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	<description>Uno sguardo al mondo con gli occhi della fede</description>
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		<title>Dio sarà glorificato ovunque</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 17:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un video veramente toccante, sul tema della maestà divina, e di come ogni cosa nel creato &#8211; fossero anche coloro che si schierano esplicitamente contro Dio &#8211; concorre alla gloria del Creatore. Ringraziamo VoceCheGrida.com per il permesso alla pubblicazione di questo video.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un video veramente toccante, sul tema della maestà divina, e di come ogni cosa nel creato &#8211; fossero anche coloro che si schierano esplicitamente contro Dio &#8211; concorre alla gloria del Creatore. Ringraziamo <a href="http://www.vocechegrida.com/" target="_blank">VoceCheGrida.com</a> per il permesso alla pubblicazione di questo video.</p>
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		<title>La gloria di Dio</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 16:39:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/04/mosesbush.jpg" align=left hspace=5 vspace=1  width=150 height=100 />Un lettore ci ha scritto per sottoporci una domanda piuttosto &#8220;<em>particolare</em>&#8220;, riguardante l&#8217;incontro tra Dio e Mosé sul Monte Sinai, quando il patriarca ricevette dal Signore la Legge, i cui dieci capisaldi furono incisi su tavole di pietra. La questione sollevata dal lettore non è sostanziale riguardo a particolari di fede, ricadendo nel novero delle curiosità, ma nonostante questo offre spunti interessanti per fare alcuni paralleli tra l&#8217;episodio specifico, e la realtà che il credente si trova a vivere nel Nuovo Patto inaugurato da Cristo.<br />
Il lettore scrive: «<em>Come mai, nell&#8217;Antico Testamento, quando Mosè vuole vedere il kevod (=gloria), Dio gli dice che deve nascondersi diero le roccie, altrimenti verrà ucciso? Nonostante si nasconda, Mosè, guardando il kevod, si brucia la faccia. Dio non sa controllare il suo kevod che è tradotto come gloria, o kevod non è la gloria (kevod = oggetto grosso e pesante) o Dio non sa controllare la sua gloria?</em>»</p>
<p>Scendiamo subito nel dettaglio, escludendo che l&#8217;oggetto della discussione possa essere qualcosa di diverso dalla gloria di Dio: non c&#8217;è alcun appiglio letterario per affermare ciò, e d&#8217;altra parte, se anche se volessimo tentare una traduzione differente &#8211; considerato che il termine kevod, al di fuori del contesto fideistico, indica in effetti qualcosa di greve, noteremmo che anche sotto il profilo logico non avrebbe senso una resa diversa da quella presente nei nostri testi: se non la gloria di Dio, infatti, cos&#8217;altro poteva chiedere il patriarca che gli venisse mostrato?<br />
<span id="more-3294"></span><br />
Il testo è quello di <b>Esodo, cap. 33, vv.18-22</b>:<br />
«<em>Mosè disse: &#8220;Ti prego, fammi vedere la tua gloria!&#8221; Il SIGNORE gli rispose: &#8220;Io farò passare davanti a te tutta la mia bontà, proclamerò il nome del SIGNORE davanti a te; farò grazia a chi vorrò fare grazia e avrò pietà di chi vorrò avere pietà&#8221;. Disse ancora: &#8220;Tu non puoi vedere il mio volto, perché l&#8217;uomo non può vedermi e vivere&#8221;. E il SIGNORE disse: &#8220;Ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato; poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro; ma il mio volto non si può vedere&#8221;</em>» (<b>Es.33:18-22</b>)</p>
<p>Dalla lettura del brano, è chiaro quanto viene affermato da Dio: l&#8217;uomo non può guardare il volto del Creatore e vivere. Mosé chiede di vedere la gloria di Dio, ed il Signore risponde che nessun vivente può guardarLo in volto: dunque, il termine «<em>gloria</em>», trovandosi in un evidente parallelismo con la parola «<em>volto</em>», indica un concetto ben specifico: è come se il patriarca avesse chiesto di vedere in faccia Dio. Se pensiamo che guardare in faccia qualcuno significa riconoscerlo, apprenderne i tratti, vedere come sia fatto, allora possiamo rendere la richiesta di Mosé in questo modo: «<em>voglio vederti per come sei</em>». Nella sua limitatezza, l&#8217;uomo non può sperare di comprendere appieno Dio: abbiamo la sua rivelazione scritta, la Bibbia, con la quale possiamo capirne la volontà, ma certo non potremmo presentarci a Dio faccia a faccia, sperando di poterLo analizzare come analizziamo i tratti di un nostro simile quando lo osserviamo. Sarebbe come voler versare un intero oceano in un semplice bicchiere: oltre a non poterlo contenere, il bicchiere è destinato a rompersi. </p>
<p>La risposta di Dio è quindi chiara: l&#8217;uomo non può esperirlo, perché rimarrebbe ucciso dalla grandezza divina. Tuttavia, il Signore concede a Mosé di osservarlo mentre passa: Dio stesso avrebbe messo il patriarca al sicuro in una roccia, coprendola con la sua mano, per mostrarsi soltanto una volta passato. Soltanto l&#8217;intervento di Dio può preservare l&#8217;uomo dalle conseguenze di un incontro così sconvolgente, e solo dopo il passaggio del Signore, Mosè può rimanere incolume nell&#8217;osservarlo. Non si tratta di una questione di «<em>controllo dela gloria</em>», come ipotizzato dal lettore &#8211; quasi che la gloria di Dio fosse una sorta di «<em>potere emanato</em>», bensì di una condizione, di uno stato di cose: Dio è tanto più maestoso ed eccelso rispetto ad una creatura di carne e polvere, per giunta marchiata dal peccato, da non potersi manifestare in tutto il suo splendore senza che la creatura venga distrutta. Sappiamo che in presenza di Dio non può sussistere il peccato, ed ecco che se Egli si mostrasse in tutta la sua santità all&#8217;uomo peccatore, quest&#8217;ultimo certo ne morirebbe. Ma quanto al «<em>controllo</em>», pensiamo all&#8217;Incarnazione di Cristo: Egli, benché Dio, «<em>non considerò l&#8217;essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini</em>» (<b>Fl.2:6-7</b>)</p>
<p>Continuiamo la lettura:<br />
«<em>Poi Mosè scese dal monte Sinai. Egli aveva in mano le due tavole della testimonianza quando scese dal monte. Mosè non sapeva che la pelle del suo viso era diventata tutta raggiante mentre egli parlava con il SIGNORE. Aaronne e tutti i figli d&#8217;Israele guardarono Mosè, e videro che la pelle del suo viso era tutta raggiante. Perciò ebbero paura di avvicinarsi a lui. Ma Mosè li chiamò, e Aaronne e tutti i capi della comunità tornarono a lui, e Mosè parlò loro. Dopo questo, tutti i figli d&#8217;Israele si avvicinarono, ed egli impose loro tutto quello che il SIGNORE gli aveva detto sul monte Sinai. Quando Mosè ebbe finito di parlare con loro, si mise un velo sulla faccia. Ma quando Mosè entrava alla presenza del SIGNORE per parlare con lui, si toglieva il velo, finché non tornava fuori; poi tornava fuori e diceva ai figli d&#8217;Israele quello che gli era stato comandato. I figli d&#8217;Israele, guardando la faccia di Mosè, vedevano la sua pelle tutta raggiante; Mosè si rimetteva il velo sulla faccia, finché non entrava a parlare con il SIGNORE</em>» (<b>Es.34:29-35</b>)</p>
<p>Dal testo vediamo che il volto di Mosé non fu &#8220;<em>bruciato</em>&#8220;, bensì che era raggiante (ebr. <em>qaran</em>, &#8220;<em>emanazione di raggi</em>&#8220;). Dunque non un danno, ma un effetto della vicinanza a Dio: parte della gloria divina si rifletteva dal suo viso, e gli israeliti avevano timore ad avvicinarcisi. Per questo, Mosé prese a coprirsi con un velo, che toglieva soltanto per parlare con Dio, nella tenda di convegno. Secondo gli studi di diversi teologi, tra cui Wesley, che citiamo qui, la roccia in cui Dio nascose Mosé era la roccia in Oreb che servì da alloggio per il profeta Elia molto più tardi, quando si trovò a fuggire dalla minaccia di Jezebel. Si tratta altresì della roccia da cui scaturì l&#8217;acqua per il popolo, roccia che l&#8217;apostolo Paolo, nella sua prima lettera alla chiesa di Corinto, identifica inequivocabilmente con il Signore Gesù: «<em>Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola, passarono tutti attraverso il mare, furono tutti battezzati nella nuvola e nel mare, per essere di Mosè; mangiarono tutti lo stesso cibo spirituale, bevvero tutti la stessa bevanda spirituale, perché bevevano alla roccia spirituale che li seguiva; e questa roccia era Cristo</em>» (<b>1Co.10:1-4</b>)</p>
<p>La roccia era cioé un tipo di Gesù: come il popolo d&#8217;Israele trasse temporaneamente da essa il proprio sostentamento per il duro viaggio nel deserto, così da Cristo, la Roccia Eterna, ogni credente riceve fiumi di benedizioni per la propria vita, che scaturiscono nella vita eterna alla presenza di Dio. La roccia rappresentò la protezione di Mosé al passaggio della gloria divina, e sappiamo che il Cristo è la sola sicurezza dall&#8217;ira futura di Dio verso il mondo ribelle, ira dalla quale saremmo consumati, se non saremo trovati al sicuro nella roccia. Dio stesso protegge coloro che sono così nascosti, come fece per Mosé, ed è solo attraverso Cristo che possiamo ricevere una tale protezione, avendo conoscenza della gloria di Dio. Non c&#8217;è uomo che possa vedere nel soggiorno nella roccia qualcosa di confortevole, tranne coloro che si trovano in effetti al suo interno, e che in essa trovano rifugio.</p>
<p>L&#8217;episodio di Mosé è, ancora una volta, un invito a vedere la Scrittura in chiave cristocentrica, ossia a riflettere come tutta la rivelazione biblica si focalizzi attorno alla figura del Messia, che attraverso la sua morte e la sua resurrezione ha potuto ricostruire un ponte tra l&#8217;umanità ribelle e Dio, un ponte fatto di grazia, che possiamo attraversare ponendo la nostra fede in Lui. In virtù dei meriti che Cristo ha acquistati con la sua vita senza macchia, e con la sua morte vicaria (ossia al posto nostro), il credente che riconosce il suo stato di peccatore bisognoso della croce riceve il perdono divino, e la sicurezza di &#8220;<em>passare oltre</em>&#8221; il futuro giudizio di Dio, perché i peccati di un tale uomo sono già stati espiati da Gesù al Calvario. È proprio come nell&#8217;episodio narrato dal Libro dell&#8217;Esodo: nessun uomo può vedere la gloria di Dio e restare in vita, ma chi viene messo al sicuro da Dio nella roccia spirituale che è Cristo, viene preservato dall&#8217;ira divina, nel giorno in cui essa sarà manifestata per giudicare definitivamente il male ed il peccato del mondo, assieme a tutti coloro che provano piacere nell&#8217;empietà e che non hanno voluto accettare l&#8217;invito di Dio al ravvedimento.</p>
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		<title>Cercare una soluzione</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 19:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una società negativamente influenzata da determinati modi di pensare, non sarebbe saggio appoggiare tali generi di condotta per contrastarne altri, ritenuti pericolosi. Se da un lato, infatti, si arginerebbe un problema, si contribuirebbe al tempo stesso al rafforzamento di comportamenti di per sé deleteri. Saggezza a parte, sembra che &#8211; recentemente &#8211; i pubblicitari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/03/qotw.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 width=120 height=110 style="border:1px solid gray" />In una società negativamente influenzata da determinati modi di pensare, non sarebbe saggio appoggiare tali generi di condotta per contrastarne altri, ritenuti pericolosi. Se da un lato, infatti, si arginerebbe un problema, si contribuirebbe al tempo stesso al rafforzamento di comportamenti di per sé deleteri. Saggezza a parte, sembra che &#8211; recentemente &#8211; i pubblicitari incaricati dall&#8217;Ufficio Federale della Sanità Pubblica Svizzera non abbiano saputo fare di meglio che far leva su richiami sessuali per proporre l&#8217;astensione dal fumo.</p>
<p>Nello spot della campagna SmokeFree (così è stata chiamata l&#8217;<a href="http://www.corriere.it/esteri/12_marzo_20/profilattici-al-posto-delle-sigarette-tortora_886ed97e-728d-11e1-a140-d2a8d972d17a.shtml" target="_blank">iniziativa</a>), viene infatti contrapposto &#8211; a livello qualitativo &#8211; il piacere dei sensi a quello del fumo, attraverso immagini ed uno slogan «<em>facile</em>» che recita «<em>l&#8217;amore è uno sballo. SmokeFree. Nessuna sigaretta è migliore</em>». L&#8217;intento è sicuramente dei più nobili, ossia tenere lontani i giovani da un vizio che può costar loro molto caro, sia in termini economici che in salute, quando &#8211; magari dopo anni passati a pensare «<em>tanto a me non succede nulla</em>» &#8211; si constateranno sulla propria pelle gli effetti devastanti del tabagismo. Tuttavia, nel proporre alternative ad un dato comportamento, si deve necessariamente valutare dove si stanno indirizzando i propri ascoltatori. Ed in un caso come questo, visto come viene vissuta oggi la sessualità tra i giovani, c&#8217;è da domandarsi se sia la scelta migliore.<br />
<span id="more-3281"></span><br />
Forse per i giovani elvetici è diverso, ma volendo parlare del nostro Bel Paese, secondo le indagini più recenti, vi è grande ignoranza in merito alle questioni legate alle malattie sessualmente trasmissibili, alla contraccezione, e &#8211; più in generale &#8211; al tema in sé stesso, che, a causa di sensi di vergogna e di tabù culturali, non viene discusso all&#8217;interno delle famiglie, o attraverso educatori preposti e ben preparati, bensì «<em>demandato</em>» ai media &#8211; e tutti conosciamo il modo in cui i mezzi di informazione veicolano e propongono contenuti di questo tipo (per informazioni aggiuntive, cfr. p.es. <a href="http://www.tantasalute.it/articolo/educazione-sessuale-giovani-italiani-ignoranti/14893/" target="_blank">http://www.tantasalute.it/articolo/educazione-sessuale-giovani-italiani-ignoranti/14893/</a>).<br />
Come è lecito aspettarsi, l&#8217;opinione pubblica si trova divisa nel valutare questo spot, ma le critiche contro di esso non sono motivate dalle preoccupazioni che abbiamo esposto, ma da scriteriate considerazioni su come le immagini sessuali siano un espediente ormai superato presso i più giovani. Un po&#8217; come dire: non soltanto si spingono i ragazzi in una determinata direzione, ma si è del tutto consapevoli che si tratta di un «<em>espediente</em>», di un «<em>escamotage</em>», quasi di un tranello per spostare la loro attenzione. E considerando le statistiche, ma anche ciò che ciascuno di noi può ormai osservare in termini di società, c&#8217;è davvero da chiedersi con quale criterio etico i vari ministeri reputino che esporsi a danni psicologici, o fisici, causa di rapporti senza la necessaria maturità e formazione, che condizioneranno la propria vita, sia qualcosa di meno grave dell&#8217;accendere una sigaretta. </p>
<p>In un contesto estremamente sensualizzato come quello in cui viviamo, il sesso viene relegato semplicemente nel novero delle esperienze da cui ricavare piacere, proiettandolo quindi nella dimensione di egoismo propria dei nostri tempi. Lo si continua a definire, in maniera del tutto parziale, «<em>amore</em>», ignorando però il reale e profondo significato di tale termine, con il risultato di avere frotte di adolescenti che bruciano le tappe, senza capire come, e senza sapere il perché. Il sesso viene indicato come panacea per qualsiasi tipo di disagio, ma in questo modo si fomenta una compulsività che fa girare ogni cosa sul piano degli istinti, senza mai andare davvero alla radice dei problemi. Se si ha una dipendenza da tabacco, se ne deve affrontare la causa &#8211; e questo vale per ogni genere di problema &#8211; e non nascondersi dietro qualcosa che funga da paravento. In caso contrario, non si farà altro che accumulare dipendenze su dipendenze, traendo un lieve sollievo rifugiandosi nella scappatoia del momento, per poi ripiombare in ciò che ci controlla, e avere nuovamente bisogno di fuggire nelle sensazioni. Ed il tempo passa, mentre i problemi rimangono.</p>
<p>Nella sinagoga di Capernaum, Gesù lesse un brano del profeta Isaia che presagiva l&#8217;avvento del Messia. «<em>Lo Spirito del Signore è sopra di me; perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri, e ai ciechi il ricupero della vista; a rimettere in libertà gli oppressi, e a proclamare l&#8217;anno accettevole del Signore</em>» (<b>Luca, cap., vv.18-19</b>). Nel concetto di «<em>liberazione dei prigionieri</em>», anche se estremamente più ampio di quello che stiamo vedendo, ricade anche la possibilità, se ci affidiamo a Cristo, di risultare vincitori su ciò che ci controlla, sui nostri vizi, sulle nostre passioni incontrollate, e su tutto ciò che mira a schiavizzarci, a renderci infelici esecutori di azioni compulsive. Gesù è venuto per riconciliare l&#8217;umanità con Dio, e per donarci un tipo di libertà che il mondo non conosce. È possibile saltare da uno stimolo ad un altro senza mai riuscire a liberarsi di ciò che ci incatena, ma abbandonandoci a Gesù, accettando nella nostra vita la realtà del suo sacrificio espiatorio, ed impegnandoci a camminare nella sua volontà, come indicato nelle Scritture, scopriremo in Lui una grande forza, alla quale appellarci per affrontare quella parte oscura di noi che ci relega all&#8217;insoddisfazione.</p>
<p>Nel caos della quotidianità, nel turbine di insegnamenti contrastanti che ci arrivano da ogni parte, abbiamo necessità di qualcuno che sappia mettere in ordine la nostra vita, che ci dia un modo corretto di considerare ciò che viviamo, che ci mostri una strada sicura. In nessuna parte della Scrittura troviamo descritti cammini in discesa o «<em>corsie privilegiate</em>», ma ci sono un&#8217;infinità di promesse con cui Dio ci fa sapere che abbiamo la possibilità di averLo al nostro fianco, in ogni occasione che la vita ci presenta, per sostenerci e guidarci. Allora, se è necessario scegliere se avere come alleato un uomo qualsiasi, che cerca di fare come gli sembra meglio, oppure il Dio Creatore di ogni cosa, non dovrebbero esserci troppi dubbi in merito a chi può fare davvero la differenza per noi ed in noi.</p>
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		<title>Baruffe maldestre</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 17:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;edizione odierna del Corriere.it riporta un articolo a tratti buffo, riguardante una disputa attualmente in corso tra la redazione di un noto sito cattolico e l&#8217;emittente Radio Maria, quest&#8217;ultima colpevole di enfatizzare un culto, nello specifico verso la madonna di Medjugorie, il quale, essendo privo di imprimatur vaticano, è ben lungi dal poter essere assurto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2008/07/discussione.gif" align=left hspace=5 vspace=1 width=120 height=90 />L&#8217;edizione odierna del Corriere.it riporta un <a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_marzo_20/del-frate-radio-maria-scomunicate-padre-livio-2003752787719.shtml" target="_blank">articolo</a> a tratti <em>buffo</em>, riguardante una disputa attualmente in corso tra la redazione di un noto sito cattolico e l&#8217;emittente Radio Maria, quest&#8217;ultima colpevole di enfatizzare un culto, nello specifico verso la <em>madonna</em> di Medjugorie, il quale, essendo privo di imprimatur vaticano, è ben lungi dal poter essere assurto a «<em>dogma</em>». Di qui, lo scontro tra le due fazioni, segno evidente che in seno al cattolicesimo esiste meno unità di ciò che solitamente i suoi esponenti cercano di sostenere, soprattutto davanti ad altre confessioni. Naturalmente, non ci interessa l&#8217;oggetto del contendere (al di là delle autorizzazioni vaticane, è «<em>sufficiente</em>» l&#8217;insegnamento biblico per capire che il culto alla madonna é idolatra: su queste pagine ne abbiamo parlato a più riprese, cfr. p.es. <a href="http://www.solovangelo.it/2009/08/26/i-prodigi-e-gli-inganni-della-%c2%abregina-dei-cieli%c2%bb/">I prodigi e gli inganni della «regina dei cieli»</a>, <a href="http://www.solovangelo.it/2009/08/15/chi-e-asceso-al-cielo-se-non-cristo-soltanto/">Chi é asceso al cielo, se non Cristo soltanto?</a>), quanto piuttosto puntualizzare alcune affermazioni fatte a mezzo del sito sopracitato, che chiamano in causa il cosiddetto «<em>mondo</em>» protestante (in un modo che il giornalista del Corriere ha avuto il coraggio di definire «<em>sobrio</em>» &#8211; e forse sarebbe opportuno un ripasso sul significato del termine).</p>
