starà facendo altro che proporre un modello tra i tanti, privo di quel «sigillo» che è dato dall&#8217;autorità di Chi lo ha creato.</p>
<p>Un tempo, nei contesti in cui si teneva in considerazione la Parola di Dio, chi veniva eletto a cariche di guida era una persona dalle spiccate virtù morali, che se venivano meno erano motivo di destituzione. Oggi questo «<em>paletto fisso</em>» sembra essere divenuto un accessorio, ed in molti Paesi non ci si fa troppi problemi ad eleggere alla testa delle istituzioni più svariate uomini e donne che mal si sposano con quegli standard indicati dalle Scritture, con conseguenze anche gravi sul modo in cui vengono guidati i ministeri affidati. E questo, prima di essere un problema di chi cade, è un problema di chi minimizza tali cadute. Sto proponendo una stigmatizzazione di chi sbaglia? Certo che no! Ma senza assoluti morali, senza binari ben delineati, come farà chi cade a rialzarsi? E come si potrà esercitare una giustizia degna di questo nome? C&#8217;è bisogno di un ritorno ad una certa etica, ad un certo rigore, che non va confuso con una sorta di moderno «<em>farisaismo</em>», ma che deve essere la risultante di un profondo mettersi in discussione davanti a Dio, ammettendo la nostra debolezza ed accettando quanto il nostro Creatore ci offre per la nostra edificazione. Ma questo modo di pensare deve prendere corpo «<em>dal basso</em>», da quella «<em>massa</em>» alla quale abbiamo accennato, che alla fine è composta da individui che esercitano scelte, tutti ugualmente bisognosi di essere rigenerati, nella propria mente, dalla Parola di Dio. E non deve iniziare per semplice attivismo, ma per la consapevolezza che gli assoluti &#8211; per quanto rifiutati &#8211; esistono, e sono dati dalla volontà di Colui che rende possibile la nostra esistenza. C&#8217;è allora da pregare che quante più persone possibili possano essere stimolate dallo Spirito Santo nel riconoscere la propria inadeguatezza, accettando finalmente gli ammonimenti di Dio, affinchè possiamo godere di una vita integra al presente, in vista di entrare nella patria che l&#8217;Eterno ha promesso a tutti coloro che ne ricevono l&#8217;offerta di riconciliazione, realizzata una volta per sempre con il sacrificio espiatorio di Cristo.</p>
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		<title>Tapparsi le orecchie per non sentire</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 17:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Circa un anno fa pubblicai sul nostro canale YouTube la splendida testimonianza di Nick Vujicic, un credente nato senza arti, che nei nove minuti che costituiscono il filmato raccontava in maniera molto chiara e toccante la sua storia, spiegando come Dio lo abbia sostenuto e guidato nell&#8217;accettare la sua condizione, e renderla non un punto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/06/sordo.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray;" />Circa un anno fa pubblicai sul <a href="http://www.youtube.com/SoloVangelo" target="_blank">nostro canale YouTube</a> la splendida testimonianza di Nick Vujicic, un credente nato senza arti, che nei nove minuti che costituiscono il filmato raccontava in maniera molto chiara e toccante la sua storia, spiegando come Dio lo abbia sostenuto e guidato nell&#8217;accettare la sua condizione, e renderla non un punto di svantaggio, ma di forza e di esortazione per sé stesso e per altri, testimoniando della grazia di Dio. È certamente complicato riassumere in poche frasi un discorso così articolato e profondo come quello di Nick: per chi fosse interessato, rendiamo disponibile <a href="http://www.solovangelo.it/2009/05/31/nove-minuti-del-tuo-tempo/" target="_blank">il link del video</a>, in modo da potersi rendere pienamente conto di ciò che abbiamo solo accennato.</p>
<p>Ad oggi il filmato continua ad essere visualizzato (ormai sfiora i 50.000 accessi), e soprattutto commentato: sul nostro canale si è accesso quasi un dibattito tra coloro che si limitano a guardare con rispetto verso Nick, ringraziando Dio per l&#8217;esempio di quel giovane, e quelli che si scagliano contro la testimonianza del ragazzo, affermando che «<em>Dio non c&#8217;entra</em>», che «<em>Nick ce l&#8217;avrebbe fatta comunque se avesse creduto ad un dio qualsiasi</em>», e più in generale «<em>che Nick è un uomo dalla sicura forza interiore, ma che questo è un fattore indipendente dalla sua fede religiosa</em>», evidentemente facendo <strong>orecchie da mercante</strong> nei riguardi delle asserzioni del ragazzo, che non si riferisce a Dio come a qualcosa di periferico, opzionale, bensì lo indica come la componente <strong>centrale</strong> ed <strong>indispensabile</strong> della sua vita.</p>
<p>Viviamo in un&#8217;epoca estremamente materialista e poco incline alla riflessione su determinati valori, e questo è un fatto noto. Tuttavia, attacchi di questo tipo mi lasciano sempre basito. Il motivo è semplice.<br />
<span id="more-2449"></span> A titolo di esempio, io non potrei mai contestare nessuno che mi raccontasse, dopo un viaggio, le meraviglie dell&#8217;Everest, per il semplice fatto che non ci sono mai stato e non conosco nulla di quei luoghi se non ciò che ho sentito circa essi. Allo stesso modo, vedere così tante persone <strong>negare</strong> &#8211; senza conoscerla di prima mano &#8211; l&#8217;esperienza di Nick con Dio, è ad un tempo irritante e triste. È la dimostrazione pratica della presunzione umana, per la quale l&#8217;uomo «<em>razionale</em>» si sente in qualche modo in diritto di giudicare tutto ciò che esula dalla sua visione delle cose, ed è indice della superficialità dei nostri giorni, nei quali spesso assistiamo a scelte di vita tutto sommato effimere, che tralasciano di interrogarsi sul significato della nostra esistenza, ed anche sulla rivelazione divina, che ci è stata donata affinchè potessimo beneficiarne. Nella nostra epoca, spesse volte il solo accenno a Dio è già percepito come «<em>fastidioso</em>», come una <strong>intrusione</strong> in settore più che privato: l&#8217;ultimo baluardo dell&#8217;uomo è la mente, e seppure abbiamo assistito al progressivo instaurarsi di abitudini sempre più aperte all&#8217;esterno, alla condivisione, rimangono ancora aspetti che vengono «<em>sentiti</em>» dalla nostra società contemporanea come estremamente intimi. E attualmente, perlomeno stando alla mia percezione della questione, pare che il primo posto in questa lista sia occupato dal Dio dei cristiani. L&#8217;uomo moderno non ama razionalizzare la propria debolezza, e spesso guarda quelle filosofie che cercano di esaltare il sé, l&#8217;individualità, e tralascia con sempre maggiore frequenza di interrogarsi sul profondo bisogno di un Salvatore, che ci tragga dal pantano nel quale siamo <strong>completamente immersi</strong>.</p>
<p>In effetti questo tipo di comportamento è comprensibile: l&#8217;uomo &#8211; anche quando lo nega &#8211; ha per natura una grande sete di trascendenza, e necessita di quelle risposte che le religioni istituzionalizzate (cattolicesimo in primis) non hanno nè saputo nè voluto dare, attente come sono al tornaconto della propria «<em>casta sacerdotale</em>» da anteporla al messaggio che dovrebbero portare, ed al bene del prossimo. In una tale situazione, è perfettamente normale vedere persone che si irrigidiscono alla parola «<em>Dio</em>»: nel corso dei secoli, uomini assetati di potere hanno pronunciato lo stesso termine per giustificare misfatti atroci, massacri, privazioni, persecuzioni. È appena logico che la persona che non conosce la rivelazione divina non sia in grado di operare distinzioni tra il Dio che si è rivelato nelle Scritture, e gli uomini che ne hanno distorto il messaggio, e che ad oggi insegnano ancora dottrine deviate per aggiogare gli individui. <strong>Ma la Bibbia ci dice ben altro</strong>: ci parla dello stato dell&#8217;uomo, afferma l&#8217;amore di Dio e la sua volontà di salvarci, descrive il sacrificio di Gesù per pagare la pena che sarebbe dovuta cadere su noi, ed annuncia il destino eterno e glorioso che avrà ogni persona che farà di Cristo il proprio Signore e Salvatore. Non è un messaggio di «<em>potere</em>», o di «<em>costrizione</em>»: è un messaggio che evidenzia la più alta dimostrazione di amore possibile; l&#8217;uomo è già condannato, ma Cristo è venuto per salvarci, se accettiamo il suo dono. Ma, come dicevamo, troppo spesso questa è una realtà che viene <strong>ignorata</strong>.</p>
<p>Persone così «<em>scottate</em>», che chiudono ogni porta a Dio, si troveranno in estrema difficoltà davanti a testimonianze forti come quella di Nick, perchè scoprono vecchie ferite, impossibili da guarire con rimedi umani, che parlano del nostro estremo bisogno di Dio, e &#8211; soprattutto &#8211; della reale possibilità di incontrarlo, e di coltivare con Lui una relazione fatta di rapporto, non di dogmi. Di fronte ad un uomo che può glorificare Dio nonostante la sua situazione così particolare, quando la maggior parte delle persone convive con la depressione per i motivi più futili, cosa può fare la mente di chi vorrebbe credere, ma si trova ad essere bloccato sulla propria posizione? L&#8217;unica cosa possibile: negare, fino alla fine. Tapparsi le orecchie per non udire ciò che viene detto, ed urlare tutta la propria incredulità, mentre si cerca di proseguire con i propri mezzi, anelando ad un riposo ed una pace che è <strong>impossibile</strong> trovare al di fuori di Dio.</p>
<p>L&#8217;apostolo Paolo scrisse alla chiesa di Corinto un invito di una profondità incredibile: «<em>Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.</em>» (<strong>2Co.5:20-21</strong>)</p>
<p>Questo invito è valido ancora oggi per chiunque: puoi reputarti una cattiva persona, puoi essere colpevole di azioni riprovevoli, puoi essere sempre stato un incredulo, o qualsiasi altra cosa ti stia passando ora per la mente. Ma <strong>l&#8217;invito di Dio è anche per te</strong>, perchè Gesù ha preso su di sé anche il tuo peccato, la tua ribellione alla legge divina, per darti la possibilità di comparire dinanzi al tribunale di Dio rivestito della giustizia di Cristo. Non sarai mai troppo in basso per non essere raggiunto dalla grazia di Dio: se senti nel tuo cuore il bisogno di riconciliarti a Dio, non aspettare, ma diglielo ora, perchè il sangue dell&#8217;Unigenito Figlio di Dio è stato sparso anche per te. Non essere più di quelli che si tappano le orecchie, ma diventa di quelli che rimangono bene attenti e che odono, perchè la Parola che Dio ci ha rivolto parla della nostra vita e del nostro rapporto eterno con Colui che ci ha creati. Dio continua ogni giorno ad offrire pace, nel più ampio senso possibile. Ascolta il suo messaggio, perchè non è volto a metterti pesi, ma a toglierteli. Non cerca di schiavizzarti, ma vuole liberarti, non vuole vederti schiacciato, ma gioioso, e non vuole ferirti, ma donarti l&#8217;eternità. </p>
<p>«<em>Ecco, io sto alla porta e busso: se qualcuno ascolta la mia voce e apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli con me</em>» (<strong>Ap.3:20</strong>)</p>
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		<title>Quando muore un ateo</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2010 17:31:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante un pomeriggio primaverile di circa tre anni fa, trovammo finalmente in Rete un video che stavamo cercando da tempo: in esso, un anziano ed energico signore stava additando l&#8217;intera dottrina cristiana come un mucchio di superstizioni senza reale fondamento storico, sciorinando date, luoghi e personaggi per avvallare le sue tesi. Dall&#8217;altra parte della scrivania [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/05/paesaggio.jpg" style="border:1px solid gray;" hspace=5 vspace=1 align=left />Durante un pomeriggio primaverile di circa tre anni fa, trovammo finalmente in Rete un video che stavamo cercando da tempo: in esso, un anziano ed energico signore stava additando l&#8217;intera dottrina cristiana come un mucchio di superstizioni senza reale fondamento storico, sciorinando date, luoghi e personaggi per avvallare le sue tesi. Dall&#8217;altra parte della scrivania alla quale era seduto, due grassi sacerdoti cattolici non sapevano far altro che continuare a ripetere «<em>sono tutte fandonie!</em>», senza poter però opporre alcuna argomentazione valida. Davanti a loro un&#8217;intera platea di studenti, che assistevano in silenzio quando parlava l&#8217;uomo, e ridacchiavano quando i due preti facevano le loro pallide figuraccie. Si trattava di un seminario, tenutosi in una scuola superiore, da Luigi Cascioli, ex-sacerdote diventato poi ateo e strenuo sostenitore della non esistenza storica di Cristo. I due prelati, probabilmente invitati per par condicio, o per palesare con ancora più forza l&#8217;ignoranza del clero, fungevano semplicemente da «<em>spalla</em>» all&#8217;uomo, che poteva zittirli in continuazione senza sforzo, incapaci com&#8217;erano di cogliere le <strong>pesanti inesattezze</strong> dottrinali e storiche che il Cascioli propinava «accuratamente» all&#8217;uditorio.</p>
<p><a href="http://www.solovangelo.it">SoloVangelo.it</a> nacque proprio in quel pomeriggio, mentre ci rendevamo conto che le voci anti-cristiane sul Web erano (e sono ancora) molte, ma non troppi erano invece in proporzione gli spazi cristiani che trattassero approfondimenti sulla fede, e che confutassero le menzogne che molta parte dell&#8217;ateismo e dell&#8217;agnosticismo mette in giro, sfruttando quel malcontento e quella profonda delusione che schieramenti dottrinalmente sviati come il cattolicesimo hanno saputo alimentare nel corso dei secoli.<br />
<span id="more-2429"></span><br />
Luigi Cascioli è <strong>morto</strong>, alcuni giorni fa.<br />
E forse ad alcuni potrà sembrare strano leggere questa specie di «<em>epitaffio</em>» sulle nostre pagine, ma riflettendoci un secondo, devo affermare che quell&#8217;uomo, che non ho mai conosciuto personalmente ma del quale ho letto ed ascoltato molto, ha piuttosto contribuito &#8211; per ironia della «<em>sorte</em>» &#8211; all&#8217;irrobustimento della mia fede e della mia conoscenza delle circostanze in cui è stata redatta la Parola di Dio, la Bibbia. Diversi anni fa, da poco avvicinatomi al cristianesimo biblico, capitai a leggere le sue tesi quasi per errore, e mi trovai a dover scavare, per cercare di comprendere se potessero essere corrette o meno. Mi resi conto di come il suo lavoro si basasse principalmente sulla citazione del lavoro di altri (e su questo non c&#8217;è nulla di male, sia chiaro) e di come i pareri o gli studiosi menzionati da Cascioli non fossero da lui messi in discussione nemmeno per un istante. Bastava che questi esprimessero un concetto in antitesi al cristianesimo, che venivano immediatamente elevati al rango di prova della non veridicità di questo o quell&#8217;altro aspetto. Non importava che essi scivolassero su <strong>madornali errori storici</strong> (di cui le sue tesi sono zeppe), o su conclusioni che ignoravano <strong>precisi criteri</strong> di analisi degli scritti biblici: venivano comunque «<em>rielaborati</em>» e proposti al pubblico, che non sempre è in possesso delle adeguate conoscenze, utili a rendersi conto delle contraffazioni. E tra questi vi ero anche io, che quella conoscenza l&#8217;ho dovuta creare con lo studio assiduo non solo delle Scritture, ma anche della storia secolare in cui esse sono state redatte, per comprendere dove stesse la verità.</p>
<p>Una verità che stavo imparando comunque a conoscere, perchè Cristo <strong>non è il seguire le regole di una religione</strong>, né il conoscere determinate nozioni, ma è la scoperta di un rapporto profondo con il Creatore di ogni cosa, e l&#8217;accettazione della sua grazia, che ci porta dallo stato di condannati a morte a quello di figli adottivi di Dio, attraverso il suo perdono, il suo amore. <strong>Meravigliosa grazia!</strong> Ma come è stato in passato, ed è ancora oggi, anche in futuro esisterà chi nega la realtà dell&#8217;offerta di riconciliazione che Dio ha realizzato in Cristo, e sarà quindi sempre utile approfondire le argomentazioni di costoro, per poterle ribattere in maniera efficace e, soprattutto, rispettosa del vero.</p>
<p>Quando muore un ateo, servono davvero tante parole? A cosa va incontro colui che per tutta la vita ha resistito a quella voce sommessa, che dal profondo del cuore di ciascuno sussurra: «<em>Arrenditi a Dio, e trova riposo</em>»? Cosa ne é di chi passa la propria esistenza negando Colui che dona la vita, e che fa sussistere ogni cosa? L&#8217;oblio, dicono alcuni, un&#8217;eternità di sofferenza dicono altri. Le Scritture su questo aspetto ci danno un parere autorevole, sul quale non mi dilungo per ovvi motivi, ma che possiamo tradurre così: la morte di chi non si arrende a Cristo, sarà la pratica realizzazione di ciò che questo ha voluto significare in vita. Dio non forza nessuno a seguirlo, ed il rispetto di tale volontà caratterizzerà anche il futuro dopo la morte: un&#8217;eternità lontani da Dio, con tutto ciò che questo significa: lontananza dalla vita, dalla gioia, dalla pienezza, dal bene&#8230;.la lista potrebbe continuare a lungo, e per alcuni potrebbe essere eccessivamente penosa.</p>