<p>«<em>Sostenere affermazioni come quelle che quotidianamente sforna Padre Livio, ormai trombone mediatico dei presunti fenomeni di Medjugorje sarebbe come dire che Martin Lutero è un santo</em>» &#8211; ecco la prima delle dichiarazioni dei responsabili del sito cattolico. Nasce spontanea una domanda: ma se la discussione, se il litigio, è indirizzato ad un&#8217;altra organizzazione cattolica, qual è il senso di tirare in ballo il buon Lutero? Che si tratti di una sorta di «<em>rigurgito controriformista post litteram</em>»? Certo si tratterà di una <em>boutade</em>: perfino lo staff di quel sito saprà sicuramente che &#8211; al di là dei limiti umani di Lutero (e chi non ne ha?) &#8211; è grazie a lui se oggi chiunque può possedere e studiare la Bibbia! Senza l&#8217;opera di quel frate agostiniano, che mal digeriva un clero il cui unico scopo era spremere soldi al popolo, ci troveremmo ancora sotto Indice, con una chiesa che proibisce ciò che Dio ha destinato non ad una casta, ma ad ogni uomo e donna desiderosi di conoscere il pensiero divino. Ci sarebbero da spendere diverse parole anche sul significato del termine «<em>santo</em>», e per questo rimandiamo ad un paio di articoli scritti qualche tempo fa, nella speranza che possano essere di aiuto a comprendere cosa sia &#8211; biblicamente &#8211; un santo, evitando quindi affermazioni teologicamente scorrette, e soprattutto infelici (cfr. p.es. <a href="http://www.solovangelo.it/2008/02/18/cose-un-santo/">Cos’è un santo?</a>, <a href="http://www.solovangelo.it/2011/10/31/essere-santo/">Essere santo</a>)<br />
<span id="more-3273"></span><br />
Ancora, il sito afferma che, riguardo alle faccende prive di parere papale ufficiale, «<em>si deve obbedienza alla Santa Sede e non ci si deve schierare altrimenti si cade nel protestantesimo</em>». Questa è un&#8217;asserzione ancora più seria, e &#8211; benchè il tono generale meriterebbe semplicemente l&#8217;indifferenza &#8211; è d&#8217;obbligo spendere due parole. Infatti, è quantomeno ridicolo &#8211; nel caso specifico di Radio Maria &#8211; l&#8217;avvertimento della &#8220;<em>caduta</em>&#8221; nel protestantesimo, perchè il protestante &#8220;autentico&#8221; (titolo comunque affibbiato dalla chiesa cattolica) è colui che si impegna ad osservare la Parola di Dio, la Bibbia, e che quindi non si piega a dottrine ad essa contrarie. Viene quindi da chiedersi come possa essere considerato &#8220;protestante&#8221; chi è dedito al culto mariano: un tale individuo è qualcuno che non ha, evidentemente, conoscenza delle Scritture, oppure non è animato da interesse nel seguirne le prescrizioni. In ogni caso, si tratta di persone ben distanti dal sentimento evangelico di ricerca della volontà di Dio, secondo i Suoi canoni. Ma capiamo perfettamente quale sia il senso dell&#8217;affermazione del sito, perché è lo stesso che nacque in epoca medioevale, e di cui si sono riempite pagine e pagine di storia: la ricerca della gloria umana (in questo caso del papa), a scapito di quella di Dio &#8211; materia, quest&#8217;ultima, di assoluta priorità per un credente. </p>
<p>Gesù stesso ne parlò, dicendo «<em>non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli</em>» (<b>Mt.7:21</b>), ed è quindi di capitale importanza farsi istruire non dalle interpretazioni, non dalle idee umane, non dai dogmi religiosi, ma unicamente dalla Parola di Dio, alla ricerca di quella volontà che soltanto Chi ha ispirato le sue Scritture può indicarci ed aiutarci a perseguire. Ciascuno è chiamato, al di là delle poco edificanti dispute di parole (<b>1Ti.6:3-4</b>) ad esaminare sè stesso, per valutare la bontà della propria professione di fede, la quale deve mostrare nel pratico il cambiamento interiore originato dall&#8217;azione dello Spirito di Dio (<b>2Co.13:5</b>). Ogni uomo comparirà infatti davanti all&#8217;Eterno, dovendo rispondere delle proprie scelte e del proprio operato, ed in un contesto come quello, sarà opportuno farci trovare vestiti di giustizia e di pietà, piuttosto che cercare di apparire accettevoli criticando la veste degli altri.</p>
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		<title>La parità tra uomo e donna non sia appiattimento della famiglia</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Mar 2012 17:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da: Commissione Etica e Società &#8211; Alleanza Evangelica Italiana Sulla risoluzione del Parlamento europeo sui &#8220;diritti&#8221; delle coppie dello stesso stesso A seguito della recente risoluzione del Parlamento europeo che stigmatizza i Paesi dell&#8217;Unione che non hanno ancora introdotto una concezione elastica del matrimonio, sino ad estenderla a coppie dello stesso sesso, si ricorda quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da: <em>Commissione Etica e Società &#8211; Alleanza Evangelica Italiana</em><br />
Sulla risoluzione del Parlamento europeo sui &#8220;diritti&#8221; delle coppie dello stesso stesso</p>
<p>A seguito della recente risoluzione del Parlamento europeo che stigmatizza i Paesi dell&#8217;Unione che non hanno ancora introdotto una concezione elastica del matrimonio, sino ad estenderla a coppie dello stesso sesso, si ricorda quanto segue:</p>
<p>- il Parlamento europeo ci ha ormai abituato a simili tirate di orecchie in nome della &#8220;parità&#8221; dei diritti tra uomini e donne. La prima risoluzione di questo genere risale al 1994, poi reiterata nel 2000. Ora ne arriva un&#8217;altra. Una ogni decennio. Per quanto riguarda il mondo evangelico italiano, nel 1994, 65 pastori delle chiese &#8220;storiche&#8221; espressero apprezzamento per la risoluzione, mentre le chiese evangelicali rimasero contrariate da quella presa di posizione che secondo loro contravviene l&#8217;insegnamento biblico riguardante la sessualità e la famiglia. A seguito di quella controversia, il già programmato convegno evangelico di Pentecoste 1994 fu annullato a testimonianza della spaccatura netta tra le due anime dell&#8217;evangelismo italiano. Dopo le recenti deliberazioni di alcune chiese &#8220;storiche&#8221; sulla benedizioni delle coppie omosessuali (2010), la spaccatura si è ulteriormente evidenziata e riflette una diversa e non conciliabile lettura della Bibbia per quanto riguarda i fondamenti della visione dell&#8217;uomo e della donna in quanto creature cadute nel peccato e con la possibilità di essere riconciliate dall&#8217;opera di Gesù Cristo.</p>
<p>- il Parlamento europeo persegue una definizione appiattita di &#8220;parità&#8221; tra uomo e donna. Parità significa uguaglianza di dignità e di opportunità, ma non può significare intercambiabilità e confusione. L&#8217;uomo rimane tale e la donna rimane tale, nella loro uguale umanità e nel loro diverso genere. Dio ha creato l&#8217;uomo e la donna e, nell&#8217;opera di salvezza, Dio permette di ricostruire vissuti redenti di mascolinità e femminilità, senza cancellarli. Parità significa pari dignità nella complementarità, non annullamento di ogni distinzione.<br />
<span id="more-3265"></span><br />
- il Parlamento europeo sbaglia a mettere sullo stesso piano morale e giuridico ogni convivenza umana tra due persone. La famiglia composta tra un uomo e una donna sposati è una formazione sociale che va riconosciuta e tutelata anche dallo stato. Diverso è il discorso riguardante le unioni civili che possono essere regolamentate.<br />
A questo proposito, l&#8217;AEI ha già preso una posizione possibilista sul riconoscimento delle unioni di fatto da parte dello stato (<a href="http://www.alleanzaevangelica.org/documenti/unionidifatto.htm">http://www.alleanzaevangelica.org/documenti/unionidifatto.htm</a>). Un conto è la famiglia, un altro sono le varie forme di convivenza. E&#8217; compito dello stato garantire tutti i cittadini, a partire però dal riconoscimento della famiglia monogamica come luogo originario della società, della procreazione e della solidarietà tra generazioni.</p>
<p>Roma, 15 marzo 2012</p>
<p>Commissione Etica e Società<br />
<strong>Alleanza Evangelica Italiana</strong><br />
Vicolo S. Agata 20<br />
00153 Roma<br />
<a href="http://www.alleanzaevangelica.org" target="_blank">www.alleanzaevangelica.org</a><br />
<a href="mailto:ufficio.stampa@alleanzaevangelica.org">ufficio.stampa@alleanzaevangelica.org</a></p>
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		<title>Il ramo reciso</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 17:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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		<description><![CDATA[È di appena un paio di giorni fa la triste notizia del massacro compiuto da un militare statunitense, di stanza in Afghanistan, ai danni di 16 civili, diversi dei quali donne e bambini. Oggi sulle pagine dei giornali si parla del destino del soldato, che sarà processato, rischiando la pena di morte se condannato. Mentre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2010/01/silenzio.jpg" align=left hspace=6 vspace=1 />È di appena un paio di giorni fa la triste notizia del massacro compiuto da un militare statunitense, di stanza in Afghanistan, ai danni di 16 civili, diversi dei quali donne e bambini. Oggi sulle pagine dei giornali si parla del destino del soldato, che sarà processato, rischiando la pena di morte se condannato. Mentre i talebani afgani desiderano vendetta, e diverse centinaia di manifestanti stanno chiedendo che il militare venga processato in Afghanistan, ci si domanda il perché di un gesto tanto folle. Leon Panetta, Segretario alla Difesa USA, ha recentemente spiegato che il soldato é semplicemente uscito dalla base, ha aperto il fuoco conto i civili, per poi rientrare e consegnarsi. In un certo senso, un procedimento lucido. Panetta, pur ribadendo l&#8217;impegno a mantenere isolati casi come questo, ha chiosato: «<em>La guerra é un inferno. Questo genere di eventi possono accadere</em>».</p>
<p>Molto ingenuamente, e volendo ignorare volontariamente i complessi meccanismi dello scacchiere geopolitico, potremmo allora domandarci cosa spinga l&#8217;uomo a scendere sul campo di battaglia contro suoi simili, ad esporsi ad un tale logorio interiore da sperimentare ciò che i veterani non esitano a definire «<em>inferno</em>». Vivere con il terrore, al punto che &#8211; inspiegabilmente &#8211; qualcosa si rompe, e ci si ritrova a compiere gesti che mai si sarebbero compiuti in condizioni normali. Parlando in generale, è più che comprensibile la posizione di chi si mette sulla difensiva: nel corso della storia, quante volte abbiamo visto popoli obbligati a scendere sul campo, per difendere tutto ciò che avevano, a partire dalle loro famiglie? Più difficile è invece afferrare del tutto il pensiero di chi muove guerra verso un altro: a volte ci sono le necessità, pensiamo ad esempio alle popolazioni che hanno tentato di affermarsi in territori più fertili per vivere meglio. Altre volte, i potenti hanno maturato il semplice desiderio di possedere, di «<em>farsi un gran nome sulla terra</em>» (cfr. <b>Ge.11:4</b>). Oggi, sentiamo sempre più spesso riferimenti a guerre «<em>preventive</em>» (che dovrebbero scongiurare minacce, secondo il parere degli strateghi), oppure di «<em>controllo</em>», quando addirittura non si parla di «<em>missioni di pace</em>» &#8211; e qui ci sarebbe da aprire una lunga parentesi sul significato del termine «<em>pace</em>», perché evidentemente è inteso in senso molto diverso dalla sua etimologia.<br />
<span id="more-3252"></span><br />
Come scrisse Salomone del suo Libro dell&#8217;Ecclesiaste, «<em>l&#8217;uomo domina sugli uomini per loro sventura</em>» (o <em>male</em>, <em>danno</em>, dall&#8217;ebr. <b><span style="color:blue">הער</span></b>, «<em>ra&#8217;ah</em>»). La radice del problema, infatti, é sempre la stessa, anche se molte menti «<em>illuminate</em>» continuano a rifiutarla: quando nella vita dell&#8217;uomo manca un rapporto vero e vivo con Dio, le scelte che intraprendiamo non possono che essere &#8211; in ultima analisi &#8211; dannose per noi stessi e per il prossimo. L&#8217;uomo non è stato creato per affermarsi sui suoi simili, per dominarli, bensì per costituire con loro un insieme che lavora sinergicamente verso uno stesso fine. Che cosa fa scattare nella mente di una persona un tale raptus, che spinge a spezzare la vita di individui inermi? Non è forse perché da troppo tempo si permane in una condizione che mina l&#8217;essenza stessa dell&#8217;uomo, fin dalle fondamenta? Se ci riferiamo alle guerre, però, sappiamo bene che anche chi non arriva ai gesti del soldato di cui abbiamo parlato, si trova a mutare profondamente, a non essere lo stesso di prima.</p>
<p>«<em>La guerra é un inferno. Questo genere di eventi possono accadere</em>» &#8211; afferma Panetta. Però non è un problema appannaggio esclusivo delle zone di guerra. Anche nella vita di tutti i giorni, la cronaca ci ricorda come, tristemente, si possa entrare in contatto con il medesimo «<em>inferno</em>», per i motivi più disparati, ma con gli stessi risultati. Quando nell&#8217;altro vediamo un oggetto, e non una persona. Quando riteniamo i nostri diritti maggiori di quelli del prossimo. Quando prevarichiamo, quando invadiamo l&#8217;altro. Quando non siamo capaci di stimare il prossimo per ciò che è in realtà, ossia una creatura fortemente voluta da Dio, proprio come noi. Oppure quando del pensiero di Dio non ci interessiamo per nulla, e di fatto viviamo in emulazione di una società bieca, egoista, che accende le passioni ma richiede di farsi bruciare da esse. In una parola, quando ci allontaniamo dall&#8217;idea di Dio per l&#8217;uomo, soffocando quell&#8217;immagine di Lui che è posta in noi. Allora sì, iniziamo a sperimentare l&#8217;«<em>inferno</em>» sulla terra, perchè come il ramo che viene tagliato dal tronco è destinato a seccare, anche l&#8217;uomo &#8211; separato da Dio &#8211; non può che avvizzire interiormente.</p>
<p>In questi casi, è utile ricordare che Dio ha il potere di innestarci nuovamente nell&#8217;albero, anche se siamo recisi. Ma come una persona non si recherà dal medico se prima non riconosce il proprio stato di malattia, anche noi abbiamo profondamente necessità di rivedere le nostre vie, il nostro modo di essere e di pensare, mettendolo a paragone non con quello di un mondo che ci rende sempre più soli (anche se in compagnia) e gretti, ma con quello di un Dio che desidera farci crescere all&#8217;immagine del suo amato Figlio, sperimentando quella pace che il mondo non può dare.</p>
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		<title>Il cristianesimo è facile o difficile?</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2012/02/29/il-cristianesimo-e-facile-o-difficile/</link>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 17:28:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<category><![CDATA[creazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto da «L&#8217;Uomo Nuovo» di Clive Staples Lewis, Borla Editore, 1956, pp.193-199 [...]Nel capitolo precedente abbiamo considerato l&#8217;idea cristiana di «rivestirsi di Cristo», o del «rivestirsi» come figli di Dio per potere alla fine diventare figli veri. Ora voglio chiarire che questo non è uno dei molti compiti che il cristiano deve seguire, e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2008/10/bibbia_occhiali.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray" width=120 height=90 /><b>Tratto da</b> «<em>L&#8217;Uomo Nuovo</em>» di Clive Staples Lewis,<br />
<em>Borla Editore</em>, 1956, pp.193-199</p>
<p>[...]Nel capitolo precedente abbiamo considerato l&#8217;idea cristiana di «<em>rivestirsi di Cristo</em>», o del «<em>rivestirsi</em>» come figli di Dio per potere alla fine diventare figli veri. Ora voglio chiarire che questo non è uno dei molti compiti che il cristiano deve seguire, e non è un esercizio per qualcuno che è particolarmente avanti. È tutto il Cristianesimo. Il Cristianesimo non offre nient&#8217;altro. E io vorrei mettere in evidenza quanto differisce dalle solide idee «<em>morali</em>» e da quelle che incitano «<em>a diventare buoni</em>». L&#8217;idea più comune che abbiamo tutti prima di diventare cristiani è questa: come punto di partenza prendiamo il nostro io ordinario, con i suoi vari desideri ed interessi. Quindi vi inseriamo qualcos&#8217;altro &#8211; e chiamiamo questo «<em>morale</em>» o «<em>buona condotta</em>» o «<em>il bene della società</em>» &#8211; che abbia dei diritti sull&#8217;io, diritti che ostacolano i desideri. Quello che si chiama «<em>essere buoni</em>» vuol dire cedere di fronte a questi diritti. Alcune delle cose che l&#8217;io comune voleva compiere risultano «<em>sbagliate</em>»: benissimo, vi dovremo rinunciare. Altre cose, che l&#8217;io non voleva compiere, vengono definite «<em>giuste</em>»: ebbene, faremo quelle!</p>
<p>Ma non tralasciamo mai di sperare che una volta soddisfatte tutte quelle esigenze, il povero io naturale abbia ancora qualche occasione e il tempo di tirare avanti con la sua propria vita e fare ciò che vuole. Noi siamo in realtà molto simili all&#8217;onesto cittadino che paga le tasse. Le paga senza dubbio, ma spera che gli rimanga abbastanza da vivere, perchè continuiamo a prendere come punto di partenza l&#8217;io naturale. Fin quando ragioneremo in questo modo, due saranno i possibili risultati: o rinunceremo al tentativo di essere buoni, oppure diventeremo estremamente infelici. Perché badate bene: se continuerete a cercare di ottemperare a tutte le pretese che vengono imposte sull&#8217;io naturale, non vi resterà abbastanza da vivere. E l&#8217;io naturale, così ridotto alla fame, ostacolato e tormentato ad ogni svolta, si irriterà sempre di più. Alla fine, rinuncerete al tentativo di essere buoni, oppure diventerete come quelle persone che, si dice, «<em>vivono solo per gli altri</em>», ma sempre scontente e brontolone: sempre pronte a chiedersi perché la gente non abbia per loro maggiore considerazione, e sempre con l&#8217;atteggiamento del martire. E una volta diventati tali, sarete tanto di maggior tormento per chiunque vi debba vivere vicino, di quanto lo sareste stati rimanendo sinceramente egoisti. La condotta cristiana è diversa: più difficile, e insieme più facile. Il Cristo dice: «<em>Dammi tutto. Non voglio tanto del tuo tempo, tanto del tuo denaro, e tanto del tuo lavoro; voglio te. Non sono venuto a tormentare il tuo io naturale, bensì a ucciderlo. Le mezze misure non servono a nulla. Non voglio tagliare un ramo qui e uno là, voglio abbattere tutto l&#8217;albero. Non voglio trapanare il dente, mettergli la corona, otturarlo, lo voglio strappare. Passami tutto l&#8217;io naturale, tutti i desideri, che ritieni innocenti, non meno di quelli che giudichi malvagi: tutto insomma. Io ti darò in luogo di questo un io nuovo. In effetti, ti darò Me stesso: il mio Io diventerà tuo</em>».<br />
<span id="more-3239"></span><br />