<p>E poi, sinceramente, non so mai interpretare fino in fondo l&#8217;accanimento di alcuni: che il grido di chi nega Dio non sia invece una disperata richiesta di aiuto? Un urlo dal cuore, come a richiedere di essere smentiti, come a voler desiderare di vedere quello che la propria presunta «<em>intelligenza</em>» non vuole credere? Non possiamo leggere nel cuore degli uomini, e questi interrogativi rimangono un mistero per chiunque, e noti solo a Dio. A noi non resta che pregare di essere sufficientemente sensibili per distinguere la motivazione che spinge l&#8217;uomo ad «<em>urlare</em>», perchè per alcuni è l&#8217;unico modo possibile di chiedere che venga mostrata loro quella luce della quale percepiscono il bagliore, ma della quale non riescono a sentire il calore.</p>
<p>Per quella che è la mia esperienza personale, &#8211; e anche se Cascioli probabilmente non sarebbe felice di questa affermazione &#8211; posso dire che quell&#8217;energico anziano ateo è stato una sorta di «<em>strumento</em>» nelle mani di Dio per mostrarmi, nel confrontarmi con i suoi studi, che <strong>la concretezza delle Scritture e di ciò che esse narrano non risiede soltanto nel cuore di chi crede, ma è testimoniata a gran voce dalla storia</strong>, che offre infiniti spunti per comprendere che la Bibbia è la Parola di Dio, e che essa è davvero ciò che afferma: la rivelazione di Dio agli uomini, incarnatasi in Cristo, per farci conoscere il grandioso amore del quale siamo amati, ed il proposito glorioso di quel Dio che sussiste in eterno, quando tutti i suoi oppositori non diventano che un ricordo.</p>
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		<title>Pensiero critico sull&#8217;ora di religione nelle scuole italiane</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 17:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[cattolicesimo]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio di stato]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli scorsi giorni, il nostro Paese ha assistito all&#8217;ennesimo attacco al diritto fondamentale di libertà di espressione e di culto. Il Consiglio di Stato ha infatti accordato legittimità alle ordinanze ministeriali Gelmini e Fioroni, relativamente al conteggio del credito dato dall&#8217;insegnamento della religione cattolica nel sistema scolastico italiano. Se, precedentemente, il Tar del Lazio aveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/05/vaticano-tentacoli.jpeg" style="border:1px solid gray;" hspace=5 vspace=1 align=left />Negli scorsi giorni, il nostro Paese ha assistito all&#8217;ennesimo attacco al diritto fondamentale di libertà di espressione e di culto. Il Consiglio di Stato ha infatti <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2010/05/10/news/ora_di_religione_nel_credito_gelmini_esulta_per_la_sentenza-3972199/" target="_blank">accordato legittimità alle ordinanze ministeriali</a> Gelmini e Fioroni, relativamente al conteggio del credito dato dall&#8217;insegnamento della religione cattolica nel sistema scolastico italiano. Se, precedentemente, il Tar del Lazio aveva deciso di annullare tale credito, derivante da una scelta (quella religiosa, appunto) che può non essere condivisa da famiglie o alunni che opteranno per l&#8217;astensione dall&#8217;ora di religione, ora ci troviamo davanti ad uno scenario ben differente, a fronte del quale viene applicata una vera e propria discriminazione tra studente e studente. Infatti, nel caso in cui venga scelto di avvalersi dell&#8217;insegnamento cattolico, questo contribuirà alla media dei voti finali, e ciò rappresenterà verosimilmente un «<em>punto di svantaggio</em>» per tutti coloro che, per proprie convinzioni in materia di fede, sceglieranno di non frequentare l&#8217;ora di religione cattolica, rinunciando di conseguenza ad usufruire dei crediti aggiuntivi.</p>
<p>Il ministro Gelmini afferma, a mio avviso in maniera estremamente superficiale, che «<em>i principi cattolici sono patrimonio di tutti</em>», <b><font color=#FF0000>ma ciò non è assolutamente vero</font></b>. Come protestante, fermo sostenitore della sola autorità biblica, sinceramente non so cosa farmene dei principi cattolici, che nel corso della storia si sono dimostrati ben lontani da quel Vangelo che sostengono di proclamare, e che ancora oggi mostrano come le Scritture, la Parola di Dio rivelata, siano tenute in assoluto secondo piano dal magistero cattolico, in favore di una tradizione piena di elementi mutuati dal paganesimo. Perché dovrei «<em>sentire mio</em>» un simile patrimonio? C&#8217;è inoltre da dire che se con l&#8217;espressione «<em>principi cattolici</em>» ci si sta riferendo ai principi di uguaglianza, di rispetto, amore, essi non sono affatto «<em>cattolici</em>» in senso nativo, semmai <b>cristiani</b>: e certo i due termini non possono essere assimilati ed equiparati, perchè indicano due contesti differenti tra loro. E cosa dovrebbero affermare gli ebrei, i musulmani, i buddisti, e più in generale, i fedeli di religioni non-cristiane? Quale può essere il valore che essi danno a principi che non li identificano nemmeno lontanamente? Senza contare il parere di atei ed agnostici, i quali, completamente estranei al discorso confessionale, si trovano assorbiti loro malgrado in un vortice che non li riguarda affatto.<br />
<span id="more-2399"></span><br />
Non è per nulla corretto né ammissibile che uno studente debba venire a compromessi con le proprie convinzioni fideistiche per vedere incrementata la media scolastica: la scuola è (o dovrebbe essere) un&#8217;istituzione laica, nel cui contesto i ragazzi vengono formati sotto il profilo conoscitivo e attitudinale, e non certo indottrinati ad un pensiero religioso piuttosto che un altro. Diverso sarebbe, naturalmente, il discorso relativo a istituti confessionali privati, nel cui corso di studi è ben lecito aspettarsi elementi propri del credo di appartenenza, ma per quanto concerne le scuole statali (pubbliche), esse devono risultare prive di qualsiasi «<em>impronta</em>». Nella società odierna, culturalmente pluralista, a maggior ragione non è assolutamente concepibile una costrizione del genere, che di fatto pone una determinata istituzione al di sopra delle altre, con buona pace di coloro che dissentono, ed hanno tutti i diritti per farlo. Da cristiano quale sono, sarei ben felice di federe la fede biblica abbracciata da molte più persone rispetto alle attuali, ma mai mi sognerei di «<em>imporla</em>» in modi più o meno velati: essa dev&#8217;essere una scelta personale e consapevole, assolutamente svincolata dall&#8217;intervento di terze parti, e frutto esclusivo della meditazione e convincimento individuali, maturati nel proprio rapporto con Dio.</p>
<p>Riportiamo a seguire qualche cifra, riferita al numero di presenze, sul territorio italiano, di individui professanti un credo diverso da quello cattolico. Si tratta di stime approssimative (<b>fonte</b>: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Religioni_in_Italia" target="_blank">Wikipedia</a>), ma che comunque mostrano piuttosto chiaramente come la decisione del Consiglio di Stato si rifletta su una «<em>fetta</em>» di popolazione tutt&#8217;altro che indifferente (e che comunque, quand&#8217;anche fosse esigua, avrebbe il diritto di veder tutelata la propria libertà di espressione, senza doverne pagare lo scotto)</p>
<p align="center">
<table cellpadding=3 cellspacing=2 style="border:1px solid gray;" width=440>
<tr>
<td width=350 bgcolor=royalblue style="font:11px normal 'Tahoma';color:white"><b>Confessione</b></td>
<td bgcolor=royalblue style="font:11px normal 'Tahoma';color:white"><b>Num.individui</b></td>
<tr>
<tr>
<td width=350 style="font:11px normal 'Tahoma';">Cristiani protestanti</td>
<td style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 700.000</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">Cristiani ortodossi</td>
<td bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 1.200.000</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 style="font:11px normal 'Tahoma';">Ebrei</td>
<td style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 36.000</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">Mormoni</td>
<td bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 22.000</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 style="font:11px normal 'Tahoma';">Testimoni di Geova</td>
<td style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 243.400</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">Musulmani</td>
<td bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 1.200.000</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 style="font:11px normal 'Tahoma';">Buddisti</td>
<td style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 103.000</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">Induisti</td>
<td bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 108.000</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 style="font:11px normal 'Tahoma';">Sikh</td>
<td style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 25.000</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">Animisti</td>
<td bgcolor=#EEEEEE style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 45.000</td>
<tr>
<tr>
<td width=350 style="font:11px normal 'Tahoma';">Neo-pagani</td>
<td style="font:11px normal 'Tahoma';">c.a. 13.000</td>
<tr>
</table>
</p>
<p>C&#8217;è da sperare (e pregare) che la sentenza si trasformi in qualcosa di più equo di ciò che appare attualmente, magari dando la possibilità agli studenti non cattolici di maturare crediti aggiuntivi avvalendosi di materie equiparabili (quindi anche in termini di impegno) e sostitutive. In caso contrario, sarebbe davvero stato compiuto un preoccupante passo verso il «<em>bavaglio ideologico</em>», verso la violenza della (e sulla) coscienza, quell&#8217;attitudine che nel corso dei secoli è stata a più riprese il germe attraverso cui sono state scritte alcune tra le pagine più tristi della nostra storia. Speriamo di poter aggiornare questo articolo con notizie rassicuranti, dalle quali constatare che la spiritualità dell&#8217;uomo non è tornata ad essere un fattore socialmente discriminante, ma che continua invece ad essere un campo nel quale ciascuno, a seconda delle proprie convinzioni, può esercitare il suo diritto alla libertà, senza che ciò rappresenti per lui un «<em>handicap</em>», o, peggio ancora, uno stigma.</p>
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		<title>Ti ho comprato</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 19:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi desideriamo condividere con voi tutti un bellissimo video, tratto da un sermone di di Paris Reidhead dal titolo «So a great salvation», e visibile sul canale YouTube «Torniamoalvangelo». Come di consueto in questi casi, non aggiungiamo commenti forse superflui, e ci limitiamo ad augurare buona visione a tutti!

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi desideriamo condividere con voi tutti un bellissimo video, tratto da un sermone di di Paris Reidhead dal titolo «<em>So a great salvation</em>», e visibile sul canale YouTube «<a href="http://www.youtube.com/user/Torniamoalvangelo" target="_blank">Torniamoalvangelo</a>». Come di consueto in questi casi, non aggiungiamo commenti forse superflui, e ci limitiamo ad augurare buona visione a tutti!</p>
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		<title>Il dialogo di Gesù e Pietro</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 17:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/04/flock.jpg" style="border:1px solid gray;" align=left vspace=0 hspace=4 />Abbiamo recentemente ricevuto da un nostro lettore una richiesta di commento del brano di <strong>Giovanni 21:15-19</strong>, nel quale leggiamo dell&#8217;incontro tra il Signore risorto ed i suoi discepoli, tornati all&#8217;occupazione di pescatori dopo la crocifissione, ed in particolare con Pietro, che, interiormente prostrato per aver rinnegato Gesù, ora viene ristabilito. Abbiamo ritenuto utile non rispondere privatamente al nostro lettore, quanto piuttosto di farlo attraverso la redazione di questo articolo, nella speranza che i contenuti possano essere di beneficio anche ad altri. L&#8217;intervento di Gesù nei confronti del suo discepolo si concentra su due aspetti in particolare. Il primo, fondamentale nella vita di ciascun credente, per portarlo a riflettere sul proprio sentimento nei confronti del Maestro («<em>Simone di Giovanni, mi ami più di questi?</em>», <strong>Gv.21:15</strong>), ed il secondo, con il quale Gesù conferma Pietro nel suo ruolo, abbandonato nella notte dell&#8217;arresto, per esortarlo a portare avanti il compito assegnato («<em>Pastura le mie pecore</em>», <strong>Gv.21:16</strong>). </p>
<p>È un brano che ci parla in maniera sublime del perdono di Cristo, perchè a ciascuna volta che Pietro rinnegò il Signore (cfr. <strong>Mt.26:69-75</strong>), viene ora contrapposta una semplice domanda: «<em>mi ami?</em>». Tre volte Pietro affermò di non conoscere Gesù, e tre volte ora Gesù chiede a Pietro quale fosse il suo reale sentimento nei suoi confronti. Per impulsivo e, a tratti, poco riflessivo che fosse (attitudini che dimostrò in più occasioni), l&#8217;apostolo non potè certamente fare a meno di rendersi conto di cosa stava accadendo in questo momento così particolare, trovando quindi nuova forza per riprendere da dove era caduto. Possiamo capire meglio la ricchezza di questo brano analizzando i tre scambi tra Gesù ed il discepolo.<br />
<span id="more-2339"></span></p>
<blockquote><p>Quand&#8217;ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore».</p></blockquote>
<p>Gesù non chiama il suo apostolo con il nome che gli assegnò in occasione della confessione di Cesarea (<strong>Mt.16:13-20</strong>), bensì utilizza il nome precedente alla sua chiamata: Simone, il figlio di Giovanni (o Giona, secondo alcune traduzioni), semplice pescatore, ma oggetto del grande amore di Cristo, e parte importante nel piano di Dio per la divulgazione del suo messaggio. La prima delle tre domande è di carattere comparativo («<em>&#8230;mi ami più di questi?</em>»), e si riferisce all&#8217;affermazione di Pietro precedente alla predizione del suo rinnegamento («<em>quand&#8217;anche tu fossi per tutti un&#8217;occasione di caduta, non lo sarai mai per me</em>», <strong>Mt.26:33</strong>). Sostanzialmente, è come se Gesù gli stesse chiedendo: «<em>Avevi affermato di amarmi più di quanto mi amino gli altri discepoli. È ancora così?</em>». Pietro non risponde rimarcando di essere più fedele degli altri, ma &#8211; imparata la lezione di umiltà &#8211; si limita a rispondere affermativamente. E, tuttavia, non si permette di paragonare il proprio amore con quello che Gesù gli sta richiedendo: nel testo greco, l&#8217;amore citato da Cristo è <strong>αγαπε</strong>, «<em>agape</em>», ossia un amore totale, che si dona incondizionatamente ed accetta ogni sacrificio. Pietro risponde utilizzando il termine <strong>φιλος</strong>, «<em>filos</em>», ossia un profondo affetto fraterno, capace certamente di grandi slanci, ma difficilmente paragonabile &#8211; in termini di portata &#8211; all&#8217;amore-agape.</p>
<p>La seconda volta, Gesù tralascia ogni paragone per focalizzarsi unicamente su Pietro: «[<strong>tu</strong>] <em>mi ami?</em>». Alla fine dei conti, anche se in un determinato insieme di persone possiamo essere quelli che maggiormente amano Cristo, ciò che conta realmente è il nostro amore personale, di individui: a nessuno sarà richiesto di rispondere delle mancanze o delle virtù altrui, a meno di non esserne in qualche modo implicati, ma dovremo piuttosto rendere conto di noi stessi. Ed è quindi importante essere introspettivi, valutando il proprio rapporto con il Signore su una base del tutto individuale, all&#8217;interno di quella che è la rivelazione biblica, senza fare paragoni con altre persone. I termini utilizzati sono ancora gli stessi: Gesù domanda «<em>agape</em>», Pietro risponde «<em>filos</em>».</p>
<p>L&#8217;ultima domanda è invece differente: dimostrando la sua accettazione più profonda, Gesù non chiede più se Pietro lo ami di un amore «<em>agape</em>», ma gli domanda invece ciò che l&#8217;apostolo gli ha detto già due volte, ossia se gli vuole bene («<em>filos</em>»): in qualche modo potremmo dire che Gesù sta «<em>abbassando gli standard</em>». In questo passo vediamo un aspetto caratteristico del cristianesimo, che nessun altro credo possiede, ossia quello di un Dio che elargisce una grazia così profonda da spandersi perfino nelle espressioni. Il Dio che ha creato l&#8217;universo non è come molte altre presunte «<em>divinità</em>», che si «<em>divertono</em>» ad imporre all&#8217;uomo dei gioghi pesantissimi, che essi devono portare se desiderano essere graditi. Il Dio che si è rivelato nelle Scritture è un Dio che si «<em>abbassa</em>» verso la sua creatura, per raggiungerla dove ella si trova, perchè sà che confidando solo nelle sue forze, all&#8217;uomo non è possibile fare nulla. Gesù conosce il cuore di Pietro, e sà da quali sentimenti egli sia animato. Per questo motivo, giudica l&#8217;espressione di affetto dell&#8217;apostolo come il massimo che Pietro si permetteva di manifestare in quel momento, in quanto probabilmente ancora scosso dall&#8217;aver scoperto di non essere quella persona inflessibile che credeva, avendo rinnegato il Signore verso il quale aveva giurato fedeltà fino alla morte.</p>
<p>L&#8217;ordine che Gesù rivolge a Pietro dopo ogni sua risposta è cristallino nel suo significato: «<em>pasci i miei agnelli</em>», «<em>pastura le mie pecore</em>», «<em>pasci le mie pecore</em>» sono tre espressioni che si riferiscono al prendersi cura di un gregge, come un pastore si prende amorevolmente cura delle pecore. Si noti che in ognuna di queste frasi c&#8217;è l&#8217;aggettivo possessivo «<strong>mie</strong>»: anche se Pietro era incaricato di curare gli agnelli (i credenti più giovani) e le pecore (i credenti con più esperienza), questi avrebbero continuato ad essere proprietà di Cristo, e non di colui al quale Cristo ha chiesto di svolgere un dato compito. Fuor di metafora: come afferma Paolo nella sua lettera agli Efesini, Gesù è il capo supremo della chiesa (<strong>Ef.1:22</strong>), e nessuno può vantare un&#8217;autorità anche soltanto pari alla sua. Pascere, pasturare, sono termini legati al «<em>nutrire</em>» le pecore, e dal momento che il linguaggio di Gesù, in questo caso, è figurativo, possiamo ben affermare che il «<em>cibo</em>» a cui ci si sta riferendo non sia materiale, bensì spirituale. Sappiamo infatti dal libro degli Atti degli apostoli, nonchè dall&#8217;epistolario petrino, che Pietro fu molto occupato nell&#8217;istruire la comunità cristiana degli esordi nella Parola di Dio, comunicando il senso della rivelazione biblica rapportata all&#8217;incarnazione e all&#8217;opera di Cristo, attraverso il cui sacrificio è data all&#8217;umanità l&#8217;unica strada percorribile per essere riconciliati con Dio.</p>
<p>Il dialogo tra i due prosegue ancora:</p>
<blockquote><p>In verità, in verità ti dico che quand&#8217;eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti». Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: «Seguimi».</p></blockquote>
<p>Dopo aver ristabilito Pietro, Gesù informa il discepolo su cosa lo attenda nella sua vecchiaia. Non si tratta soltanto di una «<em>predizione</em>» del modo in cui Pietro sarebbe morto, ma anche e soprattutto di un&#8217;esortazione alla perseveranza, attraverso la quale egli sarebbe stato considerato degno di dare la propria vita per la gloria del nome di Cristo. L&#8217;ultima indicazione del brano («<em>&#8230;seguimi&#8230;</em>») è intimamente connessa alla dichiarazione precedente, riguardante la morte dell&#8217;apostolo, come a significare che la chiamata che Gesù rivolge ai credenti è qualcosa di strettamente connesso con l&#8217;esporsi alle medesime vicissitudini che riguardarono il Maestro, condividendone &#8211; seppur in piccolo &#8211; parte delle sofferenze, vivendo come un reietto tra gli uomini, perché il proprio sguardo è rivolto verso ciò che non perisce, anzichè essere puntato sui godimenti temporanei ed ingannevoli che il mondo offre. Nel nostro Paese attualmente facciamo fatica a comprendere pienamente un concetto come questo, perchè al momento godiamo di una discreta libertà di culto. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che in molte nazioni, ancora oggi, professarsi cristiani equivale a condannarsi a morte, e la testimonianza di Cristo viene spesso firmata con il sangue dei suoi fedeli testimoni, vessati in maniere atroci.</p>
<p>Diversi commentatori cattolici vedono nell&#8217;esortazione di Cristo relativa al «<em>pascere gli agnelli</em>» e a «<em>pasturare le pecore</em>» uno dei supporti che dovrebbero avvallare l&#8217;istituzione del papato. Vale allora la pena fare qualche considerazione aggiuntiva, partendo da quanto Matthew Henry scrisse nel suo commentario alle Sacre Scritture:</p>
<blockquote><p>«Domandate ai difensori della supremazia papale, ed essi vi risponderanno che in questo brano Cristo ha espresso l&#8217;intenzione di dare a Pietro, e quindi ai suoi successori (i vescovi di Roma), il dominio assoluto su tutta la chiesa cristiana, come se l&#8217;incarico di servire la pecora concedesse il potere di controllare tutti i pastori; è chiaro che lo stesso Pietro non sostenne mai di possedere un tale potere, che d&#8217;altra parte non gli era nemmeno riconosciuto dagli altri discepoli. Questo incarico di predicare il Vangelo, dato a Pietro, è stato, attraverso qualche strano artificio, usurpato dai suoi ipotetici successori, che hanno spogliato le pecore e che, invece di nutrirle, si sono nutriti di esse [...] Quando Cristo espresse il suo perdono per Pietro, gli dimostrò al tempo stesso fiducia, affidandogli il tesoro più prezioso che Egli avesse sulla terra [la chiesa, ndR]. Pietro era un uomo dallo spirito zelante, sempre pronto a parlare ed agire, e per evitare che fosse tentato ad assumere il comando dei «pastori», fu piuttosto incaricato di guidare le pecore, come d&#8217;altra parte egli stesso più tardi consigliò di fare, esortando a non signoreggiare sul gregge di Dio (1P.5:2, 1P.5:3). Ciò che Cristo disse a Pietro lo disse anche a tutti i suoi discepoli: Egli esortò tutti loro non soltanto ad essere pescatori di uomini (anche se questo fu detto a Pietro, Lc.5:10), per la conversione dei peccatori, ma anche curatori del gregge, per l&#8217;edificazione dei santi»<br />
(Liberamente tradotto dal testo <strong>Matthew Henry&#8217;s Complete Commentary on the Whole Bible</strong>, commento a <strong>Gv.21:15</strong>)</p></blockquote>
<p>Nonostante l&#8217;apostolo fosse certamente riconosciuto come una colonna istituzionale della «<em>nuova via</em>» che era il cristianesimo, possiamo notare dalle Scritture che egli non era il solo a godere di tale riconoscimento: il passo di <strong>Galati 2:9</strong> ci fa capire che nella sua stessa posizione vi erano altri due apostoli, ossia Giacomo e Giovanni (esplicitamente definiti anch&#8217;essi «<em>colonne</em>»). Questo loro godere di grande affidabilità non era comunque un aspetto vissuto in maniera dispotica, o come se si trattasse di una «<em>qualifica di rango elevato</em>»: ad esempio, è lo stesso Paolo a raccontarci, sempre nella sua lettera ai Galati, di un litigio piuttosto acceso avuto con Pietro, il quale, per timore di essere giudicato male dai Giudei, si separò dai credenti stranieri per prendere cibo (<strong>Gal.2:11-14</strong>). Paolo, nel motivare questa sua presa di posizione, trancia un giudizio piuttosto forte nei confronti di quello che i cattolici vorrebbero indicare come il primo papa, dicendo che egli (insieme agli altri credenti giudaici) «<em>non camminava rettamente secondo la verità del Vangelo</em>» (<strong>Gal.2:14</strong>). Questo è solo uno dei tanti episodi che ci fanno capire come l&#8217;atteggiamento di Pietro fosse umile, senza pretese di essere l&#8217;unico canale di verità esistente, ed anzi, più che aperto a ricevere riprensioni, quando queste mettevano in luce sue eventuali mancanze rispetto all&#8217;insegnamento di Cristo. </p>
<p>Quand&#8217;anche vi fosse davvero soluzione di continuità tra Pietro e l&#8217;attuale pontificato (fatto della cui infondatezza abbiamo già discusso in passato), si deve comunque ammettere che questa peculiarità caratteriale dell&#8217;apostolo è una «<em>pietra preziosa</em>» andata persa moltissimi secoli or sono, a favore di sfarzosi gioielli e ricchi palazzi, mentre chi muore di fame continua a vagare per le strade. Pietro stesso, allo zoppo che mendicava fuori dal Tempio, rispose: «<em>Dell&#8217;argento e dell&#8217;oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!</em>» (<strong>At.3:6</strong>). Il clero odierno ha invece ammassato ricchezze in gran quantità, perdendo al contempo la capacità di trasmettere il Vangelo di Cristo, che le alte gerarchie tengono soffocato sotto uno spesso strato di eresie e di imposizioni che non hanno corrispettivo nella Parola di Dio.</p>
<p>In merito alla successione, c&#8217;è ancora un aspetto interessante: dal momento che Pietro subì il martirio verso l&#8217;anno 64 d.C., e che Giovanni (anch&#8217;egli ritenuto «<em>colonna</em>») visse fino al termine del secolo, sarebbe lecito aspettarsi che le Scritture, se davvero la continuità di ministerio fosse dogmatica ed in qualche modo «<em>verticale</em>», ci indicassero in qualche punto una sorta di «<em>passaggio di testimone</em>» tra i due, visto che entrambi erano stati al seguito di Cristo e che, dopo la morte di Pietro, vi era ancora un testimone oculare della vita di Gesù. Ma di questo aspetto non c&#8217;è alcuna traccia nella Bibbia, né esiste il minimo accenno a strutture ecclesiastiche di tipo verticistico: gli apostoli furono spesso impegnati su fronti diversi (vedasi Pietro e Paolo), ed erano seguiti da discepoli differenti, mentre fondavano comunità ovunque andassero, le quali erano poi curate dai responsabili locali opportunamente formati. Più che con l&#8217;immagine di una «piramide», la Bibbia ci parla dell&#8217;opera degli apostoli come di un «network», un rete decentrata dove, tenendo ferma la centralità della rivelazione divina, vi era libertà di movimento, secondo la guida dello Spirito di Dio.</p>
<p>Questo passo dovrebbe rappresentare, per ogni credente, una specie di cartina al tornasole per valutare il nostro approccio al servizio cristiano, ed alle sue motivazioni: a tutti coloro che sono stati destinatari della grazia divina viene richiesto di mettere i propri doni al servizio della comunità dei salvati: per Pietro si trattava di nutrire le anime dei fedeli attraverso la sua predicazione del messaggio di Cristo così come egli l&#8217;aveva ricevuto, e per ciascuno di noi, oggi, può trattarsi sia del predicare che di svolgere un qualsiasi altro servizio; ma anzitutto si deve diventare consapevoli del fatto che ogni credente ha il proprio posto nel grande «<em>edificio</em>» di Dio, ed è chiamato ad occuparlo facendo delle proprie caratteristiche uno strumento di benedizione per gli altri. Ma ben più importante di questo &#8211; anzi, in preparazione di tale aspetto &#8211; è fondamentale valutare il proprio rapporto con Gesù, analizzando cosa ci spinga a servirLo: sarà per semplice attivismo, o per acquisire qualche tipo di «<em>status</em>»? In questo caso, avremo sbagliato tutto, e dovremo rivedere le nostre motivazioni profonde. Ma se, come Pietro, siamo sinceramente innamorati del Signore, e come tali desideriamo seguirLo ed onorarLo con la nostra vita, saremo in possesso di tutto ciò che serve per essere disponibili a servirLo come Egli merita, non per obbligo o per desiderio di ricompensa, bensì in virtù di quella caratteristica che anima il cristianesimo genuino, quell&#8217;amore del quale l&#8217;esempio e l&#8217;opera di Cristo sono la massima espressione.</p>
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		<title>L&#8217;opera di Cristo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 17:09:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella giornata di oggi, in un programma radiofonico cristiano, ho sentito un invito rivolto agli ascoltatori, il quale recitava: «accettate Cristo nella vostra vita». E immagino che quella trasmissione, terminata subito dopo questa esortazione, abbia lasciato più di una persona con un dubbio, un&#8217;incertezza, relativa appunto a cosa lo speaker intendesse veramente dire. «Là fuori» [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/04/cross.jpg" hspace=5 vspace=1 align=left style="border:1px solid gray;" />Nella giornata di oggi, in un programma radiofonico cristiano, ho sentito un invito rivolto agli ascoltatori, il quale recitava: «<em>accettate Cristo nella vostra vita</em>». E immagino che quella trasmissione, terminata subito dopo questa esortazione, abbia lasciato più di una persona con un dubbio, un&#8217;incertezza, relativa appunto a cosa lo speaker intendesse veramente dire. «<em>Là fuori</em>» c&#8217;è una gran fame di spiritualità, la necessità di trovare un senso, di riempire quella voragine che molti di noi percepiscono, e che alcuni hanno poeticamente definito come «<em>un vuoto a forma di Dio</em>». E se vogliamo fare in modo che le persone non vengano prese al laccio da filosofie vane e altamente dannose, ma ancora di più che possano arrivare alla conoscenza di Dio, dobbiamo essere estremamente chiari nel presentare quella buona notizia che è il Vangelo.</p>
<p>Cosa significa quindi «<em>accettare Cristo nella propria vita</em>»? Cosa vuol dire fare di Lui il proprio Signore, il Salvatore? Sono domande forse apparentemente banali, e spesse volte, chi conosce Dio da molto tempo, tende quasi a darle per scontate, sapendo perfettamente &#8211; per la propria esperienza di vita &#8211; il significato di queste espressioni, che sovente diventano una forma di «<em>linguaggio in codice</em>», non sempre immediatamente comprensibile da tutti: la comunicazione è qualcosa di estremamente complesso, che si evolve, ed i cui contenuti vengono recepiti in modi diversi a seconda del contesto culturale, dell&#8217;età, e di molti altri fattori. E con queste righe spero di riuscire a fare un pizzico di chiarezza in più, perchè l&#8217;invito a far sedere Cristo sul trono della nostra vita è qualcosa di importanza capitale, ed al di là di ogni altro aspetto che potremmo considerare sulla fede, rimane il punto focale, dal quale tutto il resto origina, e al quale fa capo.<br />
<span id="more-2323"></span><br />
In questo momento sto pensando alla miriade di «<em>vie</em>» che arrivano, ad esempio, dall&#8217;estremo Oriente: quante persone vengono sedotte da queste correnti di pensiero? Quanti si fanno prendere al laccio dall&#8217;universalismo, oppure, fortemente delusi dalle «<em>religioni istituzionalizzate</em>», si chiudono in uno sterile ateismo? Quanti, ingannati dal buddismo, dal taoismo, e da altre filosofie, si convincono di avere il proprio destino stretto nelle mani? Diventa allora responsabilità di ogni discepolo di Cristo l&#8217;essere molto pratico nella sua esposizione del Vangelo, proprio per correggere le concezioni errate in merito al cristianesimo, e per far comprendere agli uditori &#8211; con l&#8217;aiuto dello Spirito di Dio &#8211; in cosa consista davvero l&#8217;offerta di riconciliazione che Dio rivolge ad ogni essere umano.</p>
<p>La tragedia dell&#8217;uomo inizia con la ribellione in Eden, quando i nostri progenitori, tentati dall&#8217;angelo caduto, decisero di disobbedire al comando di Dio di non nutrirsi del frutto dell&#8217;albero del bene e del male.<br />
Molti canzonano il racconto di Genesi relativo alla disobbedienza del primo uomo e della prima donna, e sempre più si moltiplicano le correnti che vogliono affermare l&#8217;evoluzione come unica verità, bollando il creazionismo come un semplice mito. La finalità di ciò è chiara: se si elimina o si allegorizza l&#8217;episodio della caduta, ecco che anche il peso del peccato diventa soltanto un simbolo, e di conseguenza decade il bisogno di un redentore, perchè la nostra mancanza o ribellione non sarebbe reale, ma soltanto figurativa. Ma per quanto intendiamo soffocare quel grido che ci arriva dal profondo, arrivando perfino a negare l&#8217;evidenza del nostro bisogno di Dio, e dal male che ci circonda, non per questo tutto ciò diventa irreale: non è possibile abolire una verità soltanto perchè ci si convince del suo contrario.</p>
<p>L&#8217;acquisizione di quella conoscenza privò Adamo ed Eva della loro innocenza, perchè aprì i loro occhi su una parte di realtà della quale non sapevano l&#8217;esistenza: la possibilità di muoversi al di fuori delle disposizioni divine. Compresero la natura del male, e questo sporcò irrimediabilmente il loro essere interiore, spezzando quel rapporto speciale che essi avevano con Dio. Molti, pensando a questo episodio, giudicano eccessiva la punizione inflitta ai due, ma se ci riflettiamo, possiamo notare come non si sia trattato tanto di un castigo, quanto piuttosto di una conseguenza preannunciata, che si sarebbe abbattuta su Adamo ed Eva se essi avessero deciso di non tener conto degli ammonimenti divini. I due avevano potere su tutto ciò che esisteva, e niente gli era precluso, se non quell&#8217;albero, dal quale &#8211; per il momento &#8211; non avrebbero potuto trarre altro che disgrazia. L&#8217;ordine di Dio aveva due scopi: il primo era quello di apporre un segno di autorità sulla creazione (all&#8217;uomo era vietato solo quell&#8217;albero), ma il secondo scopo era assolutamente finalizzato alla protezione delle creature. Dio aveva detto ad Adamo che nel momento in cui avesse colto il frutto dell&#8217;abero della conoscenza del bene e del male sarebbe morto (<strong>Ge.2:16-17</strong>). </p>