Più difficile, e allo stesso tempo più facile di quello che tutti noi cerchiamo di fare. Immagino avrete notato che Cristo stesso definisce certe volte la vita cristiana molto ardua e altre volte la definisce semplicissima. Dice «<em>Prendi la tua croce</em>»: in altre parole, sarà come essere battuti a morte in un campo di concentramento. Subito dopo dice «<em>Il mio giogo è lieve e il mio peso leggero</em>». Intende veramente l&#8217;una sia l&#8217;altra cosa, e si comprende come siano entrambe vere. I maestri vi diranno che l&#8217;alunno più pigro della classe sarà quello che alla fine lavora di più. Ve lo diranno sul serio. Se, per esempio, assegnate a due ragazzi un teorema di geometria, quello che è disposto a faticare cercherà di comprenderlo. Quello pigro cercherà di impararlo a memoria perchè per il momento questo richiede meno fatica. Ma sei mesi dopo, quando si prepareranno entrambi per l&#8217;esame, il ragazzo negligente suderà per ore e ore a studiare ciò che l&#8217;altro comprende, e anzi si diverte a imparare in pochi minuti. Alla fin fine, pigrizia vuol dire maggiore lavoro. Oppure diciamo questo: in battaglia, nell&#8217;alpinismo, ci si imbatte spesso in una cosa che richiede un bel coraggio a compierla; ma in ultima analisi sarà anche la più sicura. A voler girare quell&#8217;ostacolo, poche ore dopo ci si troverà in pericoli peggiori. La decisione vile risulta anche la più pericolosa.</p>
<p>È lo stesso nel nostro caso. La cosa tremenda, la cosa quasi impossibile, è abbandonare tutto sé stesso &#8211; ogni desiderio e precauzione &#8211; a Cristo. Ma è molto più facile rispetto a ciò che cerchiamo di fare in sostituzione ad essa. Perché il nostro tentativo è di rimanere ciò che chiamiamo «<em>noi stessi</em>», conservare la felicità personale come lo scopo più alto della vita, e tuttavia cercare insieme di «<em>essere buoni</em>». Cerchiamo tutti di lasciare andare mente e cuore per la loro strada &#8211; quella del denaro, del piacere o dell&#8217;ambizione &#8211; con la speranza che, nonostante questo, si riuscirà a condursi con onestà, castità e umiltà. È proprio questo da cui Gesù mise in guardia, quando disse che il pruno non può produrre fichi. Se sono un campo che contiene esclusivamente semi di erba, non potrò produrre grano. Se taglio l&#8217;erba si manterrà corta, ma continuerò tuttavia a produrre erba e non grano. Se vorrò produrre grano, il mutamento dovrà essere profondo, non superficiale. Dovrò essere arato e di nuovo seminato.</p>
<p>Ecco perché il vero problema della vita cristiana si presenta quando in genere non lo si cerca. Si presenta nel momento stesso in cui ci si sveglia al mattino. Tutti i desideri e le speranze della giornata ci aggrediscono come bestie feroci. E il primo compito di ogni mattina consiste semplicemente nel ricacciarle tutte; nel dare ascolto all&#8217;altra voce, nell&#8217;accettare quel diverso punto di vista, nel lasciarsi inondare dall&#8217;altra vita più vasta, più forte, più tranquilla. E così avanti per tutta la giornata. Rimanendo lontani da ogni vano scalpore e agitazione, fuori della corrente che il vento sospinge. Da principio lo faremo solo per qualche momento. Ma da quei momenti la vita nuova dilagherà in tutto l&#8217;essere, perchè avremo incominciato a lasciare che Egli lavori nel punto giusto di noi stessi. È la diversità che corre fra la pittura che si distende solo alla superficie, e la tintura, o macchia, che inzuppa la stoffa.</p>
<p>Egli non ha mai parlato di vaghi idealismi. Quando disse «<em>Siate perfetti</em>», voleva dire esattamente questo. Voleva dire che eravamo tenuti a sottoporci a tutto l&#8217;intero procedimento. È difficile, ma quella specie di compromesso del quale andiamo in cerca brancolando è più difficile ancora: anzi addirittura impossibile. L&#8217;uovo troverà difficile trasformarsi in uccello, ma sarebbe ancora più difficile per esso imparare a volare, rimanendo sempre uovo. Attualmente noi siamo come tante uova. E non si può rimanere all&#8217;infinito uova comuni e buone. Bisogna venire covate, oppure marcire. Vogliamo ritornare a quanto detto in principio? Questo è tutto il Cristianesimo. Non vi è nient&#8217;altro. Ed è così facile fraintendere. È facile pensare che la Chiesa abbia un numero enorme di oggetti diversi: istruzione, edifici, missioni, cerimonie. Come è facile pensare che lo Stato ha un numero enorme di oggetti diversi: militari, politici, economici, e via discorrendo. Ma da un lato è tutto molto più semplice. Lo Stato esiste solo per incrementare e proteggere in questa vita la comune felicità degli esseri umani. Marito e moglie che conversano accanto al caminetto, un paio di amici che fanno una partita all&#8217;osteria, l&#8217;uomo che legge nella sua stanza, o vanga il proprio orto, ecco ciò che lo Stato mira a proteggere. E se non tendono a promuovere, accrescere e prolungare momenti come questi, tutte le leggi, i parlamenti, gli eserciti, i tribunali, le polizie, l&#8217;economia, ecc., non saranno che semplice spreco di tempo.</p>
<p>Allo stesso modo, la Chiesa non esiste se non per attirare gli uomini verso Cristo, per farne altrettanti piccoli Cristi. Se non fanno questo, tutte le cattedrali, tutto il clero, le missioni, i sermoni e perfino la Bibbia stessa non saranno che uno spreco di tempo. Per nessun altro scopo all&#8217;infuori di questo Dio si è fatto uomo. Capite bene che c&#8217;è perfino da dubitare che anche l&#8217;universo sia stato creato per uno scopo diverso da questo. È detto nella Bibbia che l&#8217;intero universo è stato creato per Cristo, e che tutto è destinato a raccogliersi intorno a Lui. Non credo che nessuno di noi possa comprendere come questo avverrà nei confronti dell&#8217;universo. Non sappiamo se e cosa viva in quelle parti di esso che distano dalla terra milioni di miglia. Anche sulla nostra terra, non sappiamo come questo si applichi a tutto ciò che non sia l&#8217;uomo. Ma dopo tutto, sarebbe stato facile prevederlo: nel piano generale noi siamo stati messi a parte solo per ciò che interessa noi.</p>
<p>Certe volte mi piace immaginare di poter capire come ciò si applichi anche alle altre cose. Mi pare di vedere come gli animali superiori vengano, in un certo senso, attirati verso l&#8217;uomo quando egli li ama e li rende addirittura quasi umani, cosa che altrimenti non avverrebbe. Riesco perfino a vedere che in un certo senso anche le cose inanimate e le piante, vengono attirate verso l&#8217;uomo quando le studia, se ne serve, le ammira. E se in altri mondi vi saranno creature dotate di intelligenza, potranno fare lo stesso nel loro ambiente. Potrebbe avvenire che allorquando le creature intelligenti entreranno nel Cristo, esse condurranno con sé in tal modo anche tutti gli altri esseri. Ma non lo so con certezza; è una semplice supposizione. A noi è stato detto soltanto come noi uomini potremmo essere attirati nel Cristo &#8211; come potremo entrare a far parte di quel meraviglioso dono che il Principe dell&#8217;universo vuole offrire al Padre &#8211; il dono che è Lui stesso e quindi noi in Lui. Solo per questo siamo stati creati. E troviamo nella Bibbia accennato in modo strano e impressionante che nel momento in cui verremo così attirati, moltissime altre cose della Natura si raddrizzeranno.<br />
Finito il brutto sogno, sarà mattino.</p>
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		<title>Quanto è grande Dio?</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 20:16:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Venturello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte, le complesse argomentazioni del liberalismo e dello scetticismo possono essere vinte dalla semplice logica di un bambino: Durante l&#8217;ora scolastica di religione, una bambina sorprese il professore esclamando: «Dio è davvero grande!». L&#8217;insegnante &#8211; basito da questa affermazione così decisa &#8211; si interruppe e domandò: «Perché dici questo? Come mai Dio è grande?». [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/02/interrogation.gif" hspace=5 vspace=1 align=left style="border:1px solid lightgray;" />A volte, le complesse argomentazioni del liberalismo e dello scetticismo possono essere vinte dalla semplice logica di un bambino:</p>
<p>Durante l&#8217;ora scolastica di religione, una bambina sorprese il professore esclamando: «<em>Dio è davvero grande!</em>». L&#8217;insegnante &#8211; basito da questa affermazione così decisa &#8211; si interruppe e domandò: «<em>Perché dici questo? Come mai Dio è grande?</em>». La piccola, con un certo moto di orgoglio per la risposta che avrebbe dato, incalzò: «<em>Perchè ha condotto il popolo di Israele, aprendo per loro le acque, attraverso il Mar Rosso!</em>». Il professore di religione &#8211; che forse avrebbe fatto meglio ad insegnare altro &#8211; controbattè con sufficienza: «<em>Vedi, all&#8217;epoca di Mosè, il Mar Rosso non era così profondo: il popolo di Israele ha camminato in un paio di spanne d&#8217;acqua, e non c&#8217;è nulla di grandioso in questo</em>». La bambina si chiuse in un breve silenzio, pensosa, e poi sbottò: «<em>Allora, Dio è ancora più grande!</em>». L&#8217;insegnante, incredulo per quella rinnovata dichiarazione, chiese: «<em>E perchè Dio sarebbe ancora più grande?</em>». La bambina rispose: «<em>Perchè tutto l&#8217;esercito egiziano, con i loro carri ed i loro soldati, è annegato in pochi centimetri di acqua!</em>»</p>
<p align=center>Gesù disse: <em>In verità io vi dico che chiunque non avrà ricevuto il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto</em> (<strong>Mc.10:15</strong>)</p>
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		<title>L&#8217;amore secondo Dio</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 17:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un giorno in cui, a torto o a ragione, in molti celebrano la festa degli innamorati, anche su queste pagine abbiamo deciso di parlare di amore. Non parleremo di una semplice emozione, o di qualcosa di instabile, passeggero, bensì di una scelta, solida, definitiva, che mette il prossimo al di sopra di sé stessi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/01/tramonto.jpg" hspace=6 vspace=1 align=left />In un giorno in cui, a torto o a ragione, in molti celebrano la festa degli innamorati, anche su queste pagine abbiamo deciso di parlare di amore. Non parleremo di una semplice emozione, o di qualcosa di instabile, passeggero, bensì di una scelta, solida, definitiva, che mette il prossimo al di sopra di sé stessi. Sì, perché se oggi il mondo (e la società in genere) vogliono distruggere il vero senso di tale sentimento, offrendone visioni alterate e legate quasi esclusivamente al desiderio e decisione individuale, non è questo ciò che ci insegnano le Scritture, e che Dio ha in mente riferendosi all&#8217;amore. Anzitutto è una scelta: certo, c&#8217;è sempre una «<em>causa scatenante</em>», ci si innamora per affinità, e per molti motivi diversi, ma la permanenza di questo sentimento non deve essere regolata dalle proverbiali «<em>farfalle nello stomaco</em>», o da fattori di comodo, come &#8211; per esempio &#8211; la routine. Amare è una decisione: scelgo di amare, percorro cioé volontariamente un cammino in cui decido di stimare l&#8217;altra/o superiore a me stesso, e &#8211; come tale &#8211; metto il suo bene sopra ogni altra cosa. Potremo attraversare momenti conflittuali, problematiche varie, e &#8211; forse &#8211; la scelta che abbiamo fatto nei confronti di un&#8217;altra persona verrà messa a dura prova. Ed è proprio in quel caso che l&#8217;amore si palesa per ciò che é: una scelta, soprattutto quando il destinatario del nostro amore è tutto fuorché amabile.<br />
<span id="more-3220"></span><br />
Oggi si festeggia il cosiddetto «<em>patrono degli innamorati</em>», ma quanto &#8211; in realtà &#8211; sono labili i legami che spesso vengono intrecciati tra «<em>innamorati</em>»? Ci si basa su caratteristiche che, a conti fatti, non sono che passeggere, e sovente non si riflette su doti che sono come perle preziose, in questa società in cui il tradimento è norma, l&#8217;egoismo è legge, le relazioni sono assediate continuamente a causa di mura deboli, costruite da persone che non sanno costruire su fondamenta stabili.</p>
<p>Nelle Scritture sono tanti i passi in cui possiamo imparare cosa sia l&#8217;amore. Ed i più incisivi, i più disarmanti, sono quelli che mostrano il grande amore che Cristo ha mostrato nei confronti di un&#8217;umanità ribelle, nemica di Dio. Egli non ha provato nei nostri confronti una vaga infatuazione, un sentimento vano che ci facesse risultare desiderabili, ma ha scelto di amare, ha scelto di darci l&#8217;unica via di salvezza efficace, ha scelto di offrire sé stesso in sacrificio, affinché chiunque si riconosce bisognoso di tale sacrificio possa trovare pace con Dio. In un giorno in cui si fa un gran parlare di amore, vogliamo indicarne la manifestazione pratica, nella speranza che sia fonte di ispirazione per chiunque la legga, e che attraverso essa ciascuno possa capire ed accettare il grande amore di Dio verso l&#8217;umanità, e al tempo stesso desiderare di imparare ad amare in un modo tanto profondo.</p>
<p>«<em>Se dunque v&#8217;è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d&#8217;amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l&#8217;essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre</em>» (<strong>Lettera ai Filippesi, cap.2, vv.1-11</strong>)</p>
<p>«<em>Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altr</em>i» (<strong>Vangelo di Giovanni, cap.15, vv.12-17</strong>)</p>
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		<title>Previsioni del tempo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 21:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fin dagli albori della sua specie, l&#8217;uomo ha sempre cercato di prevedere il cambiamento delle stagioni, e del tempo, per migliorare i propri traguardi relativi all&#8217;agricoltura, alla sicurezza degli spostamenti, alle zone favorevoli in cui abitare. Nel corso della storia, oltre ad un&#8217;osservazione attenta e scrupolosa, la nostra specie ha potuto avvalersi di tecnologie sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/02/camminoneve.jpg" align=left hspace=6 vspace=1 />Fin dagli albori della sua specie, l&#8217;uomo ha sempre cercato di prevedere il cambiamento delle stagioni, e del tempo, per migliorare i propri traguardi relativi all&#8217;agricoltura, alla sicurezza degli spostamenti, alle zone favorevoli in cui abitare. Nel corso della storia, oltre ad un&#8217;osservazione attenta e scrupolosa, la nostra specie ha potuto avvalersi di tecnologie sempre più sofisticate, fino ad arrivare agli attuali satelliti, attraverso i quali avere un margine di certezza molto spiccato sui «<em>vaticini metereologici</em>»: è innegabile &#8211; infatti &#8211; che già solo pochi anni fa, si trattasse di una scienza molto più approssimativa rispetto ad oggi, e che se a quel tempo si poteva fare spallucce di fronte all&#8217;annuncio di un week-end di pioggia, magari sconfessato da un sole pugnace, di questi tempi le previsioni si stanno dimostrando di una precisione disarmante: basta considerare cosa sta succedendo più o meno in tutto il Nord con le attuali nevicate, e disagi ad esse connesse.</p>
<p>E proprio queste abbondanti nevicate mi hanno fatto riflettere sulla scala di priorità dell&#8217;uomo: cosa succede quando vengono annunciati eventi meteorologici importanti come questo? In qualche modo, si cerca di farsi trovare pronti. Caleranno le temperature? Fuori gli abiti più pesanti, ed una cura più precisa del proprio mezzo di trasporto, dal rabbocco di antigelo al montaggio di pneumatici da neve, o catene. Farà caldissimo? Allora si cercherà di avere sempre con sé una bottiglia d&#8217;acqua, per evitare problemi e colpi di calore. Insomma, si ascolta ciò che il colonnello di turno ha da dirci in merito alle situazioni atmosferiche che dovremo affrontare l&#8217;indomani, o il giorno dopo ancora, e si cerca di prepararsi &#8211; si tenta di fronteggiare il problema in una maniera adeguata, per non patirne il danno.<br />
<span id="more-3214"></span><br />
Non ci comportiamo in questo modo solo riguardo al tempo: in quasi ogni aspetto della nostra vita, cerchiamo di «<em>captare segnali</em>», di prevedere l&#8217;andare delle cose: facciamo progetti, valutiamo i pro ed i contro, e ci mettiamo all&#8217;opera nel miglior modo possibile. Non ho scritto a caso che questo atteggiamento è presente in «<em>quasi</em>» ogni ambito nella nostra esistenza: infatti c&#8217;è almeno un settore che troppo spesso viene lasciato da parte, come se non ci riguardasse, come se si trattasse di cose di poco conto. Ma si tratta invece di una questione di ricaduta eterna, e &#8211; come tale &#8211; della massima importanza.</p>
<p>Ai farisei che gli chiedevano un segno dal cielo, Gesù rispose: «<em>Quando si fa sera, voi dite: &#8220;Bel tempo, perché il cielo rosseggia!&#8221; e la mattina dite: &#8220;Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!&#8221; L&#8217;aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli?</em>» (<b>Mt.16:2-3</b>). Egli inquadrò perfettamente l&#8217;atteggiamento tipico dell&#8217;uomo: attentissimo all&#8217;imminente, e così incapace di riflettere sul trascendente, e prendere decisioni serie a riguardo, capendone l&#8217;importanza.</p>
<p>Domani forse pioverà, o nevicherà, e per uscire di casa prenderai un ombrello: ti premunirai di affrontare il rigore del tempo con mezzi adeguati. Ma in un giorno imprecisato, che non potremo conoscere finché non lo sperimenteremo, l&#8217;umanità dovrà fare i conti con il giusto giudizio di Dio, il quale verrà per fare giustizia di tutti coloro che agiscono empiamente, e che si sono fatti beffe dell&#8217;offerta di riconciliazione dell&#8217;Eterno: ad oggi, puoi dire di poter affrontare questo giudizio, con la sicurezza di esserne esentato? Hai fatto di Cristo il Signore della tua vita, hai fatto tue le promesse di salvezza che Egli ha rivolte all&#8217;umanità? </p>
<p>Sono domande importanti, ed in gioco c&#8217;è tanto: ci sei tu. Allora, la saggezza che utilizzi nel vivere il quotidiano, la puoi utilizzare anche nel confrontarti con ciò che oggi ti sembra così lontano, o irreale, per scegliere di prendere in considerazione quell&#8217;Unica Via che &#8211; a differenza dei rimedi umani &#8211; può darti una sicurezza incrollabile, volta ad un obiettivo eterno, motivata da quell&#8217;amore che il tuo Creatore prova per te. Andando verso la tempesta &#8211; dunque &#8211; preparati a dovere.</p>
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		<title>Pubblicità regresso</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 10:46:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio ieri, concedendomi un po&#8217; di relax davanti ad uno spettacolo televisivo, durante una pausa pubblicitaria ho avuto modo di osservare uno spot legato ad una nota marca di automobili, il quale &#8211; concludendo con il motto &#8220;i tempi sono cambiati&#8221; &#8211; mostrava un dialogo tra madre e figlia, nel quale la prima notava un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio ieri, concedendomi un po&#8217; di relax davanti ad uno spettacolo televisivo, durante una pausa pubblicitaria ho avuto modo di osservare uno spot legato ad una nota marca di automobili, il quale &#8211; concludendo con il motto &#8220;<em>i tempi sono cambiati</em>&#8221; &#8211; mostrava un dialogo tra madre e figlia, nel quale la prima notava un tatuaggio della seconda, e per tutta risposta le mostrava il proprio, concludendo con un accenno alla <em>complicità </em>tra le due.</p>