<p>Ed in effetti, fu quello che successe: interrotta la comunione con Dio, l&#8217;uomo divenne come un ramo che viene strappato dalla pianta: privo in sé di forze e della capacità di sostentarsi, e destinato ad una lenta ma sicura fine. Fu così che esponemmo noi stessi alla realtà della morte, consegnando al tempo stesso a satana il pieno diritto su questo mondo, ormai sporcato dal peccato. E chiunque sia sufficientemente onesto da guardare attorno a sé con obiettività, ancora oggi non può non vedere i caratteri estremamente diabolici che la nostra socità ha acquisito, e che non perde occasione di dimostrare. Una situazione umanamente irrecuperabile, con l&#8217;essere che doveva rappresentare il capolavoro della creazione ridotto ad uno stato misero, più simile ad una bestia che ad un uomo, capace sia di sprazzi di bontà inattesi come anche delle azioni più efferate. Un essere che vive come può, e che nel suo quotidiano si aggrappa ad un numero smisurato di palliativi, nel tentativo di placare quella morsa che, in fondo, tutti percepiamo.</p>
<p>Ma fin dalla nostra caduta, Dio aveva in mente un piano attraverso il quale darci la possibilità del riscatto, e di ritornare ad avere con Lui piena comunione, per cancellare gli effetti del nostro peccato, e per considerarci non più soltanto creature, ma di nuovo «figli». Ogni singolo avvenimento che possiamo leggere nelle Scritture, e ogni singola profezia, prelude proprio a questa soluzione: quando il tempo fu maturo, Dio mandò suo Figlio per riscattarci e darci la possibilità di essere riconciliati con Lui (<strong>Gal.4:4-7</strong>). Gesù, il Messia promesso nella rivelazione, il Figlio di Dio incarnato, vale a dire Dio stesso, prese forma d&#8217;uomo, lasciando la sua gloria per raggiungerci nel pantano dal quale non abbiamo la forza di sollevarci. Non ci chiese di diventare maggiormente «<em>santi</em>» per esserGli graditi, ma Lui stesso incarnò la nostra umanità, per fare ciò che nessun uomo avrebbe mai potuto fare. Le Sacre Scritture ci raccontano di come Egli non peccò mai, osservando completamente la Legge di Dio, e di come donò la sua stessa vita come sacrificio propiziatorio a Dio, prendendo su di sé ogni nostro peccato, per liberarci da essi. Le Scritture dicono che «<em>il salario del peccato è la morte</em>» (<strong>Ro.6:23</strong>), vale a dire che la ribellione a Dio si sconta con la massima pena, ossia la morte fisica, e successivamente ad essa il tormento dell&#8217;anima. Ma la morte di Cristo sulla croce fu una morte sostitutiva, perchè Egli si offerse al posto nostro, per prendere la nostra colpa e fare in modo che noi fossimo rivestiti della sua giustizia.</p>
<p>L&#8217;apostolo Paolo scrisse alla chiesa di Corinto: «<em>Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui</em>» (<strong>2Co.5:21</strong>)</p>
<p>A noi, che fin dalla prima caduta ci tramandiamo il marchio della ribellione come se fosse un tratto genetico, Dio ha voluto fare il dono più prezioso: la cancellazione del nostro peccato nel sangue di Cristo. Chi è in Cristo non è più colpevole, perchè è stato il Signore stesso a pagare la pena destinata ad ogni singolo essere umano. E lo ha fatto una volta per sempre, e con una sola finalità: l&#8217;amore &#8211; quell&#8217;amore che non desidera che nessuno perisca, ma che tutti siano riconciliati con Dio, e ricevano il perdono dei peccati e la vita eterna, promessa e preparata da Dio per chiunque ripone fede nell&#8217;opera di Gesù sulla croce, con la quale le nostre ribellioni sono state crocifisse insieme a Lui, ed è stato ricostruito quel ponte tra l&#8217;umanità e Dio che l&#8217;ingresso del peccato nel mondo aveva distrutto.</p>
<p>Questo è il cristianesimo: l&#8217;annuncio della realtà di un Dio che ama ciascuno per quello che è, e che desidera riscattarlo da una fine certa. Non è un sistema di regole, non è un via-vai di dogmi o sacramenti, è l&#8217;annuncio dell&#8217;amore più grande, indirizzato proprio a noi. Quando viene detto «<em>accetta Cristo nella tua vita</em>», si intende tutto questo: esercita la tua fede in Colui che ha fatto tutto ciò che doveva essere fatto per il tuo perdono. Non c&#8217;è più nulla da aggiungere all&#8217;opera di Cristo, soltanto è necessario riconoscersi mancanti davanti a Dio, e bisognosi di essere cosparsi di quel sangue, versato sulla croce, per comparire purificati e giustificati nel tribunale celeste. La grazia di Dio è pronta per ciascuno, e se il tuo cuore è pesante ed oppresso, se percepisci il tuo stato di peccatore, se sai di non poter compiere nulla di davvero buono, perchè tu stesso non puoi essere definito «<em>buono</em>», sappi che non hai altro da fare se non cercare un rapporto con Dio attraverso Cristo. Fai di Gesù il tuo Salvatore ed il Signore della tua vita, ossia credi che la sua opera è valida anche per te: Egli ha sofferto la croce, ed è morto proprio per te, per purificarti. Ed è poi risorto per essere l&#8217;unico vero mediatore tra l&#8217;uomo e Dio, come dicono le Scritture (<strong>1Ti.2:5</strong>), e continuamente intercede per tutti coloro che gli si affidano, ai quali Egli sta anche preparando un luogo, nel quale ci accoglierà per l&#8217;eternità dopo la nostra morte.</p>
<p>A chi lo accusava di intrattenersi con i peccatori, e con gli elementi più disprezzati della società, Gesù rispondeva: «<em>Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati</em>» (<strong>Mt.9:12</strong>). Per quanto tu possa sentirti inadeguato e indegno, Dio ti ama per ciò che sei, vuole ristabilirti, ed averti con sé per sempre. E se pensi che le tue mancanze siano troppo grandi, e ti senti «<em>sporco</em>», metti alla prova Dio! Seguilo, e permettigli di trasformare la tua vita: nutriti della sua Parola, la Bibbia, assorbi dentro di te &#8211; nella tua mente &#8211; quella che è la Sua volontà rivelata, e prega che Egli ti aiuti a superare le tue difficoltà. Sono certo che, come è stato per me, e per un&#8217;infinità di altre persone, a distanza di tempo potrai guardarti indietro e vedere come l&#8217;opera dello Spirito Santo in te ha modificato ciò che pensavi irrecuperabile.</p>
<p>Esistono una marea di filosofie a questo mondo, e ciascuna vuole importi un giogo diverso. Ma il cristianesimo autentico non ha nulla a che fare con una filosofia, o con una religione. Cristo ti chiede soltanto di riconoscerti per ciò che sei: un malato che ha bisogno di essere ristabilito. Non ti chiede di farlo con le tue forze, perchè sa che non ne sei capace, ed inoltre questo non sarebbe necessario, perchè Egli stesso ha già preparato ogni cosa, affinchè tu debba soltanto rispondere al suo invito. Accetta questo dono. Accetta questa grazia. Accetta nella tua vita l&#8217;Unico che rende possibile tutto questo. Accetta Gesù Cristo, come tuo Salvatore ed tuo Signore, e vivi nella serena certezza che sei nelle sue mani, e che nessun avvenimento, per sconvolgente che possa essere, potrà mai strapparti dal suo abbraccio.</p>
<p>Prega Dio, digli tutto ciò che hai nel cuore, rovescia il sacco dei tuoi pesi davanti ai suoi piedi, e chiedigli di riempire la tua vita, di darle quel senso che forse ancora non conosci. È un passo che vale sempre la pena fare, e che coinvolge non soltanto il nostro quotidiano, ma ciò che per Dio è ben più importante, ossia l&#8217;eternità. E se hai dei dubbi, e desideri condividerli con qualcuno, sentiti libero di contattarci, e ne discuteremo insieme.</p>
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		<title>La sindone di Torino e la certezza della fede</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Apr 2010 07:55:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per gentile concessione di Casa della Bibbia, alla quale va il nostro più sentito ringraziamento per averci permesso la pubblicazione, rendiamo disponibile l&#8217;opuscolo dal titolo «La sindone di Torino e la certezza della fede», nato da una iniziativa dell&#8217;Associazione Più dell&#8217;Oro. Sedici pagine attraverso le quali riflettere sulle problematiche storiche, teologiche e scientifiche relative al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/04/sindone_fede.jpg" hspace=5 vspace=1 align=left />Per gentile concessione di <a href="http://www.bible.it" target="_blank">Casa della Bibbia</a>, alla quale va il nostro più sentito ringraziamento per averci permesso la pubblicazione, rendiamo disponibile l&#8217;opuscolo dal titolo «<em>La sindone di Torino e la certezza della fede</em>», nato da una iniziativa dell&#8217;Associazione Più dell&#8217;Oro. Sedici pagine attraverso le quali riflettere sulle problematiche storiche, teologiche e scientifiche relative al telo che ancora oggi fa discutere intere confessioni religiose. Ci auguriamo che ogni lettore possa beneficiare della lettura di questo opuscolo, alla luce di quella che è la fede biblica.</p>
<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/04/1270885742_document-pdf.png" />&nbsp;<a href="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/04/Libretto-Sindone.pdf">Cliccare qui per scaricare il file «La sindone di Torino e la certezza della fede»</a></p>
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		<title>Sindone o fede?</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 17:27:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/04/sindone.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" />Nel luglio di due anni fa, proprio su queste pagine, riportai <a href="http://www.solovangelo.it/2008/07/05/ostensione-della-sindone-il-no-dei-valdesi/" target="_blank">un breve articolo</a> tratto dal portale <a href="http://www.evangelici.net" target="_blank">Evangelici.net</a>, nel quale erano presenti alcune riflessioni del pastore valdese Giuseppe Platone, contrario all&#8217;allora abbozzata idea di una nuova ostensione della sindone, il telo di lino che &#8211; secondo il cattolicesimo &#8211; avrebbe avvolto il corpo di Gesù, una volta deposto dalla croce. I punti sollevati da Platone furono anzitutto di carattere teologico, sottolineando che esistono confessioni cristiane radicate nell&#8217;insegnamento della Bibbia, e che, come tali, si trovano giustamente ad essere contrarie a forme devozionali idolatre, e fece altresì correttamente notare che un&#8217;operazione onerosa come l&#8217;ostensione, con tutto ciò che comporta in termini organizzativi, avrebbe fatto sentire il proprio peso sulle casse pubbliche (secondo le stime attuali, la spesa si aggira intorno ai 1.750.000 €), alle quali si sarebbe invece potuto attingere per fini ben più utili. Tuttavia, come purtroppo siamo abituati a vedere in casi come questo, non è sufficiente far sentire la propria voce, specie quando l&#8217;interlocutore fa finta di non sentire, o non intende ascoltare.</p>
<p>Infatti, proprio in questi giorni avrà regolarmente luogo l&#8217;ostensione allora preventivata, e l&#8217;esposizione al pubblico coprirà il lasso di tempo tra il 10 aprile ed il 23 maggio. Che quel telo non sia riconducibile a Cristo, è ormai cosa assodata, anche se la disinformazione che viene propugnata in molti ambiti continua a mietere vittime: fin dal 1988, anno in cui la sindone fu datata con il metodo del Carbonio 14, fu chiaro che l&#8217;epoca alla quale essa appartiene non può che essere molto più tarda rispetto all&#8217;epoca di Gesù. Si guardi poi con cura l&#8217;immagine impressa sul sudario: l&#8217;uomo che essa ci descrive era alto più di 180 cm, e certo la sua morfologia mal si adatta a quella del tipico ebreo del I secolo. Alcuni esperti (tra i quali il sindonologo torinese Edoardo Garello) trovarono poi, in prossimità dell&#8217;immagine degli occhi, impronte di monete, come se esse fossero state apposte sulle palpebre del cadavere: a chiunque abbia anche solo un minimo di dimestichezza con le Sacre Scritture, questo dettaglio non può che apparire come conferma della non autenticità della sindone: i discepoli che si occuparono della sepoltura, certo non si sarebbero mai sognati di compiere un gesto come quello dell&#8217;apposizione di monete, usanza notoriamente «<em>pagana</em>».<br />
<span id="more-2290"></span><br />
Non è mia intenzione fare di questo articolo un trattato sulla veridicità della sindone, e pertanto non mi dilungherò eccessivamente su tali questioni. Ad ogni modo, quanto evidenziato non deve scoraggiare alcuno che abbia riposto in qualche modo «<em>fede</em>» in quel telo di lino, ma &#8211; casomai &#8211; portarlo a meditare sulla correttezza della propria fede; riflettiamo sulle Sacre Scritture: esse ci dicono con forza, fin dai primi libri che le compongono, che Dio vieta al suo popolo forme di idolatria e/o venerazione verso oggetti che abbiano l&#8217;intento di rappresentare realtà celesti di qualsivoglia genere. Gesù disse di non essere venuto per abolire la legge divina, ma per portarla a compimento, per adempierla (<strong>Mt.5:17</strong>), e già questo dovrebbe mettere a tacere sedicenti contraffattori della verità, che affermano che il cristianesimo sia autorizzato all&#8217;uso delle immagini in quanto Cristo stesso, incarnandosi, mostrò il proprio aspetto. Possiamo davvero ipotizzare che, nonostante i molti avvertimenti contro l&#8217;idolatria, Dio abbia permesso di far giungere fino a noi un telo con impressa l&#8217;immagine di Cristo, da dare in pasto alla moderna voglia di toccare, di vedere, di sentire? Ciò equivarrebbe ad un «<em>divino sdoganamento del&#8217;idolatria</em>», ma le Scritture affermano altresì chiaramente che «<em>Dio non cambia</em>» (<strong>Gc.1:17</strong>); la sua eterna volontà è stata promulgata una volta per sempre: come può la casta ecclesiale passare sopra a ciò in maniera così incurante? È presto detto &#8211; profitto, e disinteresse nel comunicare l&#8217;autentico messaggio evangelico. </p>
<p>L&#8217;evento sindonico avrà infatti tutta una serie di ripercussioni di carattere economico: gli alberghi affollati, gli esercizi commerciali improvvisamente invasi da un insolito flusso di potenziali clienti, ma &#8211; soprattutto &#8211; il crearsi delle condizioni per «<em>riempire</em>» i pellegrini di «<em>gadget pseudo-spirituali</em>», come consuetudine di occasioni analoghe, attraverso i quali far loro credere di poter avanzare in «<em>santità</em>», o ricevere particolari grazie, mentre tutto ciò che realmente ne ricaveranno sarà un impoverimento monetario e anche spirituale, perchè verranno ingannati circa le verità divine, finendo per seguire non gli ammonimenti biblici, ma la frode degli uomini.</p>
<p>Nell&#8217;uomo è insito il desiderio di «<em>vedere</em>», perchè in questo modo si sente più vicino al divino, che in qualche modo egli crede manifesto ai suoi occhi. Poco gli importa di ciò che dicono le Scritture: per un tale uomo la spiritualità è fatta anzitutto di sensazioni, di emozioni, e guai a volerlo consigliare, mettendolo di fronte alla volontà di Dio rivelata nella Bibbia. Il clero cattolico conosce molto bene questo tipo di ragionamento, ed è dal tardo III secolo d.C. che viene a compromessi con qualsiasi usanza pagana, incorporandola nel proprio culto, pur di non «<em>deludere</em>» i fedeli, i quali però si trovano &#8211; proprio per l&#8217;effetto di questa commistione &#8211; ad allontanarsi sempre più dalla verità divina, finendo per credere ad un «<em>qualcosa</em>» che definire cristianesimo è decisamente azzardato.</p>
<p>Quale sarà l&#8217;effetto, o l&#8217;impatto, del recarsi a visitare della sindone? Sarà un evento culturale, senz&#8217;altro: d&#8217;altra parte, stiamo parlando di un reperto risalente al tardo 1300, quindi un oggetto di sicuro valore storico. Ma quanti invece lo scambieranno perciò che non è? E riguardo alla fede &#8211; o meglio &#8211; riguardo alla vita delle persone che affolleranno il duomo di Torino, cosa possiamo dire? Davanti a quel telo, cosa succederà nell&#8217;intimo degli astanti? Diverranno in grado di adempiere la volontà di Dio? Acquisiranno certezze eterne, date dalla consapevolezza della rivelazione divina? Oppure osservare la sindone, ed anche abbandonarsi ad atti di venerazione nei suoi confronti, altro non significherà se non passare una giornata diversa, che senza l&#8217;ostensione si sarebbe dedicata ad altro? </p>
<p>Ed a coloro che accampassero pretese di «<em>misticismo</em>», e che dovessero affermare che la sindone produca in loro un «<em>incremento di fede</em>», domanderei: e domani? E il giorno dopo? Quale grazia o forza potrà mai concedere quel telo, quando le tentazioni, o gli inevitabili problemi che la vita ci offre, verranno a bussare alla nostra porta? Ci appelleremo forse ad un drappo, per essere salvati, per ricevere la via di uscita? E temo davvero di ricevere risposta a questi interrogativi, perchè moltissimi sono coloro che, nella prova, ma anche abitualmente, stringono a sé talismani, amuleti, raffigurazioni, o si rivolgono ad esseri che non sono Dio, e che, pertanto, sono impossibilitati a fare alcunchè, se non illudere.</p>