<p>Ennesima dimostrazione degli scarni valori ai quali la nostra società ormai può fare appello, vediamo una madre che si fa &#8220;<em>solidale</em>&#8221; con la figlia, mostrandosi addirittura eccessiva nei comportamenti della giovane (il tatuaggio della madre è infatti più vistoso di quello della figlia). È la riproposizione del modello <em>madre-amica</em>, da tempo dimostratosi fallimentare quanto alla trasmissione di valori (la madre, così come il padre, hanno anzitutto l&#8217;obbligo di essere educatori, e non complici dei figli), e segno di una società che, avendo perso i contatti con i più giovani, cerca di recuperarli imitandoli in comportamenti ed atteggiamenti che non denotano valori interiori, ma che si fermano a semplici simboli legati all&#8217;apparenza. Non è quindi più il vecchio che nella sua saggezza istruisce l&#8217;inesperto, bensì è il giovane che funge da <em>esempio</em>, da <em>traino</em>, per una società basata sulla vanità e sull&#8217;effimero: l&#8217;anziano, l&#8217;esperto, invece di essere guida ha abdicato ad essere passeggero di un mezzo che non può che andare verso la rovina, fintanto che la conduzione è lasciata a chi ancora non è in grado di ragionare con maturità, ed a coloro che &#8211; consapevoli di tale debolezza &#8211; si ingegnano per sfruttare la naturale esuberanza dei più giovani.</p>
<p align=center>
«<em>Guai a te, o paese, il cui re è un bambino e i cui prìncipi mangiano fin dal mattino!</em>» (<strong>Ec.10:16</strong>)</p>
<p align=center>
«<em>Insegna al ragazzo la condotta che deve tenere;<br />
anche quando sarà vecchio non se ne allontanerà</em>» (<strong>Pr.22:6</strong>)</p>
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		<title>Collaborazione con TuttoCorsiBiblici.it</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 17:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Informiamo i lettori della nostra collaborazione, concretizzatasi recentemente, con il portale TuttoCorsiBiblici.it (TCB), il quale offre studi gratuiti e corsi di vario livello su diverse tematiche bibliche. Nella fattispecie, mi occuperò di un corso introduttivo allo studio della lingua ebraica, che si snoderà in diverse unità didattiche, ancora da definire con precisione. Al momento è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Informiamo i lettori della nostra collaborazione, concretizzatasi recentemente, con il portale <a href="http://www.tuttocorsibiblici.it">TuttoCorsiBiblici.it</a> (TCB), il quale offre studi gratuiti e corsi di vario livello su diverse tematiche bibliche. Nella fattispecie, mi occuperò di un corso introduttivo allo studio della lingua ebraica, che si snoderà in diverse unità didattiche, ancora da definire con precisione. Al momento è disponibile la prima unità, corredata da una lezione in formato PDF (accessibile attraverso il portale), più un video visionabile su YouTube, a completamento di quanto trattato. Si tratta di un&#8217;opportunità formativa interessante, che &#8211; come tale &#8211; ci sentiamo di segnalare, nella speranza che possa essere di utilità a quante più persone possibile.</p>
<p align=center><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/Tlj5Pakg14k" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Tatuaggi, ieri ed oggi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 19:55:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una lettrice ci pone un quesito interessante, leggendo il quale mi sono reso conto di non aver mai trattato l&#8217;argomento su queste pagine. Presentiamo quindi il presente articolo, nella speranza possa essere di aiuto e chiarimento a quanti si trovano a porsi la stessa domanda, e ricercano un confronto sul tema. La nostra lettrice scrive: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/01/ebraico.jpg" hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray" align=left />Una lettrice ci pone un quesito interessante, leggendo il quale mi sono reso conto di non aver mai trattato l&#8217;argomento su queste pagine. Presentiamo quindi il presente articolo, nella speranza possa essere di aiuto e chiarimento a quanti si trovano a porsi la stessa domanda, e ricercano un confronto sul tema. La nostra lettrice scrive: «<em>Vorrei porvi una domanda. Nella Bibbia, in Levitico, è vietata la pratica di farsi i tatuaggi. Mi chiedo però il perché nel mondo cristiano evangelico anglossassone, soprattutto americano, molti credenti si tatuano, anche versi biblici, e hanno orecchini. Grazie per la vostra risposta</em>».</p>
<p>Come in tutte le occasioni in cui vogliamo capire se un dato comportamento sia in linea con il pensiero di Dio, abbiamo bisogno di riferci alla sua Parola, per analizzare cosa Egli dica e consigli in merito all&#8217;argomento, ed è ciò che faremo anche in questo caso. La lettrice si domanda il perchè della pratica di tatuarsi nel mondo cristiano anglosassone, ma tale prassi ha preso piede anche nel nostro Paese, così come, più in generale, nel resto del mondo: non parliamo quindi di una problematica appannaggio di determinate località o etnie, ma di una specie di «<em>sentimento condiviso</em>». Resta da capire se le prescrizioni di Levitico siano in qualche modo normative anche oggi, e quale sia il significato/motivazione per cui un credente senta il bisogno di tatuarsi. La lettrice parla anche di orecchini, ma essendo due tematiche molto vicine, in termini di significato, nonostante ci riferiremo al solo tatuaggio, si tenga presente che il discorso vale per entrambe le questioni. Cerchiamo quindi di fare un po&#8217; di luce sull&#8217;argomento.<br />
<span id="more-3188"></span><br />
Come prima cosa, contestualizziamo: il versetto di Levitico a cui la lettrice fa riferimento, si trova al capitolo 19, vv.28 del libro omonimo. Esso recita: «<em>Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi farete tatuaggi addosso. Io sono il SIGNORE</em>». Si tratta di un comandamento che viene dato al popolo di Israele, insieme a diverse altre ingiunzioni, in previsione di prendere possesso della terra promessa, delineando quindi una norma comportamentale che gli israeliti avrebbero dovuto mantenere come nazione eletta da Dio. Nel comandare l&#8217;astensione dal farsi segni nel corpo, Dio prende a modello le pratiche idolatre dei popoli che Israele avrebbe spodestato, e &#8211; indicandole una ad una &#8211; dice ai suoi eletti: voi non li imiterete, perchè é a motivo della loro condotta immorale che io scaccio davanti a voi questi popoli (<strong>Lv.20:23</strong>).</p>
<p>«<em>Non mangerete nulla che contenga sangue. Non praticherete alcuna sorta di divinazione o di magia. Non vi taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, e non ti raderai i lati della barba. Non vi farete incisioni nella carne per un morto, né vi farete tatuaggi addosso. Io sono il SIGNORE. Non profanare tua figlia, prostituendola, perché il paese non si dia alla prostituzione e non si riempia di scelleratezze. Osservate i miei sabati, e portate rispetto al mio santuario. Io sono il SIGNORE. Non vi rivolgete agli spiriti, né agli indovini; non li consultate, per non contaminarvi a causa loro. Io sono il SIGNORE vostro Dio</em>»</p>
<p>Il versetto è inserito in un contesto nel quale il riferimento ai tatuaggi può sembrare una tra le infrazioni più leggere: d&#8217;altra parte, mettere a paragone un tatuaggio con la prostituzione familiare, oppure la divinazione, è perlomeno inopportuno sotto il profilo delle ricadute sociali. Tuttavia, come ci ricorda Giacomo nella sua epistola, «<em>chiunque osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. Poiché colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge</em>» (<strong>Gc.2:10-11</strong>). Il principio è dunque molto chiaro: c&#8217;è un Dio che richiede l&#8217;osservanza di determinate norme e principi, e non si può scegliere cosa praticare e cosa no, perchè tutte le ingiunzioni provengono dalla stessa Fonte. Dunque, in termini di trasgressione (attenzione: di trasgressione, non di ricaduta), sia i tatuaggi che la divinazione si trovano sullo stesso piano: entrambi sono espressioni di ribellione alla Legge di Dio. Ma per quale motivo Dio diede un tale comando? Non è eccessivo?</p>
<p>L&#8217;intero Libro del Levitico è una sorta di «<em>grande manuale</em>», all&#8217;interno del quale si trovano norme che spiegano il pensiero di Dio su molte tematiche di vita pratica, nonché di argomenti legati al culto. I due aspetti si intrecciano a più riprese, e possiamo vedere come appartenere al popolo di Dio non significhi lodarlo un giorno alla settimana, bensì interrogarsi continuamente sulla sua volontà davanti ad ogni questione che la vita presenti. Con tali ingiunzioni, Dio intendeva preservare Israele dal seguire le pratiche pagane dei Canaaniti, le quali erano profondamente connesse all&#8217;idolatria, all&#8217;immoralità, allo spiritismo: e spesso, il ricorso ai tatuaggi da parte di quei popoli (come, del resto, di molti popoli dell&#8217;antichità, e di alcune etnie ancora oggi esistenti) aveva una connotazione strettamente legata al mondo dell&#8217;occulto.</p>
<p>Il credente di oggi non si trova più sotto l&#8217;Antico Patto, bensì sotto il Nuovo, e quindi le prescrizioni formali ed esteriori del Levitico sono state superate quando Cristo offerse la sua vita una volta per tutte, come sacrificio espiatorio per il peccato dell&#8217;umanità. Tuttavia, il superamento della legge precettuale non deve significare un suo accantonamento tout-court, quanto piuttosto una sua analisi in termini di principio, per capire quali insegnamenti ne possiamo trarre, tenendo soprattutto conto che in Dio «<em>non c&#8217;è variazione né ombra di mutamento</em>» (<strong>Gc.1:17</strong>), e che quindi il significato intimo delle prescrizioni date con la Legge ha un risvolto quantomai attuale. In ogni caso, anche il Nuovo Testamento ci esorta a più riprese a non avere nulla a che fare con l&#8217;idolatria (cfr.p.es.: <strong>1Co.10:7, 14</strong>; <strong>1Gv.5:21</strong>).</p>
<p>È pur vero che, oggi, molti di coloro che si fanno tatuare non danno al loro gesto una connotazione spirituale e &#8211; di fatto &#8211; coloro che sono anche solo a conoscenza di tale risvolto sono una minoranza; ma così come altre questioni, c&#8217;è da chiedersi se l&#8217;ignorare una realtà ne faccia venir meno il valore. Volendo però accantonare il significato occulto di molti tipi di tatuaggio, e considerare soltanto quelli che possono essere considerati «<em>decorativi</em>», confrontandoci con l&#8217;insegnamento biblico possiamo ricavare alcune riflessioni importanti, che ci aiuteranno a prendere una decisione saggia: è vero che non c&#8217;è alcuna proibizione per il credente del Nuovo Patto in merito al tatuarsi, ma perchè una persona dovrebbe farlo? L&#8217;apostolo Paolo, nello scrivere la sua prima lettera alla chiesa di Corinto, esorta ad onorare Dio con i nostri corpi (<strong>1Co.6:19-20</strong>), e c&#8217;è da chiedersi se un tatuaggio sia ad onore di Dio, o se &#8211; forse &#8211; possa invece essere un inciampo per qualcuno, che, osservano il credente tatuato, sia in qualche modo scandalizzato dalla condotta di questo tale. Al discepolo Timoteo, Paolo spiega nella sua epistola quale dovrebbe essere, per esempio, la condotta delle donne di fede: «<em>si vestano in modo decoroso, con pudore e modestia: non di trecce e d&#8217;oro o di perle o di vesti lussuose, ma di opere buone, come si addice a donne che fanno professione di pietà</em>» (<strong>1Ti.2:9-10</strong>). Che cos&#8217;è un tatuaggio, se non qualcosa di annoverabile alle «<em>trecce d&#8217;oro</em>»? Un modo per mettersi in mostra, quando in realtà è l&#8217;atteggiamento interiore che dovrebbe essere esteriorizzato e reso noto, come si fa con un vestito, che tutti possono osservare.</p>
<p>Inoltre, il credente non è un&#8217;«isola», ma è inserito in un contesto comunitario, ossia la chiesa: ed al suo interno vi sono persone con differenti sensibilità (cfr. <strong>Ro.14</strong>). Se quindi un comportamento non è un peccato secondo la definizione classica del termine, ma è comunque qualcosa di sconveniente, che può scandalizzare il mio prossimo, io sono tenuto ad astenermene, per amore verso il mio fratello, colui per il quale Cristo ha dato la sua vita. Dobbiamo cioè pensare non nei termini egoisti di chi fa ciò che vuole, ma avere sempre a mente le ricadute che i nostri atteggiamenti possono avere sugli altri. Questo ovviamente è un aspetto che vale anche in senso contrario: dal momento che &#8211; come abbiamo detto &#8211; non stiamo parlando di un peccato, dobbiamo accettare senza giudizio chi scegli di avere per tutta la vita dei segni sul proprio corpo, allo stesso modo in cui Cristo accetta tali persone, nella consapevolezza che non siamo migliori di nessuno, e che la grazia di Gesù è per chiunque voglia riceverla, indipendentemente dalla nostra condizione.</p>
<p>I tatuaggi sono permanenti (a meno di non sottoporsi agli interventi necessari alla loro rimozione), e quindi siamo invitati a riflettere sulle conseguenze a cui andremo incontro se decidiamo di tatuarci: come influenzeremo il nostro prossimo, la nostra famiglia, la chiesa, la persona a cui parliamo del Signore? Inoltre, consideriamo come le immagini abbiano un grande potere catalizzatore: quel tatuaggio ci porta a meditare sulle «<em>cose vere, le cose onorevoli, le cose giuste, le cose pure, le cose amabili, le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode</em>» (<strong>Fil.4:8</strong>)?. Se la risposta è «<em>no</em>», abbiamo un altro importante segnale per la nostra decisione. A questo proposito, però, dovremmo fare attenzione a non farci ingannare: come infatti dice la nostra lettrice, vi sono molti che si fanno tatuare versetti, dando una veste spirituale alla cosa. Lì è importante che il singolo valuti il suo atteggiamento interiore, per capire se la necessità di tatuarsi un versetto (piuttosto magari che impararlo a mente e portarlo sempre con sé) non celi comunque un desiderio ben distante da quello di comunicare la Parola di Dio, ma semplicemente di avere un segno decorativo addosso. Insomma, detto in altri termini, siamo chiamati alla responsabilizzazione: perchè fare una determinata cosa? Perchè non farla? &#8211; se meditiamo su questi interrogativi mettendo la volontà di Dio prima della nostra, difficilmente sbaglieremo strada.</p>
<p>«<em>Presentate voi stessi a Dio, come di morti fatti viventi, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio</em>» (<strong><em>Lettera ai Romani</em>, 6:13</strong>)</p>
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		<title>La vera meditazione</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel turbine new age che da molto tempo ormai sta flagellando l&#8217;occidente, si fa da sempre un gran parlare di meditazione, ossia quella pratica di concentrazione volta ad un presunto miglioramento (o incremento) delle facoltà psicofisiche. Nonostante l&#8217;interesse piuttosto recente delle nostre culture a questa attività, la meditazione non è certo un argomento nuovo, ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/01/sunlook.jpg" hspace=5 vspace=1 align=left style="border:1px solid gray;" />Nel turbine <em>new age</em> che da molto tempo ormai sta flagellando l&#8217;occidente, si fa da sempre un gran parlare di <em>meditazione</em>, ossia quella pratica di concentrazione volta ad un presunto miglioramento (o incremento) delle facoltà psicofisiche. Nonostante l&#8217;interesse piuttosto recente delle nostre culture a questa attività, la meditazione non è certo un argomento nuovo, ed è possibile trovarne traccia praticamente in ogni religione e credo, anche se in sfumature differenti. Più nello specifico, è possibile definire due tipi di tale pratica, ossia la meditazione «<em>riflessiva</em>», quando il suo obiettivo diventa quello di osservare e compenetrare un dato oggetto, oppure «<em>ricettiva</em>», se mira all&#8217;annichilimento del pensiero, per raggiungere una sorta di stato di «<em>consapevolezza svuotata</em>». Quest&#8217;ultima è tipica delle filosofie orientali, che spesso ingiungono all&#8217;uomo di ricercare il proprio «<em>sé</em>» attraverso questa attività, fino a risvegliare quel «<em>dio addormentato</em>» che ciascuno ospiterebbe nel proprio interiore.</p>
<p>Riflettevo recentemente su questo argomento, dopo aver partecipato ad una lezione interessantissima sulle discipline spirituali cristiane, di cui la meditazione (seppur ben diversa da quella su esposta) fa parte, e consideravo quanto le culture che &#8211; nel corso della storia &#8211; hanno voluto allontanarsi dagli insegnamenti divini, preferendo sguazzare nelle invenzioni umane, siano riuscite a travisare ogni elemento del proprio bagaglio, perfino quelle nozioni che ci sono state date non già perchè ci illudiamo di essere «<em>piccoli dèi</em>», ma affinché riflettiamo sulla realtà dell&#8217;Unico Vero Dio, e ci sforziamo dunque di comprendere meglio il suo pensiero. Più cerchiamo di sfuggire la nostra reale situazione, ed accettare la nostra condizione di esseri perduti, bisognosi di salvezza, più scivoleremo nell&#8217;inganno, e nell&#8217;autoconvincimento.<br />
<span id="more-3179"></span><br />
Il lama Zopa Rinpoche, parlando della meditazione buddista, afferma che essa «<em>deve essere messa in atto di giorno e di notte, mentre lavoriamo e nelle nostre relazioni umane. La meditazione di cui abbiamo bisogno deve portare alla vera estinzione della sofferenza</em>». Si accenna cioè all&#8217;illuminazione dell&#8217;uomo, ad un fine ultimo che altro non è che utopia, proprio per l&#8217;egoismo e la malvagità che serpeggia dentro di noi fin da Eden, e si illudono schiere di seguaci nel credere di poter diventare qualcosa in più di ciò che si é, senza che Qualcuno più in alto tenda la mano. «<em>Sei polvere, e polvere ritornerai ad essere</em>» (<b>Ge.3:19</b>) &#8211; ma all&#8217;uomo piace pensare di poter riuscire, con i suoi miseri sforzi, a sfuggire ad una realtà di cui sente la pesante mano, ma che si ostina a non accettare.</p>
<p>Questi sono argomenti che abbiamo toccato già diverse volte, ma che cos&#8217;è allora la meditazione cristiana? Qualcosa di occulto? Ripetizione di <em>mantra</em> illusori? Autoconvicimento? In realtà, è tutto molto più semplice: si tratta di ricavarsi del tempo, in un luogo tranquillo, per riflettere su un passo biblico, su un aspetto della creazione che si sta osservando intorno a sé, sulla propria vita, o qualsiasi altro soggetto possiamo scegliere, per poi arrivare ad identificare, dietro tutto ciò che possiamo sperimentare, vivere, o pensare, un solo Artefice, una sola Fonte, un solo Dio, e davanti alla sua sovranità, piegare le nostre ginocchia, riconoscendone la saggezza, la potenza, la precisa cura di tutto ciò che esiste e sussiste.</p>
<p>Un mio compagno di studi ha chiosato dicendo: «<em>È questa la vera meditazione trascendentale!</em>» &#8211; ed è assolutamente vero, perchè è qualcosa di orientato alla vera trascendenza: non è un processo mentale volto a lasciarci sospesi nel vuoto, convincendoci di essere «<em>dèi</em>» nel nulla della nostra piccolezza, ma è quell&#8217;atteggiamento consapevole che scruta e riconosce in ogni aspetto di ciò che esiste, in ogni frammento del tessuto della vita, quell&#8217;Unico Dio dal quale tutto dipende, e senza il quale &#8211; tornando al testo di Genesi &#8211; altro non saremmo che polvere, inerme elemento, senza coscienza di sé, senza possibilità di partecipare al meraviglioso piano creativo dell&#8217;Eterno.</p>
<p>Chi ha bisogno di convincersi di essere un «<em>piccolo dio</em>» (la cui fragilità diventa improvvisamente manifesta al primo gradino della vita), quando ciascuno di noi è invitato ad avere un incontro con il grande Dio, Creatore del cielo e della terra, per essere istruito e guidato alla conoscenza di ciò che davvero salva l&#8217;uomo? Chi necessita di perdere tempo ad annullarsi in sé stesso, producendosi una sorta di autismo auto-indotto, quando ci si può aprire a considerare la mano più che visibile del grande Artista, attorno a noi ed in noi?</p>
<p>Ricordo con una certa tristezza una signora, convinta praticante di riti orientali, che sosteneva la divinità dell&#8217;uomo. Allora non potevo saperlo, ma la risposta da dare a tale donna era: «<em>se l&#8217;uomo è dio, rinnovi sé stesso! Se l&#8217;uomo è dio, provi a trasformare la sua vita, non facendosi chiudere in schemi dottrinali, ma provando davvero felicità nel ricercare ciò che le Scritture chiamano &#8220;bene&#8221;!</em>». Il punto è che se l&#8217;uomo si convince di essere pari a Dio, allora può anche fraintendere in merito a cosa sia la volontà divina: e allora avremo davvero bisogno di riscoprire la vera meditazione, quella che &#8211; lontano dalle false &#8220;<em>verità</em>&#8221; di chi vuol dipingere una realtà diversa da ciò che è &#8211; ci permette di riflettere su cosa Dio dica della condizione dell&#8217;uomo, su cosa Dio consigli all&#8217;uomo per risolvere davvero il suo problema, e sul fatto che non abbiamo necessità (né possibilità) di &#8220;farcela&#8221; con le nostre forze, ma siamo stati creati da un Dio che vuole presentarsi a noi, affinchè possiamo scegliere di camminare al suo fianco, affidandogli ogni nostra preoccupazione nella certezza della sua cura, e della sicurezza che possiamo trovare alla sua ombra.</p>
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		<title>Predisposizioni genetiche</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 19:04:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alcuni giorni fa, navigando alla ricerca di notizie, mi sono imbattuto in un articolo decisamente «curioso», che riportava i risultati di studi scientifici, condotti dall&#8217;università di Edimburgo e della Ludwig Maximilians University di Monaco di Baviera, relativi ad una presunta predisposizione genetica alla pigrizia &#8211; o meglio, alla durata della permanenza tra le coperte. Sembrerebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/01/genoma.jpg" style="border:1px solid lightgray;" align=left hspace=5 vspace=1/>Alcuni giorni fa, navigando alla ricerca di notizie, mi sono imbattuto in un <a href="http://www.vivereinarmonia.it/benessere/articolo/geneticamente-dormiglioni_061211162013.aspx" target="_blank">articolo</a> decisamente «<em>curioso</em>», che riportava i risultati di studi scientifici, condotti dall&#8217;università di Edimburgo e della Ludwig Maximilians University di Monaco di Baviera, relativi ad una presunta predisposizione genetica alla pigrizia &#8211; o meglio, alla durata della permanenza tra le coperte. Sembrerebbe infatti che una particolare variante del gene ABCC9, presente in un cittadino europeo su cinque, determini una maggiore necessità fisiologica di riposo. A corredo della ricerca, come d&#8217;altronde spesso succede in questi casi, venivano forniti alcuni nomi di personaggi illustri che manifestavano tale caratteristica (forse per far sentire meno «<em>solo</em>» il moderno cittadino che si riconosce in questa condizione).</p>
<p>Ricerca indubbiamente «<em>simpatica</em>», ma riflettevo su come, ai nostri giorni, si ricerchi sempre più la causa di ogni nostra stranezza perseguendo forzatamente strade scientifiche, che diano un significato «<em>logico</em>» a quelle che sono le nostre tare. Nulla di troppo nuovo, in effetti, se pensiamo che, alla fine del 1800, Cesare Lombroso si basava su criteri morfologici (e, quindi, in un certo senso legati alla genetica) per stabilire chi potesse manifestare inclinazioni criminali. Insomma, sembra che ad un certo punto della sua storia, l&#8217;uomo abbia cercato di allontanare da sé il concetto del giusto e dello sbagliato: non può riuscirci nella pratica (perchè se una persona è &#8220;<em>affetta</em>&#8221; da un dato problema, quella è la realtà dei fatti), dunque passa ad attribuirne la causa a qualcosa di irresistibile, al «<em>codice segreto</em>» della natura. E se è «<em>naturale</em>», perchè scritto nei geni, ecco che ci si sgrava comodamente del senso di colpa, perchè le devianze, le inclinazioni malsane, gli atteggiamenti errati, saranno da attribuire alla conformazione di nascita dell&#8217;individuo, e non a decisioni o tendenze maturate nel tempo, magari sotto l&#8217;influsso di modelli comportamentali, subìti o osservati.<br />
<span id="more-3173"></span><br />
La Bibbia, la Parola di Dio, è molto più schietta nel parlare della problematica principale dell&#8217;uomo: secondo il pensiero divino, tutti quei problemi o tendenze delle quali possiamo essere affetti hanno una radice comune, un&#8217;origine unica e ben distinta da presupposte «<em>anomalie genetiche</em>»: esse provengono infatti dalla realtà del peccato, che altro non è che la ribellione ai comandamenti ed alla volontà di Dio, e la conduzione di una vita lontana dal suo pensiero e proposito. Se volessimo tracciare un parallelo con le ricerche moderne, potremmo dire che anche in questo caso si tratta di qualcosa di «<em>genetico</em>», ma non a livello fisico, bensì interiore, spirituale: il peccato è una realtà devastante, che l&#8217;uomo si trova a sperimentare fin dai tempi della prima ribellione a Dio. E dal momento che siamo una specie estremamente orgogliosa, anche su quegli aspetti per cui l&#8217;orgoglio sarebbe l&#8217;ultimo sentimento da provare, preferiamo andare alla ricerca di giustificazioni improbabili al nostro modo di vivere, piuttosto che fermarci a riflettere sulla vera causa di ogni nostro problema, quel tarlo che ci siamo attirati addosso con la nostra disobbedienza, e che è diventato così affine alla nostra natura, da non poter sperare di liberarcene con le nostre forze.</p>
<p>L&#8217;uomo moderno non accetta di essere sottoposto a ciò che reputa il retaggio di culture arretrate. Egli fissa con speranza il futuro, senza rendersi conto di quanto si illude. E non è un caso che la maggior parte delle persone che si avvicina alle Scritture commenti dicendo «<em>la Bibbia è attuale!</em>» &#8211; essa lo è proprio perchè parla di una situazione che non è mai cambiata, parla di un uomo che senza la guida del suo Creatore ha sempre gli stessi problemi, parla senza filtri di ciò che si agita dentro di noi, e questo è ciò che ci caratterizzerà finchè esisteremo. La soluzione ai nostri problemi non può essere incontrata in nessun altro luogo che il nostro intimo, quella parte di noi inaccessibile all&#8217;esterno, quella parte in cui possiamo renderci conto di quanto il consiglio di Dio sia vero e giusto, e di quanto in noi non vi sia alcun bene. Quel luogo in cui possiamo sperimentare davvero un incontro con Dio, ed ammettere il bisogno che abbiamo di Lui, accettando quella mano che Egli ci ha teso fin dal calvario, quando si caricò delle nostre colpe perchè noi potessimo diventarne liberi, in virtù della fede in Lui.</p>
<p>Qual è il tuo problema? Qualsiasi aspetto della tua vita che riesci a vedere nella sua tristezza (o persino ciò di cui non ti rendi conto, perchè è diventato come una &#8220;<em>seconda natura</em>&#8220;) non è il vero problema: esso è solo una conseguenza dello stato in cui ti trovi, quella condizione di lontananza da Dio, che non puoi sperare di colmare con i tuoi sforzi. Ma Dio ha creato per te un «<em>ponte</em>», incarnandosi come uomo perfetto ed offrendo Sé stesso alla morte, perchè tu sia liberato dal peso del tuo peccato, e possa sperimentare la gioia della libertà, nella consapevolezza di un&#8217;eternità nella riconciliazione con Colui che ti ha creato, e che ti ama al punto da donare Sè stesso per la tua salvezza. Vuoi accettare questo dono?</p>
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		<title>Concordanza Strong su Android</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 18:13:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Segnaliamo oggi una nostra recente produzione, utile per tutti coloro che dispongono di un dispositivo Android, e desiderano avere con sé uno strumento di rapida consultazione della concordanza Strong (al momento, soltanto per quanto concerne la lingua ebraica). Diversamente dalle altre app di questo genere, con la nostra è possibile visualizzare la resa ebraica di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2012/01/logo_strong.png" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid #DDDDDD; padding:2px;" width=90 heght=90 />Segnaliamo oggi una nostra recente produzione, utile per tutti coloro che dispongono di un dispositivo Android, e desiderano avere con sé uno strumento di rapida consultazione della concordanza Strong (al momento, soltanto per quanto concerne la lingua ebraica). Diversamente dalle altre app di questo genere, con la nostra è possibile visualizzare la resa ebraica di ogni singolo termine, nonché eseguire ricerche per termine ed anche inserendo direttamente la traslitterazione ebraica delle parole ricercate.</p>
<p>Di semplice utilizzo e grande rapidità, questo programma si rivelerà utilissimo a coloro che studiano l&#8217;Antico Testamento nella lingua originale, ma anche a chi desidera più semplicemente approfondire la propria conoscenza della lingua ebraica.</p>
<p><b>Download:</b> <a href="https://market.android.com/details?id=em.software.strongc" target="_blank">https://market.android.com/details?id=em.software.strongc</a></p>
<p>A seguire alcuni screenshots del programma<br />
<span id="more-3156"></span></p>
<p align=center>
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		<title>Tempo di bilanci</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 21:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano &#38; Barbara</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[anno]]></category>
		<category><![CDATA[benevolenza]]></category>
		<category><![CDATA[capodanno]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Signore, sono indegno di tutta la benevolenza che hai usato verso il tuo servo&#8221; (Genesi, 32:10) Con questa frase, Giacobbe riconosce la sua posizione davanti alla misericordia di Dio, attraverso la quale egli ha potuto sperimentarne la bontà e la protezione, anche quando il patriarca cercò di ottenere vantaggi servendosi perfino dell&#8217;inganno per giungere ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align=center><span style="color:#555555;">&#8220;Signore, sono indegno di tutta la benevolenza che hai usato verso il tuo servo&#8221;<br />
(<b>Genesi, 32:10</b>)</span></p>
<p>Con questa frase, Giacobbe riconosce la sua posizione davanti alla misericordia di Dio, attraverso la quale egli ha potuto sperimentarne la bontà e la protezione, anche quando il patriarca cercò di ottenere vantaggi servendosi perfino dell&#8217;inganno per giungere ai suoi scopi.</p>
<p>Giacobbe si sentiva indegno della grazia di Dio &#8211; ed in effetti lo era. Un simile esempio non può che portare ad una riflessione: se siamo credenti, qual è la nostra posizione rispetto alla bontà di Dio che possiamo sperimentare ogni giorno? Riusciamo a scorgere la sua mano in ogni situazione, oppure preferiamo chiuderci ed illuderci di poter raggiungere alcunchè senza la sua benedizione?</p>
<p>In questa ultima notte dell&#8217;anno (o prima giornata, per chi ci leggerà domattina), invitiamo ogni lettore a fermarsi a pensare all&#8217;anno passato, per meditare su quelle attività che sono state gestite lasciandole veramente in mano a Dio, e quelle che invece si è deciso di portare avanti con le proprie forze. La sfida che vogliamo proporre per l&#8217;anno a venire, è che nella vita di ciascuno possano diventare sempre più numerose le prime, e sempre più rare le seconde. Che Dio ci benedica e ci guidi in questo percorso non facile, ma che conduce ad un porto sicuro.</p>
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		<title>Corea del Nord, morto Kim Jong-Il</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 19:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chiesa perseguitata]]></category>
		<category><![CDATA[cina]]></category>
		<category><![CDATA[corea]]></category>
		<category><![CDATA[kim jong-il]]></category>
		<category><![CDATA[persecuzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Porte Aperte Italia: Kim Jong-Il è morto sabato scorso per complicazioni cardiache. Il successore Kim Jong-Un, nonché terzogenito del defunto dittatore, assieme ai vertici nordcoreani hanno decretato 12 giorni di lutto nazionale. Le borse asiatiche alla notizia hanno registrano un segno negativo, poiché si teme per la stabilità politica della regione. E i motivi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/12/kimjongil.jpg" width=130 height=100 align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray;" /><b>Da <a href="http://www.porteaperteitalia.org" target="_blank">Porte Aperte Italia</a></b>:</p>
<p>Kim Jong-Il è morto sabato scorso per complicazioni cardiache. Il successore Kim Jong-Un, nonché terzogenito  del defunto dittatore, assieme ai vertici nordcoreani hanno decretato 12 giorni di lutto nazionale. Le borse asiatiche alla notizia hanno registrano un segno negativo, poiché si teme per la stabilità politica della regione. E i motivi ci sono. Il paese è stato progressivamente e sconsideratamente trascinato verso il baratro. Parte della popolazione è alla fame o in condizioni pessime. Il successore non sembra essere all’altezza, anzi sembra essere una copia del defunto padre, dittatore folle che ha destinato il popolo nordcoreano alla rovina. Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone sono in fibrillazione e nelle sale dei comandi militari si rispolverano piani di difesa da possibili colpi di testa del neo-dittatore.<br />
<span id="more-3131"></span><br />
La Cina, la badante occulta dell’incosciente regime di Pyongyang, mostra segni di apprensione. La Corea del Nord sta vivendo un momento cruciale della sua storia recente.<br />
Con il defunto Kim Jong-Il questo paese ha raggiunto il primo posto della nostra WWList, diventando la nazione in cui più si perseguitano i cristiani al mondo. Fu suo padre, Kim Il-Sung, capo della Repubblica Democratica Popolare di Corea dal 1948 al 1972 (anno della sua morte), a istituire i famigerati campi di lavori forzati (veri e propri lager) dove far sparire oppositori politici, criminali e cristiani. Ma fu proprio l’appena scomparso Kim Jong-Il a far crescere e a estremizzare l’uso di questi campi, anche e soprattutto contro i cristiani e non solo attraverso la creazione di mega-lager come quelli di Yodok e Hoeryong (capaci di contenere fino a 50.000 detenuti), ma anche con  lo sviluppo di dozzine di campi più piccoli, ma non meno brutali e disumani. Centinaia di migliaia di nordcoreani si svegliano in questi inferni recintati, si calcola più dell’1% della popolazione. Tra questi ci sono tra i 50.000 e i 70.000 cristiani, considerati nemici della patria per la loro fede in Gesù.</p>
<p>Altre centinaia di migliaia di cristiani (tra i 300.000 e i 400.000) vivono nel paese, incontrandosi di nascosto, condividendo la loro fede nel segreto, occultando le loro Bibbie, nel terrore di essere scoperti e quindi imprigionati, torturati, fatti sparire o addirittura uccisi sul posto. Secondo i nostri contatti il successore Kim Jong-Un non sembra intenzionato a cambiare questa strategia di distruzione del cristianesimo in Corea del Nord: da quando è stato imposto dal padre come membro dell’elite di governo sono aumentate le attività contro le libertà religiose, ancor più irruzioni nelle case, gli incarceramenti e le sparizioni di cristiani, così come più spie sono state preparate a infiltrarsi nelle riunioni segrete di credenti e nei network di attivisti per i diritti umani. Dunque non ci si aspetta un granché dal pupillo del dittatore defunto; è evidente anche la sua inesperienza che potrebbe portare a una lotta intestina per il potere e, chissà, al crollo del regime. Quel che è certo è che la Corea del Nord è nel baratro e che la sua divinità di cartapesta è morta.</p>
<p>Link di origine: <a href="http://porteaperteitalia.org/index.php?id=10,554,0,0,1,0">http://porteaperteitalia.org/index.php?id=10,554,0,0,1,0</a></p>
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		<title>Sfida quotidiana</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2011/12/06/sfida-quotidiana/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 18:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Barbara Venturello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene. Quanto all&#8217;amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all&#8217;onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/12/mani.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 /><span style="color:gray;"><i>L&#8217;amore sia senza ipocrisia. Aborrite il male e attenetevi fermamente al bene. Quanto all&#8217;amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all&#8217;onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore; siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera, provvedendo alle necessità dei santi, esercitando con premura l&#8217;ospitalità. Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono. Abbiate tra di voi un medesimo sentimento. Non aspirate alle cose alte, ma lasciatevi attrarre dalle umili. Non vi stimate saggi da voi stessi.<br />
(<b>Romani 12:9-16</b>)</i></span></p>
<p>Per ogni versetto occorrerebbe scrivere un tema introspettivo ed esortativo.</p>
<p>In questo momento mi colpisce molto il versetto 12 che esorta ad essere allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione e perserveranti nella preghiera.</p>
<p>Allegra nella speranza&#8230; questo mi dice di aggrapparmi alle promesse di Dio per la mia vita anche quando ancora non ne vedo la realizzazione.</p>
<p>Paziente nella tribolazione&#8230; questo aspetto è difficilissimo da vivere in quanto la tribolazione (interiore o fisica) è uno stato che produce insicurezza, sofferenza, spesso rabbia. Eppure è possibile volgere lo sguardo a Dio anche quando si sta soffrendo e quando non si vede via d&#8217;uscita.</p>
<p>Perseveranti nella preghiera&#8230; secondo me quest&#8217;ultima frase è a colplemento delle prime due in quanto la preghiera è un dialogo (non un monologo) con Dio e attraverso un rapporto vero con Dio si può ricevere la forza di essere allegri mentre si aspetta e ancor più si può avere la capacità di pazientare durante i vari problemi che la vita ci riserva.</p>
<p>Leggere la Bibbia ogni giorno e ritagliarsi dei momenti individuali di comunione con Dio sono un aspetto fondamentale ma in questo brano si parla di vita cristiana che non può sussistere senza l&#8217;appartenenza ad una comunità cristiana fondata sulla Bibbia. Essere cristiani significa anche percorrere il tragitto della vita amando e relazionandosi con altre persone che hanno riposto la loro fiducia (fede) in Gesù Cristo per amare ed essere amati, accogliere ed essere accolti, comprendere ed essere compresi, non giudicare e non essere giudicati, cadere ed essere rialzati per poi rialzare a nostra volta.</p>
<p> La comunione fraterna è una forza in questa società egoista ed individualista.</p>
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		<title>Dio ti ama</title>
		<link>http://www.solovangelo.it/2011/12/01/dio-ti-ama/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 17:56:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il recente suicidio dell&#8217;allenatore della nazionale di calcio del Galles, Gary Speed, è l&#8217;ennesimo caso che porta alla riflessione su uno dei mali più subdoli e &#8211; ahimé &#8211; sempre più comuni nella nostra epoca, ossia la depressione, con tutte le sue cause e problematiche correlate. All&#8217;indomani del decesso di Speed, cinque giocatori inglesi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/12/alba.jpg" hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" align=left />Il recente suicidio dell&#8217;allenatore della nazionale di calcio del Galles, Gary Speed, è l&#8217;ennesimo caso che porta alla riflessione su uno dei mali più subdoli e &#8211; ahimé &#8211; sempre più comuni nella nostra epoca, ossia la depressione, con tutte le sue cause e problematiche correlate. All&#8217;indomani del decesso di Speed, cinque giocatori inglesi si sono rivolti a specialisti, ed in effetti sono molti i casi registrati di campioni che attraversano fasi particolarmente buie senza riuscire ad uscirne, non soltanto nel calcio: ogni disciplina che, in qualche modo, prova l&#8217;individuo al limite delle proprie capacità, per rimanere competitivo e dimostrare un determinato livello, trova spesso nell&#8217;esaurimento il proprio contrappasso. Diversi giudicano tali problematiche come qualcosa di poco conto, adducendo motivazioni legate al tenore di vita degli sportivi più famosi, che &#8211; dato il loro benessere &#8211; non li metterebbero in condizione di sperimentare quelli che sono davvero i problemi della quotidianità. </p>