<p>Pensare alle migliaia di persone che fisseranno quel sudario, richiama alla mia mente la domanda che l&#8217;angelo pose alle donne accorse al sepolcro di Cristo: «<em>Perchè cercate il Vivente tra i morti?</em>» (<strong>Lu.24:5</strong>). Parafrasando, perchè siete così incapaci di riflettere sulla gloriosa realtà della resurrezione, e sul nuovo patto inaugurato da Gesù? Un patto eterno, che libera chi lo accetta dalla potenza della legge di condanna, e dall&#8217;osservanza di riti che non possono concedere ciò che solo il sangue dell&#8217;Agnello può dare: perdono dei propri peccati, riconciliazione con Dio, possibilità di affrontare la propria natura decaduta a testa alta, perchè rivestiti della dignità di figli adottivi dell&#8217;Altissimo, e la certezza della realizzazione delle sue promesse.</p>
<p>Potete trovare tutto questo in un telo, opera di mano d&#8217;uomo, che non rappresenta ciò che credete, e che, quand&#8217;anche davvero lo fosse, non è che semplice lino, senza valore in sé? Chiaramente no, perchè «<em>Dio è Spirito, e quelli che l&#8217;adorano, bisogna che l&#8217;adorino in spirito e verità</em>» (<strong>Gv.4:24</strong>). Non esistono luoghi privilegiati per adorare Dio, non ci sono reliquie o reperti che ne possano raccontare la grandezza, e quegli uomini che, animati da interesse, si propongono come «mediatori» dell&#8217;Eterno, altro non sono che volute di fumo &#8211; a volte inconsapevolmente, altre volte ben conoscendo le proprie menzogne.</p>
<p>Se queste righe vi hanno parlato di qualcosa che ignoravate, e se dovessero aver fatto nascere nel vostro cuore una anche timida voglia di conoscere Dio, sappiate che Egli vuole fare di voi il suo tempio, il «<em>luogo</em>» da trasformare all&#8217;immagine di Cristo, e attraverso il quale trarre gloria per il suo nome. La viva speranza che nutro per tutti coloro che si interrogano in proposito, è che possano comprendere, aiutati dalle Sacre Scritture, la vanità e l&#8217;errore che risiede negli idoli &#8211; anche quando questi sono spacciati per chissà quali reliquie -, e abbracciare quindi tutta l&#8217;ampiezza del patto al quale Dio desidera che ciascuno aderisca. Un patto che si concretizza nel silenzio di un&#8217;anima che sa riconoscersi mancante e bisognosa di essere graziata tramite Cristo, il patto che Dio ha inaugurato nello Spirito, abolendo tutto ciò che si frappone tra l&#8217;uomo ed il suo Creatore, per donare alla creatura una conoscenza vera, che sfocia in un rapporto eterno e assolutamente personale con il Dio che, ancora oggi, non si stanca di salvare.<br />
Voglia il Signore di ogni cosa illuminare le menti ed i cuori di tutti coloro che lo cercano con sincerità, e che ancora sono schiavi delle menzogne dell&#8217;uomo, affinchè possano finalmente accedere alla luce di Cristo.</p>
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		<title>Un paragone infelice</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 12:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/04/cantalamessa.jpg" style=border:1px solid lightgray;" hspace=5 vspace=1 align=left />In una recente dichiarazione, fatta durante una cerimonia tenutasi a S.Pietro, il frate cappuccino Raniero Cantalamessa ha accostato, in una maniera oltremodo infelice, i recenti «attacchi» a Ratzinger alla tragedia della Shoah, che ha visto la persecuzione e la morte di milioni di ebrei. Abbiamo quindi deciso di dare un piccolo spazio alle dichiarazioni dei gruppi ebrei che si sono espressi verso tali affermazioni, le quali hanno già fatto il giro del mondo, comparendo su alcune fra le più autorevoli ed importanti testate giornalistiche. Si noti che, come consuetudine in questi casi, è prontamente giunta la smentita vaticana sull&#8217;ufficialità di voler costruire paralleli tra le recenti vicende legate al pontefice e i tremendi fatti dell&#8217;eccidio, ma questo non impedisce di vedere la solita e triste beffa del «<em>tirare la pietra e ritrattare</em>» con la quale il cattolicesimo, fin dalla sua comparsa, schernisce quello che le Scritture ci indicano come il popolo dell&#8217;Eterno, al quale vogliamo esprimere la nostra simpatia e comprensione.</p>
<div style="background-color:ghostwhite;border:1px solid lightgray; padding:4px;">Estratto da <a href="http://www.corriere.it" target="_blank">http://www.corriere.it</a><br/><br/><strong>LE REAZIONI DEI GRUPPI EBRAICI</strong> &#8211; La citazione, che ha presto fatto il giro del mondo, non è però piaciuta a diversi gruppi ebraici che considerano inaccettabile il paragone con le vittime dell&#8217;Olocausto. «<em>È ripugnante, osceno e soprattutto offensivo nei confronti di tutte le vittime degli abusi così come nei confronti di tutte le vittime del’olocausto</em>» &#8211; ha commentato con l&#8217;Associated Press il segretario generale del consiglio centrale degli ebrei tedeschi, Stephan Kramer &#8211; «<em>Sinora non ho visto San Pietro bruciare né ci sono stati scoppi di violenza contro preti cattolici. Sono senza parole. Il Vaticano sta tentando di trasformare i persecutori in vittime</em>». Il rabbino statunitense Gary Greenebaum, responsabile delle relazioni interreligiose per l’American Jewish Committee, ha invece bollato le affermazioni di Cantalamessa come «<em>un uso sfortunato del linguaggio. La violenza collettiva contro gli ebrei</em>» &#8211; ha detto &#8211; «<em>ha avuto come effetto la morte di sei milioni di persone, mentre la violenza collettiva di cui si parla qui non ha condotto a uccisioni o distruzioni</em>». Il sermone di Cantalamessa ha conquistato, tra le altre, le home page di Haaretz e del Jerusalem Post in Israele, del sito della BBC e del New York Times. Il rabbino della Comunità di Roma, Riccardo Di Segni, ha sorriso quando gli è stato chiesto un commento sul sermone e ha pregato Dio che «<em>illumini i loro cuori</em>» nel giorno in cui «<em>loro pregano che il Signore illumini i nostri affinchè riconosciamo Gesù</em>», con riferimento alla <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2007/luglio/08/Ritorna_nei_riti_del_Venerdi_co_9_070708097.shtml" target="_blank">preghiera per la conversione degli ebrei</a> prevista proprio dal cerimoniale della messa del venerdì santo.</div>
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		<title>Libertà discutibili</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 19:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La FifPro, organizzazione internazionale che rappresenta i calciatori professionisti, non ha digerito le ultime norme, decise dalla Federcalcio italiana, che puniscono il giocatore colpevole di bestemmia con l&#8217;espulsione immediata, nel caso l&#8217;arbitro abbia modo di constatare sul campo l&#8217;infrazione, o con la squalifica, se il fatto viene determinato a posteriori, grazie alla prova televisiva. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/03/stadium.jpg" style="border:1px solid lightgray;" align=left vspace=1 hspace=5 />La FifPro, organizzazione internazionale che rappresenta i calciatori professionisti, non ha digerito le ultime norme, decise dalla Federcalcio italiana, che puniscono il giocatore colpevole di bestemmia con l&#8217;espulsione immediata, nel caso l&#8217;arbitro abbia modo di constatare sul campo l&#8217;infrazione, o con la squalifica, se il fatto viene determinato a posteriori, grazie alla prova televisiva. La dichiarazione dell&#8217;avvocato Van Megen, legale del sindacato internazionale, lascia di stucco. Egli afferma che «<em>ognuno ha il diritto di dire ciò che vuole, anche se può essere spiacevole</em> [...] <em>in base alle norme nazionali e alla legislazione internazionale, la libertà di espressione può essere rivista soltanto con un atto del Parlamento. Il potere di una federazione sportiva non può essere estesa ai diritti fondamentali. Se la Figc vuole punire questo, lo può fare solamente con l&#8217;appoggio del Ministero della Giustizia. Ma vorrei far notare che nessun governo ha fatto qualcosa del genere negli ultimi 100 anni</em>».</p>
<p>Per dirla in altri termini, in nome della «<em>libertà di espressione</em>», si può tranquillamente bestemmiare il nome di Dio, calpestando i sentimenti e la fede di migliaia di persone, arrivando al paradosso: per tutelare la libertà di «<em>uno</em>» (il calciatore in questione), si costringe un numero imprecisato di individui contrari ad un tale comportamento a doversi sorbire epiteti e blasfemie che fanno stringere lo stomaco, e colpiscono nel profondo chiunque ami Dio.<br />
<span id="more-2255"></span><br />
Chi tutela i credenti, che hanno tutto il diritto di non sentire infangare il nome del Creatore, ignorantemente bestemmiato da individui irrispettosi verso ciò che non comprendono? È l&#8217;eterno dilemma del determinare quando la libertà personale impatti contro quella di un altro: ma oggi si è arrivati al punto di sdoganare le bestemmie, che sarebbero addirittura giustificate dalla «<em>trance agonistica</em>», mentre si taccia di razzismo o intolleranza chiunque faccia notare costumi o comportamenti contrari alle norme divine. Segno di una società che «<em>evolve</em>»? Oppure, più verosimilmente, indice di una sempre crescente empietà e corruzione della propria moralità?</p>
<p>Ogni giorno la nostra società sprofonda sempre più nelle tenebre, continuando, più o meno consapevolmente, a ribellarsi a Dio in ogni modo possibile, chiamando «<em>male</em>» il bene, e «<em>bene</em>» il male. Nulla di eccessivamente nuovo, le Scritture ci avvertono in più punti che affinchè spunti il sole è necessario che la notte arrivi al punto più buio. Ma al tempo stesso è fondamentale tener conto di come, nell&#8217;oscurità, esista il rischio concreto di inciampare in qualche trappola, o di cadere in fossi profondi. Viaggiando di notte, è necessario essere «armati» di una lampada, che possa illuminare il nostro cammino, mentre attendiamo con trepidazione l&#8217;alba, il ritorno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, che giudicherà con giustizia questo mondo empio.</p>
<p>Ed è con queste righe che desidero invitare ciascuno ad armarsi dell&#8217;unica lampada adeguata per poter compiere un cammino in sicurezza: le Sacre Scritture, che ci parlano dell&#8217;infinito amore di Dio nei nostri confronti, e che ci danno ogni indicazione utile a discernere la volontà del nostro Creatore.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La sorpresa nell&#8217;uovo</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 19:56:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per la cristianità, la Pasqua è la festa maggiormente significativa, perchè celebra la resurrezione di Cristo, attraverso la quale viene a realizzarsi, per chiunque crede, la promessa divina del perdono del proprio peccato, e dell&#8217;annessione alla grande famiglia di Dio, destinataria immeritevole della vita eterna e coerede con Cristo stesso della gloria futura, che verrà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/03/ishtar.jpg" style=border:1px solid gray; hspace=5 vspace=1 align=left />Per la cristianità, la Pasqua è la festa maggiormente significativa, perchè celebra la resurrezione di Cristo, attraverso la quale viene a realizzarsi, per chiunque crede, la promessa divina del perdono del proprio peccato, e dell&#8217;annessione alla grande famiglia di Dio, destinataria immeritevole della vita eterna e coerede con Cristo stesso della gloria futura, che verrà manifestata al suo ritorno come Giudice del mondo. Il giorno in cui cade tale festa è variabile, ed è in funzione della prima domenica posteriore al plenilunio di primavera, che inaugura il periodo più luminoso dell&#8217;anno, nel quale le giornate diventano progressivamente più lunghe, fino a surclassare le ore di buio. Tale festività può pertanto cadere nel lasso di tempo tra il 22 marzo ed il 25 aprile.</p>
<p>Nonostante gli attuali presupposti cristiani, ancora oggi le celebrazioni pasquali sono intrise di elementi pagani, al pari di molte altre feste, tanto da far giungere, spesso inconsapevolmente, a vere e proprie contraddizioni cultuali, che da una parte vorrebbero esaltare Cristo, ma nella pratica seguono usanze e tradizioni che affondano le proprie radici in culti pagani invisi a Dio. Con questo articolo vogliamo presentare una breve trattazione di tali aspetti, da un lato per un semplice fine informativo, ma altresì per fare in modo che ciascuno, una volta scoperta la verità su tradizioni contrarie alla Parola di Dio, possa operare una scelta consapevole a riguardo.<br />
<span id="more-2236"></span><br />
Non tutto il mondo chiama la prossima festività con il nome di «<em>Pasqua</em>»: i paesi anglosassoni, per esempio, la conoscono con il nome di «<em>Easter</em>», e capire il motivo di tale diversità (tutt&#8217;altro che meramente linguistico) è fondamentale per comprendere l&#8217;origine delle odierne usanze in merito alle quali ci siamo riferiti poc&#8217;anzi. </p>
<p>William Tyndale, il primo traduttore delle Sacre Scritture in lingua inglese, coniò i due termini che oggi vengono utilizzati per definire la Pasqua ebraica e quella cristiana, allorquando incappò nel lemma ebraico <font color=red><strong>פסח</strong></font>, «<em>pesach</em>», con il quale l&#8217;Antico Testamento descrive il ricordo del passaggio dalla schiavitù egiziana alla libertà, ed il greco <font color=blue><strong>πάσχα</strong></font>, «<em>pascha</em>», riferito all&#8217;analogia tra l&#8217;evento veterotestamentario e la sua ultima realizzazione nella Persona di Cristo, che trasporta il credente dalla schiavitù del peccato e della morte alla libertà dello Spirito e della vita eterna. Nel primo caso, Tyndale ideò il vocabolo «<em>passover</em>», ossia «<em>passaggio</em>», mentre nel secondo caso egli impiegò il termine «<em>Easter</em>». Una grande percentuale di studiosi è concorde nell&#8217;affermare che tale espressione è da ritenersi una semplice traslitterazione del nome di una divinità alla quale veniva tributato un onore particolare nello stesso periodo dell&#8217;anno della celebrazione cristiana. </p>
<p>Stiamo parlando della dèa Ishtar, considerata, tra gli altri aspetti, dèa della fertilità, e come tale festeggiata in concomitanza all&#8217;avvento della primavera. La scelta espressiva di Tyndale sarebbe quindi dipesa dalla necessità di differenziare la celebrazione ebraica da quella cristiana, trovando quindi per quest&#8217;ultima un lemma descrittivo mutuato da una celebrazione «<em>parallela</em>».</p>
<p>Il culto di Ishtar, quale «<em>madre degli dèi</em>» è antichissimo, e probabilmente da ricondursi alla figura della regina Semiramide, prima madre e poi moglie del re Nimrod. L&#8217;influenza di Ishtar si diffuse nella cultura di tutto il Medio Oriente e di parte dell&#8217;Africa, venendo così assimilato dai popoli più svariati, ed «<em>adattato</em>» secondo i costumi locali: vediamo quindi la nascita del culto di Astarte, di Asherah, Astoreth, la Iside egiziana, e così via. È possibile affermare con ampio margine di sicurezza che ogni etnia confinante con il regno di Scinear (l&#8217;antico territorio babilonese) abbia un corrispettivo della dèa Ishtar nel proprio panthéon religioso.</p>
<p>Il popolo cananaico era solito osservare, nel giorno dell&#8217;equinozio primaverile, la cosiddetta «<em>caccia alle uova</em>», attività alla quale partecipavano persone di ogni età e ceto, finalizzata a procurarsi quante più uova possibili da offrire alla dèa, in relazione all&#8217;antica simbologia che vede l&#8217;uovo quale simbolo di fertilità e nuova nascita, e quindi particolarmente adatto ad essere presentato alla dèa che incarna tali princìpi. Le uova venivano poi sotterrate o date alle fiamme, ma più tardi i persiani, che «<em>ereditarono</em>» tali usanze, presero a donarsele reciprocamente a mò di auspicio, spesso decorandole con colori sgargianti (rosso in particolare, in riferimento al colore del sangue, e quindi della vita). Come il lettore avrà già compreso, tale tradizione è quella sopravvissuta fino a noi, che spesso oggi ci facciamo reciproco dono di uova di cioccolato, confezionate in colori sgargianti.</p>
<p>Nelle consuetudini odierne dei paesi anglosassoni, è altresì viva l&#8217;immagine del «<em>coniglio pasquale</em>» (figura che da tempo si è ormai affacciata anche sul panorama mediterraneo), che nasconde le uova che i bambini dovranno poi trovare. Ritornando alla Palestina del periodo antecedente al 1500 a.C., consideriamo che in Canaan esisteva una leggenda per la quale le uova che venivano cercate durante la «<em>caccia</em>» erano quelle «<em>deposte</em>» appunto da conigli, animali che sarebbero nientemeno che la forma in cui gli dèi ridussero le potenti fenici quando le cacciarono dai cieli. Seppur private del loro aspetto fiammeggiante, esse avrebbero quindi mantenuto la caratteristica riproduttiva del loro passato, ossia la capacità di deporre uova.</p>