<p>Tuttavia, sebbene per certi versi questo possa essere vero, si deve sempre tenere conto che dietro all&#8217;immagine del personaggio c&#8217;è la fragilità della persona, con i suoi punti di forza e di debolezza, e che &#8211; solitamente &#8211; è proprio in questi ultimi che l&#8217;umanità si trova inevitabilmente accomunata. Pensiamo allo sportivo, al professionista in genere, con i ritmi che ne caratterizzano le giornate, le pressioni per essere sempre al top, fornendo un&#8217;immagine di sé che faccia trasparire costantemente sicurezza, anche quando questa non è presente.<br />
<span id="more-3107"></span><br />
Ma pensiamo anche a tutti coloro che, lavorando in settori lontani dai media, ogni giorno sono silenziosamente preda della <em>performance</em>, alla ricerca continua di mostrarsi &#8211; prima ancora di ciò che si è in qualità di esseri umani &#8211; per ciò che viene richiesto in quanto «<em>unità produttive</em>». In un contesto come quello attuale, che tende ad incentivare la scoperta di sé nel solo ambito produttivo, ci sono poi quelli che non hanno impiego, e si trovano quindi in piena crisi rispetto ad una società che corre sempre più. Insomma, se parliamo di pressioni, o tensioni, è sufficiente una piccola riflessione per rendersi conto che esse sono ovunque, che ciascuno vive le proprie, ma che esse in qualche modo si somigliano tutte, perchè dietro alla spinta, apparentemente «<em>incoraggiante</em>», che in ciascun settore si riceve, c&#8217;è un messaggio inquietante, che recita: «<em>Non va bene ciò che sei, devi diventare ciò che detta lo standard, altrimenti sarai solo un povero fallito, emarginato da chiunque</em>». E scopriamo allora che l&#8217;intera questione non riguarda soltanto gli sportivi, o i lavoratori, ma qualsiasi categoria di persone l&#8217;uomo abbia prodotto, partendo dai ragazzi (che hanno smarrito quasi completamente il valore della dignità umana, diventando come spettri al soldo della modernità), arrivando fino agli anziani, troppe volte sbiadite caricature del saggio che una persona sazia di giorni dovrebbe essere. Il mondo aggiunge carichi su carichi, stimoli su stimoli, e si potrebbe pensare che la resistenza alle pressioni sia una nuova forma della sopravvivenza del più adatto: vince chi sopporta. Ma se anche così fosse, quanti danni può provocare il continuo attentato alle caratteristiche personali di un individuo, nel tentativo di renderlo semplice merce da vendere!</p>
<p>In tutto questo bailamme di tensioni, l&#8217;uomo ha bisogno di trovare accettazione, riposo, la conferma di essere amato. Ed a questo fine ha bisogno di conoscere il messaggio di Dio, rivelato nelle Scritture, che parla in maniera chiara di come ciascuno di noi sia prezioso in quanto entità unica, immagine di Colui che ci ha creati, e che &#8211; sebbene ribelli &#8211; il nostro Creatore ci stima di un valore così grande da aver sacrificato quanto di più puro, perfetto e caro nell&#8217;intero universo, per acquistare per noi una redenzione eterna. Quante persone potrebbero uscire da una trappola così grande come quella in cui è caduto l&#8217;allenatore del Galles, se solo sapessero davvero quanto sono amati &#8211; al di là della loro fama, dei loro soldi, della loro posizione, delle loro conoscenze, o del fatto che debbano sempre mostrarsi agguerriti, anche quando avrebbero desiderio di mostrare la propria fragilità. Amati per il &#8220;semplice&#8221; fatto di <em>essere</em>.</p>
<p>«<em>Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici</em>» disse Gesù: ed è importante notare come Egli definisca &#8220;<em>amica</em>&#8221; un&#8217;umanità ribelle a Dio, quegli stessi uomini che avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Dio ti ama, così come sei, e non desidera cambiarti perché così non vai bene, ma vuole lavorare in te per concederti di sistemare tutti quegli aspetti che ancora funzionano secondo l&#8217;ottica di un mondo meschino, e che, per questo motivo, ti danneggiano. Accetta il dono che Dio ti fa, ancora oggi, della sua grazia, per i meriti che Gesù ha acquistati sulla croce. Leggi le Scritture, e capisci il grande valore che hai agli occhi di Chi ti ha creato. Vivi una vita piena di significato: non nell&#8217;ottica di chi ti vuole debole e vinto, ma nel riposo e nella pace di Colui che ti vuole sereno, e consapevole di possedere già una grande vittoria, acquisita per fede. Attraverserai momenti bui? Forse &#8211; anzi, è praticamente garantito &#8211; ma affidandoti all&#8217;Eterno avrai una forza che il mondo si rifiuta di conoscere: non sarai lasciato solo in balìa della tua piccolezza, ma sarai accompagnato, mano nella mano, dal Dio che ha nelle sue mani ogni frammento della storia dell&#8217;uomo.</p>
<p align=center>«<em>Quand&#8217;anche camminassi nella valle dell&#8217;ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me</em>» (<b>Sal.23:4</b>)</p>
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		<title>SoloVangelo sbarca su Android</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 17:58:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vista la rapida e crescente diffusione di smartphones, nonchè della possibilità di usufruire di connettività Internet sui cellulari di ultima generazione, abbiamo deciso di creare una semplice App per Android, il sistema operativo di Google Inc. per smartphones, attraverso la quale i nostri utenti possano ricevere il versetto che, quotidianamente, viene pubblicato su questo spazio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/11/sv_applogo.png" hspace=6 vspace=3 align=left width=90 height=90 style="border:1px solid lightgray" />Vista la rapida e crescente diffusione di smartphones, nonchè della possibilità di usufruire di connettività Internet sui cellulari di ultima generazione, abbiamo deciso di creare una semplice App per <a href="http://www.android.com" target="_blank">Android</a>, il sistema operativo di Google Inc. per smartphones, attraverso la quale i nostri utenti possano ricevere il versetto che, quotidianamente, viene pubblicato su questo spazio. L&#8217;App è <u>gratuita</u>, e liberamente scaricabile a <a href="https://market.android.com/details?id=em.software.versetto&#038;feature=search_result#?t=W251bGwsMSwxLDEsImVtLnNvZnR3YXJlLnZlcnNldHRvIl0." target="_blank">questo indirizzo</a>, oppure scansionando l&#8217;immagine QRCODE presente al termine del post. Utilizzarla è semplicissimo: una volta installata, è sufficiente infatti avviarla per visualizzare il versetto del giorno. </p>
<p>Ci auguriamo che questo piccolo programma possa esservi utile, e che, attraverso la lettura quotidiana dei frammenti proposti della Parola di Dio, possiate trovare incoraggiamento, forza, e rinnovare la consapevolezza della vicinanza del nostro grande Dio.<br />
<span id="more-3090"></span></p>
<p align="center"><b>QRCode per download semplificato</b><br />
<img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/11/sv_qrcode.png" /></p>
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		<title>Anania e Saffira</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 19:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/11/ananiasaffira.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 width=120 height=120 >Recentemente mi è capitato di trattare un argomento decisamente spinoso, ossia l&#8217;analisi del brano biblico di Atti cap. 5, nel quale possiamo leggere del decesso di una coppia di coniugi, in seno alla prima chiesa, a causa del loro comportamento nel trattare un affare relativo alla vendità delle loro proprietà. Data la delicatezza dell&#8217;argomento, ho optato per un approccio «<em>a cipolla</em>», dove cioè si parte dall&#8217;evidenza dei fatti, sintetizzando l&#8217;intera vicenda in una sola frase, e poi si procede ad una sua riformulazione, aggiungendo ogni volta elementi che spieghino più nel dettaglio gli elementi della vicenda. A mio avviso un&#8217;analisi di questo tipo è decisamente interessante, perchè apre la mente sulle possibili implicazioni di un testo, specie quando esso è &#8211; per vari motivi &#8211; molto succinto nel narrare gli eventi. Ho pertanto deciso di riproporre la discussione generale in questo articolo, nella speranza, da un lato, che essa possa rappresentare un utile approfondimento, ma anche che possa essere una sorta di «<em>strumento</em>», per quanto limitato, per ragionare sulle Scritture, nella consapevolezza che ogni loro frase racchiude molte implicazioni, e che, spesso, fermarsi alla semplice estrazione di un passo, senza scavarne i dettagli, non può rappresentare uno studio che conduca ad una maggiore conoscenza della Parola di Dio. Vediamo dunque l&#8217;argomento in questione, descrivendo anzitutto la vicenda, per poi analizzare gli strati della nostra «<em>cipolla</em>».<br />
<span id="more-3084"></span><br />
«<em>La moltitudine di quelli che avevano creduto era d&#8217;un sol cuore e di un&#8217;anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù; e grande grazia era sopra tutti loro. Infatti non c&#8217;era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l&#8217;importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno. [...] Ma un uomo di nome Anania, con Saffira sua moglie, vendette una proprietà, e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e, un&#8217;altra parte, la consegnò, deponendola ai piedi degli apostoli. Ma Pietro disse: «Anania, perché Satana ha così riempito il tuo cuore da farti mentire allo Spirito Santo e trattenere parte del prezzo del podere? Se questo non si vendeva, non restava tuo? E una volta venduto, il ricavato non era a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio». Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E un gran timore prese tutti quelli che udirono queste cose. I giovani, alzatisi, ne avvolsero il corpo e, portatolo fuori, lo seppellirono. Circa tre ore dopo, sua moglie, non sapendo ciò che era accaduto, entrò. E Pietro, rivolgendosi a lei: «Dimmi», le disse, «avete venduto il podere per tanto?» Ed ella rispose: «Sì, per tanto». Allora Pietro le disse: «Perché vi siete accordati a tentare lo Spirito del Signore? Ecco, i piedi di quelli che hanno seppellito tuo marito sono alla porta e porteranno via anche te». Ed ella in quell&#8217;istante cadde ai suoi piedi e spirò. I giovani, entrati, la trovarono morta; e, portatala via, la seppellirono accanto a suo marito</em>» (<b>At.4:32 &#8211; 5:10</b>)</p>
<p>Il contesto è evidente: i credenti della chiesa primitiva vivevano nella reciproca condivisione e soccorso, proveniendo da diversi strati sociali ma, a seconda della possibilità, tutti contribuenti verso la nuova realtà costituita. Venivano vendute le proprietà immobili ed i terreni, ed il ricavato era gestito dagli apostoli, i quali, conoscendo le varie situazioni, indirizzavano l&#8217;importo laddove necessario, supplendo alle necessità di ciascuno. Nessuno era costretto alla vendita, o alla corresponsione dell&#8217;importo totale: la maggior parte di loro però lo faceva &#8211; e di buon cuore &#8211; perchè riconosceva nell&#8217;altro un essere prezioso, anch&#8217;egli riscattato in virtù dell&#8217;opera di Cristo, e tale consapevolezza univa la chiesa in un sincero sentimento. Tuttavia, una coppia di coniugi &#8211; Anania e Saffira &#8211; vendettero il proprio podere e tennero parte del ricavato per sé, guardandosi bene dal dirlo ad alcuno, ma piuttosto mantenendo celata la questione. In seguito a tale comportamento, come abbiamo letto, i due persero la vita. Perché? Come qualcuno mi ha fatto notare, nelle Scritture vi sono episodi ben più gravi, nei quali Dio concede una grazia inaspettata: perchè in un caso come questo, invece, assistiamo ad un giudizio tanto severo? Ecco allora che ci viene in aiuto la nostra &#8220;<em>cipolla</em>&#8220;: partiamo quindi dalla considerazione più banale, per scavare nel profondo della vicenda e del suo significato, alla ricerca della motivazione all base di un tale giudizio.</p>
<p><b>a) Primo strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Anania e Saffira hanno peccato, e sono morti per questo</em></p>
<p>Con questa frase sintetica, indichiamo la causa e l&#8217;effetto immediato della trasgressione dei due coniugi: essi si resero colpevoli di un peccato, evidentemente molto grave, anche se sulle prime può sembrare una colpa di lieve entità, e, come conseguenza di ciò, sperimentano la morte. «<em>Il salario del peccato è la morte</em>», scriverà l&#8217;apostolo Paolo nella sua Lettera ai Romani (<b>cap.6, vv.23</b>), e se da un lato sappiamo che ciò è in correlazione allo stato naturale dell&#8217;uomo (ovvero, l&#8217;ingresso della morte nel mondo fu causato dalla prima trasgressione dell&#8217;umanità), d&#8217;altro canto possiamo fare qualche considerazione sul modo in cui l&#8217;individuo decide di condurre la propria vita: secondo le prescrizioni di Dio, caso in cui egli può essere consapevole di stare camminando su una strada in cui vi è benedizione, oppure secondo il consiglio del mondo, o seguendo le proprie voglie; in questo secondo caso, l&#8217;uomo si espone all&#8217;errore, alla ribellione rispetto al sentiero tracciato da Dio, e quindi pecca inevitabilmente. Se il peccato, etimologicamente, assume il senso di «<em>mancare il bersaglio</em>», allora vediamo nelle scelte indipendenti dalla volontà di Dio il fallimento nell&#8217;adempiere il senso più intimo della nostra esistenza: imitare Colui che ci ha creati.</p>
<p><b>b) Secondo strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Due credenti hanno mancato riguardo all&#8217;impegno assunto, e ne hanno sperimentato le conseguenze</em></p>
<p>Nel considerare Anania e Saffira, non possiamo tralasciare di indicare la loro professione di fede: essi avevano ascoltato la predicazione apostolica, ed avevano aderito (seppur, probabilmente, solo a livello formale) al messaggio in essa contenuto. La predicazione petrina di Atti cap.2 ha in sé un&#8217;esortazione forte, ossia l&#8217;invito al ravvedimento, all&#8217;abbandono del proprio modo sconsiderato di vivere, per abbracciare invece la fede cristiana, che se da un lato è &#8211; appunto &#8211; unicamente &#8220;fede&#8221; (quindi, se vogliamo, qualcosa che presuppone adesione intellettuale), d&#8217;altro canto richiede l&#8217;espressione pratica di ciò in cui si è creduto. Detto in altri termini, se ci si dice cristiani, ma si manca di vivere il messaggio cristiano nella quotidianità, si dovrebbe forse rimettere in discussione la bontà della propria professione di fede. I due coniugi hanno creduto, e quindi si sono presi un impegno: portare nella dimensione pratica la novità di vita che stavano abbracciando. Hanno però peccato, hanno mancato su questa finalità e, pertanto, sperimentano la conseguenza relativa al voltare le spalle alla Fonte della vita, ossia Dio. Tale conseguenza è la morte.</p>
<p><b>c) Terzo strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Due persone che sono state riconciliate con Dio attraverso il sangue di Cristo, sono tornate alla loro vecchia condizione di vita, compiacendosi nella menzogna, e si sono quindi esposte ad essere giudicati come disprezzatori della grazia che gli è stata rivolta</em></p>
<p>Abbiamo visto che Anania e Saffira avevano accettato un messaggio. Ma quale? Il centro della predicazione cristiana riguarda la Persona e l&#8217;opera di Gesù: Egli, Dio incarnato, offerse la sua vita per fare ciò che l&#8217;uomo non avrebbe mai potuto fare con le proprie forze, ossia riconciliare l&#8217;umanità al proprio Creatore, colmando quel baratro che &#8211; in principio &#8211; causammo dando retta alle tentazioni del nemico di Dio, ma che anche oggi viviamo ogni qualvolta agiamo secondo le nostre idee, senza interrogarci su cosa ne pensi Dio, ed ogni volta che, davanti al dono gratuito della grazia, facciamo spallucce, ritenendoci tutto sommato delle brave persone, continuando a vivere escludendo Dio dalla nostra esistenza. I due coniugi, in virtù dell&#8217;opera che Gesù ha compiuto per chiunque pone la propria fiducia in Lui, erano stati riconciliati a Dio, ma ora erano ritornati alla loro vecchia condizione: chiamati a vivere nella sincerità, nella verità, avevano nuovamente sporcato con la menzogna tale chiamata. Si erano cioè dimostrati irrispettosi verso Gesù stesso, come se la sua morte al posto nostro fosse qualcosa che ci concede la licenza di peccare. Vengono quindi giudicati per ciò che sono: disprezzatori di un dono che è costato la vita del Figlio di Dio, ingrati approfittatori che non lottano contro il peccato, ma ci si adagiano, pensando di poter ignorare l&#8217;esortazione divina al ravvedimento continuo, ad una continua messa in discussione, nella consapevolezza di avere dalla nostra parte l&#8217;Onnipotente.</p>
<p><b>d) Quarto strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Due persone che si sono rese conto della posizione dell&#8217;uomo rispetto a Dio, e della necessità di essere a Lui riavvicinati e da Lui perdonati, dopo aver ricevuto tale perdono sono tornati, consapevolmente, a vivere in quello stile di vita che Dio condanna, senza pentirsi delle loro mancanze, ma anzi, cercando di non essere scoperti. A causa di ciò, essi vengono giudicati e perdono la vita, perchè colui che sa è maggiormente responsabile di chi non sa</em></p>
<p>L&#8217;errore dei due risiede, primariamente, nella mancanza di ravvidimento, nel loro silenzio colpevole, che esprime la totale consapevolezza delle proprie azioni. Anania e sua moglie, se davvero avevano creduto, si erano dovuti rendere conto della condizione umana, così distante dalla santità dell&#8217;Eterno, ed avevano certamente provato in cuor loro il desiderio di riavvicinamento, la necessità profonda di afferrare la mano di Dio, tesa a nostra salvezza, come a tirarci fuori da un pantano ingestibile. Ora, però, nell&#8217;ombra, ricercavano la segretezza delle proprie malefatte, invece di pentirsi di esse e di correre a quel Dio misericordioso che il profeta Isaia dipinge con una frase di rara bellezza: «<em>Lasci l&#8217;empio la sua via e l&#8217;uomo iniquo i suoi pensieri; si converta egli al SIGNORE che avrà pietà di lui, al nostro Dio che non si stanca di perdonare</em>» (<b>Is.55:7</b>). Il perdono di Dio è sempre disponibile a coloro che gli si presentano dinanzi con il cuore contrito. Ma nei due non c&#8217;era ombra di pentimento, e sperimentano un giudizio che tiene conto di ciò che essi sapevano: perchè «<em>chi sa fare il bene e non lo fa, commette peccato</em>» (<b>Gc.4:17</b>).</p>
<p><b>e) Quinto strato della &#8220;cipolla&#8221;</b>: <em>Due persone che, avendo accettato il dono gratuito della grazia in Cristo, ed essendo stati perdonati in virtù dell&#8217;opera di croce di Gesù, e per questo entrati di diritto a far parte di una famiglia spirituale, composta da tutti coloro che hanno creduto, pensano di potersi approfittare di tale famiglia, frodandola. Dal momento che il responsabile di tale famiglia è Dio stesso, Egli interviene giudicando i due, che non commisero un semplice errore, ma che ad esso aggiunsero la malizia, ricercando un profitto</em></p>
<p>La grazia di Dio non è in vendita: essa viene concessa gratuitamente a chiunque crede. Attraverso di essa, l&#8217;uomo viene riconciliato a Dio, perchè, come scrisse Paolo nella seconda lettera alla chiesa di Corinto, «<em>Colui che non ha conosciuto peccato, egli [Dio] lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui</em>» (<b>2Co.5:21</b>). L&#8217;umanità ha un grande conto aperto con Dio, talmente grande che nessuno può sperare di colmarlo. Ecco allora che Dio stesso si fa uomo, vive una vita esemplare, e &#8211; per la sua assenza di peccato &#8211; qualifica Sé stesso come unico possibile sacrificio gradito a Dio. Egli, il giusto, depone volontariamente la sua vita per caricarsi delle nostre trasgressioni, e subire il castigo di Dio, per donare a chiunque crede la propria giustizia. Così, al Calvario, Dio poteva osservare Cristo e vedere ciascuno di noi, ma osservando un credente sincero, Egli vede l&#8217;immagine di Gesù. Questo è vero per il singolo credente, ma &#8211; ovviamente &#8211; per l&#8217;intera comunità dei riscattati, la quale è chiamata a vivere una fratellanza intensa ed amorevole, nella consapevolezza della preziosità che ciascuno ha agli occhi del Padre. Dio non tollera il male, soprattutto all&#8217;interno della sua famiglia, ed ecco quindi che il tentativo di agire ai danni degli altri credenti viene bloccato sul nascere. Anania e Saffira volevano approfittarsi della famiglia di Dio, ricavandone profitto e, al tempo stesso, cercando di far passare tutto come espressione della loro (inesistente) munificenza, mentendo ed ingannando doppiamente.</p>
<p>Sarebbe ovviamente possibile proseguire, perfezionando sempre più il ragionamento ed aggiungendo via via elementi importanti, ma ci fermiamo qui per non rendere il tutto eccessivamente pesante da leggere. Si noti, comunque, che ad ogni strato non abbiamo fatto altro che «<em>decomprimere</em>» la considerazione iniziale, continuando ad affermare ogni volta lo stesso concetto, ma in modo sempre più attento al peso delle singole parole. Si potrebbe però obiettare &#8211; peraltro, con un certo margine di ragione &#8211; che, ad oggi, un discorso del genere appare quantomeno bizzarro: quanti episodi spiacevoli sentiamo raccontare dalla cronaca relativamente alle realtà di chiesa, indipendentemente dalla loro denominazione? Perchè Dio non giudica queste situazioni come allora? È utile fare alcune considerazioni, che sebbene non possano esaurire l&#8217;argomento, sicuramente lo portano ad un livello di maggiore equilibrio. Intanto, è opportuno notare la differenza principale tra il racconto di Anania e Saffira e la nostra condizione odierna, ossia che oggi non ci troviamo più nei tempi apostolici, ed il messaggio cristiano è consolidato: se la chiesa avesse avuto al suo interno, fin dalle origini, dei falsi credenti, che fine avrebbe fatto la testimonianza dell&#8217;amore di Dio? Immaginiamo la situazione: il comportamento dei due coniugi non sarebbe stato nascosto per sempre, e &#8211; presto o tardi &#8211; sarebbe servito come esempio negativo per altri, che avrebbero cercato di fare i propri interessi, anzichè sopperire ai bisogni del prossimo. Sarebbe stata una chiesa ben lontana dal piano di Dio, e questo non poteva essere. Ecco quindi un primo importante spunto per capire le differenze tra oggi e ieri: era vitale che la chiesa fosse autentica, genuina, ben piantata nell&#8217;opera di Gesù e nell&#8217;insegnamento degli apostoli, camminando speditamente nella via del bene, e non in quella dell&#8217;interesse e dei sotterfugi. In seconda battuta, notiamo poi l&#8217;atteggiamento dei due: le Scritture accennano non ad un errore dei due, ma ad una decisione ben specifica, volta al proprio tornaconto, e nel discorso di Pietro ad Anania, vediamo come l&#8217;apostolo riconosca nel comportamento dell&#8217;uomo un cedimento alle lusinghe di Satana, tali da «<em>riempirne il cuore</em>»: dunque, anche oggi, diventa importante discernere l&#8217;errore comune che, seppur grave, prelude ad un sincero ravvedimento, da ciò che invece è indurimento definitivo, volto al danno del prossimo, ribellandosi consapevolmente e senza rimorso alla volontà di Dio. </p>
<p>Non ci sarebbe da meravigliarsi eccessivamente se, anche ai nostri giorni, dovessimo osservare una riprensione anche dura da parte di Dio verso qualcuno che gli volta le spalle. «<em>Tutti quelli che amo, io li riprendo e li correggo</em>», leggiamo nella lettera indirizzata alla chiesa di Sardi (<b>Ap.3:19</b>), ed anche l&#8217;autore dell&#8217;epistola agli Ebrei esorta in tal senso: «<em>Voi non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato, e avete dimenticato l&#8217;esortazione rivolta a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la disciplina del Signore, e non ti perdere d&#8217;animo quando sei da lui ripreso; perché il Signore corregge quelli che egli ama, e punisce tutti coloro che riconosce come figli». Sopportate queste cose per la vostra correzione. Dio vi tratta come figli; infatti, qual è il figlio che il padre non corregga? Ma se siete esclusi da quella correzione di cui tutti hanno avuto la loro parte, allora siete bastardi e non figli. Inoltre abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo forse molto di più al Padre degli spiriti per avere la vita? Essi infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro opportuno; ma egli lo fa per il nostro bene, affinché siamo partecipi della sua santità. È vero che qualunque correzione sul momento non sembra recar gioia, ma tristezza; in seguito tuttavia produce un frutto di pace e di giustizia in coloro che sono stati addestrati per mezzo di essa<em>» (<b>Eb.12:4-11</b>)</p>
<p>Il Dio Eterno è anche il Dio che conduce i nodi al pettine: non ci si può beffare di Lui, non gli si può nascondere nulla &#8211; e quello che l&#8217;uomo avrà seminato, quello pure mieterà (<b>Gal.6:7</b>). È vero che possono esistere situazioni che, umanamente, non riusciamo a spiegarci &#8211; il perchè di una data condotta lasciata apparentemente impunita, per esempio. Tuttavia, le Scritture insegnano che Dio vede nel segreto, e che sa &#8211; con i modi ed i tempi corretti &#8211; esprimere i suoi giudizi su chi commette il male. Nel caso di Anania e Saffira, per i motivi che abbiamo visto, tale giudizio dovette essere repentino e risolutivo nell&#8217;immediato, ma possiamo stare certi &#8211; perchè è la stessa Parola di Dio a dirlo &#8211; che anche in quei casi in cui osserviamo l&#8217;arroganza degli ingiusti e la sofferenza dei più deboli, esiste un Dio che scruta, e che sa ricompensare tanto chi agisce per il bene quanto chi si dedica al male.</p>
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		<title>Essere santo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 18:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Come ogni anno, ci troviamo alle porte di una festività forse tra le più sentite dal popolo italiano, ossia la celebrazione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ognissanti" target="_blank">Ognissanti</a>, festa cattolica proclamata il 13 maggio 610 e riguardante tutta una serie di atti devozionali volti a rendere omaggio ai <em>santi</em>, che &#8211; nell&#8217;accezione comune e popolare &#8211; sarebbero quei fedeli che si sono distinti per qualche opera particolare nel corso della loro vita (non ultima il martirio). Un paio di anni fa, scrissi un articolo finalizzato a spiegare chi possa essere definito, biblicamente, un santo, nel tentativo di mostrare la differenza esistente tra quanto viene comunemente insegnato dal magistero cattolico e la realtà dei fatti, contenuta nelle Scritture, ossia la Bibbia. Propongo in questa sede una revisione di tale articolo, aggiungendo considerazioni e brani scritturali, al fine di valutare l&#8217;opportunità di tale <em>festa</em>, ma soprattutto con la speranza che, comprendendo quale sia il pensiero di Dio su questo tema, il lettore possa maturare, sospinto da Dio, il desiderio di perseguire una condizione che, lungi dall&#8217;essere qualcosa di <em>mistico</em>, come spesso essa viene dipinta, è invece uno stato nel quale l&#8217;individuo può godere di estrema tranquillità, nel sapersi riconciliato ed in pace con il proprio Creatore. Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.</p>
<p>Iniziamo col dire che tutto l&#8217;argomento della santità ruota &#8211; ovviamente &#8211; attorno al rapporto tra l&#8217;uomo e Dio: infatti, dal momento che l&#8217;individuo non ha alcun potere né possibilità di &#8220;<em>elevarsi</em>&#8221; autonomamente dal pantano di peccato e ribellione in cui si trova, capiamo che la santità, intesa come condizione, è qualcosa che Dio concede per grazia e secondo il suo arbitrio: se gli sforzi dell&#8217;uomo non possono in nessun modo fargli maturare credito presso Dio (e secondo le Scritture, le cose stanno proprio così), allora un eventuale riconoscimento di santità deve necessariamente essere emesso per effetto di una causa estranea all&#8217;impegno personale (o meglio, non vincolata a quest&#8217;unico fattore).<br />
<span id="more-3076"></span><br />
Questa considerazione, apparentemente inutile, in realtà è di importanza capitale: in primo luogo, essa infatti ci parla di una relazione tra l&#8217;uomo e Dio, e di fatto scredita ogni applicazione del termine <em>santo</em> ad individui che non seguono le vie dell&#8217;Eterno (vedasi i vari guru indiani, a volte chiamati appunto <em>santi</em>, ma anche soltanto persone che si distinguono per impegno sociale: se tali persone operano al di fuori della conoscenza di Dio, chiamarli <em>santi</em> significa attribuire loro un titolo improprio). In seconda battuta, come brevemente anticipato nell&#8217;introduzione, il ragionamento fatto poco fa spazza via il misticismo di cui spesso si ammanta l&#8217;intero tema: il <em>santo</em>, secondo la tradizione, è quasi dipinto come un asceta, come un uomo dai principi inarrivabili, come qualcuno diverso da chiunque altro, e proprio per questo in grado di fare cose che altri non possono; avendo invece visto come il centro della questione non stia nell&#8217;individuo, bensì nel Dio che concede, notiamo che non vi è nulla di esoterico nel santo, e che egli è uomo tanto quanto chiunque altro. </p>
<p>Un ulteriore aiuto nel comprendere meglio il tema, ci arriva senza dubbio dall&#8217;analisi etimologica del termine «<em>santo</em>»: infatti, se nella lingua italiana tale lemma significa «<em>sacro, dedicato ad usi sacri</em>» o &#8211; addirittura! &#8211; «<em>immune da peccato</em>» (<b>fonte:</b> <a href="http://www.etimo.it" target="_blank">Etimo.it</a>), dobbiamo sempre tenere a mente che le Scritture non furono redatte nella nostra lingua, bensì in ebraico ed aramaico per quanto riguarda l&#8217;Antico Testamento ed in greco koiné per quanto concerne il Nuovo: è quindi a quelle lingue che si deve guardare per comprendere il reale significato del termine, laddove una successiva traduzione avrebbe potuto guastarne il senso. La parola ebraica <span style='color:blue;'><b>קדש</b></span>, &#8220;<em>qodesh</em>&#8220;, &#8211; che rende appunto l&#8217;italiano «<em>santo</em>» &#8211; non dà il senso dell&#8217;inarrivabile, del misterioso, ma, molto più praticamente, della separazione, o della dedicazione esclusiva di qualcuno (o qualcosa) verso qualcun altro. Volendo fare un esempio molto banale, se per esempio io mi trovassi a tavola, e dicessi ai miei commensali che una posata <em>mi é santa</em>, non starei affermando altro che la proprietà da me esercitata sull&#8217;oggetto in questione, nonché la possibilità di usufruirne in via esclusiva. «<em>Santificare</em>» qualcosa, quindi, secondo l&#8217;etimologia ebraica, richiama il senso di una dedicazione portata ai massimi livelli, in cui l&#8217;oggetto o la persona oggetto di santificazione è, di fatto, da considerarsi «<em>separata</em>» da tutto ciò che non riguarda colui al quale si santifica. Notiamo, come rafforzativo di quanto detto fin qui, che si tratta di un procedimento di tipo passivo: tornando all&#8217;esempio della posata, non è in suo potere dichiararsi santa, ma io posso renderla tale dichiarandone lo stato, e facendo in modo che tutti possano saperlo.</p>
<p>Nel Nuovo Testamento, troviamo il corrispettivo <span style='color:red;'><b>αγιος</b></span>, &#8220;<em>aghios</em>&#8220;, nella sua accezione di «<em>purezza (effettiva o simbolica), riferibile ad uno stato fisico o interiore</em>». Se vogliamo, le due rese dei termini, ebraico e greco, vanno a completare un unico quadro, del quale indicano proprietà ed uso esclusivi, nonchè stato in essere (sia esso reale o giuridico, cioé dichiarato) della cosa o persona di cui si indica la «<em>santità</em>». Dunque, vediamo in quali contesti possiamo riscontrare tale termine all&#8217;interno delle Scritture: è infatti nell&#8217;utilizzo pratico del lemma che possiamo scorgerne il significato autentico.</p>
<p>Intanto, notiamo come il concetto di santità sia, nel parere divino, una questione che riguarda anche l&#8217;osservanza pratica dei suoi precetti: «<em>Voi sarete degli uomini <u>santi</u> per me; non mangerete carne di bestia trovata sbranata nei campi; la getterete ai cani</em>» (<b>Es.22:31</b>); «<em>Saranno <u>santi</u> per il loro Dio e non profaneranno il nome del loro Dio, poiché offrono al SIGNORE i sacrifici consumati dal fuoco, il pane del loro Dio; perciò saranno <u>santi</u></em>» (<b>Lev 21:6</b>) &#8211; questi, come molti altri versetti, identificano in un determinato atteggiamento/comportamento un fattore legato alla santità, ossia l&#8217;adesione al volere di Colui che è Santo per eccellenza. Dio stabilisce una norma, ed essa diventa per l&#8217;uomo un termine verso il quale paragonarsi: così, se nel progetto divino alcuni atti esteriori sono richiesti all&#8217;interno del tema della santificazione, è logico intendere tale processo come una sorta di fusione della volontà umana con quella divina, con la prima che si fa trasformare per osservare i requisiti della seconda. È importante considerare che nei passi visti fin qui ci troviamo ancora all&#8217;interno del Vecchio Patto, che era codificato secondo norme molto precise e circoscritte, ma &#8211; ad ogni modo &#8211; possiamo ricavarne il principio generale, valido anche per noi oggi, che vede nell&#8217;espressione pratica il mezzo attraverso cui dimostrare un cambiamento interiore. Questa equazione non può mai essere rovesciata, perchè la pratica senza una fede viva altro non è che mero attivismo, realtà ben lontana da una vera santificazione.</p>
<p>Il processo della santificazione è un cammino compiuto in imitazione: sono molti i passi biblici in cui vediamo Dio esclamare: «<em>Siate santi, perchè Io sono santo</em>» (Lv.11:44a, Lv.11:45, Lv.19:2, Lv.20:7, ecc.). Riprendendo il senso etimologico del termine, vediamo che Dio chiede al suo popolo di essere <em>separato</em> (dal male, dal peccato, ecc.) perchè Colui che ha formato tale popolo è naturalmente separato da tali dannose realtà: l&#8217;individuo prima, e la collettività poi, è quindi chiamato a vivere prendendo come riferimento il proprio Creatore, imitandone, nel piccolo, l&#8217;atteggiamento, il principio morale, la santità &#8211; ossia la distanza da tutto ciò che, essendo contrario alla volontà divina, ricade nella definizione di peccato.</p>
<p>La santificazione, dicevamo, non è un processo che l&#8217;uomo ha il potere di compiere: è sempre Dio che fa un&#8217;offerta, e l&#8217;uomo può unicamente accettare o respingere quanto proposto. Ma, nel caso di accettazione, potremmo dire che l&#8217;uomo appone soltanto una firma sul patto, mentre Dio firma e realizza. L&#8217;individuo mette sul tavolo la propria disponibilità e fedeltà: l&#8217;Eterno, invece, oltre a ciò mette i mezzi necessari ad onorare i termini del patto stesso, portandolo a compimento. Si comprende meglio il concetto dell&#8217;iniziativa divina sulla base di passi come <b>Lv.20:26</b>, in cui Dio afferma: «<em>Mi sarete santi, poichè io, il SIGNORE, sono santo e vi ho separati dagli altri popoli perchè foste miei</em>». In questo caso, l&#8217;Eterno manifesta il suo proposito esclusivo verso Israele («<em>perchè foste miei</em>»), stabilendo altresì in Sé stesso il metro di paragone della santità del popolo («<em>mi sarete santi, poichè io, il SIGNORE, sono santo</em>»), ma spiegando come tale opera sia possibile soltanto in virtù della sua potenza e decisione.</p>
<p>Un «<em>particolare</em>» del quale non abbiamo ancora detto nulla, ma che tutto è, fuorchè trascurabile, è che Dio si rivolge ai vivi, e non ai morti: Egli dà le proprie prescrizioni al suo popolo, e spiega che la loro osservanza rappresenterà la loro santificazione, ossia separazione per uso esclusivo di Dio. In tutta la Scrittura non troviamo alcun indizio che ci faccia supporre che la santificazione di una persona passi per le decisioni di un concilio umano, sulla base di meriti o di altri parametri: la Bibbia parla molto chiaramente di una decisione sovrana di Dio, unitamente all&#8217;atteggiamento con il quale il credente camminerà sulla strada che Dio lo invita a percorrere.</p>
<p>Il re Davide, nel Salmo 16, potè rimarcare la condizione di esistenza in vita dei santi: riconoscendo in essi coloro che prendono le distanze dai sentieri del mondo, per abbracciare le vie di Dio, egli infatti scrisse: «<em>Quanto ai santi che son sulla terra, essi sono la gente onorata in cui ripongo tutto il mio affetto</em>» (<b>Sal.16:3</b>), mostrando quindi come il suo affetto andasse verso uomini e donne in vita, ossia che potevano vivere la propria fede in maniera concreta. Ancora, in un altro Salmo egli esortò tali persone a manifestare il proprio amore per Dio, dicendo: «<em>Amate il SIGNORE, voi tutti i suoi santi! Il SIGNORE preserva i fedeli, ma punisce con rigore chi agisce con orgoglio</em>» (<b>Psa 31:23</b>): anche in questo caso, un incoraggiamento può essere fatto solo nei confronti di un vivente, e la precisazione sulla sorte dei fedeli e su quella degli orgogliosi stabilisce il concetto visto fin qui: gli umili, che ritengono il consiglio di Dio come unica luce per il proprio sentiero, verranno preservati, ma gli orgogliosi, ossia quelli che non chinano il capo davanti all&#8217;Eterno, e ritengono che il proprio discernimento sia superiore alla sapienza divina, saranno abbattuti proprio a causa di questa loro follia. La santità è una sorta di condizione di riscatto dei viventi, uno stato in cui si è trasportati per effetto della grazia divina, come anche indicò il profeta Isaia, scrivendo: «<em>Avverrà che i sopravvissuti di Sion e i superstiti di Gerusalemme saranno chiamati santi: chiunque, cioè, in Gerusalemme sarà iscritto tra i vivi</em>» (<b>Is.4:3</b>)</p>
<p>Nel Nuovo Testamento, l&#8217;equazione «<em>santi=credenti in vita</em>» diventa di una chiarezza disarmante; è sufficiente osservare, per esempio, i saluti con i quali gli apostoli iniziano e concludono le proprie epistole: «<em>a quanti sono in Roma, amati da Dio, chiamati a essere santi, grazia a voi&#8230;</em>» (<b>Rom 1:7</b>), «<em>alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Ges, chiamati santi,&#8230;</em>» (<b>1Co.1:2</b>), «<em>Paolo, apostolo di Cristo Ges per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e ai fedeli in Cristo Ges</em>» (<b>Ef.1:1</b>), «<em>Paolo e Timoteo, servi di Cristo Ges, a tutti i santi in Cristo Ges che sono in Filippi,&#8230;</em>» (<b>Fl.1:1</b>), «<em>tutti i santi vi salutano</em>» (<b>2Co 13:13</b>), «<em>i fratelli che sono con me vi salutano. Tutti i santi vi salutano e specialmente quelli della casa di Cesare</em>» (<b>Fl.4:22</b>). Tale &#8220;<em>equazione</em>&#8221; non deve stupirci, ma anzi, proprio in relazione al significato di separazione che è insito nel concetto di santificazione, possiamo notare come è appena logico che in un gruppo di credenti vi sia la volontà di aderire al pensiero divino, di uniformarvisi fino a trasformarlo in una seconda natura, imitando appunto l&#8217;atteggiamento di Dio stesso. </p>