<p>È probabile che a questo punto sorga un interrogativo del tutto lecito: come è possibile che tradizioni così antiche siano ancora vive e vegete a migliaia di anni di distanza, ed in paesi così lontani dal contesto culturale di quelli di provenienza?</p>
<p>Il legame che collega le popolazioni proto-palestinesi a quelle dell&#8217;antica Inghilterra è da ricercarsi nell&#8217;arrivo dei druidi sulle coste britanniche. Tali «<em>saggi</em>», provenienti appunto dalle zone precedentemente menzionate, portarono con sé il culto di Ishtar, che dai Celti fu ribattezzata Eosthur-Monath. Questo «<em>imprinting</em>» religioso fece sì che la devozione alla dèa si diffondesse anche in Europa, dando origine prima alle figure di Estre in Inghilterra e di Ostara in Germania, per poi proseguire fino al Mediterraneo, generando i culti di Afrodite, Diana, Giunone, e simili.</p>
<p>In particolare, si noti la straodinaria somiglianza tra il racconto della nascita di Venere e quello della genesi di Ishtar: nel primo caso, la dèa sarebbe nata da una conchiglia, e poi trasportata a riva da Zefiro, ma secondo la mitologia babilonese, Ishtar sarebbe arrivata sulla terra attraverso un gigantesco uovo che la conteneva, e che precipitò nel fiume Eufrate, per essere poi sospinto dai pesci fino alla sponda del fiume. È evidente come la matrice dei due racconti sia la medesima, ed i due culti stessi non siano altro che immagini speculari della stessa divinità. Inoltre è importante notare come il simbolo dell&#8217;uovo primordiale, fonte e embrione di vita (ma, come abbiamo visto, raffigurante anche la dèa Ishtar), fosse tra i simboli distintivi dell&#8217;ordine druidico, che per primo introdusse l&#8217;antico culto cananaico in Europa.</p>
<p>Tralasciando quindi tutti quei costumi che non sono stati creati ad onore di Dio, bensì per quello di esseri che altro non sono che demoni bugiardi, concentriamoci quindi sul vero significato della Pasqua, sul suo spirito più profondo, quello che guarda unicamente alla croce di Cristo. Israele era stato schiavo dell&#8217;Egitto, e per quel popolo la Pasqua ha significato la libertà dagli uomini che caricavano su di loro un pesante giogo fatto di soprusi e distretta. Ma essi, come anche tutto il resto dell&#8217;umanità, erano ancora soggetti e schiavi di un padrone ben più crudele, ossia il peccato, e la morte che ne consegue. Gesù Cristo, il Vero Agnello sacrificale per pagare il peccato del mondo, é il termine della legge del peccato e della morte per tutti coloro che gli si affidano e che credono in Lui, facendone il proprio Salvatore e Signore, ed incamminandosi per la via che Egli ha tracciato per noi. La Pasqua che Israele sperimentò nel deserto li liberò dalla schiavitù, ma non potè cambiare il loro cuore: essi ritornarono più volte agli dèi che non furono in grado di salvarli, voltando le spalle al Dio che con mano potente li trasse dalla loro schiavitù, nonostante avessero provato tutti i benefici che Egli riservò loro.</p>
<p>L&#8217;apostolo Paolo ci avvisa, nella sua prima lettera alla chiesa di Corinto: «<em>Miei cari, fuggite dall&#8217;idolatria</em>» (<strong>1Co.10:14</strong>). Ed è necessario ancora oggi fuggire dall&#8217;idolatria nascosta in maniera subdola nelle attuali festività, perchè il paganesimo che un tempo le animava ancora brucia sotto la cenere, ed è un fuoco che non è acceso per la gloria di Dio. Concentriamoci invece sul vero memoriale che è la Pasqua di Gesù Cristo, il Messia, che è la nostra Pasqua ed il nostro vero Liberatore, sbarazzandoci di tutto ciò che ci impedisce di vedere chiaramente il valore del suo sacrificio, che ci parla al tempo stesso del valore che abbiamo agli occhi di Dio.</p>
<p><b>Articolo collegato:</b> <a href="http://www.solovangelo.it/2009/04/08/pesach-e-pasqua/" target="_blank">Pesach e Pasqua</a></p>
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		<title>Confronto sul Decalogo</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 19:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questo articolo è nostro desiderio esporre alcune riflessioni relative ai Dieci Comandamenti, comunicati da Dio a Mosé, e rappresentanti, assieme al resto delle prescrizioni divine, la «costituzione morale» del popolo di Israele e del cristianesimo stesso, secondo quanto Cristo affermò su di essi quale legge di Dio (ed essendone Egli stesso l&#8217;adempimento). Li conosciamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/03/comandamenti.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" />In questo articolo è nostro desiderio esporre alcune riflessioni relative ai Dieci Comandamenti, comunicati da Dio a Mosé, e rappresentanti, assieme al resto delle prescrizioni divine, la «costituzione morale» del popolo di Israele e del cristianesimo stesso, secondo quanto Cristo affermò su di essi quale legge di Dio (ed essendone Egli stesso l&#8217;adempimento). Li conosciamo fin dalla più tenera età, spesso quasi sotto forma di cantilene, «<em>complice</em>» il sistema formativo del nostro paese che prevede nel piano di studi la materia religiosa. Eppure, proprio a causa della confessione maggiormente presente nelle nostre regioni, ossia quella cattolica, questi «<em>dieci punti</em>» così importanti vengono appresi in forma errata, lontana dalle Sacre Scritture perché rivista secondo i dogmi di un magistero più attento al proprio tornaconto che alla salvezza eterna delle persone.</p>
<p>Presentiamo quindi un nostro breve commento, incentrato sull&#8217;analisi delle evidenti discrepanze tra l&#8217;insegnamento biblico e quello cattolico, per fornire spunti di riflessione attraverso i quali comprendere la profonda necessità, per l&#8217;uomo, di prestare ascolto in maniera esclusiva alla Parola di Dio, tralasciando di sottomettersi a dottrine che sono frutto della tanto abile quanto scellerata astuzia di caste che affermano di possedere una sorta di «<em>accesso privilegiato al divino</em>», ma che ne hanno invece distorta perfino la rivelazione. Iniziamo quindi con una lista comparativa: a seguire, uno schema riassuntivo dei dieci comandamenti, in cui la prima colonna presenta come essi vengano descritti nel testo di Esodo, la successiva secondo Deuteronomio, e l&#8217;ultima invece come essi sono riportati nel catechismo cattolico.<br />
<span id="more-2225"></span></p>
<table style="border:1px solid lightgray;" cellpadding=4 cellspacing=4>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;text-align:center;background-color:#EEEEEE;"><strong>Esodo 20:1-17</strong></td>
<td style="border:1px dotted lightgray;text-align:center;background-color:#EEEEEE;"><strong>Deuteronomio 5:1-21</strong></td>
<td style="border:1px dotted lightgray;text-align:center;background-color:#EEEEEE;"><strong>Catechismo cattolico</strong></td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non avere altri dèi oltre a me.  </td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non avere altri dèi oltre a me.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non avrai altro Dio fuori di me</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l&#8217;iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non farti scultura, immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l&#8217;iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non pronunciare il nome del SIGNORE, Dio tuo, invano; perché il SIGNORE non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non pronunciare il nome del SIGNORE, Dio tuo, invano, poiché il SIGNORE non riterrà innocente chi pronuncia il suo nome invano.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non nominare il nome di Dio invano</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa&#8217; tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Osserva il giorno del riposo per santificarlo, come il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha comandato. Lavora sei giorni, e fa&#8217; tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bue, né il tuo asino, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città, affinché il tuo servo e la tua serva si riposino come te. Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d&#8217;Egitto e che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il SIGNORE, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Ricordati di santificare le feste</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Onora tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Onora tuo padre e tua madre, come il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha ordinato, affinché i tuoi giorni siano prolungati e affinché venga a te del bene sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Onora tuo padre e tua madre</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non uccidere.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non uccidere.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non uccidere</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non commettere adulterio.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non commettere adulterio.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non commettere atti impuri</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non rubare.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non rubare.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non rubare</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non attestare il falso contro il tuo prossimo.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non attestare il falso contro il tuo prossimo.</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non dire falsa testimonianza</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non concupire la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non concupire la moglie del tuo prossimo; non bramare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;background-color:#F8F8FF;">Non desiderare la donna d&#8217;altri</td>
</tr>
<tr>
<td style="border:1px dotted lightgray;">&nbsp;</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">&nbsp;</td>
<td style="border:1px dotted lightgray;">Non desiderare la roba d&#8217;altri</td>
</tr>
</table>
<p>Analizziamo ora brevemente quei comandamenti che, per come sono insegnati nel sistema cattolico, si trovano più di altri ad essere distanti dalla loro controparte autentica, ossia quella biblica: lungi dal voler proporre una trattazione esaustiva, siamo convinti che quanto segue potrà essere utile per comprendere meglio lo spirito generale dei comandamenti, il loro senso, e compiere quindi un piccolo passo in avanti nella conoscenza del Dio che ama ogni sua creatura, e che desidera che ciascuna di esse sia riconciliata con Lui.</p>
<p><strong>Una «sottile» differenza</strong><br />
Fin dal primo comandamento, è possibile notare come alcune delle differenze tra la Bibbia ed il cattolicesimo siano sottili, ma decisamente profonde: attraverso i testi di Esodo e Deuteronomio, Dio ci dice infatti: «<em>Non avere altri déi oltre a me</em>». Nel catechismo romano vediamo invece una modifica, per la quale il termine plurale «<em>dèi</em>» viene cambiato in «<em>Dio</em>» &#8211; maiuscolo, quindi non soltanto una resa al singolare che nel testo non è presente, ma anche un cambio di soggetto rispetto alle Scritture. Apparentemente si tratta di una modifica «<em>da poco</em>», ma le cose stanno diversamente: il termine «<em>dèi</em>» è infatti la traduzione dell&#8217;ebraico <strong>אלים</strong>, «<em>elohim</em>», plurale riferito ad una molteplicità di esseri celesti, non necessariamente divinità in senso stretto, ma comunque oggetto di venerazione o adorazione da parte dei fedeli. Se però si modifica il termine «<em>dèi</em>» con «<em>Dio</em>», allora il comandamento non diventa più proibitivo nei confronti della venerazione verso esseri diversi da Dio stesso, ma semplicemente indicativo della necessità di riconoscere, sopra ogni altra cosa, l&#8217;autorità di un solo Dio: il principio certo è corretto, ma non è ciò che vogliono indicare le Scritture in questo punto. Modificando questo comandamento, la chiesa cattolica ha di fatto sdoganato i vari culti verso i «<em>santi</em>», le «<em>madonne</em>», ed ogni espressione della cosiddetta devozione popolare, la quale assume spesso i contorni dell&#8217;idolatria, perchè contraddice profondamente lo spirito della rivelazione biblica.</p>
<p>Sintetizzando, il primo comandamento biblico è un invito per l&#8217;uomo a non adorare né venerare nessun essere (celeste o meno) all&#8217;infuori dell&#8217;Unico Vero Dio. È altresì un&#8217;esortazione a coltivare una relazione personale ed intima con Dio stesso, perchè presuppone una sorta di «<em>contatto diretto</em>»: se non ci si deve rapportare ad altri esseri, è evidente che Dio si sta dichiarando disponibile ad un rapporto personale con chi gli si accosta, senza la mediazione di terze parti. Notiamo questa attitudine nella vita di Gesù, Dio incarnato, il quale amava soffermarsi con chiunque sentisse il bisogno di interrogarsi sulle vie di Dio. Al tempo stesso, sappiamo come la sua morte vicaria sulla croce sia il solo mezzo attraverso cui il credente può ricevere il perdono divino, e la certezza della vita eterna. Un&#8217;unica strada, un solo Dio, un solo mediatore e sacerdote (<strong>1Ti.2:5</strong>): il rapporto dell&#8217;uomo con Dio (nei suoi aspetti di Dio Padre, Dio Figlio, e Dio Spirito Santo) è esclusivista. Ma, giocando sulle sfumature terminologiche, la chiesa di Roma ha introdotto nel suo insegnamento un concetto profondamente differente da quello biblico, conducendo fuori strada la stragrande maggioranza dei fedeli, che spesso si rivolgono, pieni di speranza, a esseri che non li possono salvare, tralasciando il proprio rapporto personale con Dio.</p>
<p><strong>Il grande assente</strong><br />
Il secondo comandamento è forse la modifica più pesante che il cattolicesimo abbia apportato al decalogo: come si può notare nello specchietto riassuntivo, esso è stato semplicemente depennato, senza il minimo accenno in suo riguardo nella catechesi romana. L&#8217;ultima versione del catechismo cattolico, secondo la revisione dell&#8217;attuale papa Benedetto XVI, riporta al paragrafo 446 una fantasiosa motivazione riguardante tale variante: dal momento che Gesù, in qualità di Dio incarnato, aveva sembianze umane (quindi, si è mostrato), ciò ci autorizzerebbe a creare raffigurazioni non solo del Signore stesso, ma anche di tutto ciò che riguarda la sfera spirituale. Ma Gesù stesso, nel suo famoso sermone sul monte, disse molto chiaramente di non essere venuto per abolire la legge, ma per portarla al suo compimento (<strong>Mt.5:17</strong>). «<em>Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure uno iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto</em>» (<strong>Mt.5:18</strong>). Ciò significa che le disposizioni morali fondanti della fede sono valide in ogni tempo, senza eccezioni di sorta. Ed il divieto di raffigurare le realtà celesti è sempre stato uno dei caratteri distintivi del cristianesimo autentico, perchè Dio non lo si adora attraverso l&#8217;opera delle mani dell&#8217;uomo, bensì «<em>in Spirito e verità</em>» (<strong>Gv.4:24</strong>). L&#8217;apostolo Giovanni, nel prologo del suo Vangelo, ebbe ad affermare che «<em>nessuno ha mai visto Dio; l&#8217;unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l&#8217;ha fatto conoscere</em>» (Gv.1:18), ed a qualunque suo lettore risulta chiaro come Giovanni non intendesse dire che Cristo ci ha mostrato il «<em>sembiante</em>» di Dio, quanto &#8211; semmai &#8211; le sue caratteristiche morali e la sua volontà, culminata nella grazia ottenibile attraverso il sacrificio di Gesù. Davanti alla Parola di Dio, dunque, sono da rigettare tutte le giustificazioni umane sull&#8217;utilizzo «pio» di immagini come «<em>ispiratrici di adorazione</em>»: qualunque rappresentazione, celeste o meno, finalizzata all&#8217;uso cultuale è definibile come «<em>idolo</em>».   </p>
<p>Che interesse può avere la chiesa romana nella cancellazione di questo comandamento? La risposta è senz&#8217;altro duplice: in primo luogo, la presenza di queste prescrizioni mette in seria discussione tutta la struttura che il cattolicesimo ha costruito nei secoli, partendo da una base cristiana per poi edificare sulle fondamenta pagane dei popoli che desiderava conquistare ideologicamente. In seconda battuta, c&#8217;è da considerare il risvolto economico: quanti milioni di euro vengono mossi dal mercato degli oggetti cosiddetti «<em>sacri</em>», o da quello dei pellegrinaggi? Tutto ciò è fatto sfruttando l&#8217;ignoranza ed il tradizionalismo dei più (quest&#8217;ultimo spesso il reale motivo di impermeabilità verso il vero Vangelo), e se davvero volesse seguire gli insegnamenti biblici, la chiesa cattolica dovrebbe rinunciare ad incamerare gli introiti del business che forse più di ogni altro, nella storia dei culti, ha fruttato maggiormente a vantaggio di chi lo gestisce. È ardito (e probabilmente ingenuo) sperare in un cambiamento del genere.</p>