<p>La chiamata a santificazione è paragonabile all&#8217;annessione nella famiglia di Dio; allo stesso modo in cui in ciascun nucleo esistono regole, propositi, stili di vita, anche nella chiesa («<span style='color:red;'><b>εκκλησια</b></span>», «<em>ekklesia</em>», letteralmente «<em>assemblea dei chiamati fuori</em>», ed anche tale termine la dice lunga) vi sono specifiche indicazioni che identificano appunto l&#8217;appartenenza dell&#8217;individuo: così come, per esempio, un cognome identifica la provenienza genealogica, l&#8217;adesione alla volontà di Dio mostra una provenienza spirituale, perchè il credente porterà la propria chiamata a santificazione nella sua realtà quotidiana, facendo sì che i suoi principi influenzino ogni ambito della sua vita. Parlando a credenti convertiti dal paganesimo, Paolo scrisse: «<em>così dunque non siete pi né stranieri né ospiti; ma siete concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio</em>» (<b>Ef.2:19</b>) &#8211; ossia, siete stati incorporati in una realtà che non vi era propria, ma che ora vi riguarda al pari di coloro che già la vivono da tempo.</p>
<p>Che il termine «<em>santi</em>» identifichi il popolo di Dio (i credenti in Cristo), è chiaro da molti passaggi oltre a quelli che abbiamo elencato. Quando il discepolo Anania fu mandato a Paolo, egli sulle prime obiettò dicendo: «<em>Signore, ho sentito dire da molti di quest&#8217;uomo quanto male abbia fatto ai tuoi santi in Gerusalemme</em>» (<b>At.9:13</b>), e Paolo stesso, quando, tempo dopo, scrisse la sua prima lettera ai Corinzi, disse: «<em>non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Se dunque il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime?</em>» (<b>1Co 6:2</b>) &#8211; è cioè evidente la correlazione tra santi-voi, indicando ancora una volta i credenti. In ultimo, ma solo per brevità e non perchè siano terminati i riferimenti (che ancora abbondano), citiamo una delle esortazioni petrine, dal sapore veterotestamentario, allorquando l&#8217;apostolo scrisse ai credenti della diaspora: «<em>come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta</em>» (<b>1Pe 1:15</b>).</p>
<p>Insomma, come si sarà notato, la realtà della santificazione e dell&#8217;essere santi è molto differente da ciò che viene insegnato in ambito cattolico. L&#8217;essere santi non è un titolo altisonante da applicare secondo volontà umana, bensì è una caratteristica propria di chiunque pone la propria fiducia in Cristo, e da Lui è reso giustificato dinanzi a Dio, e purificato dai propri peccati per essere annesso ad una famiglia il cui fine è quello di vivere eternamente in presenza del proprio Signore e Redentore. Dunque, che cosa si festeggia precisamente il 1° Novembre? Un semplice modo per far percepire ai più semplici una distanza dalle «<em>alte sfere</em>» che non esiste affatto, perchè non vi sono differenze di rango tra i riscattati da Cristo, ma Egli è l&#8217;unico capo della chiesa, e ciascun discepolo fedele è fratello di tutti gli altri. Non vi sono credenti di serie A e credenti di serie B: tutti coloro che sono stati lavati dal sangue di Gesù sono santi, perché è il Cristo colui che li santifica, per presentarli a Dio come popolo, cancellandone le macchie e coprendo l&#8217;abisso che sta fra noi e Dio. Ritorniamo quindi al consueto problema di quasi ogni questione che trattiamo: la mancanza di dimestichezza con le Scritture, con la Parola di Dio. L&#8217;Eterno pronunciò, per bocca del profeta Osea, un severo ammonimento: «<em>Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza</em>» (<b>Os.4:6</b>) &#8211; e questo è vero oggi tanto quanto allora. Dio ha delle meravigliose promesse di pace per coloro che desiderano accettare la sua offerta, promesse che la maggior parte delle persone non conosce, proprio perchè distante dal messaggio che l&#8217;Eterno ha fatto redigere per la nostra edificazione. Chi è un santo? Se credi in Cristo, tu sei un santo. Ma se non hai ancora riposto in Lui la tua fiducia, sappi che Dio non rimanda indietro a mani vuote chi desidera incontrarlo, e che nonostante tutto ciò che puoi aver fatto o che ritieni di essere, Egli ha un posto anche per te nella sua famiglia. Si inizia come si iniziano tutte le cose &#8211; con un semplice passo, con la dichiarazione della tua fede, se senti nel tuo cuore che Dio ti sta chiamando. Camminando, le tue gambe si rafforzeranno finchè non riuscirai a correre &#8211; e potrai farlo non per le tue qualità, ma perchè Colui che è potente da perdonare il tuo peccato, è potente anche nel renderti adatto al suo regno.</p>
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		<title>Approfondimento sull&#8217;epistola di Giacomo, cap.5</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 20:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[esegesi]]></category>
		<category><![CDATA[etimologia]]></category>
		<category><![CDATA[Giacomo]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2009/10/reading-bible-blue.jpg" hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid lightgray;" align=left />Nei giorni scorsi ho avuto modo di discutere del brano di <strong>Giacomo 5:14-15</strong>, ed in particolare in relazione alle difficoltà che presenta la sua corretta interpretazione. Dato che il discorso emerso è stato decisamente interessante, e che può essere inoltre di pubblica utilità, ho deciso di scrivere alcune righe sul tema, nella speranza che possano contribuire a chiarire le argomentazioni oggetto del passo in questione, forse tra i più travisati delle Scritture. Iniziamo quindi dalla tesi iniziale, osservando anzitutto cosa affermino i versetti citati: <em>C&#8217;è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d&#8217;olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati</em> (<b>Gm.5:14-15</b>). Coloro con i quali mi sono trovato a discutere di tale brano affermavano, peraltro con ragione, che quanto appena visto non può considerarsi al pari di un&#8217;equazione matematica, che fornisce sempre lo stesso risultato: quante volte &#8211; infatti &#8211; alla preghiera, anche fervida ed accorata, di uno o più credenti, non corrisponde una risposta sul piano fisico (ossia, relativamente alla guarigione di un ammalato)? Sempre sulla base di questo passaggio, poi, si fonda l&#8217;ennesima eresia cattolica, che vede in quanto scritto da Giacomo il precursore dell&#8217;<em>estrema unzione</em>, dogma secondo il quale tale &#8220;sacramento&#8221; dovrebbe concedere il perdono dei peccati ai moribondi (conclusione blasfema, perchè non è in potere dell&#8217;uomo perdonare un suo simile, ma &#8211; apparentemente &#8211; è proprio ciò che sembrerebbe emergere dallo scritto).</p>
<p>L&#8217;ingarbugliata matassa può comunque essere districata attraverso una lettura contestualizzata di Giacomo, attenta cioè al pensiero espresso nella sua interezza, evitando di estrarre sotto-porzioni dell&#8217;epistola che possano trarci in inganno quanto al senso di ciò che leggiamo.<br />
<span id="more-3068"></span><br />
La prima domanda che mi sono sentito di porre è stata: <em>Siamo sicuri che i concetti che ci vengono evocati delle parole &#8220;malato&#8221; e &#8220;salverà&#8221; siano quelli che Giacomo aveva in mente?</em>, ossia, detto in altri termini, possiamo dirci certi che il senso dell&#8217;insegnamento dell&#8217;apostolo sia quello più immediato, quello maggiormente desumibile? Leggendo il termine &#8220;<em>malato</em>&#8221; pensiamo immediatamente all&#8217;indigenza fisica, forse perchè è la sfera che reputiamo più importante. Ma è corretto tracciare subito una tale definizione, soprattutto considerando che nell&#8217;intero capitolo non si fa riferimento a stati fisici, quanto piuttosto morali? Infatti, allo stesso modo in cui giudicheremmo &#8220;strano&#8221;, in un qualsiasi testo o discorso, saltare di palo in frasca o da un argomento ad un altro, senza apparente collegamento, anche dalla Bibbia (se consideriamo che l&#8217;ispirazione divina accompagna uno stile letterario ed un filo logico proprio dell&#8217;autore umano) è lecito aspettarsi una solida unità di pensiero: quindi perchè Giacomo avrebbe dovuto fare una parentesi di questo tipo all&#8217;interno di una trattazione su un altro tema?</p>
<p>Un ulteriore approfondimento è quello relativo al consiglio dell&#8217;apostolo: se egli avesse voluto intendere uno stato di malattia fisica, non sarebbe stato più opportuno consigliare il consulto di un medico, anzichè degli anziani della chiesa? Anche oggi, quando abbiamo un raffreddore, non sottoponiamo il caso ai responsabili della conduzione ecclesiale, ma ci rechiamo dal dottore per farci prescrivere una cura adatta. Nel testo originale dell&#8217;epistola, il termine &#8220;<em>malato</em>&#8221; è reso con &#8220;<span style='color:blue;font-weight:bold;'>ασθηνηι</span>&#8220;, <em>asthenei</em>, che indica senz&#8217;altro la malattia fisica, ma che traduce letteralmente l&#8217;espressione «<em>senza forza</em>», e che è usato in diverse altre occasioni nel Nuovo Testamento nel suo senso figurativo. Prendiamo, ad esempio, la celebre espressione di Gesù presentata in <b>Mt.26:41</b>: «<em>Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole</em>». Il termine &#8220;<em>debole</em>&#8220;, in questo versetto, traduce appunto il termine <b>ασθηνηι</b>, e non indica uno stato di indigenza, ma una debolezza intrinseca. Un altro mirabile esempio è la trattazione paolina sul peccato dell&#8217;uomo e sul riscatto di Cristo, quando nella sua lettera ai Romani, scrive: «<em>Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi</em>» (<b>Ro.5:6</b>). «<em>Senza forza</em>», ancora una volta <b>ασθηνηι</b> &#8211; e ancora, notiamo che non ci si sta riferendo a malattie fisiche, ma a qualcosa di più sottile.</p>
<p>Se Giacomo stesse quindi parlando di una «<em>debolezza interiore</em>», di uno stato di peccato, come è possibile che la preghiera della fede possa salvare il malato, e che costui riceva il perdono dei peccati? Anche in questo caso, è sufficiente collegare tale concetto con la teologia del Nuovo Testamento, che ci indica chiaramente nel ravvedimento e nel pentimento dinanzi a Dio delle condizioni necessarie per realizzare la necessità di essere perdonati in virtù del sacrificio di Cristo; pertanto, il ribelle che ritorna alla fede, e che rimette in discussione la propria vita per sottoporla nuovamente al Signore, ha nel sacrificio di Gesù la garanzia del perdono dei suoi peccati &#8211; ossia il rinnovo del suo stato di comunione con Dio, e della riconciliazione con Lui. Questo ci viene confermato dalla chiosa del capitolo, pochi versetti più avanti, in cui vediamo Giacomo esprimere, subito dopo aver terminato il discorso sulla guarigione, il seguente concetto: «<em>Fratelli miei, se qualcuno tra di voi si svia dalla verità e uno lo riconduce indietro, costui sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall&#8217;errore della sua via salverà l&#8217;anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati</em>» (<b>Gm.5:19-20</b>). Risulta quindi chiaro che il prodigarsi per i propri fratelli che si sono sviati, qualora abbia successo, ha come frutto la salvezza dell&#8217;ex-ribelle e la «<em>copertura</em>» dei peccati di costui, in virtù del rinnovato rapporto con Dio.</p>
<p>Questo significa forse che non sia opportuno pregare per chi è malato fisicamente, chiedendo al Signore di operare una guarigione? Ovviamente no: è normale ricercare l&#8217;azione di Dio in favore di coloro che abbiamo sul cuore. Ma il credente vero, nel proprio pregare, è pronto a sottomettersi alla volontà divina, la quale può essere &#8211; per motivi che non sempre ci è dato di sapere &#8211; molto diversa da quanto ci aspettiamo: anche la guarigione chiesta nel modo più fervente possibile può non avvenire. E se c&#8217;è questa possibilità, ovviamente legata alla sovranità decisionale di Dio, Giacomo non potrebbe mai scrivere, con certezza assoluta, che il pregare per gli ammalati risulterebbe sistematicamente in una guarigione fisica. Ecco perché, come d&#8217;altronde ci mostrano molte Scritture, ritengo sia preferibile una lettura del termine &#8220;<em>malato</em>&#8221; secondo il senso etimologico del termine, così come applicato in molti altri casi, ossia quella «<em>debolezza</em>», «<em>mancanza di forza</em>», «<em>stato di indigenza morale</em>» che il peccato causa nell&#8217;uomo. E ciò senza voler togliere nulla all&#8217;intercessione per gli ammalati, ma per comprendere meglio le Scritture, uscendo da un terreno interpretativo che troppe volte vorrebbe quasi sconfinare nella superstizione, per abbracciare invece una dimensione che &#8211; prima di ogni altra cosa &#8211; ci parla della necessità di capire il bisogno vitale di avvicinarci a Cristo, e di accettarne quel sacrificio in virtù del quale ricevere la pace, il perdono, e la riconciliazione con l&#8217;Eterno.</p>
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		<title>Breve pensiero sulla famiglia omogenitoriale</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 18:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emiliano Musso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.solovangelo.it/wp-content/uploads/2011/05/famiglia.jpg" align=left hspace=5 vspace=1 style="border:1px solid gray" />Da qualche tempo a questa parte, si è acceso un grande dibattito intorno al tema della «<em>Famiglie Arcobaleno</em>», quei nuclei familiari composti da due genitori dello stesso sesso, che si trovano a dover gestire il delicato ed importantissimo compito di allevare un bambino. Alcuni mesi fa, ha iniziato a circolare su Internet <a href="http://www.youtube.com/watch?v=nStHWmQClww" target="_blank">un video pro-omogenitorialità</a>, che attraverso delle mini-interviste ai piccoli che vivono nei contesti «<em>arcobaleno</em>», si proponeva di mostrare che tali ambienti non sono affatto lesivi per la crescita sana dei bambini, ma che anzi sarebbero di stimolo allo sviluppo, in quanto nuclei fondati sul principio dell&#8217;amore, unico vero cardine intorno al quale ruota la serenità dei bimbi. Il video suscitò &#8211; ovviamente &#8211; pareri contrastanti, con gli estremi di chi, da un lato, vorrebbe veder smembrate le famiglie tradizionali per portare ogni forma familiare allo stesso livello sociale, e di chi, d&#8217;altro canto, si è trovato ad additare le «<em>famiglie arcobaleno</em>» come una realtà abominevole, satanica, ed epiteti vari, senza tener conto che, al di là del poter non essere d&#8217;accordo con tali «<em>neo-istituzioni</em>», esse sono comunque composte da individui con sentimenti e sensibilità da rispettare.</p>
<p>In questo periodo, un ulteriore spunto di riflessione sul tema ci arriva dalla <a href="http://www.blitzquotidiano.it/photogallery/thomas-11-anni-due-mamme-bambina-972636/" target="_blank">vicenda di Thomas Lobel</a>, un ragazzo statunitense di 11 anni inserito in un contesto familiare composto da due madri. All&#8217;età di 7 anni, dopo aver minacciato di amputarsi i genitali, al piccolo Thomas venne diagnosticato un disordine di identità di genere, ossia la percezione distorta del proprio genere sessuale. Così, spinto dalle due donne, il bambino è stato sottoposto ad un trattamento ormonale per bloccare lo sviluppo delle tipiche caratteristiche maschili, permanendo in uno stato di eterna preadolescenza. Ovviamente criticate da molte associazioni, le «<em>madri</em>» del giovane si arroccano spiegando che fin da piccolo, Thomas sembrava preferire i vestiti femminili a quelli maschili, così come i giochi e gli atteggiamenti. Le donne affermano inoltre che il trattamento è volto a dare a Tammy (così ora viene chiamato il ragazzo) la possibilità di chiarirsi meglio le idee, e decidere se, eventualmente, intraprendere una cura di ormoni femminili, ed un futuro cambio di sesso.<br />
<span id="more-3060"></span><br />
Al di là di qualsiasi discorso o reazione che possa suscitare un episodio di questo tipo, viene davvero da domandarsi se l&#8217;esempio delle due donne non sia intervenuto, in misura più o meno pressante, nella formazione della percezione di sé del ragazzo, ovvero se questo suo disordine di identità di genere sia da attribuirsi a cause oscure, o se il modello ricevuto nel contesto familiare abbia creato un conflitto interno nel giovane, privo di un riferimento che gli aiutasse a comprendere e sviluppare la sua natura. D&#8217;altra parte, è cosa nota che la «<em>base</em>» su cui un individuo si forma è prevalentemente quella assorbita dal nucleo di provenienza, che, nel bene e nel male, contribuisce a fornire input costanti, che vengono poi rielaborati ed incorporati. Ed è impossibile non fermarsi a riflettere sul modello di famiglia che Dio ha invece voluto presentarci nelle Scritture («<em>Perciò l&#8217;uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne</em>», <b>Ge.2:24</b>), composta da un genitore di sesso maschile ed uno di sesso femminile; i continui richiami alla realtà del nucleo stabile ed amorevole, costituito da uomo e donna (cfr., p.es., la lettera agli Efesini, cap.5), all&#8217;importanza di essere dei punti di riferimento genuini e saldi per la propria prole (cfr. Deuteronomio cap.6 per un principo generale), e molto altro ancora.</p>
<p>È pur vero che, purtroppo, oggi anche la più tradizionale delle famiglie può essere soggetta a problematiche non trascurabili, e che un nucleo eterosessuale non garantisce affatto l&#8217;assenza di disturbi nei figli; tuttavia, in questo caso, la disfunzionalità della famiglia risiede in una mancata applicazione delle norme divine, che ci presentano invece nuclei forti, consapevoli, con ruoli determinati, e &#8211; soprattutto &#8211; un accento spiccato sulla caratteristica dell&#8217;amore, che lungi dall&#8217;essere mero sentimentalismo, è invece la scelta costante e quotidiana di ricercare il bene dell&#8217;altro, anche quando ciò significa svantaggio sul piano individuale. Le «<em>famiglie arcobaleno</em>» risultano invece destrutturate fin dal loro fondamento, perché perseguono un modello che ha le sue basi al di fuori del pensiero di Dio. È un po&#8217; come considerare il lavoro di un artigiano: se egli crea una tavola perchè venga utilizzata come ripiano, allora è questo l&#8217;utilizzo che le si deve dare. Se ci incaponissimo nell&#8217;utilizzare la tavola per piantare dei chiodi da carpentiere in un muro, finiremmo con una tavola pesantemente danneggiata ed il chiodo ancora lì, ancora da piantare. Fuor di metafora: tutto ciò che esiste ha uno scopo ed un ambito applicativo ben delineato.</p>
<p>Secondo la definizione che ne abbiamo dato poco sopra, come è possibile definire «<em>amore</em>» quello di due persone che, perseguendo il proprio egoismo, distruggono l&#8217;identità di un ragazzo, condannandolo con ogni probabilità ad una vita di sofferenze, nei suoi rapporti interpersonali e con sé stesso? Molto si può dire su questo tema, e certo non è possibile liquidarlo né esaurirlo con queste poche righe. Nonostante questo, ciò che possiamo notare è quanto succede ogni qualvolta l&#8217;uomo decide di non seguire il consiglio del suo Creatore: invece di camminare su un sentiero luminoso, in cui vi è la benedizione di Colui che ci ha fatti, l&#8217;essere umano sceglie di avventurarsi in luoghi tenebrosi, dai quali siamo esortati a tenerci lontani. Ogni volta che pensiamo di saperne più di Dio, in ogni occasione in cui, per il nostro egoismo, mettiamo noi stessi sul trono della nostra vita, il risultato non può che essere nefasto, per noi e per coloro che in qualche modo ci sono sottoposti.</p>
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