<p><strong>Riposo o festività?</strong><br />
L&#8217;alterazione cattolica al quarto comandamento, relativo al giorno del riposo, è particolarmente perniciosa: la chiesa di Roma insegna infatti la necessità di «<em>santificare le feste</em>», e non soltanto di osservare «<em>il giorno del riposo</em>», come invece leggiamo in Esodo e Deuteronomio. Tale giorno, per Israele, era lo <strong>שבת</strong>, «<em>shabbat</em>», il settimo giorno della creazione, nel quale Dio stesso si riposò, dopo aver ultimato la propria opera. Il comandamento è chiaro: «<em>lavora sei giorni e fa&#8217; tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città; poiché in sei giorni il SIGNORE fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il SIGNORE ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato</em>». L&#8217;uomo è ancora una volta invitato ad imitare il suo Creatore, svolgendo le sue mansioni per sei giorni (nello stesso modo in cui Dio creò ogni cosa in sei giorni), astendosi dalle fatiche il settimo giorno, perchè si tratta di un tempo che Dio stesso ha osservato e «<em>reso santo</em>», ossia ha dichiarato consacrato a Sé.</p>
<p>Già qui notiamo una differenza terminologica importante: dicendo «<em>ricordati di santificare le feste</em>», la chiesa cattolica asserisce implicitamente che sia nelle possibilità dell&#8217;uomo «<em>rendere santo</em>», «<em>consacrare</em>», un tempo. Le Scritture affermano l&#8217;esatto contrario: il tempo è già reso santo da Dio, all&#8217;uomo spetta osservarlo secondo le prescrizioni del Creatore. Inoltre, l&#8217;oggetto di tale osservanza è stato stravolto dal cattolicesimo: dicendo «<em>santificare le feste</em>», la chiesa di Roma non parla soltanto di ciò che Dio ha promulgato (ossia lo <em>shabbat</em>, il giorno del riposo), ma ogni festa (quindi, tutte quelle proclamate dal cattolicesimo stesso). Si tratta di una aberrazione decisamente grave, perchè spaccia ogni festività (anche idolatra, come i giorni dedicati alla «<em>madonna</em>» o ai «<em>santi</em>») come se venissero dalla Parola di Dio, mentre quest&#8217;ultima non afferma nulla in loro proposito. Vediamo quindi che il nocciolo della questione, perlomeno in questo ambito, non risiede tanto nella traslazione del giorno del riposo dal sabato alla domenica, quanto nella annessione di appendici (le «<em>feste</em>») scritturalmente inesistenti.</p>
<p>La motivazione dell&#8217;osservanza del sabato, poi, è anche «<em>nazionalistica</em>»: nella ripetizione della legge di Deuteronomio cap.5, leggiamo infatti: «<em>Ricòrdati che sei stato schiavo nel paese d&#8217;Egitto e che il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha fatto uscire di là con mano potente e con braccio steso; perciò il SIGNORE, il tuo Dio, ti ordina di osservare il giorno del riposo</em>» (<strong>Dt.5:15</strong>). Quindi siamo davanti ad un duplice comandamento: da un lato, l&#8217;osservanza del riposo creazionale (utile alle attività cultuali ed a recuperare le forze), dall&#8217;altra un segno di obbedienza particolare con il quale Israele onorava il suo Liberatore, che li aveva affrancati da una schiavitù così oppressiva da non lasciare certo il tempo per il «riposo».</p>
<p>Nell&#8217;insegnamento cattolico non troviamo nulla di tutto ciò, ed il «santificare le feste» diventa quindi una fredda sottomissione alle decisioni ecclesiali, arroganti al punto di affiancare al comandamento di Dio (dato per il bene dell&#8217;uomo) le proprie fantasiose «<em>festività</em>», che spesso attingono a piene mani dal paganesimo e da culti invisi a Dio.</p>
<p><strong>La supremazia divina</strong><br />
Il quinto comandamento (il quarto per il cattolicesimo) indica la necessità di onorare i propri genitori, e fornisce al tempo stesso la motivazione per tale atteggiamento: «<em>affinché i tuoi giorni siano prolungati sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà</em>» (<strong>Es.20:12</strong>) e «<em>affinché i tuoi giorni siano prolungati e affinché venga a te del bene sulla terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà</em>» (<strong>Dt.5:16</strong>). Detto in altri termini, le Scritture sottolineano come il rispetto per i propri genitori, ed il tenerli in onore, sia qualcosa di così gradito all&#8217;Eterno, da fargli pronunciare una precisa promessa di benedizione verso tutti coloro che avrebbero osservato tale prescrizione. Dietro a ciò c&#8217;è l&#8217;idea divina della famiglia (e non quello che spesso se ne fa oggi): una famiglia in cui sia presente ordine e amore, caratteristiche che devono pervadere il nucleo nei suoi aspetti fondanti, dal riconoscimento dei rispettivi ruoli per arrivare ai rapporti interpersonali, che devono distinguersi attraverso la volontà di fare del bene all&#8217;altro.</p>
<p>Il catechismo cattolico trancia via la motivazione alla base di questo comandamento, rimuovendo tutta la parte relativa alla volontà di Dio, quasi a metterne in discussione la supremazia per affermare invece una regola che, senza la relativa spiegazione, assume connotati freddi, come a voler dire che ne è necessaria l&#8217;osservanza perchè così è comandato, e basta. Ma dobbiamo dire che &#8211; a differenza di quanto fanno gli uomini &#8211; molto raramente Dio impone qualcosa all&#8217;uomo senza fargli capire, in maniera più o meno esplicita, le motivazioni di base: il quinto comandamento non fa eccezione, e le Scritture evidenziano anzitutto la volontà e l&#8217;autorità divina («<em>come il Signore, il tuo Dio, ti ha ordinato</em>»), ma anche la benevolenza che Dio riserva a coloro che lo temono e lo seguono («<em>affinché venga del bene&#8230;</em>»). Togliere questa parte di comandamento, lo ripetiamo, ha l&#8217;effetto di renderlo un precetto sterile, privo del lungimirante «<em>marchio</em>» divino.</p>
<p><strong>Una spaccatura inopportuna</strong><br />
È poi lecito domandarsi, a fronte dell&#8217;assenza del secondo comandamento nell&#8217;insegnamento cattolico, quale espediente la chiesa di Roma abbia ideato per poter parlare di «<em>dieci comandamenti</em>» anziché di «<em>nove</em>». Guardando ancora lo schema riportato all&#8217;inizio dell&#8217;articolo si noterà come il decimo comandamento biblico, relativo all&#8217;astensione dal desiderare i beni del nostro prossimo, sia stato scisso in due comandamenti nel catechismo cattolico. Così, secondo l&#8217;insegnamento romano, dovremmo avere il nono comandamento che parla di astenersi dal desiderare la donna altrui, ed il decimo indicante invece la necessità di non desiderare i possedimenti di altri uomini. Se tale scissione fosse realmente lecita, ci sarebbe davvero da chiedersi l&#8217;utilità del settimo comandamento: a fronte di un ordine esplicito come «<em>non commettere adulterio</em>» (<strong>Dt.5:18</strong>), e sapendo dalle parole di Cristo stesso che già soltanto il desiderio verso una donna che non sia la propria moglie è classificabile come fornicazione (<strong>Mt.5:28</strong>), vediamo come la ripetizione dell&#8217;astenersi dal bramare la donna altrui sarebbe quantomeno inutile, a meno che non collegata ad un proposito differente dal precedente.</p>
<p>E questo è proprio il motivo per il quale il decimo comandamento non può essere frazionato. In un&#8217;epoca in cui anche la donna, al pari di tutto il resto, era considerata praticamente una «<em>proprietà</em>» dell&#8217;uomo (nonostante il principio di uguaglianza decretato in Genesi 2:24), vediamo come il decimo comandamento ci indichi chiaramente di non desiderare di possedere nulla che appartenga di diritto ad un altro: «<em>Non desiderare la casa del tuo prossimo; non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo</em>» (<strong>Es.20:17</strong>). Si tratta di un corpus unico, nel quale vengono dettagliati i possedimenti più importanti di un essere umano, a cominciare dalla famiglia (casa, moglie), per indicare come a ciascuno sia assegnata la sua proprietà, sconsigliando di farsi infiammare dall&#8217;invidia, e danneggiare il prossimo (e sé stessi) nel tentativo di sottrargli ciò che gli appartiene. </p>
<p>Da questo vediamo come la scissione del comandamento, assolutamente non legittimata dal testo, non possa essere altro che un semplice «<em>espediente</em>» per celare la rimozione del secondo comandamento, facendo quindi «<em>cifra tonda</em>» con il fine di mascherare le alterazioni compiute dal magistero cattolico ai danni delle prescrizioni divine. </p>
<p><strong>Conclusione</strong><br />
Quando i sacerdoti giudei fecero arrestare Pietro e Giovanni, «colpevoli» di predicare Cristo alla nazione di Israele, dopo aver tentato di intimidire i due con minacce, si sentirono rispondere dagli apostoli con le seguenti parole: «<em>Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio, ubbidire a voi anziché a Dio. Quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiamo viste e udite</em>» (<strong>At.4:19-20</strong>). Oggi la situazione non è differente: esistono sempre caste di uomini che, nel tentativo di garantirsi una sorta di potere temporale, pretendono di impartire nozioni che sono poi il frutto delle loro personali distorsioni della verità, piegata a sgabello delle loro brame di supremazia. Ma davanti a tali individui, non bisogna temere di affermare con forza l&#8217;intenzione di voler seguire Dio e la sua volontà, senza dar peso a ciò che semplici uomini spacciano per vero.<br />
Nutriamo la speranza che da queste riflessioni ciascuno possa maturare il desiderio di conoscere la Parola di Dio, la Bibbia, senza farsi trascinare dalle interpretazioni del clero, ma verificando di prima mano ciò che Dio ha rivelato, perchè le Scritture sono un dono divino all&#8217;umanità, e non sono appannaggio di una classe «<em>speciale</em>» di individui.</p>
<p>«<em>Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l&#8217;uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona</em>» (<strong>2Ti.3:16-17</strong>)</p>
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		<title>Il cuore che non soffre più</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 20:13:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo volentieri alcune riflessioni di Luca Rigamonti in merito al recente attacco al villaggio di Dogo Nahawa, in Nigeria, da parte di pastori islamici, nel corso del quale sono stati uccisi selvaggiamente cinquecento cristiani. 

Nigeria, 500 cristiani uccisi a colpi di machete. Centinaia in fuga
Pastori islamici hanno attaccato un villaggio a sud di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo volentieri alcune riflessioni di <a href="http://www.sound4him.it" target="_blank">Luca Rigamonti</a> in merito al recente attacco al villaggio di Dogo Nahawa, in Nigeria, da parte di pastori islamici, nel corso del quale sono stati uccisi selvaggiamente cinquecento cristiani. </p>
<hr />
<strong>Nigeria, 500 cristiani uccisi a colpi di machete. Centinaia in fuga</strong><br />
<em>Pastori islamici hanno attaccato un villaggio a sud di Jos colpendo la popolazione </em><br />
<strong><br />
MILANO</strong> &#8211; E’ di almeno 500 morti il bilancio delle violenze interreligiose tra cristiani e musulmani avvenute nelle ultime ore nei pressi della città di Jos, nel centro della Nigeria. Lo riferiscono testimoni oculari. Una fonte della Croce Rossa ha riferito che centinaia di persone stanno abbandonando le proprie case a Jos a causa degli scontri.</p>
<p><strong>L&#8217;ATTACCO</strong> &#8211; Secondo quanto riportano testimoni locali intorno alle tre di domenica mattina i pastori islamici hanno attaccato il villaggio di Dogo Nahawa, a sud di Jos, sparando in aria e colpendo la popolazione a colpi di machete. Circa 18 cadaveri sono stati portati fuori dalla città e sotterrati, altri feriti sono stati portati in ospedale. La situazione nel Paese è sempre più tesa da quando il 9 febbraio scorso il vicepresidente Goodluck Jonathan è stato nominato presidente provvisorio in vista delle prossime elezioni presidenziali nel primo semestre 2011. Il rientro a sorpresa poi dell&#8217;ex presidente Umaru Yar&#8217;adua, musulmano del sud, ha poi accentuato il clima di violenza, dal momento che Jonathan, cristiano, ha dichiarato di non voler lasciare la carica.<br />
<span id="more-2210"></span><br />
<strong>95 ARRESTI</strong> &#8211; «Si è trattato di un episodio abominevole», ha dichiarato il responsabile per la comunicazione dello Stato di Plateau, Dan Majang, precisando che 95 persone sono state arrestate in relazione al massacro. L&#8217;ennesima strage nel tormentato stato nigeriano del Plateau è avvenuta nella notte tra sabato e domenica, in una zona già teatro di scontri e massacri interetnici e interreligiosi, crocevia obbligato tra il nord a maggioranza musulmano e il sud a maggioranza cristiano. A gennaio a Jos, capitale dello Stato, i morti erano stati più di 400.</p>
<hr />
<strong>Luca Rigamonti</strong> scrive: «<em>E qui mi viene da riflettere&#8230; noi che ci puzza cosi tanto andare in chiesa, che troviamo tante scuse per non andarci&#8230; noi che ci piantiamo su problematiche sterili e inutili come il velo, i bicchierini, se la santa cena deve essere fatta prima o dopo la predicazione, se le donne possono pregare in chiesa, se..se..se&#8230;tanti, troppi se&#8230;</p>
<p>Allo stesso tempo mi domando con quale freddezza o indifferenza noi credenti prendiamo certe notizie&#8230; sono stati massacrati 500 cristiani a colpi di macete&#8230; un attacco premeditato e gestito perfettamente&#8230; sono morti 500 fratelli e sorelle che fanno parte del corpo di Cristo come lo siamo noi&#8230; una parte del nostro corpo è morta! E noi? cosa facciamo? Continuamo la giornata senza neanche pensarci oppure ci fermiamo un attimo&#8230; Ho saputo della notizia del massacro in palestra e quello che mi ha fatto star male è che i ragazzi erano più interessati alla finale del grande fratello che a 500 uccisioni&#8230;ok sono persone del mondo, e sicuramente non provano compassione&#8230;ma noi? abbiamo provato compassione&#8230;e dire che questi 500 persone sono morte sono solo una goccia nel mare di cristiani che vengono uccisi ogni giorno&#8230; La chiesa è preseguitata ma noi ne rimaniamo indifferenti&#8230;Vorrei tanto che le nostre vite, i nostri cuori possano essere pieni di compassione verso questi nostri fratelli. </p>
<p>Ripenso a Gesù che pianse quando Lazzarò mori, e sono convinto che davanti a queste cose avrebbe pianto amaramente di nuovo. La cosa più triste di questo è che il mio cuore forse è talmente abituato che queste cose non fanno più male, che non sa più piangere. Ho paura che i cuori dei credenti non siano più capaci di piangere per il proprio corpo, quando il proprio corpo soffre&#8230;</p>
<p>Queste mie parole non vogliono attaccare nessuno ne giudicare nessuno&#8230; ma sono per giudicare me stesso e il mio cuore&#8230;</em>»</p>
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		<title>La giustificazione spiegata da Sproul</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 22:29:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proponiamo oggi un breve video, tratto da un seminario di R.C. Sproul, nel quale il teologo americano spiega in maniera succinta ma chiara il concetto della giustificazione dei credenti. Buona visione.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Proponiamo oggi un breve video, tratto da un seminario di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/R._C._Sproul" target="_blank">R.C. Sproul</a>, nel quale il teologo americano spiega in maniera succinta ma chiara il concetto della giustificazione dei credenti. Buona visione.</p>
<p align=center><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/J-qgJG4R0i8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/J-qgJG4R0i8&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Devozione popolare, ennesimo atto</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2010 18:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/02/babele.jpg" style=border:1px solid gray;" hspace=5 vspace=1 align=left />Un&#8217;interminabile attesa, con migliaia di persone ordinatamente in fila che attendono di osservare da vicino un feretro trasparente, all&#8217;interno del quale giacciono ossa annerite dal tempo. Nonostante tutti i visitatori possano rendersi conto della staticità della morte, molti di loro si lasciano andare ad espressioni di «<em>devozione</em>» verso quei resti, che più di ogni altra cosa parlano di come l&#8217;uomo non sia che un soffio fugace. Con questa breve introduzione, mi sto riferendo a quanto ho avuto modo di osservare nei pochi minuti in cui, ieri sera, ho assistito ad una puntata del programma televisivo «Terra!», all&#8217;interno del quale è stato proposto un servizio riguardante l&#8217;esposizione al pubblico dei resti di Antonio da Padova.</p>
<p>Chi, come me, è profondamente innamorato della verità biblica, non poteva provare, davanti a quelle immagini, altra sensazione che una profonda tristezza. Duecentomila anime che pregano ed invocano un morto, che è stato uomo come loro, ed i cui resti dovrebbero urlare la sua incapacità di essere mediatore o compitore di grazie! Eppure, con il cuore pieno di devozione, ciascuna di quelle persone si è presentata convinta della possibilità di poter avanzare le proprie richieste al «<em>santo</em>», con la speranza dell&#8217;esaudimento. Quel teschio annerito dovrebbe essere un monito per ciascuno, un simbolo che grida «solo Dio è Eterno!», ma gli occhi dei più, sigillati da una dottrina che insegna menzogne, non erano in grado di osservare l&#8217;evidenza.<br />
<span id="more-2121"></span><br />
Già, le menzogne del clero: quando le immagini sono passate a mostrare il merchandising di statuette del santo e suppellettili varie, le parole di un sacerdote mi hanno profondamente urtato; egli affermava che, sì, è necessario vegliare sul commercio che si poggia sulla devozione popolare, per evitare che prenda una piega errata, ma che al medesimo tempo esso è necessario, perchè il «<em>pellegrino</em>» ha il bisogno di possedere qualcosa di tangibile che lo accompagni nel suo cammino spirituale. Ipocriti, quel «<em>qualcosa</em>» è la Sacra Scrittura, che Dio ha fatto redigere per la nostra istruzione e sapienza, e che voi avete nascosto per centinaia di anni alla gente, torturando ed uccidendo coloro che si impegnavano per la sua diffusione!<br />
Le persone non hanno bisogno dei vostri manufatti, idoli opera di artigiano, con i quali vi riempite le tasche ingannando il prossimo, ma hanno necessità della sola Parola di Vita, che ancora oggi cercate di tenere celata dietro le vostre interpretazioni, affinchè la gente non possa rendersi conto delle vostre falsità!</p>
<p>Una voce fuori campo descrive le «<em>specializzazioni</em>» del santo: aiutare a ritrovare oggetti perduti, far sì che le persone riallaccino i rapporti, e non spiega che questa non è fede, bensì superstizione, stregoneria! I praticanti di occultismo, nel loro invocare le potenze diaboliche, fanno esattamente la stessa cosa: questo demone per una necessità, questo per un&#8217;altra. Qual è la differenza? Chi piega il ginocchio davanti a ipotetici «<em>santi</em>» si da ad una pratica in apparenza più pia rispetto a chi tenta di stabilire contatti con forze malvagie, ma entrambi sono accomunati dal medesimo errore: distolgono la propria devozione dal solo che ne é degno, ossia l&#8217;Unico Dio, per rivolgerla a coloro che non sono déi. Gli occultisti lo fanno consapevolmente, ma i fedeli ai «<em>santi</em>» lo fanno per ignoranza, perché non hanno mai avuto possibilità di capire come stiano davvero le cose alla luce delle Scritture, complice una chiesa che ha tutto l&#8217;interesse a mantere nascoste queste verità, perchè esse farebbero collassare ogni menzogna insegnata in questi secoli. </p>
<p>Nel nostro paese la superstizione è fortissima, e questo condiziona la spiritualità delle persone, che nella maggior parte dei casi diviene una sorta di «<em>paganesimo cristianizzato</em>», il quale riprende i vecchi concetti delle fedi idolatre e opera una semplice sostituzione dei personaggi ad esse riferite. E quando si sente parlare di «<em>classifiche di devozione</em>», nelle quali &#8211; addirittura &#8211; Cristo non risulta al primo posto, si capisce fino a che punto le masse siano confuse, e non abbiano la benchè minima idea dei presupposti profondi sui quali si basa la fede cristiana.</p>
<p>La devozione popolare è una prassi estremamente dannosa, perchè allontana dalla comprensione delle promesse e della realtà del Nuovo Patto, facendo piombare la gente in un mondo oscuro fatto di riti, di scongiuri, di caste ecclesiali, di simboli e reliquie alle quali si attribuiscono poteri spirituali di qualche tipo. Ma sul legno della croce, con il suo sangue, Cristo ha annientato tutto questo per farci conoscere la libertà di Dio, inaugurando il ministerio dello Spirito. Nel corso del tempo, la chiesa di Roma ha incoraggiato sempre più le espressioni di «<em>pietas popolare</em>», assecondandole ed inventandosi dogmi a riguardo, per compiacere i fedeli ed evitare defezioni. Ma le Scritture ci dicono chiaramente che dobbiamo istruire nella sana dottrina, evidenziando e separando ciò che è secondo la volontà di Dio da ciò che non lo è. E dobbiamo farlo per amor di Verità e del prossimo, ragione che ci spiega perchè il clero &#8211; che è invece spinto da interesse &#8211; non parli alla gente del messaggio di libertà e riconciliazione con Dio, ma continui invece a schiacciare le persone sotto il peso di un blasfemo sacramentalismo.</p>
<p>Proponiamo alcuni link ad articoli che abbiamo scritto in passato su alcuni degli argomenti citati in questo post, nella speranza che, attraverso essi, i lettori che sentono il bisogno di maggiore chiarezza la possano trovare, ma soprattutto che tale chiarezza possa portarli all&#8217;unica via che conduce alla conoscenza di Dio ed alla riconcilizione con Lui: Gesù Cristo, il Salvatore e Signore del mondo.</p>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2008/02/18/cose-un-santo/">Cos&#8217;é un santo?</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2007/09/12/idolatria-a-fin-di-bene/">Idolatria a fin di bene?</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2007/07/10/un-papato-supponente/">Un papato supponente</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2009/06/29/un-primato-di-paglia/">Un primato di paglia</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2009/06/30/le-chiavi-del-regno/">Le chiavi del regno</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2009/07/03/il-piccolo-sasso-e-la-grande-roccia/">Il piccolo sasso e la grande Roccia</a></li>
<li><a href="http://www.solovangelo.it/2009/08/18/la-confessione-dei-peccati-una-questione-senza-intermediari/">La confessione dei peccati: una questione senza intermediari</a></li>
<p>Che l&#8217;Eterno Dio vi benedica e vi conceda, se già non è così, di conoscerLo attraverso la semplicità e la potenza del messaggio del Vangelo.</p>
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		<title>Gli angeli sono liberi di scegliere?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 20:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Discussioni aperte]]></category>
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		<description><![CDATA[Una nostra lettrice ci ha recentemente posto una domanda che abbiamo ritenuto utile trattare pubblicamente, in modo da fornire una risposta accessibile anche ad altri che dovessero interrogarsi sul medesimo argomento. Il testo della domanda è il seguente:
«Si dice nella Bibbia che l&#8217;uomo è stato creato con il libero arbitrio mentre, per esempio, per gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/02/bivio.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" />Una nostra lettrice ci ha recentemente posto una domanda che abbiamo ritenuto utile trattare pubblicamente, in modo da fornire una risposta accessibile anche ad altri che dovessero interrogarsi sul medesimo argomento. Il testo della domanda è il seguente:</p>
<div style="background-color:lightcyan;border:1px solid lightblue; padding:2px; clear:both;">«Si dice nella Bibbia che l&#8217;uomo è stato creato con il libero arbitrio mentre, per esempio, per gli Angeli questo non esiste, loro possono solo ubbidire a Dio. Allora come è possibile che quello che noi chiamiamo &#8220;Lucifero&#8221; abbia trasgredito all&#8217;ordine di Dio?»</div>
<p>Il quesito parte dall&#8217;assunto che le creature angeliche e gli esseri umani siano stati formati con differenti standard di comportamento: all&#8217;uomo sarebbe stata conferita la capacità di scegliere, mentre agli angeli tale diritto sarebbe stato negato. Una tale premessa però è inesatta, proprio perchè &#8211; contrariamente a quanto viene affermato nella domanda &#8211; non esistono passaggi biblici sui quali costruire un ragionamento di questo tipo. La conclusione della domanda, di per sé, ne è già la prova più evidente: «<em>come è possibile che Lucifero abbia trasgredito, se non poteva esercitare il libero arbitrio?</em>». Se le Scritture parlano però della ribellione di quello che divenne l&#8217;avversario di Dio, è conseguentemente logico affermare che egli era in grado di scegliere. Quelle che seguono vogliono essere brevi considerazioni per chiarire meglio il discorso, vedendo rispettivamente la posizione dell&#8217;umanità e quella delle schiere angeliche in relazione all&#8217;autorità divina.<br />
<span id="more-2100"></span><br />
La creazione di Dio è fondata, tra le altre cose, sul rispetto delle creature: Il Dio Creatore è un Dio di amore, e come tale non ha mai desiderato di essere circondato da «automi» che ne eseguissero i comandi senza replicare. Fin dalle prime pagine della Genesi, vediamo come Dio abbia il profondo desiderio di ricevere la «<em>collaborazione</em>» dell&#8217;uomo, e di sottoporgli il resto del creato affinché lo custodisse (cfr. ad esempio l&#8217;assegnazione dei nomi agli animali, <strong>Ge.2:19-20</strong>). Da questo piccolo esempio, ma ce ne sarebbero molti altri, possiamo già comprendere di non trovarci di fronte ad un tiranno che crea e dispone, quanto piuttosto di essere alla presenza di un Padre che genera e guida, concedendo inoltre diritti. Dio non ha mai preteso forzatamente l&#8217;obbedienza dell&#8217;uomo, ma l&#8217;ha sempre fortemente consigliata, perchè consapevole che allorquando l&#8217;essere umano avrebbe deciso di non camminare più nei sentieri tracciati per lui, si sarebbe creata una frattura tra la creatura ed il Creatore, frattura tanto profonda da poter essere sanata soltanto con l&#8217;espiazione compiuta dal Figlio di Dio, ossia il sacrificio di Gesù. </p>
<blockquote><p>Dio il SIGNORE ordinò all&#8217;uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell&#8217;albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai» (<strong>Ge.2:16-17</strong>)</p></blockquote>
<p>Il problema della «<em>morte</em>» (intesa in questo passo come la morte spirituale, ossia il distacco da Dio, di cui la morte fisica è riflesso) non era tanto legato alla conoscenza del bene e del male in sé, la quale è lecito supporre che, prima o poi, sarebbe stata rivelata all&#8217;uomo per renderlo pienamente consapevole, quanto piuttosto alla trasgressione di un limite fissato da Dio: la proibizione di cibarsi di quel frutto era l&#8217;unico segno di autorità che Dio aveva imposto all&#8217;uomo, affinchè egli si rendesse conto di non essere lui stesso un «<em>dio</em>», ma di essere comunque sottoposto all&#8217;Eterno. Nel cogliere da quell&#8217;albero, è come se l&#8217;uomo avesse fatto una dichiarazione esplicita, secondo la quale affermava di non intendere più seguire Dio, quanto piuttosto fare di sé stesso una «<em>divinità</em>», con i risultati nefasti che ancora oggi sono sotto gli occhi di tutti. Da questo si comprende che il primo assunto della domanda in esame è corretto: l&#8217;uomo &#8211; fin dagli inizi &#8211; poteva scegliere quale strada seguire, e sebbene non avesse piena coscienza della realtà del peccato, il suo stesso potenziale gli permetteva di abbracciare sia il bene (che gli era noto) che il male (che ancora non conosceva).</p>
<p>Nel contesto appena accennato, vi è anche la presenza di satana, che sotto forma di serpente tentò i nostri progenitori nel perseguire ciò che sarebbe stata la loro condanna. È quindi evidente che la ribellione di Lucifero debba aver avuto luogo prima degli eventi narrati da Genesi 3. La sintesi di tale ribellione ci arriva dagli scritti del profeta Ezechiele, che al capitolo 28 del suo libro, nel famoso «<em>lamento sul re di Tiro</em>», scrisse:</p>
<blockquote><p>«Figlio d&#8217;uomo, pronunzia un lamento sul re di Tiro e digli: &#8220;Così parla DIO, il Signore: Tu mettevi il sigillo alla perfezione, eri pieno di saggezza, di una bellezza perfetta; eri in Eden, il giardino di Dio; eri coperto di ogni tipo di pietre preziose: rubini, topazi, diamanti, crisoliti, onici, diaspri, zaffiri, carbonchi, smeraldi, oro; tamburi e flauti, erano al tuo servizio, preparati il giorno che fosti creato. Eri un cherubino dalle ali distese, un protettore. Ti avevo stabilito, tu stavi sul monte santo di Dio, camminavi in mezzo a pietre di fuoco. Tu fosti perfetto nelle tue vie dal giorno che fosti creato, finché non si trovò in te la perversità. Per l&#8217;abbondanza del tuo commercio, tutto in te si è riempito di violenza, e tu hai peccato; perciò io ti caccio via, come un profano, dal monte di Dio e ti farò sparire, o cherubino protettore, di mezzo alle pietre di fuoco. Il tuo cuore si è insuperbito per la tua bellezza; tu hai corrotto la tua saggezza a causa del tuo splendore; io ti getto a terra, ti do in spettacolo ai re. Con la moltitudine delle tue iniquità, con la disonestà del tuo commercio tu hai profanato i tuoi santuari; perciò io faccio uscire in mezzo a te un fuoco che ti divori e ti riduco in cenere sulla terra, in presenza di tutti quelli che ti guardano. Tutti quelli che ti conoscevano fra i popoli restano stupefatti al vederti; tu sei diventato oggetto di terrore e non esisterai mai più&#8221;» (<strong>Ez.28:12-19</strong>)</p></blockquote>
<p>Vediamo quindi come il cherubino ribelle occupasse, in principio, la posizione più alta tra gli esseri angelici, ammantato di uno splendore ineguagliabile, ed assegnato a compiti ben precisi. Ma invece di ritenere le sue doti come una grazia concessagli da Dio, egli si insuperbì, considerando la sua superiorità come qualcosa da usare per imporsi, anzichè per servire. Ciò lo portò a ribellarsi a Dio, nel tentativo di conquistarne la posizione (su questo aspetto gli scrittori fantasy hanno sprecato fiumi di inchiostro, ma preferiamo di gran lunga attenerci alla sola Parola di Dio). Decidendo di camminare per una strada differente da quella tracciata per lui (ricordiamo che il termine greco <strong>αγγελος</strong> significa «<em>messaggero</em>», nel senso esteso di «<em>agente divino</em>»), egli si ritrovò a peccare di ribellione, con la malizia di chi desidera trarre vantaggio, subendo di conseguenza un destino simile (ma sostanzialmente diverso, come vedremo tra breve) che poi contribuì a cagionare all&#8217;uomo. Anche in questo caso, quindi, ci troviamo dinanzi ad una scelta perfettamente consapevole, e non abbiamo terreno per asserire che Lucifero, o qualsivoglia angelo caduto, fosse impossibilitato alla libera scelta.</p>
<p>Inoltre è importante sottolineare ancora un aspetto: la lettera neotestamentaria di Giuda, il fratello di Giacomo, parlando del castigo inflitto agli angeli ribelli ci informa che: «<em>Egli [Dio] ha pure custodito nelle tenebre e in catene eterne, per il gran giorno del giudizio, gli angeli che non conservarono la loro dignità e abbandonarono la loro dimora</em>» (<strong>Gd.6</strong>). Detto in altri termini, per gli angeli caduti non c&#8217;è possibilità di redenzione, ed il sacrificio di Cristo, attraverso il quale ogni uomo può essere salvato, non include come destinatari i messageri celesti ribelli. Mentre l&#8217;uomo peccatore ha in Cristo la possibilità di essere perdonato dei propri peccati, e di essere riscattato a vita eterna, agli angeli che hanno seguito satana (e a satana stesso, ovviamente) non rimane che la promessa di condanna, nel giorno del Signore. Verrebbe da domandarsi il perché, e la risposta a questo interrogativo rappresenta anche la conclusione alla questione sollevata dalla nostra lettrice: infatti, mentre l&#8217;uomo è stato trascinato nella ribellione verso Dio mentre ancora non aveva piena consapevolezza né della santità del suo Creatore e nemmeno della realtà del peccato, gli angeli sono stati creati con tali conoscenze, ed hanno una relazione di stretta vicinanza a Dio (data la loro natura di esseri spirituali): per usare le stesse parole di Gesù, potremmo dire che «<em>essi vedono continuamente la faccia del Padre</em>» (<strong>Mt.18:10</strong>), alludendo con ciò alla loro piena consapevolezza delle realtà celesti, anche perchè presenti fin dall&#8217;inizio in maniera concreta: questo li mette in condizione di divenire «<em>irrecuperabili</em>» se scelgono di lasciare tale via. Da questo principio arriviamo quasi a capovolgere la domanda iniziale, e possiamo affermare che il libero arbitrio è appannaggio sia dell&#8217;umanità che delle schiere angeliche, ma queste ultime, in principio, hanno potuto esercitare una scelta immediatamente e perfettamente consapevole, mentre l&#8217;uomo ha acquisito il senso del peccato soltanto dopo averlo commesso ed averne sperimentato gli effetti.</p>
<p>Il discorso è ben lungi dall&#8217;essere completo, ed in questa sede non abbiamo fatto altro che «<em>grattare la superficie</em>», cercando però di rispondere in maniera completa alla questione che ci è stata posta. Come di consueto in questi casi, invitiamo i lettori interessati ad intervenire con i propri commenti, per arricchire l&#8217;argomento e proseguire la discussione.</p>
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